Lunedì 6 aprile 2009 1 06 /04 /2009 07:24

Paolo Massobrio, quarantotto anni, milanese di origini monferrine, coniugato e padre di tre figli, si occupa da oltre vent'anni come giornalista, di economia agricola ed enogastronomia.                                                                Collabora ai quotidiani La Stampa, Il Tempo, Avvenire, al settimanale Vita, al mensile Terre del Vino e al sito  www.clubpapillon.it. di cui è direttore responsabile assieme a La Circolare

In passato ha scritto per Il Giornale, Il Giorno, Il Sabato, Epoca, L'Espresso (ereditando la nota rubrica di vini di Luigi Veronelli). E' stato per 5 edizioni il vice curatore de la Guida ai Ristoranti d'Italia dell'Espresso.

Ha partecipato per 2 edizioni alla trasmissione Melaverde, ha collaborato con la trasmissione "Linea Verde al Mercato" a "Gusto" del TG5, e dal 2005 a Linea Verde.  È autore de Il Golosario, la guida alle cose buone d'Italia, e della GuidaCriticaGolosa a Piemonte, Valle D'Aosta, Liguria e Costa Azzurra  assieme a tante altre cose.


1- Quando nasce la sua passione per il vino?

In famiglia, tutti i miei nonni facevano il vino, mio padre in pensione si è messo a fare il vino.

La mia passione ufficiale nasce con una tesi di laurea sul mercato del vino in Italia per cui diventai sommelier seguendo i corsi AIS e poi con le prime collaborazioni a giornali nazionali.

2 - Inizialmente grazie a quali mezzi e metodi l'ha coltivato ed approfondita?

Il corso di sommelier è stato fondamentale, poi gli assaggi di gruppo ragionando sugli acquisti in modo da conoscere l'enologia italiana.

Da giornalista ho poi avuto modo di approfondire il tutto con degustazioni in cantina oppure assaggi comparati di più campioni di vino.

3 - Tre aggettivi per definire o descrivere la sua cantina.

Inesplorata, ampia ma fonte di angoscia e di nostalgia.

Vorrei dedicarle il mio tempo migliore, ma il mestiere mi tiene lontano.

4 - Un vino impresso nella sua memoria...

Sono tantissimi.

Ma si, certo, il Picolit che produceva il parroco di un piccolo paese del Friuli. Così vero quel tipo di vino non l'ho mai più bevuto, altro che ni pallidi Picolit d'oggi.

5 - Esiste un vino che non ha ancora assaggiato in modo esaustivo e completo?

Ce ne sono tantissimi, ma soprattutto in Francia.

Terra che desidero esplorare di più!

6 - A che punto crede sia arrivata l'Italia a livello enologico?

Ad un punto cruciale, dove ha dimostrato di avere talento!

Ma rischia di seguire le sue eterne pulsioni provinciali per cui deve sempre fare il vino per gli altri, (oggi gli americani , domani i tedeschi...) come se non potesse credere che il mercato italiano (come è per la cucina) ha un identità capace anche di educare i gusti internazionali.

7 - Che tipo di "Bevitore" ritiene di essere? i descriva con tre aggettivi.

Curioso, passionale, partigiano.

8 - Qual è il suo vino preferito?

La Barbera.

9 - Un nome su tutti. Un produttore che stima e perché.

Roberto Anselmi di Monteforte d'Alpone, perché i suoi vini sono esempio di pulizia, sostanza e rinascita...

10 - Un pensiero per il Circolo dei Saggi Bevitori.

Mi piace il termine Saggio, che si addice solo ad una bevanda, il vino!

E poi vi vorrei conoscere.

Chissà che non nasca qualcosa di buono con il mio Club del Papilon che sta prendendo piede anche in Veneto.

 

Intervista rilascia a Lorella Zago .

