Lunedì 11 gennaio 2010 1 11 /01 /2010 07:37
alberta
Da sempre il periodo delle festività appena trascorse è, per gli appassionati di enogastronomia, uno dei momenti di massima soddisfazione: oltre alla tradizione di onorare la varie ricorrenze con la preparazione (ed il consumo) di piatti tipici c'è la voglia di incontrare amici e parenti in quello che per ognuno di noi è il luogo massimo della convivialità: attorno ad una tavola imbandita! 
E può esservi un'occasione migliore per aprire la bottiglia desiderata, quella che desideravi condividere, giudicare, assaporare assieme alle persone che stimi di più? Certo che no... ed allora, per un paio di settimane (complici le mattine successive sgombre da impegni di lavoro) ogni sera si trasforma in festa, in degustazione di gruppo, in simposio che qualche volta trascende in simpatico e contenuto baccanale.
Lo si può vedere in moltissimi forum dove si parla di vino: moltissima gente scrive e descrive (a volte in modo indubbiamente esagerato e prolisso, quasi si trattasse di recensioni da pubblicare sulla Gault Millau) quanto assaggiato o bevuto il giorno Natale, la sera della vigilia e del veglione di fine anno, oppure nel pranzo del primo. 
Personalmente in questi giorni ho avuto occasione di assaggiare alcuni vini che mi erano sconosciuti, riassaggiarne molti degustati nel corso degli anni ma soprattutto perfezionare ed approfondire la mia conoscenza sullo Champagne: grazie ad amici che hanno condiviso bottiglie e spesa, ho potuto valutare parecchie decine di bottiglie di nicchia e degustare altrettanti grandi classici.
Ovvio che ritenessi il bilancio dei miei assaggi notevole se non addirittura prestigioso, poi, alcune sere fa, mi arriva un mms di una persona amica che stimo ed apprezzo moltissimo (e non solo per le capacità di analisi sul vino), aprire la fotografia e scoprire che i miei prestigiosi assaggi erano perfettamente nella norma è stato tutt'uno: nel corso di un singolo pranzo ecco quello che ha avuto il piacere di bersi: Champagne Bollinger RD 1996; Gevrey-Chambertin Lignier 2000; La Tàche 2000; Trebbiano Valentini 1991; Eiswein Stein 2002; Barolo Chinato Conterno Fantinato 2004. (che potete vedere, nell'ordine, nella foto che mi è giunta - mi scuso per la scarsa qualità).
E siccome piove sempre sul bagnato le bottiglie erano tutte perfette, compreso il Trebbiano di Valentini sul quale io nutro spesso riserve.
Che dire? Che come sempre gioisco: quando una persona ama il vino e può bere bene non vi è mai invidia, vi è solo gioia per la fortuna che ha avuto, e che è sempre  bene ricordarsi come (spesso) l'erba del vicino sia sempre più verde...
Qualcuno di voi vuole scrivermi di qualche assaggio particolare compiuto nel periodo delle festività? Sarebbe un altro modo per vedere i differenti riflessi dell'erba!
 
AC 
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Domenica 3 gennaio 2010 7 03 /01 /2010 11:25
winter
Qualche giorno di vacanza serve... anche se è sempre un enorme piacere scrivere per Voi che ci leggete è giunto il tempo del riposo.  Non molto però: già lunedì 11 gennaio 2010 saremo qui, lieti di sapere che a qualcuno di Voi ciò farà piacere.

La "redazione" 

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Appuntamenti
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Giovedì 31 dicembre 2009 4 31 /12 /2009 11:30
fireworks 
Sinceri auguri a tutti i nostri soci, ai nostri amici, ai conoscenti, agli sconosciuti, a chiunque ami il vino, agli astemi, e ad ogni persona che abbia voglia di accettarli.
Soprattutto auguri a tutte quelle persone che spendono un minuto, magari ogni giorno, per leggere il nostro blog: a loro, assieme agli auguri, vogliamo porgere un enorme grazie.

Che il 2010 sia anno dove i motivi per un brindisi non manchino mai. MAI !

