Prosecco... e d'intorni!

Monday 14 march 2011 1 14 /03 /Mar /2011 15:10

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A seguito di pretestuose ed artificiose (e spesso infondate) accuse, troppo gratuitamente rivolte ai viticoltori di quel tratto di Pedemontana Veneta che va da Valdobbiadene sino a Vittorio Veneto, passando per Conegliano (in altre parole il territorio della DOCG Prosecco Superiore) il Consorzio di tutela del Prosecco si è visto costretto nel rispondere con il comunicato che volentieri sotto pubblico.
A dimostrazione che buon vivere pubblico ed interessi dei viticoltori non sempre sono disgiunti, anzi!
 

Una viticoltura sempre più sostenibile ed ecocompatibile è il primo obiettivo del Consorzio di Tutela. E’ con questa finalità che nei giorni scorsi si è riunita la neo costituita Commissione di Protocollo, voluta dal Consorzio di Tutela e composta dai principali istituti di ricerca, Ente Cra e Università degli Studi di Padova, insieme con alcuni agronomi che operano nel territorio. Obiettivo è definire regole precise per ridurre sempre più l’impatto ambientale della viticoltura.

L’opinione pubblica chiede risposte rispetto alle tematiche dei trattamenti, alle quali il Consorzio di Tutela è il primo soggetto interessato a rispondere. L’incontro della Commissione ha avuto l’obiettivo di fare il punto della situazione per gestire ancor meglio la prossima stagione viticola. In quest’ambito, il Consorzio di Tutela avrà il ruolo di definire gli aspetti tecnici relativi alla viticoltura, grazie ad una vera e propria commissione che guiderà il viticoltore verso un utilizzo sempre più consapevole dei prodotti fitosanitari dando preferenza a quelli a basso impatto.

L’incontro della Commissione di Protocollo ha avuto il ruolo di analizzare anche quanto avvenuto nel 2010. Si è evidenziato così come nell’area di Conegliano Valdobbiadene, grazie alla politica di sensibilizzazione e formazione dei viticoltori, nel 2010 sono stati effettuati mediamente 11 trattamenti contro le malattie della vite, rispetto ai 16 – 18 della media provinciale. Ciò è stato possibile nonostante un andamento climatico molto piovoso. La campagna viticola del 2010, infatti, è stata la più piovosa dal 1937. Grazie ad una viticoltura ragionata e razionale, oltre a ridurre il numero dei trattamenti,  sono stati usati prodotti per la maggior parte non classificati, ovvero inseriti dal Ministero della Salute nella classe di tossicità inferiore. Ogni prodotto usato in viticoltura, infatti, viene anzitutto testato per circa 10 anni prima di essere introdotto nell’allegato ministeriale ed essere messo in commercio. Si tratta di un settore in continua evoluzione nella direzione della riduzione di impatto tanto che, oggi, sono stati eliminati ben il 60% dei prodotti utilizzati 10 anni fa. Va inoltre sottolineato che il viticoltore dispone di strumenti avanzati per agire in modo sempre più corretto. Anzitutto esiste un Consorzio di Difesa provinciale, unico nel suo genere, capace di definire le direttive generali settimana per settimana, grazie alla riunione di ben 25 tecnici e alla presenza di 50 stazioni sul territorio provinciale. Nell’area di Conegliano Valdobbiadene, poi,  le indicazioni generali sono ancor più restrittive, tanto che oggi si svolgono 1/3 dei trattamenti in meno rispetto alle altre zone viticole. Vi è poi la formazione ai viticoltori, fatta dal Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene grazie a 5 incontri periodici e ad almeno 20 bollettini informativi. Infine, ogni viticoltore deve disporre di un patentino per poter trattare la vite e deve annotare in un apposito registro ogni intervento antiparassitario segnando data, prodotto, quantità e persino numero di fattura di acquisto.

“La Commissione di Protocollo ha la finalità di adottare una viticoltura sempre più sostenibile e in armonia con la comunità – afferma il Direttore del Consorzio di Tutela Giancarlo Vettorello. –  Dal canto nostro, con questo protocollo vogliamo dare indicazioni sempre più precise nella gestione del vigneto, in modo da rendere più semplice per i viticoltori il rispetto del Regolamento di Polizia Rurale che i comuni della DOCG stanno adottando per la prossima campagna; dall’altro canto la Polizia Rurale avrà il ruolo di reprimere atteggiamenti irresponsabili.”

