Sunday 15 january 2012 7 15 /01 /Gen /2012 11:55

  





Augurando a tutti Voi una buona domenica, Vi do appuntamento a lunedì con le news, gli articoli, le recensioni e gli appuntamenti del mondo del vino.


                       Alessandro Carlassare

Di SaggiBevitoriBlog
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Wednesday 11 january 2012 3 11 /01 /Gen /2012 06:30

Torm

Chiamatela coincidenza, casualità o come meglio preferite, fatto si è che l'altra sera stavo leggendo un libro sui vini di Francia di Robert Joseph (esperto che non richiede certo bisogno della mia presentazione, ed i cui libri sono sempre scorrevoli e facili da leggersi - in modo positivo direi essere semplici - e proprio per questo li rileggo spesso) quando un beep dell'iPhone mi segnalava l'arrivo di una mail: era Andrea Miotto, carissimo amico e produttore, il quale mi segnalava la scoperta dell''ennesima produzione di finto Prosecco proveniente dal nuovo mondo, per la precisione dalla Nuova Zelanda.
La pagina a cui ero arrivato al momento della mail era la 112, e parlava di Chablis, questo quanto è scritto:
"Se l'imitazione è la più sincera forma di adulazione, gli Chablis sono di certo i vini più sinceramente più adulati del mondo. Fin dall'inizio dell'800 questo nome è stato sfruttato vendere vino del circostante dipartimento di Yonne, dove all'epoca gli ettari a vigneto erano più di 50.000.
Oggi si producono vini chiamati Chablis in luoghi spesso molto distanti, come lo Stato di New York la California e la Hunter Valley in Australia.  L'imitazione si limita pero al solo nome, ecc. ecc."
La domanda viene spontanea: assodato che oggi il Prosecco è il vino più imitato (e quindi adulato?) perché lo si imita? Perché ha "preso il posto" dei tanti vini che venivano imitati sino a pochi anni fa?
Perché è il vino più facile da imitare? (ma non certo il meno costoso da imitare, non fosse altro per la tecnologia in cui bisogna investire)
Perché è il vino più richiesto e quindi facile da piazzare?
Perché è quello più remunerativo?
Perché è quello su cui l'acquirente finale più facilmente si confonde?
Perché è il meno tutelato?
Perché è il vino del momento?
L'imitazione, per quanto sia una pratica truffaldina, squallida ed odiosa, segue delle strade ben precise, ed è crimine che non viene mai commesso per pura casualità: di motivi per cui il Prosecco sia il vino più imitato del momento me ne vengono in mente tanti, è la risposta quella che mi manca.... mi sarete d'aiuto?

AC

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Tuesday 10 january 2012 2 10 /01 /Gen /2012 14:46

pich

Conosco la famiglia Pichierri da oltre vent'anni, e mi faccio vanto di essere loro amico: amico con la profondità che tale termine può avere per persone così vere come sono i Pichierri. 
Ma soprattutto conosco i loro vini, su cui ergo a miei preferiti il Primitivo di Manduria Passione ed il Mamma Teresa, cui ho dedicato questo mio intervento due anni fa (questo)
Per questo leggendo il post quotidiano di Vino al Vino mi è stato impossibile non pensare "come vorrei averlo scritto io".
Ho subito chiesto permesso a Franco Ziliani di ripostare il suo intervento in modo integrale: questo non servirà certo a rendere maggiore popolarità ai Pichierri ed a Vino al Vino (non posso immaginare che qualcuno tra i miei lettori non conosca Vino al Vino) ma rende merito ad un vino grandioso e a delle persone profonde e vere, tanto per parte Pichierri quanto per parte Ziliani.
Buona lettura.

Da Vino al Vino il post di Franco Ziliani (che potete leggere in originale qui)