Circolo dei Saggi Bevitori




Di Circolo dei Saggi Bevitori
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Mercoledì 30 dicembre 2009 3 30 /12 /2009 10:56
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"E' da una vita che desideravo assaggiare questo vino, grazie amici"
Le parole, sincere e commosse, all'apertura del regalo avevano donato emozioni superiori, rispetto al valore della bottiglia, ad ognuno di noi..., logico che cominciasse il refrain "e tu? la bottiglia più desiderata, quando l'hai bevuta?"
A me non poteva che tornare in mente quanto avevo scritto per il Divino Diario nel giugno del 2000..... 
 
Esclusivo: che esclude ogni compartecipazione, appartenente a pochi. Chiuso, elitario, privilegiato. Nel dizionario il termine esclusivo è così descritto. 
Se di un prodotto di qualità superiore sono disponibile pochi esemplari la sua esclusività è più che certa: il prezzo si innalza, cresce sino a diventare a portata di pochi, pochissimi: elitario, privilegiato, appartenente a pochi. Esclusivo, appunto!   
Ed in questo caso nulla può la passione, la meritocrazia, l'amore per quel qualcosa, solo la maggior capacità finanziaria di una persona rispetto ad un altra stabilirà chi è destinato al possesso del bene desiderato.
Riconoscere ad orecchio il motore di una fuoriserie made in England rispetto a quello equipaggiante l'ultima creazione della casa di Stoccarda non serve: per possedere la 620 cavalli costruita a Maranello serve la tua possibilità di spesa, non la tua passione.
Puoi riconoscere d'impatto una Tiffany Favril Glass del 1915, ma solo il dio denaro ti permetterà di possederla, la tua passione ti permetterà solo di guardarla, con occhi sognanti, nella vetrina dell'antiquario.
E come per l'arte, l'alta moda, i viaggi da sogno ed ogni cosa che abbia un prezzo, anche nel nostro amato vino troviamo l'esclusività.... per fortuna pochi nomi, pochissimi, ma alcuni vini ed alcune annate sono ai più irraggiungibili, ed il loro valore, a differenza di altri beni, dura il tempo di una sorsata, poi più nulla!
Qualche nome? Petrus..., Romanèe Contì..., quest'ultimo nelle annate vecchie e favolose realmente irraggiungibile.
Un vino bevuto sì da appassionati, ma che allo stesso tempo sono persone con ampia possibilità di spesa: manager, finanzieri, calciatori, attori, i quali per assaggiare vecchie annate sono disposti e spendere (e soprattutto possono spendere) l'equivalente di molti mesi in busta paga, a volte di un gioiello, di una macchina, di una crociera intorno al mondo.... 
Non è un vino che si compera, lo si acquista en primeur, per prenotazione, alle battute d'asta, e per il semplice appassionato che deve mediare tra passione e possibilità rimane spesso un sogno irrealizzato, una chimera... magari un giorno, forse un calice... vista la mia passione...  
Invece no, il sogno è sogno e sulla passione vince sempre il dio denaro, così è la realtà!
Solo nell'isola che non c'è puoi possedere una Ferrari grazie alla passione: devi ricordare l'ordine d'arrivo del GP del 1971, ritiri compresi, il denaro non serve, e non serve neanche il conto a nove zeri per possedere Gauguin, Matisse, Cezanne, basta conoscere il paese natale di ognuno di loro, la loro vita, le loro opere... l'equivalente del Bolaffi in realtà lo possiedi conoscendo la date di emissione del Penny Black, non perché hai la fortuna di essere nato sopra un pozzo di petrolio.
E per degustare un Romanèe d'annata? Basta ricordare, sapere, conoscere... ma purtroppo questa è una fantasia per l'Isola che non c'è...
 
Ma qualche volta, fortunatamente, i sogni si avverano, ed in una mite sera primaverile un amico se ne priva, ti invita e te lo offre.
E' una vecchia annata, non importa quanto sarà buono (oggi posso dirlo: era fantastico, eccome se lo era) ma quella sera hai concretizzato il tuo sogno!
Ami il tennis? Sei Federer a Wimbledon! Il canto? Sei Caruso alla Scala! Sei Messner in vetta all'Everest, Rossi al Sarrià, Pelizzari che riemerge... hai raggiunto la tua meta, realizzato il tuo sogno, sei il Re al centro della corte!
E' inutile rimembrare cosa c'era nel bicchiere, basta solo sapere che a volte, per fortuna, approdi all'Isola che non c'è...
 
