Monday 12 december 2011 1 12 /12 /Dic /2011 05:19

lavoro

In questi giorni, causa impegni lavorativi, non posso dedicare al blog il tempo e la dedizione che esso richiede, e pertanto non riuscirei a rivolgermi, a voi tutti che cortesemente mi leggete, con la dovuta attenzione.
Per questo preferisco rinviare ogni post a lunedì prossimo, 19 dicembre: da quel giorno dovrei riappropriarmi del tempo necessario per scrivere il blog con la cura che esso merita.
Mi scuso se vi siete collegati a vuoto nella settimana appena trascorsa.
 
A lunedì prossimo.
Alessandro
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
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Saturday 3 december 2011 6 03 /12 /Dic /2011 11:41

Mont

 

Nella serata di ieri, venerdì 2 dicembre, conclusiva per l'anno 2011, erano di scena vini di Montalcino e Montepulciano, questo quanto assaggiato:  
  
- Rosso di Montepulciano 2009 - Boscarelli 
- Vino Nobile di Montepulciano 2008 - Lunadoro 
- Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2007 - Le Berne  
 
- Rosso di Montalcino 2007 - Argiano 
- Brunello di Montalcino 2006 - Armilla
- Brunello di Montalcino Riserva 2004 - La Fortuna
                               
A voi che leggete, ed avete assaggiato, ogni commento
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Degustazioni - Community : Il mondo del vino
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Friday 2 december 2011 5 02 /12 /Dic /2011 10:47

titoli

La simpatica faccia di George Clooney era da poco sfumata quando sono iniziati i titoli di coda, con enunciati tutti gli attori e le maestranze che avevano collaborato alla realizzazione del film, titoli di coda che non esito a definire infiniti e chilometrici! C'è dentro di tutto: dall'aiuto dell'aiuto costumista, al terzo parrucchiere sino al grenssmaster.  
Nel bello della TV on-deman, dove anche i titoli di coda vengono trasmessi integralmente, mi sono accorto di questa infinita particolarità (al cinema mi alzo ed esco dalla sala, mentre nei film normalmente trasmessi in TV vengono puntualmente tagliati) ed ho subito pensato al vino (ma va? Che strano...) 
La domanda che mi sono posto è la seguente: ma perché di un film (magari di un cinepanettone) lo spettatore deve conoscere l'aiuto assistente della seconda videocamera ed io non posso conoscere (dalla retro etichetta) se non chi ha vendemmiato le viti per realizzare uno Chateau d'Yquem da 1,600 euro, almeno il capo cantiniere?
Che gloria ha il Master Carpenter di una boiata tipo Scary Movie rispetto al'agronomo di riferimento di Petrus?
Va bene che lo spazio è limitato, ma almeno nel sito....
Qualcuno dirà che il cinema è arte,a ma forse American Pie oppure Alex l'ariete sono opere d'arte? Più di una bottiglia di Romanée Conti?.
Abbiamo soluzioni limitate: o eliminiamo i titoli di coda dai film oppure metttimo in retro etichetta un po' di nomi! 
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Wednesday 30 november 2011 3 30 /11 /Nov /2011 20:40

SIM-ENO

Premetto che questo post è quasi una domanda che esprimo "a voce alta" più che un commento vero e proprio. 
Ed è una domanda che riguarda tutti gli enologi che prestano servizi di consulenza pluriaziendale, non certo (e non solo) il tecnico il cui stand, ritratto nella foto durante il SIMEI, ha generato in me tale domanda. 
 
