Prosecco... e d'intorni!

Thursday 25 november 2010 4 25 /11 /Nov /2010 18:47

TV-oggiDeviazione obbligatoria. Se già la grande scritta nera su cartello giallo a forma di freccia lasciava poco scampo, ancora meno ne lasciava il torvo sguardo dell'operaio stradale con paletta in mano... men che meno le sue parole una volta che abbassato il finestrino chiesi lumi su come raggiungere la mia meta distante da quel punto appena 100 metri: "mi spiace, non si può passare: la strada è chiusa per lavori e neanche a piedi è consentito il transito, deve rifare tutto il PUT e poi immettersi all'altezza dalla Stazione per giungere dall'altro senso. Capisco che sarebbe più comodo andarci a piedi da qui, ma purtroppo..."

Ligio e rassegnato inverto il senso di marcia della macchina per fare quanto suggerito, ma prima di rifare tutto il PUT (per chi non lo conoscesse il grande senso unico che gira attorno alla città di Treviso), con gesto molto all'italiana, decido di affrontare una piccola stradina che ad immaginazione potrebbe portarmi dove voglio...
In modo sciocco mi improvviso pilota, scopritore e navigatore, quasi fossi un traccia-sentieri alla Parigi-Dakar e non una persona che deve raggiungere un ufficio pubblico in orario utile, "Maledetta la mia stupida idea, a quest'ora avrei rifatto tutto il PUT", dopo dieci minuti si stradine e contro-stradine (che non mi avevano portato da nessuna parte) mi immettevo in una strada senza uscita... a quel punto, rassegnato ed arrabbiato con me stesso, decido di fermarmi e ritornare per la strada suggerita dall'operaio.
Nella manovra di inversione il mio sguardo cade su di un terrazzo al primo piano di un caseggiato: l'inconfondibile sagoma della bottiglia di Dom-Perignon (e l'altrettanto più inconfondibile etichetta) fa capolino sul pavimento, accanto a lei altre belle bottiglie: Moscato Rosa di Franz Hass, Brut Cuvèe di Pojer&Sandri, Merlot di Vistorta, Torrione di Petrolo, un Nacional di Quinta do Noval ed altre grandi bottiglie.
All'improvviso l'arrabbiatura cala, scema, anzi scompare del tutto, e la mia mente corre ad immaginare chi e perché ha bevuto quelle bottiglie.
Quasi un pelo di sana invidia (perché non mi hai chiamato amico?), ma poi il solo pensiero che il proprietario di quella casa sia un appassionato come tutti noi mi fa tornare il sorriso! Ed a quel punto, minuto più minuto meno, chi se ne frega: scendo e fotografo l'oggetto del mio sorriso, le bottiglie, poi risalgo in macchina contento di sapere che delle bottiglie di vino ti fanno tornare il sorriso anche se non ne hai bevuto nemmeno un goccio!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
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Wednesday 3 november 2010 3 03 /11 /Nov /2010 14:41

