Saturday 5 june 2010 6 05 /06 /Giu /2010 11:55

citta vino

Se la frase del titolo, frutto dell'errore di uno sconosciuto bambino napoletano ed a noi tutti nota attraverso l'omonimo libro del maestro Marcello D'Orta, non fosse già conosciuta ed abusata potremmo rischiare di ritrovarla in un qualche documento pubblicato da e/o per conto dell'Associazione Città del Vino: oramai le conclusioni che scaturiscono dalle varie indagini, sondaggi o studi sono talmente banali che solo simili errori potrebbero raccogliere l'attenzione di chi legge!
Volete sapere a quale conclusione è giunto l'ultimo studio condotto del Censis (altro splendido carrozzone) commissionato dall'Associazione Città del Vino? Che per rendere interessante la visita ed il soggiorno in una delle Città del Vino, la cui prerogativa è la presenza nel proprio territorio di importanti cantine, vigneti, ristoranti, musei del vino o Strade del Vino, è punto fondamentale avere un'ottima qualità del vino prodotto! (vedi qui ed anche qui)
Sbalorditivo, non ci saremmo mai arrivati da soli: io credevo che la moltitudine di eno-turisti che frequentano Montalcino o Montepulciano, vi si recassero per la presenza di capienti Uffici Postali, non per l'eccelsa qualità del vino che vi si produce, ero certo che i turisti che trovi a Neive o Barbaresco preferissero questi paesi ad altri per l'altitudine che vantano sul livello del mare, ero sicuro che a Cormons ci si andasse per godere del frequente passaggio di macchine con targa Slovena, non per il vino... invece lo studio condotto dal Censis-Città del Vino, per fortuna, dicono altra cosa! 
Paragonassimo lo studio condotto ad uno applicato al mondo del calcio, ci verrebbe rivelato che la principale prerogativa per vincere una partita è quella di segnare un gol in più dell'avversario!
Certo che siamo fortunati ad abitare in Italia dove esistono queste associazioni-perla (scritto con le e, non con la i, anche se la voglia...): fossimo Francesi, Spagnoli o altro ci saremmo dovuti arrivare da soli! Amen
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Thursday 3 june 2010 4 03 /06 /Giu /2010 10:52

palm

Evidentemente non bastava la brutta immagine cui spesso puoi assistere quando sei al ristorante, ovvero quella di persone impegnate come non mai nell'inviare sms da cellulari, mail da palmari o altro finché sono sedute a tavola (trovare due minuti di tempo prima di entrare o appena usciti dal ristorante è troppo difficile?), adesso l'abuso della tecnologia ci costringerà, anche se nolenti, nel consultare cataloghi elettronici per scegliere il vino con cui pasteggiare!
Come potete leggere infatti nelle food-news dell'Espresso/Repubblica (quial ristorante SD26 di New York è stata introdotta la carta dei vini elettronica, novità dell'anno! (???)
Si naviga utilizzando un piccolo palmare, con uno schermo a colori di 9 pollici e tecnologia touchscreen, la ricerca avviene in modo semplice partendo dalla scelta base tra vini rossi, bianchi, rosé, spumanti o vini dolci: dopo una breve attesa compare sul palmare la scheda completa della bottiglia scelta, con indicato paese di provenienza, vitigno, produttore, regione, denominazione e prezzo.
Il titolare di SD26, Tony May dichiara che "la gente non ha più voglia di scegliere il vino sfogliando grandi libroni rilegati in pelle". Da qui l'idea di creare una wireless wine list che include un migliaio di etichette, aggiornata in tempo reale, con novità e consigli mirati a seconda della stagione e del menu.
Non comprendo se questa diavoleria è solo un modo per evitare il costo del sommelier, irrinunciabile se hai una grande cantina, oppure un modo di farsi pubblicità, pertanto mi chiedo: siamo certi che la gente non ha "più voglia di scegliere i vini sfogliando grossi libri?", che differenza vi è tra sfogliare un grosso volume e vedere la stessa cosa in un palmare? Forse nessuna...
Se in cantina hai migliaia di etichette (come nel caso di SD26) l'unico aiuto ti può venire dal sommelier, non dalla diavoleria elettronica: quella non può interpretare le tue voglie o aspettative del momento, quella non è in grado di esprimere un'opinione, un parere, una forzatura.
L'unica cosa utile (per il proprietario del ristorante, non certo per il cliente) è la capacità di correggere il prezzo di un vino nel caso questo ottenga un'ottima recensione dal guru di turno....
Certo che sembra un controsenso: il mondo del vino si sta sforzando sempre più di tornare a metodi naturali e meno invasivi tanto in vigna quanto in cantina, si cerca sempre più di rispettare il trascorrere del tempo e di perpetuare le tradizione (il che non significa ancorarsi al passato) poi arriva il genio di turno e dice "agenda elettronica" e viene a scomparire una delle poche interazioni umane che hai all'interno di un ristorante: quella con il sommelier!
Non ho nulla contro le agende eletroniche (le uso volentieri, ed anzi nel mio Iphone ho scaricato, come prima applicazione, I Vini d'Italia 2010 dell'Espresso), ma al ristorante sono all'antica: librone in pelle e sommelier che mi dia la sua impressione sulla scelta effettuata o anche un bel consiglio in base al cucinato del giorno!
Altro che carta elettronica dei vini!
 
