Prosecco... e d'intorni!

Friday 14 may 2010 5 14 /05 /Mag /2010 20:56

vinoinvilla.jpg

Per gli appassionati di vino residenti nella Marca Trevigiana è appuntamento che neanche si deve rammentare, ma per gli amici delle restanti provincie e per chi vive fuori regione crediamo di fare un piccolo favore rammentando che questo fine settimana si svolgerà la manifestazione più rappresentativa per il vino della nostra zona, il Prosecco, ovvero Vino In Villa, splendida vetrina aperta a giornalisti, addetti del settore e pubblico finale.

Come ogni anno Castello di San Salvatore, splendido borgo del XIII secolo, accoglierà questa bella iniziativa: saranno presenti quasi 100 aziende con più di 300 vini, presenteranno le molte novità con al centro, ovviamente, la G di Garantita essendo la prima volta che Vino in Villa ospita il Prosecco divenuto DOCG.

 

CASTELLO DI SAN SALVATORE
SUSEGANA - TREVISO (apri la
mappa)
15 - 17 MAGGIO 2010

 

Ingresso comprensivo di calice personalizzato in cristallo Riedel: Euro 20

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Thursday 13 may 2010 4 13 /05 /Mag /2010 11:11

P1010911.jpg

L'e-mail spedita ieri mattina dell'amico Giampi aveva per tema il Prosecco (lui è persona granitica e tenace quando si tratta di fare promozione, divulgazione, vorrei dire proselitismo del Prosecco: il consorzio dovrebbe versargli un generoso obolo per quanto fa!), o meglio mi invitava nel leggere il post del giorno nel Blog di Andrea Scanzi, l'autore di quei due piacevolissimi libri sul mondo del vino che rispondono al titolo di Elogio all'invecchiamento e Il vino degli altri (due autentiche perle di freschezza in un mondo, l'editoria enoica, spesso asfittico e ripetitivo.), in cui si parla del vino di casa nostra.
In tale post (che voi potete leggere qui) Scanzi scrive a riguardo dello spumante prodotto da un amico del quale anch'io ho scritto qualche mese fa (qui): premessa la soddisfazione di vedere che la fotografia utilizzata è quella da me scattata per il mio post (non serve a nulla, ma sono quelle minuscole cose che ti danno un millimetro di gioia) ed il piacere di sapere che ha assaggiato e riconosciuto un Prosecco con la P maiuscola mi sorge un dubbio, ma perchè Scanzi ha scoperto solo oggi questo vino? Nessuno l'aveva avvisato? Possibile?
Io stesso ero certo di avergli scritto per parlargli di quello e di altri vini, ed infatti sono andato a rileggermi le vecchie mail spedite (per pigrizia non le cancello mai) scoprendo che nel febbraio 2008 lo avevo fatto. 
"Vabbè, sarò uno dei mille che gli scrive ogni giorno, mica può dare ascolto a tutti" penso tra me e me, e già che ci sono leggo un po' quante (veramente tante) mail ho scritto a recensori, giornalisti, divulgatori del mondo del vino che hanno affrontato il vino di casa nostra. Il tema sempre lo stesso: invitarli in zona per uscire dai soliti schemi e dalle convinzioni spesso precostituite che possiedono sul Prosecco.
Attenzione, con questo non voglio dire che io possiedo capacità, conoscenze o quant'altro per poter insegnare a gente che ne capisce infinitamente più di me in fatto di vino, io mi propongo solo come Cicerone (meglio, come Virgilio) per accompagnare chi più di me ne sa (vista la mia pozione super partes: non produco, trasformo, commercializzo, propagando o vendo un solo litro di Prosecco, ne sono legato a produttori o venditori, insomma un "puro") alla scoperta di vini o produttori loro sconosciuti.
Le risposte sono sempre gentili ma evasive: "grazie, appena possibile e sarò in zona la contatterò...", ed a oggi non ho visto nessuno.
Che c'è di male, penserete voi, vanno da soli e senza di te (chi ti credi di essere?) ed infatti io non scrivo questo post per orgoglio offeso o altro (nel vino non mi allargo: conosco bene i miei limiti e li riconosco) lo scrivo per disperazione: la disperazione di veder giudicati, magari bene, vini che in zona non berremo mai visto che il simil Trebbiano preferiamo berlo in versione ferma ed in zona di origine, non spumantizzato e spacciato per Grande Prosecco!
Capisco bene che il Prosecco non è il vino cui dedicare la propria vita, ma giudicarlo dall'esterno quello no: è uno spasso per me leggere le recensioni in cui si parla della Territorialità ed Identità che si riscontrano nei vini di YZ, quando so bene (visto che una domenica si ed una no mi diverto nel passeggiare tra i vigneti sui colli) che quel certo produttore preferisce lasciar marcire l'uva dei vigneti più impervi (dove coltivare costa fatica e sudore, come commentava ieri Andrea) comperando l'equivalente per ettaro nella più anonima, ma nello stesso tempo economica, pianura. E se voglio essere cattivo posso dire senza paura di smentita che lascia marcire anche l'uva dei vigneti più pianeggianti: sempre più economico comperare uva e/o mosti di pianura che avventurasi nella coltivazione.
Mi incuriosisce costatare come certi spumanti rivelino le "tipiche tracce del Prosecco di collina" quando sono invasi da lieviti aromatici in modo tale da impedire qualsiasi riconoscimento varietale.
Poche volte leggo cose esatte sul Prosecco: quando le scrive Sangiorgi, portato da Giampi tanto per cambiare (anche se sul Prosecco col Fondo Sangiorgi può ancora affinare le idee) Sabellico (con i limiti di un giornalista che ha un mondo che lo tira per la giacca) e pochi altri.
Persino collegandoti ai vari forum leggi boiate spaventose da chi vive fuori zona: "colpa" di una divulgazione non approfondita, sentita, vissuta, le poche cose giuste le scrivono il Grillo (immaginate chi è? proprio lui...) ed il bravissimo Luca Mazzoleni, poi il deserto.
Insomma amici produttori (bravi e capaci) se il punto di riferimento sono i Prosecco prodotti con uve coltivate ben distante dai vostri colli (produttore YZ, se ti fischiano le orecchie sono io), quelli fuori zona (come quello prodotto dalla Zonin), o peggio quelli che sanno solo di zucchero e banana la colpa non è vostra, ma di chi divulga: chi volete perda e sottragga tempo alle visite in Langa, Toscana, ed altre splendide zone per venire a scarpinare sui colli della Marca?
"Bevuto un Prosecco spumante li hai bevuti tutti" mi ha scritto un giornalista che reputavo eccelso, spero fossero tali anche i reflussi esofagei che gli possano venire! 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 6 commenti
Friday 9 april 2010 5 09 /04 /Apr /2010 08:36

