Wednesday 29 december 2010 3 29 /12 /Dic /2010 11:24

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L'ho scritto chiaramente l'altro ieri (qui) e lo ribadisco oggi: non si può fare di tutta l'erba un fascio quando si affronta l'argomento spumanti, ovvero non si può continuare a parlarne in modo generico confrontando tra loro spumanti provenienti da zone diverse, da uve differenti e peggio ancora spumantizzati con differenti metodologie, sono confronti errati, impari e senza senso.
Se oggi parlo dell'ennesimo "confronto senza senso" è solo perché questo viene proposto da una rivista che non appartiene all'universo vino e della degustazione, bensì è rivista pubblicata da una associazione di consumatori, anzi questa è LA rivista per antonomasia, ovvero Altroconsumo.
Nel numero di dicembre vengono confrontati tra loro 15 spumanti, prodotti con diverse metodologie e da regioni differenti, per la precisione si sono confrontati 5 Spumanti Metodo Classico e 10 spumanti rifermentati in autoclave (metodo Charmat) questi: 3 spumanti Metodo Classico provenienti dalla regione della Franciacorta (Bellavista Brut DOCG e Cà del Bosco Brut DOCG, più Berlucchi Cuvèe Brut)), 3 provenienti dal Trentino Alto Adige di cui 2 Metodo Classico (Rotari Talento Brut e Ferrari Brut) ed 1 Charmat (Cavit Muller Thurgau Brut), 3 Valdobbiadene-Conegliano Prosecco DOCG Charmat (Carpenè Malvolti Extra-dry, La Gioiosa Extra-dry e Valdo Marca Oro Extra-dry) 1 Oltrepo' Pavese Charmat (La Versa Pinot Nero Brut), 1 Prosecco DOC Charmat (Zonin Brut) e 4 spumanti generici metodo Charmat (Gancia Pinot di Pinot Brut, Cinzano Pinot Chardonnay Brut, Martini Magici Istanti Brut e Rocca dei Forti Brut).
Per correttezza e rispetto della politica dell'editore (associazione Altroconsumo) eviterò di scrivere la classifica finale di valutazione, con la sola esclusione di quello ritenuto migliore e quindi vincitore (almeno che il "premio" stia nello svelarne il nome!) bensì mi limiterò ad una velocissima analisi, questa:
- In una forbice di prezzi (al pubblico) che va dagli euro 2,49 a bottiglia (?) del meno costoso sino ai 32, sempre per bottiglia, del più costoso è imbarazzante (ma anche ovvio) notare che gli unici 4 spumanti il cui costo rilevato era inferiore dei 4 euro e 40 si piazzano all'ultimo, penultimo, terzultimo e quint'ultimo posto della graduatoria di qualità! Come si suol dire il prezzo non è sinonimo di qualità, ma quando è troppo basso qualcosa che non va c'è di sicuro! (ed, a mio dire, il quart'ultimo classificato, prezzo prossimo ai 12 euro, era penalizzato da bottiglia fallata)
- Per contro i due spumanti miglior acquisto nel rapporto prezzo/qualità sono comunque due vini dal prezzo di poco inferiore ai 5 euro e si piazzano al quarto ed al quinto posto.
- I due spumanti Metodo Classico dal prezzo più elevato in assoluto, rispettivamente 24 e 32 euro al pubblico, vengono collocati al 2° e 3° posto della graduatoria, ed almeno così sappiamo che non sempre si spendono tanti soldi inutilmente.
- Il vino che risulta vincitore assoluto del confronto (come detto almeno di questo ne svelo il nome: Carpenè Malvolti Conegliano-Valdobbaidene DOCG) ha un costo al pubblico inferiore rispetto ad altri 7 competitori (prezzo indicato in rivista euro 6,50): ovviamente i 5 Metodo Classico e due Charmat.
Ed anche se la rivista tratta un confronto generico e che non condivido mi fa piacere sapere che con neanche 7 euro si può brindare in modo piacevolissimo.
 
