Mercoledì 3 marzo 2010 3 03 /03 /2010 18:02
Carpene-Malvolti-300x300
La notizia era nell'aria da tempo (almeno nel Valdobbiadenese), anzi era data per certa, e l'epilogo lo dimostra: Carpene’ Malvolti, marchio storico e prestigioso nel mondo del Prosecco ha siglato un contratto di partnership con quello che, dimensionalmente parlando, è il numero uno della produzione e distribuzione del vino Italiano, il GIV! (Gruppo Italiano Vini).
L'accordo prevede, già dal prossimo 21 aprile, la distribuzione sull'intero mercato nazionale di tutti i prodotti a marchio Carpenè, tanto nel mercato distributivo - GDO quanto in quello horeca.
Carpenè Malvolti è famiglia - azienda che ha fatto la storia del Prosecco: presente sin 1868 ha avuto il merito di vedere alla propria guida quattro generazioni di persone innamorate del loro vino, che sempre si sono proposte ed adoperate per migliorare l'immagine e qualità del loro prodotto, con indiscusso vantaggio dell'intero comprensorio! 
Molti mie amici viticoltori, loro conferitori d'uve, mi hanno parlato dell'esemplare rapporto che li lega: l'azienda Carpenè ha sempre scelto da loro le uve migliori (e solo quelle delle zone più vocate) corrispondendo il corretto prezzo di mercato senza mai rincorrere il prezzo al ribasso, anzi invogliando la ricerca della qualità in vigna, con premi economici in caso di più attente selezioni.
Questa è cosa che  mi fa enorme piacere ma non mi sorprende: Carpenè è azienda a controllo completamente familiare, ed i 22 milioni di euro di fatturato uniti alla correttezza da uomo vecchio stampo di Etile Carpenè, possono (o potevano) permettere tale scelta.
Mi chiedo se adesso, con i 290 milioni di fatturato di GIV e l'aggressività commerciale che questa vanta sul mercato, ci sarà ancora tale strategia!
Ai posteri l'ardua sentenza.
 
AC 
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Mercoledì 3 marzo 2010 3 03 /03 /2010 17:53
TornoSubito
Ieri ed oggi dovevo, quanto meno, appendere il classico cartello del "torno subito"....
Come scritto tempo addietro mi faccio onore nello scrivere quotidianemnte il post: non fosse altro che per rispetto che devo alle tante persone che impiegano una piccola parte del loro tempo libero per leggere questo blog.
L'essere sempre presente è infatti il mio modo per dire grazie.

