Tuesday 16 november 2010 2 16 /11 /Nov /2010 09:34

mer

Non serve che lo dica io: il Merano Wine Festival è un appuntamento pressoché irrinunciabile per chi ama il vino, non serve di spiegazioni o presentazioni essendo manifestazione arcinota.
Anche quest'anno, poco dopo le 10.30 di sabato 6 novembre, ero in colonna per entrare nella Kurhause dove sono rimasto sino all'orario di chiusura.
Non voglio però in questo post tediarvi descrivendo i miei assaggi o altro, bensì, visto che tanti si lamentano delle situazioni di disagio in cui si può incorrere, della confusione e di altro, vorrei parlarvi di quel 5% di visitatori che fanno si che questa manifestazione sia a tratti mal sopportabile, questi sono quelli che... al Merano Wine Festival....
Trovo insopportabile quelli che, al Merano Wine Festival....  finché sono in colonna si lamentano perché ci sono troppe persone presenti: "ma dove va tutta questa gente?" continuano a dire, "ma perché non stanno a casa?" Stessero loro a casa saremmo tutti contenti...
Trovo insopportabile quelli che, al Merano Wine Festival.... abbandonano la colonna per andare a bere il cappuccino, lasciando un "palo" a guardia della fila (solitamente il più fesso del gruppo) e quando tu sei a due persone dall'agognato biglietto ti ritrovi di colpo 8 persone che si erano "assentate solo un minuto"...
Trovo insopportabile quelli che, al Merano Wine Festival....devono fermarsi a chiacchierare nel corridoio di grande passaggio, di fronte ad una porta o sulle scale, tutti punti nevralgici per il transito dei visitatori, e così facendo occludono il passaggio...
Trovo insopportabile quelli che, al Merano Wine Festival.... per un'ora tengono occupato un produttore parlottando fittamente, e dopo un'ora tu ti accorgi che non stanno parlando del vino, bensì del fatto che tre anni prima sono stati in vacanza nella zona di produzione di tale vino, del fatto che il suocero aveva fatto il militare, oppure che la loro maestra provenisse dal paese vicino....
Trovo insopportabile quelli che, al Merano Wine Festival.... ci vanno solo per bere a più non posso (ce ne sono, ce ne sono, eccome se ce ne sono) ed alla fine non ricordano neanche un vino...
Trovo insopportabile quelli che, al Merano Wine Festival.... per farsi largo usano piazzare i gomiti nella schiena di chi li precede o spingere come fossero dei mandriani: capisco che la parola "permesso e "grazie" siano fuori moda, ma un po' di educazione non sarebbe cosa sbagliata... 
Trovo insopportabile quelli che, al Merano Wine Festival.... perché hanno pagato un pur costoso biglietto ritengono che tutto sia dovuto, e non lesinano critiche a tutti e tutto: se devi attendere 20 secondi la toilette non è la morte di nessuno e non credo l'organizzazione abbia colpa per quei 20 secondi di attesa, ne è un gran problema se devi attendere il caffè un minuto perché il barista è impegnato....
Infine trovo insopportabile quelli che, al Merano Wine Festival sono pessimi espositori: alcuni produttori (sottolineo la parola alcuni: la maggioranza dei produttori sono fin troppo bravi, pazienti ed esaustivi, e li ringrazio di cuore per ciò) ti versano il vino con estrema malavoglia (sembra quasi tu faccia loro un dispetto) e te lo versano senza guardarti in faccia, non ti degnano di una parola se non ti presenti prima per "chi sei", mentre altri abbandonano il tavolo un'ora prima della chiusura (i cugini francesi su questo sono i più bravi: alle 17 e qualche minuto non esistono più... ) oppure se accenni ad una minima critica (anche sensata) al loro vino non ti badano più... 
A questi ulitmi produttori, che ripeto ripeto nulla hanno a che spartire con la maggioranza, dico che non lo prescrive il dottore di partecipare al MWF: se la cosa crea disturbo potete pure rimanere casa!
 
