Wednesday 12 may 2010 3 12 /05 /Mag /2010 14:00

gianni-zonin

Ieri ho letto un articolo on-line de Il Giornale di Vicenza (che voi potete leggere qui) dal titolo "Prosecco, occhio ai prezzi": l'articolo riprende le conclusioni scaturite dal convegno "Lo stato del Vino" organizzato a Roma dal Gambero Rosso, dove è stato sottolineato come la caduta dei prezzi delle uve si riversi proporzionalmente in una discesa del valore del prodotto finito: la bottiglia!
Contrariamente infatti a quanto il consumatore medio è portato a credere il calo del prezzo delle uve all'origine non aumenta la marginalità del vinificatore perchè la discesa del valore del prodotto finito è pari (quando non superiore) al risparmio avuto all'atto dell'acquisto delle uve. 
Su questo punto è intervenuto il presidente della Zonin, il Cav. Gianni Zonin, personaggio talmente noto che ritengo superfluo presentare.
Zonin dichiara: "Se non mettiamo a posto l'equilibrio tra produzione e consumo non avremo mai l'equilibrio dei prezzi ed è un problema che riguarda non solo il mondo del vino ma tutti gli agricoltori italiani e, forse, anche quelli mondiali".
Non è una questione di qualità della produzione, è soprattutto un problema di ordine commerciale. «Faccio l'esempio del Prosecco: è un vitigno che sta conoscendo un grande apprezzamento in tutto il mondo ma, se non stiamo attenti, tra poco andremo in sovrapproduzione e avremo un crollo dei prezzi».
Premessa la soluzione che Zonin indica, priva di ogni novità essendo la classica richiesta d'aiuto ("si possono controllare alcune oscillazioni con aiuti per lo stoccaggio...") mi sovviene la classica domanda alla Antonio Lubrano, quella che sorge spontanea: Presidente Zonin, ma a chi si deve questa sovrapproduzione di uva Glera?
Ai viticoltori del Valdobbiadenese? Ai produttori di Conegliano? Forse a quelli della DOCG Asolo-Montebelluna? Oppure a qualche grosso gruppo (tipo il suo) che negli ultimi anni ha impiantato centinaia di ettari a Prosecco (a me il nome Glera fa schifo, porti pazienza) per sfruttare il momento commerciale destato da questo vino?
La mia è una domanda magari cattiva, ma rispettosa: io ammiro le persone come lei che riescono, vincono e convincono, quindi ho una epidermica simpatia tanto per la sua persona quanto per la sua azienda, ma non può recriminare su cose di cui anche lei è causa!
La sua azienda ha sempre inseguito "il vino del momento": alcuni anni fa andavano di moda i vini bianchi Friulani ed allora voi, viticoltori in Gambellara, comperate (o create, non ricordo) Cà Bolani, poi è il turno dei vini Toscani, ed allora Abbazia Monte Oliveto, Castello d'Albola ecc, arriva la riscossa dei vini meridionali (?) e quindi si va in Sicilia con Principi di Butera ed in Puglia con Masseria d'Altamura, adesso è il turno del tanto (fino a ieri) snobbato Prosecco...., insomma a ben vedere chi provoca la sovrapproduzione? Chi già c'era o chi arriva in seconda battuta con potenzialità d'acquisto?
Ad esempio io mi chiedo quanti ettari le sue aziende hanno piantumato a Prosecco negli ultimi tre anni!
Voci di corridoi dicono tanti, tantissimi.
Quando suo figlio Francesco pubblicizza "il mio Prosecco" lo fa proponendo un vino DOCG ottenuto da uve Valdobbiadene-Conegliano (zona vitata da sempre) o Asolo-Montebelluna oppure è un semplice DOC (sino a ieri IGT)?
Rispondo io per gli altri lettori: è un Prosecco che esce a marchio Cà Bolani, Cervignano del Friuli (Udine!) quindi terreni che, scommetto 1000 euro, dieci anni fa non erano certo coltivati a Prosecco.
Ed allora chi è che provoca la sovrapproduzione?
Nel mio piccolo suggerirei un po' più di coerenza, sempre che la sua risposta non mi convinca d'essere dalla parte del torto!
Cordialmente.
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Articoli tecnici - Community : Il mondo del vino
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Monday 10 may 2010 1 10 /05 /Mag /2010 11:08