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
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Wednesday 2 march 2011 3 02 /03 /Mar /2011 16:25

gastro

Che il mondo Prosecco sia meno semplice e di facile approccio di quanto viene venduto da amici giornalisti e blogger è un dato di fatto, ma di arrivare al punto che serva una guida per muoversi fisicamente all'interno non lo pensavo proprio... ed invece sembra essere necessario visto che anche una redazione attenta (e tecnicamente preparata) come quella del Gastronauta/Radio 24 incorre in un errore non facilmente giustificabile.
Infatti nel post del 22 febbraio (link) il bravo Davide Paolini inneggia a tre prodotti della Cantina Ruggeri: il Valdobbiadene extra dry Giustino B. il Vecchie Viti ed il Cartizze, ma nel parte finale del post incorre (o vi incorre la sua redazione) nell'errore di confondere il cognome del proprietario di Ruggeri, Paolo Bisol (persona che mi onoro di conoscere e la cui passione lavorativa merita ogni plauso a lui rivolto) con un'azienda che di tale omonimo cognome ne fa anche il proprio marchio commerciale: la Desiderio Bisol!
Morale della favola il post ha avuto come immagine a corredo un'etichetta della Bisol e come indirizzo di riferimento la dicitura Bisol Desiderio & Figli Azienda Agricola, con tanto di indirizzo fisico, mail e link di riferimento che riporta a tale cantina.
Non fosse stata per una guida indigena (il bravo e sempre attento Cantastorie: persona che merita ogni mia stima) credo non se ne sarebbero mai accorti: dal 22 sino a ieri il post è stato pubblicato in forma errata, e solo dopo il suo commento di ieri sera corretto.
Prosecco: sino ad oggi si utilizzava le guida per decidere i vini da acquistare, adesso serve anche quella per non sbagliare l'indirizzo di cantina!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
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Friday 18 february 2011 5 18 /02 /Feb /2011 15:35

dieta1

Pongo sempre molta attenzione agli interventi nei blog e nei forum quando si parla di Prosecco: abito nella zona dove lo si produce (anzi, nelle zone dove lo si produce, come spiegato qui) ed è ovvio che la mia attenzione si desti ogni qual volta leggo il nome di tale vino.
Questo non significa che esso sia il vino che prediligo in assoluto, ma è comunque vino che amo e rispetto, non fosse altro per il fatto di essere ambasciatore del mio territorio.
E nell''attenzione che pongo ai post in cui se ne parla ho raccolto l'utilizzo di una caratteristica che gli viene attribuita in modo positivo ma che il vero Prosecco assolutamente non ha: quello di essere grasso! Mi capita di leggere frasi come "un bel vino, grasso e gustoso"; " vino bellissimo, grasso, ricco e pieno"; "al gusto, pieno, grasso, estrattivo"; "Prosecco che ha il dono principale nella sua grassezza".
La prima volta in cui mi sono imbattuto in tale termine non vi ho fatto caso, ma visto che l'errore si è ripetuto più volte (pochissime rispetto alla mole di interventi e post letti, quindi in percentuale molto bassa) ho pensato che era il caso di schiarirsi le idee... magari mi sbagliavo io!
Raccolto e consultato tutti i libri dedicati al Prosecco che possiedo, ho tratto il primo sospiro di sollievo: non uno riportava tale termine come peculiare, anzi si sottolinea ovunque la "moderata corposità" e "la struttura solida ma mail pesante", e via di questo passo... la seconda iniziativa (la più gradita) è stata l'apertura di 6 bottiglie tra quelle che io ritengo bandiera di zona: e in nessuno dei 6 vini assaggiati ho trovato grassezza all'assaggio.
Ma è stata l'ultima esperienza che mi ha reso definitivamente tranquillo: ho inviato il seguente sms a 50 persone "invio questo sms a 50 persone: enologi, produttori, esperti di Prosecco, tra cui ci sei tu! Il Prosecco ha tra le sue qualità l'essere grasso? Grazie!"
Sms inviato a 31 tra enotecnici ed enologi (tra loro alcuni produttori) 16 produttori (quelli che ritengo i più bravi in assoluto, mancandone 6 dalla lista: 3 di cui non ho il numero 1 perché all'estero e 2 che non volevo disturbare non avendo sufficiente confidenza) e 3 giornalisti, tanto bravi quanto esperti della zona!
Tutte persone, produttori o tecnici, che rappresentano le DOCG Valdobbiadene - Conegliano ed Asolo ai vertici dell'eccellenza, e in cui ripongo enorme stima.
Le risposte? Su 49 pervenute 49 no!
Eccone alcune: si va dal NO secco, ad un ASSOLUTAMENTE NO, oppure si dice Grasso è bello, ma nel caso del Prosecco di qualità non è certo sinonimo di buono poi Il grasso che associo al Prosecco è solo quello della Sopressa che l'accompagna, oppure (separate da ;No grasso no, finezza e mineralità nulla hanno a condividere con la parte glicerica ; Caso mai è light ; Il Prosecco Piave forse, quello di collina tende alla sapidità ; Non è nel suo DNA, gli manca alcool, estratti e glicerina, anzi questa è la sua fortuna! ; Se Prosecco 100% no, ma nei casi di vini che provengono dalla pianura si possono avere queste sensazioni ;  Direi che un Prosecco può essere grasso, ma non è una qualità, semmai una carenza che esprime quando risulta essere povero di giusta sensazione sapida e minerale; Ci sono mille variabile e sfaccettature, però una risposta concisa merita un no,  non lo è se paragonato ad altri vitigni, fino al conclusivo E' la caratteristica che differenzia il Prosecco di collina, e zone vocate, rispetto a quello di pianura. In collina è importante la mineralità e la sapidità, in pianura non resta altro....  Infine, la risposta veneta No, ma chi situ? e quella carnevalesca Dio salvi la Regina e ci salvi dal Prosecco gasso, erano simpatiche e non spostavano l'ago della bilancia!
Il Prosecco quindi non è grasso, punto! 