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Sabato 4 aprile 2009 6 04 /04 /2009 10:53

Il libro scritto da Joanna Simon posside, ed è innegabile, due doti che lo differenziano da molte altre pubblicazioni presenti nel panorama editoriale dedicato al vino: una facilità di lettura quasi unica e delle fotografie oltremodo esplicative.
E' infatti un libro scritto ed ideato proprio per le persone che cercano il primo approccio ragionato a questo mondo, e vi riesce come nessun'altro: chiaro, pratico, snello ma sufficentemente esaustivo!
L'ideale per chi cerca in poche pagine (157) le minime nozioni che ognuno di noi dovrebbe avere.

Ovvio che i pregi ne sono anche i limiti, ma è un libro/aperitivo di indispensabile lettura prima di intraprende la strada lastricata da tomi più corposi ed esaustivi o per chi (come detto si accontenta di una minima ma sufficiente erudizione.
Vivamente consigliato.  

Editore: De Agostini

Titolo   : il VINO, profumi, colori, sapori (originale Discovering Wine)

Autore : Joanna Simon

Prezzo: 19,90 €

Disponibile nelle migliori librerie ed in numerosi negozi on-line (link)
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Giovedì 2 aprile 2009 4 02 /04 /2009 14:21

"Adesso sì, comincia l'avventura" con queste parole, sulle note di una base musicale struggente e piacevole come poche, comincia la canzone "Tempo" di Goran Kuzminac (un grande amico del Circolo), e questa frase sembra la più adatta per indicare l'inizio delle tre manifestazioni enologiche che si svolgeranno nella nostra regione da qui a lunedì prossimo.

Dico questo perché, nel leggere qua e là in blog personali o forum che parlano di vino, sembra che ci si accinga ad iniziare un'avventura piuttosto che visitare delle manifestazioni enoiche....

Nel rispetto di ogni pensiero diverso dal mio qualcuno paragona il camminare tra gli stand del Vinitaly piuttosto che tra i tavoli di Villa la Favorita o Villa Boschi all'andare in miniera con tanto di elmetto e piccone: si va dagli epocali "nel 1° weekend di aprile mi chiuderò in casa, altro che andare in Veneto!" ai più permissivi "farò un giro, giusto un giorno: la mattina a Verona ed il pomeriggio ad Isola della Scala", sino ai "sono costretto a parteciparvi: ci vanno tutti i miei amici... ma fosse per me!"

Frasi talmente a senso unico da lasciare pochi dubbi: un obbligo!

Ed io fatico a comprendere l'opportunità come un obbligo: se quest'ultimo è un termine che può essere utilizzato da operatori professionali (in tutti i livelli della filiera) da giornalisti o comunicatori di professione (la cui assenza, per altro, verrebbe vista come uno sgarbo) ecc. ecc., non comprendo come lo possa utilizzare un semplice appassionato!

Tra l'altro chi è "obbligato" per motivi di lavoro all'essere presente prende la cosa con tale ironia da far apparire il lavoro quasi come una cosa divertente.

Prova ne è lo spassosissimo ed arguto articolo pubblicato da Giampaolo Paglia nel suo blog (vedi link): dovrebbero leggerlo e prenderlo come esempio tutte quelle persone che oltre a rimanersene a casa (cosa lecita e non contestabile) annunciano al mondo del vino, tramite internet, le loro intenzioni... peccato che a ben pochi ciò interessi!


AC  

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Mercoledì 1 aprile 2009 3 01 /04 /2009 12:14

Se, come scritto ieri, ogni volta che si tocca l'argomento cibo/vino i burocrati europei ci preoccupano (e non poco), non possiamo certo dire il contrario di quelli locali, anzi.

La dimostrazione che certe balzane idee non si trovano solo dalle parti di Strasburgo la si può evincere leggendo Il Mattino di Padova (vedi link ) il quale comunica le iniziative promosse dalla regione Veneto, e dall'assessorato all'Agricoltura, per promuovere e pubblicizzare i vini della nostra regione verso il grande pubblico.

Che di ciò ce ne fosse bisogno o se ne sentisse l'esigenza è tutto da dimostrare (promuovere i vini Veneti a Verona è un pò come voler promozionare il Rugby in Nuova Zelanda) ma sono le scelte effettuate per attuare tali pensate che lascia ognuno di noi a dir poco esterrefatto.