P.S. infine ringrazio Andrea e Marco, fidi compagni di assaggi, che con la loro bravura e simpatia hanno mitigato le scocciature dettate da quei "visitatori" sopra descritti!
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Appuntamenti - Community : Il mondo del vino
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Monday 15 november 2010 1 15 /11 /Nov /2010 19:02

ziliani

Da stamane è on line un nuovo blog sul vino, si tratta de Le Mille Bolle Blog una nuova avventura di Franco Ziliani dedicata esclusivamente ai vini con le bollicine in cui si cercherà, con articoli dedicati a vini e aziende, a degustazioni, ma anche con commenti, cronache, interviste, di favorire, passo dopo passo, la crescita di una diversa consapevolezza delle bollicine (soprattutto metodo classico) italiane, intese come un universo variegato e non riconducibile ad unità di denominazioni, zone di produzione, tradizioni, filosofie diverse. 
Lo potete vedere collegandovi da qui ed è già incluso nei link di collegamento pubblicato a lato del post.
A Franco Ziliani ed a Lemillebolleblog (come si deve scrivere) auguriamo tanto successo e tanti lettori.
 
AC 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni
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Monday 15 november 2010 1 15 /11 /Nov /2010 08:45

grand2

Prendo spunto da un passaggio del commento espresso dall’amico Massimo in riferimento all’articolo  Abbiamo assaggiato ed oggi... giudichiamo! per farmi (e farvi) la seguente domanda: ma nel vino è proprio vero il postulato piccolo = buono e grande = cattivo?

Il commento di Massimo, supportato anche da un intervento dell’amica Alberta (entrambe persone che hanno la mia più completa stima, che di vino ne capiscono assai e con cui mi pregio di confrontarmi spesso), si riferiva al fatto che nell’ultima degustazione del nostro Circolo avevamo degustato dei vini provenienti da cantine troppo grandi per esprimere, a sua detta, “vera qualità”, questo il passaggio che mi da lo spunto per il presente post: Trovo che il piccolo produttore con le sue esigue bottiglie prodotte si possa permettere più della grande cantina di fare i vini a sua immagine e personalità. La grande cantina inevitabilmente deve ospitare tra i suoi clienti tanti più estimatori e bevitori possibile quindi il gusto ne risulterà inevitabilmente standardizzato e smussato. Auspico un ritorno a quei piccoli e buoni vini di piccoli produttori che lavorano con il cuore e con l'anima per trarre un prodotto ricco di personalità e carattere.

Caro Massimo (ovvio che la domanda la pongo a te in modo retorico: in realtà la esprimo a tutti, me medesimo per primo) ma siamo certi che un vino prodotto in grandi numeri sia per forza standardizzato e smussato? E se la risposta fosse un sì quale la differenza numerica tra “un piccolo produttore che lavora con il cuore e con l'anima per trarre un prodotto ricco di personalità e carattere” ed un grande produttore? (che, ha mio dire, può lavorare con pari anima e cuore).

Se produci meno di 30.000 bottiglie sei un piccolo produttore mentre se ne produci di più sei di grande dimensione? Oppure ci spostiamo a 50.000 bottiglie? Magari 100.000… ed a quel punto siamo certi che il vino prodotto in maggior quantità sia privo di personalità e carattere?

Riguardando un po’ di dati ne “I grandi vini del mondo” ho trovato i seguenti numeri: 180.000 le bottiglie prodotte di media da Chateau Haut-Brion,  200.000 per Chateau Latour, Margaux e Lafite Rothschild (cadauno, ovvio) a cui dobbiamo aggiungerne altre 40.000  per arrivare alla produzione di Mouton Rothschild… sono forse vini privi di carattere e personalità?

E che dire delle oltre 300.000 bottiglie di Lynch-Bages o le 400.000 di Chateau Pichon Longueville?