profilbildnis

"Vino che si presenta perfetto, talmente calibrato e preciso da lasciarmi convinto che la seconda etichetta sia il rosso, al momento, che meglio esprime il carattere del produttore!"
Questo è il commento che ho letto sabato pomeriggio in una recensione on-line su di un grande vino Toscano.... e i casi sono due: o il produttore ha carattere fallace ed imperfetto oppure (sicuramente) la frase "che meglio esprime il carattere del produttore" è una della tante (troppe) figure retoriche che i degustatori utilizzano, alla fine comunque il refrain è sempre quello: vino troppo perfetto per piacermi!
Ed anche qui i casi sono due: o c'è un infelice utilizzo del lessico Italiano, il quale è talmente vasto, ricco e complesso che fatico a comprendere il perchè di certi errori, oppure si esprime una castroneria bella è buona: è impossibile che qualcosa di perfetto non possa piacere in modo oggettivo, può non piacere, in modo soggettivo, a condizione che tu sia anormale!
Telefonassi ora a colui che ha recensito il vino di cui accenno sopra mi sentieri rispondere "Alessandro, ma io non intendevo dire 'troppo perfetto', intendevo vino che non ha identità, anima, che comunica poco....", bene (anzi, perfetto!) allora ho ragione io: c'è un cattivo utilizzo della lingua italiana, infatti una cosa è l'essere perfetto ed altra cosa è avere perfezione ma non esprimere emozioni: ma una cosa non significa necessariamente l'altra!
Ci sono dei quadri di pittori minori che sono tecnicamente perfetti, delle fotografie da quanto sono privi di difetti, tecnicamente perfetti ma che non comunicano nulla, e così può essere un vino, mentre ci sono dei quadri perfetti che comunicano l'universo, e così può essere per  il vino.
In vita mia ho bevuto tanti vini perfetti, anzi perfettissimi (perdonatemi l'iperbole) ma ciò non significa che non comunicassero emozioni, anzi tutt'altro: Romanèe-Conti del 1964 e Vega Sicilia Unico del 1974, due vini che ho avuto occasione di bere e che oltre ad essere perfetti erano più emozionanti di una poesia di Nazim Hikmet letta da un'emula di Eleonora Duse!
Ammetto di aver bevuto anche dei vini perfetti ma che nulla comunicavano: buona parte dei Bordeaux post 2000, ma di certo non li sputo perchè privi di anima (agli iscritti del Circolo ricordo la dispendiosa serata sui Bordeaux svolta un paio di anni fa: una quasi catastrofe) mentre spesso trovo vini con tanta anima, ma la cui volatile mi costringe all'eiezione.... 
Quindi emozione e perfezione posso andare di pari passo (e spessissimo ci vanno) per contro molto spesso (non sempre, ma spesso) un difetto non comunica emozione, è solo un modo stupido e privo di logica per coprire i limiti del vino e/o del viticoltore: la fiaba "I vestiti nuovi dell'Imperatore" (o fiaba del Re nudo) di H.C. Andersen è lettura consigliata a chi si ostina in tale associazione.
 
AC
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Saturday 8 may 2010 6 08 /05 /Mag /2010 22:29

cà

Nella serata di venerdì 7 maggio, ospite l'azienda Cà Orologio di Baone (PD) abbiamo assaggiato i seguenti vini:
 
- SALAROLA
(Tocai 40%, Moscato 40%, Riesling R. 20%)
 
- CALAONE
(Merlot 60%, Cabernet 35%, Barbera 5%)
 
- LUNISOLE
(Barbera 100%)
 
- RELOGIO
(Carmenere 80%, Cabernet S. 20%)
 
