Tuesday 17 march 2009 2 17 /03 /Mar /2009 09:51
Si sa, in tempi di crisi accaparrarsi un buon cliente non è cosa facile, ed ancora più lo è il fidelizzarlo: questo ben lo sanno (visto che la crisi dei trasporti aeri è conseguente all'attacco dell'11 settembre, quindi antecedente a quella che sta attanagliando tutti noi) le compagnie aeree che sorvolano il nostro pianeta.
Per attrarre nuovi passeggeri da prima si era cercato il richiamo della pubblicità, ma vista l'inefficacia i sales manager hanno ben pensato di ridurre i prezzi delle tratte offrendo biglietti per il solo trasporto aereo.
Inizialmente conteggiando le spese aeroportuali a parte, per arrivare poi all'applicazione di una tassa su ogni servizio di terra e/o di smistamento per raggiungere infine il pagamento di ogni servizio di bordo, anche il più essenziale come quello dell'utilizzo della toilette. Come insegna la recente proposta di Ryanair ( link )
Ma in realtà la corsa al ribasso, oltre ad avere un limite, non può risolvere tutto soprattutto per le tratte a lunga percorrenza dove serve il giusto mix tra prezzo e servizio confortevole!

Ed a questo deve aver pensato il management di Singapore Airlines, da sempre una delle compagnie più votate alla ricerca del rapporto prezzo/qualità: dopo aver corredato ogni aereo (ma soprattutto in ogni classe) di sedili ampliati, TV personale, collegamenti WI-FI, spazi di colloquio, ecc., SA sta puntando all'innalzamento di quanto viene servito a bordo, non solo per il cibo ma soprattutto per le bevande, vino in primis.
Prima compagnia ad avere la carta dei vini di bordo, degna per altro di un tre stelle Michelin, SA ha deciso di curare gli abbinamenti cibo/vino affidandosi nientemeno che a Jeannie Cho Lee, unica asiatica ad essere insignita del prestigioso Master of Wine.
Al fine di offrire il meglio Cho Lee ed il suo staff hanno vagliato oltre 1.000.000 di vini degustandone il 10 per cento.
Indubbiamente la qualità di un volo passa anche attraverso il vino sorseggiato durante il pasto o nei lunghi momenti di noia, per contro molti produttori vinicoli potranno assicurare ai propri clienti di avere vini che volano alto....

AC


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Monday 16 march 2009 1 16 /03 /Mar /2009 08:03
A piccoli passi, anche in Italia, ci stiamo indirizzando verso a quella che dovrebbe essere la svolta epocale in fatto di packaging: la sostituzione dei tappi in sughero con chiusure di altro materiale per i vini di fascia qualitativa elevata, i così detti "top wine".
Già da alcuni anni nel mercato troviamo bottiglie di vino bianco, di fascia media, chiuse con tappi in materiale sintetico, mentre il mercato del vino prodotto con macerazione carbonica (il vino novello) propone quasi esclusivamente tappi di simile tipologia, era però la fascia alta che sino ad ora aveva rifiutato accorgimenti dissimili dal sughero.
Qualche esperimento da parte di produttori non convenzionali, con grande coraggio, c'era stato, ma nulla di più.  

Con fare innovativo, forse dovuto alla vicinanza geografica del mercato Tedesco (da anni avvezzo a chiusure alternative), alcuni famosi ed affermati, nonché premiati, produttori Altotesini hanno deciso di abbandonare il tappo in sughero a favore del tappo in alluminio: il tanto vituperato (sino a pochi anni fa) tappo a vite!
L'aziende Falkenstein propone il suo pluripremiato Pinot Bianco 2007 ed il Riesling 2007 con tale tappo, stessa accorgimento adotta Castel Juval per i suoi gioielli.
Tiefenbrunner immette nel mercato il Feldmarschall von Fenner 2007, forse il miglior Muller Thurgau italico, e non esita nel comunicare ai propri acquirenti, con pagina internet ( link ), tale iniziativa, considerandola punto di svolta non comune.
Che sia iniziata la fase ove il contenuto non verrà più valutato in base al vestito?
Speriamo di si.