Infine una nota su cui totalmente dissento da Altroconumo: ritenere come parametro di valutazione la quantità di solfiti presenti!
Premesso che quando questo rientra nei limiti di legge nulla c'è da eccepire bisognerebbe sapere il periodo in cui il vino è stato imbottigliato oppure la data della sboccatura (per il metodo Classico) senza questo parametro, basilare, esprimere un dato positivo o negativo è cosa assurda.
Registriamo (con le molle) l'articolo ed archiviamo.
Cin-cin.
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
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Monday 27 december 2010 1 27 /12 /Dic /2010 10:56

bastoni

- Non ho nessuno dubbio, le nazionali più forti al mondo nell'Hockey sono la Russia, il Canada e la Repubblica Ceca, d'altra parte sono quelle che hanno vinto più mondiali in assoluto!!
- Mi spiace zio, non sono d'accordo: le più forti sono Portogallo, Spagna e per terze Italia ed Argentina, ad ex equo!
- Ma cosa vuoi capire tu: da noi esiste una pista di pattinaggio in ogni quartiere (mi zio abita a Toronto) ed ogni ragazzo gioca... il Portogallo, ma quando mai? Non hanno neanche il ghiaccio!
- Zio, da voi giocherà ogni ragazzo ad hockey, ma su 39 edizione dei mondiali Portogallo e Spagna ne hanno vinte ben 29... e con i pattini a rotelle il ghiaccio non serve!  
La  paradossale discussione tra me e mio zio (che realmente è appassionato di Hockey) non è mai avvenuta: siamo entrambi molto appassionati di sport, ed ogni volta che ci incontriamo ne parliamo per ore, ma oltre a non essere ottusi siamo abbastanza pratici per capire al volo che lui parlava di Hockey su ghiaccio, mentre io di hockey su pista.
Si chiama sempre Hockey, si gioca sempre su di una pista da pattinaggio (una in ghiaccio l'altra in cemento) i giocatori hanno entrambe bastoni e pattini (a lama ed a rotelle) eppure non si possono confrontare tra loro, ed infatti nessuno lo fa!
Ed allora se non si confrontano tra loro due cose così simili perché nel mondo del vino ci si ostina, soprattutto qui in Italia, nel voler confrontare tra loro spumanti ottenuti con metodologie differenti? 
Da un paio di anni infatti, ad ogni Natale-fine anno, scoppia la diatriba sul fatto se sia meglio brindare con il Franciacorta anzichè con il Prosecco piuttosto che il Trento DOC rispetto all'Asti Spumante, e via al seguito una "guerra mediatica" su giornali, riviste specializzate, blog e forum, che scatenano migliaia di commenti e piglia-ripiglia a volte quasi al "calor bianco"!
Ed io continuo a chiedermi il perché.... 
Aldilà delle singole differenze tra le uve di origine e dell'impiego come abbinamento (lo utilizzi per l'aperitivo, per pasteggiarci, per brindisi a se tante oppure abbinato al dolce?) perché dobbiamo intestardirci nel voler decretare quale sia la migliore metodologia?
Gli spumanti metodo Champenois stanno agli spumanti metodo Charmat come l'hockey su pista sta all'hockey su ghiaccio!
Sempre spumante è (sempre hockey è) ma le differenze sono così sostanziali da non dover creare disagi e litigi.
Eppure si continua nel cercare la polemica... che strano è il mondo del vino qui in italia! 
 
(e se proprio-proprio vi ostinate a fare i confronti leggete il post di domattina: ne vedrete delle belle!)
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Friday 24 december 2010 5 24 /12 /Dic /2010 10:53

panettone sm

Oggi, vigilia del Santo Natale, nessuna polemica sul vino o sul mondo ad esso correlato: lasciamo spazio solo agli auguri.
Già lunedì 27 ci ritroveremo con un po' di spunti interessanti (ed  un po' cattivi) per parlare di vino, ma oggi facciamo i buoni...
Auguro ad ogni persona che legge questo blog (ma anche a chi non lo conosce) un sereno e gioioso Natale.
 
Auguri Sinceri
Alessandro Carlassare
 
Sinceri auguri a tutti i soci, simpatizzanti e futuri soci del Circolo, e ad ogni lettore da parte del Direttivo del Circolo.
Il presidente
Kristian Buziol
Di Circolo dei Saggi Bevitori
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Thursday 23 december 2010 4 23 /12 /Dic /2010 10:46

Torm

Dai Alessandro, è la tua l'ennesima tirata per il vino della zona... penserà qualcuno, ed invece no: il Prosecco è proprio vino che crea discussione.

Non ci credete? Date un'occhiata alla quantità di commenti raccolti da un provocante (ed a tratti delirante) articolo a firma di Cristiana Lauro, alias Black Mamba, lo trovate qui.

Premetto che Cristiana (che non conosco) scrive bene: in modo arguto a spigliato, dimostra di avere idee chiare e neanche un pelo sulla lingua, ed i suoi articoli raccolgono sempre tanta attenzione, tanta!

Certo sono sempre articoli che tendono alla provocazione e mai alla costruzione (d'altra parte vedendo in internet qualche sua foto - sempre se Google immagini c'azzecca - credo che la bella signorina sia più portata alla parte del commento del vino che non alla costruzione dello stesso: immagino non abbia mai portato una cassa d'uva, piegato un tralcio, potato una vite o anche solo lavato il pavimento di una cantina... almeno non in modo serio!) ma comunque sono articoli sottolineati da una nota di intelligenza e curiosità certamente non comune, quindi brava.