In una esposizione fieristica di macchine enologiche ti aspetti di vedere pigiatrici, filtri, riempitrici, etichettatori e via di questo passo, già la presenza di stand complementari alla meccanica enologica (come, ad esempio, quelli di aziende produttrici di enzimi) possono apparire fuori luogo, immaginatevi pertanto quando mi sono ritrovato al cospetto dello stand di un noto enologo mio quasi compaesano (almeno come luogo di nascita lo è) in cui presentava i suoi servizi di consulenza.
Nulla di male, vi mancherebbe, (anzi, il fatto che uno si presenti a viso aperto è sempre motivo di grande rispetto) la cosa che però mi ha creato qualche dubbio...
Infatti mi sono chiesto come un enologo, personaggio che dovrebbe interpretare al meglio quella che è l'espressione di un territorio (il vino), possa prestare i suoi servizi di consulenza al primo che passa.... o quasi!
Esempio: se io fossi un produttore di vino e andassi al SIMEI per decidere l'acquisto di una pressa per la spremitura dell'uva nessuna importanza avrà il luogo dove questa viene realizzata e quello in cui poi andrà impiegata: se la macchina è stata progettata bene funzionerà bene ovunque!
Mi servirà un locale con pavimento piano ed uno spazio sufficiente, energia elettrica a 380 volt ma questa farà sempre il suo dovere, fosse realizzata a Signoressa ed utilizzata a Marlborough, Reims oppure Valdobbiadene. 
Ma se io ho un vigneto a Manduria e mi presento al SIMEI per chiedere la consulenza ad un enologo o ad un agronomo che abita a Maerne, quale vantaggio posso trarne?
Cosa può offrirmi questo tecnico in più rispetto ad un enologo o ad un agronomo che vive nei luoghi dove ci sono i miei vigneti?
Può conoscere la geografia, il terreno, le variazioni climatiche, ed il comportamento delle viti meglio di uno che in quelle zone ci vive?
Ed i sopraluoghi di uno, due, tre, cinque o dodici mesi possono colmare tali lacune?
Questo è il dubbio che ho avuto, ed è il dubbio che può avere ogni consumatore quando vede l'oramai impronunciabile Michel Roland (figura per altro simpaticissima), il flying winemeker ripreso in Mondovino...
E' una domanda che mi si è generata, ed a cui non ho dato ancora una esauriente risposta, potete essermi d'aiuto?
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 29 november 2011 2 29 /11 /Nov /2011 19:21

cibo

L'orologio dell'auto segnava le 7,45, e mi trovavo a Verona Sud, decisamente in perfetto orario sulla tabella di marcia che mi portava al SIMEI: il Salone Internazionale Macchine per l'Enologia e Imbottigliamento che si svolgeva a Milano.
Visto l'anticipo non trovavo nulla di meglio che fermarmi per una breve pausa allietata da un caffè, pertanto alla stazione di servizio posta immediatamente dopo il casello di Desenzano attuavo tale sosta. 
Simultaneamente al mio arrivo si arrestava una macchina da cui scendevano due ragazzi attorno ai trent'anni: viso aperto e fisico atletico, di struttura generata più da un lavoro impegnativo che non dalla cyclette e dai pesi sollevati in serata dopo essere rimasti seduti per otto ore di fronte ad un computer...
Al mio ingresso nell'autogrill la solita ressa che si trova in tale orario: una moltitudine di persone, senza nessun ordine, intente a porgere lo scontrino ai baristi per ottenere il cappuccino e la brioche, il caffè e la pastina oppure la fetta di torta ed il latte macchiato. Vista la confusione optavo per raggiungere la stazione successiva.
Mi colpiva però le figura di una coppia (padre e figlio ipotizzo) completamente isolati dalla confusione: questi si trovavano di fronte al bancone dei panini, deserto data l'ora, in attesa di ricevere i panini ordinati da poco.
Tempo dieci secondi ed a quella copia si affiancava quella formata dai due ragazzi che avevo visto scendere dalla macchina pochi attimi prima: scontrino alla mano ordinavano due panini e due bottigliette d'acqua.
"Però, pane e prosciutto - oppure formaggio - come colazione, altro che brioche e tortine artificiali... chiamali stupidi quei quattro, bisognerebbe imparare da loro..." ma il mio pensiero veniva interrotto dallo spintone di un distratto signore, e si concludeva lì, senza neanche darmi la possibilità di pensare cosa poteva accumunare tra loro le persone che avevo appena visto.
Tre ore più tardi, nei corridoi del SIMEI, ritrovavo la coppia padre/figlio intenta a guardare una piccola riempitrice, e se le mani sono il biglietto da visita le autentiche vanghe dell'uomo più anziano comunicavano il suo essere persona impegnata in prima persona nel campo oltre che in cantina.
Poco dopo, in uno stand dove esponevano una mastodontica vendemmiatrice, i due ragazzi. 
Ecco in cosa erano accomunate le 4 persone: non si può certo dire che l'uomo non sia ciò che mangia.
Da ieri ho detto addio a biscotti e brioche, mi sono convertito alla concretezza contadina della colazione a base di pane e salame!
 
