Friday 21 october 2011 5 21 /10 /Ott /2011 15:23

paul

Domanda semplice semplice del venerdì pomeriggio: se un viticoltore francese di terza generazione, figlio di immigrati italiani stabilitisi nell'alta valle della Garonna (per la precisione a Ramonville Saint-Agne) ed avente lo stesso cognome di un nostro ex glorioso presidente (Carlo A. Ciampi), decidesse di produrre uno spumante e desiderasse chiamarlo con il proprio cognome e con il nome del luogo di residenza qualcuno potrebbe impedirlo?
Forse no, forse si, ma propendiamo per il no, certi però che tale produttore sarebbe svillaneggiato a vita: nessuno sopporterebbe la presa in giro di uno spumante, proveniente dai Pirenei, con un 'etichetta recante la scritta Ciampi-agne....
Come minimo il consorzio di tutela dello Champagne gli scriverebbe una mail quotidiana con all'oggetto "sei ridicolo", ed ogni viticoltore impegnato ad accudire le viti nei pressi de la Montagne de Reims anziché nella Cotes des Blancs lo porrebbe come protagonista delle più irriverenti barzellette, non tanto per aver infangato il nome del loro vino, ma per averne sfruttato le somiglianze fonetiche!
Ora non è assolutamente mia intenzione paragonare il nostro Prosecco allo Champagne (conosco troppo bene le scale dei valori per rischiare un così irriverente raffronto) però mi chiedo quale idea ha spinto un produttore astigiano, di Cannelli, nel porre in commercio uno spumante con il nome Paul Secco... perché non credo sia spumante che egli volesse dedicare al Santo protettore di Canelli (che infatti è San Tommaso, non San Paolo).
Comunque, per fugare qualsiasi dubbio, ho telefono a mio zio Gianni che da oltre 40 anni abita a Toronto, ed oramai parla come gli italoamericani dei film di Michael Cimino, gli ho detto: "zio, pronuncia le parole Prosecco e Paul Secco una dopo l'altra ed in velocità...
E adesso ho la certezza che lo spumante non è dedicato a San Paolo!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Friday 21 october 2011 5 21 /10 /Ott /2011 11:03

Quincy

"Semplice, per motivi di studio - medicina. e per professione: sono un anatomopatologo!"
Ancora oggi ricordo perfettamente l'espressione stupita di Mauro, mio "compagno d'esercizi" ad un corso di subacquea, quando uno dei partecipanti ci volle spiegare come poteva essere così preparato sulle domande che riguardavano la fisiologia umana.
Divenni abbastanza amico di quel'anatomopatologo, ed ascoltavo con piacere i suoi racconti nello spiegare esattamente in cosa consisteva il suo lavoro: essere specialista in anatomia patologica (quella branca della medicina che opera per individuare e analizzare le alterazioni indotte da stati di malattia in organi e tessuti) non significa affatto quello che il credere comune gli attribuisce, ovvero che il loro compito principale sia stabilire le cause di morte...  quella è solo parte marginale del loro lavoro (in affiancamento al medico legale) e tale convinzione la si deve ai troppi telefilm polizieschi.
Eppure noi, simpaticamente, lo sfottevamo dicendo che lui era "il medico che non sbaglia mai"!
"Troppo facile dire che le cure adottate erano sbagliate e che si proceduto in maniera errata se stai facendo l'autopsia si un cadavere, è come spiegare il problema di un motore dopo che lo hai sventrato completamente in parco demolizioni..." questa la cruda frase che Gigi, meccanico maldestro, ripeteva amò di cantilena!
La figura descritta da Gigi mi è venuta in mente alcune sere finché guardavo un filmato postato su internet: si vede il sommelier, relatore di fama, condurre una verticale, ed in ogni annata deficitaria spiegare gli errori del viticoltore... "il 2007 è stata annata troppo piovosa: il viticoltore doveva vendemmiare con intervalli maggiori...", "il 2005 è stata annata abbastanza calda: bisognava vendemmiare precocemente e non attendere così a lungo", "nel 2009 c'è stata una grandinata violenta in zona, si doveva vendemmiare subito e declassare i vini per evitare di imbottigliare questo vini privo di carattere e troppo difettato rispetto al nome che vanta...."
Insomma, mi sono reso conto che spesso chi parla di vini (e li descrive) lo fa usufruendo di tutte le cognizioni acquisite con il passar del tempo, e ciò è troppo facile rispetto al viticoltore che deve produrre sfruttando l'esperienza, le sensazioni e le previsioni atmosferiche che, in fin dei conti, non sono sempre così certe ed accurate.
Un po' come il medico che ti ha cura finché sei in vita e l'anatomopatologo che lo critica finché conduce l'autopsia sul tuo cadavere......
Salute comunque (in ogni senso)
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Thursday 20 october 2011 4 20 /10 /Ott /2011 14:33

 

grazie

Questo post non lo scrivo come blogger, come pseudo esperto o pseudo degustatore oppure come persona introdotta nell'ambiente vino, lo scrivo come semplice persona che ama il vino e che lo beve: come consumatore!