Peccato che questa volta, nelle vesti di Black Mamba, la nostra comunicatrice del vino l'abbia proprio fatta fuori dal vaso: ha (s)parlato del Prosecco oltre il limite del buon senso. 

Se leggete il suo articolo (con calma, molta calma: subito crea tanta irritazione, poi capisci che è volutamente provocatorio) troverete alcuni punti di condivisione (ammettiamolo tutti: certi eccessi di marketing, che tutti odiamo, come il simil-prosecco in lattina pubblicizzato dalla ragazza con il cognome degli hotel, non dovevano neanche essere pensati!) ma anche tanto parlare senza conoscere: Black Mambo confonde la DOC Prosecco con le due DOCG, territori e vini che nulla hanno a condividere (un Valdobbiadene-Conegliano o un Asolo DOCG sta al Prosecco DOC come Virgilio Guidi sta a Teomondo Scrofalo), immagina che il Prosecco si beva solo di sera e d'estate in quel di Padova quando le zanzare imperano, mentre è vino che si beve sempre e ovunque, specie d'inverno (e poi, a Padova d'estate con le zanzare, qualsiasi vino da fastidio, non solo il Prosecco!)

Parla di profilo dolciastro-aromatico quando tutti i bravi produttori di zona negli ultimi due anni hanno orientato le produzione verso l'extra dry in calo di zuccheri o addirittura al brut, visto che questa tipologia pone in rilievo la mineralità di questo vino (si signorina Lauro: il vero Prosecco ha mineralità da vendere), infine ne sottolinea la vischiosità quando a tutto il mondo è noto che il primo pregio del Prosecco è la bevibilità.

Insomma, parla senza sapere, ma per questo possiamo porre rimedio: la invitiamo ad essere nostra ospite quanto prima!

Infine paragona il Prosecco allo Champagne... Black Mambo, noi siamo figli di Valdobbiadene mica degli stupidi: per primi non osiamo paragonare il vino del nostro territorio allo Champagne, beviamo ammirati quanto proviene da oltre alpe e ci inchiniamo al grande spumante senza mai volerlo paragonare! (due cose ben distinte, in tutto, e detto senza alcuna invidia).

Però la cosa che più spiace è che non si sottolinea a sufficienza l'altro pregio del Prosecco, il fatto che sia vino richiesto da tutti!  

Non so se ciò è dovuto al prezzo, se è dovuto alla facilità di beva, al marketing o ad altro, fatto sta che in ogni angolo del mondo, in ogni hotel o ristorante di prestigio si trova il Valdobbiadene-Conegliano: se vai in Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Brasile, a Trinidad - Tobago per ogni locale in cui trovi un Franciacorta, un Trento Spumante, Oltrepò ecc.,ne trovi dieci che hanno in carta il Prosecco (attenzione: a pari prezzo!), forse che il resto del mondo non capisca nula di vino?

Sapete una cosa cari critici del vino? Avete rotto un po’ le p.... (scatole) con le vostre critiche snob sui "prosecchini": non ci fosse questo vino a far da traino vorrei vedere le esportazioni di vino, oggi, a che livello sarebbero!

Senza nessuna puzza sotto il naso (dimostrazione di intelligenza e senso pratico) i consorzi di Chianti Classico, Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino hanno chiesto ai produttori di Valdobbaidene-Conegliano di unirsi a loro per i tour dimostrativi negli Stati Uniti, ben sapendo che molti importatori avrebbero visitato tali manifestazioni soprattutto perché richiamati dalla DOCG delle bollicine, altro che scrivere banalità tipo "la soluzione qui in Italia non è distante"!

Se tanti "nemici" significa tanta gloria vuol dire che il Prosecco DOCG abbonda di gloria, senza eguali!

 

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Wednesday 22 december 2010 3 22 /12 /Dic /2010 16:48

barb3

Ricordate Lo strano caso del Prosecco DOCG e delle fascette fantasma? Penso e credo di si. (altrimenti vi chiedo di rileggere il post) 

Se il nostro indagatore avesse passione e voglia di inseguire altre situazioni in cui le fascette DOCG venissero applicate in modo difforme alla legge, o peggio non applicate, oggi si troverebbe in quel di Asti per inseguire una Barbara D'asti dichiarato DOCG ma le cui fascette non solo sono applicate in modo irregolare, ma addirittura in maniera tale da poter riutilizzare la bottiglia innumerevoli volte....