traffic2Cosa accomuna le strade del centro di New York nell'ora di punta, con le strade di Milano alle 07,30 del mattino, ogni via di Roma in qualsiasi momento della giornata, la Salerno-Reggio Calabria il giorno prima di ferragosto, gli incroci di Bombay, le bretelle a scorrimento veloce (?) di Citta del Messico, la strada che dal quartiere degli affari di Tokyo conduce alle zone residenzali, ecc.ecc.?

Semplice, assomigliano tutte a Verona la mattina dell'apertura di Vinitaly: congestione totale del traffico, pochissimi vigili, poca collaborazione tra automobilisti, mancanza di segnali,  ecc. ecc.

Con la sola differenza che a Verona il traffico è ancora più lento ed ogni anno ci sarebbero 360 giorni di preavviso per porre rimedio!

Tanti Vinitaly in ogni parte del mondo?

 

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Thursday 25 march 2010 4 25 /03 /Mar /2010 11:17
amarone
Se potessi permettermi di dare un consiglio ai politici della mia regione direi loro di parlare un po' più di programmi concreti e realizzabili, pensati per noi cittadini, ed un po' meno di vino, visto che in questo campo non mi sembrano particolarmente illuminati....
Nei mesi scorsi abbiamo assistito alla castroneria del Rosecco: un vino, a detta del Ministro Zaia, creato per copiare il Prosecco (certo che "copiare" un vino bianco producendo un rosato mi sa tanto di "truffa" degna della banda Bassotti) e prontamente sequestrato, prima della sua immissione in commercio, dagli organismi demandati al controllo... peccato che "l'immissione in commercio" fosse in realtà effettivo commercio svolto da parecchi anni, come è stato dimostrato in questo post.
Ieri è stato il turno del compagno di partito del Ministro, il vicepresidente della regione Veneto Franco Manzato, che ci regalato una perla che illumina noi tutti: intervenendo in un convegno si è fatto scappare l'incredibile chicca per cui l'Amarone è un vino con tremila anni di storia.... lo comunica con precisione a noi tutti questo post dell'AGI, ed identica notizia la comunicava ieri in FB Laura Tosi. 
Gulp e doppio gulp direbbe zio Paperone (giusto per rimanere in tema Banda Bassotti) l'Amarone un vino con tremila anni di storia? Pensavamo un po' meno! Anzi decisamente meno.
Se siamo nel 2010 significa che lo si produceva già nel 990 avanti Cristo, ben 237 anni prima che venisse fondata la Città eterna... praticamente all'alba della civiltà!
Mi entusiasma sapere che un vino frutto della miscellanea di più vitigni, vendemmiata in primo autunno, appassito su graticci per svariati mesi e vinificato con difficoltà ad appassimento compiuto venisse prodotto da una popolazione che probabilmente non aveva il dono della scrittura (quindi siamo nella preistoria) vivesse in caverne, si cibasse di quello che più o meno capitava, e non avesse erudizione alcuna se non la mera soppravivenza... allora è vero che noi Veneti il vino l'abbiamo nel sangue! Viene prima di tutto...
Per contro mi spiace sapere che Dalmasso e Marascalchi abbiano errato in pieno comunicandoci date sbagliate, raccontandoci di Cassiodoro (che semmai beveva l'Acianatico, l'antenato del Recioto, non del Recioto Amarone) e della conoscenza di questo vino attorno nel V secolo dopo Cristo. (link)
E poi che dire di quanto ci raccontano libri, siti, blog, brochure aziendali sull'aneddoto del Recito scampà? Un vino che forse avrà settant'anni, forse ottanta, ma che il secolo non lo supera di molto?
Tutta una balla: se l'Amarone è un vino nato 3.000 ani fa (quando in Grecia iniziava appena a diffondersi il culto di Dioniso)  la parola dialettale scampà non poteva esistere....