A Voi che avete degustato lascio ogni commento
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Tuesday 4 may 2010 2 04 /05 /Mag /2010 14:55

glera eurospin

Credo che molti avranno sentito parlare dello strano caso del Glera Prosecco in vendita ad euro 1,39 a bottiglia presso i supermercati Eurospin, se non ne siete ancora a conoscenza e/o non avete ancora avuto modo di apprendere la notizia potete leggere questo bel post scritto da Angelo Peretti su internetgourmet.it
Non voglio entrare in merito all'argomento fine a se stesso: il Glera Prosecco Vino frizzante Veneto IGT è un vino che legalmente si può fare (basta usare un taglio di Prosecco IGT 2008 con del Glera 2009), neanche contesto chi vuole vendere una bottiglia di vino (sarà vino almeno?) ad euro 1,39 al pubblico, che significa euro 1,14 al netto di IVA....(al limito penso a chi lo compera e mi metto le mani nei capelli), io voglio scrivere di chi produce questo vino (produrre è termine perfetto in questo caso...) con quali furbizie nei confronti del consumatore e parlare di un retroscena che non da certo lustro alla categoria dei degustatori.
Iniziamo dalla bottiglia (che per altro si presente pure bene) di Glera Prosecco (sic), nella retro etichetta vi si legge "Distribuito da Tenimenti di Veglia SrL-Conegliano - Italia.
Perfetto, quale garanzia migliore vi può essere per l'acquirente del comperare un Prosecco che viene da Conegliano? Peccato che sotto vi sia scritto "Imbottigliato da 1207/VR/IT", e qui entriamo in situazione da furbetti del quartierino: il Glera Prosecco viene in realtà imbottigliato n Cazzano di Tramigna. provincia di Verona (zona che sta al Prosecco come il Nerello Mescalese sta a Francoforte) dall'azienda Contri, perchè 1207/VR/IT è il loro codice produttore.
Ma allora che centra la Tenimenti di Veglia? Con un così bel nome sarà un'azienda adagiata sulle dolci colline di Conegliano che produce uva che fa vinificare da terzi, giusto?
Bene, entriamo nel sito della Camera di Commercio di Treviso e digitiamo Tenimenti di Veglia srl, vi compare la seguente scritta: Tenimenti di Veglia S.R.L. Sede legale Via F. GERA 18 - CONEGLIANO (TV) - 31015 Attività acquisto, lavorazione e commercializzazione all'ingrosso di prodotti vinicoli. (link), e visto che a me piace vedere le cose sino in fondo digitiamo su Google maps l'indirizzo indicato...
Siamo forse nel cuore delle colline di Conegliano? Per nulla...
Allora siamo nella zona delle cantine più "commerciali"? Affatto... essere in via Francesco Gera 18, significa trovarsi a 150 metri dall'ospedale di Conegliano, presso un Centro Contabile e Studio di Consulenza del lavoro! (quasi certamente non al piano terra..., vedi link)
Ma che bello scoprire che la nostra srl di commercializzazione ha ubicazione presso uno studio, bellissimo sapere che riusciamo a prendere per i fondelli l'acquirente che sicuramente non per piacere del palato ma per ristrettezze economiche compera questo vino/specchietto per allodole!
Da vergognarsi...
E già che ci si deve vergognare che dire ai selezionatori del Concorso Internazionale del Vinitaly? (quel pseudo concorso di cui vi avevo parlato male -per fortuna- non più di due settimane addietro)
Sapete che se digitate la solita frase tenimenti ecc. ecc. preceduta dalla parola Glera Prosecco, vi appare nientemeno che l'elenco del concorso internazionale del Vinitaly, perchè questo autentico succedaneo di Prosecco (altro non è...) ha addirittura preso la Gran Menzione nella categoria vini frizzanti!   
Consiglio: non fatelo bere ad uno di Conegliano abituato al vero Prosecco, perchè rischiereste di essere presi a male parole!
 