AC 
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Lunedì 28 dicembre 2009 1 28 /12 /2009 11:22
panettone sm
E' fuori dubbio che l'espressione "Oste della mala ora" poi storpiato in "Oste della malora" ricordi i film di cappa e spada, con indirizzo marinaro, tanto di moda negli anni '60-'70 che ancora oggi di tanto in tanto vengono trasmessi da emittenti minori a carattere regionale.
La scena era quasi sempre la stessa: la nave entrava in rada (magari nella celeberrima Isola della Tortuga) ed una volta a terra l'equipaggio si riversava all'interno della taverna di turno, dove nella più generale confusione, tra donne di indubbia bellezza e dubbissima moralità, i boccali di ceramica ricolmi di non si sa bene cosa venivano ingollati senza ritegno, seguiti appunto dalla frase Oste della malora, portacene ancora! E nel lessico comune italiano Oste della malora è divenuto quasi un insulto.
Lo stesso insulto che mentalmente io ho diretto al gestore di un ristorante in cui mi trovavo a pranzo in un giorno delle festività che stiamo vivendo: il motivo è presto detto, (ed è il solito di ogni Natale)...
Gli occupanti del tavolo adiacente al mio volevano concludere il pranzo con un dolce natalizio, una fetta di Panettone o di Pandoro, detto e fatto dopo pochi minuti ecco comparire il gestore con un bel Panettone artigianale: splendido da vedere al taglio, con pasta di colore carico, correttamente riempito di uva passa e con la glassa spessa e profumata. Anzi il profumo era tale e così gradevole da spingermi quasi nel chiedere anche per il mio tavolo identica chiusura.
Idea subito abbandonata nel veder comparire l'oste (a questo punto lo chiamo già così) con una bottiglia di spumante, assai nota, in mano: "se mi permettete vi offro questa bottiglia" il viso simpatico dell'oste dimostrava genuinità, così come piacevole era l'espressione dei commensali nel ricevere tale dono.
Peccato che, come prevedibile, tale espressione non si fosse protratta un solo secondo in più dell'assaggio: l'oste aveva offerto loro una bottiglia di spumante brut (per altro uno spumante ben minerale e sapido) e l'abbinamento era risultato sgradito a tutti.
Oste della malora, ho pensato tra me e me, hai rovinato la reputazione ad un ottimo vino, ai reso sgradevole quello che a vedere (ed annusare) sembrava un ottimo Panettone ed hai pure fatto la figura di quello che offre un prodotto scadente quando per comperare un'ottima bottiglia di moscato d'Asti o dei colli Euganei avresti speso la metà della bottiglia offerta...
Al momento del conto non ho potuto fare a meno di suggerire una rapida lettura a qualche testo di abbinamento spiegando l'errore compiuto, e con sorpresa il gestore ha accolto il mio suggerimento con enorme piacere: "sa, io sono astemio e non mi imbatto in questi problemi...."

Mi ero sempre chiesto il perché della frase oste della malora (per altro è stato bellissimo leggere l'origine di tale locuzione, che purtroppo è troppo lunga da riassumere in poche righe) ma dovevo immaginare che, motivo originale a parte, al giorno d'oggi un oste astemio può solo essere un oste della malora....
AC
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Giovedì 24 dicembre 2009 4 24 /12 /2009 16:48
babbo nataleAUGURANDO A VOI TUTTO UN DOLCE, SERENO, PIACEVOLE NATALE VI DIAMO APPUNTAMENTO A LUNEDI' 28 DICEMBRE!

ANCORA AUGURI A TUTTI VOI.
IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI.