E’ stato uno dei momenti più belli della fortunatissima, perfettamente riuscita e splendida edizione 2011 di Radici del Sud, la visita di tutto il gruppo dei componenti della giuria internazionale di esperti (da Jancis Robinson a Jeremy Parzen, da Jo Cooke a Piotr Kamechi, Pierre Casamayor, Marek Bienczyk, David Berry Green, Jane Hunt, Elisabeth Babinska Poletti, Hervé Lalau, Ryan Opaz, oltre a Francesco Bonfio e Maurizio Gily) nella storica, felicemente “sgarrupata” e tutt’altro che pensata per stupire con effetti speciali (anche se in fondo non mancano), cantina di Sava a quel punto di riferimento assoluto nel panorama del Primitivo di Manduria che è Vittorio Pichierri, alias Vinicola Savese.
Momento bello, indimenticabile, non solo dal punto di vista dei vini, tanti, di qualità assoluta assaggiati (tutti noi ricordiamo la sfolgorante grandezza di un Primitivo 1975, uno dei più grandi vini del Sud da me mai degustati, un vino che smentisce la (falsa) idea che i vini del Sud ed il Primitivo non possano evolvere splendidamente nel tempo), ma soprattutto dal punto di vista umano, per la calda, commovente, accoglienza di Vittorio Pichierri, “il Bartolo Mascarello del Primitivo”, l’ultimo dei Mohicani, uno che la storia del Primitivo la conosce perfettamente (e anche quella di Primitivo che diventavano miracolosamente… “Amarone della Valpolicella”…), e della sua famiglia.
E così, assaggio dopo assaggio, dai contenitori interrati vetrificati ove avviene la maturazione e l’affinamento, e poi dalle bottiglie, delle svariate tipologie di Primitivo di Manduria, abbiamo trascorso alcune ore entrando nel cuore del Primitivo, cogliendone tutte le sfaccettature e modalità di espressione, la sua nobiltà.
Questo non solo per merito delle indubbie capacità di Vittorio Pichierri (da cui ero già stato in visita con altri wine writer stranieri, Patricia Guy, Rosemary George MW, Kyle Phillips, Wojciech Bonkovski) nel novembre 2009 – vedete qui) di coglierne, anno dopo anno, come umile servitore del vino, la verità, la sua unicità, ma anche grazie al particolare terroir di cui Pichierri dispone, perché come si legge sul sito Internet aziendale “il territorio di Sava ha sempre rappresentato un eccezionale patrimonio per l’enologia regionale, qui infatti i terreni calcareo argillosi ben si prestano alla coltivazione della vite. In modo particolare il Primitivo.
In passato il Primitivo veniva definito “Vino di Sava” o “Primitivo di Sava“, a testimonianza della provenienza delle uve. Con il tempo assunse il nome di Manduria, dalla cui stazione veniva spedito su cisterne in partenza per il Nord, e su queste cisterne cariche di Primitivo veniva affisso il nome della stazione di partenza,  per l’appunto Manduria. Fu così che si affermò come Primitivo di Manduria”.
La storia di questa cantina, che è emozionante visitare, con serbatoi d’acciaio, cisterne sotterranee, capasoni (giare) di terracotta dove si affinano lungamente i vini, damigiane, a formare un insieme variopinto che aveva inizialmente stupito gli ospiti stranieri ma che poi è apparso in linea con l’autenticità assoluta, la poesia, la mancanza assoluta di furbizia e di ogni tipo di falsa rappresentazione nel proporsi all’esterno (ai clienti come alla stampa, ad esempio) che caratterizza l’azienda viene da lontano.
“La storia della nostra azienda è legata a una grande figura paterna: Gaetano. Contadino di nascita, affinava le sue conoscenze di vignaiolo nelle cantine savesi che, nei primi del 900, erano conosciute in tutto il territorio nazionale grazie anche agli enologi Amerigo Mancini e Guido Calò.
Nell’immediato dopoguerra la famiglia Pichierri, guidata dalla figura paterna, cominciò per proprio conto la produzione di vini scelti nelle proprie cantine, lasciando ai figli Cosimo, Vittorio, Roberto e Aldo il compito di continuare la grande tradizione.