AC


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Thursday 12 march 2009 4 12 /03 /Mar /2009 08:06
In questi giorni possiamo assistere all'ennesima sciocchezza proposta dagli euroburocrati che ci governano, i quali, quando si occupano di tutto ciò che riguarda l'agroalimentare, rasentano spesso il ridicolo, quando non lo superano...
Dopo averci proposto di cuocere le pizze nei forni elettrici anzichè in quelli a legna che "inquinano", dopo aver stabilito che le banane devono avere un raggio minimo di curvatura, che il burro di cacao non va bene per produrre il cioccolato visto che i succedanei sono di più facile reperibilità e che le zucchine sotto gli x centimetri non sono più zucchine (tutti provvedimenti caduti nel nulla dopo le proteste delle varie categorie) adesso i nostri fenomeni si occupano di vino....
E qual'è l'idea brillante del momento?
Cambiare il sistema per produrre il vino Rosè che tanto successo (di pubblico) sta raccogliendo in Cina.
Basta con le lungaggini delle macerazioni controllate, evitiamo il controllo dei pigmenti coloranti, perchè mai dobbiamo fare il vino Rosè con l'uva rossa? Semplicemente mescoliamo vino bianco e vino rosso, punto!
Avete capito bene, le capaci menti hanno sfornato la soluzione degna di Vardiello: per abbassare i costi di produzione (e la qualità ottenuta) cosa ci può essere di meglio se non imitare le disciplinari di paesi come Sud Africa ed Australia le quali, per la produzione del Rose, consentono (consentono, non consigliano) di mescolare vino bianco e vino rosso? A detta dei burocrati nulla: è la soluzione perfetta!
Dop aver insegnato a produrre vino a tutto il mondo, la cara, vecchia e mal governata Europa vuole assimilare le tecniche peggiori.
E' proprio vero, non c'è limite al peggio

AC
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Wednesday 11 march 2009 3 11 /03 /Mar /2009 07:56
Nel corso dell'inaugurazione dell'Antica Fiera di San Gregorio a Valdobbiadene (TV), il ministro Luca Zaia ha spiegato le prossime mosse per porre la tutela del nome Prosecco.
Al fine di evitare l'usofrutto della parola Prosecco da parte di Cinesi, Brasiliani, Sud africani, e perchè no, di produttori ubicati in zone non votate della vecchia cara Europa, l'unico sistema a suo dire è il ricondurre la derivazione del termine Prosecco al paesino Carsico da dove sembra avere origine il vitigno.
Questo per fare in modo che ci sia un origine geografica, e non terminologica legata al vitigno, della parola Prosecco.
Gli unici problemi, se così vogliamo chiamarli, sono due: il primo è che il paese di Prosecco dista circa 170 km da Valdobbiadene, il secondo è che in quella zona il vitigno coltivato si chiama Glera.....
Nessun problema: con piglio inusitato rispetto ai suoi predecessori il Ministro ha collegato, con una DOC specifica, la zona di Prosecco con quella di Conegliano-Valdobbiadene (che diverrà DOCG) e, come spiegato domenica nel corso della fiera, chiederà la cancellazione del vitigno Prosecco a vantaggio del vitigno Glera, da cui sostiene, esso deriva!
 «Il vitigno si chiamerà Glera, siamo di fronte a dei momenti storici». le parole con cui ha aperto il suo discorso.
 «Riflettete e se avete bisogno verrò ad una riunione con tutti voi per inquadrare il futuro che ci vuole dare la riserva del nome del Prosecco. Il 14 marzo si svolgerà una audizione in Camera di Commercio a Treviso. E' un altro determinante passo in avanti del percorso per la riserva del nome». Il 22 marzo, invece, ci sarà la riunione del Comitato vini: «Non toglieremo per il momento il nome del vitigno Prosecco, ma introdurremo il nome che prenderà la sua barbatella e cioè Glera». Sarà un altro dei passi decisivi affinché il Prosecco non sia più il vitigno, ma un vino eccelletene legato alla sua zona di produzione.
Staremo a vedere.