Due dei vini che più mi hanno impressionato in vita mia per personalità e carattere, oltre che per bontà, ovvero Vega Sicilia Unico e Chateau Cheval Blanc, (parlo di Cheval Blanc, vino per cui Walter Eigensatz - non certo l’ultimo degli ultimi - ha espresso la celebre frase “ci sono ottanta Clos Vouget, ma un solo Cheval Blanc) vengono prodotti in numero che si aggira attorno alle 100.000 bottiglie annue… , se devo avvalorare la frase piccolo = buono, cattivo = grande devo presupporre di aver preso un granchio mostruoso oppure essere rimasto impressionato dal nome la volta che li ho assaggiati, ma so bene che la realtà non è ne una ne l’altra! (entrambe bevuti in degustazione cieca la volta che ne rimasi folgorato)

Tra l’altro Cheval Blanc fa parte di quel gruppo (LVHM) che produce globalmente svariate decine di milioni di bottiglie l’anno, tra cui Yquem e Krug. Vogliamo forse sostenere che Yquem non è vino che emoziona? Ed il Krug Clos du Mesnil? L’emozione che ti provoca sorseggiare questo vino è forse inferiore a quella che si prova bevendo una chicca di Jacques Selosse oppure di Jerome Prevost?

Quando pronunciamo l’assioma espresso nel titolo non vorrei fossimo tutti vittima della provocatoria frase del grande Veronelli, ovvero meglio il peggior vino del contadino del miglior vino dell'industria, frase che aveva una logica provocatoria fine a se stessa ma che però viene usata come dogma solo quando serve a supportare una certezza che quasi sicuramente non esiste. 

 

AC                                                                                                   (immagine a corredo raccolta dalla rete)

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Monday 8 november 2010 1 08 /11 /Nov /2010 12:21

NZ

Nell'esaustiva serata di venerdì 5 ottobre, dedicata ai vini della Nuova Zelanda provenienti da Marlborough e piacevolmente condotta dagli enologi Andrea Miotto e Marco Spagnol, abbiamo assaggiato i seguenti vini:


- Sauvignon Blanc 2009 - Bishop's Leap, Marlborough
- Sauvignon Blanc 2009 - Saint Claire, Marlborough
- Sauvignon Blanc Block 18 2009 - Saint Claire, Marlborough
- Chardonnay 2007 - Cloudy Bay, Marlborough
- Pinot Noir Block 14 2008 - Saint Claire, Marlborough

 

A Voi che leggete ed avete assaggiato ogni commento.

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Degustazioni
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Friday 5 november 2010 5 05 /11 /Nov /2010 14:19

linea.jpg Specifico subito che i problemi di linea a cui mi riferisco non sono quelli dovuti alle abbondanti libagioni (che più di tanto cruccio non mi danno), ne quelli della linea di fuorigioco che spesso il sempreverde Pippo Inzaghi oltrepassa senza problemi (e per fortuna senza essere visto dagli arbitri), bensì quelli della linea telefonica... da oltre 24 ore non ho segnale ADSL e mi è impossibile pubblicare il post del giorno...

Vi scrivo questo messaggio dopo aver digitato per l'intera durata della pausa pranzo sulla virtuale tastiera dell'IPhone: mezz'ora per scrivere un post che normalmente pubblicherei in 45 secondi!
Appena il mio gestore interverrà sarà mia cura pubblicare il post del giorno di ieri e quello di oggi.
Per intanto mi scuso con voi tutti per l'assenza.
 
Alessandro
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni
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Wednesday 3 november 2010 3 03 /11 /Nov /2010 14:41