AC 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 1 june 2010 2 01 /06 /Giu /2010 09:39

vite

Quanto mi è accaduto sabato si potrebbe definire "concatenazione degli eventi": la mattina, leggendo i blog enoici che ritengo più interessanti, mi imbatto in un post a firma di Angelo Peretti pubblicato su InternetGourmet (lo potete leggere qui), nel quale viene raccontato come il sistema ideale per la chiusura delle bottiglie di vino bianco sia sempre più rappresentata dal tappo a vite: questo non solo per l'autorevole convincimento del bravo Angelo (ed anche mio vedendo quello che scrivevo oltre un anno fa qui) ma soprattutto a detta dei ricercatori dell'Australian Wine Research Institute che, prove alla mano, hanno dimostrato come il futuro del vino bianco passi attraverso la chiusura con tappo a vite: il tanto snobbato (da noi italiani) stelvein! 
Poco più tardi ricevo una telefonata da parte di un grandissimo produttore, grandissimo dal punto di vista qualitativo non quantitativo, del Trentino Alto Adige il quale mi racconta delle sue positive prove nell'utilizzo proprio del tappo a vite (per rispetto evito il nome, ma se tale sistema di chiusura verrà accettato dalla clientela vedremo già dal prossimo anno tutti i suoi vini bianchi, spumanti esclusi, ed anche un rosso tappati con lo stelvin), infine a pranzo mi raggiunge un amico portando una bottiglia di Riesling della Pipers Brook, rigorosamente chiusa con il tappo a vite (e bevendola vi assicuro che nessuna ha avvertito la nostalgia del tappo in sughero!), se non si chiama concatenazione o coincidenza tutto ciò non so cosa potrebbe esserlo! 
Ma la cosa non si ferma qui, anzi evolve con interesse nel pomeriggio quando da un amico produttore vengo a conoscenza della stappatura della intera sua produzione di Prosecco in versione tranquilla, imbottigliata qualche giorno prima e chiusa, come negli anni precedenti, con tappo sintetico....
Al chiedere del perchè di tale operazione la lapidaria risposta non lascia dubbi: l'articolo 8 punto 3 del Disciplinare del Prosecco Valdobbiadene-Conegliano DOCG dice "Chiusure. Per i vini tranquilli sono consentite le chiusure con tappo raso bocca in sughero" mentre il vecchio disciplinare DOC (articolo 8 punto 2) citava "Per i vini tranquilli sono consentite le chiusure con tappo raso bocca in sughero o altri materiali innovativi", pertanto per poter applicare la fascetta ho dovuto stappare e poi riconfezionare tutto il vino che avevo imbottigliato... 
Pochi minuti fa mi rileggo il disciplinare e mi accorgo che è tutto vero! Benedetta miopia dei consorzi di qualità (qualità?) la mia domanda nasce spontanea: credete di dare più prestigio imponendo la chiusura con il tappo in sughero? Secondo voi migliora la qualità o l'immagine di quello splendido vino che può essere il Prosecco in versione tranquilla? 
Chi ha dettato questa sciocca regola è miope, anacronistico e fuori dal tempo: in un mondo dove sughero con la S maiuscola ve ne è sempre meno imporre una chiusura simile ad un vino che richiede pochi mesi di sopravvivenza in bottiglia è assurdo. Anzi, data la sensibilità del Prosecco ci troveremo invasi di bottiglie difettate!
Sveglia Consorzio (per consorzio non intendo la struttura, ovvio, bensì coloro che decidono le regole): ci troviamo una splendida neonata DOCG dove però le rese sono fuori controllo ed il risultato è sotto gli occhi di tutti (vini sempre più inconsistenti e figli dei lieviti e dell'autoclave) dove i vigneti di collina, qualitativamente eccezionali ma costosi da coltivare, sono dileggiati e rifiutati da grossisti di uve e commercianti di basi perchè con minor spesa possono comperare un'uva di pianura, e voi vi perdete nella regola tappo sintetico si/tappo sintetico no?
Se fosse il tardo pomeriggio o inizio sera mi consolerei sorseggiando un bel bicchiere di Prosecco col fondo (chiuso con tappo corona, alla faccia vostra, come ho scritto QUI!) ma purtroppo data l'ora non posso fare neanche quello... siete assurdi!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Friday 28 may 2010 5 28 /05 /Mag /2010 16:10

