Monday 13 december 2010 1 13 /12 /Dic /2010 13:15

casello

Doverosamente premetto che il mio amore per il vino ha comunque un limite: nessuna bottiglia per me può valere quanto la vita di un animale o il poter evitare la sofferenza che provoca in lui l'abbandono da parte dei proprietari.  
 
L'inconfondibile scritta KRUG a centro etichetta era visibile già da distante, ma solo avvicinandosi si poteva leggere bene la scritta: Krug Clos du Mesnil 1996. La bottiglia, piena e tappata con appena qualche traccia di polvere sul corpo (poca polvere: giusta quella che ti lascia intuire che la bottiglia viene spolverata assieme agli altri soprammobili da una distratta signora delle pulizie), era abbandonata assieme ad un'altra trentina di bottiglie su di un tavolo posto nell'angolo di un ufficio di disimpegno. .
Le altre bottiglie erano comprese tra un magnum di Prosecco (scusate, di Valdobbiadene!!) di un'eccellente cantina sino ad un Giulio Ferrari: vi erano svariate tipologie, dal Brunello al Barbaresco, dal Franciacorta al Primitivo e prelibatezze di pari livello..
Clos du Mesnil, e chi mai non vorrebbe aprirla subito? Ma che mai ci farà appoggiata su di un tavolo in piena luce ed a temperatura elevata?
Vuoi vedere che questi... "Non ho idea se siano buone: me le regalano, di media a natale, clienti importanti ma sa io sono astemio e mia moglie non beve!" la frase pronunciata alle mie spalle mi faceva intuire che l'ingegnere titolare dell'ufficio, con cui avevo appuntamento, era arrivato.
A lei piace il vino? Se ne intende?
E adesso che gli rispondo? Magari gli dico appena appena e lui mi regala di Clos....
Poi l'onesta che di fondo accompagna sempre chi ama il vino mi fece rispondere un mi piace molto ed un po' ne capisco, di cui non mi pento, ed assieme a quelle parola lo sciorinare del valore delle varie bottiglie che vi erano su quel tavolo.
Ma scherza? Tutti quei soldi per delle bottiglie di vino?
Abbandonato il discorso vino (argomento deprimente se ne devi parlare con uno che non lo beve e cui nulla gli frega) io e l'ingegnere ci mettemmo a discutere di quanto mi aveva portato in ufficio da lui, ma alla mia uscita un'unico tarlo mi girava per la testa: quello delle bottiglie abbandonate sul tavolo.
Il mio primo pensiero mi portava ad immaginare una campagna stampa per fare in modo che nessuno regali vino per Natale a chi non lo capisce o a chi non piace, un po' come la campagna stampa che invita le persone nell'evitare di regalare cuccioli di animali  visto che l'estate seguente 4 ogni 10 verranno abbandonati in 'autostrada... mi rendevo presto conto che oltre ad essere ingeneroso nei confronti degli animali (come scritto sopra la vita di un animale non si può essere paragonata ad una bottiglia) rischiava di essere penalizzante per chi produce vino: molto meglio (in certi casi) una bottiglia venduta a chi non la aprirà mai che una bottiglia non venduta.
Però una soluzione bisogna trovarla... propongo allora quanto segue: non regalate cuccioli se questi rischiano di essere abbandonati, ma regalate pure del vino pregiato, anche a chi non ne capisce e non lo berrà mai!
Ai riceventi di queste bottiglie dico subito di non tenerle in casa per non aprirle mai, occupano solo spazio, molto meglio, ai primi accenni dell'estate, abbandonarle presso qualche casello autostradale: troverete sicuramente qualcuno che le adotterà! .
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Friday 10 december 2010 5 10 /12 /Dic /2010 11:07