PcF

Volli, sempre volli, fortissimamente volli!
La celebre frase del conte Vittorio Amedeo Alfieri è, a mio dire, l'esatta fotografia di quanto hanno concretizzato Luca Ferraro e Davide Cocco: un'idea voluta, talmente voluta, da essere portata a compimento malgrado, come loro amano dire, si partisse dal basso.
E per questo che Davide e Luca meritano un Bravo con la B maiuscola: in un momento in cui tanti (anzi, troppi) si riempiono la bocca parlando di Prosecco col Fondo loro hanno realizzato il primo evento (scrivo primo perché mi aspetto ancora molte edizioni) riservato esclusivamente al Prosecco col Fondo, ed aperto a tutte quelle persone che comunicano il vino.
Bella l'idea e splendida la cornice: sabato 30 ottobre, ai piedi di Asolo presso il Ristorante Locanda Baggio, si è svolto un confronto tra otto Prosecco col Fondo provenienti da quattro zone diverse: Valdobbiadene, Conegliano, Asolo, e piana della Marca Trevigiana.
Le aziende coinvolte erano Frozza, Casa Coste Piane, Zanotto, Costadilà, Bele Casel, Biondo Jeo, Lorenzo Gatti e Maurizio Donadi.
Tralascio la descrizione del contesto e le modalità di svolgimento (vi sono persone più brave di me per descrivere queste cose) io volevo, con questo post, sottolineare che finalmente si è realizzato un confronto franco e schietto su questo vino, confronto vissuto e svolto da quelle persone che, per passione o lavoro, comunicano il vino!
Questo mi è piaciuto molto perché da troppo tempo il Prosecco col Fondo sembra un affare riservato a poche persone, poche aziende e pochi consumatori eletti, quasi fosse un prodotto di nicchia, invece il PcF (scrivo così per abbreviare) è il prodotto per antonomasia della fascia pedemontana Trevigiana!
Non vi è azienda, famiglia, viticoltore o coltivatore che non trasformi in tale vino (magari in piccolissima parte) il frutto del proprio vigneto, e per tutti è qualcosa di sacro ed unico, ma qualche volta ciò viene nascosto e taciuto quasi fosse un difetto produrlo... per questo ripeto il mio bravo a Luca e Davide: perché hanno acceso il primo riflettore su questo Prodotto.
Adesso tocca ad altri (magari ai tanti che parlano e non fanno) il compito di accendere altre luci, aggiungere altri riflettori, io per il poco che posso fare ci sarò sempre per supportare il PcF, vino in cui credo ciecamente.
Domani mi permetterò di scrivere le mie personali impressioni su quanto incontrato nel bicchiere
 
P.S. notevole la qualità del pranzo svolto al termine: anche questa è nota molto positiva per l'evento! 
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 2 november 2010 2 02 /11 /Nov /2010 08:59

mario

La persona che più mi ha insegnato in fatto di vino mi ripeteva sempre la stessa cosa: "Alessandro, dedica più tempo possibile per vedere e visitare vigneti e cantine (nell'ordine: sempre prima i vigneti delle cantine, sono più importanti), assaggiare vini con persone più competenti o edotte di te, e frequentare bravi produttori", e tale consiglio l'ho seguito, e lo seguo, da sempre con massimo impegno.
Sono tutti punti che sottolineo e consiglio a mia volta, ma oggi mi riallaccio all'ultimo aspetto, quello che mi ha donato il piacere di piacevoli, e spesso profonde, amicizie che mi gratificano soprattutto dal punto di vista umano prima ancora che da quello enoico: centinaia i produttori che ho conosciuto in tanti anni, e tutti hanno contribuito alla mia crescita in materia.
Tralasciando vincoli di amicizia se però potessi eleggerne uno come "produttore con cui trascorrere più tempo" non avrei nessun dubbio, questi sarebbe Mario Pojer, il produttore di Faedo.
Ho conosciuto Mario attorno ai primi anni '90 e ricordo molto bene l'occasione: si trattava di un corso organizzato presso l'Istituto di San Michele all'Adige in cui lui era docente ed io allievo. Curioso quest'uomo che ci raccontava di come prelevasse l'acqua nelle sorgenti di alta montagna per diluire il grado della Grappa che distillava nella sua azienda, e raccontava queste cose guardandoti dritto negli occhi (come si dovrebbe sempre fare tra uomini) ed era pertanto facile comprendere la passione e la convinzione che muoveva ogni suo atto.
Da allora ho avuto tantissime occasioni di frequentare Mario (ed in seguito Firentino) ma per me l'entusiasmo è sempre pari al primo incontro: uomo vulcanico dal punto di vista delle idee, che accompagna ad una rara capacità degustativa delle intuizioni tecniche uniche, sarebbe il consulente tecnico ideale per ogni cantina se non fosse che egli è già persona che dispensa e regala consigli e pareri senza mai vedere il collega come rivale, bensì come un amico unito dalla passione per lo stesso lavoro.
E' però il punto anedotti quello che a me più piace: casualmente fai un riferimento ad André Tchelistcheff (enologo di cui tantissime persone, ovviamente, ignorano l'esistenza) e lui ti racconta della volta in cui ha portato una Moka italiana alla moglie, ti riallacci alla cantina Australiana XY e lui ti narra della villa del proprietario, in cui era stato a cena, cosparsa di colonne provenienti dalla banca che anni prima aveva rifiutato un finanziamento, assaggi una bottiglia di Suternes e lui si ricorda dell'imbottigliatrice condivisa tra la cantina produttrice e lo Chateau vicino, per finire al produttore Renano che... insomma un uomo che dovrebbe scrivere un libro tanti e tali sono gli aneddoti che ha vissuto (e se non lo scrive lui lo scriverò io!)
Mario, che posso dire? Grazie di esserci: di certo se nel vino italiano c'è un super Mario questo è sicuramente il Pojer (il, alla trentina!)
 