P.S. non si arrabbi chi ha utilizzato tale termine: nella vita non si può essere preparati su tutto!
AC
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Tuesday 8 february 2011 2 08 /02 /Feb /2011 09:47

Torm

E per finire questo trittico dedicato al Prosecco col Fondo (PcF) vediamo come viene prodotto oggi. 
Storicamente il percorso che questo vino ha fatto è quello che vi ho narrato: il mosto non completava la fermentazione e quindi con la bella stagione (dopo Pasqua) il rialzo delle temperature provocava il risveglio dei lieviti che fermentavano a discapito degli ultimi zuccheri residui, portando così il vino a secco e rendendolo frizzante in bottiglia.

Oggi, però, questa pratica non è più così valida: la vendemmia mediamente è anticipata di almeno un mese e mezzo rispetto a quelle degli anni '50 (metà settembre, quindi periodo più caldo) ed il vino base viene portato completamente, o quasi, a secco, pertanto la seconda fermentazione continua a rimanere una naturale continuazione della prima, ma gli zuccheri, troppo bassi, vengono reintegrati!

Anche perché accusare elevati livelli di zucchero residuo durante l'inverno comporterebbero il rischio, quasi sicuro, di subire attacchi batterici, ossidazioni ed altro, problemi evitabili solo con l'utilizzo di una certa quantità di SO2. Quest'ultima però, in elevata quantità, sarebbe deleteria per la ripartenza della fermentazione (un po' come il cane che si morde la coda...) e pertanto si opta per l'avere basi più secche ed una minore quantità di SO2 disciolta.

Per questo, poco prima di procedere all'imbottigliamento, vi si aggiunge dello zucchero (per produrre un frizzante la legge non permette l'utilizzo di zucchero e si sarebbe obbligati ad usare il mosto concentrato rettificato -MCR-, ma chi può evita tale prodotto perché ne risulta un prodotto qualitativamente molto più scadente) e la fermentazione riprende.

La quantità di 4 grammi per litro di zucchero permette la formazione di circa 1 atmosfera di pressione (in bottiglia tappata, ovvio), quindi con 10-12 g/l di zucchero si ottengono le classiche 2,5-3 atm di pressione. 

(ringrazio Andrea Miotto, bravissimo produttore di questo vino, per l'ausilio tecnico fornito nelle note sopra scritte)

 

Infine due note di folclore: 

Si leggono sempre più spesso affermazioni quali "il Prosecco col fondo è il vero Prosecco" oppure "Il PcF è un Prosecco non Prosecco" e sciocchezze simili... il Prosecco è uno: il vino prodotto dalla Glera (sic) nei territori atti a farne assumere la denominazione Prosecco, punto!.

Pertanto in versione tranquilla, frizzante, spumante oppure col fondo il Prosecco rimane Prosecco, con buona pace dei tanti detrattori della versione spumante (il mondo è sempre pieno di invidiosi), che vedono nel  PcF la rivincita della natura (?).

Mi permetto di far notare una cosa alle persone sopra citate: il Prosecco è noto nel mondo nella versione spumante, e l'attuale piccola gloria di cui il PcF gode la si deve all'effetto traino che la prima versione ha portato verso la seconda e non al contrario! (questa frase la pronuncia una persona che AMA il PcF). 

Infine cari consumatori di Prosecco mi permetto un unico suggerimento: sceglietelo nella versione che più vi aggrada, ma qualunque essa sia la cosa più importante è comperare un prodotto buono se non ottimo, e per fare ciò la prima regola è quella di essere propensi nello spendere la corretta cifra che ogni ottimo vino merita!

(in altre parole con il Prosecco da 3,00 euro al pubblico, che qualcuno vuole propinarvi, al più bagnate la terra!).