Purtroppo ieri non ci sono riuscito: la prossima volta mi ricorderò di appendere il cartello del "torno subito".
Scusate l'assenza.
Alessandro
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
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Lunedì 1 marzo 2010 1 01 /03 /2010 14:06
serranda.jpg
Non mi piacciono molto quei blog a tema in cui gli autori si abbandonano a commenti su tutto ciò che li circonda, escluso il tema che dovrebbero caratterizzare il loro blog. Mi spiego meglio: in un blog di vino si dovrebbe scrivere di vino e di cose affini al vino, non di politica, calcio, cinema, o costume e società!
Un blog ad indirizzo culinario deve scrivere di cibo e di quanto sta vicino al mondo del cibo, non dello spettacolo di Fiorello, del derby Roma-Lazio o della mostra sul Caravaggio, altrimenti che blog a tema è?
Ma per una volta, una volta solo, permettetemi di abbassare la saracinesca del vino e di parlare di qualcosa che centra poco, anzi quasi nulla. con il vino: il terremoto avvenuto in Cile!
Non voglio fare inutile demagogia o provare finta pietà, voglio solo ricordare un incontro avvenuto tra il 1995 ed il 1999 (neanche l'anno preciso ricordo) durante il Vinitaly.
I miei vicini di stand erano i Cileni dell'azienda Vina Santa Carolina, ricordo il nome con precisione perchè in cantina ho ancora il grande pannello fotografico che mi hanno regalato a fine manifestazione, e quindi il nome non posso dimenticarlo... mentre non ricordo affatto il nome di uno dei ragazzi presenti in stand: Pablo, Pedro o forse Raoul...  quell'incontro rientrava nelle molteplici conoscenze che hai per lavoro, e sai fin dal primo momento che la persona con cui stai parlando, quasi certamente, non la rivedrai mai più per il resto della tua vita, quindi eviti di memorizzare oltre il dovuto.
Pedro-Pablo-o-forse-Raoul era più o meno mio coetaneo, ed era quasi naturale che nel primo momento "vuoto" di lavoro ci si ritrovasse, fronte stand, a parlare di vino. Il fronte stand che presto divenì stand con bicchieri, bottiglie annessi e connessi.
Problemi di lingua nessuno: mediocre l'inglese dell'amico cileno, molto peggio il mio, dopo mezz'ora lui parlava un lento spagnolo che io capivo (credo) perfettamente ed a cui rispondevo in dialetto veneto, il tutto faceva un po' film di Totò, ma l'importante era capirsi!
Di Pedro-Pablo-o-forse-Raoul però ricordo perfettamente tre cose: la simpatia, il viso (la memoria visiva vince sempre...) e la città di provenienza: Concepciòn, nome troppo unico da dimenticare.
Quella Concepècion di cui tutti abbiamo sentito parlare in ogni telegiornale delle ultime 36 ore...
Non so dove tu sia Pedro-Pablo-o-forse-Raoul, mi auguro la buona sorta abbia risparmiato la tua persona, la tua famiglia, i tuoi affetti, abbiamo diviso qualche bicchiere di vino ed una risata in un Vinitaly di 10 o 15 anni fa, e per questo oggi non mi andava di scrivere di altre, magari superflue, cose che riguardano il nostro mondo.
Anche se tu non lo saprai mai, quando ho letto sul televideo lo frase "epicentro città di Conception", ho infantilmente incrociato le dita per te, è un gesto inutile e scaramantico, ma magari per una volta.... 
Alessandro
 
AC 
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Venerdì 26 febbraio 2010 5 26 /02 /2010 15:27
web advertising
Ripetitività e scarsa voglia di analisi oggi in rete, nei siti che parlano di vino.... ..
Infatti molti di quelli visitati stamane hanno un solo argomento in discussione: il prezzo finale del vino italiano (in bottiglia) sui mercati esteri!
Quasi in forma fotocopia uno dell'altro (non ci credete? leggete qui, qui, e qui ) abitudine che per fortuna nei wineblog non esiste, chi scrive ci comunica che il vino Italiano raggiunge nei mercati estero con dei prezzi che rasenta la decuplicazione!
Per carità cosa importante da appendere: sapere che il nostro prodotto incontra resistenze alla penetrazione di mercato per motivi riconducibili all'elevato prezzo è cosa che può interessare noi tutti, (e che ci conforta rispetto all'apprendere che il consumo è limitato per scarsa qualità o pessima nomea) ma una volta appreso ciò qual'è il motivo? Eccesso di ricarico da parte dell'importatore? Follia dell'esportatore? No, i prezzi finali sono dovuti semplicemente a spese di spedizione e trasporto, dazi doganali oppure alle accise presenti sul vino che noi (fortunatamente) non abbiamo!
Valeva la pena di "fotocopiarsi" l'articolo l'uno con l'altro per renderci edotti di ciò? Sarebbe come se un giornale Texano scrivesse "in Italia la benzina costa un occhio della testa perché lo Stato Italiano applica un'accisa di 95 centesimi per litro, più Iva!
Siamo seri, sapere che un vino Italiano costa a New York il doppio o il triplo di quanto costa in Italia perché ci sono spese di trasporto e di distribuzione (spedizione al porto, dogana, nave, dogana, inoltro e distribuzione in uno stato lungo oltre 4.000 chilometri) non è uno scandalo, lo scandalo è quando io vado in Francia, magari in Loira, e compero un vino a 10 euro in enoteca e poi quel vino, importato dal bravissimo e rivoluzionario signore di .... che ha creato il nuovo modo di bere vino naturale, viene distribuito in Italia (a mille chilometri di distanza) al quadruplo di quanto l'ho pagato io, ovviamente prezzo ingrosso franco enoteca, Iva esclusa!
Questo è uno scandalo, altro che!

