Monday 20 september 2010 1 20 /09 /Set /2010 14:09

bere consapevole

E' una settimana che rimugino sull'opportunità di pubblicare il post a seguire: un po' perché il mio pensiero è lungo da riassumere in un semplice post, un po' perche mi spiace attaccare chi ha idee contrarie alla mia, tergiversavo... ma è inutile, visto che il mio pensiero rimane tale e quale e meglio dire ciò che penso: le campagne "pro consumo intelligente del vino", promosse dai produttori vitivinicoli sono (come diceva Fantozzi) delle boiate pazzesche!
Anzi, viste con reale senso critico sono solo delle iniziative spinte dall'abitudine (imperante negli ultimi anni) dell'essere retorici oltre ogni limite. 
Tutto nasce dall'aver letto il programma della riunione FIVI su Vino al Vino (qui), riunione in cui, invece di parlar di vino come ci si aspetterebbe da bravi produttori come quelli presenti in FIVI, si è parlato di "bere consapevole".
Già la frase bere consapevole è un ossimoro: l'alcool è una sostanza esogena che a nulla serve dal punto di vista della funzionalità fisica, e men che meno è quell'alimento che può migliorare la nostra salute, pertanto se uno volesse essere "consapevole" dovrebbe evitare di bere in toto, detto questo però scrivo (e confermo) che nessun studio scientifico riuscirà mai nel dimostrare che due bicchieri al giorno abbiano il potere di accorciare il periodo di vita di un adulto fisicamente sano. 
In compenso, emozionalmente, moralmente, psicologicamente parlando, non esiste alimento che abbia potere pari a quei due insostituibili bicchieri di vino, perché nessun alimento vanta come il vino (come scriveva il grandissimo Hugh Johnson) la possibilità di bandire gli affanni!! 
E se qualcuno ha dei dubbi sull'importanza avuta da questa bevanda nella storia dell'uomo si rilegga i primi 5 capitoli de La Storia del Vino (sempre dell'autore britannico) per convincersi che senza vino l'uomo odierno non sarebbe tale. 
Finita la premessa rientro nel discorso: ma perché dei bravi produttori (tra cui vanto molti conoscenti ed amici) come quelli di FIVI devono riunirsi per parlare di "bere consapevole".
Perché qualche deficiente imbottito di alcool è andato fuori strada e si è ammazzato? (o peggio ha ammazzato qualcuno?) o qualche ragazzotto ubriaco ha avuto comportamenti cretini (cretino qual'era!) bisogna che tutto il resto del mondo debba imparare a bere in modo consapevole.
Non è colpa dei produttori di vino o di superalcolici (dopo domani scriverò anche in merito a questo discorso, che si sta tramutando in un'insensata "guerra dei poveri") se qualche scemo è stato educato male ed ha combinato un guaio. Guaio che, come sempre, si vuole addossare all'intera società, al sistema che fallisce, alla "mancanza di responsabilità dei soggetti terzi" (che cavolo di frase è?) ecc. ecc. ecc. 
Io, letteralmente cresciuto in un mezzo al vino ed ai superalcolici (per motivi del lavoro dei miei genitori), non ho mai avuto bisogno del "bere consapevole", perché mi è stato insegnato dalla mia famiglia come gestire il mio bere: zero incidenti in macchina, zero ritiri di patente, zero denuncie per ubriachezza molesta, atti indecorosi o altro, mai neppure un richiamo... e come me ci sono decine e decine di milioni di persone!
E adesso per colpa di 5.000 deficienti (forse sono mille, ma dai, abbondiamo) siamo tutti messi alla gogna, allo sberleffo, all'indice?
Smettiamola con questa retorica per cui è sempre colpa di un'altro, dei media, delle abitudini sbagliate (imparate da chi?): se uno beve troppo i casi sono due: perché è scemo oppure perché non è stato educato, ma la colpa non è dei produttori di vino, bensì delle famiglie, dei genitori!
Se un ragazzo va male a scuola è colpa dei compagni, degli insegnanti, dei cattivi compagni, mai però del fatto di essere svogliato o peggio somaro... anche nel bere è così?
Bevo perché è di moda ha detto un ragazzo in un intervista trasmessa da un TG qualche giorno fa, io non vorrei bere ma se non lo faccio mi sento escluso....
Uno così non dovrebbe sentirsi escluso, dovrebbe sentirsi un coglione, perché in effetti lo e! (scusate la parola, ma come posso definirlo un essere simile?)
Domai parliamo dell'impiego dell'etilometro, metodo assurdo (non per i risultati, ma per il principio) ed anche qui vedremo l'incongruenza di tante cose...
Siamo la società della retorica, e se fossi un vignaiolo col fischio che promuoverei il "bere consapevole".
A domani.
 
AC 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 2 commenti
Thursday 16 september 2010 4 16 /09 /Set /2010 10:27

sorry-cover.jpg

Il "silenzio" mantenuto nelle giornate di ieri e di martedì non è dovuto alla mancanza di notizie da riportare (anzi, ve ne sono fino troppe), di stimoli o altro, bensì ad una "pausa di riflessione".
Pausa di riflessione scaturita da quanto letto in un articolo pubblicato su Vino al Vino (assieme ad un motivo di gioia: Ziliani ha ripreso a scrivere!) e che potete leggere qui.
Se avete un minuto di tempo dategli un occhiata, nel pomeriggio odierno vi spiegherò il pensiero che mi turba...
A più tardi.
  