 

AC

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Tuesday 1 february 2011 2 01 /02 /Feb /2011 22:20

fondo

Sono certo che a tutti voi è nota la celebre frase "la vita è troppo breve per bere vino cattivo" (frase di Gotthold Ephraim Lessing, ma che in molti testi viene attribuita a Johann Wolfgang von Goethe quando non a Oscar Wilde, anzichenò al poeta persiano Omar Kaiam, se non ad un più sbrigativo anonimo...), pertanto non vi infastidirà se mi permetto di utilizzarla per dirvi che la vita è troppo breve per bere del Prosecco col fondo cattivo... (o magari servito in modo errato), e la dico anche perchè ciò mi permette di scrivere questo post. 
Innanzitutto il fatto che il Prosecco col fondo (di seguito denominato PcF) sia un vino della tradizione non significa che esso debba essere caratterizzato da difetti che non gli appartengono ora come non gli appartenevano in un recente passato: troppo spesso mi imbatto, o vi si imbattono miei conoscenti, in bottiglie di Prosecco ossidate, irrancidite, in preda ad evidenti aggressioni batteriche se non soggette al filante. Caratterizzate da improbabili colori aranciati e da gusti ed odori mirabilmente descritti dal grande Mario Pojer con la frase "sentori di vomito di bambino".
Il PcF fatto bene non è niente di tutto ciò: quando qualcuno si ostina nel volervi spacciare tali sentori come "tipici della tradizione" perché vi ritrova "i gusti del vino che faceva mio nonno", intende solamente dimostrarvi che suo nonno era un contadino privo di quella dedizione ed attenzione che ogni viticoltore deve al proprio vino. (e che ogni vino merita).
Mio nonno, che forse non era il miglior contadino del mondo ma che era persona attenta ed istancabile, irreprensibile in ogni lavoro che egli svolgeva, produceva vini che somigliano molto a quelli attuali, magari (per imperizia) soggetti ad inevitabili ossidazione sul finire dell'estate successiva alla vinificazione, ma a quel punto di vino bianco in cantina non vi era quasi più traccia... ed anche se ve ne fosse stato, e questo avesse presentato quei sentori che qualcuno spaccia per "tradizionali", non avrebbe esitato un solo secondo prima di disperderlo in una roggia qualsiasi. (o clandestinamente distillarlo, visto che i contadini non buttavano nulla!).   
Un PcF di qualità, anche quando prodotto con strumenti tecnici limitati, proveniente da uve sane e ben lavorate si presenterà di media nel bicchiere scevro dai difetti appena riferiti, di un bel colore giallo paglierino più o meno intenso, con sentori al naso di frutta e fiori, ed in sottofondo una nota mai troppo invasiva di lieviti.
In bocca esprimerà corrispondenza a quanto annusato, e se le uve provengono da fondi caratterizzati da un substrato roccioso (magari il prezioso salis che si ritrova attorno a Valdobbiadene) di quella nota minerale e sassosa che possiamo trovare in spumanti di alto lignaggio.
Certo, per poter bere il PcF godendo dell'aspetto estetico sopra descritto (ed in parte dei gusti e dei profumi) dovrete evitare quel rito tanto di moda ultimamente che consiste nello scuotere e capovolgere la bottiglia prima dell'apertura.
L'amico Luca Ferraro, persona che in tempi recenti si è spesa come non mai per portare alla ribalta questa tipologia di vino (ed a cui va un deciso applauso), non concorderà, ma non posso esimermi dallo sconsigliarvi tale pratica: per godere appieno della bottiglia di PcF che volete degustare dovete stapparla con cura, evitando ogni movimento che possa staccare dal fondo i lieviti che vi si sono depositati (per questo si chiama Prosecco col fondo, in diverso caso l'avrebbero denominato Prosecco torbido, sbatuo, movesto o altro), dopo di che caraffarla in un contenitore che ne permetta una breve ma decisa ossigenatura, facendo attenzione a non versarvi i lieviti presenti sul fondo della bottiglia.
Per l'esperienza data dai tanti assaggi compiuti (Giovanni, Ivo, Marco, Andrea e gli altri amici produttori bene sanno quanto essi siano innumerevoli) devo dire di non aver mai goduto dall'aver agitato un vino prima del servizio: i lieviti, cellule morte, riposte in sospensione hanno il solo pregio di darti amarezze evitabili. Non per nulla i cugini francesi separano le fecce (nome che già giustifica tale azione) con il dègorgement dal loro piacevolissimo Champagne.
Se potete evitate gotti o bicchieri degni dell'osteria del nonno ma preferite dei bei calici, magari di moderata ampiezza: il vino che avrete versato merita di entrare in contato con l'ossigeno che permetterà di sprigionare profumi e sentori non comuni.
Domani vedremo quali leggende gravitano su questo vino.
P.S. il Prosecco col fondo è si vino della tradizione, ma non aspettatevi storie di ducento anni: in realtà è tradizione contenuta. 
AC
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Monday 31 january 2011 1 31 /01 /Gen /2011 20:45