Prima di dare seguito all'articolo rivediamo cosa dice la legge per quanto riguarda l’applicazione della fascetta: l'articolo 3 del GU n° 37 - 14.02.2006, recita "La fascetta e' applicata sulle chiusure in modo tale da evitare che il contenuto possa essere estratto senza l'inattivazione della fascetta stessa, cosi' da impedire la sua riutilizzazione."(link)

In modo più semplice la fascetta si deve sempre rompere all'apertura del tappo oppure può rimanere integra, se applicata alla capsula di copertura, a condizione che non si possa porre una nuova capsula senza che ciò sia evidente (da qui la parola inattivazione della fascetta anziché rottura).

Bene, come vedete dalla foto la fascetta posta sul collo di questa bottiglia (evito di scrivere di questa Barbara d'Asti : non ho idea se il contenuto sia tale) non solo non verrà rotta all'apertura del tappo, ma in nessun modo si inattiverà all'apertura visto che non è presente nessuna casula di copertura! (avranno evitato la capsula per permettere la visione del bellissimo tappo corona?).barb2

Con tale accorgimento pertanto la bottiglia potrà essere utilizzata decine e decine di volte!

Poniamo infatti che essa sia destinata a locali atti alla mescita (presumo in bar di quarta categoria), se la bottiglia viene resa al produttore questi potrà riempirla nuovamente, e per più volte, senza che vi sia bisogno di apporre nessuna nuova fascetta!

Questa a voi non sembra una truffa bella e buona? A me si!

Forse potrò sembrare eccessivo (di media tendo a giustificare gli errori per imperizia, mai per tentata frode) ma cosa posso pensare vedendo una bottiglia che in etichetta reca la scritta Barbera d'Asti DOCG ma senza che vi sia indicata la ditta produttrice (il nome scritto in evidenza è solo marchio commerciale), senza che sia scritto il luogo di imbottigliamento (c’è solo quella che sembra la sigla del registro) senza l’annata del raccolto (dato obbligatorio) e con la fascetta apposta così come potete vedere?

Posso pensare che non sono per nulla eccessivo: se non è una truffa è una bella sola! (come dicono a Roma).

Concludo con un amaro pensiero: la bottiglia vista così (in vetro scadente, da litro, con tappo corona, senza che vi sia scritto il produttore, il paese di provenienza ne l’anno) sembra uscita da un catalogo di vendita stampato qualche anno prima dello “scandalo metanolo”, invece è stata raccolta dal bravo (e sempre attento) Marco appena una settimana addietro….

Non ci sarà il metanolo, ma lo scandalo rimane!

 

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Wednesday 22 december 2010 3 22 /12 /Dic /2010 10:28

sherlockholmesUn nuovo caso di "fascette fantasma" scoperto dall'inneffabile investigatore d'oltre Manica: Sherlock Holmes ed il Barbera d'Asti!

Alle 14.00 scopriremo cosa ha scovato il nostro indagatore.....

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni
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Monday 20 december 2010 1 20 /12 /Dic /2010 13:22

Grave

Questa è la mail (lettera) ricevuta da Alvaro Pavan, in risposta al post pubblicato martedì scorso (Primo Franco scrive...).

La pubblico volentieri per i motivi già esposti in Antefatto.

Buona lettura

 

Caro Primo Franco,

 

dalla sua lettera ho la netta sensazione che lei abbia fatto una lettura molto, molto personalistica del mio articolo. Allora, innanzittutto, sgombriamo il campo da ogni dubbio: niente di personale, ci mancherebbe.

Questa visione molto personale, quasi ci fosse da parte mia il presupposto di un attacco personale alla sua persona lo dimostra il fatto che lei consideri il termine da me usato di “negociant” in maniera offensiva.

I “negociants” hanno fatto grande la Borgogna, la regione vinicola dove si produce, con molta probabilità, il migliore vino del mondo. Non credo possa considerarsi offensivo essere annoverato fra questa eletta compagnia. Sono una forza solida e trainante, essenziali alla prosperità economica, come d’altronde è lei in quel di Valdobbiadene. Non mi sembra cosa da poco. E questo è un dato di fatto.