Negli anni ’70 questi avviavano l’imbottigliamento, per divulgare meglio la produzione vinicola di Sava. La parola d’ordine per la cantina dei Pichierri è ormai e per sempre: perseguire la migliore qualità per i tipi secco e dolce naturale”, da veri e propri “artigiani del Primitivo”.
E così poco dopo il Natale, in una giornata un po’ malinconica e fredda, ho pensato bene di ritrovare il calore di quei giorni bellissimi di Radici del Sud spesi nel segno dell’amicizia, dell’entusiasmo e della passione, stappando una bottiglia di uno dei vini simbolo di Pichierri, di quella particolare tipologia, Primitivo di Manduria dolce naturale, che a fine 2010 è diventata Docg, la prima Docg pugliese.
Ho scelto il Primitivo di Manduria Dolce naturale Passione annata 2003, che nasce da una selezione accurata di uve Primitivo provenienti da vigneti ad alberello basso (circa 3000 ceppi ettaro) con resa bassa naturalmente limitata a 30-40 quintali. Un vino prodotto “solo in annate particolari e molto rare. L’uva è vinificata con metodi tradizionali dopo un periodo di appassimento sulla pianta.
La fermentazione avviene a temperatura controllata (22/24°C) ed il vino è conservato in contenitori interrati vetrificati ove avviene la maturazione e l’affinamento. Si completa l’invecchiamento in barrique e giare in terracotta per circa 8 mesi, esaltando le caratteristiche intrinseche del vitigno. Giunto a maturazione, viene stabilizzato e imbottigliato a freddo per non alterare le sue caratteristiche naturali”.
Un vino dalla gradazione importante, ovvero 17 + 3,5°, ovvero 20.5% vol. presentato in bottiglia da 500 ml. Vino che l’azienda propone come ideale con i dessert, “per grandi momenti di meditazione. Trova la sua massima esaltazione con torta di cioccolato e cioccolatini cru di fondente. E poi con pasticceria secca di mandorla, amaretti, crostate di frutta, fichi mandorlati, castagne del prete, cioccolato piccante”.
Io l’ho sperimentato su paste di mandorla (siciliane e non pugliesi) e su fichi secchi, avendo risultati diversi.
Colore rubino intenso che vira su note granate e una leggera unghia scura ambrata mogano, denso e con archetti viscosi nel bicchiere, naso denso, fittissimo, avvolgente, carnoso di grande densità, suadente, con note di uvetta, canditi, fichi secchi con mandorle e noci, frutta secca, accenni di liquirizia castagne e marron glacé, ricordi di prugna secca, una leggera speziatura, sfumature tra il selvatico e il catramoso, con cera d’api, accenni resinosi, pepati selvatici e quasi animali, a comporre un insieme che ha una bella tensione ed energia che non si siede e non si compiace di una propria grassezza e dolcezza ma rimane ben teso chiudendo su ricordi di macchia mediterranea e mirto.
La bocca appare più asciutta di quel che lascerebbe presagire nei profumi, più austera, rigorosa, meno dolce e fondente del previsto, ma si apre progressivamente, mostrando un insospettabile tannino e una sapidità quasi salmastra.
Il vino si allarga progressivamente in bocca con un’indomita componente tannica che non ti aspetteresti (Pichierri lo definisce “più che giustamente tannico”), una dolcezza calibrata, una grande materia ricca e integra che si dispone ampia e nervosa sul palato.
Davvero sorprendente l’integrità che emerge anche quando lo abbini a qualcosa di molto dolce come un fico secco Con la pasta di mandorla il Passione 2003 si ammorbidisce e trova un equilibrio davvero mirabile concedendosi pastoso e davvero sano.
Come non essere grati a Vittorio Pichierri per il suo lavoro, la sua tenacia, la sua voglia indomita di servire, senza arroganza e presunzione, senza atteggiarsi a fenomeno, la causa del Primitivo?