AC
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Monday 28 november 2011 1 28 /11 /Nov /2011 22:07

Bisol

So bene che per più di qualche appassionato le parole "Prosecco" e "Verticale" possiedono, quando accostate, tutti i significati del mondo tranne quella di degustazione Verticale....
Per molti il Prosecco può essere un vino a trama verticale, può provenire da vigneti piantumati su colline così ripide da sembrare posti in verticale, e quelli stessi vigneti possono avere un sesto d'impianto a ritocchino, quindi seguendo il profilo verticale, o magari la bottiglia può essere conservata facilmente in verticale, ma le parole Prosecco e degustazione verticale sembrano essere inconciliabili tra loro, al punto di far sembrare la frase "effettuare una degustazione verticale di Prosecco" un ossimoro!
Eppure non è assolutamente così, neanche quando gli anni che distanziano tale verticale sono parecchi, come ha dimostrato ad alcuni giornalisti e blogger, tra cui chi scrive, Paolo Bisol, titolare della Cantina Ruggeri di Valdobbiadene
Nella giornata di mercoledì 23 novembre ci ha ospitati, assieme ai figli Isabella e Giustino, presso il ristorante La Montecchia, per una verticale di uno dei suoi vini più prestigiosi: lo spumante extra dry Giustino B., metodo Charmat.
Il Giustino B. è spumante prodotto per la prima volta con la vendemmia 1995, ed imbottigliato nel giugno 1996, per festeggiare i 50 anni di lavoro nel mondo del vino di Giustino Bisol, padre di Paolo, il quale aveva iniziato la sua attività nel lontano 1946 presso la cantina paterna. 
La verticale prevedeva sei annate: 2010; 2008; 2005; 2004; 2003 e 1996.
L'atmosfera rilassata e piacevole, grazie anche all'ottima interpretazione di Nicola Frasson, il quale ha rinunciato a condurre la degustazione nel modo canonico per intraprendere una più fruttuosa (per noi che ascoltavamo) chiacchierata-intervista con Paolo Bisol, ha permesso di sviscerare al meglio le annate proposte.
Molto corrispondenti all'andamento climatico i vini che mi sono ritrovato nel bicchiere: purtroppo si accusa il metodo charmat di generare uno spumante più figlio della tecnica di produzione che non del territorio di provenienza o dell'annata che lo genera, invece il Giustino B. era aderente come non mai all'anno che lo ha generato! (e alle terre da cui nasce)
Il 2010 era fresco e fragrante come le temperature di cui abbiamo goduto in quell'anno, il 2008 vagava su percorsi più accesi come accese erano le escursioni termiche di quella fine estate, il 2003, pur godendo di una piacevolezza insospettabile rispetto al previsto, si presentava opulento e diverso come il torrido luglio che abbiamo sofferto, mentre il 2004 Annus Mirabilis per la viticoltura Valdobbiadenese (e non solo per quella) era l'apoteosi: vino che andava oltre lo spumante che assaggiavamo, fresco come l'ottobre della vendemmia e pieno come i carri vendemmia dei contadini impegnati nel raccogliere l'uva*, ma il vero miracolo l'ho ritrovato nel 1996... 14 anni di bottiglia assolutamente non percepibili!
Fiori gialli e miele al naso, corpo pieno ed effervescenza mirabile, gusto non più, ovviamente, caratterizzato da note fresche ed acidule e da sentori come pera e mela che il Prosecco normalmente offre, bensì su sentori leggermente abboccati della composta di frutta, mai comunque esagerati o fuori origine.
Al più poteva sembrare un ottimo metodo classico rimasto per 10-11 anni sui lieviti e sboccato da 36-48 mesi, non certo uno Charmat di 14 anni....
Sono grato a Paolo per avermi permesso, nel caso ne avessi avuto dubbi, di ricordare che il vino, quando viene prodotto partendo da uve eccelse e lavorato in modo appropriato, è solo il risultato di un territorio e di un millesimo, e non della tecnica di produzione!
 