AC
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Tuesday 10 march 2009 2 10 /03 /Mar /2009 07:58

In un articolo comparso oggi su Agroalimentare (vedi link) raccoglie un sondaggio secondo il quale il 74% degli appassionati di vino motivi la scelta del proprio "vino della vita" o "vino della memoria" che dir si voglia, non tanto in base all'etichetta o alla qualità del vino stesso, bensì in base all'occasione in cui lo si è bevuto.
In altre parole piuttosto che preferire il vino XYZ dall'inestimabile valore o di particolare importanza, ognuno di noi tendrebbe a ricordare il vino bevuto nell'occasione più importante della nostra vita: la sera del matrimonio piuttosto che il momento in cui abbiamo concluso l'affare migliore della nostra vita, comunque sia un momento unico.
Sin qui niente di nuovo: per quanto un vino possa essere buono il sorseggiarlo può forse sostituire un emozione come la nascita di un figlio? Credo proprio di no....
Però l''aspetto che nell'articolo non viene sufficientemente preso in considerazione è forse fondamentale: un vero appasionato di vino come può sottolineare il momento più  importante della propia vita? Semplicemente brindando con la bottiglia migliore!
Parecchie persone da me interpellate hanno infatti confermato di aver stappato, nei momenti che contano, quella che ritenevano essere la bottiglia migliore (o più ambita) tra quelle conservate in cantina.
Ed è pertanto logico che il vino migliore coincida (spesso) con l'emozione più grande.

Voi che leggete avete una bottiglia migliore stappata nell'occasione migliore?
Se volete raccontarci "vino ed emozione" lo spazio dei commenti è a vostra disposizione.

AC
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Monday 9 march 2009 1 09 /03 /Mar /2009 20:19
Nello scorso week-end, ad Avvelino, si sono svolti gli "Stati Generali del Vino in Campania" a cura dell'assessorato regionale all'agricoltura e con il patrocinio della regione stessa.
Trattavasi di un simposio aperto al pubblico dove si confrontavano produttori vinicoli, operatori del settore, ed autorità politiche e di controllo.
Oltre che luogo di dibattito per i concreti problemi che stanno vessando il mondo vitivinicolo Campano, l'incontro è servito da potente grancassa per illustrare la girandola di iniziative partorite per favorire e promuovere il settore stesso (?).
Tra i vari progetti presentati la prossima realizzazione de "l'Università del Gusto" in collaborazione con Slow Food, la definizione delle "Vie del Vino in Irpinia" ed il potenziamento delle linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant'Antonio che dovrebbe diventare, secondo le autorità locali, un treno turistico per le zone interne, in grado di immergersi nei sentieri delle eccellenze vitienologiche Irpine.
Tutto interessantem tutto molto bello, tutto giusto.
Peccato che in concomitanza all'annuncio di queste bellissime iniziative i giornali Campani sottolineassero l'ennesimo scandalo pubblico: ovvero la "scomparsa" del Museo del Vino a San Giorgio Cremano (NA).
Inaugurato il 26 giugno 2008, e realizzato con un finanziamento Europeo a fondo perduto (è il caso di dirlo) di ben 350.000 euro, il Museo doveva essere luogo ove il visitatore potesse comprendere quanto la realtà vitivinicola è tutt'uno con la bimillenaria storia della regione.
Peccato però che ad appena 8 mesi dall'inaugurazione di tale museo non vi sia più nessuna traccia!
Anche questo è vino?