Il mio pezzo genera dal progetto Grave di Stecca, che considero per molti aspetti eccezionale, anche da un punto di vista squisitamente estetico, particolare che si può cogliere in maniera magnifica salendo alla chiesetta di San Floriano e gettare lo sguardo sottostante dove si può cogliere in maniera totale l’elegante e affascinante estensione del suo “clos”. Lei, ha ragione, può dire che io non so molte cose, allo stesso tempo lei non può immaginare quante volte io abbia gettato lo sguardo da questo punto strategico. Il suo “clos”, visto da questo belvedere, dipana la sua unicità nel panorama drammatico di Valdobbiadene. Per me, il territorio di Valdobbiadene, le sue colline vitate, hanno una forza drammatica forse senza eguali nel panorama viticolo italiano. Inscrivere in questo tratto una nota di eleganza civilizzata, che è ciò che a me balza agli occhi, è un suo indiscusso merito. Lei ha fatto un riferimento alla Franciacorta, ecco, io penso, dico e scrivo che il  “terroir” di Valdobbiadene è potenzialmente di gran lunga superiore. E il Grave di Stecca è lì a dimostrarlo. Ed è, secondo me, dispiegato molto bene nell’annata 2007.

Non ho mai detto, né tantomeno scritto, che questo progetto abbia più una valenza commerciale che di reale valore di qualità. Vedo che qualcuno l’ha letto in questo modo, ma, sfortunatamente, si è letto anche quello che non ho scritto né pensato. Probabilmente questa lettura fuorviante è stata suggerita dai miei appunti sul sistema d’allevamento del vigneto. Certo sono considerazioni molto personali, ma prendono spunto dalla realtà di quello che è successo nel Chianti con il sangiovese costretto ad un modello tipicamente francese e che si sta rivelando inappropriato sia in campo sia nel risultato in bottiglia. Considero le nostre varietà autoctone, che sono la nostra diversità e il nostro reale patrimonio, di cui Valdobbiadene rappresenta una indiscussa realtà, limitate più che esaltate da questo modello. Posso sbagliarmi, ma la realtà dice che molte di queste vigne a vent’anni di età sono così precocemente invecchiate da doverle spiantare. Se pensiamo che i francesi aspettano che le vigne dei grand crus arrivino a questa età prima di ritenere adatto il loro frutto ad essere vinificato nel grand vin…  E’ un dato di fatto che l’età media del vigneto italiano è circa la metà di quello francese. Credo che questo abbia una sua logica, poi ognuno è libero di trarre le sue conclusioni. Non credo di aver sputato sentenze. Al massimo ci ho messo un filo d’ironia a proposito del “Roederer del prosecco”, dando notizia, in fondo, di quel che si dice in giro. Ma, un po’ d’ironia, caro Primo, non dovrebbe guastare. Possiamo discuterne, e risolvere quello che trovo un malinteso intendere. Nel Grave di Stecca, mi sembra di far notare, c’è sottesa una grande rivoluzione che vuole far uscire Valdobbiadene dall’angusto recinto del  “prosecchino”, e mostrare al mondo la grandezza che si cela in questo territorio. E’ questo il credito che io dò al suo progetto. Perciò continuerò a seguirlo con rinnovata curiosità. Il motivo per cui ho scritto tutto ciò è legato a questa mia sensazione. Perciò, caro Primo, così come lei mi ha sempre bene accolto, altrettanto vorrei poter fare anch’io e risolvere da buoni conoscenti qualsiasi malinteso che si fosse venuto a creare.  Modestamente, la mia cantina è ben fornita.

Con immutata stima,

Alvaro Pavan

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Saturday 18 december 2010 6 18 /12 /Dic /2010 09:30

dormi2

Verissimo: anche per le cose meno importanti la notte porta consiglio!
Così stamane, al mio risveglio, alcune cose mi sono apparse più nitide e chiare (parlo di questioni legate al lavoro), ma anche a riguardo del post di ieri (qui) rivedo la mia posizione...
Ovviamente non attuerò quanto detto: non eviterò di assaggiare o bere qualcosa solo perché nella pubblicità viene citato il mantra del momento: bevi responsabilmente!
E' chiaro come il ricorrere a certe frasi sia scelta obbligata per non dare appigli ad una società scioccamente perbenista, quindi perché prendersela con i produttori (peggio ancora, con i prodotti) oppure con i pubblicitari?
Molto meglio brindare alla faccia dei quattro scemi contenti per l'utilizzo di tali frasi! 
 
AC
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Friday 17 december 2010 5 17 /12 /Dic /2010 18:37

Wino

In questo periodo, per motivi di lavoro, mi trovo costretto nel trascorre molte ore alla guida dell'automobile, e viaggiando spesso da solo demando all'autoradio il compito di tenermi compagnia...

Ovviamente ad inframmezzare le varie trasmissioni ci sono gli spot pubblicitari che in questo momento dell'anno (essendo prossimi al Natale) riguardano i prodotti tipici del periodo, Panettoni, Pandoro ed altro, e quelli destinati ai regali: profumi, orologi, gioelli ecc. Ma spesso le pubblicità hanno per protagonisti vini, con preferenza spumanti, e distillati.

