Tuesday 19 october 2010 2 19 /10 /Ott /2010 16:14

conegliano

Stamane, leggendo il Gazzettino (il principale quotidiano regionale Veneto) mi sono imbattuto in una notizia che se fosse stata reale mi avrebbe strapperebbe un piacevole sorriso di gioia, ma essendo il solito articolo semi serio mi ha creato un moto di fastidio!
Nasce lo spritz anti-sballo, titolava l'articolo, si chiamerà "Aperitivo Conegliano" (fantasia sconfinata, da premio Oscar...) e sarà a base di Prosecco, ma a basso tasso alcolico...   
Vi risparmio la lettura dell'articolo e lo riassumo per Voi tutti: un gruppo di esercenti aderenti all'Associazione Conegliano Cima ha deciso di creare un aperitivo a basso contenuto alcolico per cercare di imporlo, anzi di suggerirlo (non vedo la cosa come negativa, quindi meglio la parola suggerire), ai giovani abitanti della cittadina.
Fin qui tutto bene, ripeto anzi il mio plauso per l'idea, ma purtroppo la cose non stanno affatto come sembrano: di questo fantomatico aperitivo non è certo nulla, ne la composizione, ne il modo di preparazione, per adesso solo il nome è certo... come dire "di mio figlio so già il nome ed il futuro che vorrei avesse, ma devo ancora concepirlo!"
E questo è solo l'inizio visto che da quel poco che è dato sapere l'Aperitivo Conegliano "sarà a base di Prosecco e succhi di frutta, per mantenerlo sotto la soglia a rischio dello 0,5 senza la minima traccia di vodka o altri superalcolici con cui si possono creare delle miscele micidiali".
Miscele Micidiali?? Siamo seri, la ricetta dello spritz macchiato la sappiamo tutti, lo stesso Gazzettino la cita in una didascalia nella stessa pagina: un terzo di Prosecco, un terzo di acqua ed un terzo di Aperol o tipo aperol (io preferisco un quarto, due quarti, un quarto). 
Bene, gli amici esercenti di Associazione Conegliano Cima conoscono la gradazione alcolica dell'Aperol e/o dei prodotti simili? Forse no...
Hanno undici gradi, oppure 11° che scriver si voglia, ovvero tanti quanto lo spumante utilizzato, se non addirittura meno visto che quasi sempre il Prosecco è proposto ad 11,5°.
Ed allora dove sta la pericolosità delle miscele micidiali?
Se io facessi uno spritz con Aperol, succhi di frutta ed acqua, ed eliminando il Prosecco, non otterei forse lo stesso risultato? Si!
Ed allora, oltre a non capire dove stà la pericolosità, mi chiedo dov'è l'innovazione di questo aperitivo anti-sballo?
La vera innovazione non sta' nel creare un aperitivo meno alcolico ma nell'avere il coraggio di servirne uno di meno! 
Certo per fare quanto scrivo bisogna rinunciare all'ennesimo guadagno, e questo forse spiace anche agli esercenti di Conegliano città!!
Io non ho mai visto un esercente dire "basta ragazzi, avete già fatto quattro giri di spritz, il quinto sarebbe in più...", anzi ho visto scene indegne di un esercente che si voglia definire serio (ovvio, non parlo di Conegliano, ma il generale).
La colpa dello sballo è sempre e solo dovuto alle bevande alcoliche, alle scuola ed alle famiglia che non educano, alla società, o forse anche a qualche barman indegno di questo nome?
L'Aperitivo Conegliano (magari a 4 gradi alcolici) se bevuto due volte farà lo stesso danno di uno spritz normale con il doppio dei gradi, ma sapete questo cosa significa?
Semplicemente che se ne può bere di più: più consumi a parità di alcool, quindi più "giri" di aperitivi e maggior incasso.
Altro che spritz anti-sballo, questa è la solita operazione commerciale, infarcita di retorica e di ipocrisia!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 3 commenti
Monday 18 october 2010 1 18 /10 /Ott /2010 12:26