Grazie Manzato, un errore capita a tutti e quindi anche a Lei è concesso, ma certo che quando parlate di vino Lei ed i suoi colleghi ci strappate delle amare risate (o forse delle amarone risate?)
 
AC 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Monday 15 march 2010 1 15 /03 /Mar /2010 14:40
1.5.jpg
Mi ritrovo con gioia nello scrivere questo post, molta gioia, perché dopo anni (sottolineo la parola anni) posso ridare, finalmente, la giusta collocazione al Prosecco proveniente dai vigneti del Cartizze!
Il Cartizze, per chi non lo sapesse, è una sottozona (brutto termine: sarebbe più piacevole dire una sovrazona visto che svetta, per qualità, rispetto alle altre) dell'estensione di 107 ettari posta interamente nel comune di Valdobbiadene: è zona dove l'uva Glera, per terreno, esposizione, mesoclima ed altri fattori collaterali, da la sua massima espressione, in altre parole è un vero e proprio Cru!
Per questo motivo io pretendo/pretenderei sempre il massimo dai vini che vi provengono: se hai la fortuna di scaturire da un terroir unico, tu vino, non puoi essere semplicemente meglio dei tuoi consimili, bensì devi svettare, andare oltre ad ogni paragone... purtroppo negli ultimi 10-15 anni è avvenuto l'esatto contrario: per cecità, incapacità, ingordigia, mal consiglio ed altro il Cartizze prodotto era semplicemente un Prosecco comune, pari (a volte addirittura inferiore) a molti vini provenienti da zone limitrofe! (salvo, è ovvio, alcune eccezioni).
Ho spesso denunciato tale cosa, in quest'articolo link, questo link e quest''altro link (solo per dare un esempio) ed il mio stesso pensiero l'hanno espresso personaggi la cui autorevolezza nel campo del Prosecco è immensamente superiore alla mia. 
Oggi invece posso finalmente tornare a dire che il Cartizze c'è, e si sente!
Questo quanto accaduto nel pomeriggio di ieri: assieme al caro amico Giovanni Frozza, che rimane mio interlocutore privilegiato quando si parla di Prosecco (anzi sarebbe più giusto dire mio mentore, visto che ancora molto devo imparare da lui) mi sono recato alla bella mostra di Santo Stefano, per i consueti assaggi di vini fermi da vasca.
Dopo l'assaggio di quasi tutti i vini da vasca provenienti dal comprensorio Santo Stefano, siamo passati alla degustazione dei 6 vini Prosecco Tranquillo provenienti dalla zona Cartizze.
L'attesa era tanta ma accompagnata dalla solita idea di immediata delusione visto che negli ultimi 6-7 anni mai avevamo trovato un vino degno di tale nome. invece ecco il miracolo: il 1° Cartizze all'assaggio rivelava profumi franchi e sinceri, puliti ed esplosivi come dovrebbero essere quelli di un Prosecco di rango, fantastico alla beva per sapore di uva, di polpa, sapido ma equilibrato.
Quasi sconvolti da tanta espressione ipotizzavamo di trovaci di fronte ad un caso, invece i 5 successivi assaggi hanno confermato che il Cartizze è tornato!
Abbiamo infatti assaggiato due Cartizze stratosferici nel vero senso della parola, un Cartizze molto buono, uno buono e solo due deludenti, ma di cui uno deludente come a volte può essere un vino da mostra! (ovvero erore del cantiniere, non di sua struttura)
Non so se quanto vissuto possa essere il primo effetto ottenuto dalla più severa norma che regola il DOCG (amici viticoltori, non nascondiamo infatti che a Cartizze ne abbiamo fatte di cotte e di crude) ma se questo primo assaggio, che non certo frutto della stagione essendo stata il 2009 non è annata sublime, rivela il nuovo timbro posso solo dire bentornato Cartizze!
 