PcF

Volli, sempre volli, fortissimamente volli!
La celebre frase del conte Vittorio Amedeo Alfieri è, a mio dire, l'esatta fotografia di quanto hanno concretizzato Luca Ferraro e Davide Cocco: un'idea voluta, talmente voluta, da essere portata a compimento malgrado, come loro amano dire, si partisse dal basso.
E per questo che Davide e Luca meritano un Bravo con la B maiuscola: in un momento in cui tanti (anzi, troppi) si riempiono la bocca parlando di Prosecco col Fondo loro hanno realizzato il primo evento (scrivo primo perché mi aspetto ancora molte edizioni) riservato esclusivamente al Prosecco col Fondo, ed aperto a tutte quelle persone che comunicano il vino.
Bella l'idea e splendida la cornice: sabato 30 ottobre, ai piedi di Asolo presso il Ristorante Locanda Baggio, si è svolto un confronto tra otto Prosecco col Fondo provenienti da quattro zone diverse: Valdobbiadene, Conegliano, Asolo, e piana della Marca Trevigiana.
Le aziende coinvolte erano Frozza, Casa Coste Piane, Zanotto, Costadilà, Bele Casel, Biondo Jeo, Lorenzo Gatti e Maurizio Donadi.
Tralascio la descrizione del contesto e le modalità di svolgimento (vi sono persone più brave di me per descrivere queste cose) io volevo, con questo post, sottolineare che finalmente si è realizzato un confronto franco e schietto su questo vino, confronto vissuto e svolto da quelle persone che, per passione o lavoro, comunicano il vino!
Questo mi è piaciuto molto perché da troppo tempo il Prosecco col Fondo sembra un affare riservato a poche persone, poche aziende e pochi consumatori eletti, quasi fosse un prodotto di nicchia, invece il PcF (scrivo così per abbreviare) è il prodotto per antonomasia della fascia pedemontana Trevigiana!
Non vi è azienda, famiglia, viticoltore o coltivatore che non trasformi in tale vino (magari in piccolissima parte) il frutto del proprio vigneto, e per tutti è qualcosa di sacro ed unico, ma qualche volta ciò viene nascosto e taciuto quasi fosse un difetto produrlo... per questo ripeto il mio bravo a Luca e Davide: perché hanno acceso il primo riflettore su questo Prodotto.
Adesso tocca ad altri (magari ai tanti che parlano e non fanno) il compito di accendere altre luci, aggiungere altri riflettori, io per il poco che posso fare ci sarò sempre per supportare il PcF, vino in cui credo ciecamente.
Domani mi permetterò di scrivere le mie personali impressioni su quanto incontrato nel bicchiere
 
P.S. notevole la qualità del pranzo svolto al termine: anche questa è nota molto positiva per l'evento! 
 
AC
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Tuesday 26 october 2010 2 26 /10 /Ott /2010 08:30

Colber (157)-copia-1

Impossibile non ricordare la frase che da il titolo a questo post: non esiste professore di fisica che non l'abbia ripetuta almeno cento volte per ogni classe, ed alunno che non l'abbia udita altrettante volte, e sinceramente dei tre principi cardine della dinamica è quello più semplice da ricordare (ma sopratutto da comprendere!)

Eppoi, lo vediamo nella vita di tutti i giorni che è divenuto principio che possiamo applicare in ogni dove....

Per tale motivo lo si applica anche nel mondo del Prosecco: come scrivevo ieri ( ) molti produttori hanno portato taluni processi produttivi quasi al limite di ciò che la tecnica (e la ragionevolezza) consentono e giustificano: pulizia dei mosti e del vino condizionate da filtrazioni ultra spinte e da un numero di travasi capaci di far impallidire vini di ben altro spessore oppure scelta monotematica di lieviti che condizionano il prodotto finito oltre il timbro che l'annata potrebbe conferire possono essere due semplici ed immediati esempi.  (puntualizzo: scelte attuate per ottenere un preciso risultato, che se da una parte hanno una precisa motivazione - vini tecnicamente ineccepibili - dall'altra tendono ad omogeneizzare ed a livellare il risultato in modo eccessivo)   

Per il principio che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, qualcuno attua ed ha impostato quasi al contrario (per fortuna) la propria metodica: pur mantenendo la massima cura in ogni punto della vinificazione si attuano filtrazioni meno invasive, contenuto numero dei travasi, differenziazioni dei lieviti in base all'uva e/o al periodo di raccolta, insomma più di qualcuno sceglie di non utilizzare scalette tecniche ripetitive e prefissate a monte, bensì di adeguare le proprie esperienze e capacità a quanto la natura gli ha voluto donare nel singolo anno.

Purtroppo visto che ogni eccesso genera idee (eccessive) al contrario leggo e raccolgo voci sul fatto che qualche viticoltore (forse viticoltore non è il termine corretto…) sta impostando il proprio lavoro fuori da ogni schema tecnico abbandonandosi a fermentazioni spontanee, macerazioni lunghe sulle bucce, assenza di ogni filtrazione ed addirittura al sogno (utopico) di non utilizzare la solforosa.

Non capisco però se queste persone inseguono la moda del momento o se non hanno la capacità di cogliere la delicatezza e la sottile struttura del vino che la natura (ed il lavoro dei propri avi) gli ha donato.