porthos35.jpg

Penso, credo, (spero) che molti di Voi conoscano la rivista Porthos, indubbio esempio di capacità di critica su quanto è il vino.
E' una rivista che va sicuramente letta, ed è rivista che va letta con attenzione: come ogni cosa prodotta dall'uomo ha i suoi lati positivi ed i suoi lati negativi (a cominciare dalla descrizione che trovate nella homepage del sito: Porthos è una cellula di resistenza creativa, frase che sembra partorita da Revkina Aglaja Stepanovna, la protagonista del libro Propaganda Monumentale... link) ma sono molto più le cose interessanti rispetto a quelle noiose.
Bene, in questo momento Porthos è sotto critica da parte di alcuni suoi lettori e da parte di alcuni produttori, e sapete perché è sotto critica?
Non per quello che tutti potrebbero immaginare, recensioni troppo favorevoli oppure sfavorevoli (cosa quasi impossibile: l'onesta intellettuale di Porthos è arcinota), ne per aver prestato appoggio ad un certo produttore rispetto ad un'altro (è rivista che non accetta pubblicità di produttori, quindi è scevra da tale rischio), viene semplicemente critica per avere fatto il proprio mestiere: diffondere il pensiero del vino!
Però, a detta di alcuni, ha diffuso tale pensiero nel posto sbagliato e nel momento sbagliato: nel corso della manifestazione Semplicemente Uva (link) organizzata da Davide Paolini e svoltasi negli stessi giorni e nella stessa città in cui si svolgeva La Terra Trema (link), manifestazione organizzata da Leoncavallo, entrambe manifestazioni incentrate sui vini naturali.
Forse per il fatto di sovrapporsi come date, forse per il fatto di voler dare visibilità agli stessi attori, sicuramente per il fatto di essere organizzate da figure quasi agli antipodi (non serve che io spieghi che Davide Paolini è valente giornalista del Sole 24 Ore, rivista di Confindustria, ne che ricordi che Leoncavallo è il centro sociale più famoso d'Italia) qualcuno ha trovato la cosa disdicevole, sconveniente, sbagliata....
Non voglio entrare nel merito delle manifestazioni vere e proprie, voglio solo esprimere due miei pensieri, questi:
- Se nel 2010 una casa editrice non può partecipare ad una manifestazione senza l'assillo di sentirsi poi criticata solo per questo significa che siamo alla degenerazione.
- Nessuno può brevettare (grazie a Dio) ciò che è naturale: non è che se tu partecipi a Terra Trema sei vero esempio di vino naturale mentre se vai a Semplicemente Uva sei solamente espressione del voler sfruttare quella che per alcuni è la moda del momento (e viceversa).
Le due manifestazioni godono per me di pari dignità e pari considerazione, sarebbe bello fosse così anche per altri.
Mal sopporto la parola solidarietà (tanti, troppi, si riempiono la bocca con questa parola, anche quando non serve) ma oggi la esprimo in toto a Porthos ed alla sua redazione!
 
P.S per inciso specifico che di Porthos sono esclusivamente lettore, di nessun interesse, diretto o indiretto, godo!
Per di più lettore senza neanche essere abbonato: lo scrocco ad un amico!
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 7 december 2010 2 07 /12 /Dic /2010 17:39

spirito

Visto che oggi ho parlato di GIV è interessante segnalare l'errore (errore oppure lapsus?) in cui è incorso qualche redattore di Spirito diVino, rivista la cui notorietà è tale da non richiedere di certo della mia presentazione. 
A pagina 46 del numero di dicembre 2010/gennaio 2011, in un redazionale in cui viene comunicano l'assorbimento da parte del GIV dell'azienda Modenese Cavicchioli, scrivono: Dal primo gennaio 2011 il Gruppo Italiano Vini entrerà ufficialmente nel mondo del Prosecco. E lo farà con un marchio di tutto rispetto, come quello di Cavicchioli, azienda modenese nata nel 1928. (ecc.)
Capisco bene che il Prosecco è vino che, commercialmente parlando, ogni azienda vorrebbe, ma non sapevo riempisse il pensiero anche di ogni redattore, perché altra giustificazione non c'è per confonderlo con il Lambrusco!
Scherzi a parte (un errore può capitare a chiunque) mi rallegra il pensiero che in redazione di Spirito diVino c'è il bravo Alvaro Pavan: ci penserà lui a spiegare ad ogni persona dello staff quali sono i confini del vero Prosecco!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Novità nel mondo vino - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 7 december 2010 2 07 /12 /Dic /2010 12:35

GIV

-Scusa Sandro (mia sorella abbrevia così il mio nome) tu come definiresti un gruppo da ottantacinque milioni di bottiglie? Io fatico ad immaginarle...
- Brava, bella domanda... lo definirei un Leviatano, talmente grande da essere, almeno per l'Italia, come la creatura biblica: Re su tutte le bestie selvagge! 
Questa la frase più o meno intercorsa una mattina di inizio 2008 in pausa caffè, finche mia sorella leggeva una rivista del mondo vino riportante i dati del GIV, Gruppo Italiano Vini, inerenti il 2007. Ed allora non potevo immaginare che il Leviatano l'avrei conosciuto dal vivo.
 