E' un post con il quale voglio ringraziare due persone, Filippo Ronco e Franco Ziliani (persone che nel mondo vino non abbisognano certo di presentazione, ma che per correttezza descrivo: curatore e tra i principali animatori di Tiguliovino e creatore di Vinix il primo, e persona che ha creato Vino al vino e Le mille bolle blog - oltre a tantissime altre cose - il secondo) le quali hanno avuto la gentilezza di riservare dello spazio per riprendere un mio post sulla Drosophila Suzukii : questo e questo.

Non li voglio ringraziare per il solo piacere di essere ripreso dai loro seguitissimi blog (cosa che comunque da sempre soddisfazione, ma per cui preferisco un grazie espresso attraverso una semplice e diretta mail) quanto per il fatto per aver dedicato tempo e spazio ad un argomento magari noioso e tecnico ma basilare se si vuole continuare a bere vino.

Dopo aver interpellato moltissimi esperti nelle due settimane appena trascorse ho la quasi certezza che ci troviamo di fronte alla più grave crisi che il mondo del vino si troverà a vivere dopo la filossera, basti un solo dato per comprendere a cosa ci troviamo di fronte: si stima che in Italia, tra piccoli frutti ed uva, il danno prodotto dalla D. Suzukii nel 2011 sia prossimo ai 3,5 milioni di euro... bene, nello stesso anno gli Stati Uniti d’America hanno speso 5 milioni di dollari per lo studio di soluzioni contro quest'insetto, ovvero una cifra superiore all'intero danno da noi subito. (5.000.000 milioni di dollari equivalgono a 3.615.000 euro)

Da piccolo blogger posso tranquillamente essere certo che con i loro post hanno perso lettori: è molto più appassionate leggere articoli riguardanti le guide, leggere i pettegolezzi su Tizio o Caio, oppure analizzare post in cui si descrive il misconosciuto vino proveniente dalla valle del menga rispetto al leggere di un noiosissimo e palloso post su di un devastante insetto...

Ma siccome loro sono veri appassionati di vino poco gli importa dei potenziali lettori che perdono per un giorno, preferiscono dedicare tempo e spazio alla cosa più importante del momento: quella che rischia di faci bere poco vino nei prossimi anni!

E per questo che, come amante del vino, non posso esimermi dal dire loro grazie: grazie Franco, grazie Filippo!

Alessandro

 

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
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Wednesday 19 october 2011 3 19 /10 /Ott /2011 14:36

parlare.jpg

Ammetto che parlare male dei politici in questo periodo è cosa sin troppo facile: la frase figurata recita "facile come sparare sulla Croce Rossa", ma non potevo (ne volevo) esimermi dal commentare l'ultima dichiarazione di Franco Manzato, brillante (?) assessore all'agricoltura della mia regione.
Politicamente non ho nulla contro l'assessore Manzato (anzi, come già scritto provo quasi una simpatia epidermica, ed al giorno d'oggi avere simpatia per un politico è quasi grave), ma non mi piace e mal sopporto il ritardo cronico con cui la politica si muove rispetto al nostro mondo ,in questo caso specifico caso del mondo vino. (Prosecco)
Ieri l'assessore ha insediato il tavolo tecnico del vitigno Glera (su specifica richiesta del sistema produttivo e delle due regioni interessate: Veneto e Friuli V.G.) allo scopo di "evitare squilibri di mercato", squilibri di mercato per altro già presenti e pressanti.
Manzato ha spiegato che "Il tavolo  coinvolge tutti i rappresentanti della filiera: i Consorzi di Tutela Prosecco Doc, delle DOCG Conegliano Valdobbiadene e Asolo, i rappresentanti di Coldiretti, CIAVeneto, Confagricoltura, Copagri Veneto, Anpa Veneto, Confcooperative, Unindustria, Icq ed Avepa" (si sà, più si è... meglio si va nel far casino!) e lo scopo dovrebbe essere il prevenire squilibri tra offerta e richiesta"...
Queste le sue parole: "la superficie massima di Glera, tra impianti già effettuati e diritti di portafoglio ancora in tasca suddivisi tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, si attesta sulla soglia dei circa 20 mila ettari, e la quota veneta sarà pari a 16 mila 500 ettari, per un potenziale teorico complessivo di 2,4 milioni di ettolitri!"
"Rispetto a questo potenziale e alla forte crescita di impianti e di prodotto avvenuti in concomitanza con la nuova definizione della DOC Prosecco di territorio, e' indispensabile controllare l'evoluzione dei mercati per adattare la produzione della Denominazione alla reale domanda, in modo da evitare squilibri con l'offerta che penalizzerebbero i produttori e il vino" infatti "una produzione incontrollata sarebbe una sciagura, una vera e propria discesa agli inferi per la nostra enologia, mentre la fermezza nelle regole ci da' ulteriori certezze e prospettive e contribuisce a fornire ulteriore prestigio al 'made in Veneto" (vedi linklink )
 