pasqual

Ha persino il physique de rule dell'uomo simpatico: viso aperto, sguardo franco e sorriso enorme, ed effettivamente è persona simpatica e brillante: sto parlando di Claudio Pasqulin, potente procuratore di calciatori attraverso la Pasqualin D'Amico Partner, e persona spesso presente sul piccolo schermo.
Personalmente trovo Pasqualin simpatico anche per due passioni che condivido in pieno con lui: il ciclismo ed il vino, e proprio come appassionato ed esperto di ciclismo e vino lui partecipa alla trasmissione Si Gira, in onda ogni giorno come trasmissione d'apertura tra quelle che accompagnano la tappa del Giro d'Italia.
La simpatia nei confronti di Pasqualin viene un po' meno quando, come dicono a Roma, si allarga nell'esprimere pareri e giudizi troppo personali sui vini, alcuni degni di un neofita assoluto se non peggio.
Un esempio lampante potrebbe essere quello in cui è occorso oggi: tappa con partenza da Brescia e come vino del giorno scelta caduta (giustamente) sul Franciacorta.
La perla di Pasqualin, parlando del vino che presentava è stata la seguente: "la differenza tra lo champagne e la Franciacorta vi è solo nella storia: metodologia, uve e risultati sono gli stessi!"
Ora, pur con la simpatia che nutro per i produttori del Franciacorta e per i loro prodotto, mi sembra l'accostamento sia esagerato se non insostenibile: dire che il loro splendido prodotto differisce dallo Champagne solo per la storia è come dire che la pur bella Audi TT coupé differisce dalla Ferrari 430 Scuderia solo per la storia...
E' un po' il difetto di noi Italiani quello di voler sapere tutto di tutto (mi ci metto per primo tra i difettati, sia chiaro), ma sapendo di incorrere in ciò dovremmo stare più attenti: se mai io dovessi comparire in una trasmissione televisiva eviterei di allargarmi in giudizi o confronti su calciatori (cosa che Pasqualin può fare essendo competente) mentre lui dovrebbe fare altrettanto quando parla di vino, ma purtroppo di vino tutti si sentono autorizzati a parlare (e straparlare), soprattutto in televisione!
Strana abitudine. 
 
AC
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Thursday 27 may 2010 4 27 /05 /Mag /2010 14:26

feto

Mi chiedo (anzi vi chiedo) se la campagna promossa dall'Ulss 9 di Treviso contro l'assunzioni di prodotti alcolici in stato di gravidanza, rientri tra le corrette Pubblicità Progresso oppure sia meramente uno cavolata colossale! Senza voler minimamente difendere l'errata abitudine di assumere alcool durante lo stato di gravidanza io propendo per la seconda ipotesi! 
Innanzitutto in cosa consta questa campagna choc promossa dall'Ulss 9? In un feto immerso in un cocktail alcolico (per la precisione uno Sprizz), anzichè essere nel grembo rassicurante della sua mamma, con accanto la scritta Mamma Beve Bimbo Beve.
Il perché della mia perplessità è presto detto: come si comporta una ragazza o una donna quando si accorge di essere incinta? Corre immediatamente dal proprio medico e/o ginecologo, il quale la indirizza ai colleghi preposti ad assistere la futura mamma in ogni momento della gravidanza, ed ognuno degli specialisti che incontrerà le ripeterà, alla nausea (forse derivano da qui le nausee da gravidanza?) gli accorgimenti che dovrà adottare: eliminare e/o limitare al massimo il fumo, eliminare e/o limitare al massimo l'assunzione di alcolici, seguire un regime alimentare appropriato, ecc. ecc.
Già questo mi induce a pensare che il poster non serva alle future mamme, serve unicamente a lanciare l'ennesimo avvertimento a noi tutti (lo Stato pensa forse di avere un popolo di ubriaconi? magari non hanno tutti i torti visto che continuiamo a sopportare una classe dirigente che non ci merita) nell'assumere meno alcool. Noi tutti, non solo le neomamme!
Per altro la campagna parte con il piede sbagliato: uno sprizz ha mediamente una gradazione tra i 7 e gli 8 gradi alcolici, viene servito con abbondante ghiaccio (come nella stessa foto della campagna promossa dall'Ulss) e pertanto la gradazione si riduce ulteriormente... ieri sera mi sono preso la briga di andare in due bar, ordinare uno sprizz e misurare (guardato in modo cagnesco dagli esercenti) la quantità di prodotto che mi avevano servito: tolto il ghiaccio e l'arancio avevo 12 cl di prodotto in un bar e 14 nel secondo (andrò sempre nel secondo d'ora in poi), se chi ha ideato la campagna pubblicitaria avesse un minimo di erudizione in materia capirebbe che il rapporto alcool introdotto con lo sprizz "incriminato" è nettamente minore ad pari calice di vino servito negli stessi bar, ed infinitamente ancora meno alcool rispetto alla somministrazione di un limoncino o di un amaro "di fine pasto" 
Vero, forse di sprizz ne bevi anche due, di superalcolici o bicchieri di vino ne assumi uno solo, ma io credo che una futura mamma, nelle cui orecchie rimbombano le raccomandazioni dei medici, si limiti ad uno, probabilmente nanche a quello.
Pubblicità che andrebbe cassata, nel vero senso della parola!
 