AC
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Monday 3 may 2010 1 03 /05 /Mag /2010 14:10

oss

Voi che leggete sapete cos'è l'apparecchi ritratto nella foto qui accanto?
E' un microossigenatore, strumento divenuto popolare e noto anche ai non tecnici ed ai meno esperti di vino grazie al film MondoVino: stupenda la scena in cui Michel Rolland, in una visita di consulenza (?) presso una cantina, continuava a ripetere ai due servili cantinieri "ossigenare, ossigenare..." con la sicumera ed il piglio di un chirurgo che chiede l'ago per suturare o il bisturi per recidere!
Bene di questi apparecchietti ne sono pieni le cantine, special modo quelle che producono vini rossi che necessiterebbero di lunghi invecchiamenti: ve ne sono ben più di quello che mai avrei immaginato, e me ne sono reso conto proprio negli ultimi otto mesi avendo intensificato le mie visite a nuove cantine.
Nulla di male, sia chiaro: è tecnologia e se uno vuole utilizzarla non vi trovo nulla di scandaloso, mi spiace solo questo voler negare l'uso nei propri vini ("sa, il mio collega nel vino fa di tutto, io invece...") 
Io quando vedo l'apparecchio lo indico e chiedo sempre, all'enologo oppure alla persona che mi accompagna in visita, come e quanto lo utilizzano... curiose le risposte: si va dal sincero "macchina fantastica e che usiamo assiduamente" oppure ad un "lo usiamo parzialmente e solo su certi tagli" sino al più bugiardo, "apparecchio ottimo ma che usiamo solo su partite di vino ottenuto da uve non molto sane" (magari poco prima ti avevano detto "vendemmiamo solo uve per-fet-te!") per arrivare all'assurdo del "macchina che abbiamo comprato su pressione di un nostro consulente ma che non abbiamo mai utilizzato..." (spendiamo e spandiamo?)
Mi mancano un po' di frasi che premierei con una vigorosa stretta di mano, tipo che è stato acquistato per abbellire la cantina, oppure che non lo utilizzano per i vini, bensì per aiutare la nonna asmatica, ma sono certo che un giorno, magtari insistendo.... 
Adesso che sapete cos'è fate la mia stessa domanda, e se vi giunge qualche giustificazione curiosa fatemela sapere!
 
AC
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Friday 30 april 2010 5 30 /04 /Apr /2010 17:49

Imm2010 2

Con piacere segnalo a tutti Voi appassionati di vino un appuntamento di rilievo in programma questa domenica a Solagna, in provincia di Vicenza: Ombra delle Mura 2010. (potete leggere qui l'intero programma ed individuare il luogo fisico in cui si svolge).
Ombra delle Mura è manifestazione che va aldilà della semplice presentazione di alcuni produttori e dei loro prodotti agli appassionati (come in uso in tutte le manifestazioni che possiamo riunire sotto il nome "banchi d'assaggio) perché in realtà vuole mettere in comunicazione i produttori con i consumatori finali, permettendo però ai primi di comunicare la loro visione del vino e la loro filosofia aziendale al di fuori di ogni contesto commerciale.
Se vi state chiedendo quali motivi dovrebbero spingervi a trascorrere parte della domenica nel visitarla anzichè andare a zonzo è presto detto:
1° E manifestazione atipica, differente e godibile.
2° Presenta produttori che spesso sono al di fuori dei contesti commerciali
3° Domenica 2 maggio sarà brutto tempo, quindi inutile andare al mare, in montagna, ecc. meglio una simpatica manifestazione enoica
4° E' manifestazione a scopo benefico: i produttori partecipano gratuitamente ed  il biglietto d'ingresso copre le spese vive, ma non un centesimo d'utile va in tasca di qualcuno, viene tutto devoluto in beneficenza.
5° l'organizzatore è Giampaolo Giacobbo, già questo dovrebbe essere sinonimo di garanzia e motivo per parteciparvi
 
Infine è piacevolissimo l'orario di svolgimento: dalle 10,30 del mattino sino al tramonto.... (per la cronaca: 20,15 circa....)
AC 
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Thursday 29 april 2010 4 29 /04 /Apr /2010 14:11

LA RESA DEI CONTI ItalianOvvero, può (deve) la natura sempre sottostare alla legge di una bilancia?