Assessore, lei che è assessore all'agricoltura dov'era in questi ultimi dodici mesi?
Ma si rende conto che il Prosecco è già in una profonda crisi d'identità, per la quale è il prezzo che rincorre il mercato e non viceversa?
Ha cognizione che l'uva Glera atta a dare Prosecco DOC Treviso è stata valutata (vorrei scrivere pagata, ma non ho idea se ci saranno i soldi) nel range compreso tra i 90 centesimi e 1,10 euro al chilogrammo? Ed in questo momento si trova Prosecco spumante DOC Treviso ad euro 2,20 - 2,40 franco grossista?
In quegli 1,50 euro (di massima forbice) ci sono spese di lavorazione, di sistema produzione, costo bottiglia, packaging, trasporto, provvigioni ed utili aziendali... 
Sono voluti salire tutti sulla "barca Prosecco", varata per tutelare la riserva di nome (senza utilità visto che in mezzo mondo si ostinano a produrlo impuniti come prima) ma che risulta essere troppo affollata e quindi prossima ad inabissarsi....
La richiesta di Prosecco in questo momento viene mossa per prima dal prezzo (la prima domanda dell'acquirente commerciante è "quanto costa?" ancor prima di "da dove viene e che qualità ha") e voi politici insediate i tavoli tecnici di controllo... con un anno di ritardo!
Certo la colpa non è tutta vostra (5 anni fa, non 15, ad un incontro pubblico di zona ho chiesto perché non si utilizzasse il nome Valdobbiadene fregandosene del termine Prosecco, e mi è stato risposto che non serviva perchè il Prosecco è già "esclusivamente vino nostro...") ma se voi, che avete il dovere di pianificare, aspettate a chiudere le stalle dopo che i buoi sono sparsi per la campagna....... 
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 11 october 2011 2 11 /10 /Ott /2011 16:08
titanicBuongiorno,
l'assoluto silenzio della scorsa settimana (nessun post pubblicato) non si deve ne ad impegni di lavoro o personali, ne ad impedimenti di sorta difficilmente giustificabili, bensì all'aver dedicato ogni momento libero (e sono pochi, sempre troppo pochi) per leggere quasi tutti i blog e i siti a sfondo enoico sufficientemente messi in rilevo da Google. (anche quelli esteri: per questo ringrazio traduttore di google...)
Il frutto della mia ricerca è presto detto: avevo piacere di vedere se qualcuno (uno, due mica mille) aveva avuto la voglia ed il piacere, o meglio il dispiacere, di affrontare un  tema su cui avevo scritto pochi giorni addietro qui nel blog: la Drosophila Suzukii (Drosophila Suzukii:tacere non risolve il problema!).
Il risulto è stato zero, anzi zero virgola zero periodico, il nulla!
Ho pensato che ciò fosse un bene "se nessuno ne parla è perché l'argomento viene sopravalutato ed è privo dell'importanza che io le stavo attribuendo".
Però venerdì, punzecchiato dal fatto che l'argomento mi veniva ribadito nella sua possibile tendenza a divenir catastrofe da Mario Pojer, uomo che conosce molto bene la vigna ed il cui buon utilizzo di materia grigia non è secondo a nessuno, ho cercato un'altra strada, quello della scienza degli istituti di ricerca.
Con l'aiuto dello stesso Mario e di molti suoi colleghi (intesi come vignaiuoli) ho contattato ricercatori e ricercatrici di mezz'Italia, ricevendo risposte che nelle loro ovvietà sono a dir poco preoccupanti... queste la media delle risposte:
D- In realtà quanto dobbiamo preoccuparci di questa Drosophila Suzukii?
R- domanda difficilissima, proprio perché l'argomento non lo conosciamo bne non appartenendoci: è la prima volta che attacca in modo così aperto ed evidente sull'uva, e se le cose quest'anno sono andate bene è anche grazie ad una vendemmia precoce e non condizionata dalla pioggia. certo prima di dormire sonni tranquilli sarebbe meglio interessarsi.
D - Questo lo capisco, ma, ad esempio, se quest'anno ci fossero state piogge battenti e vendemmie in tempi classici cosa si sarebbe potuto registrare?
R - Chi lo sa... in talune zone si potrebbe ipotizzare una perdita totale del raccolto, di certo vini da uve sovramaturate non se ne sarebbero raccolte da nessuna parte..
D- Ma se la situazione è così grave perché non se ne parla?
R- Semplice: politica e baroni mal volentieri vogliono creare allarme per una cosa che non si conosce, men che meno "disturbare" l'opinione pubblica. Se volete che se ne parli dovete darvi da fare voi che fate comunicazione "non istituzionale": blog, forum, eccetera..
 