 

AC

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Tuesday 19 october 2010 2 19 /10 /Ott /2010 16:14

conegliano

Stamane, leggendo il Gazzettino (il principale quotidiano regionale Veneto) mi sono imbattuto in una notizia che se fosse stata reale mi avrebbe strapperebbe un piacevole sorriso di gioia, ma essendo il solito articolo semi serio mi ha creato un moto di fastidio!
Nasce lo spritz anti-sballo, titolava l'articolo, si chiamerà "Aperitivo Conegliano" (fantasia sconfinata, da premio Oscar...) e sarà a base di Prosecco, ma a basso tasso alcolico...   
Vi risparmio la lettura dell'articolo e lo riassumo per Voi tutti: un gruppo di esercenti aderenti all'Associazione Conegliano Cima ha deciso di creare un aperitivo a basso contenuto alcolico per cercare di imporlo, anzi di suggerirlo (non vedo la cosa come negativa, quindi meglio la parola suggerire), ai giovani abitanti della cittadina.
Fin qui tutto bene, ripeto anzi il mio plauso per l'idea, ma purtroppo la cose non stanno affatto come sembrano: di questo fantomatico aperitivo non è certo nulla, ne la composizione, ne il modo di preparazione, per adesso solo il nome è certo... come dire "di mio figlio so già il nome ed il futuro che vorrei avesse, ma devo ancora concepirlo!"
E questo è solo l'inizio visto che da quel poco che è dato sapere l'Aperitivo Conegliano "sarà a base di Prosecco e succhi di frutta, per mantenerlo sotto la soglia a rischio dello 0,5 senza la minima traccia di vodka o altri superalcolici con cui si possono creare delle miscele micidiali".
Miscele Micidiali?? Siamo seri, la ricetta dello spritz macchiato la sappiamo tutti, lo stesso Gazzettino la cita in una didascalia nella stessa pagina: un terzo di Prosecco, un terzo di acqua ed un terzo di Aperol o tipo aperol (io preferisco un quarto, due quarti, un quarto). 
Bene, gli amici esercenti di Associazione Conegliano Cima conoscono la gradazione alcolica dell'Aperol e/o dei prodotti simili? Forse no...
Hanno undici gradi, oppure 11° che scriver si voglia, ovvero tanti quanto lo spumante utilizzato, se non addirittura meno visto che quasi sempre il Prosecco è proposto ad 11,5°.
Ed allora dove sta la pericolosità delle miscele micidiali?
Se io facessi uno spritz con Aperol, succhi di frutta ed acqua, ed eliminando il Prosecco, non otterei forse lo stesso risultato? Si!
Ed allora, oltre a non capire dove stà la pericolosità, mi chiedo dov'è l'innovazione di questo aperitivo anti-sballo?
La vera innovazione non sta' nel creare un aperitivo meno alcolico ma nell'avere il coraggio di servirne uno di meno! 
Certo per fare quanto scrivo bisogna rinunciare all'ennesimo guadagno, e questo forse spiace anche agli esercenti di Conegliano città!!
Io non ho mai visto un esercente dire "basta ragazzi, avete già fatto quattro giri di spritz, il quinto sarebbe in più...", anzi ho visto scene indegne di un esercente che si voglia definire serio (ovvio, non parlo di Conegliano, ma il generale).
La colpa dello sballo è sempre e solo dovuto alle bevande alcoliche, alle scuola ed alle famiglia che non educano, alla società, o forse anche a qualche barman indegno di questo nome?
L'Aperitivo Conegliano (magari a 4 gradi alcolici) se bevuto due volte farà lo stesso danno di uno spritz normale con il doppio dei gradi, ma sapete questo cosa significa?
Semplicemente che se ne può bere di più: più consumi a parità di alcool, quindi più "giri" di aperitivi e maggior incasso.
Altro che spritz anti-sballo, questa è la solita operazione commerciale, infarcita di retorica e di ipocrisia!
 