Nello scorso mese di marzo ricevo un educato commento ad un mio post (questo) a firma del direttore vendite del GIV, Riccardo Ravasio, sulla sempiterna polemica che vuole che le produzioni di grandi numeri si sposi unicamente con la scarsa, se non bassissima qualità di quanto prodotto.
A quel prima commento ne segue un secondo, poi una mail ed un'altra, finché Ravasio mi dice "Alessandro, perché non fuga i suoi dubbi e viene a vedere dal vivo come lavoriamo? Essere grandi non significa per forza essere nemici della qualità o della serietà! Vicino alla nostra sede c'è Bolla: sufficienti 15 milioni di bottiglie per vedere se anche nel grande si può essere corretti?" Siccome mi considero un santommaso (nel senso che se non vedo non credo) perché farmelo ripetere? Fissiamo una mattina di fine ottobre per incontrarci e mi sposto nel veronese.
L'arrivo nella splendida ed ordinatissima sede del GIV aveva il potere di amplificare ancor di più la distanza tra quella che è la mia idea di vino ed una grande azienda, ma già la sincera stretta di mano di Ravasio e di Roberta Speronello, persona che segue la comunicazione dell'intero gruppo, ed il loro modo di fare per nulla atteggiato avevano il potere di controbilanciare tale impressione. 
Con fare accogliente mi propongono di visitare subito la cantina di Bolla ed i vigneti da dove provengono le uve, assieme a noi tre ci sarebbe stato Giannantonio Marconi, agronomo e responsabile dei vigneti coltivati e dei conferenti per Bolla e per le altre cantine del Gruppo situate in zona.  
Tralascio la fedele cronaca della mia gita: sarebbe tanto noiosa per voi quanto poco utile a questo post, vi dico però che è stata completa ed esaustiva, e non entro neanche in merito agli assaggi effettuati (migliori di quanto avrei immaginato, special modo per i vini rossi) quello su cui voglio soffermarmi è l'aspetto umano con cui viene vissuto il lavoro in una azienda enorme.
Ora è logico e pacifico che un'azienda di grandi dimensioni non può vivere un "vino proprio" così come lo vive un vignaiuolo che coltiva tre ettari di vigneto, vendemmia e vinifica le proprie uve, segue l'evolvere del vino in ogni suo momento e di quel vino ne è il padre, ma se mi si permette il paragone vi è la stessa differenza che esiste tra un sarto che produce un vestito in ogni suo passaggio e quello di una dipendente di un'azienda produttrice di abbigliamento pret-a-porter. Ovvio che il primo produrrà un abito dalle linee da lui immaginate sin dal primo momento e modificherà il suo lavoro, nelle fasi di taglio e di cucito, a seconda di quanto la sua sensibilità gli ispirerà al momento mentre la seconda cucirà seguendo le disposizioni di chi ha disegnato l'abito e che ha dettato le regole in ogni altro passaggio, ma nessuno può permettersi di dire che il sarto viene mosso solo dalla passione e dall'amore per il proprio lavoro e la signora Teresa che cuce per Cavalli, anzichè Calvin Klein o Benetton (aziende a caso, sia chiaro) solo per lo stipendio: la dignità d'intenzione e dedizione può essere benissimo pari!
Ad esempio io ho conosciuto tantissimi viticoltori, anche di fama, ma mi ha stupito la professionalità, l'attenzione la cura per il proprio lavoro di Giannantonio Marconi: se avessi un'azienda vitivinicola (costruita con la mia idea di qualità, che non è certo tendente al basso...) un collaboratore così lo vorrei immediatamente.
Stessa passione l'ho trovata in Roberta Speronello, in Riccardo Ravasio o nel direttore tecnico dell'intero gruppo Cristian Scrinzi: non è che il lavorare "nel ventre del Leviatano" porti le persone a pensare con un ottica mirata solo al conto economico anzichè a quella del prodotto, per nulla!
Come mirabilmente ha scritto in un commento l'amico Massimo il piccolo produttore può, con le sue esigue bottiglie prodotte, permettersi più della grande cantina nel fare vini a propria immagine e personalità, mentre la grande cantina inevitabilmente deve ospitare tra i suoi clienti tanti più estimatori e bevitori possibile e quindi il gusto ne risulterà giocorforza più standardizzato e smussato, ma ciò non significa che l'onestà e le buone intenzioni di fondo non siano le stesse, anche se i risulati in alcuni casi divergono.
Per me è stata una piccola (ma grande) lezione di umiltà quella che il Leviatano mi ha impartito: dietro ad ogni bottiglia vi è comunque un uomo, un viticoltore, un tecnico e non possiamo permetterci di sminuire il loro lavoro solo per principio preso.
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Saturday 4 december 2010 6 04 /12 /Dic /2010 09:55