Questo è quanto ho raccolto (di media): alcuni ricercatori mi hanno detto che non vale la pena di perdere più di tanto tempo, e che  la situazione viene sopravalutata, altri (la stragrande grande maggioranza) che è meglio essere giustamente preoccupati, infine alcuni mi hanno presentato uno scenario catastrofico, stile Titanic quando l'ingegnere Tomas Andrews comunica al capitano ed agli ufficiali che la nave non si sarebbe assolutamente salvata.
Ora se il ruolo dell'informazione "non istituzionale" è quella di agitar le acque ho paura che non si salverà nulla: leggendo e rileggendo mi sono imbattuto in un'enorme serie di articoli su quanto sia importante non produrre vino con i solfiti (che palle....), molti giudizi su vini imbottigliati ieri e che andranno bevuti tra dieci anni (per il solito dono della preveggenza) ed infine una serie di sciocchezze arcinote trite e ritrite. (ai gruppi presenti in facebook il trionfo delle sciocchezze: i blog, per fortuna, ne sono quasi assenti).
E temo che il ruolo del'informazione non istituzionale sarà pari a quella dell'orchestra del Titanic: allietare i passeggeri nel mentre che la nave sta affondando... (quando oggi faremmo ancora in tempo a gridare "attenti all'iceberg!!")
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
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Monday 10 october 2011 1 10 /10 /Ott /2011 16:44

logo.jpg

Sei vini sei saggi, anche se in origine era cinque vini cinque saggi, è una delle serate più intime del nostro circolo. La serata più vera e spontanea. L’emozione dei presentatori, la voce tremolante e la passione che si percepisce, rende questo momento davvero speciale tanto da far passare quasi in secondo piano i vini proposti. E’ toccato a Damiano Cocco fare gli onori di casa e presentare i sei saggi che hanno voluto condividere con gli amici il vino che più li ha colpiti nell’ultimo anno.

- Linda Gallo ha aperto le danze dapprima con un video autoprodotto degno di una produzione Rai e poi con il servizio di una Rabiosa Bianco sur lie 2008 di Lino Forner da Monfumo, davvero intrigante.

- Andrea Capuzzo con il Brut Villa Persico 2010 ha presentato il secondo vino, uno Chardonnay e Pinot Grigio proveniente da Villorba e spumantizzato in autoclave.

- Quindi Guido Chiavelli con un Sangiovese marchigiano più precisamente il Rosso Roccafiore 2008 di Cantina Roccafiore.

- A seguire Franco Boschetto con il Trebbiano Vigna Vecchia 2010 di Collecapretta;

- Damiano Coco e nuovamente Linda per il Seneca 2007 di Ida Agnoletti

- E per finire Piero Rigo con un vino australiano più precisamente il Yellow Tail Shiraz 2009 di Casella Wine . 

Serata pregna d’emozione: a voi che leggete, ed avete assaggiato, ogni commento. 

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Degustazioni - Community : Il mondo del vino
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Friday 30 september 2011 5 30 /09 /Set /2011 14:20