AC
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Tuesday 5 october 2010 2 05 /10 /Ott /2010 07:46

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Digitate su Google la frase festa della vendemmia, vi compariranno qualcosa come 111.000 risultati... date un'occhiata ai giornali locali e troverete con facilità, nella sezione "eventi - feste tradizionali - iniziative", un bel po' di sagre dal titolo festa della vendemmia... non per ultimo vi assicuro essermi arrivati non meno di trenta inviti, da parte di aziende di una certa dimensione, per partecipare alla festa della vendemmia organizzate dai vari staff all'interno dell'azienda stessa! (con l'occasione ringrazio tali aziende per l'invito).
Mi chiedo però, retorica a parte ed escludendo il significato della parola festa quale traguardo delle fatiche di una anno, che senso abbia l'utilizzo della parola festa: la vendemmia è una fatica immane, altro che festa!
Non comprendo infatti perché la stampa, specie quella generalista, bolli come una festa l'operazione di vendemmia: avete un amico viticoltore con cui potete parlare francamente? Bene, chiedetegli com'è la vera vendemmia, quella che non tiene conto del pubblico e dei media, e chiedetelo adesso prima che si dimentichi gli sforzi appena fatti! (la vendemmia è come un parto dall'esito positivo: dopo i primi giorni dimentichi il dolore e guardi solo con gioia il figlio ricevuto).
Innanzitutto la vera vendemmia non ha orari: ti alzi all'alba o prima, e come prima cosa (ancor prima di andare in bagno a lavarti la faccia) guardi la situazione atmosferica ed ascolti le previsioni meteo: gli emuli nipoti del grande Edmondo Bernacca godono di popolarità incredibile nei mesi di settembre-ottobre presso i viticoltori. (ed anche negli altri mesi...)
Poi, dopo colazione (fatta in fretta: anche nelle belle case rurali le colazioni del mulino bianco si fanno in altri periodi), si scende subito in cantina a controllare la situazione dell'uva spremuta la sera precedente e l'evoluzione dei mosti in fermentazione. Assolte le operazioni di travaso e controllo, che richiedono un bel po' di ore, ci sarà la preparazione dei trattori, dei cesti, delle secchie e quant'altro, poi, a seconda del tempo (se arriva la perturbazione monstre annunciata in TV è situazione da thriller) e stato delle uve si programmerà vigneto ed orari di raccolta.
Nelle aziende medio-grandi ci saranno enologi che per l'intero giorno rimarranno in cantina indaffarati come non mai, nelle più piccole l'enologo contribuirà anche a parte della raccolta.
Poi via, verso il vigneto, con l'obbiettivo di lavorare, lavorare e lavorare... certo alcune pubblicità ci fanno vedere splendidi vigneti in pianura e baciati dal sole (quelli che ho conosciuto io sono ripidi, tanto ripidi) ma la situazione non è sempre idilliaca, comunque sia lo svolgimento è sempre uguale: buona parte delle persone raccoglieranno l'uva avendo cura di scegliere e pulire, ed è operazione tanto bella quanto noiosa, appiccicaticcia, e snervante dopo la terza ora (specie al dodicesimo giorno consecutivo), altre persone porteranno l'uva dal filare sino al trattore, e se la situazione si svolge in piano questo è un quasi "piacere", ma se si svolge in ripide colline diventa attività degna dell'Iron man edizione su percorso lungo!
E tutto questo prosegue per l'intero giorno, sino al tardo pomeriggio e/o spesso sino a quando la luce permette la raccolta. Nel frattempo i trattori fanno la spola continua tra vigneto e cantina per la pigiatura.
All'imbrunire via tutti dal vigneto, belli sporchi, stanchi e magari con il "ricordo" rimediato per qualche bella puntura di vespa (che, non me ne vogliano i giornalisti filo-biodinamici, abbondano in tutti i vigneti), assieme ai raccoglitori partirà anche l'ultimo carico d'uva. 
Se i raccoglitori godranno del meritato riposo per i cantinieri le cose sono ancora lunghe: dopo l'ultima spremitura ci sarà il lavaggio scrupoloso di tutta l'attrezzatura, il pompaggio dei mosti nella vasche di fermentazione, i controlli analitici, l'avvio dei mosti, ecc. ecc., e se tutto va bene e senza intoppi le luci della cantina si potranno spegnere poco prima che l'orologio batta i dodici rintocchi che annunciano il nuovo giorno, in caso contrario (come spesso accade) queste non si spegneranno affatto! 
Ed il giorno dopo, sabato o domenica incluse, tutto ripartirà da capo.
Qualcuno la chiama festa della vendemmia: sicuramente è qualcuno che non vi partecipa!     
 