Ch1

Nella bellissima serata di giovedì 2 dicembre, dedicata agli champagne di piccoli Vigneron e alla descrizione del diverso comportamento nel bicchiere a seconda della zona di produzione ottimamente condotta da Delphine Veissierre, abbiamo assaggiato i seguenti vini:

Champagne da Cotes des Blancs
- Champagne Pierre Peters BDEB
- Champagne S. Coquillette BDEB
 
Champagne da Montagna di Reims 
- Champagne Phéu-Simonet BDN
 
Champagne da Valle della Marne
- Champagne J.Charpentier B
 
Champagne da Cotes des Bars
- Champagne Fleury Rosé saignée
 

 A Voi che leggete ed avete assaggiato ogni commento.

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Degustazioni - Community : Il mondo del vino
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Friday 3 december 2010 5 03 /12 /Dic /2010 14:08

grisu1

Probabilmente qualche lettore di questo blog ricorderà Grisù, il mitico draghetto dei fumetti animati il cui sogno era quello di diventare un pompiere, sogno fortemente osteggiato dal padre Fumè e dalla sua natura dell'essere drago sputa fuoco...
Merito della frase finale "da grande farò il pompiere" il sogno di noi bambini di allora era quello di divenire un pompiere: "se piace a Grisù significa che è un lavoro bellissimo, e poi quale difficoltà ci sarà mai? Basta dirigere un getto d'acqua verso il fuoco..." (non potevamo conoscere l'incredibile difficoltà di tale lavoro).
Oggi invece, non fossi già adulto e con un'occupazione che mi piace, il mio sogno non sarebbe più quello di divenire pompiere bensì consulente per la provincia di Trento per la vitivinicoltura, lavoro di una semplicità sorprendente.
Se qualcuno pensa che io stia avendo le allucinazione mi spiego meglio: vi ricordate la grande agitazione che si percepiva in quel di Trento sul finire di agosto? (se non lo ricordate leggete qui:  Trentino fa ancora rima con vino? (se si parla di coop... no!). Viticoltori indipendenti che scrutavano la provincia con aria dubbiosa, 263 milioni di euro di debiti accumulate da parte di cantine cooperative ed un'immagine della vitivinicoltura trentina ai minimi storici. E, ciliegina sulla torta, la più che completa assenza di idee su come risolvere i problema, da parte dei vertici della provincia....
Gran richiamo di consulenti da ogni dove, tutte persone autorevoli e competenti nel mondo del vino, però (da voci di corridoio) poco ascoltati perché proponevano soluzioni tanto efficaci quanto scomode per chi siede nei piani alti... sino alla soluzione finale prospettata in questi giorni dallo IASMA e riassunta in un documento di otto punti (vedi link).
Sapete in soldoni, in cosa consta tale soluzione? Nell''aumento del prezzo di vendita del vino, nella riduzione dei costi di produzione, e nell'attivazione di un nuovo Consorzio vitivinicolo con presenza paritetica di Provincia, Camera di commercio, Fondazione Mach e di tutte le componenti del settore vino... (vedi link)
Mio nonno, in forza di un grado di istruzione di terza elementare, avrebbe fatto molto meglio!
Ma la cosa comica è stata leggere i commenti del presidente della provincia autonoma Dellai: "E' un documento che "condividiamo totalmente perché indica con lungimiranza e chiarezza le cose da fare" (vedi link)
Ridurre i costi ed aumentare i prezzi di vendita non è "lungimiranza" signor Presidente, è buon senso che ogni uomo della strada possiede! Se poi ridurre i costi significa pagare meno le uve questa non è una soluzione, bensì un capestro!
Con tale topo partorito dalla montagna volete che io non sogni di diventare consulente per la vitivinicoltura della provincia di Trento?
Cero che lo sogno, e chissà con quale faraonico stipendio!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 30 november 2010 2 30 /11 /Nov /2010 14:38