bevo troppo

Mi spiace per i molti opinionisti, politici, tecnici, giornalisti, commentatori e presunti esperti del settore che si ostinano a gridare, in modo pernicioso e fastidioso, per richiamare l'attenzione sul "pericoloso aumento" (?) di consumi delle bevande alcoliche, ma la realtà è esattamente opposta a quella gridata: basta controllare i dati reali dei consumi per rendersi conto di come la quantità pro-capite di assunzione di bevande contenenti alcool sia precipitato negli ultimi anni: la quantità di vino si è dimezzata nell'ultimo secolo (è cresciuta solo la qualità, per fortuna), liquori e i distillati hanno subito un tracollo inimmaginabile, constatabile anche dalla numerose aziende che hanno chiuso i battenti negli ultimi 15 anni (e visti i dati dell'Agenzia delle Dogane, vedremo quante saranno quelle che chiuderanno nei prossimi mesi), solo la birra vanta un rapporto differente, merito (o colpa, secondo alcuni) di una proposta qualitativa maggiore (birrifici artigianali), e di una pubblicità massiccia ma piacevole.
Il perché di tali riduzioni è cosa nota a tutti: maggiore attenzione all'aspetto salutistico nel vivere quotidiano (noi appassionati, per primi, sappiamo che l'eccesso fa male), un approccio al bere sempre più votato alla ricerca del piacere edonistico che non alla "necessita" del bere (un esempio a caso l'apporto calorico: esigenza presente appena settant'anni fa, ed oggi  - per fortuna - scomparsa), ecc. ecc.,  ma il motivo principe del bere meno, in questo momento, è dovuto all'etilometro: non sono certo il solo a dire che l'introduzione di serrati controlli con l'utilizzo di tali apparecchi abbia cambiato l'approccio al bere vino, liquori, distillati e birra, al punto che potremmo tranquillamente dividere l'ultimo decennio in "prima dell'etilometro" e "dopo l'etilometro"!
La paura di vedersi sospesa la patente ha indotto una morigeratezza impensabile nel consumo di bevande alcoliche: scendono i consumi nei bar, scendono quelli nei ristoranti, pizzerie e trattorie, e se qualcuno era abituato (magari al sabato sera) nel bere l'aperitivo ad inizio sera, due calici di vino nel corso della cena ed un digestivo alla fine della stessa, qual qualcuno ha dovuto rivedere le proprie abitudini eliminando giocoforza almeno uno dei quattro bicchieri (quattro bicchieri legislatore, non venti!) per ridurre la quantità di alcool introdotta.
Solo i consumi domestici hanno avuto minore flessione.
E visto che l'etilometro rileva la quantità di alcool nel sangue, indifferentemente dal prodotto con in cui lo si è assunto, qualche produttore fedele al detto mors tua vita mea, nulla ha trovato di meglio se non cercare di spingere l'opinione pubblica nel ritenere un ben preciso settore produttivo, ovviamente diverso dal suo, come quello responsabile del fattore "sballo".
Ecco allora che i produttori di birra inneggiano al basso grado del loro prodotto bollando tutto il resto come "pericoloso", i viticoltori accusano chi produce superalcolici dell'essere vera causa dello sballo del sabato sera, mentre questi ultimi rigettano le accuse sostenendo che gli appassionati conoscono bene limiti e difetti di tali prodotti, e che i ragazzi si sballano per colpa della droga e degli spritz bevuti prima di cena... insomma un'autentica guerra al massacro che nulla risolve, ed il cui unico pregio (lo scrivo in modo sarcastico, ovvio) è far apparire questo scambio di accuse come una squallida guerra dei poveri...
Mi permetto allora nell'invitare tutti ad abbassare la voce: non serve gridare, basta educare! 
Personalmente se bevo un aperitivo rinuncio al digestivo, se i bicchieri di vino a cena sono quattro anzichè due rinuncio a qualcosa prima o dopo (o entrambi), e se voglio bermi un ottimo liquore dopo cena mi regolo di conseguenza (se devo guidare, ovvio, altrimenti sono solo cavoli miei quel e quanto bevo).
Queste cose le spiego bene anche nei corsi di degustazione e vedo che ne raccolgo plauso e l'imitazione scatta immediata.
Fare la guerra a questo o quel prodotto serve solo a dare un'idea pietosa del settore, non certo ad evitare le stragi del sabato sera, e noi è questo che vogliamo!
 
AC 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 2 commenti
Friday 15 october 2010 5 15 /10 /Ott /2010 17:06