AC 
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Wednesday 26 may 2010 3 26 /05 /Mag /2010 13:32

sprechi soldi

Ed a proposito di sprechi e/o di cattivo impiego di denaro pubblico, quale idea ci possiamo fare per l'assicurato stanziamento di 10 milioni di euro, al fine di promuovere il Friulano DOC (ex Tocai?).
'Un tormentone quello sul marchio Friulano che - ha detto Violino - tra fondi statali e regionali, per la promozione dell'ex Tocai saranno a disposizione dieci milioni di euro'', questa la frase pronunciata dall'assessore alle Risorse Agricole del Friuli Venezia Giulia, Claudio Violino, che voi tutti potete leggere nelle news dell'AGI (la trovate qui).
"Dieci milioni per "aiutare" l'ex Tocai? D'istinto mi sembra uno stanziamento folle!" questo il mio primo pensiero nel leggere la news cui mi riferisco, e siccome sono un po' curioso e rompiscatole mi sono preso la briga di ragionarci sopra: quello che segue il risultato.
Mi collego a "I numeri del Vino", impagabile ed irrinunciabile blog, da cui traggo il dato che gli ettari vitati messi a dimora con vitigno Tocai nel FVG sono, complessivamente, 1137 (trovate qui il post da cui ho tratto questo dato), per comodità di conto amento per eccesso a 1150 ettari. calcolando una resa media di 110 quintali per ettaro (credo sempre poco alle stime ufficiali e ai dati dei disciplinari, e comunque preferisco esagerare) otterremmo una produzione di 12.650.000 chili di uva che trasformata (anche qui abbondiamo: stiamo vicino all'80%) mi regalano 10.1200.000 di litri.
A questo punto il ragionamento che ognuno di noi potrebbe fare è il seguente: 1 euro di promozione per ogni litro di vino, però!
Io invece preferisco andare ancora più a fondo con il discorso: chiamo un amico che lavora in una grande cantina e chiedo il valore medio, sfuso, del Friulano, questa la sua risposta: "Si parla di 6,5 -7,00 euro a grado, quindi per un 12° il valore è di circa 80 centesimi al litro!"
A casa mia 10.120.000 litri moltiplicati per 80 centesimi cadauno danno un importo di 8.096.000 euro... e la Regione (autonoma, cacchio!) di milioni ne stanzia addirittura 10 per "la promozione tout court ai corsi di marketing per gli operatori, dalla ricerca per migliorare la qualità dei vitigni dell'ex Tocai all'intervento sui mercati''.
Qui c'è qualcosa che non va: uno stanziamento di supporto superiore al valore (medio, è ovvio) dello sfuso sul mercato? Fosse anche pari sarebbe scandaloso!
In un Italia che vara l'ennesima (pesante) manovra correttiva, il tutto mi sembra una severa presa per i fondelli.
Alla stregua del titolo del film di Giancarlo Cobelli dico "fermate il mondo, voglio scendere!"
 
AC 
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Tuesday 25 may 2010 2 25 /05 /Mag /2010 06:12