Alessandro 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni
Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Sunday 12 september 2010 7 12 /09 /Set /2010 23:19

img141

Mi è sempre piaciuto leggere i quotidiani, apprendere le notizie e soprattutto comprenderne l'evoluzione attraverso la carta stampata: non esiste radiogiornale o telegiornale che possa competere per profondità (e comodità) con un quotidiano, aldilà del piacere di leggere una notizia nel momento del giorno che meglio ti aggrada il quotidiano sviluppa un argomento come mai gli altri due sistemi di divulgazione potranno fare, se non con il rischio di apparire incredibilmente lenti e leziosi, paludati e prolissi.
E con il passare degli anni questa forbice, per la smania di trattenere il pubblico sintonizzato su di un dato canale, si allarga: il quotidiano rimane sempre un "dare notizie in modo esteso" mentre radio e telegiornali sono sempre più una miscellanea tra "notizie veloci" e contenitori del vacuo e dell'inutile (se qualcuno non mi comprende provi a guardare, anche se capisco sia prova difficile, un'intera mezz'ora di quel pastrocchio che si chiama Studio Aperto: le cose saranno subito chiare!).
Infine c'è da dire che un giornalista della carta stampata, avendo i minuti contati e non i secondi  come un giornalista della televisione, può dedicare qualche minuto in più per controllare che quanto sta per andare a pubblicare sia certo e corretto. 
Per questo mi chiedo perché ieri mattina La Tribuna di Treviso abbia pubblicato, in prima pagina, un articolo dedicato alla vendemmia ("Il Re Prosecco li batte tutti") ed abbia corredato tale articolo con una foto in cui si vedono due giovani ragazzi intenti a raccogliere l'uva, sottotitolando la foto con una didascalia in cui si legge "entra nel vivo la vendemmia nella Marca" (intesa come Marca Trevigiana nda).
Vendemmia nella Marca e la fotografia è stata scattata in Trentino? L'immagine infatti ritrae due giovani (o ex giovani, vista che è una fotografia di parecchi anni fa) Trentini intenti a vendemmiare dell'uva probabilmente del Gewurztraminer visto il colore, e non della Glera) con l'ausilio dei classici "vassoi" (di cui non ricordo il nome) raccogli uva che in Trentino ed in Alto Adige utilizzano sempre, proprio per l'abitudine appresa nel compiere tale compito lavorando nei vigneti disposti a pergola trentina, ove questo strumento è d'obbligo, e rimasto abitudine intonsa. In più nella foto si vede, sullo sfondo del Vigneto, un campanile in tipico stile Sud Tirolese ed una parete di una montagna.
Non sono comunque queste semplici deduzioni che mi portano a capire che la foto nulla centra con l'articolo, bensì un po' di esperienza: la foto in questione è una delle più scaricate ed utilizzate da blog, siti ed altro, e risale addirittura al 2004, come si può vedere in questo post qui, viene poi ripresa qui e qui, e potrei continuare segnalando decine e decine di siti.
Alla fine qualcuno potrà obbiettare che un errore può capitare a chiunque (vero) però io contrappongo una piccola domanda: se la foto è palesemente errata a raccolta a caso frugando in internet quanto scritto nell'articolo corrisponde al vero oppure è notizia raccolta per sentito dire ed un po' a caso?
Magari quanto si è letto nell'articolo a riguardo della vendemmia del Prosecco, sui prezzi dell'uva, ecc. ecc. è falso come la foto che correda l'articolo....
Posso solo gridare "ridateci Gianni Brera"!
 
AC 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 4 commenti
Friday 10 september 2010 5 10 /09 /Set /2010 14:18