P.S. l'asterisco che segue il 2004 lo dimostra: in quell'anno il raccolto è andato oltre ogni più fervida speranza per quanto concerne le rese quantitative, eppure l'uva era eccellente, con elevata acidità ed aromaticità unica, ed ha fornito il miglior vino del decennio.
Questo dimostra che solo la natura decide cosa può generare una grande annata!
(che, al limite, il vignuaiuolo può rovinare...) 
 
AC
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Wednesday 23 november 2011 3 23 /11 /Nov /2011 09:39

Zuppa

La tentazione era quella di scrivere "ho trascorso un lungo weekend tra Montalcino e Montepulciano, per questo negli ultimi giorni non ho pubblicato nulla", ma a ben pensaci tre o quattro giorni, quando ti diverti e sei in compagnia dei tuoi migliori amici, diventa un tempo brevissimo, anzi, meno.... 
 
"Andrea, e per andare a mangiare quali locali ci consigli?"
Udendo per la quinta volta tale domanda, Andrea Natalini, nostro anfitrione, ma soprattutto eccellente produttore di Nobile di Montepulciano con la cantina Le Berne, aveva compreso che la nostra visita volgeva al termine... dopo aver assaggiato e riassaggiato il suo Rosso, il Nobile ed il Nobile Riserva, nonché delle prove di vinificazione di vini non ancora in commercio, ed aver consumato il suo fantastico olio (fantastico è termine ancora insufficiente) i nostri stomaci reclamavano cibo.
Andrea, dopo averci riflettuto, ci consigliava più di un locale, sia a Montepulciano che nei dintorni, e con quella profonda gentilezza che i toscani hanno (che tanto stride con il loro modo burbero presente in superficie) ci prenotava il locale per il desinare. "Fra i vari posti che vi consiglio qui attorno provate questo, questo e questo....", e di uno, l'ultimo, mi aveva colpito il nome: La Solita Zuppa.
E per quello strano meccanismo che il cervello compie, oramai mi ero fissato dovesse essere la meta della nostra cena.
Non vi racconterò i piatti che si possono mangiare a La Solita Zuppa: i piatti sono come i vini, si possono consigliare o sconsigliare ma la descrizione è sempre castrante per chi la legge: se il vino (o il piatto) è buono non puoi che provare invidia, se il vino (o il piatto) è cattivo non comprendi sino in fondo il perché di tale giudizio, se il vino (e sempre il piatto) è mediocre... a che serve descriverlo? 
Comunque sia i piatti non ve li racconterò, per quanto sopra e perché la mia capacità di descrizione non sarebbe sufficiente nel renderne valore, io voglio parlarvi brevemente di Roberto e Luana, i simpatici, affabili (nel senso più positivo) e cortesissimi proprietari dell'osteria La Solita Zuppa, i quali non lesinano un sorriso, un consiglio, una premura alla prima richiesta.
Mi capita poche volte di sentire descrivere un piatto con la stessa passione che un vignaiolo pone quando racconta il terreno che coltiva, quando descrive le viti che pota, quanto narra l'uva che raccoglie, bene Roberto e Luana sono come dei viticoltori: ti spiegano origine, ingredienti, il perché di quel piatto e soprattutto perché loro lo propongono.
Le fantastiche zuppe risultano di pari piacevolezza al racconto che le accompagna, ed essendo veramente molto buone (sono il piatto che prediligo in assoluto, sia nel preparare che nel consumare, quindi credo di esprimere tale parere con cognizione di causa) ciò significa che il racconto non lo si può perdere: ne è parte integrante, inseparabile!
Poche ore di permanenza mi hanno permesso di comprendere la giovialità con cui gli avventori salutavano i proprietari: in poco tempo ti senti a casa tua, coccolato ed assistito come sempre dovrebbe essere in un Osteria degna di questo nome.
Se poi aggiungete la bellezza di Chiusi, splendido paese che accoglie questo locale, il piacere viene portato al culmine.
Se nel prossimo periodo sarete in zona Montepulciano-Montalcino, non esitate ad accettare il mio consiglio: la Solita Zuppa è l'esatto contrario del suo nome.
 