AC
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Giovedì 25 febbraio 2010 4 25 /02 /2010 15:48
mercante

Il Prosecco DOCG è oramai fatto (anzi quasi fatto: i produttori sono pronti, ma le istituzione molto meno...), adesso si tratta di venderlo, magari in modo giustamente remunerativo. Ed a tale proposito mi stupisco della e.mail giunta ad un mio amico, correttissimo e bravo produttore di Prosecco nel Valdobbiadenese, in cui un procacciatore estero (le cui credenziali sono confortanti tanto per serietà quanto per gli anni di lavoro accumulati in Italia) chiede disponibilità e condizioni per la fornitura di tre spumanti: Valdobbiadene spumante DOCG o Prosecco Treviso DOC in bottiglia da 0,750 ed in mezzo bottiglia, e stesso prodotto da uve biologiche.                                                     Il tutto per un totale quantitativo di 700.000 bottiglie, numero notevole e di sicuro interesse, ma che non giustifica certo il range di prezzi proposti che mortificano un Prosecco autenticamente di Valdobbiadene, anzi mortificano anche un Prosecco di pianura se prodotto con un minimo di attenzione! Per un mercato di alta disponibilità, come quello Svedese, si chiedono quotazioni comprese tra gli 1,60 e gli 1,90 euro a bottiglia per lo spumante da cl 75, mentre per la bottiglia da 375 si arriva ad offrire da 0,70 siano ad 1 euro a bottiglia, praticamente come una bottiglietta di acqua minerale in plastica! Forse, adesso che si è fatto il Prosecco DOCG, sarebbe il caso di "fare" i commercianti, perchè questi sono autentici mercanti, nel senso dispregiativo della parola!! AC
Questa la mail (nda ho omesso nomi, indirizzi e numeri di tender per rispetto della privacy ed ho corretto alcuni errori ortografici riconducibili alla diversa lingua del mittente, che comunque scrive in ottimo Italiano)

Egr. Sig. xxxxx ,
Mi chiamo xxxx xxxxx e lavoro per la ditta xxxx xxxx, sono alla ricerca di vini Italiani per i mercati Scandinavi. Per una gara indetta da un'azienda aderente al Monopolio di Svezia un nostro importatore cerca Prosecco DOC/DOCG: uno spumante secco, fruttato e vivace, con gusto di pera, mela e limone. Con questo Prosecco vogliono partecipare alla gara del Monopolio, per avere la possibilità di vincere e vendere il vostro Prosecco nel mercato Svedese.
Questo sono le l'informazione per i Tender del Prosecco, che saranno tre: uno è da 750ml (tender n° ----- ), uno è da 375ml (tender n° -----) ed uno per del Prosecco da coltivazione biologica, da 750ml (tender n° ----- ).
I tender -----, ------ e ------ devono essere di Prosecco DOCG o DOC. Parliamo di 400.000 bottiglie da 750 ml come proposta nell offerta del tender -----.  Per il tender ----- parliamo di 150 000 bottiglie da 375 ml. Il monopolio ha pensato vendere le bottiglie piccole assieme alle bottiglie grandi. Con questi numeri di bottiglie dobbiamo ipotizzare che si debba lavorare assieme ad altri produttori. Per il tender ----- parliamo di 170 000 bottiglie di 750 ml, con BIO-certificazione scritto in 'etichetta.
Per partecipare a questa gara dovete fornirmi i dati sotto riportati per ogni tender, poi manderemo pl'offerta al'importatore, prima del 12 marzo:

- Nome del vino -Gradi alcolici -Zucchero gr/l -Acidità gr/l -Bottiglie per cartone -Quantità disponibile per l'annata attuale -Quantità disponibile per la prossima annata -La quantità che produce ogni anno -La quantità che potrei garantire durante il tempo dal'offerta (12 marzo) al eventuale ordine e spedizione (12 maggio) -La quantità che potete fare da quella vasca dove prendete i campioni per mandare un eventuale degustazione per monopolio in Svezia –Prezzo –Annata -Varietà di uve -Tempo di maturazione -Indirizzo di carico:

Abbiamo bisogno di una foto per ogni bottiglia con l'etichette, o solo sul'etichette, da mandare al'importatore.