AC 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Novità nel mondo vino - Community : Il mondo del vino
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Thursday 28 october 2010 4 28 /10 /Ott /2010 18:35

lampadina.jpg

Sia chiaro che il Prosecco, come ogni altro vino, non si beve con la frutta (vabbè, Moscato escluso dirà qualcuno) ma la rima mi piaceva così, quindi perché privarmene?

In realtà non è la bontà del Prosecco con le pere che alcuni amici Friulani stanno inseguendo, bensì la redditività che questo vino sta donando!

Leggo oggi sull'informatore agrario (n° 39 del 28 ottobre 2010) un trafiletto intitolato "Anche il Friuli punta al Prosecco", in tale articolo viene raccontata in breve la vendemmia 2010 vista attraverso gli occhi dell'osservatorio delle Cantine Cooperative (attraverso cui si trasformano il 40% di tutte le uve raccolte in regione! ): vendemmia complessa, con luci ed ombre, che registra un calo di raccolto delle uve rosse a favore di Pinot Grigio e Prosecco, e con un tormentato calo del prezzo corrisposto per ogni tipologia, sempre Prosecco/Glera escluso.

Al punto che il direttore della Cantina La Delizia, che tratta ben il 20% di tutto il vino del Friuli Venezia Giulia, rivela che si punterà sempre più su questa tipologia, al punto che i 30 ettari vitati che i soci coltivavano appena qualche anno fa oggi sono diventati ben 130, ma la crescita è destinata a continuare!

Ora so bene che qualcuno la prenderà a male, ma non vedo perché dovrei tacere, pertanto faccio una domanda cattiva ad alcuni viticoltori Friulani: Amici, appena 15 anni fa in manifestazioni come Vinitaly o in situazioni di incontro/confronto deridevate le per voi esili strutture del Prosecco ritenendolo vino di pura idea commerciale… come mai ora avete cambiato idea?

Trovate così piacevole tale vino da mutare (per l’ennesima volta) buona parte delle vostre coltivazioni? Oppure, come temo e come scritto sopra, volete solo inseguire il successo di pubblico ed economico che questo vino miete e che non è certo stato costruito da Voi?

Personalmente ho sempre ammirato ciò che proviene dalla vostra regione, e vi ammiro come popolo, una sola cosa detesto: l'atteggiamento ondivago che molti di voi attuano in viticultura!

Mi spiego meglio: un dato periodo la richiesta di mercato è rivolta ai vini bianchi aromatici e voi giù a piantare i bianchi aromatici, qualche anno dopo si impongono i rossi e voi vi impegnate a coltivare solo Merlot e Cabernet, gli States richiedono il Pinot Grigio e Pinot Grigio sia, insomma un "inseguiamo il mercato" anziché un “proponiamo al mercato” che non fa certo onore alla vostra laboriosità ed alla vostra storia.

Ribolla, Tocai, Malvasia Istriana, Verduzzo, Schioppettino, Piccolit, Refosco Istriano o Terrano che dir si voglia, vi sembrano vitigni che non meritino di essere imposti senza (per una volta) guardare cosa richiede il mercato?

A mio parere si, eccome, e visto le tante volte che avete piantato/spiantato inutilmente direi che dovrebbe essere anche parere vostro.

Il tutto scritto senza la minima acredine bensì con tanta simpatia.