Infatti chiunque potrebbe pensare alle classiche iniziative: degustazioni comparative, assaggi di massa (che zero valore spesso hanno), la diffusione tramite opuscoli dei risultati ottenuti negli ultimi vent'anni sotto l'aspetto qualitativo, e quant'altro... ed invece no, le originali idee vanno ben oltre.    

Per fare sì che si possa comprendere la qualità dei vini Veneti l'idea migliore è stata quella di associarli ai campioni Veneti dello sport!

Ora, che il concetto grandi campioni =  grandi vini sia quanto di più distante possa esserci dalla realtà è cosa certa, ma oltre ad essere idea errata (e sorpassata) sembra una sonora presa per i fondelli non solo nei confronti del consumatore (che, come contribuente, è anche sponsor di tale iniziativa) ma anche dei campioni stessi!

Cosa accomuni una nuotatrice come la Pellegrini ad un Valpolicella non lo so, ne un Soave Superiore a Galtarossa (confessate: chi si ricorda in quale sport gareggia il bravo Rossano?)

Comunque si convochino i pur bravissimi Matteo Tagliarol, Federica Pellegrini, Pietro Piller Cottrer e Rossano Galtarossa i quali, oltre a rappresentare degnamente la nostra regione e la nostra Nazione nelle competizioni, per un giorno avranno modo di sentirsi pesci fuor d'acqua (per la Pellegrini il termine calza a pennello!)

Se la cosa finisse qui pazienza (se ai nostri campioni, spesso bistrattati, arriva un obolo extra - pur ingiustificato - non è la fine del mondo) il grottesco lo si raggiunge invitando le due veline storiche, Canalis e Corvaglia, a fare da ancelle (ben remunerate) al nostro vino, come dire "belle loro, bello il vino!".

Gustosamente, e con l'incisività che lo contraddistingue, Ziliani ha comunicato sul suo blog (Vino al Vino vedi link ) che di tutti gli sperperi (pubblici) legati al Vinitaly questo è il più ingiustificato, assurdo ed immotivato. Si può forse dargli torto?....

Solo ieri ci stavamo lamentando degli euro-burocrati, oggi tocca ai veneto-burocrati.

Visto che si è parlato di campioni a chi dare la medaglia d'oro del peggiore? Decisione sofferta...


AC

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Martedì 31 marzo 2009 2 31 /03 /2009 11:38

Lo avevamo scritto qualche giorno fa (vedi  Il vino? Lo producano i viticoltori, non i politici! ): sembra proprio che i nostri euro governanti facciano di tutto per mettere il bastone tra le ruote a chi vuole lavorare in modo naturale, semplice e soprattutto privo di sotterfugi nei confronti del cliente finale..

Dopo l'incredibile sciocchezza legata ai metodi concessi per la produzione del vino rosè i nostri euro geni hanno sfornata un'altra proposta, anzi delle altre proposte che andranno ad attuarsi in tempi brevissimi, degne di chissà chi!

Le proposte? Il vino privo di contenuto alcolico oppure derivato da frutti differenti dall'uva (vedi link),  il succo di arancia senza arance (vedi link) e l'obbligo, per l'Italia che si era opposta con tenacia, di concedere il commercio di cioccolato fabbricato (è proprio il caso di usare questo termine, produrre è parola troppo nobile) con grassi vegetali anziché con il burro di cacao! (vedi link)

A che pro tali decisioni? Del consumatore no di certo, degli intermediari commerciali neanche... tali regole vanno solo a vantaggio di quelle 15-20 multinazionali dell'alimentare che, proprietarie di decine e decine di marchi in ogni campo, vogliono poche regole e tante concessioni a loro unico vantaggio.

Ora, se dobbiamo eleggere delle persone (Deputati europei) che legiferano e stabiliscono regole per armonizzare il mercato comune sono il primo ad essere contento, ma se i rappresentanti del popolo si trasformano in semplici lacchè dei grossi gruppi industriali mi chiedo che senso abbia spendere soldi e tempo per indire le elezioni? Meglio riunire gli amministratori delegati delle prime 20 aziende alimentari e lasciare che decidano tra loro chi "promuovere" a porta voce.... almeno risparmieremmo le centinaia di milioni che servono per indire un'elezione.