Sono certo che tantissime persone tra i lettori di questo blog seguano con attenzione Vino, il blogautore di Repubblica - L'Espresso curato da Ernesto Gentili e Fabio Rizzari: degustatori che non abbisognano certo della mia presentazione nonchè realizzatori di un blog il cui spessore degli argomenti va di pari passo con la piacevolezza dello scritto.

L'altro giorno è apparso un interessantissimo post dal titolo Esame di maturità (leggetelo prima di continuare questo mio post) in cui i due affrontano l'errato convincimento per il quale alcune metodologie produttive sono viste come passaggi irrinunciabili per produrre vini di altissima qualità: la densità d'impianto, l'uso della barrique, le fermentazioni prolungata, ecc. ecc.
Articolo che non fa grinze in nessun punto e che come sempre (o quasi) merita un bel plauso.
Nel mio piccolissimo mi permetto di aggiungere un'ultimo punto curiosamente non affrontato, e questo si, ahimè, visto come dogma irrinunciabile per la qualità assoluta: la resa per ettaro!
Sia chiara una cosa: la qualità finale di un vino passa obbligatoriamente per le basse rese in vigneto, ma questa, applicata pedissequamente in ogni annata, è sempre fautrice di grandi risultati?
Lo smodato, eccessivo e non naturale grado alcolico che ci ritroviamo nei vini d'oggi è sempre colpa dell'aver voluto inseguire la maturità polifenolica, del clima che cambia e dell'uso di prodotti (concimi fogliari ad esempio) che mutano le reazione della vite oppure è anche colpa dell'applicazione ferrea di rese eccessivamente contenute?
Negli ultimi mesi ho visitato alcune zone dove il grado alcolico dei vini prodotti si è innalzato di molto rispetto a vent'anni fa: Barolo, Barbaresco, Montalcino, Chianti, ecc. ovunque ho assaggiato vini che, confrontati con i loro progenitori da me custoditi in cantina, rivelavano 1,0 - 1,5 - 2,0 o addirittura 2,5 gradi alcolici in più!
In tutte le cantine visitate, alla oramai ripetitiva domanda del perchè di tanto alcool rispetto ad una volta, la risposta era sempre la stessa: una volta le rese no erano ferree, si sforava un po'... 
Mi chiedo allora se non sarebbe il caso di affrontare con serietà la possibilità di essere più elastici su questo dogma di produzione visto da molti come incontestabile, con fermezza maggiore di quella che pone il Vaticano per difendere esistenza della Santa Trinità!
Siamo certi che gli 80 quintali per ettaro di Montalcino, se rivisti in eccesso del 5% e portati a 84 anziché darmi meno qualità non mi diano invece quel po' di diluizione degli zuccheri che si tramuta in minor tenore alcolico e quell'aumento di acidità che mi renderebbe più gioiosa la beva?
Non mi si venga a parlare di "tenuta nel tempo": ieri sera un Brunello Fattoria dei Barbi del 1967, a 13 gradi, era perfetto, ed il Barolo 1947, di pari gradazione di Marchesi di Barolo che molti amici hanno assaggiato non è certo "figlio decaduto per colpa del tempo", anzi tutt'altro.
Ripeto la mia provocazione: la resa per ettaro al ribasso, è sempre un must oppure si potrebbe ragionarci sopra?
Se qualcuno volesse darmi il proprio parere ne sarei lieto.
 
AC
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Tuesday 27 april 2010 2 27 /04 /Apr /2010 14:00