AC 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 6 commenti
Thursday 4 march 2010 4 04 /03 /Mar /2010 14:17
stack
Questo post che vi accingete a leggere serve non solo a dare le risultanze di una bellissima serata di abbinamento cibo - vino, ma anche a dare il la ad un mio intervento polemico (se non addirittura molto polemico) che voglio scrivere domattina a riguardo dell'incredibile miopia, anzi cecità, che evidentemente contraddistingue alcune tra le persone che hanno redatto il nuovo disciplinare del Vadobbiadene-Conegliano Prosecco DOCG.
 
Ma veniamo adesso alla serata organizzata dal Comitato Mostra vini di Colbertaldo e Vidor. 
All'inizio l'intenzione era quella di realizzare la più classica delle serate di abbinamento: quella tra i vini del territorio (come sono, splendidamente tutti, i vini della Primavera del Prosecco) ed i formaggi dello stesso territorio, serata di riuscita più che certa ma priva di quella minima emozione e curiosità, che sempre dovrebbe contraddistinguere una serata organizzata. Così facendo sarebbe stata più una serata dovuta anzichè voluta!
Fortunatamente il responsabile della serata, Andrea Miotto, enologo giovane e capace, ha raccolto al volo il suggerimento lanciato da Erasmo Gastaldello (titolare assieme al padre Luigi ed al fratello Corrado di quell'autentico scrigno di formaggi che è la Casa del Parmigiano di Marostica, negozio la cui fama non abbisogna certo della mia presentazione e che potete trovare qui) ovvero quello di provare l'abbinamento tra il Prosecco Valdobbiadene ed i grandi formaggi Italiani ed Europei.
Dopo una serie di prove condotte assieme all'amico Marco Spagnol è scaturita la serata con il seguente menù:
 
- Parmigiano Reggiano 36 mesi con Valdobbiadene DOCG Prosecco Brut (in realtà un extra brut ma...)
- Risotto al Prosecco e Parmigiano con Valdobbiadene Prosecco tranquillo
- Pecorino di Pienza con Valdobbiadene DOCG Prosecco Tranquillo 
- Delice di Bourgogne con Valdobbiadene DOCG Spumante Prosecco Brut
- Robiolina di Langa con Valdobbiadene DOCG Spumante Prosecco Extra Dry 
- Toma di Capra dell'alta val di Susa con Valdobbiadene DOCG Spumante Prosecco Dry 
- Stilton con.... Prosecco Passito (e questo è il punto che provocherà il mio post arrabbiato di domani!)
Tutti i formaggi erano accompagnati con confettura di fichi di produzione artigianale, Miele locale e pane cotto in forno a legna.
 
La serata, a fronte di una spesa a persona di soli 18 euro, a permesso a tutti i partecipanti (oltre 100) di comprendere come un vino, ritenuto semplice e poco strutturato, possa in realtà reggere formaggi di notevole presenza quando scelto presso il produttore che ha le uve e le capacità adatte per produrre quella data tipologia.
Indubbiamente una sera da ricordare con enorme piacere e che mi permette di capire come il mondo giri al contrario quando dal produttore (viticoltore o contadino che fieramente voglia dirsi) passa al burocrate (giracarte è troppo offensivo?) che redige disciplinari su vini di cui neanche conosce l'origine.
A domani.
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 8 commenti
Thursday 26 november 2009 4 26 /11 /Nov /2009 23:48

E persino difficile trovare un nome, oppure un unico termine, che renda corretta spiegazione alla manifestazione che ogni anno, in occasione di Sant’Andrea patrono di Colbertaldo di Vidor, la proloco di questa frazione di paese organizza: una mostra assaggio dei vini dell’anno, quindi appena prodotti, conferiti da tutti i viticoltori che vi risiedono. Senza distinzione tra aziende vinicole, aziende agricole, conferitori delle cantina sociale o semplici coltivatori per passione!