img149

Anche oggi (come sempre capita nei giorni di lavoro) ritrovo a fine mattina, ordinatamente appoggiata sulla mia scrivania (e dalla parola ordinatamente si intuisce che il merito non è mio), la posta appena consegnata: assieme a lettere, comunicazioni e fatture che necessitano della mia visione vi sono le immancabili pubblicazioni non richieste..., giornali che mi chiedo con quale scopo vengano spediti (e stampati!) visto che nessuno, o quasi, li leggerà mai!
La strada dalla scrivania al bidone della carta da macero è diretta, giusto uno sguardo in copertina e poi via.
Tale fine avrebbe fatto anche Veneto&Veneti, il supplemento del giornale Libero (giunto non si sa il perché), se non fosse per la magica parola dell'intestazione "Veneto"!
L'orgoglio, il senso di appartenenza e l'amore che nutro per la mia regione - la mia terra - è enorme, tale da farmi desistere nel gettare la rivista (orgogliosamente Veneto prima ancora di essere orgogliosamente Italiano), gesto che avrei compiuto malgrado le procaci ed avvenenti forme della signorina ritratta in copertina se non vi fosse stata impresso tale nome.
Trattenuto il giornale cosa di meglio se non rubare 5 minuti alla pausa pranzo per sfogliarlo?
Detto e fatto, ed anche con una certa soddisfazione visto che quasi il 50% degli articoli riguardavano il vino, peccato comparisse ad un certo punto un (esagerato) articolo dedicato agli sciabolatori di spumante!
Un po' perché il Veneto è regione dove albergano molti sciabolatori investiti dalla Confrérié du Sabre d'Or, un po' perché vi risiede Elodio De Nardi ambasciatore in Italia di questa confraternita, il capo redattore ha trovato corretto dedicare un articolo di più pagine a queste persone che tanto si divertono nel menar fendenti stappando bottiglie a destra e a manca.
L'articolo non è da biasimare di per se stesso visto che io per primo ammetto che il sciabolare una bottiglia di spumante sia cosa tanto goliardica e divertente quanto emozionante (almeno la prima volta, poi non ti emoziona più...) ma trovo un po' eccessiva la forma di sufficienza che alberga nei confronti di chi non sciabola: "si tratta di un'operazione tutt'altro che facile e che necessita di mano ferma" viene scritto, ed a me la cosa fa sorridere visto che sciabolare è nettamente più semplice (molto più semplice) che non lo stappare la bottiglia con l'eleganza richiesta ad un sommelier.
Certo se si ammettesse che l'operazione è semplice si perderebbe in toto l'aurea esclusiva che aleggia attorno a chi sciabola, ma credetemi, è veramente semplicissimo!
Ma di più mi infastidisce l'esterofilia quando si pronuncia la seguente frase: "per noi sciabolatori è obbligatorio aprire soltanto bottiglie del noto spumante francese" (Champagne nda): non fossimo un paese forte di una produzione di centinaia di milioni di bottiglie di ottimo spumante capire simili proclami, ma visto che esso abbonda (per carità, di media uno o due, in certi casi tre gradini sotto lo Champagne, questo lo ammetto) è affermazione totalmente fuori luogo, e tanto per senso di appartenenza geografica quanto per rispetto di chi una bottiglia di Champagne mai potrà premettersela (dato ufficiale aggiornato ad oggi: in Italia vi sono 8 milioni di indigenti) io me la sarei risparmiata!.
Ad ogni modo non ne farei un dramma, ed eviterei di chiedere soddisfazione al simpatico De Nardi regolando la cosa in singolar tenzone! 
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Tuesday 12 october 2010 2 12 /10 /Ott /2010 09:56

bio

Ieri sera stavo impostando il mio accredito, via web, al Merano Wine Festival (che si svolgerà dal giorno 5 al giorno 8 novembre prossimi) quando lo sguardo mi è caduto sui vari eventi presenti in home page: bio&dinamica, Wine, Culinaria, BeerPassion, AcquavitaeLiquores... devo ammettere che la prima sezione mi ha incuriosito molto, non tanto per il tema trattato o per il fatto che il webmaster realizzando il sito l'ha scritta completamente in minuscolo (a differenza di tutte le altre sezioni) quanto per l'ostinazione di voler presentare, per l'ennesima volta, vini provenienti da viticultura biodinamica in una sezione racchiusa a sè!
Se comprendo il produttore che segnala in etichetta il metodo di coltivazione adottata, non comprendo (e non capisco) quelli che si ostinano nel differenziare i vini ottenuti da vigneti tradizionali da quelli biologici o biodinamici nelle varie mostre o concorsi, perché mai?
Perché deve esistere una parte di esposizione dedicata solo ai vini biodinamici? Sono forse degli appestati che vanno confinati in una sorta di lazzaretto anzichènò in una parte elitaria loro dedicata?
Perché deve esistere il Tre Bicchieri "normale" e senza aggiunte ed un Tre Bicchieri con la sottomenzione "verde"?
Perché nei cataloghi di alcuni importatori si evidenzia la provenienza biodinamica dei vini?
Forse per giustificare una sostanziale differenza di prezzo (adducibile solo all'esosità dell'importatore: certi vini all'estero costano, franco enoteca, un terzo del prezzo praticato in Italia) oppure per prevenire eventuali critiche sui vini difettosi? (difetti dovuti non al metodo di per se, ma alle cattive conoscenze del produttore: la produzione di vini torbidi ed acetosi si deve solo all'incapacità dell'uomo o alla totale assenza di ogni suo intervento!).
Un  vino è un vino, indipendentemente dall'ideologia che ispira il produttore e da cosa egli fa in vigneto! Sia mai che un giorno si voglia differenziare i vini da viti potate a Guyot da quelli a Cordone Speronato anzichè il Doppio Capovolto.
Forse nel torneo di Wimbledon si differenziano le categorie per ordine di religione praticata? E le classifiche d'arrivo della maratona di New York differenziano i biondi dai castani ed i calvi dai capelloni?
Non mi sembra che al Festival di Sanremo vengano premiati cantanti vegetariani posti in sezioni differenti dagli onnivori...
Per rispetto, tanto dei produttori tradizionali quanto di quelli biologici e biodinamici, avrei piacere di trovare (almeno nelle manifestazioni e nelle guide) gli uni accanto agli altri, senza differenziazioni di idee o ispirazioni che vengono acutizzate come non mai proprio nel nostro paese!
(e se  proprio dobbiamo separare qualcuno mettiamo "nell'altra stanza" chi ricorre a trucchi e belletti per modificare il proprio vino!)
 