AC
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Friday 1 october 2010 5 01 /10 /Ott /2010 15:03

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Il titolo della bellissima opera di Oscar Wilde, The Importance of Being Earnest, è intraducibile questo è vero: il titolo originale infatti usa un gioco di parole fra l'aggettivo "earnest" (serio, affidabile od onesto) ed il nome proprio di persona "Ernest" che in inglese ha la stessa pronuncia, e per noi italiani ciò rende vacuo il senso dell'intera opera se non la si legge.
Ma premesso questo basta chiamarsi Ernesto per essere scambiato per il fratello (inesistente) che vive in modo debosciato in quel di Londra?
Questo non lo so, ma di sicuro basta chiamarsi Prosecco, quando in realtà sei una semplice Glera di pianura, per guadagnare quella fama e quel valore che non dovresti assolutamente vantare!
Se a qualcuno sembra assurdo quanto sto scrivendo mi spiego meglio: qualche anno fa esisteva un'uva, Prosecco, coltivata con perizia sui colli che da Valdobbiadene vanno a Conegliano e in quelli dell'Asolano, in altre zone (praticamente) zone non esisteva.
.Non voglio entrare in merito alle qualità del  vino: buono meno buono, valido oppure no, ognuno vanti la propria idea, ma come tutti ben sapete questo vino, soprattutto in versione spumantizzata, ha avuto un successo incredibile ed innegabile, e siccome i successi degli altri genera sempre invidie che sfociano in scopiazzature e maldestri tentativi d'imitazione ecco che il mondo intero inizia a piantar Prosecco: in Brasile ed in Argentina, Australia e Sud Africa (visto una bottiglia otto giorni fa), e in gran parte del nostro Bel Paese.
Per contenere i tentativi d'imitazione si è ricorsi alla riserva del nome con l'affaire Prosecco (inteso come paese anzichè Prosecco come uva) che credo voi tutti conosciate, e questo ha creato la DOCG Valdobbiadene-Conegliano e Colli Asolani, ma purtroppo ha anche generato una DOC Prosecco generosamente elargita, e di cui i produttori stanno approfittando come non mai.
Risultato? Un tutto sommato vino senza arte ne parte (non mi si venga a dire che l'uva coltivata nella piana vicentina anzichè nel pordenonese ha gli stessi gusti di quella che proviene dai ripidissimi pendi della DOCG! Ed anche fosse simile qualcuno mi spieghi perché il vino rimane comunque lontanissimo parente) che però ha l'appregiativo di valere euro 1,20 - 1,30 al litro, prezzo in cisterna all'ingrosso! (e/o se preferite 75-80 centesimo al chilo per dell'uva con quantità autorizzata di 180 quintali per ettaro, regolarmente sforati, e con coltivazione in pianura piena). Per zone che nulla hanno fatto per costruire tale successo è un gran bel risultato, anzi ottimo.
E' già: l'importanza di chiamarsi Ernesto, pardon, Prosecco è proprio tanta!
 