Puntualmente le pubblicità con tema vini e distillati si concludono con quello che sembra essere diventato il mantra del momento: Bevi Responsabilmente!

Il Bevi Responsabilmente si trasforma a volte in Degusta Responsabilmente, anziché Bevi con Moderazione.

Ora io capisco bene che viviamo in un mondo dove tutto deve essere "politicamente corretto" e pervaso da un' "onestà intellettuale" prossima all'eccesso (possono esistere sciocchezze maggiori all'utilizzo di queste due frasi? Politicamente corretto è un ossimoro!) ma fatico a capire perché si debba insultare milioni di consumatori ponendo quell'inutile suggerimento (quasi che, senza tale frase, tutti noi rischiassimo la sbronza) per evitare che mille babbei si ubriachino realmente e senza alcun ritegno! (cosa che, ovviamente, faranno ugualmente!).

Le pubblicità delle automobili sono forse seguite dalla frase guida con attenzione, non correre, allaccia le cinture ma sopratutto usa sempre l'auricolare? 

Quelle dei profumi recitano da spruzzarsi sul corpo ma non da ingerire?

E neppure la pubblicità della crema abbronzante viene seguita dal consiglio di non esporsi al sole per più di otto ore consecutive. (altrimenti, di questo passo, se si dovesse pubblicizzare una piscina si dovrebbe recitare il tuffarsi solo dopo averla riempita...)

Ed allora noi, moderati consumatori di vino o alcolici, chi siamo? I più scemi del villaggio che abbisognano del suggerimento impartito dal maestro?

Certo qualcuno dirà che serve per "educare i giovani"... siamo seri, certe frasi ridicole (tipo "il fumo uccide" che si obbliga a stampare sui pacchetti di sigarette) sono cretinate promosse solo per non avere debiti morali, non per evitare che qualcuno fumi o beva! (non mi si dica che difendo "un vizio": io non ho mai fumato in vita mia!)  

Se sei una persona normale, educata, socialmente nella media, corretta, non ti serve sapere che devi bere responsabilmente perché già lo fai, mentre se sei uno scemo bevi sino allo stordimento, con o senza frase!

Per quel che mi riguarda posso solo fare una cosa, evitare tutti i prodotti che in pubblicità utilizzano tali frasi: è evidente come siano bevande per persone incapaci, ed io non mi ritengo tale! 

 

AC

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Thursday 16 december 2010 4 16 /12 /Dic /2010 18:31

autogrill

Ieri sera sfogliavo distrattamente un quotidiano quando la mia attenzione è stata catturata da un articolo la cui lettura avrebbe dovuto permettere ad ogni lettore di risolvere l'annoso problema che si presenta puntuale ai primi giorni di dicembre: "cosa regalo quest'anno: il regalo giusto per ogni parente!" 

L'autore dell'articolo non dimenticava nessuna figura: dal nonno al vicino di casa, dalla zia prediletta (perché di notevole età e con notevoli somme da lasciare in eredità...) sino alla fidanzata del fratello, insomma un articolo degno di... (non mi viene in mente nessuna parola così brutta!)

Ovviamente grande spazio al vino, dono di Natale per eccellenza: relativamente impegnativo dal punto di vista economico, versatile, facilmente trasportabile, sempre gradito da chi lo riceve (e fin qui è tutto vero) e, a mio dire, gradito anche quando lo ricevi in doppione: per quanto tu ami cucinare se ricevi due pentole di uguale misura e fattura non sai che fartene, ma di due bottiglie di Vino Santo dei Laghi sì!

La parte che però mi ha fatto maggiormente sorridere era quella in cui si cercava di dare collocazione esatta ai vini da regalare: se sono regali poco importanti va benissimo il vino x anziché quello y, ma se dovete fare bella figura ricorrete a quei vini il cui valore è noto a tutti: qualsiasi persona, anche la meno edotta, sa che una bottiglia di Barolo oppure di Barbaresco (anziché Brunello) vi avrà costretto ad un forte impegno economico, pertanto non potrete che raccogliere il plauso da chi la riceve.

Stamane, con una coincidenza che ha dell'incredibile, mi arriva un mms da parte dell'amico, Marco: "ciao Ale, sono all'autogrill di Desenzano. Barolo 2006 a poco più di 18 euro a bottiglia, sconto alla cassa del 25% se comperi la singola bottiglia, e del 50% se comperi il cartone da 6! Poco più di 8 euro l’una… ti mando la foto!"

Cosa posso dire?