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Mercoledì 23 dicembre 2009 3 23 /12 /2009 16:59
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Mancano poco più di ventiquattro ore al brindisi augurale di Natale, e le poche persone sprovviste delle bottiglie per compiere tale brindisi stanno affrettando le loro compere. Con cosa si brinderà quest'anno?
Fatto salvo l'uso di uno spumante (sia chiaro che ognuno può brindare con ciò che vuole, ma ad essere sinceri stappare alla mezzanotte di Natale o di Capodanno un vino non spumante è quasi deprimente) il mercato offre ogni ben di Dio, e raramente ho visto così tanta scelta a poche ore dalla vigilia. (sarà colpa della crisi? Sicuramente....)
Qualcuno opterà per l'intramontabile Champagne, qualcuno per il Metodo Classico sia esso Franciacorta oppure il rinato Talento anziché qualche straordinario  Metodo Classico che magari senza storia o tradizione (ma ottimamente) produciamo nel nostro Paese, altri dirotteranno su Cremant anzichè chicche quasi sconosciute, insomma ognuno seguirà i propri gusti e le proprie curiosità.
E' innegabile però che la parte del leone la farà il vino del nostro distretto, il Prosecco! Anche la rivista Gambero Rosso (che nel bene o nel male rimane, per diffusione, numero di copie ed altro la più diffusa ed autorevole rivista enogastronomica Italiana) lo segnala con un titolo che lascia spazio a poche interpretazioni: "Prosecco batte Tutti" 
Ora sarebbe sciocco e miope credere che l'affermazione del Prosecco sia esclusivo frutto della propria piacevolezza: realisticamente la profondità, la struttura, la completezza di molti Metodo Classico sono irraggiungibili per il nostro vino, così come è impensabile attribuire il merito alla disinvoltura e semplicità con cui il consumatore può approcciarsi a questo spumante.
Premessa l'incredibile (anzi inarrivabile) bevibilità l'affermazione del Prosecco dobbiamo cercarla soprattutto nel limitato impegno finanziario che il consumatore deve effettuare: non vi è infatti altro spumante che possieda un prezzo così contenuto a fronte di una costanza qualitativa, da produttore a produttore, così elevata.
Ed allora visto il momento largamente positivo possiamo solo sperare due cose: la prima è che i produttori forzino il loro impegno verso una maggiore qualità (facilmente ottenibile visto che almeno il 50% del Prosecco che mi capita di degustare ha margini di miglioramento incredibili - leggasi più vigna e meno autoclave - specialmente al di fuori dalla DOC Valdobbiadene), la seconda è che i consumatori non si fermino ai soliti nomi perché pubblicizzati, ma cerchino,con l'ausilio di guide, esperti o semplici prove personali il Prosecco vero, quello che evidentemente non può costare 3 euro a bottiglia, perchè a tale prezzo comperi bibite gasate in bottiglia, non Prosecco!  (vero amici baristi? Quante volte vedo ignobili "spumanti", che voi avete pagato al massimo euro 2,50 a bottiglia, uscire dai vostri banconi... dovreste vergognarvi nel propinare tale bassezze, evidentemente il detto pecunia non olet per alcuni di voi vale ancora.... ).

Comunque sia il brindisi di domani auguro a Voi tutti (con ogni vino) una fantastica sera per la Santa Vigilia.
AC 
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Martedì 22 dicembre 2009 2 22 /12 /2009 20:00
inverno

Che il mondo del vino sia ammantato di bellissime leggende è cosa nota sicuramente a tutti, che molte leggende, identiche tra loro, trovino collocamento in luoghi spesso distantissimi è altrettanto noto, magari un po’ meno noto è il fatto che tante leggende abbiano un minimo fondo di verità.

Ben due leggende gravitano sul vigneto di Corton-Charlemagne: la prima narra il motivo per cui vi si coltiva Chardonnay anziché Pinot Nero come in tutte le zone circostanti (essa racconta che anche a Corton si coltivasse Pinot, ma grazie al fatto che l’imperatore Carlo Magno, il quale aveva l'abitudine di bere il vino tratto da quelle viti, durante la vecchiaia rovesciasse spesso il calice di vino rosso sulla sua folta barba bianca macchiandola in modo ridicolo. Per tale motivo impose di produrre del vino bianco sostituendo il Pinot Nero con uve a bacca bianca). La seconda (probabilmente con un fondo di maggior verità) dice che in gioventù fu proprio Carlo Magno, transitando a fine inverno dalle parti di quello che oggi è il comune di Aloxe-Corton, nel suggerire di piantumare viti sul colle di Corton: egli infatti vide che la neve si scioglieva molto prima rispetto alle zone circostanti ed intuì che le condizioni ambientali (quello che oggi noi possiamo chiamare microclima) fossero favorevoli alla coltivazione dell’uva.