Tra l'altro regole molto ampie creano sempre più divario tra chi, con passione e rispetto del cliente, produce prodotti di alta qualità e chi invece utilizza surrogati e succedanei la cui unica utilità e ridurre il prezzo di produzione (quello di vendita non calerà, fidatevi) per aumentare margini e profitti.


E la risposta sarà solo una: creare un muro tra la produzione di massa e quella di nicchia, ma certi che le multinazionali, come hanno già iniziato a fare, cominceranno ad appropriarsi anche di questi ultimi marchi.

Sta arrivando il Grande Fratello (inteso come Orwell, ovvio!)


AC

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Lunedì 30 marzo 2009 1 30 /03 /2009 08:47

Che il vino abbia vissuto, negli ultimi 10 anni, un trend positivo come pochi altri prodotti è innegabile, e pertanto che il vino fosse argomento di discussione anche per i non addetti ai lavori è ovvio.

E questo è valso anche per la carta stampata: oltre alle testate nate per parlare esclusivamente di vino (oggi circa il 400% in più di quelle presenti 20 anni fa) abbiamo ritrovato articoli dedicati al nettare di bacco su quotidiani, settimanali (fossero di moda o dedicati al turismo anziché al bricolage) mensili ed anche su giornali on-line.

Spesso gli articoli erano di basso contenuto (almeno per chi segue in maniera professionale o semi professionale il vino) ma in ogni caso piacevoli e quindi meritevoli di aumentare la passione presso il pubblico più vasto.

Però questo incantesimo tra vino e stampa generica sembra essersi incrinato se non rotto.... gli articoli latitano, il vino in senso generale fa un po' meno notizia (deo gratias, ritornare ad un po' di sobrietà non può che fare del bene al settore: eviteremo di assistere alla discesa in campo, come imprenditore vinicolo o commentatore in trasmissioni dedicate al vino, di qualsiasi persona che abbia il solo merito di avere il portafoglio gonfio o la notorietà dovuta al reality di turno) e le notizie diventano più scarne e quindi meno appetibili.

Però questo non significa che alcune sciocchezze, propugnate di tanto in tanto, siano scomparse, anzi visto il periodo di crisi economica il festival delle ovvietà sta imperando: nelle scorse settimane abbiamo letto di vino come  prodotto da investimento finanziario link (e noi che lo comperiamo per berlo, che sciocchi)  della preoccupazione dei produttori per le scarse vendite link (ma tre giorni prima non si era detto che era un investimento il vino?) e dei sistemi adottati dagli appassionati per risparmiare un po': dal wine sharing link allo scambio di bottiglie preziose link sino alle leggende metropolitane sul vino o su altri prodotti alcolici link .

Insomma un festival delle ovvietà di cui avremmo fatto tutti volentieri a meno!


GD

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Sabato 28 marzo 2009 6 28 /03 /2009 09:00


Emile Peynaud viene universalmente riconosciuto come il padre del moderno Bordeaux.

Uomo di intelligenza acuta, e scrittore di successo con i suoi "Trattato di enologia" e  "Il gusto del vino", è colui che più di altri ha cambiato il modo di fare enologia negli ultimi 50 anni in Francia, e quindi nel mondo. 
Iniziò ad operare nel  vino sin da ragazzo: a 15 anni era già impiegato presso la Maison Calvet in Bordeaux e contemporaneamente studiava per divenire enologo.

A 21 pubblicò il primo articolo sulla "Revue de Viticulure", e nel 1946 presentò la propria tesi.

Per molti anni lavorò presso il dipartimento di ricerche enologiche dell'Università di Bordeaux, contibuendo nel formare una nuova classe di enologi, tra questi vi fu anche il grande Giacomo Tachis, il papà del Sassicaia e di tantissimi vini Italiani di altissimo livello.

Peynaud fu il primo a sostenere che in Bordeaux si dovesse vendemmiare solo a maturazione completa, malgrado i rischi che questa poteva comportare vista la latitudine.