Emoziona, nella sua gioiosa semplicità, accedere a questa “mostra”: un grande, ed in verità un po’ disadorno, salone (che altro non è se non la stanza da pranzo del Gruppo Alpini Colbertaldo) un bancone/bar ad L ed una serie di 40 damigiane, identiche tra loro, ma ognuna contrassegnata dal nome del produttore del vino contenuto. Un geniale sistema di raccordo per spillare il vino da ogni damigiana (sotto gas inerte: e ché diamine, non si deve rischiare l’ossidazione!) ed il gioco è fatto: entri, acquisti il tagliandi assaggio, ti presenti al bancone e leggi tra i tanti nomi presenti quello del produttore di vino che vorresti assaggiare. Ti verrà servito un piccolo calice, ed allora come per magia ti potrai ritrovare in un mondo incredibile: vini perfetti ma ancora giovani, che solo un palato molto esperto può riscontrare come tale, vini semplici ma piacevoli, vini sgraziati ma onesti, vini appena accettabili e vini… nefandi (ma pochi: solo di quei 3-4 produttori che pensano di conoscere una pagina più del libro, e pertanto non vogliono cambiare una virgola, in vigna o in cantina, nell’intento di produrre più simil vino possibile). Compiuto un assaggio puoi ripeterlo, per più volte, inseguendo il vino migliore oppure quello che più assomiglia alla tua idea di Prosecco di zona…Volendo di può accompagnare l’assaggio con pane formaggio ed affettato, oppure nelle ore più prossime al pranzo o alla cena con un piatto tipico della zona: la mula! (che non è, rassicuro, quello che immaginate)

Unico vero neo di questa manifestazione l’essere presa un po’ troppo sotto gamba: sia da chi potrebbe (e dovrebbe) frequentarla sia da chi l’organizza…. Molte, troppe persone di zona non degnano di uno sguardo questa manifestazione, e spiace perché non è bello e vedere il bancone quasi vuoto e nessuno seduto ai tavoli. Eppure vi sarebbe da imparare, da cercare e da inseguire, per infine trovare il vino di zona (e Colbertaldo è zona di grande valore qualitativo nel mondo del Prosecco) nella sua prima vera essenza, quella più esente da pratiche di cantina o da magici ritocchi che ogni enologo di capacità deve saper dare ai propri vini. Invece molti preferiscono andare a mostre più d’immagine (quelle dove puoi “giudicare” un vino in base al nome del produttore: come si confà ai perfetti somari)  oppure ad altre sagre di paese dove le patatine precotte ed il complesso musicale d’infima qualità donano piaceri evidentemente superiori.

Da chi l’organizza perché vedere un programma manifestazione che si ripete anno dopo anno in modo perpetuo ed immutabile induce alla noia anche il più appassionato di vino o di cibi locali, e non è certo con il corollario di qualche partita di calcetto (che centra con la manifestazione come un calice di spumante brut centra con una fetta di torta alla panna) o con l’arrivo di “trattorando” che si può avvicinare una persona che non conosce questa iniziativa alla porta d’entrata.

Semplicità a Colbertaldo: speriamo ci sia anche il prossimo anno, troppo unica per perderla!

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Monday 31 august 2009 1 31 /08 /Ago /2009 22:07

Premessa: nessuno vuol negare l’utilizzo eccessivamente disinvolto, poco edotto ed improvvisato, di prodotti fitosanitari da parte di alcuni viticoltori, come nessuno vuol negare (anzi) che l’utilizzo di tali sostanze riguardi noi tutti: il vigneto appartiene al proprietario della vigna, ma l’aria, il suolo, l’acqua che vi scorre sotto e gli animali che lo popolano appartengono a noi tutti. Però solo parlando in modo consapevole e corretto possiamo giungere ad un risultato soddisfacente per tutti, solo accusando chi sbaglia senza generalizzare può portare ad una convivenza ottimale tra viticoltori e persone residenti nelle zone di coltivazione, in caso contrario rischiamo solo una caccia alle streghe che a nulla porterà se non nel creare inutili fronti contrapposti.

L’argomento “salute di tutti vs. salute (ideale) del vigneto” è un argomento complesso che affronteremo in più volte, oggi iniziamo dalla cosa più dannosa: i giornalisti disinformati! Negli ultimi mesi, sempre più spesso, i due principali quotidiani della Marca Trevigiana (Gazzettino di Treviso e Tribuna), affrontano l’argomento fitofarmaci in vigneto, e lo affrontano con prese di posizione alquanto dure ed incisive: ne sono chiaro esempio gli articoli comparsi sul Gazzettino nelle edizioni di sabato 22 e domenica 23 agosto, dove si accusa l’utilizzo scriteriato, se non peggio, di fitofarmaci da parte di viticoltori ed aziende agricole. E si accusa l’irrorazione con l’utilizzo dell’elicottero quasi questo fosse un mezzo di diabolica dispersione…