campagna rottamazione

"I tre Consorzi della Barbera, del Brachetto e dei Vini Colli Tortonesi, la Vignaioli Piemontesi e le organizzazioni agricole regionali hanno concordato di chiedere 18 milioni di euro per smaltire 220 mila ettolitri di vino che giacciono invenduti nelle cantine Piemontesi" così inizia l'articolo (che potete leggere qui) pubblicato dal seguitissimo portale Pugliese Vini e Sapori.net.
Nell'articolo, che merita attentamente di essere letto, ci viene esposto doviziosamente l'andamento dello giacenze-eccedenze di vino sfuso in Italia: quasi incredibile venire a conoscenza del fatto che la quantità stoccata nell'estate 2009 erano praticamente pari al prodotto medio raccolto! Attorno agli anni '90 l'Italia produceva 60 milioni di ettolitri di vino e si presentavano giacenze per 27 milioni di ettolitri, nel 2008 si sono prodotti 46 milioni di ettolitri e nell'estate successiva avevamo giacenze per 44 milioni di ettolitri, cose da far accapponare la pelle!
La situazione è oramai insostenibili, al punto che si sono stanziati, con la riforma OCM, 27 milioni di euro per distillare le eccedenze.
Tutto questo lo trovate nell'articolo che vi ho segnalato sopra, io con questo post vorrei formulare alcune domande: Chi paga? Cosa ne facciamo del prodotto distillato? Che programmi ci sono per evitare in futuro il ripetersi di quanto sta accadendo? Le risposte sono abbastanza semplici, ecco di seguito quello che posso azzardare io.
Chi paga è presto detto: paga Pantalone! Come in ogni intervento "di soccorso", "di rottamazione" o di "incentivo al consumo" la spesa ricade su tutti noi!
(ed io faccio proprio fatica nel capire qual'è il senso di pagare tante tasse per poi riaverne una parte attraverso gli incentivi: invece di tassarmi per 10.000 euro l'anno e darmene 1000 di contributo per comperarmi l'auto nuova mi tassi per 9000 ed è bella che fatta!).
Su questo punto, qualunque sia il pensiero, non esiste probabilità di smentita!
Cosa ne facciamo del prodotto distillato? Assolutamente non si sa! 
Distillare il vino in eccesso per produrre bio-carburanti sarebbe al pari di bere acqua di mare per dissetarsi: i bio-carburanti che non hanno "peso" sull'inquinamento si ottengono esclusivamente da colture spontanee come i canneti, non da prodotti che hanno richiesto energia e trattamenti superiori per inquinamento al beneficio che si trae dall'utilizzarli! (cercate biocarburanti di 3° generazione se ne volete sapere di più)
Li distilliamo per utilizzarli come base per superalcolici? Figuratevi: i distillati, causa punti patente, aspetto salutistico e quant'altro (motivi seri e giusti, sia chiaro) sono al lumicino, anzi nel periodo più buio di sempre, inoltre tali prodotti sono gravati da accise di prossimo aumento visto che la Commissione Bilancio della Camera ha previsto l'inasprirsi dell'accisa per favorire il pre-pensionamento dei familiari di persone disabili.
Semplicemente li distilliamo, poi.. si vedrà! (e paghiamo lo stoccaggio, ovvio: paga pantalone!)
In quanto ai programmi per evitare il ripetersi di quanto sta accadendo dovremmo trattenerci la pancia per non ridere: questa prossima è l'ennesima campagna di distillazione d'aiuto, se sapeste quanti soldi ognuno di noi ha messo di tasca propria (non volontariamente, ovvio) per togliere dal mercato vino che nessuno chiede prendereste paura!
Non serve ricordarlo, ma tanto per non sbagliare basta scriverlo: nel 1998 davano contributi a chi impiantava vigneti, dieci anni dopo ne danno a chi li spianta o fa la "vendemmia verde", nel 2004 eri uno stupido se non avevi l'azienda agricola: bastava leggere Civiltà del Bere, pubblicazione che nel vino è alla stregua di Novella 2000, per vedere l'attore di turno che si "inventava" contadino, oggi sei uno stupido se sei un contadino ed hai un'azienda agricola, insomma il mondo agricolo è guidato male, consigliato peggio, "comunicato" da cani!
Si lasciasse tutto alla dura legge del mercato scomparirebbero le eccedenze: non è possibile che in Italia vi siano 550.000 (cinquecentocinquantamila!) aziende vinicole (se non ci credete andate a vedere I Numeri del Vino qui), ovvero quasi una ogni 100 abitanti... questo è il segnale della mancata programmazione! Se il mercato non richiede più il Negroamaro (solo a titolo di esempio, sia chiaro) è inutile dare sussidi alle aziende che lo coltivino, meglio lo si espianti (con contributo) e sia finita! Se io fossi un fotografo, ora che ci sono le macchine digitali e nessuno stampa più rullini, chi mi pagherebbe l'uscita dal mercato? Nessuno!
E brutto come discorso, e scritto in un blog che racconta di vino è anche un po' "suicida" (o coraggioso?), ma se il mondo chiede taluni vino provenienti da determinate zone (Il nebbiolo di Romagna o il Prosecco a Putignano non avrebbero senso) e non altri è inutile insistere, bisogna scremare gli eccessi, ed ognuno deve camminare con le proprie gambe!
Ripeto discorso brutto ma realista, bisognerebbe rottamare chi propone di rottamare, è non è stato capace di programmare l'agricoltura con la giusta visione: quella rivolta al futuro! 
 
AC
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Wednesday 19 may 2010 3 19 /05 /Mag /2010 08:44