Questa leggenda mi è tornata in mente nel pomeriggio di domenica scorsa: durante una passeggiata effettuata in compagnia di un amico viticoltore sui colli di Colbertaldo, nella zona denominata Federa, ho notato come molti vigneti, pur con una temperatura di alcuni gradi sotto lo zero, fossero già liberi della neve che li ricopriva appena il pomeriggio precedente. Ed è stato interessante scoprire come tali vigneti fossero quelli coltivati da sempre: come a dire che identica intuizione di un imperatore fosse da attribuire ai nostri avi contadini.                                                                              Comunque, al di là di verità o casualità, il piacere di passeggiare nei vigneti riserva sempre emozioni impagabile, e non posso che suggerirla anche quando il tempo appare inclemente.

 

AC

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Lunedì 21 dicembre 2009 1 21 /12 /2009 10:43
MAMMA TERESA

Che l’avvicinarsi del Natale comporti un notevole cambiamento su quanto compare sulle nostre tavole è cosa ben nota, soprattutto per quanto riguarda il fine pasto: assieme ai classici dolci natalizi (Panettone e Pandoro sopra ogni altro) fanno la comparsa i vari tipi di mandorlato, tronchetti natalizi, biscotti speziati ed ogni sorte di frutta secca. Nella cena dell’altra sera, complice un delizioso (anche dal punto i vista estetico) vassoio in vimini ricolmo di datteri, fichi secchi, uva passa e mandorle, mi è venuto l’idea di aprire, dopo parecchio tempo dall’ultima volta, una bottiglia di Primitivo Passito dell’azienda Vinicola Savese, il Mamma Teresa!  

Un vino che si presenta di un bel rosso rubino con unghia leggermente aranciata, di olfatto intenso, con sensazioni di ciliegia, prugna disidratata, marinelle, mirto di rovo seguito da una moltitudine di spezie: cannella, chiodi di garofano e pepe. In bocca si propone pieno, completo, denso, con un ottima corrispondenza gusto olfattiva e persistenza finale degna di nota.  Il Primitivo passito l’ho conosciuto proprio grazie al produttore di questo vino, Vittorio Pichierri, quasi vent’anni orsono, nel corso di un Vinitaly, e da allora non è mai scemato l’entusiasmo per questo vitigno. Il Mamma Teresa viene prodotto con uve sovra maturate in pianta: dopo il periodo di appassimento sulla pianta, l’uva viene vinificata con metodi tradizionali attraverso una fermentazione a temperatura controllata (20/22°C). Il vino viene conservato in contenitori interrati vetrificati ove avviene la maturazione e l’affinamento. Per una parte si completa l’invecchiamento in barriques e giare in terracotta esaltando le caratteristiche intrinseche del vitigno. Giunto a maturazione, viene stabilizzato e imbottigliato a freddo per non alterare le sue caratteristiche naturali.

Mi permetto di consigliavi questo vino con la frutta secca, come sopra scritto, oppure con pasticceria secca di mandorla, amaretti e crostate di frutta, a degna conclusione di un grande pranzo natalizio.

AC

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Giovedì 17 dicembre 2009 4 17 /12 /2009 23:25
carta-identita-italiana.jpg

Pensavo, credevo, ipotizzavo di averle viste tutte nel vino, ed invece mi sbagliavo: leggo stamane della nuova iniziativa intrapresa dal Consorzio di Montalcino, (link) il quale per risollevare l’immagine offuscata dai recenti scandali nulla ha trovato di meglio se non istituire una sorta di “carta di identità” per le bottiglie immesse in commercio dalle aziende aderenti che da oggi è possibile richiedere a mezzo sms….