P.S. rammento un incontro avuto 6-7 anni fa con la nuora di un famosissimo produttore Francese: alla mia domanda sul metodo di produzione adottato (che sò essere biodinamico) la lapidaria risposta, accompagnata da un candido sorriso, fu la seguente: "lei giudichi il mio vino, quello che facciamo in vigneto non è compito suo..."
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 6 commenti
Monday 11 october 2010 1 11 /10 /Ott /2010 08:18

bordolese

Nella serata di venerdì 8 ottobre dedicata ai vini taglio Bordolese prodotti in Italia, magistralmente condotta dall'enologo Michele Pol, abbiamo assaggiato i seguenti vini:

- Le Serre Nuove dell'Ornellaia 2007
-
Tenuta dell'Ornellaia - Bolgheri
-
Capo di Stato 2006
-
Conte Loredan Gasparini - Venegazzù
-
Il Rosso dell'Abazia 2005 
- Serafini & Vidotto - Nervesa della B.  

- San Leonardo 2004   
-
Tenuta San Leonardo - Borghetto Avio 

 

A Voi che leggete ed avete assaggiato ogni commento

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Degustazioni - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Thursday 7 october 2010 4 07 /10 /Ott /2010 09:25

bere2.jpg

Devo essere onesto ed ammettere la mia indecisione sul titolare questo post come sopra leggete oppure con frase più cattiva, ma tant'è: è il succo che per noi conta, non la forma... (e quando si parla di vino, specie in periodo di vendemmia, la parola succo è più che mai centrata!).
Non ho idea se voi che mi leggete (ed un grazie per la vostra attenzione è sempre il minimo) "rovistate" come  me  la rete alla ricerca di articoli sul vino, ma se lo fate credo che oggi sia giornata dove il vino è realmente di tutto e di più: è bistrattato, enunciato in modo scorretto, identificato come prodotto da brand (che male abbiamo fatto noi italiani per far si che i dirigenti - la parola manager non la uso - ricorrano sempre al vocabolario inglese?) e chi più ne a più ne metta....
Già l'Ansa ci comunica che in Friuli, precisamente a  Rosazzo di Manzano (Udine) si insedierà stabilmente il gruppo Winehealth Internsational (ancora l'inglese...) che altro non è se non un gruppo di scienziati, circa 50, impegnati nel dimostrare che il vino non solo non fa male, ma anzi fa bene (vedi link). Come ha scritto un paio di giorni addietro Angelo Peretti, diciamo basta a questa pantomima: il vino è alimento buono, che allieta i nostri momenti migliori ed è insostituibile, ma se dovete propugnarcelo come succedaneo di qualche medicina bevetevelo voi: il vino lo si beve per perché piace, non perché "fa bene"! (quello è ruolo da dolce Euchessina....). 
Si prosegue con un'intervista, su osservatorio finanziario, a David Rossi responsabile area comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, il quale annuncia la nascita di 1472, il marchio del MPS. (vedi link)
E quale miglior prodotto, marchiato 1472, può essere il testimonial ideale? Ovviamente delle bottiglie di vino, scelte non perché buone, emozionanti o altro, ma perché Per la loro natura, sono prodotti in linea con l’identità del brand (parole testuali!).
Nel mio peregrinare di prima mattina mi imbatto poi nell'AGI (fonte inesauribile di perle enoiche...) la quale comunica la nuova iniziativa del Simposio dei Lambruschi, iniziativa che neppure leggo visto che leggere qualcosa promosso da un gruppo che declina al plurale il nome Lambrusco in Lambruschi mi deprime. (a scuola, classe prima elementare: i nomi, tra cui anche quello dei vini, non si declinano mai al plurale!!!!!!) Peccato, il Lambrusco mi piace pure.... (qui)
Ed infine leggo su repubblica.it l'iniziativa promossa da Fattorie Sant'Appiano, ovvero quella di "adottare un vigneto"! (link )
Chi mi legge da tanto sa bene come la penso su tali "adozioni" (vedi Adottare un vigneto? Una mucca? E perché non una Coldiretti efficiente?) ma apprendere che dopo aver sborsato 100 euro per divenire soci adottatori "si potrà scegliere il filare da adottare, i soci potranno inoltre partecipare ad alcune tipiche attività aziendali come la potatura da gennaio a marzo, la legatura a marzo e aprile, la vendemmia a settembre, la svinatura e la degustazione ecc. ecc." mi fa impazzire: un bel po' di lavoro a gratis a favore dell'azienda (con svarioni che neppure immagino: potare una vite richiede perizia che non si apprende in un weekend) e scene degne di bella figura stile "fuga dalla città" o B-movie di tale genere.
Forse (anzi, senza forse) è meglio torni a leggere Rizzari e Gentili, Ziliani, Peretti, Massobrio ed i tantissimi altri che meritano ogni secondo impegnato nella lettura!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 4 commenti
Tuesday 5 october 2010 2 05 /10 /Ott /2010 07:46