the-club

Ieri sera ho riletto un po' di mail speditemi nelle scorse settimane da amici toscani: alcuni amici-amici, alcuni conoscenti, altri semplici appassionati di vino conosciuti in rete.
Nell'ottica di una serie di visite che vorrei compiere ho chiesto indicazioni su quali aziende dovevo assolutamente visitare.
La risposta è stata soddisfacente: tralasciati i grandi nomi che già conosco oppure ho già visitato sono emerse numerose piccole (o medio piccole) realtà, che avrò modo di vedere nel prossimo periodo.
La cosa curiosa è stato il leggere i nominativi delle aziende a carattere fortemente naturale che mi vengono raccomandate: in tutte le mail otto-dieci nomi: sempre quelli, solamente quelli, esclusivamente quelli... "si vede che non ve ne sono altre", ho pensato burlandomi di me stesso.
Ed è inutile ne scriva i nomi: sono quelli che si leggono ovunque.
Ancora più curiosa è stata però l'esperienza vissuta domenica mattina (nel primo di questi viaggi in terra di Toscana): mi sono fermato a poche centinaia di metri da una delle aziende consigliate dagli amici natur (Case Basse di Soldera) per visitare un produttore indicato da un amico enologo. (il bravo Omar che anche questa volta ha fatto centro).
Nel discorrere con il proprietario di quest'azienda è emerso che egli non diserba ne disseca all'interno dei propri vigneti (in compenso è costretto a sarchiare un bel po' di volte, ma qui va solo il mio plauso) non utilizza concimi fogliare o particolari trattamenti sistemici, niente enzimi in vinificazione ne lieviti selezionati, ma solo gli indigeni spontanei (e questo dal 1993, ovvero ben prima che ciò divenisse una moda), uso contenuto della solforosa, niente barrique ma solo legni grandi come da tradizione.
Ovviamente di filtri tangenziali, rotofermentatori, o macchinari ad osmosi inversa neanche conosce il nome.    
Unica concessione alla tecnica moderna il controllo della temperatura in fase di fermentazione. (ma questa non è una concessione, bensì una necessità: non impiegare il controllo di temperatura in tale fase è, a mio avviso, la differenza che esiste tra il vignaiolo attento e preciso e l'apprendista stregone pasticcione). 
Ovvia la domanda: "praticamente lei è un biologico molto spinto?" altrettanta ovvia (e musica per le mie orecchie) la sua toscanissima risposta: "no, sono solo un viticoltore che cerca di non rovinare quanto la natura mi propone!"
Chi mi accompagnava in tale visita, che ha esperienza e colpo d'occhio da vendere in ogni pratica di vigna o di cantina, mi confermava che quanto ci raccontava corrispondeva al vero. 
Ed i suoi vini, sembra quasi ovvio dirlo a questo punto, sono tra quelli che più mi sono piaciuti.
Pertanto, sempre ieri sera dopo aver riletto le mail, ho chiesto ai miei conoscenti toscani (nessuno dei quali è uno sprovveduto: compaiono in un bel po' di forum e thread dove si discute di vino) il perchè della mancata segnalazione.
La risposta è stata comune: bravissimo produttore ma non rientra tra i biologici-biodinamici-o-come-cavolo dobbiamo definirli.
Mi sto sempre più convincendo che i biologici-biodinamici-o-come-cavolo-dobbiamo-definirli sono una sorta di club dove entri solo su invito effettuata da un già socio, un po' come al Rotary... triste realtà!
 
AC
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Monday 26 april 2010 1 26 /04 /Apr /2010 13:45

damigiana

Ho trascorso questo fine settimana in Toscana: una breve (purtroppo) ma piacevolissima gita per rinverdire le conoscenze, ri-assaggiare i vini e conoscere qualche nuovo produttore nella zona compresa tra Montalcino e Montepulciano. (gita piacevolissima e di cui nei prossimi giorni avrò modo di parlare spesso)
Oggi, pranzando con mio padre, era ovvio che il parlare si focalizzasse sulla gita appena effettuata: dov'ero stato, quali aziende avevo visitato e quali vini assaggiato... alla fine della discussione, candida e quasi ingenua, una domanda che mai mi sarei aspettato: "ma a livello aziendale cosa ti sembrava vi fosse in comune tra le due aziende dove hai bevuto i vini migliori?"
Sia chiaro che mi padre non si riferiva a cosa accomunava i vini più buoni (per sua e mia fortuna le conoscenze che ha del vino sono tali che non abbisogna di quelle spiegazioni) bensì proprio a livello pratico.
Ci ho pensato un po' su, e dopo aver riflettuto bene mi è tornato alla mente la pratica che accomunava le due aziende che si sono distinte per la superiorità dei loro prodotti: entrambe vendevano vino anche in damigiana! (ovvio il vino base, non certo quello di maggior pregio...).
Può sembrare un  particolare sciocco ed ininfluente, invece nel caso vissuto (che non deve per forza essere ritenuto un assioma: magari è una semplice casualità) la vendita al cliente privato che ancora viene a "disturbare" con la damigiana da 25 litri era realmente il minimo comune denominatore...
Ed allora prendono spessore le parole dell'amico Marco: un produttore che ha disponibilità di vino e non disdegna la vendita al minuto dello sfuso dimostra sicumera nella qualità del proprio vino, perchè ben sa che non sarà la nomea, i bicchieri-bottiglie-grappoli-chiocciole assegnate o il prezzo che compare sui giornali a fargli vendere il vino, ma solo la bontà! Chi compera il vino sfuso spesso nulla sa delle guide, giudica solo con il proprio palato...
Piccola, insignificante, forse sciocca, ma sincera comunanza: la damigiana.
 