AC
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Wednesday 21 july 2010 3 21 /07 /Lug /2010 10:43

sherlockholmes

Fossi Sir Arthur Conan Doyle non avrei dubbi e titolerei così il mio romanzo con protagonista l'infallibile Sherlock Holmes ed il fido dottor Watson, ma sarebbe un romanzo, nella realtà non c'è nessuna "fascetta fantasma": semplicemente ci sono delle fascette di Garanzia che ufficialmente si staccano, ma che in realtà non sono mai state attaccate....
Mi ero posto l'innocente domanda del perchè in alcuni locali si vedano delle bottiglie di Prosecco DOCG senza fascetta di Garanzia (particolare che ho notato solo in ambienti dove il vino viene venduto in mescita e non per asporto): pur recando l'evidente scritta DOCG dopo la denominazione Valdobbiadene, o Conegliano, superiore, non vi era nessuna fascetta ne traccia di essa sul collo della bottiglia.
La risposta alla domanda mi è stata data da un operatore alquanto onesto, ma altrettanto più smaliziato (ed esperto) di me: "semplicemente la fascetta non c'è perchè non la applicano!"  
Punzecchiato da tale rivelazione mi sono guardato in giro ed ho curiosato, chiesto, domandato, la soluzione era meno complicata di quanto immaginassi: esistono alcune aziende (pardon, aziende è termine errato: sto parlando di armate Brancaleone guidate nel migliore dei casi da quelli che in Romagna chiamano trappolai) le quali si rivolgono a grossisti e commercianti specializzati nella distribuzione Horeca, quello dove la bottiglia sono vendute a mescita (ed in tale modo difficilmente arriva in mano al consumatore finale che potrebbe notare tale assenza) e fanno la seguente proposta: ti vendo un bancale di Prosecco DOCG ad euro X, un prezzo buono ma comunque di mercato, e posso dartene un secondo a ben x centesimi in meno a bottiglia, però a condizione che sia completamente fuori fattura, in nero!.
Siccome siamo in Italia paese di Santi, eroi e navigatori (che fa rima con evasori) chi rinuncerebbe ad una proposta allettante ed invogliante? Pochi (o magari tanti) ma qualcuno dice si.
Però per vendere delle bottiglie senza fattura (quindi non registrate) si deve fare a meno di applicare la fascetta DOCG... nessun problema, sfruttando l'ignoranza di taluni che ancora non hanno capito che la fascetta è obbligatoria, sfruttando la connivenza di altri per cui "conta solo il prezzo" e quindi fascetta o meno nulla cambia, ed infine giustificando agli operatori seri e preparati che "le fascette si staccano al momento dell'applicazione" ecco che ci ritroviamo sul mercato una piccola quota di Prosecco che probabilmente Prosecco non è, e che certamente DOCG non è!
Nel mare di Prosecco che si muove saranno probabilmente poche bottiglie, e forse sarà fenomeno che durerà il tempo necessario perchè tutti siano al corrente che il DOCG richiede la fascetta, ma in ogni caso è giusto che queste armate Brancaleone, oltre a commerciare illegalmente (e quindi, mi si scusi il termine, sputtanando i prezzi di mercato), rovinino la veritiera immagine di serietà che le cantine di Conegliano-Valdobbiadene si sono costruite in anni di duro lavoro? (specie negli ultimi 3-4 anni)
"Elementare Watson, la risposta è no: non è giusto!" eppure, malgrado il no, ci si ritrova costretti nell'informare di tale truffa!
Pertanto se da oggi vedrò in un locale una bottiglia di Prosecco DOCG senza fascetta chiederò delucidazione al titolare, pronto a chiedere l'intervento di un vigile e/o di un pubblico ufficiale per segnalare tale mancanza.
 Vi invito nel fare altrettanto!
 
P.S. in realtà la frase "elementare Watson" è un'invenzione cinematografica: in nessun romanzo di Conan Doyle essa viene pronunciata, anche questo è un piccolo raggiro! 
 
AC
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Friday 9 july 2010 5 09 /07 /Lug /2010 11:53

question mark

Come promesso "faccio mio" il quesito posto da Andrea nel commento da lui scritto all'articolo " I Vini dell'estate". 
Per chi volesse rispondere pubblicamente (anche in forma anonima) esiste la sessione dei commenti, se invece lo preferite potete spedirmi una mail al mio indirizzo (alessandrosb@libero.it), sarà poi mia cura pubblicare la media delle risposte.
Preciso che mi permetto di pubblicare le mie risposte per dare anche il mio contributo, ed ovviamente specifico che la promessa espressa a fondo pagina verrà mantenuta con onore!