Volevo regalare una bottiglia di Barolo al mio commercialista, incrocio le dita sperando che nei prossimi giorni non si fermi all'autogrill di Desenzano!

(morale: una bottiglia vale per la qualità del vino che contiene, non per la denominazione scritta in etichetta!) 

 

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 14 december 2010 2 14 /12 /Dic /2010 17:11

ninofranco

Questa è la mail (lettera) ricevuta da Primo Franco, ed a cui faccio riferimento nel post precedente.

La pubblico volentieri per i motivi già esposti.

Buona lettura.

 

Sento il bisogno di rispondere a quanto scritto da Alvaro Pavan, che conosco di persona, poiché alcune parti del suo articolo dimostrano che, nonostante sia stato più volte all’interno della proprietà di “Grave di Stecca”, egli non  “sa” e  non ha mai chiesto (avrebbe potuto farlo in molte occasioni) cosa sia quello che nel 1991 è nato come progetto, forse unico, a Valdobbiadene.

 

Innanzi tutto, orgoglioso di appartenere alla categoria dei negozianti, mio nonno Antonio che cominciò nel primissimo dopoguerra della Grande Guerra aveva nella sua carta intestata la seguente descrizione della sua attività “ Franco Antonio Produttore e Negoziante in Vini  Valdobbiadene “. I  negozianti o commercianti di  vino, come ci chiamavano, hanno fatto la storia del paese, tant’è che in via Garibaldi (la via dove è situata la nostra cantina) ci sono Bortolomiol, Mionetto, Franco, Ruggeri,  prima che si trasferisse, Valdo (ex società Vini Superiori che iniziò per prima nel 1926 con piccole autoclavi); arrivati in piazza girando a destra Trevisiol e successivamente Bortolotti etc. Le aziende elencate rappresentano la vera storia di Valdobbiadene, fatta di commercio di vini bianchi, rossi - naturalmente acquistati in alte zone - venduti in botti, damigiane, bottiglie con il tappo corona, renane, bordolesi, fiaschi e spumanti prodotti con il metodo Charmat per sé e per conto terzi, frizzanti, fermentati in bottiglia chiamati “col fondo”,  metodo di produzione e definizione oggi di grande tendenza.

 

La necessità di cambiare,quindi, per la nuova generazione che io rappresentavo all’ingresso in azienda, era impellente e lo feci come lo fecero all’epoca tanti altri amici e colleghi sparsi per l’Italia, (eravamo fine 60 primi 70) e fummo quelli che diedero la svolta definitiva al mondo del vino italiano che passò dal produrre “calorie quotidiane” a “edonismo“ alla portata più o meno di tutte le tasche.

 

Saltando a piè pari 20 anni, “Grave di Stecca” nasce come progetto sperimentale nel 1991, nel momento in cui il proprietario del “clos” mi affitta la vigna e mi vende la Casa Rossa dove abito.

Era la realizzazione di un sogno: una vecchia vigna composta da vecchie e nuove viti, cloni di Prosecco ormai scomparsi, alcune piante franche di piede quindi un materiale incredibile, ma che si stava auto-distruggendo parte per incuria,  parte per non conoscenza. Per due anni io ho selezionato le piante migliori (selezione massale), quelle che avevano le caratteristiche più simili ai vecchi cloni balbi e, nel frattempo, con la collaborazione di Jeanmarie Guillaume, uno dei più bravi pépiniéristes francesi, decidevamo la scelta del portainnesto 41b adatto al terreno altamente calcareo, il sesto di impianto e il sistema di allevamento, e via dicendo, quindi non un vigneto fatto piantare dai vivaisti e dai produttori di pali, ma pensato e progettato per un vino che esprimesse il vero sentimento del luogo in cui veniva prodotto.

Potrei dire che sono stato deriso all’epoca, come criticato con una punta di cattiveria ora, ma bisognava provare a fare qualche cosa di diverso per dare una differente dignità a quello che tutti chiamavano prosecchino e che tanti oggi vorrebbero fosse rimasto tale per pagare poco il risultato delle fatiche di una viticoltura impegnativa e faticosa ed a volte anche derisa.

 

Esposto interamente a sud, 5000  piante per ettaro, 2m x 1 a ritocchino (cosi il frutto prende il sole dalla mattina alla sera), il primo filo a 70 cm, pali in legno, contenimento delle vigorosità del Prosecco con cimatura periodica (circa un ettaro di foglie per ogni ettaro di vigna), aggiungerei anche che per alcuni anni metà allevato a Guyot e metà a cordone speronato che venne successivamente convertito a Guyot perché non entrava in equilibrio col terreno composto di sassi puri tale che era ed è impossibile lavorarlo senza  evitare di scoprire ed alzare quelli che sono sotto tranquilli : c’era e c’è tutto per produrre un vino diverso.