DOCG

Sono trascorsi quasi dieci anni eppure ricordo molto bene la lezione di Legislazione ed Enografia Nazionale del corso di 1° livello AIS (se non sbaglio lezione ottava) tenuta nel mio corso dal bravo e precisissimo Dino Marchi: dopo averci spiegato cosa si intendeva per Denominazione di Origine Controllata (DOC) Marchi passò alla spiegazione della DOCG (e Garantita): "la denominazione garantita viene riservata ai vini già riconosciuti DOC per almeno 5 anni, che siano ritenuti di particolare pregio, in relazione alle caratteristiche intrinseche, rispetto alla media degli analoghi vini così classificati per effetto dell'incidenza di tradizionali fattori naturali, umani e storiche che abbiano acquisito rinomanza e valorizzazione commerciale a livello nazionale ed internazionale". 
Detto così potrebbe sembrare astruso e/o di difficile interpretazione, ridotto in parole povere i DOCG erano quei vini già DOC che però vantavano maggior qualità per l'interrazione tra luogo di coltivazione delle viti, le uve che se ne traggono, il mesoclima ed il terreno (in pratica il caro Terroir) nonché l'esperienza umana propria delle genti del luogo... in parole povere il DOCG era, per noi che ascoltavamo, un super DOC, ed infatti nel 2001 i DOCG erano i super vini Italiani: Barolo, Barbaresco, Brunello ed una dozzina di altri, mancavano all'appello vini che comunque avevano già nomea e valore (ad esempio, per il Veneto, l'Amarone: vi era curiosamente il Bardolino, vino che adoro, ma non il più famoso vicino di casa insignito da poco di tale titolo) eppure nessuno aveva niente da ridire.
Così era dieci anni fa, ultimamente le cose sono cambiate in peggio e la "piramide qualitativa" ha allargato base e punta (soprattutto la punta) su pressante richiesta di produttori: tanti vini IGT sono divenuti a DOC e molti DOC si sono trasformati in DOCG, e questo non perché ve ne fosse reale necessità o un riscontro qualitativo, ma solamente perché si è visto come tali denominazioni possano essere usate come appregiativo, unicamente per alzare il prezzo oppure spingere all'acquisto il pubblico generico che ritiene "migliori" i vin iche vantano tali denominazioni.  
Certo questo non vale per tutti i vini divenuti DOCG negli ultimi anni, vi mancherebbe, però bisogna ammettere che molte DOC e DOCG sono state "donate" a sproposito su mera e pressante richiesta del politico di turno!
Oggi il politico di turno è Franco Manzato, assessore Veneto all'agricoltura, il quale martedì prossimo (14 c.m.) presenterà pubblica audizione per richiedere al Comitato Nazionale per la Tutela ecc.ecc. (vedi qui) il riconoscimento della DOCG "Piave Malanotte", della DOCG "Lison" e l'istituzione della nuova DOC "Venezia".
Ora non me ne vogliano gli amici produttori che coltivano viti lungo il Piave ed in provincia di Venezia, men che meno quelli della DOC Lison (zona a lungo trascurata e sottovalutata) ma queste zone sono tali da produrre vini che siano ritenuti di particolare pregio, in relazione alle caratteristiche intrinseche, rispetto alla media degli analoghi vini?
La risposta è no, purtroppo, no!
Io vorrei essere bello come Brad Pitt, veloce come Usain Bolt, colto come Vittorio Sgarbi, ma non lo sono: inutile che mi dipinga tale.... 
E se posso comprendere il produttore che richiede quanto sopra per facilitare il proprio lavoro ed incrementare le vendite, fatico a capire il politico che lo asseconda: Manzato ed il suo staff sono realmente convinti che questi vini meritino tale innalzamento di denominazione (ed allora capiscono ben poco di vino, anzi forse nulla) oppure fanno tale richiesta unicamente per accontentare un sicuro gruppo di votanti?
La risposta, a mio dire, è la seconda: senza dubbio!
Forse servirebbero politici IGT, DOC e DOCG così potremmo votare solo gli ultimi (indipendentemente dal partito di appartenenza) ma a noi tutti rimarrebbe sempre il dubbio sui criteri di attribuzione di tale classificazione.  
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 4 commenti
Thursday 9 september 2010 4 09 /09 /Set /2010 13:48

P&S

Da un paio di settimane ripeto a me stesso, insistentemente, la stessa domanda: se Mario Pojer e Fiorentino Sandri, anziché essere due bravissimi vignaioli Trentini (nonché due splendide persone) con vigneti e cantina in Faedo fossero due bravissimi vignaioli Bordolesi con cantina nel Medoc quanto più famosi sarebbero ora come ora?
Se la mia domanda vi sembra strana seguitemi nel ragionamento: alla fine di agosto ho partecipato, con piacere e gioia, ad una verticale di Rosso Faye, il rosso realizzato con taglio Bordolese e lieve aggiunta di autoctono Lagrain (giusto per marcare l'origine) dal pirotecnico duo. 12 le annate in degustazione scelte tra le 20 di vita di questo vino, ovvaimente in degustazione cieca.
Degustazione realizzata in concomitanza a Vinix Live 6: al mattino si svolgeva la verticale riservata ad una ventina tra produttori, wineblogger, giornalisti e tecnici al pomeriggio la manifestazione.
Non vi farò perdere tempo nella descrizione di quanto ritrovato nel bicchiere: alla verticale erano presenti persone molto più brave del sottoscritto nel trasmettere emozioni e giudizi, e vi sono già numerosi  blog in cui potete trovare la cronaca più o meno dettagliata (ad esempio Vinopigro, qui) vi basti sapere che personalmente ho bevuto uno splendido vino connotato da un'innegabile e costante filo conduttore (e sempre marcato da una piacevolissima nota balsamica) 
ma fortemente influenzato, com'è giusto che sia, dall'annata di cui era figlio. Ma questo non serviva lo dicessi io: Mario e Fiorentino non saranno mai produttori di vini fotocopia! (Bacco li abbia in gloria anche per questo!)
Una sola annata divergeva dalle altre, quella della bottiglia numero 8, da molti (me compreso) indicato come vino pirata. (per chi non lo sapesse la bottiglia pirata è un vino differente inserito di proposito in una degustazione cieca). 
Ad assaggi conclusi, dopo aver raccolto pubblicamente pareri ed opinioni di noi tutti, il bravo Mario ha dato lettura delle annate proposte.... un pizzico di delusione nell'apprendere che la 8 non era il vino pirata, bensì una bottiglia  figlia di un anno meteorologicamente molto diverso dagli altri, si poteva forse intuire che la vera pirata fosse la numero 10 dal fatto che Mario chiedeva insistentemente l'opinione su tale vino. Nessuno però aveva segnalato  differenze tali da asserire che quella bottiglia fosse diversa dalle altre undici: rientrava perfettamente nella media!
Nei miei appunti avevo segnalato unicamente una diversità di colore con molta sospensione nel bicchiere, ma attribuivo ciò al fatto che mi fosse stato versato la parte terminale della bottiglia.
Stupore in tutti alla rivelazione che il Rosso Faye campione n° 10 altri non fosse che Chateau Margaux 1993!
Chateau Margaux, non bau bau, micio micio... solo a fare un discorso alla zio Paperone dovrei moltiplicare almeno per 12 volte quanto spendo per una bottiglia di rosso Faye per acquistare la (a questo punto pari) bottiglia del Premier Grand Cru Bordolese. Ma questo a nulla serve, è altra storia.
Torno alla domanda d'apertura: quanto più famosi sarebbero Mario Pojer e Fiorentino Sandri se il loro vino recasse in etichetta, sotto la scritta Rosso Faye, la dicitura Appellation Margaux Controlèe?
Quanto più buono ci sembrerebbe il loro vino se la bottiglia bevuta avesse tale etichetta? Che diamine, non fingiamo: siamo tutti figli dei condizionamenti pavloviani.... il vino sembrerebbe più buono, verrebbe maggiormente valutato e conteso, e soprattutto saremmo disposti a spendere cifre ben maggiori pur di berne una bottiglia.
Non vi era scritto Appellation Margaux Controlèe, ma adesso ho capito che alcune volte si scrive Rosso Faye e si legge Chateau Margaux!
  