Convinse i proprietari degli château nel portare le uve in cantina solo a maturazione completa, introdusse il concetto di controllo delle temperature in fase di fermentazione, e del rinnovamento del parco barrique con una certa frequenza.  
Il risultato fu la produzione di vini più ricchi, più maturi, più rotondi.

Abbassandosi i livelli di acidità essi divennero più accessibili e più piacevoli sin da giovani, inoltre le barrique di quercia pulite e nuove, e le temperature controllate, permisero di ridurre le evoluzioni negative che in molte cantine si riscontravano con notevole frequenza.
Fu studioso che non visse solo negli ambienti accademici, ma che bensì afferrò il bisogno di tradurre il linguaggio scientifico in quello pratico: trasmise le proprie conoscenze infatti ad enologi ed enotecnici, ma anche a contadini e a vignaioli meno colti o privi di ogni formazione scientifica.

Il suo bel libro, scorrevole ed esauriente, deve essere considerato come la volta su cui ognuno può costruire le proprie conoscenze di tecnica degustativa.



Editore: Bibenda

Titolo   : Il Gusto del Vino (originale LE GOUTE DU VIN)

Autore : Emile Peynaud

Prezzo: 35 €

Disponibile nelle migliori librerie ed in numerosi negozi on-line (emporio Bibenda: link )

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Giovedì 26 marzo 2009 4 26 /03 /2009 08:30

"Questo è vino che abbiamo imbottigliamo noi per casa: comperiamo il vino dal miglior produttore di XYZ (mai nessuno che andasse dal peggiore, ovvio) e lo imbottigliamo ad aprile in crescere di luna... sentirai che vino!"

Più o meno queste erano le parole con cui, sino a trent'anni fa, l'amico o il conoscente dei genitori accompagnava il piccolo presente donato al termine di una cena o per pareggiare un piccolo piacere.

Della frase ho un ricordo molto vago, ma in compenso ricordo benissimo le bottiglie: nude, senza caspula, con il tappo in sughero oppure a corona come l'acqua minerale, ed una sola piccolissima etichetta autoadesiva (3 cm x 2), scritta a mano, o al massimo con la macchina da scrivere, sulla quale si citava il nome del solo vino: Merlot, Cabernet, Raboso, ecc., null'altro! Quelle bottiglie, una volta a casa, finivano in cantina nello scafale "vini anonimi" tra decine e decine di bottiglie simili (per mia fortuna sono cresciuto in una casa con una cantina assai fornita), in attesa dell'occasione per essere stappate.

Ed il dramma era proprio quando la bottiglia la stappavi, non tanto per il contenuto (spesso erano vini che avrebbero fatto il piacere dei più anche oggi) quanto per l'etichetta autoadesiva: nove volte su dieci si era staccata, e l'unica volta che rimasta al suo posto si era sbiadita al punto d'essere illeggibile.....

Bianco o rosso era facile capirlo, il rosato creava il dubbio (rosato-rosato oppure rosso ossidato?), un po' più complesso era l'assaggio. Siamo onesti: i nostri genitori capivano di vino grazie alla scuola del "vino senza etichetta", un allenamento degno del sommelier più esperto.

Adesso le cose son cambiate: se uno regala del vino gli interessa più l'etichetta del contenuto ("vedrai, appena la vede gli viene una sincope: sa benissimo quanto vale.....") e quei pochi che si imbottigliano il vino col fischio che lo regalano: troppo buono, o genuino, per privarsene.


In compenso qualcosa di nuovo ce lo riserva il prossimo Vinitaly: l'etichetta parlante!

Avete capito bene, ce lo dice nientemeno che l'ANSA, l'agenzia di stampa (vedi link ) ed un sito Toscano (vedi link) cosa sta per arrivare: un'etichetta stampata con dell'inchiostro speciale a cui tu avvicini una penna-lettore per sentire la voce del produttore scaturire dall'etichetta.