P1010840.jpg

Digitate su Google la frase festa della vendemmia, vi compariranno qualcosa come 111.000 risultati... date un'occhiata ai giornali locali e troverete con facilità, nella sezione "eventi - feste tradizionali - iniziative", un bel po' di sagre dal titolo festa della vendemmia... non per ultimo vi assicuro essermi arrivati non meno di trenta inviti, da parte di aziende di una certa dimensione, per partecipare alla festa della vendemmia organizzate dai vari staff all'interno dell'azienda stessa! (con l'occasione ringrazio tali aziende per l'invito).
Mi chiedo però, retorica a parte ed escludendo il significato della parola festa quale traguardo delle fatiche di una anno, che senso abbia l'utilizzo della parola festa: la vendemmia è una fatica immane, altro che festa!
Non comprendo infatti perché la stampa, specie quella generalista, bolli come una festa l'operazione di vendemmia: avete un amico viticoltore con cui potete parlare francamente? Bene, chiedetegli com'è la vera vendemmia, quella che non tiene conto del pubblico e dei media, e chiedetelo adesso prima che si dimentichi gli sforzi appena fatti! (la vendemmia è come un parto dall'esito positivo: dopo i primi giorni dimentichi il dolore e guardi solo con gioia il figlio ricevuto).
Innanzitutto la vera vendemmia non ha orari: ti alzi all'alba o prima, e come prima cosa (ancor prima di andare in bagno a lavarti la faccia) guardi la situazione atmosferica ed ascolti le previsioni meteo: gli emuli nipoti del grande Edmondo Bernacca godono di popolarità incredibile nei mesi di settembre-ottobre presso i viticoltori. (ed anche negli altri mesi...)
Poi, dopo colazione (fatta in fretta: anche nelle belle case rurali le colazioni del mulino bianco si fanno in altri periodi), si scende subito in cantina a controllare la situazione dell'uva spremuta la sera precedente e l'evoluzione dei mosti in fermentazione. Assolte le operazioni di travaso e controllo, che richiedono un bel po' di ore, ci sarà la preparazione dei trattori, dei cesti, delle secchie e quant'altro, poi, a seconda del tempo (se arriva la perturbazione monstre annunciata in TV è situazione da thriller) e stato delle uve si programmerà vigneto ed orari di raccolta.
Nelle aziende medio-grandi ci saranno enologi che per l'intero giorno rimarranno in cantina indaffarati come non mai, nelle più piccole l'enologo contribuirà anche a parte della raccolta.
Poi via, verso il vigneto, con l'obbiettivo di lavorare, lavorare e lavorare... certo alcune pubblicità ci fanno vedere splendidi vigneti in pianura e baciati dal sole (quelli che ho conosciuto io sono ripidi, tanto ripidi) ma la situazione non è sempre idilliaca, comunque sia lo svolgimento è sempre uguale: buona parte delle persone raccoglieranno l'uva avendo cura di scegliere e pulire, ed è operazione tanto bella quanto noiosa, appiccicaticcia, e snervante dopo la terza ora (specie al dodicesimo giorno consecutivo), altre persone porteranno l'uva dal filare sino al trattore, e se la situazione si svolge in piano questo è un quasi "piacere", ma se si svolge in ripide colline diventa attività degna dell'Iron man edizione su percorso lungo!
E tutto questo prosegue per l'intero giorno, sino al tardo pomeriggio e/o spesso sino a quando la luce permette la raccolta. Nel frattempo i trattori fanno la spola continua tra vigneto e cantina per la pigiatura.
All'imbrunire via tutti dal vigneto, belli sporchi, stanchi e magari con il "ricordo" rimediato per qualche bella puntura di vespa (che, non me ne vogliano i giornalisti filo-biodinamici, abbondano in tutti i vigneti), assieme ai raccoglitori partirà anche l'ultimo carico d'uva. 
Se i raccoglitori godranno del meritato riposo per i cantinieri le cose sono ancora lunghe: dopo l'ultima spremitura ci sarà il lavaggio scrupoloso di tutta l'attrezzatura, il pompaggio dei mosti nella vasche di fermentazione, i controlli analitici, l'avvio dei mosti, ecc. ecc., e se tutto va bene e senza intoppi le luci della cantina si potranno spegnere poco prima che l'orologio batta i dodici rintocchi che annunciano il nuovo giorno, in caso contrario (come spesso accade) queste non si spegneranno affatto! 
Ed il giorno dopo, sabato o domenica incluse, tutto ripartirà da capo.
Qualcuno la chiama festa della vendemmia: sicuramente è qualcuno che non vi partecipa!     
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 7 commenti
Friday 1 october 2010 5 01 /10 /Ott /2010 15:03