AC 
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Friday 23 april 2010 5 23 /04 /Apr /2010 13:59

bere.jpg

Da stamane mi sovviene il seguente interrogativo: è all'ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) che alzano il gomito oppure è nella redazioni di qualche sito internet? Non trovo infatti altra soluzione per capire se sono i primi nel fornire dati sbagliati oppure i secondi nel leggerli (e pubblicarli) in modo inesatto! Quindi uno dei due, di sicuro, beve sino a perdere il controllo!
Se tutto ciò vi sembra un arzigogolo la soluzione è presto detta: in mattinata ho trovato più volte in rete la seguente notizia: "salute: meno vino e più superalcolici" oppure "cala il consumo del vino ed aumenta quello dei superalcolici" (ad esempio qui, qui oppure link ) e tutti i siti riportano, come fonte di tale notizia, l'Istituto Nazionale di Statistica, il famoso ente statale di cui molti italiani (me compreso) poco comprendono l'utilità.
Ente statale (ri-sottolineo il statale) che negli ultimi mesi ha vissuto il suo momento di gloria e fama non tanto per l'utilità, come sopra detto poco chiara, quanto per l'aver aumentato il compenso al proprio direttore generale Enrico Giovannini da 92.000 euro a circa 300.000 euro l'anno, vedi link (bella mossa in tempi di vacche magre: un grazie da tutti gli Italiani che tirano la cinghia!).
Ed allora mi chiedo se quella sopra è una notizia male interpretata, male riportata oppure errata!
Aumento del consumo di superalcolici? Da che fonte, dall'ISTAT?
Ma se in Italia l'unica fonte certa per questi dati è l'Agenzia delle Dogane, (ente preposto al controllo della produzione ed importazione di superalcolici, e struttura che funziona benissimo a differenza dell'ISTAT) perchè chiederlo ad altri?
E se chiediamo ai dirigenti delle Dogane questi vi risponderanno che, loro per primi, sono preoccupati per l'enorme calo di lavoro che le aziende del settore stanno attraversando! Altro che aumento.... 
Significa aumento quello di una nazione che ha visto i consumi pro-capite scendere dai 1,80 litri annui del 1970 sino a litri 1,00 del 1990, per poi assestarsi (e dal punto di vista salutistico dico che è un bene) allo 0,60 di oggi?
Per me no, perchè significa una riduzione del 65% (ripeto - 65%)!
Ed allora chiedo dove cribbio vedono (si scrive cribbio ma si legge in modo più volgare) l'aumento dei superalcolici i signori che pubblicano tali notizie?
C'è una sola soluzione per capire come fanno a vederla: alzano il gomito (e di molto) per scorgerla!
Andate a lavorare, che è meglio...
 
AC
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Thursday 22 april 2010 4 22 /04 /Apr /2010 14:14

garibaldi italia

Questo di oggi non è un post a carattere politico, non ha alcun riferimento ad indirizzo partitico ne è espressione di chissa quale idea, è solamente il pensiero ad alta voce di un cittadino che (per il particolare lavoro che fa ) paga ogni centesimo delle tasse dovute e leggendo qua e la di cose che riguardano il vino si è imbattuto in dati molto curiosi....