AC 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Degustazioni - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 8 commenti
Wednesday 8 september 2010 3 08 /09 /Set /2010 19:36
errorNon servono ne preamboli ne tanti giri di parole: due degli argomenti toccati negli ultimi 8 giorni si possono archiviare definitivamente!
Il discorso cooperative Trentine è chiuso e sepolto per sempre : l'intervento della Provincia di Trento, la quale ha deciso di commissariare la Cantina di La Vis a causa dell'eccessiva debito accumulato (come potete leggere qui) e di chiedere all'ex numero uno di GIV Emilio Pedron, persona di spessore ed esperienza (come potete leggere qui  nell'ottimo blog geishagourmet), un piano per cercare di ridare identità e futuro al sistema cooperativo, dimostra quanto le parole pronunciate da Peter Dipoli (nemmeno un mese fa) fossero esatte in ogni virgola!
A questo punto non serve neanche tanta fantasia per capire quale sia la persona che merita la nostra più completa disistima: lui o Rizzoli? (sic!)
 
Stessa cosa possiamo dire a riguardo di "Valdobbiadene Brinda alla vita": sul quotidiano locale La Tribuna si può leggere oggi il pesante (e motivato) attacco che la minoranza porta nei confronti della giunta locale, rea di aver dilapidato 40.000 euro per supportare una manifestazione che non solo non ha dato nessun lustro alla cittadina veneta, ma anzi è stata talmente negativa mal organizzata e mal pubblicizzata da provocare l'annullamento di alcuni spettacoli causa "assenza di pubblico".
Valdobbiadene ha bisogno di un momento identitario forte, aveva detto l'assessore Davì, talmente unitario da revocare i concerti?
60.000 euro di spesa totale per non avere neanche 4 gatti in piazza dimostra il livello di dilettantismo di organizzatori e committenti.
Consiglio ai bravi produttori di Valdobbiadene di stare alla larga da certe gente: non vorrei mai venissero accumunati a costoro! 
 
AC 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 3 commenti
Tuesday 7 september 2010 2 07 /09 /Set /2010 13:55