P1010911.jpg

Il titolo della bellissima opera di Oscar Wilde, The Importance of Being Earnest, è intraducibile questo è vero: il titolo originale infatti usa un gioco di parole fra l'aggettivo "earnest" (serio, affidabile od onesto) ed il nome proprio di persona "Ernest" che in inglese ha la stessa pronuncia, e per noi italiani ciò rende vacuo il senso dell'intera opera se non la si legge.
Ma premesso questo basta chiamarsi Ernesto per essere scambiato per il fratello (inesistente) che vive in modo debosciato in quel di Londra?
Questo non lo so, ma di sicuro basta chiamarsi Prosecco, quando in realtà sei una semplice Glera di pianura, per guadagnare quella fama e quel valore che non dovresti assolutamente vantare!
Se a qualcuno sembra assurdo quanto sto scrivendo mi spiego meglio: qualche anno fa esisteva un'uva, Prosecco, coltivata con perizia sui colli che da Valdobbiadene vanno a Conegliano e in quelli dell'Asolano, in altre zone (praticamente) zone non esisteva.
.Non voglio entrare in merito alle qualità del  vino: buono meno buono, valido oppure no, ognuno vanti la propria idea, ma come tutti ben sapete questo vino, soprattutto in versione spumantizzata, ha avuto un successo incredibile ed innegabile, e siccome i successi degli altri genera sempre invidie che sfociano in scopiazzature e maldestri tentativi d'imitazione ecco che il mondo intero inizia a piantar Prosecco: in Brasile ed in Argentina, Australia e Sud Africa (visto una bottiglia otto giorni fa), e in gran parte del nostro Bel Paese.
Per contenere i tentativi d'imitazione si è ricorsi alla riserva del nome con l'affaire Prosecco (inteso come paese anzichè Prosecco come uva) che credo voi tutti conosciate, e questo ha creato la DOCG Valdobbiadene-Conegliano e Colli Asolani, ma purtroppo ha anche generato una DOC Prosecco generosamente elargita, e di cui i produttori stanno approfittando come non mai.
Risultato? Un tutto sommato vino senza arte ne parte (non mi si venga a dire che l'uva coltivata nella piana vicentina anzichè nel pordenonese ha gli stessi gusti di quella che proviene dai ripidissimi pendi della DOCG! Ed anche fosse simile qualcuno mi spieghi perché il vino rimane comunque lontanissimo parente) che però ha l'appregiativo di valere euro 1,20 - 1,30 al litro, prezzo in cisterna all'ingrosso! (e/o se preferite 75-80 centesimo al chilo per dell'uva con quantità autorizzata di 180 quintali per ettaro, regolarmente sforati, e con coltivazione in pianura piena). Per zone che nulla hanno fatto per costruire tale successo è un gran bel risultato, anzi ottimo.
E' già: l'importanza di chiamarsi Ernesto, pardon, Prosecco è proprio tanta!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 3 commenti
Wednesday 29 september 2010 3 29 /09 /Set /2010 17:53
logo.jpgSono fermamente convinto che l'insegnamento più importante tra tutti quelli che possiamo apprendere sia l'educazione: senza educazione non può esserci rapporto e confronto nei rapporti sociali, non può esistere il vivere civile ed urbano con il prossimo, chiunque esso sia. E se vi fosse un po' più di educazione questo mondo girerebbe sicuramente meglio.
Proprio perché amo l'educazione mal sopporto i ringraziamenti pubblici, le dimostrazioni di pubblica stima esagerate ed i "complimenti per la trasmissione" espressi a piè spinto ad ogni occasione, e questo lo sanno tutti i wineblogger, i produttori o i giornalisti che hanno citato, citano e promuovono questo blog: ho sempre ringraziato privatamente ogni dimostrazione di stima ed ogni segnalazione, evitando di farlo pubblicamente per non sembrare affetto da piaggeria, comportamento che rifuggo più di tanti altri.
Ma questa volta devo venir meno alla mia abitudine ed esprimere un grazie pubblico a Franco Ziliani, il bravo autore del wineblog più letto d'Italia, Vino al Vino.
Il ringraziamento non lo esprimo per l'essere stato citato nel suo posto odierno (ho già avuto l'onore di vedere due mie post interamente pubblicati sul suo blog, qui e qui, ed in entrambe le occasioni mi sono limitato ad un grazie esclusivamente privato) bensì al fatto che lui scrive che la pensiamo alla stessa maniera (in modo simultaneo e senza che l'uno conoscesse l'idea dell'altro).
Ed a me il fatto di pensarla come una persona che ritengo maestra nel descrivere le emozioni del vino mi aggrada, e molto!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 4 commenti
Monday 27 september 2010 1 27 /09 /Set /2010 09:47