champagnevigneron

Questo è un blog nato per l'esigenza di comunicare con un ristretto numero di persone: i soci del Circolo dei Saggi Bevitori... nel tempo, grazie allo stimolo delle tante persone che si sono imbattute per caso in questo strumento di comunicazione, si è trasformato in un pensiero enoico a più ampio respiro, ma ogni tanto deve (giustamente) tornare ad essere quello per cui è nato: un modo per comunicare con i propri soci!
Oggi voglio ricordare ai tanti soci e simpatizzanti che giovedì 2 dicembre (dopodomani) si svolgerà l'ultima serata di degustazione in programma per l'anno 2010: LA Champagne di Delphine Veissiere (i vini e la zona Champagne raccontate da una professionista Francese).
Oltre ai racconti di Delphine ed a 5 champagne artigianali che andremo ad assaggiare, nel corso della serata potrete conoscere in anteprima l'intero programma 2011, rinnovare le vostre tessere, ed alla fine scambiare gli auguri agli altri soci assaporando dell'ottimo vino ed il panettone di Luison... serve altro? 
Per gli ospiti e per coloro che volessero conoscere il nostro circolo più da vicino il costo della serata è fissato a 30 euro (previa prenotazione a quest'indirizzo: info@saggibevitori.it ).
Ore 21.00 puntali come non mai.
 
Ovvaimente brinderemo a tutti i soci di pensiero che, per motivi di distanza, ci seguono solamente attraverso questo blog (sempre grazie di ciò) ma che noi consideriamo parte della nostra "famiglia".
Infine do appuntamento a Voi tutti, alle ore 19.00, per  la pubblicazione del post del giorno.
Alessandro 
 
Foto di Gianpaolo Giacobbo
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Monday 29 november 2010 1 29 /11 /Nov /2010 18:13

miopia

Molti lettori di questo blog saranno al corrente della manifestazione attualmente in essere a Milano: Semplicementeuva, manifestazione ideata da Davide Paolini e Piaceri d'Italia per presentare i vini così detti naturali. Lodevole iniziativa ed ottimo motivo di ritrovo.

La cosa che però mi fa meno piacere (come già dichiarato in questo blog) è che questa sia l'ennesima, volontaria, auto-ghettizzazione dei vini così detti naturali rispetto a tutti gli altri!

Qualcuno vorrebbe spiegarmi per quale motivo i produttori che aderiscono a certe metodiche sentono il bisogno di chiudersi in manifestazioni esclusive e loro riservate?. 

Cosa spinge ad erigere continue barriere tra vini "normali" e quelli "naturali"? (cavolo, quanto odio queste pseudo classificazioni: mi sembra di essere un novello Linneo...)

Non certo la paura del confronto visto che molti vini prodotti da aderenti alle filosofie naturali sono tra i migliori del pianeta, ne spero sia per stupido snobismo.... e' forse voglia di deferenziarsi oltremodo? E se sì per quale motivo? Sarà mica la presunta ignoranza del cliente finale...come se questi ultimi non fossero in grado, leggendo in retro-etichetta, di capire quale motivazione spinga un produttore a perseguire una strada anziché l'altra? 

In fin dei conti la differenziazione la deve fare proprio il cliente finale in fase di acquisto, non il produttore in fase propositiva, altrimenti rischieremo di avere sempre maggiori frammentazioni nelle manifestazioni: già oggi noi appassionati dobbiamo dividerci tra mostre per vini "normali" e quelle per i "naturali" (con corse enormi: al venerdì al Merano Wine Festival per i naturali, gli altri giorni per i “normali”... e se vai a visitare Villa Favorita si rischi di saltare il Vinitaly, ecc. ecc.), ma domani cosa ci aspetterà?