carta

So bene che non è molto educato farsi gli affari degli altri, ma si sa la curiosità muove il mondo.... se vi offrono un bicchiere di vino e vi assicurano che è di quello buono (anzi, buono buono) e che addirittura è quello che il vostro anfitrione beve a casa sua siete contenti? Suppongo di si.
Se però ve lo offrono in un bicchiere di carta a voi non girano un po' le scatole? A me si: mi impongo, e vedo che è cosa apprezzata da tutti, di utilizzare bicchieri degni di tale nome persino nei picnic!
Così come un quadro di Magritte o Delvaux appare meno bello se appeso in una stanza buia e sporca, un vino servito in un bicchiere di carta non esprimere il proprio potenziale, anzi non esiste sistema migliore per coprire piccoli difetti o magagne in un vino che offrirlo in un contenitore inadeguato come un bicchiere di carta, il cui utilizzo dovrebbe essere limitato nel servirci dell'acqua in situazioni di emergenza e per sciacquarci la bocca tra un intervento e l'altro dal dentista... (piccola riflessione: con quello che si paga un intervento di otturazione/estrazione/ecc. i dentisti dovrebbero permetterci il risciaquo con calici di Baccarat personalizzati e monouso!) 
Detto questo, e precisato che ognuno gestisce la propria immagine come meglio crede, mi incuriosisce la forma di comunicazione utilizzata dalla Graziano Vini, una commerciale di Bologna che distribuisce vini (probabilmente prodotti a marchio loro) la quale utilizza curiosamente un bel bicchiere di carta (bello è ovviamente ironico: un bicchiere di carta non è mai bello) per aprire la propria home-page, che voi potete vedere qui .
Se utilizzato come immagine di richiamo/provocazione direi che la foto è quasi centrata, ma se serve per comunicare la tanto sbandierata ricerca di qualità e/o di serietà a lungo ripetuta nel sito si ottiene esattamente l'effetto contrario!
Almeno io la penso così, e se vi offrirò del vino utilizzando un bicchiere di carta mi colga un accidente!
 
AC 
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Monday 17 may 2010 1 17 /05 /Mag /2010 15:34

Maggio 9517

Alzi la mano chi almeno una volta nella vita, leggendo una guida sui vini, non abbia pensato "ma come fanno a premiare un vino così? Ma questi ci capiscono, di vino?"
Siamo onesti lo abbiamo pensato tutti, tutti (anche quello lì in fondo che finge di non sentire e non ha alzato la mano), io per primo: magari perchè ero a digiuno di come opera le proprie scelte colui che quella guida contribuisce a redigerla. Fortunatamente il mio digiuno è stato interrotto da un invito giunto dall'amico Gianpaolo Giacobbo il quale richiedeva la mia presenza a Castello San Salvatore per fare parte della commissione di valutazione della Guida Vini Buoni d'Italia del Touring Club, cosicchè oggi posso dirvi il mio parere dopo avere visto il tutto da "dietro le quinte".
Nei tanti anni ho partecipato a moltissime degustazioni con valutazione finale, eppure ogni volta provo un minimo di emozione, ed anche ieri era così (anzi, a maggior ragione vista l'importanza), emozione però subito interrotta dalla cordialità e dalla disponibilità che mi è stata offerta dalle persone presenti alla degustazione, ad iniziare dal capo commissione Paolo Ianna, da Bernardo Pasquali, coordinatore veneto della stessa guida, sino ad Aurora Endrici, persona che nel mondo della degustazione non abbisogna certo della mia presentazione. Assieme a loro vi erano Gianpaolo, Annie Martin, Andrea e Giorgia.
Tre le cose che mi hanno positivamente impressionato: il rispetto del giudizio espresso da ognuno, la preparazione tecnica, il rispetto per il prodotto e per i produttori.
Ad un incontro simile uno si aspetta di dividere il tavolo con gli arcinoti "so tutto io", pieni e tronfi del loro sapere. Invece le persone che mi hanno accolto si sono dimostrate competenti, tanto in degustazione quanto tecnicamente, (mi permetto di dire ciò solo perchè abbiamo affrontato un vino sul quale mi ritengo abbastanza preparato, almeno quel che basta per sapere se mi trovo di fronte a qualcuno che ne capisce oppure no), rispettose dell'altrui giudizi anche quando in contrapposizione al loro.
Da incorniciare la frase a me rivolta da Paolo Ianna (persona che apprezzavo già moltissimo prima di questa esperienza, come scritto tempo addietro proprio su questo blog, ma che ha dimostrato di valere ben di più di quel che credevo) prima di iniziare la sessione, frase che suonava più o meno cosi: "Alessandro, ricordati che noi giudichiamo il lavoro e la fatica di molti viticoltori, quindi massima attenzione e nel dubbio rispettiamo il loro sforzo cercando di "punire" solo chi vuole vendere pan per focaccia", è così è stato!
Alla fine della mia esperienza ho tratto le seguenti conclusioni:
- Chi giudica i vini per le guide lo fa in modo scevro da ogni preconcetto o da idee precostituite. 
- Giudicare tanti vini richiede un serio sforzo, tanto mentale quanto fisico
- I vini sono serviti alla cieca, in modo blindato per ognuno, come mai avrei pensato
- I degustatori (almeno quelli che ho incontrato io) hanno un'umiltà che è pari alla loro bravura
- Il giudizio su un vino è frutto della bottiglia degustata, tanto in positivo quanto in negativo: ad esempio ieri abbiamo incontrato almeno 10-15 vini messi in bottiglia da pochi giorni, ovvio che pagano lo scotto del loro recente  imbottigliamento.     
- Se fossi un produttore mi fiderei molto di più delle guide: in malafede non ho trovato proprio nessuno.
Infine grazie ai miei colleghi di avventura: onorato di aver lavorato con Voi.
 