news BrindalaVita 2010

Non mi sono mai piaciute le persone che, a fatti avvenuti, gridano il loro "io l'avevo detto", ma forte di quanto scritto più volte (un solo esempio un anno fa, qui) posso tranquillamente affermare che non mi aspettavo nulla di diverso dall'esito raggiunto dalla manifestazione "Valdobbiadene brinda alla vita" edizione 2010: un flop totale.
Flop per la mancata presenza di giornalisti del settore con la G maiuscola (un paio esclusi: giusti i più affezionati al territorio), per la mancata presenza di pubblico edotto, ed infine per la mancata presenza di pubblico generico!
Non ho idea se la giornata di ieri, riservata ad "operatori previo accredito" si sia salvata, ma anche fosse (vista la debacle dei primi tre giorni), si potrebbe parlare solo di gol della bandiera
Già la manifestazione nasce male: erede di una Mostra Nazionale degli Spumanti che negli ultimi anni nulla aveva più da proporre, al punto di sfociare in un Forum degli Spumanti che ho sempre trovato deficitario e lacunoso in ogni aspetto, in tutti gli anni! 
Se fossi il grande Bartali direi "è tutto sbagliato è tutto da rifare": partendo dal periodo di svolgimento sino alla location, passando per personale coinvolto non all'altezza e/o demotivato, mancata comunicazione, pubblicità scarsa, ecc. ecc.
Non puoi accedere ad una sala degustazione (l'enoteca.. che originalità!) e sentirti dire dalla persona addetta alla mescita, dopo aver richiesto il preciso assaggio di un certo spumante, "purtroppo non posso aprirlo perché ne abbiamo poche bottiglie e ci servono domani che abbiamo ospiti AIS...", non puoi arrivare a 300 metri dalla piazza (la quale ne dista altri 200 da Villa dei Cedri) e trovare le strade transennate perché la piazza è riservata ai pedoni... quali pedoni? Alle 14,00 non c'era praticamente nessuno!
Coinvolgi Comune, Provincia, produttori ed altro, metti in campo 60.000 euro (di cui 40.000 di parte pubblica) per ottenere cosa? Una piazza desolatamente vuota ed una sala degustazione in cui non ti versano un vino "perchè mi serve domani", bel risultato!
Sarebbe meglio se gli amministratori pubblici impiegassero quei 40.000 euro per pulire più spesso i marciapiedi visto che la pulizia del paese non rappresenta di certo l'operatività propria dei cittadini di Valdobbiadene. 
(specie al lunedì sera: la piazza principale, destinata al mercato in tale giorno, viene pulita la mattina successiva, 24 ore dopo l'avvenuto mercato...)
La scorsa settimana mi ero stupito leggendo la dichiarazione rilasciata dall'assessore Davì (ed ex sindaco) "nel 1964 Valdobbiadene, con la Mostra Nazione degli Spumanti aveva bisogno di aprirsi al panorama spumantistico italiano, nel 2010 Valdobbiadene ha bisogno di un momento identitario forte, capace di ribadire il valore di un territorio, di una cultura e più in generale di una comunità che costituiscono il substrato di una delle più note produzioni spumantistiche italiane. La nostra è una proposta innovativa che guarda principalmente al mondo dei consumatori e degli amanti del vino. Questa proposta non intende promuovere meramente un vino, quello che a noi sta a cuore è comunicare il legame esistente tra quel vino e il territorio che lo produce, tra la cultura di quel territorio e la gente che coltiva quelle vigne, che produce quel vino, che lo spumantizza e che lo porta sulle nostre tavole". Ne avevo di motivi per stupirmi... sapete infatti cos'è stato organizzato per "comunicare quel legame di territorio e la cultura della comunità"? Un bel concerto delle Ligia Franca Band (in collaborazione con Porsche Italia, sia mai che qualcuno pensasse ad uno spettacolo povero...), l'arrivo delle 100 miglia e gli spettacoli musicali live, più i giochi in piazza per bambini ed uno "speciale premio" per le vetrine dei pubblici esercizi addobbate per l'occasione! Per afre ciò ad ogni negoziante è stata consegnata una bottiglia vuota (una e VUOTA!), due calici ed un secchiello... ma quale incontenibile profusione di mezzi e di risorse, diamine!
Vista la frase "legame tra vino e quel territorio che lo produce" i casi sono due: o qualcuno parla a vanvera, oppure a Valdobbiadene non si è in grado di organizzare una manifestazione che sia all'altezza delle Cantine che vi operano e che danno fama a questa cittadina nell'intero mondo.
Di chi sia la colpa non sta a me dirlo!
 
AC 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 6 commenti
Monday 6 september 2010 1 06 /09 /Set /2010 08:45

lunedi

Che il lunedì mattina sia il momento della settimana in cui ci si può aspettare di trovare di tutto e di più è cosa certa, sicura ed assodata: puoi andare al lavoro e trovare euforia per un mega ordine giunto al venerdì sera oppure trovare i cancelli chiusi (magari per sempre), scoprire che nel fine settimana sono decedute delle persone oppure arrivati dei nuovi nati, sciolte coppie storiche oppure apprendere che se ne sono formate di nuove, apprendere di gite fuori porta fantastiche o di rientri da vacanze fallimentari, insomma il fine settimana è fautore di tutte quelle novità che al lunedì mattina scoprirai! 
Ma che lo fosse anche dal punto di vista dell'eno-chiacchiericcio l'ho scoperto da poco: infatti al venerdì sera spengo il PC e mi è impossibile non farmi sopraffare da un lieve e malinconico sconforto visto che nel WEB abbondano gli articoli dove di parla della crisi che attanaglia molti viticoltori, del calo dei consumi, dell'erosione economica che tutta l'industria del vino sta accusando, della concorrenza spietata del "nuovo mondo" (che oramai è quasi vecchio), ecc. ecc. ecc.... in parole povere un'autentica Caporetto.
Ma poi arriva il lunedì: complici le mostre del vino, gli eventi enogastronomici del weekend, le inaugurazioni di nuovi vigneti, l'inizio delle vendemmie tutto muta e tutto cambia!
Ed anche stamane (basta guardare su google news dopo aver digitato la magica parola vino) è tutto un fiorire di dati confortanti: export più 12%, vendemmia partita con il piede giusto, grappoli da record, ed utili impressionati, contadini felici e produttori ancor di più... su è giù per i colli, la campagna ed adesso anche le isole del veneziano... ma il vino chi lo ferma al lunedì?
Mi chiedo allora se non sia questione di giorni: il venerdì è giornata destinata a notizie (troppo) pessimistiche e il lunedì a quelle (esageratamente) positive.
Nell'incertezza leggerò le news solo al mercoledì!
 