Per il prezzo delle grande bottiglie (tender 61182) possiamo parlare di un intervallo di 1.60 - 1.90 euro, incluso nostra provvigione. Per il prezzo delle piccole bottiglie (tender 61183) possiamo parlare di un intervallo di 0.70 - 1.00 euro, incluso nostra provvigione. Per il prezzo delle grande bottiglie (tender 61184) biologico possiamo parlare di un intervallo di 2.00 - 2.45 euro, incluso nostra provvigione. 
Devo spedire l'offerta al'importatore prima del 12 marzo. L'offerta dovrebbe essere valido al 12 maggio.
Chiamatemi volentieri se volete qualche chiarimento. .
Aspetto vostro risposta con grande attesa,
Cordiali saluti,

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Mercoledì 24 febbraio 2010 3 24 /02 /2010 14:28
sos-001Ancora oggi sto pensando all'assurda idea, formulata da Coldiretti, riguardo ai vini biologici: dimezzare, e quanto prima eliminare, l'utilizzo della solforosa da suddetti vini quale segno distintivo tra  vini tradizionali ed i biologici
Gia da prima di apprendere questa "genialata" ero convinto che in Coldiretti la mano destra non sapesse cosa stesse facendo la sinistra, ma adesso ne ho avuto la prova!
Questo infatti è il (s)ragionamento di Coldiretti: "il vino biologico deve essere prodotto solo nelle aree vocate dove sussistono effettivamente i requisiti per garantirne gli standard di qualità e tipicità in quanto, proprio sul piano delle prospettive di mercato, occorre offrire al consumatore un vino che si differenzi nettamente da quello convenzionale altrimenti è molto difficile che possa incontrare il favore di un significativo numero di estimatori visti i vini di eccellenza che già sono ampiamente diffusi e conosciuti nel mondo. Oltretutto l’osservanza da parte del produttore, in vigna, delle buone pratiche agronomiche, inclusa la scelta delle varietà più adatte all’area di produzione, consente di ottenere uve di elevata qualità per i cui nel processo di vinificazione si riduce la necessità di ricorre ad additivi o processi di lavorazione che si tradurrebbero in una forzatura del metodo di produzione biologico".
Qualcuno mi spiega cosa centra la parte finale di questo (s)ragionamento con l'utilizzo dei solfiti?
E infatti possibile rinunciare, pur producendo in aree adatte, con uve di altissima qualità e lavorando con cura certosina, totalmente ed in modo precostituito, all'utilizzo della solforosa?No, assolutamente!
Magari ci sarà il momento in cui potrai farne a meno (anche se personalmente non credo) ma non puoi rinunciare a priori solo per rientrare in una convenzione!
Anzi, tale idea servirà solo nell' instillare, a qualche persona meno edotta, l'idea che il vino prodotto con "solfiti aggiunti" sia un vino "chimico" mentre quello privo di solforosa (e magari cattivo) sia il "genuino"
Sarei poi curioso, vista la mia passione, chiedere quale metrica si adotterà per i grandi vini dolci: aboliremo la produzione di tale tipologia nelle aziende biologiche geniali signori della Coldiretti?
Grandissimi produttori ed aziende come Marcell Deiss, Didier Dagueneau (purtroppo oggi i suoi eredi), Mark Angeli, Renè Renou, Zind Humbrecht, Pierre Bisè, Medevillè (Chateau Gillette) e centinaia di altri produttori tra i migliori al mondo, tutti rigorosamente biologici se non addirittura biodinamici (anzi, produttori che lavoravano in biologico quando in Coldiretti neanche sapevano il significato di tale parola) che faranno?
Produrranno vini convenzionali?
Potrei continuare all'infinito questo scritto per dimostrare quanto la proposta sia sciocca se non addirittura stupida, ma ho già capito che sarebbe solo tempo inutilmente perso.
Complimenti ancora per la splendida trovata! 