(domande di Andrea, valide per tutti - mia risposta)
1° Maschio o Femmina? Maschio
2° Età? 43
3° Prosecco col fondo o in autoclave ? Col fondo, col fondo, certo che rinunciare ad alcuni spumanti è proprio impossibile, quindi se è buono "per me pari sono"!. 
4° Ti piace il Prosecco col fondo?
    a) NO
    b) Si ma fino a 3/4 di bottiglia
    c) Si, e mi bevo anche i poroni
Ovviamente la risposta è si! Con le seguenti modalità di consumo: caraffo la bottiglia con attenzione senza trascinare i fondi, poi mi bevo i poroni per conto loro, meglio se miscelati all'acqua gasata e fredda.
5° Acquisto in damigiana o già in bottiglia ? In bottiglia: chi meglio del produttore sa quando imbottigliare?
6° Consumo annuo di Prosecco (amici compresi)? Questa è domanda su cui rischio l'arresto per eccesso di consumo... scrivo per difetto: circa 500 bottiglie l'anno, ma ho tanti, tanti amici. 
7° Fai qualche "remuage" o non tocchi più la bottiglia fino all' apertura? La conservo in piedi, senza nessun remuage, ma non divento schiavo della "conservazione maniacale"
8° Mai provato a "farlo strano" ? (conservare la bottiglia rovesciata e al momento di stapparla eliminare il fondo con pochissima perdita di nettare).
Si, provati quasi tutti gli escamotage possibili: nessuna pratica mi ha dato soluzione che abbiano apportato maggior pregio di quanto detto al punto 4.
 
A tutti coloro che risponderanno , Alessandro regalerà degli splendidi fondi di Prosecco.
Giusto Andrea, serve un premio.
Magari non subito, ma prometto che entro un anno da oggi organizzerò la festa del blog: Prosecco col fondo, pane e sopressa per tutti i lettori, ovviamente miei ospiti, che vorranno intervenire.
AC
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Tuesday 15 june 2010 2 15 /06 /Giu /2010 07:08

Giugno 5171R

Ammetto che il titolo di questo post possa apparire alquanto riduttivo e sia pregno di "luoghi comuni", ma è solo un titolo: nessuno vuole ridurre il Brasile ad essere solo questo, in realtà serve per illustrare una situazione che se non fosse grottesca sarebbe quanto meno tragicomica.....
E' nota a tutti voi la questione Glera-Prosecco e della riserva del nome per cui in molti si sono adoperati, come vi sarà noto che servirà l'intero anno 2010 perchè si vedano applicate le regole ed il nome Prosecco sia realmente tutelato ed esclusivo, però quello a cui assistiamo al momento... prude!
Possiamo infatti solo assistere (sconsolati) alla piantumazione di decine e decine di ettari in quel del Friuli e di zone dove sino a 10 anni fa il Prosecco manco si sapeva cosa fosse (cari amici Friulani, ed uso il termine amici con sincerità, ma se fino a due anni  fa anche Voi indicavate il Prosecco come vinello leggero ed inconsistente come mai adesso avete questa smania nel piantarlo ovunque?) ed al fatto che il Prosecco di pianura DOC sia inseguito da grossisti e commercianti in virtù di un prezzo nettamente più basso (purtroppo anche di qualità! nda) rispetto al più pregiato vino di Riva: tanto per spumantizzare, crede qualcuno, va bene tutto...
Ad un'altra cosa siamo costretti nel far da spettatori: che per l'intero anno 2010 e/o sino a quando ci saranno scorte di vecchie annate in cantina (ipotizzo già tanti anni, visto che con il trascorrere del tempo divento sempre più cinico) il nome Prosecco possa essere utilizzato in ogni dove del mondo! 
Curiosa ed emblematica, a tal proposito, la foto che mi ha inviato un carissimo amico: la pubblicità del Prosecco Aurora Serra Gaucha (Brasile) il quale ha ottenuto nientemeno che la medaglia di bronzo ai recentissimi 
International Wine Challenger di Londra (vedi link). 
Certo che qualche bottiglia di "quello buono" la si poteva spedire ai giudici di Londra (saranno mica Master of Wine?), perchè se nel ridente Brasile si coltiva e si produce Prosecco meglio che nel Valdobbiadenese forse dobbiamo tutelare altra cosa, ovvero la quasi persa professionalità degli operatori, non più il nome dell'uva!
 