A più tardi.
AC 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Saturday 4 september 2010 6 04 /09 /Set /2010 17:38

cittadelmondo12

 

Nella serata di ieri, venerdì 3 settembre, gradita ospite l'azienda Cooperativa La Crotta di Vegneron di Chambave (AO), abbiamo assaggiato i seguenti vini:


- Metodo Classico 4478 
-
Valle d'Aosta Nus Malvoisie DOP 
-
Valle d'Aosta Chambave Muscat DOP
-
Valle d'Aosta Chambave DOC
-
Valle d'Aosta Fumin DOP 
- Valle d'Aosta Muscat Passito DOC  
 


A Voi che leggete ed avete assaggiato ogni commento

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Degustazioni - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 3 commenti
Tuesday 31 august 2010 2 31 /08 /Ago /2010 22:22

finché c'è prosecco8

La frase scritta nel titolo di questo post non è una sorta di augurio scaramantico per il prossimo futuro (almeno non in toto...) ne il motto araldico che vorrei un mio avo avesse fatto incidere nello stemma di famiglia (se fossi io stato di origine gentilizia, ovvio) bensì il titolo dell'ultimo romanzo di Fulvio Ervas. Romanzo che ho letto con grande soddisfazione nei giorni appena trascorsi.
Un titolo così affascinante non può rimanere indifferente a chi ama il Prosecco, ma in questo caso a spingermi verso la lettura di Ervas, autore che non conoscevo, non è stato il piacevole titolo bensì la convincente segnalazione di Lorella Zago, attenta ed affezionata lettrice di Fulvio Ervas, "dentro le sue righe si possono trovare cose infinite...", e forse sarò influenzabile ma con una simile presentazione non potevo esimermi dall'acquisto!
Forse perché poco incline nel leggere libri solamente perché consigliati, (così come non amo bere vini unicamente perché consigliati) devo confessare di aver incontrato qualche difficoltà nelle prime pagine: trovavo la parte introduttiva eccessivamente leggera e priva di fascino, quasi banale, invece, ora lo posso dire, non mi ero reso conto di come questo libro fosse simile ad grande vino, il quale appena aperto non fa nulla per vincere e convincere.
Ben presto la piacevolezza narrativa e la fluidità dello scritto hanno fugato ogni mio dubbio: Ervas è maestro nel raccogliere l'attenzione del lettore senza impiegare vocaboli inusitati, impossibili colpi di scena o inspiegabili stravolgimenti di trama, affida principalmente alla sua ottima capacità di descrizione (e quindi di osservazione) e ad una velata ma pungente ironia il piacere di farsi leggere.
Il libro, un giallo, è il quarto della serie dedicata all'ispettore Stucki: personaggio quasi agli antipodi rispetto alla figura fisica e dannata che (purtroppo) molti scrittori nord americani hanno imposto: è uomo pacato ed ironico (sicuramente ironico come lo scrittore che l'ha inventato) attento ed acuto, e si trova quasi casualmente coinvolto nell'indagare sullo strano suicidio del conte Ancillotto, possidente terriero, amante del vino e donnaiolo impenitente. La breve indagine si sarebbe certamente conclusa in nulla di fatto se a breve distanza, e nello steso paese dove il Conte risiedeva, non fosse stato assassinato l'ingegner Speggiorin unico direttore del grande cementificio, e se l'arma utilizzata per tale omicidio (una poco comune Bernardelli 69 calibro 22) non fosse identica a quella che possedeva il Conte Ancillotto....
Pur mantendendo lo stile del giallo il romanzo si trasforma in commedia, commedia in cui Ervas colloca personaggi che per il lettore assumono una precisa identità: Secondo è l'oste filosofo che ogni enofilo vorrebbe avere come oste di fiducia, Don Ambrosio ricorda il prete che insegnava dottrina alle elementari, Celinda Salvatierra la vicina (di vigneto) che mai vorresti avere, e Francesca Del Santo... beh, qui sorvoliamo!
Bel libro, bel libro sul serio: mai troppo impegnativo ma così ben scritto che non ti prende la smania di arrivare alla fine per scoprire chi è il colpevole, perché godi dello scorrere delle pagine senza alcuna fretta.
Bellissimo il fatto che sia ambientato tra i colli del Prosecco e nella splendida Cison di Valmarino: per me è stato divertente girare per quel paese nella sere di agosto cercando di capire in quale casa poteva risiedere Speggiorin, qual'era la villa di Ancillotto, oppure dove fosse la terrazza su cui giocavano a calcio balilla i kosovari.
Emozionante infine arrivare a pagina 198 e leggere che il Conte "polemizzava, anche scrivendo di tanto in tanto su una specie di sito, il Circolo dei saggi bevitori. Quando compariva la firma Prosecco blues era il Conte. Lagnanze, soprattutto. Frecciatine ma anche colpi di alabarda. Il conte voleva più qualità e meno quantità..."
E lo scriveva in una specie di sito, il Circolo dei saggi bevitori... allora è proprio vero: finché c'è prosecco c'è speranza!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 3 commenti
Monday 30 august 2010 1 30 /08 /Ago /2010 20:21

missitalia

Come si leggeva (e forse si legge ancora) nella grande Settimana Enigmistica "per rinfrancar lo spirito" tra una cosa seria ed un'altra parliamo di sciocchezze: Miss Italia ed  il vino!
 