sfuso

- e da bere signori cosa vi porto?
La frase, pronunciata dalla gentile titolare del ristorante, dopo averci elencato le innumerevoli "proposte del giorno" in aggiunta al già cospicuo numero di piatti presenti in menù, era ciò che più si aspettava!
- Se ci porta la carta dei vini scegliamo volentieri...
- I vini disponibili son quelli che vede in menù...
Il mio sguardo cade sulle poche striminzite righe stampate nell'ultima di copertina: un paio di bianchi molto modesti (modesti è già un eufemismo) tre rossi di pari levatura, ed uno spumante che rifiutano persino i confezionatori di cesti natalizi: quelli che nella scatola "pandoro e spumante" non solo ti rifilano uno spumante cattivo, ma per giunta brut! Infine un "bianco e rosso della casa" serviti nelle misure quarto, mezzo e litro....
"Ma come?", penso tra me e me, "un bel menù, delle proposte azzeccate e regionali, l'ambiente che vorrei definire piacevole oltre la mia immaginazione, e 6 vini in bottiglia che non gradirebbe neanche un alcolizzato cronico dopo tre mesi di astinenza su di un'isola deserta? Ma chi è lo sciocco che non compila la lista vini?"
- Vada per il bianco sfuso signora...
- E' un Prosecco alquanto piacevole, vedrà...
Arriva la caraffa di "prosecco", e già l'aspetto mi induce nel pensare che due sono le possibilità: o si tratta di una ciofeca mondiale oppure di un biodinamico nostrano, e visto che molto spesso le due cose sono indissolubilmente legate tra loro lo sconforto cresce in me...
Lo verso e lo assaggio: aldilà di trovare un "vino" svilente e che non merita di appartenere alla categoria merceologica, sono certo che nel bicchiere vi è qualcosa che della Glera non è neanche lontano parente...
- Signora, mi perdoni: mi metta in conto il vino, ma se ce lo cambia ci usa una cortesia...
- Lo cambio subito, però è strano, piace a tutti... le porto un Prosecco sfuso frizzante!
Nel mentre che cerco di capire cosa potrebbe essere un Prosecco sfuso frizzante (e un vino alla spina? E un vino in bottiglia e caraffato? Aspettiamo e vediamo) mi arriva una caraffa identica alla prima, ma con delle bollicine che si affanno per risalire verso l'alto.
"Se tutto va bene questo è lo stesso vino di prima, in cui hanno sciolto una bustina di Frizzina o Idrolitina, le bustine che vendevano quand'ero piccolo"
Questo è stato il mio primo pensiero... poi, dopo averlo assaggiato, ho capito che si trattava del remake del celebre film del Diego nazionale, l'Abatantuono: sballato, gasato, completamente (s)fuso...
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Novità nel mondo vino - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 27 september 2011 2 27 /09 /Set /2011 19:15

comunicaLa cattiva informazione - parte 2°

Come tanti, come molti, come tutti (o quasi) amo e bevo il vino perché mi piace, perché è buono, perché si abbina con ogni cibo, perché (come magistralmente scrive Hugh Hugh Johnson) è la bevanda che ha il potere di bandire gli affanni, lo bevo perché è la bevanda edonistica per eccellenza!

Per contro ci sono tre motivi per cui mai ho bevuto, questi:
non ho mai bevuto vino "perché di moda"
Non ho mai bevuto con l'intento di alterare la mia condizione psicofisica fisica, cioè ubriacarmi (il che non significa che qualche volta non abbia esagerato, ma quello era il frutto dell'aver bevuto, non la causa).
Non ho mai bevuto perché "fa bene".
Sul terzo aspetto si è scritto tanto, molto e di più: bere del vino perché "fa bene" è la palla più grande che si possa propagare, e per quanto possa far comodo questa diceria nessun esperto o appassionato di vino vi dirà mai che beve "per stare meglio": quella può essere la patetica ed irreale scusa per tacitare la coscienza di qualche alcolizzato o di chi eccede regolarmente, null'altro.
Indubbiamente bere (moderatamente) fa bene all'anima ed all'umore, ed il piccolo aggravio che comporta l'aver introdotto dell'alcool viene equiparato e sorpassato dai benefici umorali, ma da qui a sostenere che il resveratrolo, i polifenoli, i sali minerali e quant'altro disciolto nel vino siano utili ed indispensabili ve ne corre, ed anche fosse li potremmo trovare in altro modo.
Per questo, visto che tanti blogger ne hanno già scritto e discusso, sono rimasto spaesato quanto alcuni giorni fa ho letto una mail con all'oggetto la seguente dicitura: PROSECCO FA BENE A CUORE E CERVELLO, I RISULTATI DELLA READING UNIVERSITY.
La mail, spedita da un fin troppo prolifico ufficio stampa di una ditta di Pianzano (TV) che ometto per una sorta di imbarazzo che provo per loro, riportava i seguenti passaggi:
"Bevete 'il Prosecco', fa bene alla salute! Uno studio 'from UK' della Reading University, afferma che i "vini bianchi con bollicine" favoriscono il benessere di cuore e cervello. La ricerca, datata qualche tempo fa, e che non ha quasi per nulla fatto parlare i media locali e nazionali, ha affermato che il vino Prosecco è ricco di polifenoli, sostanze antiossidanti che permettono di diminuire l'ipertensione e proteggono il sistema cardiovascolare. Speriamo che 'La notte della Ricerca' sia l'occasione per far parlare di questa importante scoperta".
La mail prosegue in questo modo "Così, dalle pagine di prosecco omesso.com, i viticoltori della Casa spumantistica omesso, produttrice di omesso, il Prosecco', affermano quanto utile il Prosecco sia nella cura e prevenzione di alcune patologie. ecc. ecc.
Saltando di palo in frasca si arriva al poco comprensivo punto in cui si legge quanto segue "ll gene "Dxs", individuato dai ricercatori dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige e che determina l'aromaticità delle uve, è una tangibile scoperta di come la ricerca italiana sia viva, seppur spesso trattata come settore di serie D, forse E. Il problema sono sempre 'i schei', servono più fondi alla ricerca, anche in enologia e viticoltura! UK docet" affermano i omesso.
Qui mi perdonino i tantissimi amici viticoltori, ma la misura va oltre i lecito: egregi produttori del Prosecco che fa tanto bene, se le tasse in Italia venissero pagate nella misura in cui sono sottoposte le Aziende Agricole altro che permetterci la ricerca di serie D, saremmo alla serie Z.., almeno su questo punto potevate aver il buon gusto di stare zitti!
Comunque tant'è, non è questo il motivo del mio post: per quanto fondata e vera sia la ricerca inglese si può veicolare la vendita di un vino in tale modo nel 2011?
Sinceramente se fossi un viticoltore proverei vergogna nel promuovere così il mio vino: direi "bevete il mio Prosecco perché è buono, perché è il migliore, perché è prodotto con maggiore cura", ma il "perché fa bene" è frase che lascerei ai medicinali.
E se questo è il modo di comunicare il vino di alcuni produttori veneti provo sincero imbarazzo nell'essere loro conterraneo!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 27 september 2011 2 27 /09 /Set /2011 15:56