Ora se vogliamo spostare le coscienze di alcuni produttori verso l’utilizzo più moderati (direi responsabile) di fitofarmaci o di prodotti alternativi dobbiamo farlo esprimendo fatti e non panzanate, ma purtroppo i giornalisti sembrano non capirlo…

Innanzitutto critiche ed attacchi vengono espressi nell’anno errato: quello scorso, 2008, ha avuto un andamento che ha costretto tutti i coltivatori al sovra utilizzo di prodotti contro la peronospora e l’oidio, come forse mai accaduto (giornalisti, se volete scrivere di vigneti imparate anche nel camminarci in mezzo ogni tanto….), pertanto il fatto che si voglia scrivere di abuso per l’anno in corso (annata splendida sotto l’aspetto attacchi in vigneto) mi sa già tanto di critica precostituita, ma è l’obbiettivo (inteso come mezzo di distribuzione) che sinceramente non capisco: su di un quotidiano vi era il seguente concetto: “dove passa l’elicottero vi è silenzio, la natura muore…” Ma tiamo scherzando? Prendersela con l'elicottero equivale nel dare colpa al massaggiatore del Milan se questa a preso quattro sonore sberle dall’Inter nello scorso derby…. 

Come forse saprete gli elicotteri possono irrorare solo prodotti contro la peronospora e contro l'oidio, il vero pericolo (gli insetticidi) si possono irrorare solo con mezzi terrestri, stessa cosa dicasi per gli antibotritici e soprattutto per i diserbanti, vero problema (non solo estetico) del comprensorio! (la scomparsa di alcune specie della flora, della microfauna e la franosità dei terreni si devono attribuire principalmente all’abuso, se non al semplice, uso di questo flagello ).
Per di più l'elicottero, essendo mezzo che richiede autorizzazioni al volo, subisce sicuramente dei controlli che il privato non riceve.
Se io dovessi prendermela con qualcuno me la prenderei con quei pseudo viticoltori (i viticoltori veri sanno evitare l’abuso di certe sostanze: loro vivono nel vigneto e sono i primi ad essere felici quando possono evitare inutili dispersioni) che usano gli atomizzatori a cannone direzionale: questi sono acquistabili da chiunque, e possono irrorare prodotti sino ad oltre 50 metri di distanza (quindi più di un elicottero) e vengono usati nel modo più disinvolto, fregandosene di tutto e di tutti:
basta spandere prodotto....

Però si attacca l’elicottero: mezzo vistoso, di grande impatto, quindi facilmente identificabile… vuoi mettere che differenza tra il pubblicare un elicottero in prima pagina piuttosto di un misero atomizzatore?

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 6 commenti
Wednesday 27 may 2009 3 27 /05 /Mag /2009 09:50

 

Premessa: amo i vigneti del Valdobbiadenese come fossero miei. Ho la fortuna di passeggiarvi spessissimo, di andarci con amici, di trascorrere tempo in compagnia di viticoltori e produttori per cui nutro stima, affetto ed amicizia che in pochi anni da semplice è diventata fraterna. Sul tema cannoni antigrandine abbiamo tesi contrapposte, rispetto la loro idea e spero loro rispettino la mia: non sono contro i cannoni per principio, semplicemente li ritengo inutili (come il pensiero della scienza ufficiale). Detto questo quando la grandine colpisce il vigneto di uno di loro mi si stringe il cuore al pensiero del lavoro, della fatica e delle attese vanificate dalla furia di giove pluvio, in questo caso bastardo! E farei di tutto perché ciò non accadesse mai.

Fiiiiiiiiuuuuuu bum! Fiiiiiiiiuuuuuu bum! Fiiiiiiuuuuuu bum! Fischi e scoppi si ripetono con precisione assoluta, quasi gli intervalli fossero regolati da un metronomo. Nel dormiveglia di questi periodi, dove il primo sonno viene aumentato dal caldo che non ti consente un pieno recupero, fatichi un po' a comprendere la causa di tali rumori. Provi a riaddormentarti ma gli scoppi sono troppo forti, non è possibile, e visto che "devi" rimanere sveglio pensi alla causa di tutto questo baccano... Aereoplani? No, lo scoppio (a parte il momento del bang supersonico) non giustifica tale fonte. Fuochi d'artificio? Nemmeno: troppo regolari. Decidi allora di aprire la finestra e scorgi in lontananza, rischiarate dai lampi, nubi dense e scure. "Ah, temporale, quindi tuoni...." dopo un attimo però capisci che non sono tuoni. E allora cosa? Temporale, fischi assurdi e bang intervallati in modo meccanico... meccanico, ecco la risposta! Decidi allora di aprire la finestra che guarda i vigneti ed ecco che il fischio ed il bang crescono a dismisura: il rumore è provocato dai cannoni antigrandine! Guardi l'orologi: pochi minuti alle 23...  il rumore è tale che ti sembra impossibile che venga sopportato da chi abiti ben più vicino di te ai vigneti. Ma l'ARPAV dov'è? Ogni due secondi te li ritrovi (giustamente) sul luogo di disastri ambientali, nelle aziende che rischiano di inquinare, anche nelle feste di paese, ma qui in campagna perché non ci sono? Il rumore e le vibrazioni sono insopportabili... Ed il sindaco? Come mai autorizza l'utilizzo di questi enormi archibugi? Forse è nipote del Passator Cortese? No, no... giusto: li autorizza perché proteggono i vigneti!