Che la pubblicità sia l'anima del commercio, come si dice, è forse vero, però (mio pensiero) questa deve essere sempre "costruita" in modo intelligente, ironico ed attinente: va benissimo se una giovane ed attraente ragazza pubblicizza un cosmetico oppure un costume da mare (oppure un bell'uomo una schiuma da barba) meno bene se la stessa modella, magari in abiti molto succinti, deve pubblicizzare i prodotti di una ditta di serramenti oppure mangimi....
E parlando di "corretta attinenza" mi chiedo cosa centri il vino con miss Italia: leggo infatti da un comunicato stampa la trovata (?!?) pubblicitaria che ha avuto l'AGIVI, l'Associazione Giovani Imprenditori Vitivinicoli Italiani, la non precisamente identificata associazione che riunisce molti produttori di età compresa tra i 18 ed i 40 anni, ubicati lungo tutto lo stivale: ovvero presenziare ufficialmente alla manifestazione di Miss Italia! 
Prima di esprimere la mia idea vorrei dare un consiglio al direttivo dell'AGIVI: al fine di evitare il luogo comune per cui l'Italia è il Paese dei bamboccioni che ne direste di ridurre a 35 anni il limite massimo d'età? (magari anche 30). Visto che l'aspettativa di vita della popolazione italiana si attesta attorno ai 79 anni, direi che a metà del cammino ci si potrebbe almeno ritenere adulti.....
Detto questo apprendo con stupore che la presenza di una cantina a Salsomaggiore Terme è irrinunciabile per far comprendere che le miss in concorso sono colte, intelligenti ed hanno creatività: infatti viene scritto che "Bacco e Venere si incontreranno nuovamente all’interno della Cantina di Miss Italiaspazio lounge ideato da Patrizia Mirigliani e diretto da Fausto Borella, sommelier e presidente della Maestrodivino. Oltre ad offrire ad artisti, attori, giornalisti, fotografi e, naturalmente, alle miss un'ampia scelta fra le produzioni enologiche ed enogastronomiche del nostro Paese, la Cantina vuole anche dimostrare come Miss Italia non sia solo bellezza, ma anche talento, intelligenza e creatività".
Cosa significa una frase simile?
Per quale incredibile alchimia se vi è una cantina c'è anche talento, ingegno e creatività nelle persone che la frequentano? Comunque prendiamola dal lato buono: ho sempre pensato che gli appassionati enofili fossero persone intelligente e creative (sul talento avevo ancora qualche dubbio), ma se il solo avere una cantina trasforma così una miss figuriamoci gli amici di noi patiti.
Ancora meno attinente l'idea di istituire il premio Miss Wine Writers, vi tolgo subito la curiosità di sapere quale prova dovranno sostenere per ottenere tale titolo: "Dieci Miss titolate insieme a Miss Italia delle passate * disegneranno con spray 10 barrique. Alla vincitrice andrà, ovviamente, un premio “enoico”.
Premesso che dopo il termine passate si sono scordati di scrivere la parola edizioni (ma il genio che ha scritto il volantino sa formare una frase dal senso compiuto?) e che per attribuire il titolo di Miss Wine Writers avrei creduto facessero scrivere qualcosa sul vino, non disegnare (infatti write significa scrivere, è la parola draw che si traduce in disegnare... persino nei corsi di Inglese De Agostini lo insegnano!), mi sembra che il soggetto (barrique) sia abbastanza fuori luogo: non era meglio un grappolo d'uva o una foglia di vite, piuttosto di un contenitore? (che, come tale, può contenere ogni specie di distillato oppure dell'aceto balsamico, ecc, ecc,) 
Evidentemente aveva ragione il caro professor Corsato quando diceva che molta gente sarebbe naturalmente adatta alla miniera!
 
AC   
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 3 commenti
Monday 30 august 2010 1 30 /08 /Ago /2010 10:47

trentino-alto adige

Credo di conoscere discretamente il panorama vinicolo del Trentino Alto Adige: abito ad appena 70 chilometri da Trento, e da buon Veneto ho sempre guardato attentamente la regione a noi limitrofa con quel misto di ammirazione ed invidia che noi “cugini” proviamo per loro: ammirazione per la capacità di fare squadra, per la grande volontà di intraprendere e di fare e per i modi schietti e sinceri, invidia per il fatto che loro sono una regione a statuto speciale e noi… no! (sarà per questa sostanziale differenza che tanti mie corregionali si ostinano, al fare di ogni autunno, nel rubare a più non posso i funghi che crescono nei loro splendidi boschi?).

Francamente però nessuna esperienza serviva per comprendere che la diatriba scoppiata ad agosto, e che i giornali locali nel solito modo enfatico presentano come “guerra tra vignaioli altoatesini e quelli trentini”, altro non è che la solita verità che tutti sapevano ma nessuno osava pronunciare.