Le manifestazioni per vini normali (e naturali) di destra Po separate da quelle della sinistra fiume?

Oppure si organizzeranno mostre espositive per vini prodotti esclusivamente da viticoltori con determinato orientamento politico? (sempre differenziando naturale da normale)

Magari ci saranno quelle per viticoltori rigorosamente Juventini anziché Sampdoriani, Milanisti ed Interisti.... belle anche quelle per vinificatori con i capelli rossi, quelle riservate ai mancini oppure ai miopi, ma con almeno quattro diottrie di deficit, sia chiaro! .

Scherzi a parte per me utente finale è basilare sapere se un produttore coltiva le proprie uve senza utilizzare diserbanti (perché lo comprerò più volentieri) oppure vinificati senza l'impiego di lieviti selezionati (perché magari credo che ciò sia possibile), ma in fase di esposizione, assaggio e confronto non può e non ci deve essere un principio discriminativo altrimenti saremo costretti nel partecipare a ventimila riunioni, manifestazioni, ecc, ecc,. e alla fine ci stancheremo!”

 

AC

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Thursday 25 november 2010 4 25 /11 /Nov /2010 18:47

TV-oggiDeviazione obbligatoria. Se già la grande scritta nera su cartello giallo a forma di freccia lasciava poco scampo, ancora meno ne lasciava il torvo sguardo dell'operaio stradale con paletta in mano... men che meno le sue parole una volta che abbassato il finestrino chiesi lumi su come raggiungere la mia meta distante da quel punto appena 100 metri: "mi spiace, non si può passare: la strada è chiusa per lavori e neanche a piedi è consentito il transito, deve rifare tutto il PUT e poi immettersi all'altezza dalla Stazione per giungere dall'altro senso. Capisco che sarebbe più comodo andarci a piedi da qui, ma purtroppo..."

Ligio e rassegnato inverto il senso di marcia della macchina per fare quanto suggerito, ma prima di rifare tutto il PUT (per chi non lo conoscesse il grande senso unico che gira attorno alla città di Treviso), con gesto molto all'italiana, decido di affrontare una piccola stradina che ad immaginazione potrebbe portarmi dove voglio...
In modo sciocco mi improvviso pilota, scopritore e navigatore, quasi fossi un traccia-sentieri alla Parigi-Dakar e non una persona che deve raggiungere un ufficio pubblico in orario utile, "Maledetta la mia stupida idea, a quest'ora avrei rifatto tutto il PUT", dopo dieci minuti si stradine e contro-stradine (che non mi avevano portato da nessuna parte) mi immettevo in una strada senza uscita... a quel punto, rassegnato ed arrabbiato con me stesso, decido di fermarmi e ritornare per la strada suggerita dall'operaio.
Nella manovra di inversione il mio sguardo cade su di un terrazzo al primo piano di un caseggiato: l'inconfondibile sagoma della bottiglia di Dom-Perignon (e l'altrettanto più inconfondibile etichetta) fa capolino sul pavimento, accanto a lei altre belle bottiglie: Moscato Rosa di Franz Hass, Brut Cuvèe di Pojer&Sandri, Merlot di Vistorta, Torrione di Petrolo, un Nacional di Quinta do Noval ed altre grandi bottiglie.
All'improvviso l'arrabbiatura cala, scema, anzi scompare del tutto, e la mia mente corre ad immaginare chi e perché ha bevuto quelle bottiglie.
Quasi un pelo di sana invidia (perché non mi hai chiamato amico?), ma poi il solo pensiero che il proprietario di quella casa sia un appassionato come tutti noi mi fa tornare il sorriso! Ed a quel punto, minuto più minuto meno, chi se ne frega: scendo e fotografo l'oggetto del mio sorriso, le bottiglie, poi risalgo in macchina contento di sapere che delle bottiglie di vino ti fanno tornare il sorriso anche se non ne hai bevuto nemmeno un goccio!
 