comunica

La cattiva informazione - parte 1°
 
Lunedì mattina mi sono concesso un piccolo sfizio: quantificare il numero di mail giunte in una settimana (da domenica a domenica) all'indirizzo di posta che utilizzo per i contatti enoici (che è quello comunicato anche in questo blog) e poi dividerle in base al loro contenuto.
Ho conteggiato solo le mail giunte come primo contatto (ovvero non in risposta a mia comunicazioni) e solo quelle che davano origine ad un eventuale scambio epistolare (ovvero non le risposte e/o le comunicazioni multiple).
Su 184 mail ricevute 19 erano di amici produttori di vino (che mi hanno scritto per un saluto, uno scambio di idee o per descrivermi la loro vendemmia), 67 di amici che condividono la passione per il vino e per  il mondo ad esso collegato, 5 di pura pubblicità e ben 93  da parte di studi di comunicazione, agenzie di comunicazione, uffici d'informazione. (e chi più ne ha più ne metta!)
Preciso che nessuna di queste 93 mail era stata richiesta o in qualche modo spedite a me perché coinvolto in qualche iniziativa, o a qualche mailing list (quelle non le ho conteggiate) si trattava di semplici comunicazioni aziendali camuffate da e.mail.
Nulla di strano e nulla di male: il mio indirizzo enoico è pubblico e pubblicato e chiunque può scrivermi, ne trovo "scandaloso" che si facciano comunicazioni aziendali tramite le mail, la cosa che però mi rattrista è l'aver letto, in calce a queste mail dal contenuto puramente pubblicitario, la "firma" dei soggetti prima riferiti (studi ed agenzie di comunicazione) che al disotto della ragione sociale riportano il loro motto: trasmettiamo valori, comunichiamo la qualità, informiamo sull'eccelso, ecc. ecc. ecc.
Siamo seri "amici della comunicazione" quello che state facendo, intasando le mail di noi appassionati, non sono trasmissione di valori, comunicazioni di eccellenze, informazioni sull'eccelso, voi state facendo dai banali e spesso annoianti invii di mail camuffando ciò per "informazione", un lavoro adatto ad un'impiegata aziendale che le invia a tempo perso, non a studi che si vantano di professionalità..
Spesso infatti le "comunicazioni" sono solo un mero taglia e cuci di servizi stampa redatti da altri, oppure delle semplici comunicazioni aziendali inviate con questo sistema: cose da ufficio stampa, non da studio di comunicazione.
Mi è persino arrivata una mail in cui uno Studio promuoveva il Prosecco prodotto da un'azienda Trevigiana e per farvi comprendere quanto male era confezionata questa mail la foto acclusa era mia, scattata da me è pubblicata in questo blog! (hanno raccolto una foto pubblica spacciandola per loro, pazzesco!).
Ed infatti ancora più tragiche sono le mail con acclusi gli allegati: foto di premiazioni di persone sconosciute e non segnalate (mai sentito parlare di didascalie?) di marchi sconosciuti e non descritti, di vigneti mal coltivati (ma si può?), di fotografie scattate da altri e raccolte in rete (cedi prima) oppure immagini non compresse: e qui la maglia nera va ad uno "studio" toscano che ha inviato una mail con in allegato la locandina di un film della dimensione (se non erro) prossima ai 14 MB... arrivando di prima mattina mi ha intasato la posta per dieci minuti.
Non possiamo lamentarci del fatto il mondo del vino non cresce: finché esso sarà comunicato attraverso banali ed annoianti mail spedite "a casaccio", inviate quasi per gioco (o come secondo lavoro) ed a persone non pienamente interessate avremmo solo creato tanta confusione e tanta noia, non informazione!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Monday 26 september 2011 1 26 /09 /Set /2011 20:40

grav

 

Venerdì 30 settembre Sandro Sangiorgi racconta Josko Gravner.