Di cosa si tratta è presto detto: già da alcuni anni si può rintracciare (?) l’origine di una bottiglia tramite il portale internet del Consorzio, per fare ciò e' sufficiente seguire le istruzioni del sito inserendo nell'apposita pagina le tre lettere e gli otto numeri di serie presenti sulla fascetta identificativa della DOCG. Al termine di questa procedura appaiono una serie di dati: annata, numero di bottiglie prodotte nella stessa partita, riferimento alla certificazione dell'ente di controllo, dati analitici (titolo alcoolometrico, estratto, acidità), nome del produttore con relativi riferimenti di indirizzo, telefono, indirizzo mail e link diretto al suo sito web. Da oggi gli stessi dati possono essere reperiti tramite il telefono cellulare con procedura similare a quella del sito tramite l'invio di un sms (al numero 3663008880), il testo dell'sms deve essere compilato con le tre lettere e gli otto numeri presenti sulla fascetta aggiungendo la capacità' della bottiglia. In poco minuti giungerà un SMS di risposta contenente tutti i dati. Ora, so bene di essere eccessivamente pragmatico, ma credo che per conoscere annata, grado alcolico e l’identità del produttore fosse sufficiente leggere l’etichetta (magari attentamente?), se però qualcuno ha bisogno di spedire un sms per ottenere tali dati non mi scandalizzo (eufemismo) il problema è tutt’altro, ovvero che io non voglio ulteriori informazioni tra quelle note, io vorrei conoscere le cose importanti! Con le uve di quali vigneti è stato prodotto tale vino? L’azienda produttrice o i titolari sono mai stati condannati per truffe alimentari? Ha mai ricevuto sanzioni o rilievi di una certa importanza per non essersi attenuta al rispetto del disciplinare? ecc. ecc.. Questi possono essere dati utili per ricostruire un’immagine. Immagine distrutta anche da persone che impiegavano il loro tempo per progettare carte d’identità elettroniche anziché verificare che i propri affiliati svolgessero quanto stabilito!

AC   

 

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Mercoledì 16 dicembre 2009 3 16 /12 /2009 20:30
sandro1

Lo scrivo subito: questo non è un post dedicato ad una degustazione, ne uno scritto vergato per comunicare quanto buono fosse un vino assaggiato a chi “non c’era”, questo è una riflessione a voce alta e fatta nel ricordo di un paio di ottimi calici di vino su come stia evolvendo (in meglio) l’area più vocata alla produzione del Prosecco, quella del Valdobbiadenese.                                                                                                     Mi sono trovato nella sera di lunedì, assieme agli amici Marco ed Andrea (miei autentici mentori per qualsiasi cosa riguardi il Prosecco assieme ad Ivo, Giovanni e Nicola), in visita all’azienda agricola dei fratelli Stramare, situata sulla sommità del Col Roer, praticamente al confine tra Valdobbiadene e la frazione di San Vito.             Ad accoglierci c’era Luca Gallina, il nipote dei titolari, bravo e simpatico enotecnico, e lo scopo della visita vertiva sull'assaggio di una ben specifica tipologia di Prosecco: quello vinificato da uve passite! Tanti, troppi, credono che la versione passita sia un vino che esula dalla tradizione, in realtà è l’esatto contrario: il Prosecco passito è scomparso perché le uve che solitamente si destinavano a tale prezioso nettare sono state fagocitata dalla spumantizazione… non lo si può negare, lo spumante è croce e delizia del territorio: delizia perché grazie alla versione spumante il Prosecco si è fatto conoscere nel mondo, si è affermato, ed a portato il giusto compendio economico a chi lo produce, croce perché sembra che il Prosecco sia solo uno spumante e non più un vino.  Persino alcuni giornalisti del settore non sempre sanno cosa significhi vino Prosecco: un vino che, ovviamente  quando prodotto con i dovuti crismi, e un bianco fermo dalle qualità notevoli, un vino che prodotto con il metodo tradizionale, quello del fondo (sistema ancestrale) è vino che non teme confronti per capacità di abbinamento, piacevolezza, caratteristiche di mantenimento delle peculiarità gustative…. l’avessero i francesi il Prosecco col fondo sarebbe decantato e venduto quasi con pari enfasi dello champagne, ma questa è una storia che affronteremo un’altra volta…