P.S. Se per una volta non ho parlato di vino il motivo è semplice: il locale meritava oltre la monotematicità di questo blog!
La Solita Zuppa, Via Porsenna 12, Chiusi (SI) Tel. 0578.21006
 
AC
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Thursday 17 november 2011 4 17 /11 /Nov /2011 09:15

solfiti

"Vede Alessandro, in modo onesto io e mio marito abbiamo perso un po' di quell'amore che avevamo per il vino: sino a 7-8 anni fa eravamo più propensi a girare, curiosare, assaggiare, adesso il vino è troppa moda e poca passione. Prezzi esagerati e qualità non proporzionata... Eppoi non c'è più il vino in cui sentivi l'uva (c'è ancora signora, c'è ancora, molto più che dieci anni fa, e questo vale anche per il rapporto prezzo-qualità nda), adesso è troppa tecnica. Basta vedere il discorso solfiti: adesso bevo un vino e mi viene subito mal di testa, ma perché mai da qualche anno ne permettono l'uso? Me lo sa dire?"
Questa la frase, parola più, parola meno, pronunciata qualche sera fa al termine di una degustazione, da una simpatica (ed un po' troppo convinta) signora vicentina.
E di frasi simili ne sento parecchie.
Ed io cosa posso rispondere?
Che i solfiti utilizzati sono impiegati in modo regolamento e meno massiccio di quando la sinora si è accostata al vino? 
Che dieci anni fa i solfiti erano utilizzati in identica maniera a quella attuale ma non vi era obbligo di scriverlo in etichetta?
(anzi, oggi se ne impiegano quantità minori e con maggior ricerca nel ridurne l'impiego, visto l'approccio più ragionato tanto in vigna quanto in cantina).
Semplicemente, mancando l'obbligo di scrittura, lei non ne conosceva l'utilizzo....
Allora mi rendo conto che posso solo ribadire il famoso proverbio: "occhio non vede, cuore non duole."
 