Allora avrei potuto piantare qualsiasi cosa alla moda,  ma decisi di restare saldamente legato alla tradizione nella scelta del tipo di uva.

 

Un altro salto ed arriviamo al 2007 con la decisione di produrre Grave di Stecca ( il vigneto ha 14 anni essendo stato piantato nel 1993) ormai la vigna è matura e può dare, se vuole, il suo meglio. Qui inizia il progetto Valdobbiadene Doc Grave di Stecca o, come definito da Alvaro Pavan, il “Roederer del Prosecco" – Alvaro ti sei accorto che c’e anche un Roederer della Franciacorta?- Se  Alvaro, che mi conosce bene e che è sempre stato accolto bene ogni qualvolta veniva a lavorare all’interno della proprietà del “monopole”,  avesse dedicato un po’ del suo tempo libero per parlare con me ed assaggiare con me il vino nei suoi vari momenti e nelle differenti annate, forse avrebbe capito meglio quello che stava succedendo e quello che accadrà.

 

Al contrario è stato molto più facile sputare sentenze (va molto di moda oggidì!) criticare senza approfondire , bere senza assaggiare assieme a chi produce e che può spiegare per filo e per segno le proprie idee, le sfide che il mondo agricolo oggi deve affrontare, anche se solo da una piccola vigna come “Grave di Stecca” Pertanto è stato più facile sedersi davanti ad un computer e scrivere tutto ed il contrario di tutto, solo per esaltare se stesso, e non per fare una critica produttiva, in una forma autoreferenziale, ancora una volta di moda, offendendo, senza una ragione precisa anche chi fa il proprio lavoro sicuro di farlo al meglio.

 

Alvaro che bisogno c’era di scrivere quello che hai scritto?

Primo Franco

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 14 december 2010 2 14 /12 /Dic /2010 16:22

hourglass1

Nei giorni scorsi ricevo una mail (il mio indirizzo è pubblico: è posto nella casella a fianco alla voce Recapiti, pertanto sono raggiungibile da chiunque) in cui mi veniva chiesto la possibilità di essere contattato telefonicamente. In risposta comunico il mio numero di cellulare e l'orario in cui sarei stato disponibile per essere raggiunto,
Poco dopo il mio telefono squilla...
- Buonasera, sono Primo Franco, e sono un lettore del suo blog.
- Ah, piacere, sono Alessandro e sono lieto che un produttore come lei legga il blog....
Ne segue una cortese e simpatica telefonata in cui il vino la fa da padrone.
Ad un certo punto Primo Franco mi dice che da una risposta data ad un commento ha capito che ho letto un articolo che lo riguarda, pubblicato nel numero dicembre-gennaio della rivista Spirito diVino.
Le sue parole (più o meno, ogni memoria ha un limite) le seguenti:
- Vede Alessandro, io non ho nulla contro la critica, semplicemente mal sopporto quando si scrivono cose inesatte e non vere. 
Accetto che si giudichi un vino, ma solo chi lo produce sa il perché delle scelte fatte in cantina o nei vigneti, le altre sono solo ipotesi, supposizioni.  
Spedirò una replica alla redazione di Spirito diVino, ma è una rivista bimestrale, e sino a febbraio io subirò l'ingiustizia di vedere scritte cose inesatte.
Lei può farmi il piacere di pubblicare sul blog quanto andrò a replicare?
La mia risposta non poteva che essere positiva per due motivi:
1° Perché credo che i blog siano un naturale punto d'incontro tra produttori e consumatori, critici e, commercianti. 
2° Perché credo sia corretto che i critici facciano i critici e non gli enologi, e gli enologi facciano gli enologi, non i critici,
Pertanto nel post che seguirà tra pochi minuti pubblicherò volentieri la mail che mi ha spedito il signor Primo Franco, ed ovviamente per gli stessi due motivi sopra esposti accetterò qualsiasi contro replica.
 
Per correttezza di chi leggerà ritenevo necessario postare questa "introduzione", ovviamente l'articolo di Spirito diVino non è pubblicabile (per chi volesse il numero è disponibile in edicola), posso solo accennare il fatto che Pavan contesta il sistema di allevo e l'impostazione di un vigneto, il Grave di Stecca, posto quasi in centro a Valdobbiadene, ritenendo le scelte tecniche più votate ad un aspetto quasi "pubblicitario" che ad un'idea di agricoltura convinta.  
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
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Questo blog nasce il 30 gennaio 2009 come strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori (vedi sotto).
La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono di fronte a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, diretto o indiretto che sia, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

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Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

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