 

AC 

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 26 october 2010 2 26 /10 /Ott /2010 08:30

Colber (157)-copia-1

Impossibile non ricordare la frase che da il titolo a questo post: non esiste professore di fisica che non l'abbia ripetuta almeno cento volte per ogni classe, ed alunno che non l'abbia udita altrettante volte, e sinceramente dei tre principi cardine della dinamica è quello più semplice da ricordare (ma sopratutto da comprendere!)

Eppoi, lo vediamo nella vita di tutti i giorni che è divenuto principio che possiamo applicare in ogni dove....

Per tale motivo lo si applica anche nel mondo del Prosecco: come scrivevo ieri ( ) molti produttori hanno portato taluni processi produttivi quasi al limite di ciò che la tecnica (e la ragionevolezza) consentono e giustificano: pulizia dei mosti e del vino condizionate da filtrazioni ultra spinte e da un numero di travasi capaci di far impallidire vini di ben altro spessore oppure scelta monotematica di lieviti che condizionano il prodotto finito oltre il timbro che l'annata potrebbe conferire possono essere due semplici ed immediati esempi.  (puntualizzo: scelte attuate per ottenere un preciso risultato, che se da una parte hanno una precisa motivazione - vini tecnicamente ineccepibili - dall'altra tendono ad omogeneizzare ed a livellare il risultato in modo eccessivo)   

Per il principio che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, qualcuno attua ed ha impostato quasi al contrario (per fortuna) la propria metodica: pur mantenendo la massima cura in ogni punto della vinificazione si attuano filtrazioni meno invasive, contenuto numero dei travasi, differenziazioni dei lieviti in base all'uva e/o al periodo di raccolta, insomma più di qualcuno sceglie di non utilizzare scalette tecniche ripetitive e prefissate a monte, bensì di adeguare le proprie esperienze e capacità a quanto la natura gli ha voluto donare nel singolo anno.

Purtroppo visto che ogni eccesso genera idee (eccessive) al contrario leggo e raccolgo voci sul fatto che qualche viticoltore (forse viticoltore non è il termine corretto…) sta impostando il proprio lavoro fuori da ogni schema tecnico abbandonandosi a fermentazioni spontanee, macerazioni lunghe sulle bucce, assenza di ogni filtrazione ed addirittura al sogno (utopico) di non utilizzare la solforosa.

Non capisco però se queste persone inseguono la moda del momento o se non hanno la capacità di cogliere la delicatezza e la sottile struttura del vino che la natura (ed il lavoro dei propri avi) gli ha donato.

 

AC

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Monday 25 october 2010 1 25 /10 /Ott /2010 09:06

Gr (45)