(In quanto al mal di testa.... ne parliamo domani!)
AC
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Tuesday 15 november 2011 2 15 /11 /Nov /2011 13:37
ROCredo che la mia più grande fortuna, nell'ambito vino, risieda nel fatto di essere ottimo amico, o almeno ottimo conoscente (ottimo nell'interezza di tale termine), di moltissimi produttori di vino: amicizia e conoscenze che mi permettono di visitare e vivere le loro aziende nella quotidianità effettiva, ovvero ben al di fuori di quelle che io chiamo "situazioni e visite istituzionali".
PAI(Nel mio modo di vivere le "visite istituzionali" sono tutte quelle occasioni in cui tu sai di avere un ospite e quindi ti prepari - e prepari i luoghi dove vivi - per tale evenienza).
Questa grande fortuna mi permette di cogliere aspetti spesso riservati, o meglio non pubblicizzati: di come viene condotto il lavoro in vigna, in cantina, in imbottigliamento ed altro, ma oggi voglio concentrarmi sulla quotidianità, ovvero su "come vive un produttore di vino".
Un produttore di vino vive come tutte le altre persone (magari un po' meglio visto che il vino ha il potere di bandire gli affanni): dorme, di media, in un letto, fa colazione, pranza e cena (di media) come ogni altro essere umano, si lava e si veste, si diverte come noi tutti, impreca per gli insoluti e gioisce per un sorriso quando un consumatore si dice soddisfatto del vino assaggiato.
L'unica differenza con noi consumatori riguarda la grandine: noi ci arrabbiamo perché l'eventuale grandinata ci ammacca la macchina, mentre ad un viticoltore, in tale frangente,nulla tange dell'automobile: ben altri sono i pensieri....   
Se scrivo quanto sopra è perche trovo, in modo sincero, oramai stantio e superato l'iconografia che accompagna gli inserti pubblicitario e i servizi giornalistiche che compaiono nelle riviste enoiche: il produttore di grandi vini rossi è sempre ritratto in cantina con mega bicchiere oppure appoggiato alle barrique, il produttore di bollicine all'interno di una villa oppure in elegante camicia, con maniche rigorosamente arrotolate, mentre guarda le collina ammantate di vigneti, il produttore biodinamico a fianco del cavallo con cui ara (?) le sue tenute, o più in generale compare la foto del vigneron con bottiglia nel bel mezzo del vigneto (ed io non conosco un produttore che sia uno che passeggia per le viti con in mano una bottiglia del suo vino), finché beve o annusa un calice e via di questo passo....
Prova ne sono le due foto a corredo di questo post: la prima ritrae Alfredo e Luca Roagna, fantastici viticoltori delle Langhe, la seconda Alice Paillard, figlia di quel Bruno che delizia i nostri palati con uno Champagne di indubbia personalità!
Infatti mi sono ritrovato nel cercare notizie su questi due produttori dopo aver letto un servizio su Nec Plus Ultra di Paillard pubblicato del bravo Franco Ziliani, e dopo aver partecipato ad una degustazione di Crichet Pajè prodotto da Roagna, e le foto ritrovate in internet mi hanno lasciato basito... ma vi sembra possibile che per sottolineare la naturalità e l'integrità dei vini di Roagna si debba ricorrere ad una foto di loro che escono dal vigneto nelle condizioni in cui di certo non si vestono nella quotidianità?
E la foto della bella Alice Paillard, impegnata nel controllare i propri vigneti è forse raccolta nella normalità? E' sua abitudine girare per vigneti con tailleur e scarpe eleganti?
Non ci credo... neanche se la vedo dal vivo!
Bisogna sottolineare l'aspetto rurale delle langhe nel primo caso, e la fama di vino di classe nel secondo....  .
Certo, qualcuno dirà "ma sono solo fotografia, fanno coreografia...." ed è qui il punto: se non cominciamo a vivere il vino con più realtà e meno coreografia la confusione nel consumatore finale crescerà sempre di più!
 
AC
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Monday 14 november 2011 1 14 /11 /Nov /2011 09:04