AC.
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Monday 9 march 2009 1 09 /03 /Mar /2009 17:10

N
ella bella serata di giovedì 5 marzo sull'ex Tocai, ora Friulano, abbiamo assaggiato:

PETRUCCO - COF FRIULANO 2007
VIGNAI DA DULINE - GRAVE ISONZO 2007
BORGO SAN DANIELE - FRIULANO 2007
GIGANTE - COF TOCAI FIULANO 2006
PICECH - COLLIO FRIULANO 2007


A voi che leggete ogni commento...
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Monday 9 march 2009 1 09 /03 /Mar /2009 17:09
In questi ultimi mesi si sta scatenando un'autentica guerra tra i più famosi winewriters d'oltreoceano,  i cosiddetti esperti: infatti i tanti eno-giornalisti a stelle e strisce, dopo una decennale dittatura dell'oramai inflazionato (e sempre meno ascoltato) Robert Parker, hanno iniziato una sorta di lotta per stabilire chi tra loro vanti il maggior potere di appel nei confronti del pubblico appassionato di vino.
Dove sta il problema direte voi? Semplice, che per fare questo ricorrono all'unico sistema: giocare al "chi critica l'altro vince"!
Ovvero se l'esperto del Wall Street Journal asserisce che il vino XYZ è il migliore dell'anno immediatemente il caporedattore di Wine Spectator dirà il contrario, e lo stesso dicasi per ogni importante ed influente testata giornalistica. In tale modo i lettori statunitensi si ritovano con quotidiane diatribe che riuscirebbero nel fare ammattire il più savio tra i savi...
Purtroppo il vero problema è un altro, ovvero che questi "signori" giocano con il frutto del lavoro di tanti seri ed onesti produttori che vedono, di giorno in giorno, salire e scendere le quotazioni dei loro vini al pari dei titoli di borsa, con blocchi totali delle vendite o richieste inapettate, che mortificano chiunque volesse lavorare con quel minimo di serietà che è il voler vendere il proprio prodotto perchè buono!

AC.
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Monday 9 march 2009 1 09 /03 /Mar /2009 17:08
Con squilli di tromba ed ingiustificato giubilo Coldiretti ci comunica che nella vendemmia 2008 abbiamo superato la Francia,  abbiamo infatti prodotto 1 milione di ettolitri di vino in più rispetto a loro: 45 milioni contro i loro 44....
Bene, evviva, gioia e giubilo! Ma a che serve?
Il mercato richiedeva tale milione? Sinceramente No....
Da parecchi anni gli esperti ci raccontano che sovra produzione significa solo abbassamento del livello qualitativo e del prezzo di mercato, ed infatti oggi i vini rossi di massa sono quotati circa (circa) 15 centesimo al litro per un grado medio di 11° all'ingrosso, praticamente neanche la spesa dei trattamenti fitosanitari obbligatori.
Non immaginiamo la fatica ed il lavoro per raccogliere e vinificare.

Abbiamo prodotto un milione di ettolitri di vino in più della Francia: non diciamolo ai contadini cui vengono riconosciuti 15 centesimi al litro per il frutto della loro fatica....

AC
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Monday 9 march 2009 1 09 /03 /Mar /2009 17:08

portaleIl nome è bellissimo, la manifestazione anche, l’unico neo, purtroppo, è la scarsa ricezione da parte del pubblico, in particolar modo quello più edotto dal punto di vista enologico.   La Primavera del Prosecco è una sorta di mostra del vino Prosecco itinerante: settimana dopo settimana sembra spostarsi, tale e quale, di paese in paese se non addirittura di frazione in frazione dello stesso: vi si colgono le stesse formule, gli stessi programmi, molto spesso gli stessi avventori, una cosa ovviamente muta: il vino proposto!        Infatti ogni mostra offre solo il vino frutto del proprio territorio, permettendo così al consumatore di cogliere le differenze qualitative e di espressione da zona a zona.                            Non rammento altri luoghi dove vi sia una manifestazione di tale piacevolezza e semplicità…

Purtroppo, forse per il clima semplice ed informale, molto Soloni del vino disdegnano le mostre delle Primavera del Prosecco ritenendole banali ed eccessivamente di massa, e questo è un grave errore: quale occasione più propizia vi può essere per l’affermazione del territorio se non questa?             A mio parere poche, se non nessuna, mi piacerebbe però cogliere le vostre idee.

AC

 

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Monday 9 march 2009 1 09 /03 /Mar /2009 17:07

La notizia è stata data in pompa magna in occasione di “ Chianti Classico Collection” (una delle tantissime Anteprime che si stanno svolgendo in questi giorni nelle terre di Toscana): il Chianti è il vino più imitato al mondo!