Ma il tarlo del dubbio attanaglia anche il più stupido degli uomini, quindi la mattina dopo la domanda viene spontanea: "papà, sono utili i cannoni antigrandine?" La risposta di mio padre è lapidaria: "certo che si: per aumentare il conto corrente bancario di chi li produce! La formazione della grandine avviene tra i 6.000 ed i 10.000 metri di altitudine, troppo perché uno trombetta ad aria compressa possa avere qualche effetto!" "Eppoi manca lo studio ed il rilievo locale: chi decide (e perché decide) di porli in funzione? Solo un metereologo sul posto può capire se sta per scendere la grandine!"  A scanso di equivoci preciso che mio padre era geofisico dell'Aeronautica Militare addetto al rilievo delle condizioni meteo (ruolo che tutti noi conosciamo come metereologo) ed ha prestato servizio in tale ruolo per oltre vent'anni. 

Decido anche di curiosare su internet, e la risposta di mio padre è avvallata da autorevoli siti scientifici, i quali, quando non hanno tono sconsolato per l'inutile uso di questi cannoni che dovrebbero essere anti grandine, diventano sarcastici adducendo usi degni di uno sciamano. linklinklink

Ed allora la domanda è corretta: chi paga questi cannoni? Quali leggi regolamentano il loro uso? Io che non sono viticoltore posso fare pari rumore (oltre i limiti legali, sia chiaro) la sera che compio gli anni?

Ed infine se sono astemio (non è il mio caso, ovvio) perché mi si deve interrompere il sonno e disturbare? Cosa vanta i viticoltore più di me se faccio pari baccano a scopo inutile? Investissero i soldi dei cannoni in polizze assicurative sarebbe meglio per tutti, anche per loro!

N.B. La grande Berta è il nomignolo del M42, un pezzo d'artiglieria terrestre utilizzato dall'esercito tedesco nel corso della prima guerra mondiale, per distruggere le fortificazioni sul fronte Belga. 

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Wednesday 20 may 2009 3 20 /05 /Mag /2009 15:58

Già, è inutile cercare i piccoli difetti che in una manifestazione possono starci, special modo a fronte di un biglietto parco e rispettoso del cambio lira-euro (si ricordino gli amici del Merano Wine Festival: 80 euro di biglietto sono 155 mila delle vecchie lire, cosa da nababbi). L'unica vera grande "ombra" della manifestazione Vino in Villa è stato il disinteresse dei produttori nei confronti del loro territorio. Strano visto che quest'anno si doveva promuovere quel territorio, composto di bellissimi e ripidi colli ammantati da vigneti, che si vorrebbe tutelare (?) con una DOCG alquanto fantasiosa e con la richiesta di inserimento sotto l'egida dell'UNESCO. Che i colli di Conegliano ed ancor più del Valdobbiadenese nulla abbiano da invidiare ad altre zone vitate dal punto di vista paesaggistico è certo: grandiose le Cinque Terre, bellissimi i ripidi vigneti della Valtellina, ma vi assicuro che la bellezza mozzafiato dei colli dove le viti del Prosecco (o come Zaia vorrà Glera) prosperano  è incredibile.  Arrampicarsi su certi vigneti che si trovano a Santo Stefano, Guia, Col San Martino oppure sulle rive della Scandolera è cosa ardua anche per chi lavora i terreni prima citati: non arrivi per caso a chiamare la strada che porta ad una "riva" Calvario...  Ed allora quale occasione migliore di quella offerta dalla riunione di così tanta gente come quella  indotta da "Vino in Villa" per portare degli appassionati a vedere questi vigneti? Nessuna!