blog

Lo ammetto: quest'anno i periodi di improvvisa sparizione di ogni mio intervento e post è cosa che si è ripetuta spesso (troppo spesso) e per troppo tempo...
Come ben sa chi di voi mi legge con una assiduità questo blog lo scrivo esclusivamente nel tempo libero (che, ahimè, è sempre meno) ma questa volta i miei quindici giorni di assenza sono dovuti al blog stesso, per questo ritengo doveroso spiegarne a voi tutti il motivo.
Questo blog è nato in modo un po' strano: doveva essere uno strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori, specie di quanto si degusta nel corso della riunione del primo venerdì del mese, e solo secondariamente come punto di riflessione sul vino espressa da chi lo cura (il sottoscritto).
Qualcuno obbietterà che forse era meglio se fosse nato come forum, ma non avendo io le competenze per costruire un forum ho ripiegato su di un più semplice (dal punto di vista della struttura informatica) blog.
Solo che il blog è stato interpretato, grazie alla vostra cortesia nel seguirlo, sempre più come tale e sempre meno come forum, al punto che il numero dei lettori ha in breve superato il numero stesso dei soci e dei simpatizzanti del Circolo: i primi 6 lettori (certamente tutti soci) sono cresciuti sino a raggiungere, sei mesi dopo la nascita, la media dei 500 lettori e trasformarsi poi, a distanza di due anni e mezza, nell'attuale numero di oltre 7.000 lettori con punte anche doppie e più, come nel caso della ripubblicazioni dell'articolo della Drosophila Suzukii da parte di tanti colleghi blogger (che ringrazio ancora), vedi qui!
E questo sempre a fronte dei 100 soci che compongono il nostro Circolo.
Ovvio che un numero di lettori simili non mi permetta più di concepire questo blog come ho fatto sin'ora: per quanto io cerchi di essere imparziale ed asettico è ovvio che la pubblicazione quotidiana, sia sempre più il mio punto di vista e sempre meno un "pensiero comune" del Circolo stesso: se riuscissi a fare ciò sarei un mago della democrazia...  
D'altra parte un blog è, per stessa definizione, un diario digitale: in informatica un blog è un sito web gestito da una persona o da un ente, in cui l'autore (blogger) pubblica più o meno periodicamente i propri pensieri, opinioni, riflessioni e considerazioni. Come, per l'appunto, una sorta di diario digitale.
Ammetto che il direttivo del Circolo non ha mai avuto la minima ingerenza su quanto pubblico, ma sono io che mi sento a disagio nei loro confronti, e pertanto ho deciso di dare una netta svolta al blog ed alla comunicazione.
Pur mantenendo (con piacere e con onore) il riferimento per cui è nato, nel prossimo periodo farò una profonda rivisitazione dei riferimenti, della grafica e dei contenuti, in modo tale che chi mi segue possa comprendere che ogni giudizio, pensiero o parere espresso è solo frutto del mio pensiero e del mio modo di interpretare il vino (e quindi, quando negativo, addebitabile solo al sottoscritto).
Devo ancora decidere se cambierò nome, indirizzo o altro, per adesso posso solo dire che questi quindici giorni mi hanno permesso di comprendere come io non possa più trincerarmi dietro ad una sigla e ad un simbolo, e che correttamente debba adoperarmi per risolvere tale incongruenza.  
Sino a fine anno (oramai manca poco) cercherò di essere il più duttile ed asettico possibile, dopo di che nascerà un "nuovo" blog.
Mi scuso con tutti, con coloro che si sono collegati a vuoto in queste due settimane, ma la decisione meritava una profonda e corretta riflessione.
Da domani cercherò di applicare (seriamente) la cadenza quotidiana di pubblicazione.
 
Alessandro
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Tuesday 8 november 2011 2 08 /11 /Nov /2011 14:20

zonta1

 

Nella serata di venerdì 4 novembre, ospiti Adriano e Stefano Zonta dell'azienda Agricola Due Santi di Bassano del Grappa (VI), abbiamo assaggiato i seguenti vini: 
 
- Campo dei fiori 2010
- Breganze Cabernet 2007
- Breganze Cabernet 2008
- Cabernet Due Santi 2007
- Cabernet Due Santi 2008
- Cabernet Due Santi 2000
 
A voi che leggete, ed avete assaggiato, ogni commento

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Wednesday 2 november 2011 3 02 /11 /Nov /2011 11:44

 

porthos36

Si è parlato molto, prima e dopo la serata, della verticale dei vini di Gravner condotta da Sandro Sangiorgi e organizzata dal Circolo dei Saggi Bevitori di Asolo. Molti interrogativi, molti dubbi.