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Monday 9 january 2012 1 09 /01 /Gen /2012 07:46

in&out Non credo esista momento più bello per leggere le riviste di enogastronomia di quello natalizio: gli articoli abbondano di ricette (per il periodo stesso e per i mesi successivi) di consigli e suggerimenti, e di preparazioni raffinate che, complice il maggior tempo concesso dalla sosta lavorativa che si osserva in tali giorni, si possono replicare e realizzare con calma.
Purtroppo il periodo natalizio coincide anche con quello di fine anno, ed ecco che su tali riviste compaiono due cose che proprio non sopporto: l'oroscopo della cucina e il gioco del In&Out.
Dell'oroscopo neanche accenno (è pratica che non merita neanche tale spazio) ma del In&Out si: il gioco del In&Out è quell'enunciazione per cui l'esperto di turno dice cosa sarà In (ovvero di moda, trendy, à la page o come cavolo si vuole dire) e cosa sarà Out (il contrario di prima) nell'anno immediatamente a venire.
Pur non comprendendone la necessità capisco che l'abbigliamento, l'accessoristica e quanto di brevemente replicabile possa avere il suo In&Out, posso capirlo anche per quanto riguarda i generi d'intrattenimento, televisivi o musicali che siano, e per le tendenze di ogni cosa che insegua il filone dell'effimero e del volubile. (ovvio comunque che la discografia o il cinema d'autore non si pieghi alla moda del momento).
Faccio invece molta più fatica nel capire tale gioco per quanto riguarda la gastronomia: accetto che certi piatti, certe preparazioni, certe presentazioni possano seguire un dettame stilistico, e quindi divenire In&Out, ma questo può valere anche per una materia prima?
Al limite evitiamone l'utilizzo ma senza sbandierare ciò: ha senso dire che il prossimo anno la Robiola sarà In mentre la Mozzarella diverrà out?
Dopo che il mondo avrà appreso dal santone di turno che la mozzarella non è più In, un produttore di tale squisitezza che dovrebbe fare? Mangiarsei tutta la sua produzione perché questa "non è più di tendenza"?
E questo vale per la Burrata al posto del Gorgonzola, per il succo di Lime al posto di quello di Limone, il Merluzzo che sostituisce il Salmone, eccetera, ecc. ecc.!
Ben peggio quando si affronta un prodotto come il vino, frutto del lavoro di anni prima di ottenere il primo raccolto.
Può un critico, per quanto "autorevole", sostenere che un tale vino non sarà più In perché la sua posizione, nella graduatoria delle richieste, deve essere preso da quello che lui suggerisce?
Ed a fare tale gioco non è un critico solo oppure qualcuno di basso lignaggio, bensì la maggioranza con all'interno professionisti affermati, anzi persone a cui io giardo con autentica ammirazione, ma che cedono alla richiesta di compilare la loro personale lista del In&Out, perché è cosa che al pubblico (in questo caso un pubblico un po' cretino) piace assai e che quindi i loro editori richiedono....
Purtroppo così accade, ma a mio dire l'unica cosa out è chi si diverte a giocare all'In&Out!

AC

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Saturday 31 december 2011 6 31 /12 /Dic /2011 12:48

winter

Di Circolo dei Saggi Bevitori
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Thursday 29 december 2011 4 29 /12 /Dic /2011 21:01

secolo XIX

La mia intenzione era quella di chiudere il blog stamane, dando appuntamento a tutti voi che mi leggete al prossimo 9 gennaio, ma potevo chiudere questa splendida annata senza permettermi un consiglio su cosa stappare alla mezzanotte di San Silvestro? Certo che no!
Per non sembrarvi troppo di parte preferisco raccogliere un consiglio altrui: quello che ci viene dato dal più letto quotidiano ligure, Il Secolo XIX nell'edizione di ieri
Sarà perché mi è sempre piaciuto il suono della parola decimonono, sarà perché trovo l'articolo a dir poco esilarante, fatto si è che non posso ignorarlo!
Non credete sia esilarante? Ecco cosa viene scritto nel punto centrale (che potete leggere sopra):
"il Prosecco. Ormai da diversi anni ha rimpiazzato il blasonato Champagne per festeggiare l'anno nuovo in tutto il mondo e a ragione, visto che i prosecchi nostrani non hanno nulla da invidiare alle bollicine francesi. I migliori sono quelli delle zone di Conegliano, Valdobbiadene e Franciacorta"
Prosecco in Franciacorta?
Oibò, che dire? Si mormora che la DOC sia in continua espansione (cosa, di per se, inesatta) ma non pensavo arrivasse ad inglobare persino la Franciacorta..... 
Chissà cosa dirà l'amico Franco Ziliani che sottolinea con puntiglio (giustamente) come sia un errore il voler "prosecchizzare" vini a base di altri vitigni. 
Scherzi a parte mi chiedo come si possa scrivere, e pubblicare, un "articolo" (le virgolette ci stanno in pieno) così pieno di inesattezze!
A parte che i "Prosecchi" non esistono (un vino si declina sempre al singolare, quindi i Prosecco, non i Prosecchi) ci sono cose che condivido, ma altre che paiono insensate se non addirittura scritte a casaccio: benissimo quando si scrive che uno spumante non può costare meno di 5-7 euro, a meno che non si voglia trovare qualcosa di inaccettabile (esclusi gli acquisti diretti io consiglierei di non scendere mai sotto i 10-15 euro), mi sta bene anche il punto in cui viene detto che è meglio spendere 20 euro per un ottimo Prosecco e/o per uno spumante base anzichè 20 euro per uno champagne: a tale livello si può acquistare un Prosecco eccezionale ma solo un pessimo Champagne, ma  il resto dell'articolo è totalmente da cassare!
Come si può scrivere "acquistate sempre degli Champagne veri, che siano prodotti in zona di origine, le informazioni le trovate in etichetta"?
Esistono forse spumanti-Champagne finti con scritto in etichetta "Champagne finto, succedaneo del vero metodo Champenoise che si produce tra Reims ed Epernay"?
E si può scrivere "gli spumanti dell'astigiano e dell'Oltrepo Pavese offrono moltissime varietà di bollicine più delicate e fruttate, oltre a moscati (dagli col plurale...) di ottimo livello anche se non si possono considerare spumanti a tutti gli effetti?
Ed infine smettiamola di dire che il Prosecco non ha nulla da invidiare allo Champagne: sono due vini di diversi, prodotti con uve diverse, con intenti diversi, con metodologie diverse. Diversi, punto!
Altrimenti paragoniamo lo sci da fondo con lo snowboard!
Meglio di no, altrimenti chissà cosa ci fa mettere ai piedi il "giornalista" del Secolo XIX per affrontare la Saslong a Santa Cristina Val Gardena!
 