zaga

Ne avevo parlato non molti giorni fa in un post che vi invito a rileggere ( La DOCG in Veneto? Tra poco anche al vino in Tetrapack! ), e purtroppo quanto non mi auguravo è accaduto: il comitato per la valorizzazione delle denominazioni di origine ha espresso parere favorevole al riconoscimento della DOCG per il «Malanotte del Piave», il «Lison» e per il «Fior d’Arancio dei Colli Euganei», oltre alla nuova Doc «Venezia» ed ai simultanei adeguamenti delle Doc «Piave», «Lison - Pramaggiore» e «Colli Euganei». (vedi qui) , il Ministro Galan se ne compiace e si dice orgoglioso della vocazione enologica del Veneto (lo dice qui), io invece (un po') mi vergogno della mia regione e della sua classe politica perché ritengo l'intera operazione come semplice manovra di scambio di favori, in parole povere io oggi ti do una DOCG a te (e/o una DOC) e magari domani, in periodo di elezioni tu dai un bel voto a me! 
Non entro in merito alle nuove DOCG dal punto di vista tecnico: per la fatica e lo sforzo di ogni viticoltore gioisco per loro, e ben comprendo che "avere" la DOCG possa aiutare dal punto di vista commerciale, mio personale parere è che non vi fosse bisogno di una DOCG Piave Malanotte (ma ripeto è parere personale) mentre trovo quanto meno sorprendente la coincidenza tra il riconoscimento di tante DOCG e la presenza di Ministri Veneti in carica presso il dicastero delle Politiche agricole: la prima DOCG, se non errò, è stata rilasciata nel 1980 nei confronti del Brunello di Montalcino, arrivando in Veneto solo nel 2001 con il riconoscimento per il Recioto di Soave, il Soave Superiore ed il Bardolino (se alza la mano chi ancora non si spiega il perché di tale attribuzione contiamo una sessantina di milioni di mani...).
Nel periodo 2008 -2010 si aggiungono ben 5 nuove DOCG, tutte rilasciate finché vi era un ministro Veneto alla guida del Ministero delle Politiche Agricole, Luca Zaia, ed ecco che il Veneto arriva a contare ben 8 Garantite, ponendosi al secondo posto per numero di Garantite riconosciute, dietro all'inarrivabile (dal punto di vista qualitativo) Piemonte che ne vanta 12.
Adesso si aggiungono altre 3 DOCG, ed anche se il Ministro non è più Zaia, è pur sempre un Veneto: Giancarlo Galan!
Che possiamo dire? Che sia una mera coincidenza il fatto "Ministro Veneto = nuove DOCG?"
A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, ed io oggi penso male.
Domani parleremo della nuova DOC Venezia, e della coincidenza di tanti riflettori puntati sui vini veneziani e su quelli prodotti (ahimè) in laguna....
  