Il Prosecco Passito di Luca non è un vino prodotto seguendo le mode, i gusti, ed il mercato, bensì è tradizione riportata all’attuale: non basterebbe un articolo di 100 righe per descrivere la passione, la tenacia, l'amore e lo sforzo posto per vinificare al meglio il vino che abbiamo assaggiato. Alcuni dati però possono chiarire il discorso: 50 quintali di uve attentamente (frase autentica, come abbiamo potuto constatare) selezionate in vigna, appassimento protratto su cassetta o graticcio dai 5 ai 7 mesi, fermentazione spontanee senza inoculi e pertanto protratte per lunghi periodi (sempre con il pericolo di inneschi spicevoli) effettuate in vetro (avete letto bene, in vetro: Luca cerca la fermentazione in damigiane scolme per lavorare in riduzione, ed infatti al naso si ritrovano note piacevolmente e mirabilmente ossidate) infine maturazione per due o più anni in botti di legno piccolo e con minima tostatura.

Il risultato? Un vino nella quantità pari praticamente al 10 per cento dell'uva raccolta, che varia dai 12 ai 15 gradi alcolici (dipende dall’annata) e con un residuo zuccherino che può variare, sempre a seconda dell’annata, dai 220 ai 300 ed oltre grammi per litro! Nel corso della serata abbiamo assaggiato più annate, che mi riservo di descrivervi nei post delle degustazioni, sappiate comunque che erano vini deliziosi ed impagabili, con un 2007 da prenotare sin da oggi. Li descriverò più avanti perchè lo scopo di questo post è quello di  esprimere l’enorme piacere avuto nell'incontrare una persona come Luca, animata da autentica passione, e come lui lo sono gli amici citati prima, Andrea, Marco, Giovanni e Nicola, che voglio accomunare ad altri produttori come Alberta e Silvano, Paolo, Luciano, Claudio, Massimo, Francesco, Antonio, Franco, Stefano e tanti altri conosciuti negli ultimi due anni che dimostrano un amore per il loro vino, il loro territorio e le tradizioni (ovviamente rivisitate secondo tecniche più corrette) che mi portano a credere che il mondo dei "prossecchini" pronunciati in tale odioso modo sia agli sgoccioli: questi sono protagonisti da vino PROSECCO scritto sempre in maiuscolo. Produttori che mi inducono a credere che non sarà una semplice G posta al termine della sigla DOC a fare la differenza rispetto agli anni 80-90 ed inizio 2000, bensì la certezza di un territorio unico unito al loro amore ed alla loro preparazione.

La sfida del Prosecco "vino protagonista" parte dai presupposti appena citati, non certo da una concessione di legge….

AC

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Martedì 15 dicembre 2009 2 15 /12 /2009 20:00
bandiera italia

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere, su alcuni siti internet ed alcuni blog, commenti assai negativi nei confronti dell’iniziativa promossa dal Ministero delle Politiche Agricole e dal Ministro Zaia denominata “Brindo Italiano”, e sinceramente mi stupisco per queste negative prese di posizione. Per chi non lo sapesse l’iniziativa “Brindo Italiano” non è un'invito rivolto alla popolazione italiana atto a suggerire esclusivamente brindisi con spumanti di produzione italiana: (fortunatamente suggerimenti così autarchici e fuori dal tempo sono, oltre ad essere demagogici, largamente inascoltati) bensì la richiesta formulata alle emittenti Televisive italiane di non utilizzare prodotti esteri per il brindisi di fine anno!

Queste le parole del Ministro: "Ho chiesto alle principali televisioni e radio italiane di scegliere, per il tradizionale brindisi dell'ultimo dell'anno, le bollicine dei nostri spumanti. Sarà un modo per festeggiare insieme non solo il nuovo anno, ma anche uno dei prodotti simbolo dei nostri territori e, con esso, l'agricoltura italiana tutta."
"Con il Ministero – ha fatto sapere Zaia – stiamo coinvolgendo i principali Consorzi italiani i quali forniranno le bottiglie che verranno stappate nei diversi programmi a Capodanno. Le bottiglie che regaleremo alle varie emittenti avranno delle etichette ad hoc con il logo del Ministero e il nome dell'iniziativa, che sarà 'Spumante italiano'. Abbiamo già ricevuto dei riscontri positivi da alcuni dei più importanti broadcaster."

