Tuesday 25 may 2010
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"I tre Consorzi della Barbera, del Brachetto e dei Vini Colli Tortonesi, la Vignaioli Piemontesi e le
organizzazioni agricole regionali hanno concordato di chiedere 18 milioni di euro per smaltire 220 mila ettolitri di vino che giacciono invenduti nelle cantine Piemontesi" così inizia l'articolo
(che potete leggere qui) pubblicato dal
seguitissimo portale Pugliese Vini e Sapori.net.
Nell'articolo, che merita attentamente di essere letto, ci viene esposto doviziosamente l'andamento dello
giacenze-eccedenze di vino sfuso in Italia: quasi incredibile venire a conoscenza del fatto che la quantità stoccata nell'estate 2009 erano praticamente pari al prodotto medio
raccolto! Attorno agli anni '90 l'Italia produceva 60 milioni di ettolitri di vino e si presentavano giacenze per 27 milioni di ettolitri, nel 2008 si sono prodotti 46 milioni di ettolitri
e nell'estate successiva avevamo giacenze per 44 milioni di ettolitri, cose da far accapponare la pelle!
La situazione è oramai insostenibili, al punto che si sono stanziati, con la riforma OCM, 27 milioni di euro per distillare le
eccedenze.
Tutto questo lo trovate nell'articolo che vi ho segnalato sopra, io con questo post vorrei formulare alcune
domande: Chi paga? Cosa ne facciamo del prodotto distillato? Che programmi ci sono per evitare in futuro il ripetersi di quanto sta accadendo? Le risposte sono abbastanza semplici, ecco di seguito quello che posso azzardare io.
Chi paga è presto detto: paga Pantalone! Come in ogni
intervento "di soccorso", "di rottamazione" o di "incentivo al consumo" la spesa ricade su tutti noi!
(ed io faccio proprio fatica nel capire qual'è il senso di pagare tante tasse per poi riaverne una parte
attraverso gli incentivi: invece di tassarmi per 10.000 euro l'anno e darmene 1000 di contributo per comperarmi l'auto nuova mi tassi per 9000 ed è bella che fatta!).
Su questo punto, qualunque sia il pensiero, non esiste probabilità di smentita!
Cosa ne facciamo del prodotto distillato? Assolutamente non si sa!
Distillare il vino in eccesso per produrre bio-carburanti sarebbe al pari di bere acqua di mare per
dissetarsi: i bio-carburanti che non hanno "peso" sull'inquinamento si ottengono esclusivamente da colture spontanee come i canneti, non da prodotti che hanno
richiesto energia e trattamenti superiori per inquinamento al beneficio che si trae dall'utilizzarli! (cercate biocarburanti di 3° generazione se ne volete sapere di più)
Li distilliamo per utilizzarli come base per superalcolici? Figuratevi: i distillati, causa punti
patente, aspetto salutistico e quant'altro (motivi seri e giusti, sia chiaro) sono al lumicino, anzi nel periodo più buio di sempre, inoltre tali prodotti sono gravati
da accise di prossimo aumento visto che la Commissione Bilancio della Camera ha previsto l'inasprirsi dell'accisa per favorire il pre-pensionamento dei familiari
di persone disabili.
Semplicemente li distilliamo, poi.. si vedrà! (e paghiamo lo stoccaggio, ovvio: paga pantalone!)
In quanto ai programmi per evitare il ripetersi di quanto sta accadendo dovremmo trattenerci la pancia per non ridere: questa
prossima è l'ennesima campagna di distillazione d'aiuto, se sapeste quanti soldi ognuno di noi ha messo di tasca propria (non volontariamente, ovvio) per togliere dal
mercato vino che nessuno chiede prendereste paura!
Non serve ricordarlo, ma tanto per non sbagliare basta scriverlo: nel 1998 davano contributi a chi impiantava vigneti, dieci anni dopo ne danno a chi li spianta o fa la "vendemmia verde", nel
2004 eri uno stupido se non avevi l'azienda agricola: bastava leggere Civiltà del Bere, pubblicazione che nel vino è alla stregua di Novella 2000, per vedere l'attore di turno che si
"inventava" contadino, oggi sei uno stupido se sei un contadino ed hai un'azienda agricola, insomma il mondo agricolo è guidato male, consigliato peggio, "comunicato" da cani!
Si lasciasse tutto alla dura legge del mercato scomparirebbero le eccedenze: non è possibile che in Italia vi siano 550.000
(cinquecentocinquantamila!) aziende vinicole (se non ci credete andate a vedere I Numeri del Vino qui), ovvero quasi una ogni 100 abitanti... questo è il segnale della mancata
programmazione! Se il mercato non richiede più il Negroamaro (solo a titolo di esempio, sia chiaro) è inutile dare sussidi alle aziende che lo coltivino, meglio lo si espianti (con contributo) e
sia finita! Se io fossi un fotografo, ora che ci sono le macchine digitali e nessuno stampa più rullini, chi mi pagherebbe l'uscita dal mercato? Nessuno!
E brutto come discorso, e scritto in un blog che racconta di vino è anche un po' "suicida" (o coraggioso?), ma se il mondo
chiede taluni vino provenienti da determinate zone (Il nebbiolo di Romagna o il Prosecco a Putignano non avrebbero senso) e non altri è inutile insistere, bisogna scremare gli eccessi, ed
ognuno deve camminare con le proprie gambe!
Ripeto discorso brutto ma realista, bisognerebbe rottamare chi propone di rottamare, è non è stato capace di programmare
l'agricoltura con la giusta visione: quella rivolta al futuro!
AC
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