AC
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Friday 14 may 2010 5 14 /05 /Mag /2010 20:56

vinoinvilla.jpg

Per gli appassionati di vino residenti nella Marca Trevigiana è appuntamento che neanche si deve rammentare, ma per gli amici delle restanti provincie e per chi vive fuori regione crediamo di fare un piccolo favore rammentando che questo fine settimana si svolgerà la manifestazione più rappresentativa per il vino della nostra zona, il Prosecco, ovvero Vino In Villa, splendida vetrina aperta a giornalisti, addetti del settore e pubblico finale.

Come ogni anno Castello di San Salvatore, splendido borgo del XIII secolo, accoglierà questa bella iniziativa: saranno presenti quasi 100 aziende con più di 300 vini, presenteranno le molte novità con al centro, ovviamente, la G di Garantita essendo la prima volta che Vino in Villa ospita il Prosecco divenuto DOCG.

 

CASTELLO DI SAN SALVATORE
SUSEGANA - TREVISO (apri la
mappa)
15 - 17 MAGGIO 2010

 

Ingresso comprensivo di calice personalizzato in cristallo Riedel: Euro 20

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Friday 14 may 2010 5 14 /05 /Mag /2010 11:26

maremma

Ecco l'esempio (che serve anche per il post scritto ieri) di articolo vacuo, superfluo ed inutile: è pubblicato nientemeno che dal Corriere della Sera, ma evidentemente l'abito non fa il monaco....
Già il termine "Maremmashire" mi da il voltastomaco, ma leggetelo, leggetelo comunque (potete leggerlo qui) e poi chiedetevi "e adesso"? Anzi facciamo i colti, "cui prodest?"
A chi giova sapere che gli stranieri dal portafoglio gonfio stanno abbandonando il Chianti (abbandonando il Chianti? Ma l'autore ci è o ci fa? la zona sarà un po' in crisi, e non certo per colpa di chi da sempre vi abita, ma da qui all'abbandono....) per approdare in Maremma?
Già approdare in Maremma significa tutto e niente: 5.000 (cinquemila) chilometri quadrati sono estensione tale che risulta un po' difficile capire uno dove si colloca, in provincia di Pisa? Forse di Livorno? Magari Grosseto oppure Viterbo e Roma visto che arriva così tanto a sud.
Ma comunque non usciamo dal vino: l'autore fa una confusione tra zone, supertuscan, province ed altro da far accapponare la pelle: per parlare del Grossetano luogo di recente scoperta per la produzione di grandi vini nomina tutte aziende che sono ubicate in provincia di Livorno (specchietto per allodole?), parla dei Supertuscan nati nel in Chianti quando i primi Supertuscan erano proprio quei vini nati in Maremma (livornese) prima che nascessero le nuove DOC Bolgheri: il Sassicaia etichettato vino da tavola, l'Ornellaia, Masseto, Guado al Tasso, e via di seguito (uniche eccezioni il Tignanello ed il Solaia, proprio del Chianti), ci racconta che sono nate 7 DOC quali Ansonina costa dell'argentario, Bianco di Pitigliano, ecc. tutte DOC che noi appassionati aspettavamo come la manna dal cielo, ma curiosamente si dimentica la più famosa e richiesta (quella di Bolgheri, appunto: evidentemente la confusione tra maremma Livornese e Grossetana e voluta), si diletta nel raccontarci che Berlusconi ha speso 18 milioni per acquistare la tenuta di Montecucco (non ci può fregar di meno) ed alla fine ci annuncia che sabato si aprirà il primo salone del vino della Maremma Toscana, il cui percorso verrà raccontato dal noto guru del vino ed esperto di Cru Luca Maroni... uno che i cru, special modo quelli da cui provengono i Grandi Rossi, letteralmente li odia visto che ama premiare il vino-frutto che si trovano nei vino Novello.
Ma comunque è stata una fortuna leggere alla fine dell'articolo questa incensata a Luca Maroni: ho capito che il detto "Dio li fa e poi li accoppia" è proprio vero, tale l'autore dell'articolo quale il guru del vino Luca Maroni.
Per scrivere un articolo decente sulla maremma Grossetana bastava leggere Wikipedia, evidentemente al Corriere non fanno neanche questo: avvisiamo il caporedattore!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Novità nel mondo vino - Community : Il mondo del vino
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Thursday 13 may 2010 4 13 /05 /Mag /2010 11:11