AC
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Saturday 24 december 2011 6 24 /12 /Dic /2011 07:33

panettone sm

Oggi, vigilia del Santo Natale, nessuna notizia sul vino o sul mondo ad esso correlato, lascio spazio solo agli auguri.
Ho la fortuna di non aver mai pronunciato (o scritto) la parola "auguri" solo per l'abitudine di farlo, e quindi vorrei li accettaste per come ve li porgo: sinceri e sentiti!
Un gioioso e sereno Natale a Voi tutti. 
 
Alessandro Carlassare
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Friday 23 december 2011 5 23 /12 /Dic /2011 09:27

farina

Ci sia accorge dal traffico stradale che oggi è l'antivigilia di Natale: stamane alle 06,30 vi erano pochissimi autobus, quasi nessun camion e le macchine procedevano con andature composte, mi piacerebbe dire che vi era un traffico "rilassato" .... e complice il poco traffico ho prestato maggiore attenzione alle notizie trasmesse dal giornale radio.
Poche le notizie positive o rallegranti, ma tra queste poche una mi ha colpito molto, non fosse altro per il fatto di fondersi bene con l'atmosfera natalizia: la convocazione (per i soli allenamenti) del calciatore Simone Farina al prossimo raduno della nazionale.
Per chi non conoscesse l'accaduto Simone Farina è quel calciatore del Gubbio che rifiutò di vendere la propria prestazione (la partita) e la propria dignità nella partita di coppa Italia Gubbio - Cesena. 
A chiamarlo in Nazionale è stato, ovviamente, Cesare Prandelli. «Gli dirò di venire a Coverciano ad allenarsi con noi, sarà un modo per ringraziarlo», confida il CT della Nazionale colpito dalla storia di un calciatore che ha mantenuto la schiena dritta quando gli sarebbe stato facilissimo piegarsi al richiamo di 200 mila euro, più del doppio di quanto percepisce per una stagione in serie B.
Mi è piaciuto tantissimo questa storia: Simone sarà convocato non perché campione dei campioni, ma perche Campione degli onesti: ha sopperito ai propri limiti fisici e tecnici con tanta onestà, per questo sarà a Coverciano per tre giorni.
Non oso, e non voglio, fare un paragone tra questa coraggiosa storia ed il mondo del vino, ma cercherò di ricordarmene ogni volta che assaggerò un vino: ancora di più, quando troverò un lieve difetto o un limite strutturale, oppure il semplice risultato di un'annata negativa, mi sforzerò di comprendere l'onesta del produttore e cercherò di rendere merito a questa insostituibile prerogativa, questa assoluta forma di qualità!
Quando è tutta Farina del tuo sacco qualcosa si può, e si deve, perdonare, con gioia!
 