AC
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Tuesday 23 november 2010 2 23 /11 /Nov /2010 14:51

tappol

Lo giuro, questo mio post non è dovuto al fatto che leggere per me è necessario quasi come respirare, ne all'amore che provo per la letteratura: la parola scritta non è causa di questo mio post, al limite ne sarebbe effetto... semplicemente questo è un blog che si occupa di vino!
E può un blog enoico ignorare un incontro libero di lettura denominato Tappo Letterario (sotto titolo: Incontri liberi di lettura, chiacchiere e degustazione con gli autori presso il TappoBar) il cui prossimo incontro preveda la partecipazione di Fulvio Ervas l'autore del libro Finchè c'è prosecco c'è speranza? Certo che no, è impossibile, guardate quante parole che hanno a che fare con il vino: Tappo, Prosecco, Degustazione... 
Per chi non avesse tempo da perdere vado al dunque: se sabato 27 novembre dalle ore 17.00 volete impiegare bene due ore del vostro tempo venite al TappoBar di Asolo (via Roma, 55 - dietro la fontana della piazza) li incontrerete un po' di persone che amano il vino ed i libri, che liberamente disquisiranno con Fulvio Ervas e parleranno delle sue opere.
Io non posso che caldeggiare la Vostra presenza: sarò certamente in prima fila e già ringrazio quelle inesauribili persone che tanto hanno fatto per organizzare quest'incontro.
Per informazioni: 0423.952201, oppure tappoletterario@libero.it 
 
P.S. se a qualcuno sfugge quale sia il libro di Ervas si legga questi due link: questo e questo
AC 
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Monday 22 november 2010 1 22 /11 /Nov /2010 13:18

mediocre

Degustazione a casa di un amico: otto i vini da degustare, dieci le persone presenti me compreso. Oltre al proprietario della casa non conoscevo nessun'altro degli altri convenuti: tutte persone, a detta di chi organizzava, alquanto edotte e preparate nei vini e che tra loro spesso si riunivano per assaggi e degustazioni.

All'assaggio ci imbattiamo, a mio dire, in tre vini superlativi (una volta scoperte le etichette si dimostrano tali anche per fama e costo), quattro di ottima fattura ed uno assolutamente mediocre, terribilmente mediocre, nulla di più.

Non un vino prodotto male o con imperizia, solamente frutto di uve banali, specie rispetto a quelle che avevano donato tanto pregio agli altri sette vini degustati.

Terminati gli assaggi iniziamo la discussione, ed espongo il mio giudizio: sui tre vini ottimi noto grandi assensi alle mie parole, sui quattro buoni idem, mentre su quello mediocre vedo gli occhi di tutti abbassarsi e le teste, quasi all'unisono, ondeggiare... dopo un paio di frasi smozzicate sul tono del "non so", "non sono completamente d'accordo" "non mi sembra così cattivo" prende la parola il mio amico e mi dice quanto segue "Ale, non sono d'accordo: il vino non risulta di grande pregio all'assaggio, ma si intuisce un'ottima materia di fondo, una grande possibilità"

La mia secca risposta non poteva che essere una: se prendo un blocco di marmo proveniente dalla stessa cava dove in cui veniva estratti i blocchi utilizzati da Michelanegelo o Canova e ci scalpello per un paio di mesi otterrò sicuramente una scultura, una schifezza di scultura, ma potrò sempre dire che la materia di fondo è ottima...

Chiuso l'argomento e poco dopo ci troviamo a parlare di tutt'altro.

Una volta giunto a casa leggo un sms arrivato nel frattempo sul mio cellulare "il vino era veramente orribile, lo sappiamo tutti, ma lo produce il fratello di uno dei presenti, ed ogni volta che lo assaggiamo, riconoscendolo, evitiamo d'infierire.... ciao", sinceramente quel'sms ha avuto il potere di farmi arrabbiare ancora di più della sciocca difesa ascoltata dal vivo: ma per quale motivo bisogna evitare di riconoscere un limite di un vino solo perché questo viene prodotto da un conoscente?

Per altro la tentata giustificazione era l'esatto contrario della realtà: la materia prima (di fondo....sic) era alquanto povera e limitata, ma la lavorazione risultava più che onesta, ma se questo non si ha il coraggio di dirlo (con educazione e con il dovuto rispetto) il produttore come potrà mai rendersi conto dei limiti del suo vino, rimarrà sempre nella mediocrità....