AC 
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Martedì 23 febbraio 2010 2 23 /02 /2010 14:45
SO2
Bel paese l'Italia, nazione dove una cosa è bianca oppure nera (pubblicamente ovvio: purtroppo, nel privato, esistono pochi popoli così aperti ad ogni sfumatura e compromesso) di destra o di sinistra, Guelfa o Ghibellina, agnostica o credulona, Bartali o Coppi, ecc ecc, ed ovviamente anche nel vino sembrano non esserci mezze misure, una di queste riguarda l'utilizzo o meno della solforosa... (SO2)
Vi garantisco, per quanto ho potuto constatare direttamente, che negli altri paesi europei non esiste l'ossessione sull''utilizzo di questo additivo: è un additivo, lo si impiega se e quando serve (ovvero quasi sempre se non addirittura sempre) nella quantità che il produttore ritiene necessaria, punto!
E se non la si utilizza meglio per tutti, molto meglio, ma senza mille proclami. (se infatti pensate che il produttore che beve il proprio vino goda nel sovrabbondare vi sbagliate di grosso!)
Da noi invece tragedie e confronti: io non la uso oppure io ne uso poca lui ne usa tanta (quasi che la misura d'impiego fosse valore metrico di giudizio nella bontà di un vino, come dicevo alcuni mesi addietro in questo post qui) ed anche lui non la utilizza perché non conosce la tecnica, ecc. ecc.
Atteggiamenti senza senso che "disprezzo" assieme a tanti amici produttori che pur si ingegnano per ridurrne al minimo l'impiego.
Tanto per arricchire la diatriba, dopo un paio di mesi di piacevolissimo silenzio, proprio oggi ci sono due dichiarazioni da registrare: la prima nientemeno che da Coldiretti, la quale propone all'Unione Europea di dimezzare, per poi nel tempo portare a zero, l'utilizzo di solfiti nei vini da uve biologiche... una richiesta che primariamente persegue scopi commerciali a vantaggio del nostro Paese (il che, di per se, non è certo grave, azni) più che l'effettivo desiderio di eliminare quest'additivo per motivi salutistici.
Ed assieme arriva il proclama di Massimo Calearo Ciman, deputato Veneto del PD prima e di Allenza per l'Italia adesso, secondo cui la legislazione attuale non è sufficiente: a suo dire occorrerebbe un intervento normativo che stabilisca l’obbligo di indicare in etichetta il quantitativo esatto della solforosa totale oltre che dei solfiti (avete capito qualcosa? nda) con etichette dettagliate e trasparenti quanto quella degli altri prodotti alimentari, a tutela dei consumatori e dei produttori.
Premesso che non capisco cosa significa la frase "a tutela del produttore" (se sono all'interno dei limiti di legge perché, io produttore, dovrei essere maggiormente tutelato se dichiaro il quantitativo di solfiti?) mi fa sorridere il passaggio in cui si dice etichette dettagliate e trasparenti  quanto quelle degli altri alimenti: se infatti a tanti di voi danno fastidio i solfiti presenti nel vino leggete un po' l'utilizzo ammesso in altri prodotti e provate a leggere le etichette che li accompagnano, se e quando ci sono.... (magari leggetevi anche questo bel post post, a firma di Luca Risso, su TigullioVini)
Mg o ml di solfiti x kg o litro di prodotto: Aceto 170; Crostacei 150, Stoccafisso (e/o Baccalà) 200; Senape da 250 a 500; Surrogati di Carne e Pesce 200; Amidacei 50; concentrati di frutta 250; Albicocche, Pesche, Prugne, Uvetta e Fichi disidratati 2000 (già, duemila...!), Banane ed Ananas essiccato 1000; Mele e Pere secche 600; preparati per Purè 400, Pomodori secchi 200, succo di Limone 350!

AC
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Sabato 20 febbraio 2010 6 20 /02 /2010 11:59
portale

Prende oggi il via la 31° edizione della Mostra del Prosecco DOC di Colbertaldo e Vidor, la prima manifestazione, per svolgimento, di quell'autentica festa che risulta essere La Primavera del Prosecco. Ne avevo parlato lo scorso anno, a blog appena aperto, in questo post che vi invito a rileggere.