AC
Foto tratta da l'Arena di Verona - Arena.it
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 6 commenti
Friday 24 september 2010 5 24 /09 /Set /2010 13:51

Torm

Le tante persone che quotidianamente accedono a questo blog e lo leggono (e vi ringrazio di ciò) sanno che faccio il possibile per non "saltare" mai la pubblicazione del post giornaliero, ma purtroppo negli ultimi tre giorni non sono riuscito a fare ciò: le previsioni meteorologiche annunciano l'arrivo di una brutta perturbazione per il fine settimana, e pertanto le operazioni di vendemmia hanno subito una brusca accelerata qui nel valdobbiadenese.
Accelerata che mi vede coinvolto in prima persona: non potevo, ne volevo, sottrarre il mio aiuto in tale compito (mal sopporto chi scrive di vino senza compiere le operazioni di produzione...) e pertanto sto trascorrendo le mie giornate nei vigneti a raccogliere uva.  
Per questa sera sarà tutto finito, mancano pochi filari ed i risultati sotto ottimi: l'uva Glera raccolta in questi giorni ha valori ottimi (15 - 15,30 di mostimetro e PH attorno al 3,25), e si presenta molto aromatica all'assaggio, speriamo anche nel vino si possa riscontrare tale qualità.
La foto in didascalia (scusate la scarsa qualità: l'ho scattata con il telefono) è uva raccolta in località Scandolera - riva dei Tormena - a Colbertaldo di Vidor, luogo da cui vi sto scrivendo con l'ausilio di uno smartphone. (spero la pubblicazione riesca!)
 
Do a tutti appuntamento, certo, a lunedì.
Grazie e buon fine settimana.
 
Alessandro  
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni
Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Tuesday 21 september 2010 2 21 /09 /Set /2010 13:37

divieto

Ho già ampiamente espresso la mia idea contro l'errato utilizzo dell'apparecchio denominato etilometro, ma torno a parlarne dopo il post di ieri e di quanto emerso dal convegno organizzato da FIVI.
Premesso che concordo in pieno con quanto sostiene il sempre bravo Angelo Peretti, ovvero che tra l'uso di apparecchio inattendibile e mal impiegato e la tolleranza zero è sempre meglio la prima opzione (potete leggere il post di Angelo qui), vorrei far emergere una piccola ma incredibile incongruenza che sta alla base di una patente ritirata ad una persona sorpresa alla guida di un veicolo con tasso alcolometrico a 0,51.
La patente viene ritirata a 0,51 perché si ritiene che oltre il limite di 0,50 una persona non abbia più un livello di efficienza e prontezza di riflessi tali da condurre in modo sicuro un veicolo: premesso che quello di 0,50 è dato stabilito in modo indicativo ed aleatorio (io a 0,51 sono molto meno pericoloso di mia zia, astemia, a 0,25) mi chiedo perché non ci si inventa una macchina che rileva quante ore di sonno arretrato e/o di stanchezza una persona può avere sulle spalle e dare la possibilità agli organismi preposti al controllo di ritirargli la patente per lo stesso motivo: scarso livello di efficienza e prontezza di riflessi.
In altre parole mi chiedo (vi chiedo) se posso essere più pericoloso io con limite a 0,51 mentre rientro a casa dal ristorante posto a 6 chilometri da dove abito oppure il mio vicino di casa che quest'estate, in camper, è partito da Barcellona ed in'unica tratta (fermandosi solo per far rifornimento di carburante) è rientrato a casa.... Ha percorso 1.230 chilometri partendo alle sette di mattina per aprire i cancelli di casa alle 21,45: 14 ore di guida e circa 40 minuti tra pause e fermate, chi tra i due?
Fossimo arrivati a casa nello stesso identico momento nella situazione sopra esposta sarei stato più pericoloso io oppure lui?
Chi avrebbe avuto i riflessi maggiormente all'erta (come si dice in gergo pronti) per evitare un bimbo in bicicletta sbucato da una laterale nella quasi oscurità?
Io non ho dubbi, il legislatore somaro neanche... (e purtroppo decide lui!) ma mentre io sono pragmatico lui è retorico!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 2 commenti

DISCLAIMER

Questo blog non è, ne vuole essere, una testata giornalistica: viene aggiornato mantenendo una periodicità quasi quotidiana, a pura discrezione di chi lo scrive, pertanto non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2010.
Le immagini e le fotografie a corredo dei post sono state eseguite da chi le pubblica, oppure raccolte in rete.
L'eventuale pubblicazione di immagini coperte da copyright è avvenuta senza intenzionalità. Esse verranno immediatamente rimosse a seguito di semplice richiesta.

PROFILO DEL BLOG

Questo blog nasce il 30 gennaio 2009 come strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori (vedi sotto).
La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono di fronte a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, diretto o indiretto che sia, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

colori-bis2.gif

Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

Per maggiori informazioni visita il sito oppure scrivi a info@saggibevitori.it 

Sede operativa: C\O Asolo Golf Club 
La sede operativa è situata presso l'Asolo Golf Club, in Via Dei Borghi n°1 - 31034  Cavaso del Tomba (TV), la puoi individuare premendo premi qui, oppure tramite Google Maps premendo qui

CALENDARIO

February 2012
M T W T F S S
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29        
<< < > >>
Crea un blog gratis su over-blog.com - Contatti - C.G.U. - Segnala abusi - Articoli più commentati