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Cos'è esattamente il Prosecco col fondo?
Dal punto di vista legislativo/commerciale è un vino frizzante naturale, dal punto di vista produttivo è un vino che ha subito una seconda fermentazione in bottiglia, o meglio si potrebbe dire che è un vino in cui una parte della fermentazione stessa è avvenuta in bottiglia.
Mi spiego meglio: probabilmente tutti voi sapete come viene prodotto uno spumante metodo champenois: un vino secco, perfettamente svolto nella parte di trasformazione dei propri zuccheri in alcool, viene posto in bottiglia previa l'aggiunta di uno sciroppo di zuccheri e di lieviti selezionati (liqueur de tirage) che provocherà una seconda fermentazione nella quale verrà prodotto, oltre ad una piccola parte di alcool, una certa quantità di anidride carbonica che non avendo possibilità di disperdersi nell'aria (la bottiglia è ben tappata) si discioglierà nel vino.
Bene, nel caso del Prosecco col fondo, il vino verrà imbottigliato senza aggiunta di lieviti e zuccheri, bensì prima che gli zuccheri stessi presenti nel mosto si siano completamente trasformati in alcool.
Se il metodo vi sembra troppo ingegnoso anziché arzigogolato ve ne è un motivo: nelle colline che da Valdobbiadene arrivano sino a Conegliano (ed in quelle dell'Asolano) era abitudine che i contadini vendemmiassero in epoca piuttosto ritardata, metà se non addirittura fine ottobre (quando non dopo), l'uva raccolta veniva trasportata in cantina (o meglio nella casa colonica: è improprio parlare di cantine visto come le intendiamo oggi) e si procedeva ad una rudimentale spremitura seguita da una torchiatura.
Il mosto, posto in tini aperti, iniziava la fermentazione tumultuosa che poi lasciava spazio ad una fermentazione più lieve la quale spesso (se non addirittura sempre) si interrompeva a causa delle basse temperature oramai presenti in cantina.
Poco prima di Pasqua si procedeva all'imbottigliamento di quel vino abboccato ponendo in bottiglie del vino limpido per le decantazione subite ma non sterile non essendo stato filtrato (ovvero era un vino in cui i lieviti erano ancora ben presenti), e con il rialzo della temperatura i lieviti si riattivavano e la combustione degli zuccheri presenti producevano quell'anidride carbonica che avrebbe dato vita alla naturale 'effervescenza.
Questa, un po' in soldoni, il motivo per cui il Prosecco col fondo è un vino naturalmente frizzante in cui la seconda fermentazione è quasi il naturale proseguimento della prima fermentazione. 
Domani, ed in seguito, vedremo come si presenta al bicchiere questo vino, come berlo, e con cosa abbinarlo.
 
AC
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Wednesday 12 january 2011 3 12 /01 /Gen /2011 14:05