I produttori di Colbertaldo e Vidor sono i promotori di questa 31° mostra che trova nella loro unione e collaborazione, forza d'essere e di attrazione. Nel periodo della mostra, ogni sera durante la settimana e tutto il giorno nei weekend, è possibile degustare il Prosecco DOC tranquillo, frizzante e spumante, presso la nuova sede del centro polifunzionale di Vidor, in località Capitello.
Il vino accompagna i salumi ed i formaggi tradizionali dell'area delle Prealpi Trevigiane.

Il Comune di Vidor è inserito in un itinerario eno-gastronomico e culturale tra i più interessanti della Marca Trevigiana. Nella via che porta a Conegliano, sopra una tranquilla ansa del fiume Piave, si trova la magnifica Abbazia Benedettina di S. Bona, risalente al XII secolo. Sulla cima delle colline sopra il paese sorge invece il monumento ai caduti costruito sulle rovine dell'antica parrocchiale e dell’antico castello, chiamato dai cittadini di Vidor, "il Castello".
Ancora più immerso fra le colline e i vigneti è un altro reperto storico - culturale di inestimabile valore, il Santuario di S. Maria delle Grazie, sorto nel XIV secolo. Le innumerevoli colline del Comune, coltivate a vite Prosecco fin dall’Ottocento, sono sede di diverse cantine, visitabili per assaggiare il Prosecco DOC di Valdobbiadene.

Per informazioni Comitato Mostra Vini di Vidor
Tel. 0423 987379

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Venerdì 19 febbraio 2010 5 19 /02 /2010 11:39
bassotti
Con dispiacere (quando c'è da parlare male di un vino o in generale del l mondo ad esso collegato, provo sempre un enorme dispiacere) torno sull'argomento postato ieri: la truffa Pinot Nero/Syrah perpetuata in Languedoc.
Su The Huffington Post (potete leggerlo qui) compaiono le brillanti tesi difensive che hanno portato alla lievissima condanna degli imputati: ricordo che la truffa perpetrata è stata di 135.000 ettolitri, avessero guadagnato 10 euro ad ettolitro (ma visti i prezzi differenti delle basi ne hanno guadagnato almeno il doppio se non il triplo) significa un utile di 1.350.000 euro a fronte di una multa di 220.000 euro totali.
A fronte di un accusa portata dal pubblico ministero, il quale chiedeva pene severe visto che "l'entità della frode ha causato gravi danni per i vini del Languedoc per i quali gli Stati Uniti rappresenta un importante sbocco commerciale, nonché grave danno d'immagine" gli avvocati difensori hanno detto che non vi era nulla di male nel comportamento tenuto dal momento che "non solo un consumatore americano si era lamentato!" (che palati sopraffini...nda)
Addirittura l'avvocato difensore di altri tre imputati ha preso una strada completamente diversa, sostenendo che i vini impiegati ed il Pinot Nero hanno caratteristiche in comune: infatti il Red Bicyclette Pinot Noir 2007 prodotto con Syrah e Merlot viene descritto come un vino "con aromi di frutta scura e sapori di ciliegia e prugna nera matura, propri del Pinot Noir!" (?) 
Ed il giudice ha pensato bene di comminare 220.000 euro di multa e 16 mesi di carcere con la condizionale...
 
Rimango allora dell'idea di ieri: quis custodiet ipsos custodes? 
AC
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Giovedì 18 febbraio 2010 4 18 /02 /2010 18:31
Bottleshot-PinotNoir
la locuzione latina riportata nel titolo significa "Chi sorveglia i sorveglianti?"
 