Tante le adesioni ma anche le persone che non hanno avuto accesso alla serata, magari perché arrivati troppo tardi alla prenotazione e chi purtroppo, perché oggi spendere 80 euro per una degustazione è un grande sacrificio. Il Circolo dei Saggi Bevitori aveva programmato la serata da tempo, con l’intento preciso di metterci tutti in discussione come appassionati e come degustatori. Serviva un vino che creasse dibattito e una persona che sapesse dibattere: Gravner e Sangiorgi risultava il binomio più adatto. Il vignaiolo di Oslavia, da sempre, divide gli appassionati da chi proprio non lo comprende a chi non ne condivide la scelta enologica. Sandro Sangiorgi che, sin dalla fondazione di Porthos nel 1999, segue il percorso dei vini naturali, ha condotto la degustazione attraverso uno schema degustativo insolito per chi è abituato a ingabbiare le sensazioni gusto-ofattive in schede tecniche. Una degustazione a cuore aperto lasciando che le emozioni e la parte più profonda di noi stessi avessero la possibilità di cogliere ogni sfumatura, ogni angolazione di questi vini enigmatici. Prima dell’inizio della degustazione sono stati svelati i vini in modo tale da rimanere ancora più lucidi nel giudizio.Credo che il primo vino, la Ribolla, sia stata la tipologia più vicina ai presenti per eleganza e finezza olfattiva. La 2002 ha una spinta notevole anche se, a mio avviso, evidenzia una freddezza inspiegabile; è solare ma poco comunicativa e lo dimostra la chiusura “assolutistica”. La 2004 è invece inizialmente ermetica, caratteristica che perde con la permanenza del bicchiere mentre in bocca è delicata, continua, persistente. La Ribolla 2005 è raggiante al naso, dolce e ben disposta con note suadenti di frutta candita. Si evolve cambiando continuamente direzione, in bocca è austera e si percepiscono note iodate: davvero un grande vino anche se è come se fosse un’opera incompiuta. Il Breg 1998 è uno dei primi vini sul mercato prodotti con una lunga macerazione. Allora questa scelta non fu capita, dalla stampa in particolare, quella stessa stampa dalla quale oggi Gravner riceve i premi. Il primo Breg ha diviso gli animi in sede di degustazione: molti non lo hanno amato avendolo trovato eccessivamente rustico, alcuni addirittura con note di Brettanomyces troppo evidenti. Per quanto mi riguarda è stato il migliore della batteria ma sono stato uno dei pochi a pensarla così. Il Breg Anfora 2002, figlio in una stagione molto difficile, è risultato tuttavia un vino molto di territoriale. Il 2004, vendemmiato molto tardi, quasi a novembre subendo alcuni attacchi di Botrytis, in degustazione non è riuscito ad arrivare fino in fondo e non l’ho amato particolarmente. La presenza del distillatore Vittorio “Gianni” Capovilla che conosce molto bene Josko e ne distilla le vinacce, è stata il valore aggiunto: i suoi giudizi approfonditi e legati a una profonda conoscenza dei vini si basavano sull’esperienza delle degustazioni fatte direttamente in cantina. Entusiasmante la degustazione dei distillati di Breg e di Ribolla, realizzati nel rispetto totale della materia prima hanno rievocato le caratteristiche principali dei vini. La rusticità del Breg era affiancato alla nobiltà e all’eleganza olfattivo-gustativa della Ribolla. Rimane una riflessione a fine serata, un inaspettato senso di vuoto. Ho degustato con la mente e il cuore liberi, avvolto dall’incanto di un produttore che ho sempre amato ma il tentativo di non farmi condizionare dal giudizio, dalla conduzione e dalla sala non è bastato.

Gianpaolo Giacobbo

* Articolo pubblicato sul numero 36 della rivista Porthos, ed a firma di Gianpaolo Giacobbo. Ricevo da lui l'autorizzazione per pubblicare tale articolo su questo blog.

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Novità nel mondo vino - Community : Il mondo del vino
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