Riflettendoci in questi giorni mi rendo conto che la mediocrità purtroppo ci appartiene come sistema: nel nostro paese (inteso come nazione) qualsiasi cosa mediocre, se non addirittura peggio, viene giustificata ed elogiata se la si deve a chi si conosce. Siamo capaci di riconoscere ed ammettere la mediocrità solo se questa è frutto di chi nulla ci tange..

Infatti viviamo in un paese dove se viene promossa una pessima iniziativa politica, ma a farlo è il politico che rappresenta il nostro pensiero, lo si giustifica sempre, per contro guai ad elogiare una buona legge o un'ottima iniziativa se questa viene proposta da chi rappresenta la parte contraria al nostro pensiero.

Viviamo in un paese dove se tuo figlio va male a scuola la colpa è sempre degli insegnati impreparati, mai dei limiti di tuo figlio… e sono sempre i figli egli altri quelli maleducati, mai il tuo…

Il nostro è il paese dove le immondizie lungo la strada le gettano sempre "gli altri", mai noi od un nostro familiare, dove il volume fastidioso del televisore nel cuore della notte è sempre quello del vicino, mai del nostro nella notte in cui ci intestardiamo nel vedere la partita in svolgimento dall'altra parte della terra in compagnia di dieci amici... in cui se siamo al ristorante per una cena romantica ci da fastidio il tavolo rumoroso e numeroso posto in fondo sala, ma quando siamo noi a fondo sala con tutti i nostri amici a fare cagnara nulla ci frega delle tante copie che cercano tranquillità! 

Siamo un popolo che giustifica tutto quello che ci aggrada e condanna quello che non ci piace, per questo la mediocrità sta dilagando, ed anche nel vino la mediocrità dilagherà se ci si trova sempre tra amici che promuovono il massimo della banalità solo perché questa viene prodotto dal fratello di un conoscente...

 

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Friday 19 november 2010 5 19 /11 /Nov /2010 13:28

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Forse qualcuno ricorderà la singolare iniziativa assunta nel mese di maggio 2009 dall'azienda Vinicola Bisson di Chiavari (GE), ovvero immergere 6.500 bottiglie di spumante a sessanta metri di profondità nelle acque di Portofino, per il periodo di presa di spuma e maturazione sui lieviti. 
Il 30 giugno scorso le 6.500 bottiglie sono state recuperate, pulite, sboccate e confezionate, e questa settimana, con notevole seguito di stampa specializzata e non, presentate ai consumatori.
Al momento dell'iniziativa, che io stesso avevo commentato positivamente in questo post ( Chiamala ebbrezza da profondità... ), mi ero però posto una domanda: premessa l'indubbia serietà dell'azienda Bisson, l'esperimento era volta ad ottenere mera pubblicità e ad attirare la massima attenzione su chi l'aveva ideata (e magari far lievitare il prezzo finale) oppure si poteva prospettare  veramente una soluzione tecnica innovativa?
Finché non assaggerò il vino non potrò avere idea sul vantaggio di una simile collocazione per il periodo di presa di spuma, però visto quanto dichiara oggi Piero Lugano, titolare della Bisson, ho il tremendo sospetto che il tutto fosse principalmente una trovata pubblicitaria: infatti Lugano afferma che la sua prossima idea sarebbe utilizzare una portaerei dismessa per crearci un vigneto viaggiante.... (link) e, più realisticamente, creare un progetto "Abissi Riserva" facendo affinare delle bottiglie anche nelle profonde miniere di rame di Gambatesa, in Val Graveglia.
A questo punto mi chiedo a quando l'affinamento di bottiglie nel punto di massima profondità delle Fosse delle Marianne, o magari nelle viscere delle catacombe romane (le tombe poste sotto San Pietro forse è troppo) oppure si potrebbe piantumare un vigneto sulla sommità della Torre Eiffel anzichè a bordo dell'Air Force One, il velivolo presidenziale su cui viaggia Obama: immaginate un vigneto a 12.000 metri... 
Dai, cerchiamo di rimanere con i piedi per terra, (e la frase non è un gioco di parole): qualsiasi simpatica iniziativa se non danneggia nessuno è ben accetta, ma cerchiamo di ricordarci che il grande vino è frutto di serio lavoro, vigneti posti in località baciate da Dio (già tutte note) e tanta, tanta fatica, non di balzane anche se spiritose idee...
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono di fronte a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, diretto o indiretto che sia, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

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Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

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