cesto

Possedessimo la mitica DeLorean DMC-12 progettata da "Doc" Emett Brown (nel film Ritorno al Futuro) per scorrazzare nel tempo non avremmo bisogno di regolare il Circuito temporale troppo distante: basterebbe indicare il 12 gennaio 2006, ovvero appena 5 anni fa, per accorgersi che il tanto popolare, decantato, lodato (o da qualcuno detestato) Prosecco Col Fondo, al di fuori dei confini di produzione, era assai poco noto!
Non dico sconosciuto perché di appassionati ed estimatori ne ha sempre avuti tanti ma di certo non era tipologia nota in ogni dove... oggi invece, almeno nei confronti di chi nutre una minima passione nei confronti del vino in generale, è alquanto noto.
Mi trovo infatti ad avere rapporti con amici Pugliesi anzichè Siciliani, Laziali oppure Marchigiani, e molti mi chiedono pareri su questo vino, spesso mi fanno anche assaggiare i loro acquisti e (purtroppo) mi trovo ad assaggiare di tutto e sentire di tutto!
Sarà perché non richiede quasi nessuna tecnologia per produrlo, o forse perché la sua storia non è nota fuori dalla zona di produzione, fatto si è che in molti si sentono giustificati nel produrre anche se la loro  professione è tutt'altro, anzi è iniziata la "moda" del farsi produrre ed etichettare Prosecco col fondo a nome proprio, anche quando il lavoro di chi lo distribuisce è completamente al di fuori del vino, e questo ha portato ad una degenerazione: assaggio infatti dei Prosecco col Fondo dai gusti più disparati che vanno dal minerale a quello dei lieviti "aggiunti", da quelli torbidi a quelli limpidi, piacevoli o irranciditi, insomma mi sembra si stia andando verso la più completa anarchia.
Ed inoltre sento le storie più assurde: amici che mi raccontano di come il "produttore" (virgoletto perché spesso, come ho scritto poco fa, si tratta di venditori) abbia loro raccomandato di bere il vino solo dopo aver agitato la bottiglia, altri dopo un religioso travaso, alcuni lo indicano come vino a tutto pasto, altri come vino da aperitivo e stop... ripeto, l'anarchia!
Per questo, anche se in parte concordo con quanto mi ha detto uno dei più noti produttori di Valdobbiadene poco prima di Natale (il Col Fondo dovrebbe essere una chicca che tu cerchi in loco, non una cosa che si propone e si spedisce), nei prossimi giorni vorrei fare un po' di luce e dare qualche dritta agli amici fuori zona.
Sia ben chiaro che esprimerò la mia idea (per cui se qualcuno vuole contestare faccia pure: non la cambierò per questo) ma la mia idea è quella della tradizione: ricordo perfettamente quando, all'età di 6 anni, osservavo mio nonno e mio zio Giulio vendemmiare uva Prosecco (all'epoca, per fortuna, si chiamava così) sul colle di Sant'Anna in quel di Asolo per poi trasformarla in mosto e quindi Prosecco che sarebbe stato imbottigliato ai primi di aprile per divenire col fondo..., pertanto la mia esperienza (anche se all'epoca priva di assaggi - o meglio condita da assaggi molto furtivi) risale a ben 38 anni fa, e negli anni a seguire è stata presto integrata da assaggi seri: tanto nell'attuale DOCG Asolo quanto in quella di Conegliano Valdobbiadene. (casa mia dista 5 km in linea d'aria dalla piazza di Asolo e 14 da quella di Valdobbiadene)
In anni più recenti, dal 2001 in poi, ho potuto assorbire quanto possibile dai tantissimi amici produttori che ho il privilegio di conoscere nelle zone di Produzione: Colbertaldo di Vidor, Valdobbiadene, Pieve e Farra di Soligo, Conegliano, Refrontolo, Asolo ed altre zone di produzione, vivendo quotidianamente quelle zone, soprattutto la prima, ed il suo vino.
E le conoscenze che mi hanno trasmesso non sono state impartite solo con racconti, ma spesso condividendo l'onore (e la fatica) delle operazioni di produzione: vendemmia, vinificazione, travasi, imbottigliamento, evoluzione ed altro.
Insomma, il mio non sarà il parere da sprovveduto, e domani vedremo cos'è il Prosecco col fondo e chi l'ha fatto conoscere al grande pubblico (recentemente).
 
AC
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Monday 10 january 2011 1 10 /01 /Gen /2011 17:53

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Sono trascorsi appena dodici giorni dall'ultimo post che ho scritto, eppure mi sembra sia trascorso un secolo... ed oggi provo quasi le stesse sensazioni di quando, dopo quasi tre settimane, ricominciava la scuola interrotta per le vacanze natalizie. 
In questi dieci giorni ho letto moltissimo, ho assaggiato, degustato e bevuto, ed ho avuto incontri molto piacevoli con persone che nel "mondo vino" hanno un certo peso, però voglio dedicare questo primo breve post con cui inauguro l'anno ad Antonio!
Antonio (nome di fantasia, lo specifico) è un quasi compaesano ed un quasi conoscente (il termine conoscente è già troppo per uno come lui) che pur bevendo qualche bicchiere di vino, ritiene assurda la passione che nutro (anzi, che tutti  noi nutriamo) nei confronti della bevanda di Bacco.
Antonio non è una cattiva persona o incapace, anzi, però è persona priva di ogni passione che esuli dal lavoro e dalla famiglia, e come tale non può che "condannare" l'emozione che io provo per il vino. 
"Alessandro, ma voi, anche se appassionati,  non trovate assurdo impiegare tutto quel tempo in infinite degustazioni, incontri, tavole rotonde, riviste, blog ecc. ecc? In fin dei conti il vino è vino, un alimento, nulla di più.. e se bisogna impegnare del tempo per tesserne le lodi la cosa degenera!"
Questa è la frase con cui, di tanto in tanto, cerca di "attaccarmi", ma io alzo (mentalmente) le spalle e non rispondo: per me il suo parere e le sue opinioni hanno peso pari ad un secchio d'acqua gettato nell'oceano, è pai al nulla! (nda magari la frase è un po' più semplice di come riportata: io l'ho scritta così per non ripetermi).
Stamane l'ho incontrato in banca mentre era intento nel raccontare il suo ultimo dell'anno, trascorso nella località di montagna tanto alla moda, al direttore di filiale: "sai direttore, ho trascorso una bella serata, tranquilla ma bella: eravamo un gruppo numeroso, ci siamo ritrovati tutti al bar X per bere l'aperitivo, poi ci siamo recati al ristorante Y per il cenone e subito dopo il brindisi di mezzanotte siamo andati sulle piste dove i maestri della scuola di sci scendevano facendo la fiaccolata. Siamo rimasti li un'ora a ridere e scherzare, e poi, dopo un brulé conclusivo, siamo rientrati in albergo..."
Terminata la sua esposizione mi ha guardato come per chiedere il resoconto di quanto avevo fatto io.
L'ho fissato per qualche secondo e poi non ho potuto fare a meno di sottolineare come i tempi della sua esistenza fossero scanditi dalla bevanda di Bacco: il suo ultimo dell'anno è iniziato con un 'aperitivo, la parte culmine è stata sottolienata con un brindisi ed il termine è stato dato da un vin brulè.... e poi mi viene a dire che la mia (nostra) passione nei confronti del vino rasenta l'assurdo?
Antonio, ma vedi di andare a..... 
 