Ci si mette poco a parlare di Prosecco: commercialmente parlando sembra essere arriso da un successo senza pari, lo si trova in ogni dove (dal piccolo bar di periferia al rifugio sperduto di montagna, dal ristorante stellato all'enoteca sotto casa), e bene o male sembra non esista persona che non l'abbia bevuto almeno una volta.
Soprattutto piace, piace a tanti se non a quasi tutti!
Ovviamente non può piacere a tutti (vi mancherebbe, quello è ruolo per ben altro vino) ma le persone a cui non piace andrebbero distinte in due gruppi: c'è chi non lo apprezza per questioni gustative ed argomenta il perchè di tale dispiacere (come dice in modo mirabile il sempre bravo ed onesto Ziliani "è vino che non rientra nelle mie corde") e di questo gruppo rispetto volentieri l'opinione, mentre gli altri che non lo apprezzano lo fanno per meri motivi di esclusività, di superiorità, di "puzza sotto il naso": infatti certe persone trovano il Prosecco vino troppo facile per i loro palati (quando la facilità di beva è il suo principale pregio, e non il difetto), troppo popolare ed avvicinabile da chiunque, anche da chi non dimestichezza all'assaggio tecnico!
Li individuate facilmente costoro: sono quelli che parlano e sparlano nei forum (mi chiedo se mai lavorano...) scrivendo esclusivamente del vino del momento, o parlando di Mosella e di Cote de Beaune come se solo loro conoscessero ed apprezzassero quei vini.... (ed invece li apprezziamo tutti, magari più di loro visto che ci sveniamo pur di assaggiare le bottiglie migliori).
A ben guardare però il Prosecco paga uno scotto notevole: l'essere conosciuto prevalentemente (se non quasi esclusivamente) nella versione spumante, versione che di media esalta più la mano dell'enologo che il frutto del territorio, specialmodo in questi ultimi anni nei quali impera la moda dei travasi infiniti e delle filtrazione estenuanti che sfibrerebbero cavalli da corsa di ben altra potenza rispetto al mansueto Glera, e che infine risente troppo della rifermentazione in autoclave, purtroppo autentica livellatrice tra lo spessore di talune splendide basi e l'inconcludenza di altre. 
Bisognerebbe ricoprire la piacevolezza del Prosecco nella versione tranquilla ed in quella più classica e caratteristica, ovvero quello della rifermentazione in bottiglia (il Prosecco col fondo) per cogliere la differenza che esiste tra il frutto dei vigneti posti sulle ripide colline del Valdobbiadenese o dell'Asolano e certi vini inconcludenti che provengono dalla pianura, da vigneti coltivati su terreni troppo ricchi e non sufficientemente drenanti!
L'opportunità di iniziare il percorso di riscoperta di questo vino può essere dato dalla bella iniziativa promossa da un gruppo di appassionati (prima ancora che produttori): Colfòndo1, in programma questo fine settimana nei dintorni di Asolo.
En plein di posti e di adesioni, grande curiosità e voglia di partecipare enorme, al punto di essere già in programma (cosa quasi certa) la Colfòndo2. (vedi link)
Per informazioni e curiosità mi permetto di suggervi quest'indirizzo mail ( info@belecasel.it ), dove vi risponderà Luca autentico deus ex machina, assieme a Davide, della manifestazione.
 
AC
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Friday 22 october 2010 5 22 /10 /Ott /2010 12:24

tradizione

Alla fine del mese di ottobre ho partecipato come ospite ad una degustazione di vini bianchi macerati, ovvero di vini da uve a bacca bianca vinificati in rosso.
Prerogativa comune (oltre al metodo di produzione, ovvio) nella selezione dei vini è stato il notevole tempo di macerazione: minimo 5 giorni sulle vinacce, ma in alcuni casi si parlava di mesi!
Serata interessante e ben condotta da un enologo alquanto preparato nella produzione di bianchi macerati, purtroppo altalenanti i risultati: un paio di vini realmente ottimi, cinque tra il piacevole ed il mediocre e tre assolutamente da dimenticare.
Non voglio però entrare in merito a quanto riscontrato, bensì alla motivazione che ha spinto i rispettivi produttori nel realizzare tali vini (l'enologo che aveva curato la degustazione si era fatto inviare delle note produttive da ogni azienda oppure le aveva attinte da internet): ben 7 produttori su 10 asserivano di essere tornati alla produzione di vini bianchi macerati per "rispetto della tradizione", ed io da quella sera continuo a chiedermi il perché di tale motivazione....
Mi spiego meglio: non ho nulla in contrario alla produzione di vini bianchi in macerazione se tale metodo da risultati ottimi, ma la metodologia la si deve adottare se questa garantisce risultato, non perché la tradizione lo richiede... altrimenti grazie a questa parolina magica giustifichiamo qualsiasi risultato, anche le nefandezze! 
Infatti se 2 vini dei 10 proposti sono risultati ottimi e fossero stati prodotti per "rispetto della tradizione" ben venga e si continui pure così, ma nel caso dei 3 (realmente) imbevibili è meglio cambiare: il rispetto di una tradizione non può permettere che si producano porcherie! (e, guardacaso, i 3 imbevibili sono prodotti proprio da aziende che ricorrono a tale motivazione!)
Ve lo immaginate un medico che adotta delle tecniche curative antiche (e sbagliate) giustificandole con il "rispetto della tradizione"?
"Dottore, soffro di gotta, cosa mi prescrive?" "un bel salasso, che pratichiamo subito!" "dottore, ma è metodo errato!" "lo so, lo so, ma è per rispetto della tradizione..."
E qualcuno per rispetto della tradizione potrebbe anche giustificare la miscellanea tra vino ed acqua in grandi crateri com'era d'uso fare nella Roma antica, oppure l'utilizzo del piombo fuso per arricchire alcuni vini, e gli esempi potrebbero continuare all'infinito.
A volte comprendo più un "ho fatto il vino così perché a me piace così (fregandomene di quello che dicono i clienti)" rispetto a questo continuo trincerarsi al riparo dell'abusata parola tradizione!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Wednesday 20 october 2010 3 20 /10 /Ott /2010 15:18