Se questi dirà un semplice buongiorno, oppure decanterà quanto il suo vino sia buono, ancora non lo sappiamo, ma di certo il futuro ci riserva pessime sorprese: arriveremo all'etichetta che ci raccomanderà quando bere o con bere la data bottiglia ("stappare solo sei ore prima, avvinare i bicchieri, ordinare del Germano Reale in salsa di funghi porcini per accompagnare il nostro nettare") oppure a quella dotata di chip interattivo tramite cui il produttore, auto proiettandosi sul muro di casa, intratterrà i tuoi ospiti raccontando una barzelletta finché tu finisci di preparare il risotto....

"Può vendermi una bottiglia di Tizio? Il vino non è buono, ma le barzellette come lui non le racconta nessuno..."

 

AC

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Mercoledì 25 marzo 2009 3 25 /03 /2009 09:00

Nel leggere i numeri forniti da FiereVerona per Vinitaly c'è il rischio di rimanere storditi: oltre 90.000 mq di superficie espositiva (netti, senza contare strade o viali), più di 4.200 espositori iscritti, 157.177 visitatori e 2.054 giornalisti nel 2008.....  numeri che fanno girare la testa.

Personalmente ho amato moltissimo, ed in parte tutt'ora amo, questa manifestazione: vi sono entrato per la prima volta nel 1985, non ancora maggiorenne, e da allora non ho mai mancato un solo appuntamento.

Quello di quest'anno è il mio ventiquattresimo Vinitaly, e per questo penso di potermi  permettere una riflessione "a voce alta".

Alla fine degli anni '80 Vinitaly era una bella manifestazione: di facile accesso, forse un po' carente nella selezione agli ingressi (erano gli anni d'oro dell'Hellas Verona, e gli ultras trascorrevano il sabato pre partita tra gli stand a bere gratis e ad intonare cori da stadio) ma vivibile: escluso il sabato e la domenica in un giorno potevi (scarpinando) tranquillamente visitare oltre il 70% degli stand  traendo così un'idea sul mercato del vino, e vi era spazio anche per qualche assaggio, ovvio.

A distanza di vent'anni mi chiedo: com'è cambiata la situazione? Direi in peggio!

La viabilità d'accesso non è certo cresciuta in modo proporzionale alla manifestazione, anzi! (tempo medio, se arrivi dopo le 09.00, un ora per fare il tratto autostrada-parcheggio, sperando di trovarlo...).

Cresce il numero dei curiosi, scambiati per operatori, e quindi la confusione (i responsabili dell'Ente non vedono i bagarini agli ingressi? Gli espositori ed il pubblico si!) ed ovviamente intavolare un discorso serio è diventato un secondo lavoro: visitare gli stand è cosa quasi impossibile visto che sembrano sempre più fortini predisposti per resistere all'assalto del finto assaggiatore di turno, ed una volta avuto accesso iniziano pantomime degne della migliore commedia napoletana: Buongiorno, vorrei assaggiare il vostro vino XY, è possibile? Certo, posso chiedere se Lei è un grossista, un esportatore oppure se ha un enoteca? Altrimenti dovrei chiederle di ripassare domattina..., ma soprattutto diventa un interrogativo scegliere quale parte della fiera visitare: sperare di osservarla tutta non è possibile!

Infatti se la matematica non è un'opinione (e non lo è) il calcolo è il medesimo:  l'orario di visita è di 9 ore, dalle 10.30 alle 18.30, ovvero 32,400 secondi, e gli espositori sono 4.215 (dato 2008).

Se hai la fortuna di accedere dal primo minuto del mattino, in tuta e scarpe da ginnastica, e ti predisponi ad uscire solo allo scadere della giornata (senza mai fermarti un attimo: ai bagni, a mangiare, ecc.) hai ben 7,7 secondi per ogni produttore presente.

Ma per fortuna esiste l'abbonamento dei 5 giorni: in questo modo FieraVerona fa si che i secondi salgano a quota 39.... tempo che se per l'appassionato è zero per un commerciale alla ricerca di nuove selezioni è ancora meno: meglio andare direttamente in cantina!

Infatti non è aumentando a dismisura gli spazi espositivi che si migliora l'offerta, bensì predisponendo eccellenze e novità in modo che tutti possano coglierne la presenza.