AC
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Wednesday 22 december 2010 3 22 /12 /Dic /2010 16:48

barb3

Ricordate Lo strano caso del Prosecco DOCG e delle fascette fantasma? Penso e credo di si. (altrimenti vi chiedo di rileggere il post) 

Se il nostro indagatore avesse passione e voglia di inseguire altre situazioni in cui le fascette DOCG venissero applicate in modo difforme alla legge, o peggio non applicate, oggi si troverebbe in quel di Asti per inseguire una Barbara D'asti dichiarato DOCG ma le cui fascette non solo sono applicate in modo irregolare, ma addirittura in maniera tale da poter riutilizzare la bottiglia innumerevoli volte....

Prima di dare seguito all'articolo rivediamo cosa dice la legge per quanto riguarda l’applicazione della fascetta: l'articolo 3 del GU n° 37 - 14.02.2006, recita "La fascetta e' applicata sulle chiusure in modo tale da evitare che il contenuto possa essere estratto senza l'inattivazione della fascetta stessa, cosi' da impedire la sua riutilizzazione."(link)

In modo più semplice la fascetta si deve sempre rompere all'apertura del tappo oppure può rimanere integra, se applicata alla capsula di copertura, a condizione che non si possa porre una nuova capsula senza che ciò sia evidente (da qui la parola inattivazione della fascetta anziché rottura).

Bene, come vedete dalla foto la fascetta posta sul collo di questa bottiglia (evito di scrivere di questa Barbara d'Asti : non ho idea se il contenuto sia tale) non solo non verrà rotta all'apertura del tappo, ma in nessun modo si inattiverà all'apertura visto che non è presente nessuna casula di copertura! (avranno evitato la capsula per permettere la visione del bellissimo tappo corona?).barb2

Con tale accorgimento pertanto la bottiglia potrà essere utilizzata decine e decine di volte!

Poniamo infatti che essa sia destinata a locali atti alla mescita (presumo in bar di quarta categoria), se la bottiglia viene resa al produttore questi potrà riempirla nuovamente, e per più volte, senza che vi sia bisogno di apporre nessuna nuova fascetta!

Questa a voi non sembra una truffa bella e buona? A me si!

Forse potrò sembrare eccessivo (di media tendo a giustificare gli errori per imperizia, mai per tentata frode) ma cosa posso pensare vedendo una bottiglia che in etichetta reca la scritta Barbera d'Asti DOCG ma senza che vi sia indicata la ditta produttrice (il nome scritto in evidenza è solo marchio commerciale), senza che sia scritto il luogo di imbottigliamento (c’è solo quella che sembra la sigla del registro) senza l’annata del raccolto (dato obbligatorio) e con la fascetta apposta così come potete vedere?

Posso pensare che non sono per nulla eccessivo: se non è una truffa è una bella sola! (come dicono a Roma).

Concludo con un amaro pensiero: la bottiglia vista così (in vetro scadente, da litro, con tappo corona, senza che vi sia scritto il produttore, il paese di provenienza ne l’anno) sembra uscita da un catalogo di vendita stampato qualche anno prima dello “scandalo metanolo”, invece è stata raccolta dal bravo (e sempre attento) Marco appena una settimana addietro….

Non ci sarà il metanolo, ma lo scandalo rimane!

 

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 7 december 2010 2 07 /12 /Dic /2010 12:35

GIV

-Scusa Sandro (mia sorella abbrevia così il mio nome) tu come definiresti un gruppo da ottantacinque milioni di bottiglie? Io fatico ad immaginarle...
- Brava, bella domanda... lo definirei un Leviatano, talmente grande da essere, almeno per l'Italia, come la creatura biblica: Re su tutte le bestie selvagge! 
Questa la frase più o meno intercorsa una mattina di inizio 2008 in pausa caffè, finche mia sorella leggeva una rivista del mondo vino riportante i dati del GIV, Gruppo Italiano Vini, inerenti il 2007. Ed allora non potevo immaginare che il Leviatano l'avrei conosciuto dal vivo.
 