co2

Doverosa premessa, nutro profonda antipatia per gli pseudo-ecologisti: quelle persone che amano i prodotti da coltivazioni bio certificate ma rifiutano la frutta venduta dal semplice contadino, amano ogni cosa purché venga prodotta da aziende che si fregiano del titolo "prodotto a basso impatto ambientale" e giustificano qualsiasi iniziativa intrapresa per la salvaguardia del verde e del creato, purché il peso di tale iniziativa ricada su altri, questo è ovvio!
Gli psudo-ecologisti infatti professano bene ma razzolano male: viaggiano con macchine di cilindrata superiore ai 3.000 cc, la temperatura della loro abitazione è tarata a 23 gradi perenni (5 condizionatori estivi a tutto vapore e caldaia in funzione senza sosta dal 1 ottobre a fine aprile), fanno lavare (certo, fanno: il bucato lo fa la signora di servizio) un paio di jeans anche se indossati una sola sera per un'ora così come la loro fuori serie: ogni fine settimana dal lavamacchine.
Ed ovviamente giustificano i cannoni sparaneve, gli impianti di risalita e tant'altro, ma guai a chiedere se è giusto realizzare una galleria oppure una strada veloce che colleghi una valle con quella attigua per favorire chi in montagna ci abita, quella sarebbe una sfregio alla natura!
Con tale premessa capirete che non provo particolare gioia nell'apprendere che un'azienda toscana ha condotto uno studio per calcolare la quantità di anidride carbonica (CO2eq) che viene immessa nell'ambiente per la produzione standard di una bottiglia di vino (vedi questi link, link).
Lo studio di per sè magari è anche interessante (anche se credo ci fossero cose più importanti da realizzare), ma sono i risultati su cui dubito: si apprende infatti che per produrre, imbottigliare e commercializzare una bottiglia di vino si emettono 1,83 kg di CO2eq per singola bottiglia: il 38% di emissioni deriva dal confezionamento (di cui quasi la totalità e' legato alla produzione del vetro) il 26% da attività commerciali, che prevedono anche il trasporto del venduto; un 27% di gas serra viene invece prodotto in campagna, con una buona metà derivante dall'uso di concimi e un'altra parte consistente proveniente dal gasolio da trazione; ed infine un 9% di arriva dai processi di fermentazione realizzati in cantina.
Ma siamo certi che siano calcoli esatti?
Sicuri che ci sia solo il 26% per la commercializzazione? O è calcolo erratto?
E impressionate apprendere quanta strada deve percorrere e quanti passaggi di mano subisce una cassa di vino per arrivare dalla cantina del produttore al tavolo di casa nostra, ed a ciò bisogna aggiungere gli incredibili  percorsi sostenuti da rappresentanti, addetti alla vendita, ecc. ecc.
Il tutto senza tenere conto dell'inquinamento prodotto da chi va alle varie mostre, degustazione, presentazioni: basta pensare al traffico del Vinitaly, sapete quanta CO2 produciamo?
Sicuramente una quantità impressionante e che andrebbe conteggiata, spostando ad un dato ben maggiore rispetto a quello ipotizzato del 26%.  .
Ma anche fosse di più che facciamo? Fermiamo il mondo e scendiamo? 
Beviamo solo il vino prodotto dietro casa?
Per me l'importante è che nessuno mi chieda di calcolare la CO2 che per mia colpa si emette nell'aria ogni volta che stappo una bottiglia: già il calcolo dell'etilometro mi basta ed avanza!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Novità nel mondo vino - Community : Il mondo del vino
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Questo blog nasce il 30 gennaio 2009 come strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori (vedi sotto).
La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono di fronte a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, diretto o indiretto che sia, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

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Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

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