Per questo motivo sono stati stanziati 200.000 euro, dal consorzio di tutela, per registrare nome e logo in quasi tutti i paesi del mondo.  (cifra di per se irrisoria a fronte di un mercato, quello del Chianti, forte di un fatturato di 270 mln di euro).

''La grande fama ed il prestigio legati al nome Chianti – racconta il presidente del Consorzio Marco Pallanti - sottintendono anche un'altra faccia della medaglia: da anni siamo infatti bersaglio di innumerevoli tentativi di contraffazione, tanto che abbiamo dovuto registrare la denominazione 'Chianti Classico' come marchio collettivo. Una decisione inevitabile, soprattutto in quei Paesi, come gli Stati Uniti, in cui non e' stato possibile tutelare le nostre denominazioni di origine sia in ambito di accordi bilaterali che a livello di Wto

Contraffazione? Da quanto ho appreso negli anni si cerca di contraffare prodotti esclusivi e costosi, la cui importanza economica invita il consumatore alla ricerca di mercati paralleli…

Ma visti i vini che vengono immessi sul mercato, dagli stessi produttori autorizzati, mi chiedo se la stessa cifra non fosse il caso di stanziarla per difendersi dal lupo che alberga in ognuno di noi: è in bella vista, sugli scaffali di un grosso ipermercato della provincia trevigiana, una bottiglia di Chianti classico DOC (di produttore assai noto) ad euro 1,95 al pubblico…

Difendersi dalle contraffazione estere? Mah…!  

 

AC

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Monday 9 march 2009 1 09 /03 /Mar /2009 17:05

E' notizia fresca-fresca (ma lo sapevamo già tutti...): la recessione sta condizionando pesantemente il mercato nord americano, al punto che gli importatori statunitensi parlano di crisi oltre ogni immaginazione.
Nelle città più importanti stanno abbassando la saracinesca quei ristoranti vetrina dove sino ad un anno fa serviva la prenotazione con almeno tre settimane d’anticipo, stessa sorte per le enoteche super esclusive: troppo alti i costi di gestione e degli affitti per resistere.        E dei vini  che vi si consumavano quelli più penalizzati sono gli i Italiani ed i Francesi: tanti preferiscono contenere le spese sorseggiando i più economici prodotti Cileni ed Argentini (…) oppure puntano alla fascia media stabilmente presidiata da Nuova Zelanda ed Australia.

Ma, udite, udite, la Francia perde più posizioni di noi… e quindi limitiamo il nostro danno, anzi in virtù di una quota mercato notevole, pur perdendo percentuali di vendita, diventiamo la prima nazione europea nell’esportazione di vino nel paese a stelle e striscie.                                                       Di chi il merito di questa storico sorpasso? Del Brunello? No! Del Barolo? No! Allora dell’Amarone? Neanche…. Forse è un successo dei Bianchi del Friuli? No, no: Il merito va unicamente al Prosecco unico vino, al mondo, nel registrare un trend positivo sulla piazza americana anziché quello negativo…


Per una volta il nostrano (e “povero”) Prosecco ha battuto l’aristocratico Brunello…. 

AC

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DISCLAIMER

Questo blog non è, ne vuole essere, una testata giornalistica: viene aggiornato mantenendo una periodicità quasi quotidiana, a pura discrezione di chi lo scrive, pertanto non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2010.
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PROFILO DEL BLOG

Questo blog nasce il 30 gennaio 2009 come strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori (vedi sotto).
La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono di fronte a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, diretto o indiretto che sia, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

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Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

Per maggiori informazioni visita il sito oppure scrivi a info@saggibevitori.it 

Sede operativa: C\O Asolo Golf Club 
La sede operativa è situata presso l'Asolo Golf Club, in Via Dei Borghi n°1 - 31034  Cavaso del Tomba (TV), la puoi individuare premendo premi qui, oppure tramite Google Maps premendo qui

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