AC
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Monday 17 may 2010 1 17 /05 /Mag /2010 15:34

Maggio 9517

Alzi la mano chi almeno una volta nella vita, leggendo una guida sui vini, non abbia pensato "ma come fanno a premiare un vino così? Ma questi ci capiscono, di vino?"
Siamo onesti lo abbiamo pensato tutti, tutti (anche quello lì in fondo che finge di non sentire e non ha alzato la mano), io per primo: magari perchè ero a digiuno di come opera le proprie scelte colui che quella guida contribuisce a redigerla. Fortunatamente il mio digiuno è stato interrotto da un invito giunto dall'amico Gianpaolo Giacobbo il quale richiedeva la mia presenza a Castello San Salvatore per fare parte della commissione di valutazione della Guida Vini Buoni d'Italia del Touring Club, cosicchè oggi posso dirvi il mio parere dopo avere visto il tutto da "dietro le quinte".
Nei tanti anni ho partecipato a moltissime degustazioni con valutazione finale, eppure ogni volta provo un minimo di emozione, ed anche ieri era così (anzi, a maggior ragione vista l'importanza), emozione però subito interrotta dalla cordialità e dalla disponibilità che mi è stata offerta dalle persone presenti alla degustazione, ad iniziare dal capo commissione Paolo Ianna, da Bernardo Pasquali, coordinatore veneto della stessa guida, sino ad Aurora Endrici, persona che nel mondo della degustazione non abbisogna certo della mia presentazione. Assieme a loro vi erano Gianpaolo, Annie Martin, Andrea e Giorgia.
Tre le cose che mi hanno positivamente impressionato: il rispetto del giudizio espresso da ognuno, la preparazione tecnica, il rispetto per il prodotto e per i produttori.
Ad un incontro simile uno si aspetta di dividere il tavolo con gli arcinoti "so tutto io", pieni e tronfi del loro sapere. Invece le persone che mi hanno accolto si sono dimostrate competenti, tanto in degustazione quanto tecnicamente, (mi permetto di dire ciò solo perchè abbiamo affrontato un vino sul quale mi ritengo abbastanza preparato, almeno quel che basta per sapere se mi trovo di fronte a qualcuno che ne capisce oppure no), rispettose dell'altrui giudizi anche quando in contrapposizione al loro.
Da incorniciare la frase a me rivolta da Paolo Ianna (persona che apprezzavo già moltissimo prima di questa esperienza, come scritto tempo addietro proprio su questo blog, ma che ha dimostrato di valere ben di più di quel che credevo) prima di iniziare la sessione, frase che suonava più o meno cosi: "Alessandro, ricordati che noi giudichiamo il lavoro e la fatica di molti viticoltori, quindi massima attenzione e nel dubbio rispettiamo il loro sforzo cercando di "punire" solo chi vuole vendere pan per focaccia", è così è stato!
Alla fine della mia esperienza ho tratto le seguenti conclusioni:
- Chi giudica i vini per le guide lo fa in modo scevro da ogni preconcetto o da idee precostituite. 
- Giudicare tanti vini richiede un serio sforzo, tanto mentale quanto fisico
- I vini sono serviti alla cieca, in modo blindato per ognuno, come mai avrei pensato
- I degustatori (almeno quelli che ho incontrato io) hanno un'umiltà che è pari alla loro bravura
- Il giudizio su un vino è frutto della bottiglia degustata, tanto in positivo quanto in negativo: ad esempio ieri abbiamo incontrato almeno 10-15 vini messi in bottiglia da pochi giorni, ovvio che pagano lo scotto del loro recente  imbottigliamento.     
- Se fossi un produttore mi fiderei molto di più delle guide: in malafede non ho trovato proprio nessuno.
Infine grazie ai miei colleghi di avventura: onorato di aver lavorato con Voi.
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
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Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.
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