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L'e-mail spedita ieri mattina dell'amico Giampi aveva per tema il Prosecco (lui è persona granitica e tenace quando si tratta di fare promozione, divulgazione, vorrei dire proselitismo del Prosecco: il consorzio dovrebbe versargli un generoso obolo per quanto fa!), o meglio mi invitava nel leggere il post del giorno nel Blog di Andrea Scanzi, l'autore di quei due piacevolissimi libri sul mondo del vino che rispondono al titolo di Elogio all'invecchiamento e Il vino degli altri (due autentiche perle di freschezza in un mondo, l'editoria enoica, spesso asfittico e ripetitivo.), in cui si parla del vino di casa nostra.
In tale post (che voi potete leggere qui) Scanzi scrive a riguardo dello spumante prodotto da un amico del quale anch'io ho scritto qualche mese fa (qui): premessa la soddisfazione di vedere che la fotografia utilizzata è quella da me scattata per il mio post (non serve a nulla, ma sono quelle minuscole cose che ti danno un millimetro di gioia) ed il piacere di sapere che ha assaggiato e riconosciuto un Prosecco con la P maiuscola mi sorge un dubbio, ma perchè Scanzi ha scoperto solo oggi questo vino? Nessuno l'aveva avvisato? Possibile?
Io stesso ero certo di avergli scritto per parlargli di quello e di altri vini, ed infatti sono andato a rileggermi le vecchie mail spedite (per pigrizia non le cancello mai) scoprendo che nel febbraio 2008 lo avevo fatto. 
"Vabbè, sarò uno dei mille che gli scrive ogni giorno, mica può dare ascolto a tutti" penso tra me e me, e già che ci sono leggo un po' quante (veramente tante) mail ho scritto a recensori, giornalisti, divulgatori del mondo del vino che hanno affrontato il vino di casa nostra. Il tema sempre lo stesso: invitarli in zona per uscire dai soliti schemi e dalle convinzioni spesso precostituite che possiedono sul Prosecco.
Attenzione, con questo non voglio dire che io possiedo capacità, conoscenze o quant'altro per poter insegnare a gente che ne capisce infinitamente più di me in fatto di vino, io mi propongo solo come Cicerone (meglio, come Virgilio) per accompagnare chi più di me ne sa (vista la mia pozione super partes: non produco, trasformo, commercializzo, propagando o vendo un solo litro di Prosecco, ne sono legato a produttori o venditori, insomma un "puro") alla scoperta di vini o produttori loro sconosciuti.
Le risposte sono sempre gentili ma evasive: "grazie, appena possibile e sarò in zona la contatterò...", ed a oggi non ho visto nessuno.
Che c'è di male, penserete voi, vanno da soli e senza di te (chi ti credi di essere?) ed infatti io non scrivo questo post per orgoglio offeso o altro (nel vino non mi allargo: conosco bene i miei limiti e li riconosco) lo scrivo per disperazione: la disperazione di veder giudicati, magari bene, vini che in zona non berremo mai visto che il simil Trebbiano preferiamo berlo in versione ferma ed in zona di origine, non spumantizzato e spacciato per Grande Prosecco!
Capisco bene che il Prosecco non è il vino cui dedicare la propria vita, ma giudicarlo dall'esterno quello no: è uno spasso per me leggere le recensioni in cui si parla della Territorialità ed Identità che si riscontrano nei vini di YZ, quando so bene (visto che una domenica si ed una no mi diverto nel passeggiare tra i vigneti sui colli) che quel certo produttore preferisce lasciar marcire l'uva dei vigneti più impervi (dove coltivare costa fatica e sudore, come commentava ieri Andrea) comperando l'equivalente per ettaro nella più anonima, ma nello stesso tempo economica, pianura. E se voglio essere cattivo posso dire senza paura di smentita che lascia marcire anche l'uva dei vigneti più pianeggianti: sempre più economico comperare uva e/o mosti di pianura che avventurasi nella coltivazione.
Mi incuriosisce costatare come certi spumanti rivelino le "tipiche tracce del Prosecco di collina" quando sono invasi da lieviti aromatici in modo tale da impedire qualsiasi riconoscimento varietale.
Poche volte leggo cose esatte sul Prosecco: quando le scrive Sangiorgi, portato da Giampi tanto per cambiare (anche se sul Prosecco col Fondo Sangiorgi può ancora affinare le idee) Sabellico (con i limiti di un giornalista che ha un mondo che lo tira per la giacca) e pochi altri.
Persino collegandoti ai vari forum leggi boiate spaventose da chi vive fuori zona: "colpa" di una divulgazione non approfondita, sentita, vissuta, le poche cose giuste le scrivono il Grillo (immaginate chi è? proprio lui...) ed il bravissimo Luca Mazzoleni, poi il deserto.
Insomma amici produttori (bravi e capaci) se il punto di riferimento sono i Prosecco prodotti con uve coltivate ben distante dai vostri colli (produttore YZ, se ti fischiano le orecchie sono io), quelli fuori zona (come quello prodotto dalla Zonin), o peggio quelli che sanno solo di zucchero e banana la colpa non è vostra, ma di chi divulga: chi volete perda e sottragga tempo alle visite in Langa, Toscana, ed altre splendide zone per venire a scarpinare sui colli della Marca?
"Bevuto un Prosecco spumante li hai bevuti tutti" mi ha scritto un giornalista che reputavo eccelso, spero fossero tali anche i reflussi esofagei che gli possano venire! 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

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Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono di fronte a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, diretto o indiretto che sia, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

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