Nello scorso mese di marzo ricevo un educato commento ad un mio post (questo) a firma del direttore vendite del GIV, Riccardo Ravasio, sulla sempiterna polemica che vuole che le produzioni di grandi numeri si sposi unicamente con la scarsa, se non bassissima qualità di quanto prodotto.
A quel prima commento ne segue un secondo, poi una mail ed un'altra, finché Ravasio mi dice "Alessandro, perché non fuga i suoi dubbi e viene a vedere dal vivo come lavoriamo? Essere grandi non significa per forza essere nemici della qualità o della serietà! Vicino alla nostra sede c'è Bolla: sufficienti 15 milioni di bottiglie per vedere se anche nel grande si può essere corretti?" Siccome mi considero un santommaso (nel senso che se non vedo non credo) perché farmelo ripetere? Fissiamo una mattina di fine ottobre per incontrarci e mi sposto nel veronese.
L'arrivo nella splendida ed ordinatissima sede del GIV aveva il potere di amplificare ancor di più la distanza tra quella che è la mia idea di vino ed una grande azienda, ma già la sincera stretta di mano di Ravasio e di Roberta Speronello, persona che segue la comunicazione dell'intero gruppo, ed il loro modo di fare per nulla atteggiato avevano il potere di controbilanciare tale impressione. 
Con fare accogliente mi propongono di visitare subito la cantina di Bolla ed i vigneti da dove provengono le uve, assieme a noi tre ci sarebbe stato Giannantonio Marconi, agronomo e responsabile dei vigneti coltivati e dei conferenti per Bolla e per le altre cantine del Gruppo situate in zona.  
Tralascio la fedele cronaca della mia gita: sarebbe tanto noiosa per voi quanto poco utile a questo post, vi dico però che è stata completa ed esaustiva, e non entro neanche in merito agli assaggi effettuati (migliori di quanto avrei immaginato, special modo per i vini rossi) quello su cui voglio soffermarmi è l'aspetto umano con cui viene vissuto il lavoro in una azienda enorme.
Ora è logico e pacifico che un'azienda di grandi dimensioni non può vivere un "vino proprio" così come lo vive un vignaiuolo che coltiva tre ettari di vigneto, vendemmia e vinifica le proprie uve, segue l'evolvere del vino in ogni suo momento e di quel vino ne è il padre, ma se mi si permette il paragone vi è la stessa differenza che esiste tra un sarto che produce un vestito in ogni suo passaggio e quello di una dipendente di un'azienda produttrice di abbigliamento pret-a-porter. Ovvio che il primo produrrà un abito dalle linee da lui immaginate sin dal primo momento e modificherà il suo lavoro, nelle fasi di taglio e di cucito, a seconda di quanto la sua sensibilità gli ispirerà al momento mentre la seconda cucirà seguendo le disposizioni di chi ha disegnato l'abito e che ha dettato le regole in ogni altro passaggio, ma nessuno può permettersi di dire che il sarto viene mosso solo dalla passione e dall'amore per il proprio lavoro e la signora Teresa che cuce per Cavalli, anzichè Calvin Klein o Benetton (aziende a caso, sia chiaro) solo per lo stipendio: la dignità d'intenzione e dedizione può essere benissimo pari!
Ad esempio io ho conosciuto tantissimi viticoltori, anche di fama, ma mi ha stupito la professionalità, l'attenzione la cura per il proprio lavoro di Giannantonio Marconi: se avessi un'azienda vitivinicola (costruita con la mia idea di qualità, che non è certo tendente al basso...) un collaboratore così lo vorrei immediatamente.
Stessa passione l'ho trovata in Roberta Speronello, in Riccardo Ravasio o nel direttore tecnico dell'intero gruppo Cristian Scrinzi: non è che il lavorare "nel ventre del Leviatano" porti le persone a pensare con un ottica mirata solo al conto economico anzichè a quella del prodotto, per nulla!
Come mirabilmente ha scritto in un commento l'amico Massimo il piccolo produttore può, con le sue esigue bottiglie prodotte, permettersi più della grande cantina nel fare vini a propria immagine e personalità, mentre la grande cantina inevitabilmente deve ospitare tra i suoi clienti tanti più estimatori e bevitori possibile e quindi il gusto ne risulterà giocorforza più standardizzato e smussato, ma ciò non significa che l'onestà e le buone intenzioni di fondo non siano le stesse, anche se i risulati in alcuni casi divergono.
Per me è stata una piccola (ma grande) lezione di umiltà quella che il Leviatano mi ha impartito: dietro ad ogni bottiglia vi è comunque un uomo, un viticoltore, un tecnico e non possiamo permetterci di sminuire il loro lavoro solo per principio preso.
AC
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Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.
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