Per informazioni e prenotazioni : info@saggibevitori.it

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni
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Wednesday 21 september 2011 3 21 /09 /Set /2011 14:26

suz1

Questo non è un blog scientifico, e voi che mi leggete lo sapete bene, se mi permetto di parlare di un aspetto su cui non vanto nessuna competenza è solo per informarvi di un problema che potrebbe tradursi (sottolineo la parola potrebbe) in uno dei più gravi problemi che gli amici viticoltori si troveranno a vivere dopo la filossera, e su cui sta gravando un silenzio ingiustificato al di fuori dei canali scientifici..

Sia ben chiaro che non si deve fare allarmismo oltre il dovuto: pertanto leggete a cuor leggero quanto scrivo, ma già leggere a cuor leggero significa comunque sapere!   

 

La Drosophila Suzukii, conosciuta anche come moscerino dei piccoli frutti, è un parassita polifago che attacca le specie frutticole. Il suo nome lo si deve allo scopritore, il dottor Matsumara Suzuky, che ne descrisse la specie nel 1931.

Originario del sud-est Asiatico il parassita si è propagato solo nel 2007-2008 nel nord America (ma in compenso i notevoli danni causati e la velocità di diffusione hanno messo in grande allerta i coltivatori) mentre in Europa ne è stato riscontrata la presenza per la prima volta nel 2009, e nel 2010 si è potuto assistere ai primi veri attacchi in massa sui piccoli frutti e su drupacee (lamponi more, mirtilli, ciliegie, ecc.)

La particolarità che differenzia quest'insetto dalla più comune ed innocua Drosophila Melanogaster è l'ovodepositore dentato di cui la femmina è dotata!

Mentre la Drosophila Melanogaster, animale che si può definire parassita passivo perché si limita nell'infestare solo la frutta caduta, in fase di decomposizione o danneggiata da altri agenti (ad esempio grandine) la femmina del Drosophila Suzukii può perforare (grazie all'ovodepositore dentato) l'epidermide della frutta in fase di maturazione, e depositare  le uova all'interno del frutto. Oltre al danno provocato dall'alimentazione larvale vi è il taglio provocato dall'ovodepositore che espone il frutto ad infezione batteriche e fungine.

Il problema nei frutti rossi è già serio, ma sembrava essere inesistente in viticultura, ma purtroppo così non è: già l'anno scorso si sono registrati attacchi sporadici e limitatissimi sulla vite, ma quest'anno le prime aggressioni di massa hanno fatto comparsa tanto in Trentino ed in alto Adige quanto in Veneto, ma sono certo che anche in altre regioni si comincia a riscontrare la presenza di tale parassita. suz2

Anzi, è parassita talmente “estraneo” a noi che moltissimi viticoltori ne stanno verificando i danni senza sapere a cosa questi siano dovuti!

Io stesso, come scritto ieri, ho avuto modo di vedere dell’uva aggredita (in cui erano state depositate delle uova) e solo grazie alla descrizioni di quanto visto a due carissimi amici (e bravissimi produttori, nonchè sagaci interpreti di quanto loro  descritto) Andrea Miotto e Mario Pojer, ho potuto apprendere cosa mi ero ritrovato a vedere.

Per farvi comprendere la possibile gravità che potrebbe comportare la diffusione di quest’insetto vi bastino due dati: in campo frutta si sono registrati attacchi che hanno comportato la perdita dell'80% dell'intero raccolto o in taluni casi la perdita totale, e sapere che tale insetto ha una capacita  riproduttiva di 10-13 generazioni all’anno, con la deposizioni di 400 uova per singola femmina. (la quale deposita 2-3 uova per singolo frutto).

Capirete che velocità di propagazione e numero di frutti aggrediti possono dare risultanze spaventose, inoltre sembra alquanto complicato, in forza di quei 13 cicli riproduttivi prima scritti, adottare un’efficace soluzione a base insetticidi, così come danno risultati insignificanti trappole ed altro. 

Non essendo competente in materia non ho idea di quale sarà la soluzione che verrà adottata, ma di sicuro una certezza vi è: serve l'intervento, il supporto e l'assistenza di tutti gli enti preposti: questa potrebbe essere (e come prima sottolineo la parola potrebbe) una sfida troppo grande per lasciare soli i nostri amici viticoltori, almeno questa volta non è pensabile se la sbrighino da soli!