Signori, apriamo le cisterne e riempiamole con quel che ci capita, non vi è più bisogno di produrre vino buono, in modo onesto e con uve corrispondenti a quanto riportato in etichetta: è troppo faticoso e comporta poco guadagno l'essere onesti, meglio produrre male ed in modo disonesto, viste le pene (nel caso si venga scoperti) il gioco vale decisamente la candela.
Sapete infatti l'ultima novità che giunge d'oltralpe?
Se la risposta è no ve la racconto adesso, e parto dall'inizio...
Tra il gennaio 2006 ed il marzo 2008 un gruppo di 13 persone, operanti nel mondo del commercio all'ingrosso, hanno ordito ed attuato una truffa ai danni dell'azienda statunitense  E&J Gallo: avendo ricevuto importanti commesse di Pinot Nero francese (imbottigliato e venduto dalla stessa con il marchi Red Bicyclette) la Gallo ha cercato ed acquistato del vino nella Languedoc, promettendo l'acquisto a chi proponeva il prezzo più basso in assoluto (che magnanimi!).
Data la richiesta i 13 personaggi hanno pensato bene di vendere del più economico Syrah, corretto con Merlot, spacciandolo per Pinot nero, e nei due anni ne hanno piazzato la bellezza di 135.000 ettolitri! (a tale proposito faccio i complimenti ai buyers della Gallo: neanche ad un corso di  degustazione di 1° livello si rischia di fare un errore simile, confondere Merlot e Syrah per del Pinot Nero....).
La truffa (oppure l'accordo? a pensar male si fa sempre bene...)
è proseguita in modo lineare e senza particolari proteste (evidentemente gli amici consumatori americani meritano i buyers che si ritrovano...) finché la camera di commercio di Carcassanne ha rilevato un prezzo di acquisto, 58 euro ad ettolitro, troppo difforme rispetto a quanto stabilito per la zona, 96 euro ad ettolitro, ed allora sono iniziati i controlli.
Scandalo scoppiato (in sordina: i francesi mica lavano i panni nella pubblica piazza) e conseguente processo che ieri pomeriggio, alle ore 18, ha avuto conclusione.
Volete sapere quali condanne sono state inflitte alle 13 persone colpevoli di aver venduto altrettanti milioni di litri di vino contraffatto, affossando l'immagine di una regione e di un vino agli occhi dell'acquirente americano?
Complessivamente 220.000 euro di multa e 18 mesi di carcere con la condizionale, in totale! Praticamente nulla... (e lo potete leggere qui, oppure qui! )

La domanda che io vorrei rivolgere al giudice (sicuramente astemio) è dirmi che pensa della locuzione riportata nel titolo...
AC
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Mercoledì 17 febbraio 2010 3 17 /02 /2010 18:00
img094 Desidero segnalare, tanto ai soci del nostro Circolo quanto ai gentili lettori di questo blog, i sei incontri pubblici organizzati in occasione del Master Universitario in cultura del Cibo e del Vino inaugurato a Valdobbiadene il 28 gennaio scorso.
Master a cura dell'Università Cà Foscari di Venezia. 

Sabato 20 febbraio: “Cibo e Cinema”,  Auditorium Palazzo Piva Valdobbiadene

Sabato 06 marzo:  “Gli antiossidanti nel vino contro l’invecchiamento”, Auditorium Villa dei Cedri Valdobbiadene

Sabato 27 marzo: “Dal prodotto del territorio al terriorio del prodotto”, Auditorium Palazzo Piva Valdobbiadene

Sabato 17 aprile: “I marchi di qualità nel vino alla luce della nuova normativa”, Auditorium Palazzo Piva Valdobbiadene

Sabato 29 maggio: “Vino e convivialità”, Auditorium Palazzo Piva Valdobbiadene

Per informazioni: Ufficio Cultura 0423.976915

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Martedì 16 febbraio 2010 2 16 /02 /2010 13:53
FOTO-VINO-SFUSO-3-286x300
Ho già scritto, tempo addietro, del bellissimo passaggio contenuto ne “En mènage” di Joris-Karl Huysmans (il troppo sottovalutato scrittore del movimento Naturalista prima e del Simbolismo in seguito), è un passaggio che oramai conosco a memoria in forza delle tantissime volte che, con gioia, l'ho letto. Dice "andiamo, scendiamo in fondo alla scala dei vini, e arriviamo alle bottiglie senza fronzoli e senza pose. Niente gran dame che hanno fatto il loro tempo; cerchiamo ragazzine audaci e modeste, delle bottiglie con un nonnulla di eleganza ma che si lasciano accarezzare senza tante storie.” (J.K. Huysmans).
Brano bellissimo che richiede, per essere realizzato, solo un po' d'inventiva, un minimo di animo poetico ed una minima cantina, realmente minima, senza bottiglie eccelse sugli scafali: sembra scritto appositamente per invogliarci a bere quelle più semplici che vi sono custodite, quindi...
Eppure, se prenderà piede l'iniziativa del "vino con vuoto a riutilizzare" (come il detersivo) ideata in Piemonte (proprio nella terra del vino rosso da me preferito doveva nascere?), non sarà più possibile fare ciò: il vino lo compereremo bottiglia per bottiglia, giorno per giorno, nel distributore automatico con contenitore a riciclo, come il detersivo e l'acqua demineralizzata che serve per alimentare la caldaia del ferro da stiro e... addio cantina!
Non ci credete? Leggete un po' quanto compare su www.greenme.it...
 