Sarebbe forse meglio (almeno questa è la mia opinione) se Fiere Verona selezionasse 1.000 aziende di rilievo, con diritto di partecipazione fissa, cui affiancare a rotazione altre 1.000 cantine, per far si che ogni anno l'operatore in visita possa sperare, con ragionevole dubbio, d'incontrare quel qualcosa di cui è alla ricerca...

Oggi Vinitaly si è trasformato in luogo d'incontro tra clienti già acquisiti e Fornitori di fiducia, insomma un salotto dove incontrare gli amici fidati, altro che nel luogo delle nuove opportunità...

Ma d'altra parte lo ammettiamo: una selezione di 2.000 espositori rende molto meno di un indistinto ammasso di 4.200 aziende, e pazienza se uno di quei 4.200 operatori non farà neanche una vendita: era introvabile!  

Ma forse stiamo solamente dando i numeri...


AC

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Martedì 24 marzo 2009 2 24 /03 /2009 09:30

Nel primo weekend di aprile il Veneto diventa la regione capitale del mondo-vino.

Si svolgono infatti, in concomitanza, tre prestigiose manifestazioni che hanno il potere di richiamare produttori, distributori, addetti ai lavori, giornalisti e pubblico appassionato da tutt'Italia e oltre.

Le manifestazioni sono Vinitaly, Vinnatur e VinoVinoVino, e ad ognuna di queste manifestazioni ne sono correlate altre di nicchia.

Di ognuna delle tre principali manifestazioni diamo ubicazione, orari di svolgimento, prezzi e siti di riferimento.


Vinitaly 2009


Dove: Verona, Viale del lavoro, n° 8 - presso Veronafiere

Quando: da giovedì 2 aprile a lunedì 6 aprile 2009

Orario: ogni giorno dalle ore 09.30 alle ore 18.30

Costi: biglietto giornaliero 40 €, abbonamento 5 ingressi (uno per giorno) 80 €

Informazioni: 045.8298854

Sito : link

Vinnatur  2009


Dove: Monticello di Farra, Sarego (VI), via Muttoni - presso Villa Da Porto detta "la Favorita"

Quando: domenica 5 aprile e lunedì 6 aprile 2009

Orario: ogni giorno dalle ore 10.00 alle ore 18.00

Costi: biglietto giornaliero 20 €

Informazioni:  0444 444244 - email info@vinnatur.it 

Sito : link



VinoVinoVino 2009


Dove: Località Boschi, Isola della Scala (VR), via Boschi - presso Villa Boschi

Quando: da giovedì 2 aprile a sabato 4 aprile 2009

Orario: ogni giorno dalle ore 10.00 alle ore 18.00

Costi: biglietto giornaliero 20 €

Informazioni: 0173 362958 - email info@viniveri.net

Sito : link

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Lunedì 23 marzo 2009 1 23 /03 /2009 07:31

Con gioia approfitto della manifestazione Primavera del Prosecco, di cui ho già parlato (La Primavera del Prosecco), per poter assaggiare distintamente, e di ogni zona, quanto la scorsa vendemmia ci ha riservato. Nei giorni scorsi ho avuto modo di visitare la mostra che si svolge a Santo Stefano, punto di riferimento non solo per i produttori e la zona ivi rappresentata, ma anche per la splendida organizzazione: è quasi imbarazzante constatare come una semplice Pro loco di paese, pardon di frazione, riesca ad organizzare una manifestazione ineccepibile per spazi, forma, puntualità, idee e cortesia. Un "Bravi" sincero e con la B maiuscola gli va riconosciuto.

Gli assaggi hanno rappresentato una piacevole sorpresa: l'annata difficile, sotto l'aspetto attacchi e malattie (non dimentichiamoci della disastrosa primavera 2008...) ha prodotto comunque vini di carattere con sapidità ed espressioni varietali superiori a quelle di molti altri anni. Forse mancheranno certe punte di eccellenza che si potevano cogliere nelle scorse edizioni, ma la qualità media si è certamente elevata, e di molto, ed è questo ciò che conta!