AC
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Thursday 22 december 2011 4 22 /12 /Dic /2011 10:52

ciak3

Meno di una manciata di giorni e saremo tutti impegnati in un tourbillon di cene, pranzi e ritrovi vari, a sfondo gastronomico, per scambiarci gli auguri e festeggiare al meglio il Santo Natale, il Capodanno, l'Epifania, ecc. ecc.
Ovviamente quei "contenitori d'informazione" che sono diventati i telegiornali odierni (apro parentesi: che nostalgia dei vecchi, cari e soprattutto veri telegiornali che si trasmettevano sino alla fine degli anni '80) ne approfittano per rendere edotti noi tutti: quale vino abbinare ai piatti; come compilare un menù; quali accorgimenti adottare per imbandire al meglio una tavola; ricordarci, in modo rigoroso, di bere spumanti dolci con panettone e pandoro; quali trucchi adottare per riciclare al meglio gli avanzi; come impegnare il tempo libero per smaltire le calorie in eccesso e via di questo passo....
Per carità, tutte cose giustissime e correte, ma sono le stesse identiche cose che ci hanno detto nel 2010, nel 2009, nel 2008 e ancora, ancor ancora....
Ripete le cose all'infinito può servire ad ammaestrare le foche (forse: non me ne intendo di tale materia, ed inoltre sono contro l'educazione forzata degli animali) ma non nel migliorare la gioie del cibo e della cucina.
Se una persona adulta, dotata di un minimo di intelligenza e di oggettività, non soggetto ad ageusia (l'ageusia è l'incapacità, totale o parziale, di percepire il gusto di una sostanza) e non insensibile ai piaceri del mangiare (e magari con quel minimo di sussistenza economica che permetta di gestire un pranzo degno di tale nome: ovvio che se una persona mangia solo avanzi o cibo raccattato tutto va bene), non è in grado di capire, da solo, che il contrasto creato dall'abbinamento tra uno spumante secco (magari brut) ed un dolce, è cosa improponibile, è inutile spiegarlo ogni anno.
Altrimenti ci troveremo sempre più Tg che, a metà novembre ci informeranno che i freddo è alle porte, che a fine giugno sta arrivando il caldo torrido, che il gelato è un ottimo succedaneo del pasto, ecc. ecc. ecc.
 
AC
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Tuesday 20 december 2011 2 20 /12 /Dic /2011 12:29

man

Non servono premesse: è ovvio che il mio amore per il vino e per chi lo produce (inteso come figura retorica, ovviamente non fisica) sia totale, altrimenti non mi troverei a impegnare del tempo per scrivere questo blog, ed il mio amore per il vino è fine a se stesso, indifferentemente da chi o come lo si produce. 
Noto invece, in questo florilegio di scrittori e narratori del vino (specie negli interventi che nascono in facebook), il voler giudicare sempre più la persona, in base al vino che produce ed a quale filosofia produttiva esso aderisce, anzichè al suo comportamento ed alla sua educazione. 
Mi spiego meglio: stamane ho letto un intervento di una persona la quale, nella giornata dello scorso sabato, ha partecipato alla manifestazione Bio-Bacco, degustazione di vini biologici e biodinamici svoltasi a Firenze.
Mi ha colpito il passaggio in cui descrive i produttori incontrati: "persone vere, vite, vere, ragionamenti costruttivi e chiacchiere a misura d'uomo".
Ora mi fa piacere che questa persona abbia avuto un riscontro così positivo (avesse parlato anche dei vini degustati il suo intervento mi sarebbe piaciuto un po' di più) ma la mia domanda è ovvia: e se i produttori fossero stati convenzionali cosa avresti incontrato?
Persone finte?
Vite fasulle?
Chiacchiere a misura d'elefante?
Ragionamenti distruttivi?
Dai smettiamola, questa è pura demagogia!
Una persona può essere stupida, malvagia, sadica, inaffidabile ma se produce vino in metodologia biologica o biodinamica è persona vera e costruttiva, mentre tu puoi essere il più corretto degli uomini ma se sei un convenzionale sei un depravato? Non funziona così...
Vogliamo giudicare un vino? Bene, è cosa positiva.
Vogliamo giudicare un essere umano? Premesso che è opera che non spetta ad altro essere umano (al limite ad entità superiori) almeno smettiamola di utilizzare, come metro di misura, la filosofia con cui questi produce il suo vino, anzi smettiamo proprio di etichettare tale cosa: guardiamo al bicchiere, non al contorno!
Ho conosciuto delle sonore teste di cazzo (perdonate il francesismo) tanto nel mondo del vino convenzionale quanto nel biologo e nel biodinamico,.
Ho conosciuto delle persone fantastiche, tanto nel convenzionale, quanto nel biologico e nel biodinamico.
Mi sa che alla fine i veri finti sono coloro che si permettono di giudicare un produttore in base a come questo ragiona sul vino che produce e propone.
Che tristezza! 
 