"Dopo i detersivi sfusi anche il vino, il nettare degli dei (che si incazz.... come non mai, nda) va verso la rinuncia della bottiglia in nome dell'ambiente, senza correre il rischio di minare la qualità del prodotto. A rendere il consumo di vino più sostenibile, ci avevano già provato con la bottiglia di plastica riciclabile (una proposta piena di gioia per noi appassionati nda) e con quelle in alluminio, ma la Regione Piemonte va oltre e rinuncia completamente all'imballaggio.
Ma come funziona? Ce lo spiega direttamente Nicola de Ruggero, l'assessore all'ambiente della giunta piemontese: "Basta prendere la bottiglia di vetro e metterla sotto il beccuccio dell'erogatore. Il vino scende fino a riempirla, si mette il tappo e il gioco è fatto. Semplicemente una buona bottiglia di vino piemontese DOC di qualità: la bottiglia si compra la prima volta ed è riutilizzabile. Insomma: bere bene senza moltiplicare le bottiglie vuote che finiscono tra i rifiuti. Dopo avere raggiunto obiettivi importanti per la raccolta differenziata in Piemonte, ora dobbiamo accelerare sul modo di far diminuire l'uso di imballaggi al momento dell'acquisto"
Ma attenzione a chi pensava già di recarsi al supermercato con la propria bottiglia, perché la macchina erogatrice dotata di un apposito sistema di riconoscimento, funziona solo con le bottiglie del progetto (posizionate nello scaffale adiacente alla macchina), da comprare al costo di 1 euro al momento del primo acquisto. Lo sportello con la quale sono protetti gli erogatori, si apre nel momento in ci il consumatore avvicina la bottiglia da un litro al riquadro posto sotto lo sportello stesso. A quel punto grazie al sistema automatizzato, la bottiglia sarà riempita automaticamente al livello corretto. Non resta poi che tapparla con il tappo a vite fornito, appiccicarci sopra l'etichetta emessa automaticamente dalla macchina e pagare alla cassa. Le volte successive, basterà recarsi al punto vendita con il contenitore vuoto e riempirlo direttamente dai distributori automatici. In questo modo la bottiglia, un po' come nei vuoti a rendere, torna ad essere non più un elemento usa e getta, ma un oggetto da riutilizzare periodicamente. Al progetto Come in Cantina hanno aderito le catene di supermercati Carrefour, Conad e Panorama, mentre la fornitura dei vini è garantita dalle aziende Le Guie S.C.A. di Cuceglio (TO), Aziende Agricole Associate di Calamandrana (AT) e Vinnova srl di Robassomero (TO). Nel rispetto della filiera corta, saranno venduti sfusi solo vini piemontesi DOC e, in particolare Cortese, Barbera, Monferrato Dolcetto e Nebbiolo delle Langhe. I prezzi si aggirano intorno ai 2/3 euro al litro (3,70 per il Nebbiolo)." (sic, doppio sic, triplo sic)
 
Ragioniamo a mente fredda: sapete quante bottiglie in vetro di passata di pomodoro, succo di frutta e di birra vengono immesse in consumo per ogni singola bottiglia di vino?
Se non lo sapete consolatevi: neanche l'assessore regionale Piemontese lo sa, altrimenti avrebbe predisposto ben altri distributori!
AC   
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Articolo - news - Community : Il mondo del vino
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