Visto quanto sopra mi chiedo cosa ci sia di male in tale invito: nessuno ci ha chiesto di boicottare lo Champagne o altri spumanti stranieri nel momento del nostro brindisi augurale, nessuno ci ha chiesto di sorseggiare con bollicine italiane anziché con quello che più ci aggrada, il Ministro ha solamente chiesto (chiesto, non imposto) di utilizzare spumante Italiano per il brindisi di mezzanotte, al posto di vini provenienti da altri paesi, nel corso delle trasmissioni che verranno irradiate a cavallo della mezzanotte. Non ci trovo nulla di scandaloso in tale richiesta, anzi ad essere sincero ho sempre considerato sciocco, provinciale (e pure spregiativo per chi non può permetterselo) la stappatura di costose bottiglie di Champagne nelle trasmissioni nazional-popolari della mezzanotte di san Silvestro che proprio perché tali non dovrebbero pubblicizzare qualche ben determinato marchio o prodotto. Mi ricordo ancora bene il servizio trasmesse al TG 1  del 1° gennaio (costringetemi a tutto, ma non ad assistere ad una trasmissione televisiva la sera del 31 dicembre) dove si comunicava l’ottimo share raggiunto dalla trasmissione augurale condotta da Carlo Conto in quel di Rimini, e per comunicare ciò si trasmettevano le immagini raccolte la sera precedente in cui si vedeva l’abbronzatissimo conduttore, avvolto in uno spesso piumino, intento nell’aprire una bottiglia di Dom Pérignon (il cui principale scopo, successivamente, era stato quello di bagnare il palco vista l’imperizia con cui era stata aperta): incredibile, inutile ed ingiustificata pubblicità per un prodotto d’oltre alpe.

Per questo mi chiedo cosa ci sia di male nell’iniziativa promossa da Zaia, e se qualcuno riesce a spiegarmelo lo ringrazierò…

AC

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CHI SIAMO

Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene, con serate a tema, corsi di degustazione, incontri con produttori, serate di abbinamento e quant'altro può avvicinare, in modo corretto, e conviviale al mondo del vino.
I Saggi Bevitori sono persone appassionate di vino che desiderano condividere questa gioia.
Nato il 1° luglio del 1999, da sei persone reduci da un corso di degustazione, il Circolo è cresciuto nel tempo sino a superare oggi i 120 soci.
Una volta al mese (1° venerdì di ogni mese) i soci si riuniscono in sede per ascoltare produttori, degustatori, giornalisti o altre persone raccontare un vino, un'azienda o una regione vinicola, con a seguire una degustazione guidata.

Il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle!

RECAPITI

Circolo Saggi Bevitori : info@saggibevitori.it
Redazione del Blog      : saggiblog@libero.it
Corsi degustazione     :
saggibevitori.corsi@libero.it

Alessandro Carlassare : alessandrosb@libero.it

Sede Circolo: C\O
Asolo Golf Club 
Via Dei Borghi, 1 - 31034 - Cavaso del Tomba (TV)

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GLI AUTORI

Il Blog è strumento di comunicazione del Circolo dei Saggi Bevitori. 
Ogni articolo è siglato dall'autore che ne è diretto responsabile.
La sigla AC identifica Alessandro Carlassare, responsabile del Blog.

PROFILO

  • : Circolo dei Saggi Bevitori
  • : Veneto Asolo
  • : Associazione Ricreativa Enoculturale C/O Asolo Golf Club Via dei Borghi, n° 1 31034 Cavaso del Tomba (TV) Info@saggibevitori.it

ARTICOLI

Gli articoli, salvo situazioni straordinarie, hanno cadenza giornaliera.
Vengono pubblicati, nel numero di uno al giorno, dal lunedì al venerdì alle ore 12.00 circa.

I collegamenti (link) verso altri articoli indirizzano a pagine visibili a chiunque e liberamente visitabili.
Gli articoli spediti, con richiesta di pubblicazione (che avverà ad insindacabile giudizio del Circolo), devono essere firmti ed essere inerenti al vino ed al mondo ad esso collegato.

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