Io posso solo informare, nella capacità che questo blog può avere, ed esprimere la mia solidarietà più totale.

 

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Articoli tecnici - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 20 september 2011 2 20 /09 /Set /2011 19:48

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Non vi è dubbio: ognuno vive la vendemmia a modo proprio!
C'è chi la vede come il frutto di un anno d'impegno, chi la vede come il momento di massima fatica fisica e mentale, chi ne ha visione poetica e romantica (visione riservata a chi non vendemmia in modo fisico, ma magari si limita a gironzolare tra i filari) ed infine chi ne ha un concetto meramente economico...
Anche quest'anno, per meglio vivere il vino ed apprendere nozioni su di esso, ho prestato la mia opera per un paio di giorni, e come negli scorsi anni ho raccolto impressioni, immagini, sensazioni, idee e convinzioni.
Alcune riflessioni sono maturate sino a divenire note che vi espongo.
La prima è che la vendemmia è fatica, tanta fatica... l'ho già scritto lo scorso anno, ma mi ripeto volentieri!
Sarà pure il momento della festa, della concretizzazione di un anno d'impegno, sarà quello che volete, ma recidere grappoli dalla mattina alla sera non è meno faticoso che stare in catena di montaggio oppure in linea di produzione, ancora più faticoso il lavoro per chi l'uva "la porta", ovvero quelle persone che raccolgono i secchi d'uva (in altre zone le cassette o le gerle) da sotto il filare e le trasportano sino al rimorchio o al camion da dove verrà dirottata alla cantina di pigiatura.
La seconda è che la vendemmia è una corsa contro il tempo.
Quando l'uva è matura bisogna raccoglierla, raccoglierla in fretta, prima che l'acidità scenda, prima che arrivi il brutto tempo, prima che succeda chissà che.
E' una corsa contro il tempo per chi la conferisce, per chi la pigia, per chi fa le analisi del mosto, per chi travasa e trasforma, e per tutti coloro che sono in cantina. 
Se l'appassionato potesse conoscere certe corse contro il tempo che mi è stato concesso di vedere, avrebbe altra opinione dei cantinieri e degli enologi: vedere le luci di cantina spegnersi alle 02,00 del mattino per riaccendersi alle 6 e qualche minuto, per decine di giorni, mi fa sempre dire "che bravi..." 
La terza è che un vino lo puoi giudicare al centodieci per cento se ne hai raccolto l'uva.
E' importante saper degustare un vino, analizzarlo dal punto di vista sensoriale e chimico, ma solo chi ha raccolto l'uva (o almeno ha visto l'uva prima di spremerla) può avere, e dare, la visione completa di quel vino.
La quarta è che l'annata può essere giudicata solo ad uva spremuta, mosto fermentato e vino finito.
Ridicolo chi si accredita il potere di giudicare l'annata solo guardando l'uva nel vigneto ed osservando le tabelle di maturazione: premesso che può succedere di tutto (anche una grandinata il giorno prima di raccoglierla) le incognite legate alle condizioni caldo-freddo-pioggia-sole sono tali che (per fortuna) solo al dio Bacco è concesso dire "annata magnifica" il 15 agosto, per tutti gli altri si deve attendere che il vino fermenti. (e ciò va a braccetto con la terza visione).
La quinta: non credete a chi vi propina l'assioma che l'uomo è più importante del territorio: raccogliere la stessa tipologia d'uva in 7,8,9 vigneti diversi (distanti magari solo poche centinaia di metri) e con il privilegio di poterla vedere, annusare, assaggiare, ti fa comprendere che il suolo conta ben più del 33% del risultato finale.
La sesta è... voler ringraziare chi l'uva la coltiva: ovunque, comunque, e sempre: che coltiviate a 700 metri di altitudine o a livello del mare, su colli scoscesi oppure in pianura, con metodi ancestrali oppure con l'ausilio della tecnica più innovativa, in ogni caso io vi ringrazio perché, senza il vostro sforzo, non ci sarebbe ciò che amiamo: il vino!
 
Infine, la settima. Più che una riflessione è una domanda: non è che si stia sottovalutando un problema che potrebbe divenire enorme? Quello legato ad una Drosophila.... Ne ho potuto prendre visione di persona: una piccola, microscopica, colatura vicino al picciolo, provocato da un ancora più piccolo microscopico taglio nell'uva. Ed a fare quel "taglio" è stato un insetto che potrebbe divenire "la filossera del ventunesimo secolo": la Drosophila Suzukii.
Per adesso quasi nessuno ne ha parlato, ed io malvolentieri (visto cosa potrebbe provocare) ne parlerò domani.
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

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