AC
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Monday 19 december 2011 1 19 /12 /Dic /2011 11:17

sbw

Preciso subito che il termine imbecille,scritto nel titolo, non vuole riferirsi a chi il vino lo imbottiglia per lavoro (viticoltori, cantinieri, imbottigliatori ecc.) ne ai tantissimi appassionati che hanno la bella abitudine di acquistare il vino in damigiana per poi imbottigliarselo in casa (per fortuna abitudine ancora molto diffusa), mi riferisco a qualche annoiato viveur (non saprei come altro definire tali persone) colpito all'improvviso da bucoliche passioni, e deciso nel comperare del vino sfuso per poi imbottigliarlo - nel salotto di casa - utilizzando l'apparecchio ideato da Sabine Marcelis, ovvero il marchingegno che vedete ritratto nella foto a lato.
Il marchingegno (anche qui ho evidente difficoltà nel trovare termine adatto) dal modico costo di 2000 dollari, così almeno risulta in internet, altro non è che un impreziosito succedaneo di un travasatore automatico dall'incredibile costo di 8 euro al pezzo! (lo vedete nella seconda foto) trava
Non credete a quanto vi dico? Guardate il filmato pubblicato sul sito di Sabine Marcelis (andate a vederlo qui ,sul suo sito: mi rifiuto di impegnare dello spazio per salvarlo in questo blog....)
E già carissimi amici, 2000 dollari per compiere lo stesso lavoro che si potrebbe fare spendendo 8 euro, ma vuoi mettere il piacere, come dichiarano in molti siti, di imbottigliare del vino in salotto? (qui e qui).
Magari assieme ad amici ed amiche, evidentemente uomini del jet-set e donne degne di James Bond.
Però vi è cosa ancora più deludente: assistere all'ignoranza di qualcuno (uno su tutti: winenews, vedi qui): quest'imbottigliatore, anzi travasatore (persino riempitrice è titolo che non gli spetta) viene infatti indicato come apparecchio per la vinificazione.
Ricordo (specie a winenews) che secondo legislazione comunitaria la vinificazione è la trasformazione in vino per fermentazione alcolica totale  o parziale di uve fresche, pigiate o no, di mosti d'uva, ecc. ecc. e non il riempimento di bottiglie.
Un merito, comunque, a Sabine va dato: il suo apparecchio è una presa in giro, ma grazie al suo marchingegno qualche incompetente l'abbiamo scoperto!
 
AC
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Monday 12 december 2011 1 12 /12 /Dic /2011 05:19

lavoro

In questi giorni, causa impegni lavorativi, non posso dedicare al blog il tempo e la dedizione che esso richiede, e pertanto non riuscirei a rivolgermi, a voi tutti che cortesemente mi leggete, con la dovuta attenzione.
Per questo preferisco rinviare ogni post a lunedì prossimo, 19 dicembre: da quel giorno dovrei riappropriarmi del tempo necessario per scrivere il blog con la cura che esso merita.
Mi scuso se vi siete collegati a vuoto nella settimana appena trascorsa.
 
A lunedì prossimo.
Alessandro
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
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DISCLAIMER

Questo blog non è, ne vuole essere, una testata giornalistica: viene aggiornato mantenendo una periodicità quasi quotidiana, a pura discrezione di chi lo scrive, pertanto non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2010.
Le immagini e le fotografie a corredo dei post sono state eseguite da chi le pubblica, oppure raccolte in rete.
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PROFILO DEL BLOG

Questo blog nasce il 30 gennaio 2009 come strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori (vedi sotto).
La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono di fronte a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, diretto o indiretto che sia, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

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Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

Per maggiori informazioni visita il sito oppure scrivi a info@saggibevitori.it 

Sede operativa: C\O Asolo Golf Club 
La sede operativa è situata presso l'Asolo Golf Club, in Via Dei Borghi n°1 - 31034  Cavaso del Tomba (TV), la puoi individuare premendo premi qui, oppure tramite Google Maps premendo qui

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