Presto detto, presto fatto: con una semplice prenotazione potevi essere "scarrozzato" tra i vigneti delle ditte aderenti a questa iniziativa in un comodo pulman sponsorizzato dal Consorzio di tutela del Prosecco. Bene, a fronte di paesaggi fantastici e vigneti bellissimi (in alcuni casi, evidentemente, solo se visti da distanti) delle 78 aziende partecipanti solo 4 (solo quattro!) hanno accettato di condurre i visitatori tra i loro vigneti! A prima difesa va detto che delle 78 aziende presenti buona parte sono a conduzione prettamente familiare, con tutte le persone delegate alla produzione (ed alla vendita) presenti all'interno delle mura di Castel San Salvatore.

Ma le restanti? I grandi marchi di Valdobbiadene che tanto vantano il loro territorio, innegabilmente più variegato ed attraente rispetto al Vittoriese ed a quello di Conegliano, dov'erano? Un rifiuto dovuto a mero disinteresse oppure ad altri motivi? Forse il dispiacere di far assistere, se non sulle proprie vigne tra quelle del vicino confinante, alle coltivazione che definire intensive è ancora poco? Siamo onesti: il Prosecco è pianta rigogliosa che giustifica una produzione di elevata quantità, anzi soffre qualitativamente se portata a fruttificare in modo troppo contenuto, il rapporto di 130 - 150 q.li per ettaro è più che corretto, ma è a dir poco offensivo quando si ritrovano produzioni che arrivano quasi al doppio! Ancora in troppe aziende c'è "l'abitudine" di produrre il doppio del consentito per vendere una prima volta l'uva in modo ufficiale (che vada a registro per la vinificazione oppure venduta tale e quale) ed una seconda per produrre la quantità che verrà asportata, ai primi di aprile, da quel gioioso (ed ignaro) pubblico che decide di "andar per vin" per imbottigliarsi in casa il prosecco col fondo. (ovvio a questo punto un Prosecco che definire slavato è ancora poco...).

Se avete la fortuna (o sfortuna) di transitare sulla strada che costeggia dall'alto il Cartizze fermatevi a  guardare qualche vigneto: ne vedrete di belli, di meno belli, di splendidi ed impossibili (e che eroi quelli che li coltivano) ma salterà all'occhio un appezzamento dove le vigne sono state "potate" (virgoletto perché definire potatura una cosa simile è un'offesa) in modo tale che chiunque vi calcoli la resa, anche un perito agrario di primo pelo, non potrà che indicarvela come approssimativa ai 250 q.li ettaro! E parliamo dell'appezzamento principe, del Cru della produzione di Prosecco, di quello che dovrebbe esere il fiore all'occhiello della nuova DOCG. Per brevità evito di entrare nel discorso diserbi, lavorazione con eccesso di chimica e quant'altro: per quello ci sarà spazio in un futuro articolo (assieme allo strano caso del "qui grandina tanto ma la produzione rimane sempre invariata).

Nasce una nuova DOCG, ma nasce con un'ombra bruttissima: lo sfruttamento del territorio ed il totale disinteresse dello stesso. Della serie meglio lavorare in cantina che faticare in vigneto...

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Prosecco... e d'intorni! - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 1 commenti

DISCLAIMER

Questo blog non è, ne vuole essere, una testata giornalistica: viene aggiornato mantenendo una periodicità quasi quotidiana, a pura discrezione di chi lo scrive, pertanto non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2010.

Le immagini e le fotografie a corredo dei post sono state eseguite da chi le pubblica, oppure raccolte in rete.
L'eventuale pubblicazione di immagini coperte da copyright è avvenuta senza intenzionalità. Esse verranno immediatamente rimosse a seguito di semplice richiesta tramite e.mail all'indirizzo alessandrosb@libero.it

PROFILO DEL BLOG

Questo blog nasce il 30 gennaio 2009 come strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori (vedi sotto).
La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012 il blog vive di completa vita propria ed è l'espressione del pensiero sul vino, e del mondo ad esso correlato, dell'autore. 

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono davanti a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico, diretto o indiretto, con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.
Non cerco filtri o alibi: firmo ogni mio intervento e sono sempre raggiungibile all'indirizzo mail alessandrosb@libero.it

CALENDARIO

September 2014
M T W T F S S
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30          
<< < > >>

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

colori-bis2.gif

Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

Per maggiori informazioni visita il sito digitando qui oppure scrivi a info@saggibevitori.it 

Sede operativa: C\O Asolo Golf Club 
La sede operativa è situata presso l'Asolo Golf Club, in Via Dei Borghi n°1 - 31034 Cavaso del Tomba (TV)

Crea un blog gratis su over-blog.com - Contatti - C.G.U. - Remunerazione in diritti d'autore - Segnala abusi - Articoli più commentati