Come potrete leggere nel portale del Comune di Marsala (link ) quest'anno il vino prodotto all'interno della DOC avrà una speciale etichetta: quella del 150° Anniversario dello Sbarco dei Mille. L'idea dell'Amministrazione comunale ha riscosso l'adesione di Aziende e Cantine, molte delle quali hanno già fatto richiesta dell'etichetta celebrativa. "Riteniamo che i prodotti della nostra enologia siano anche rappresentativi di Marsala garibaldina, sottolinea il sindaco Renzo Carini; mi auguro che la partecipazione sia numerosa anche in questa iniziativa che, assieme ad altre, coinvolge il tessuto sociale ed economico della città" (cosa significa? nda). Il riferimento è, in particolare, al "Menù Garibaldino" e al "Piatto dei Mille" dove cuochi e chef, ma anche semplici appassionati di cucina, sono chiamati a preparare "portate tricolori". Ora l'Etichetta 150°, che sarà messa a disposizione delle Aziende che imbottigliano vini (bianchi, rossi, distillati, marsala o altro liquorosi). I prodotti, così etichettati, saranno esposti - a cura del Comune - nelle vetrine dei negozi e delle attività commerciali in genere, nonché in uffici aperti al pubblico, per contribuire a rendere ancora più festosa Marsala che, il prossimo 11 maggio, accoglierà il Presidente della Repubblica e saluterà l'arrivo della "Regata dei Mille"
Fin qui nulla di strano: personalmente ritengo l'operazione come qualcosa di puramente folkloristico e che non avrà nessuna ripercussione sul "tessuto sociale ed economico della città", (sic!) in compenso, da rompiscatole quale sono, mi sono andato a leggere il bilancio della bella città dell'Isola (link) confrontandoli con quelli del comune di Treviso (link), città cui appartengo e che vanta praticamente un identico numero di abitanti (82.506 contro 82.206).
Letto e riletto le differenze di spesa dei due comuni mi sono chiesto se c'è qualcosa da festeggiare nel famoso sbarco (interessante al proposito anche la visione del siciliano Mimmo Marseglia su "DueSicilie" che potete leggere qui) mi sono guardato la cartina dell'Italia pre-sbarco e poi ho posto la stessa domanda, telefonicamente, ad un carissimo fraterno amico che abita a qualche chilometro da Marsala, e la sua risposta è stata un sonoro no!
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Novità nel mondo vino - Community : Il mondo del vino
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Wednesday 21 april 2010 3 21 /04 /Apr /2010 08:46

lavoro2 ...bisogna lavorare, ovvio!

Se però il lavoro ti costringe nell'assentari o nell'essere impossibilitato, come accaduto a me, di collegarti ad internet addio blog....

Questo il motivo del mio "silenzio" in questi 6 giorni, me ne scuso vivamente con voi tutti, e tra poco torno con il post del giorno.


Alessandro

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni
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DISCLAIMER

Questo blog non è, ne vuole essere, una testata giornalistica: viene aggiornato mantenendo una periodicità quasi quotidiana, a pura discrezione di chi lo scrive, pertanto non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2010.
Le immagini e le fotografie a corredo dei post sono state eseguite da chi le pubblica, oppure raccolte in rete.
L'eventuale pubblicazione di immagini coperte da copyright è avvenuta senza intenzionalità. Esse verranno immediatamente rimosse a seguito di semplice richiesta.

PROFILO DEL BLOG

Questo blog nasce il 30 gennaio 2009 come strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori (vedi sotto).
La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono di fronte a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, diretto o indiretto che sia, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

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Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

Per maggiori informazioni visita il sito oppure scrivi a info@saggibevitori.it 

Sede operativa: C\O Asolo Golf Club 
La sede operativa è situata presso l'Asolo Golf Club, in Via Dei Borghi n°1 - 31034  Cavaso del Tomba (TV), la puoi individuare premendo premi qui, oppure tramite Google Maps premendo qui

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