Tuesday 27 april 2010
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14:00
Ieri sera ho riletto un po' di mail speditemi nelle scorse settimane da amici toscani: alcuni amici-amici, alcuni conoscenti,
altri semplici appassionati di vino conosciuti in rete.
Nell'ottica di una serie di visite che vorrei compiere ho chiesto indicazioni su quali aziende dovevo assolutamente
visitare.
La risposta è stata soddisfacente: tralasciati i grandi nomi che già conosco oppure ho già visitato sono emerse numerose piccole
(o medio piccole) realtà, che avrò modo di vedere nel prossimo periodo.
La cosa curiosa è stato il leggere i nominativi delle aziende a carattere fortemente naturale che mi vengono raccomandate:
in tutte le mail otto-dieci nomi: sempre quelli, solamente quelli, esclusivamente quelli... "si vede che non ve ne sono altre", ho pensato burlandomi di me stesso.
Ed è inutile ne scriva i nomi: sono quelli che si leggono ovunque.
Ancora più curiosa è stata però l'esperienza vissuta domenica mattina (nel primo di questi viaggi in terra di Toscana): mi sono
fermato a poche centinaia di metri da una delle aziende consigliate dagli amici natur (Case Basse di Soldera) per visitare un produttore indicato da un amico enologo. (il bravo
Omar che anche questa volta ha fatto centro).
Nel discorrere con il proprietario di quest'azienda è emerso che egli non diserba ne disseca all'interno dei propri vigneti (in
compenso è costretto a sarchiare un bel po' di volte, ma qui va solo il mio plauso) non utilizza concimi fogliare o particolari trattamenti sistemici, niente enzimi in
vinificazione ne lieviti selezionati, ma solo gli indigeni spontanei (e questo dal 1993, ovvero ben prima che ciò divenisse una moda), uso contenuto della solforosa, niente barrique ma solo
legni grandi come da tradizione.
Ovviamente di filtri tangenziali, rotofermentatori, o macchinari ad osmosi inversa neanche conosce il
nome.
Unica concessione alla tecnica moderna il controllo della temperatura in fase di fermentazione. (ma questa non è una
concessione, bensì una necessità: non impiegare il controllo di temperatura in tale fase è, a mio avviso, la differenza che esiste tra il vignaiolo attento e preciso e l'apprendista stregone
pasticcione).
Ovvia la domanda: "praticamente lei è un biologico molto spinto?" altrettanta ovvia (e musica per le mie orecchie) la sua
toscanissima risposta: "no, sono solo un viticoltore che cerca di non rovinare quanto la natura mi propone!"
Chi mi accompagnava in tale visita, che ha
esperienza e colpo d'occhio da vendere in ogni pratica di vigna o di cantina, mi confermava che quanto ci raccontava corrispondeva al vero.
Ed i suoi vini, sembra quasi ovvio dirlo a questo punto, sono tra quelli che più mi sono piaciuti.
Pertanto, sempre ieri sera dopo aver riletto le mail, ho chiesto ai miei conoscenti toscani (nessuno dei quali è
uno sprovveduto: compaiono in un bel po' di forum e thread dove si discute di vino) il perchè della mancata segnalazione.
La risposta è stata comune: bravissimo produttore ma non rientra tra i biologici-biodinamici-o-come-cavolo dobbiamo
definirli.
Mi sto sempre più convincendo che i biologici-biodinamici-o-come-cavolo-dobbiamo-definirli sono una sorta di club dove entri
solo su invito effettuata da un già socio, un po' come al Rotary... triste realtà!
AC
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