L'imbarazzo però coglie chi assaggia i vini quando dal Prosecco si passa al Cartizze: è indubbia l'idea che il poter assaggiare questo prodotto, per una volta tanto in forma non spumantizzata, rappresenti l'incontro con la massima espressione del Prosecco e pertanto le attese sono elevate, ma purtroppo questo non avviene affatto... e non si tratta solo di aspettative disattese, bensì di qualità realmente minore! Infatti di tutti i Cartizze presenti se ne riscontra solo uno di molto buono, tre di buoni (ma non meglio dei Prosecco Primavera presente nella stessa manifestazione) mentre gli altri sono tutti insufficienti sotto ogni aspetto.  Ed allora quale domanda può scaturire se non: "dove sta il valore del territorio?"

Una zona in cui un ettaro di terreno costa come un palazzo in centro a Venezia, e su cui tutti i fari dell'attenzione vengono puntati, può dare frutti così miseri? Riusciamo forse a spiegarci il perché tutti i produttori (esclusi giusti un paio) si ostinino nel presentare questo vino sempre e solo spumantizzato in versione Dry? Ce lo spieghiamo eccome: perché solo così si riesce a nascondere l'assenza di spessore e sostanza di un vino largamente costruito, prodotto da un'uva che oggi è lontana parente di quella che ha fatto sì che tanta gloria si potesse raggiungere.... e di uno spumante che oggi, a parte qualche splendido esempio dato da quattro - cinque aziende, vive solo ed esclusivamente di gloria raccolta nel passato.

Se Cartizze deve stare a Prosecco come Barolo o Barbaresco stanno a Nebbiolo, o più semplicemente (rimanendo sul bianco) di come AOC Grillet sta a Condrieau, sarà il caso di imparare: le zone vocate devono dare l'uva migliore ed il vino più buono, non solo quello più costoso! 

AC

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Sabato 21 marzo 2009 6 21 /03 /2009 10:51

Nessun wine writers ne avrà a male se, senza esitazione alcuna, desideriamo indicare il libro di Hugh Johnson come l'autentica pietra miliare delle pubblicazioni non tecniche dedicate al vino.

Infatti antecedentemente al 1971, anno della prima stampa, non esistevano libri scritti per dei semplici appassionati: si pubblicavano testi indirizzati a tecnici o comunque ad un limitato pubblico alquanto competente, e prevalentemente questi testi spiegavano il come della produzione di un vino, non tanto il dove!

Nessuno aveva avuto l'idea di raccontare, con l'ausilio di carte geografiche, topografiche e foto, i luoghi dove nascono i grandi vini.

Una rivoluzione tale da far superare ogni più rosea prospettiva: sono state infatti stampate quasi 5 milioni di copie di questo libro che è giunto alla sua 6° edizione.

L'ultima rivisitazione, scritta come la precedente da Johnson con l'aiuto della Master of Wine Jancis Robinson, ha prodotto un libro di 400 pagine, corredato da 200 cartine è centinaia di foto.

Libro che indubbiamente non può mancare nella biblioteca di nessun enofilo, tecnico o semplice appassionato che esso sia.


Editore: Electa Mondadori

Titolo   : Atlante mondiale dei vini

Autore : Hugh Johnson e Jancis Robinson

Prezzo: 55 €

Disponibile in ogni libreria e su numerosi negozi on line


Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
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CHI SIAMO

Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene, con serate a tema, corsi di degustazione, incontri con produttori, serate di abbinamento e quant'altro può avvicinare, in modo corretto, e conviviale al mondo del vino.
I Saggi Bevitori sono persone appassionate di vino che desiderano condividere questa gioia.
Nato il 1° luglio del 1999, da sei persone reduci da un corso di degustazione, il Circolo è cresciuto nel tempo sino a superare oggi i 120 soci.
Una volta al mese (1° venerdì di ogni mese) i soci si riuniscono in sede per ascoltare produttori, degustatori, giornalisti o altre persone raccontare un vino, un'azienda o una regione vinicola, con a seguire una degustazione guidata.

Il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle!

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  • : Veneto Asolo
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