Il “cos’è successo” lo potete dettagliatamente scoprire leggendo questi piacevoli post (qui, qui e qui) ma comunque si può riassumere così: il 18 agosto a Trento, nel corso della presentazione della manifestazione “Vinea Tirolensis”, un giornalista a chiesto a Peter Dipoli, vignaiolo di Egna e vicepresidente dell’associazione vignaioli sudtirolesi, il perché venga comunemente percepita una sostanziale differenza qualitativa tra vini altoatesini e quelli trentini, la lapidaria risposta è stata la seguente: “ Noi da oltre 20 anni abbiamo puntato sulla qualità. L'opposto di quello che hanno fatto le cantine sociali trentine che hanno puntato sulle grandi masse. I problemi che soffocano la produzione vinicola trentina da noi non ci sono, né avrebbero ragione d'essere perché il mercato non è stato drogato dalle grandi cantine sociali che invece di salvaguardare l'identità locale, mirano a reclamizzare il loro marchio. Inoltre, diversamente da quanto accade qui, non abbiamo mai acconsentito all'imbottigliamento e alla vendita di vini fuori zona di produzione».

E' cosa nota a tutti infatti che da parte del consumatore medio vi sia l'errata convinzione che i vini Trentini siano qualitativamente inferiori a quelli altoatesini.

Perché?

Perché la grande maggioranza dei vini trentini viene prodotta ed imbottigliata da Cantine Sociali le quali, per la cecità di voler inseguire solo i numeri, si ostinano nel voler crescere dimensionalmente dimenticandosi di crescere nello spessore qualitativo. Per contro le Cantine Sociali altoatesine operano come (ed a volte meglio) dei loro colleghi privati!

Se qualcuno ha dei dubbi riflettete: in Alto Adige vi sono dei bravissimi produttori privati (un po' di nomi a caso: Haas, Elena Walch, Johaness, Plattner, Manincor, Niedermayer, Pacherof, Dipoli, ecc. ecc.) a cui si affiancano altrettante cantine sociali, pluripremiate sia dai critici (a suon di tre bicchieri, cinque grappoli, soli e stelline) che dal pubblico: San Michele Appiano, Terlano, Colterenzio, Bolzano, Cortaccia, Merano ecc. ecc.), in Trentino vi sono grandissimi produttori privati, premiati da pubblico e critica (Foradori, Pojer & Sandri, Ferrari, Endrizzi, Zeni, Pedrotti, Maso Furli, Pisoni, Bossi Fedrigotti ecc. ecc.) a cui si affiancano degli autentici leviatani che imbottigliano di tutto e di più, quasi disdegnati dalla critica (qualche vino si salva, ma è quasi l'eccezione che conferma la regola) e neanche tanto dal mercato se è vero che sono riuscite ad accumulare un debito di ben 263 milioni di euro come potete leggere qui!

Vi era pertanto motivo di far scoppiare una guerra per le corrette dichiarazioni di Dipoli?

Certo che no: lo dimostra l'affermazione di quel trentino purosangue (e uomo di acuta intelligenza) che è Mario Pojer, il quale non ha esitato a dire che "Dipoli ha fatto una bella e reale fotografia della situazione: è un intervento straordinario. Ha detto la sacrosanta verità, anche se ovviamente dà fastidio. Chiederei la DOC Alto Adige se potessi. Quello che vale è il territorio: l'Alto Adige ha un marchio forte perché hanno operato bene lavorando sul valore del territorio. Il Trentino non l'ha fatto e ha scelto una strategia sbagliata: non si possono fare 250 milioni di bottiglie e pretendere di fare la qualità».

Peccato che all'intelligenza di Pojer si sia subito affiancata la miopia di Rizzoli, gran patron di Cantina di Mezzocorona, il quale sull'onda della felicità dovuta all'installazione dell'ultima linea di imbottigliamento che ha portato la capacità produttiva a 100 milioni di bottiglie l'anno come scritto qui (ma che ci devono imbottigliare?) ha detto «Non mi interessa quello che dice Dipoli, non prende uva da noi nè acquista vino da noi. E' una persona che ha la mia sincera disistima».

Nei prossimi giorni vedremo quanto, a mio dire, quella parola disistima sia errata!

 

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Novità nel mondo vino - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 3 commenti

DISCLAIMER

Questo blog non è, ne vuole essere, una testata giornalistica: viene aggiornato mantenendo una periodicità quasi quotidiana, a pura discrezione di chi lo scrive, pertanto non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2010.
Le immagini e le fotografie a corredo dei post sono state eseguite da chi le pubblica, oppure raccolte in rete.
L'eventuale pubblicazione di immagini coperte da copyright è avvenuta senza intenzionalità. Esse verranno immediatamente rimosse a seguito di semplice richiesta.

PROFILO DEL BLOG

Questo blog nasce il 30 gennaio 2009 come strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori (vedi sotto).
La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono di fronte a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, diretto o indiretto che sia, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

colori-bis2.gif

Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

Per maggiori informazioni visita il sito oppure scrivi a info@saggibevitori.it 

Sede operativa: C\O Asolo Golf Club 
La sede operativa è situata presso l'Asolo Golf Club, in Via Dei Borghi n°1 - 31034  Cavaso del Tomba (TV), la puoi individuare premendo premi qui, oppure tramite Google Maps premendo qui

CALENDARIO

February 2012
M T W T F S S
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29        
<< < > >>
Crea un blog gratis su over-blog.com - Contatti - C.G.U. - Segnala abusi - Articoli più commentati