Monday 18 july 2011 1 18 /07 /Lug /2011 15:06

Ruff-Pro

Come ogni mattina, di prima mattina (ahimè molto di prima mattina), mi sono ritagliato mezz'ora per curiosare e leggere le notizie riguardanti il vino ed il mondo ad esso collegato, e così facendo mi sono imbattuto in una notizia riportata da WineWebNews (rassegna stampa settimanale che potete trovare in sommelier.it - o qui - e di cui consiglio vivamente la lettura) riguardo la commercializzazione di uno spumante charmat Prosecco da parte della nota azienda Toscana Ruffino a sua volta consociata (o proprietà? si fatica nel seguire la saga...) di Costellation, primo gruppo al mondo nel segmento vino.
Il primo pensiero è stato che nulla di nuovo si muove a caso sotto il sole dei grandi marchi: Costellation sente l'esigenza di avere nel proprio portfolio un Prosecco a marchio proprio ed incarica il braccio italiano (Ruffino) di metterne uno a catalogo, e fin qui non mi scandalizzo: si potrebbe dire è il commercio...
Se non mi scandalizzo però mi indispongo per il profilo puramente commerciale tenuto su questo vino: questo "prodotto" nasce a uso e consumo del mercato statunitense, fregandosene a tutto tondo della storia italiana e come poterete vedere in seguito, anche delle regole.
Guardando infatti il sito italiano di Ruffino (qui) non vi è nessuna notizia del Prosecco in distribuzione, nanche nelle news, mentre se aprite il sito dedicato agli States (qui) ed al resto del mondo, vedrete addirittura in home page una bottiglia di Prosecco con simpatica didascalia a fianco e dei link di collegamento che ti riportano alla scheda tecnica (qui) dove si scopre che è un Prosecco DOC, e ad una di ricette di cocktail a base di Prosecco (qui), come a dire "noi il Prosecco lo produciamo da così tanto tempo che abbiamo persino creato dei drink..." (manca poco scrivessero che lo spritz si basa sul loro Prosecco e l'hanno inventato loro).
Comportamento ovvio: se un appassionato italiano apre il sito della Toscanissima Ruffino la prima cosa che si chiede è il perché questi abbiano in catalogo un vino Veneto, regione in cui (a quanto so) Ruffino non ha nessuna tenuta, mentre per "l'appassionato" (ve ne saranno?) statunitense tutto è digeribile...
La pazienza però di esaurisce quando leggo la comunicazione date da Costellation in Brand News (che potete leggere qui) visti gli errori: "an extra-dry style, the 100 percent glera (Prosecco) grapes are sourced from the hilly areas of Valdobbiadene, one of the best-known regions of Prosecco production in the Veneto region of northwestern Italy" ovvero che "E un (vino) in stile extra-dry, ed il 100 per cento delle uve Glera (Prosecco) provengono dalle zone collinari di Valdobbiadene, una delle più note zone di produzione del Prosecco del Veneto nel nord-ovest d'Italia" (se la mia traduzione pecca perdonatemi).
Innanzitutto Valdobbiadene non è una delle zone più note di produzione, bensì la più nota, secondo il Veneto è nel nord-est d'Italia e non nel nord-ovest (mai sentito parlare della bussola e delle carte geografiche?) ma soprattutto è troppo comodo dire che le uve provengono da Valdobbiadene (o dintorni) se poi si produce del Prosecco DOC... cari amici della Costellation, le regole sono chiare: voi potete produrre un Prosecco DOCG con uve provenienti dalla zona di Valdobbiadene e Conegliano (e dintorni) oppure Asolo, ma se queste uve le declassate perché volete produrre un DOC (sfruttando così la maggior resa per ettaro) poi non potete fare alcun riferimento (tanto in etichetta quanto nel materiale informativo) alle origini di tale uve!
Vi immaginate se tutti i produttori di Nebbiolo base si mettessero a scrivere nei loro volantini "questo Nebbiolo viene prodotto con uve provenienti dalle colline di Barolo"? Oppure, se vogliamo stare più in tema, se gli amici dello Champagne dicessero "questo spumante viene prodotto con uve raccolte nelle vicinanze di Reims" ma poi fosse etichettato come spumante generico?
Io non voglio scomodare il Barolo o lo Champagne per difendere le uve del comprensorio DOCG atto a dare Prosecco Superiore, ma visto che le regole sono regole (ed i quintali di resa ammessa anche) vanno rispettate da tutti, altrimenti è un errore stellare, in special modo se ti chiami Costellation.... 
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 14 commenti
Thursday 14 july 2011 4 14 /07 /Lug /2011 10:41

Rally

Sono convinto che quanto accaduto domenica 3 luglio a Santo Stefano Belbo sia passato un po' troppo sotto tono, decisamente sotto tono: capisco che essendo la gaffe occorsa agli organizzatori del Rally del Moscato più simile ad una dissacrante gag del fantastico duo Totò - Peppino che non ad una situazione ufficiale, si faccia di tutto per farla passare in sordina, ma proprio perché la gaffe è oltre i limiti del tollerabile essa va denunciata e divulgata ben oltre quanto stanno facendo i pur bravissimi blogger piemontesi (come, ad esempio, questo e questo).
Raccontarvi quanto accaduto è molto semplice: nei giorni di sabato 2 e domenica 3 luglio si è svolto, sulle colline Astigiane poste attorno a Santo Stefano Belbo, luogo di produzione delle uve Moscato per Asti e Moscato DOCG, la gara automobilistica denominata Rally del Moscato giunta alla decima edizione.
Manifestazione che teoricamente dovrebbe servire anche per promuovere il territorio (almeno così mi si dice ogni volta che mi arrabbio perché chiudono le strade del monte Grappa o del monte Tomba per far svolgere il Rally della Marca: è manifestazione che serve per promuovere il territorio... ((sic!)), al punto che, oltre a chiamarsi Rally del Moscato ed a svolgersi nei luoghi dove viene prodotto, vede coinvolte molte autovetture sponsorizzate da produttori di tale vino.
Nulla da ridire: la cosa ha un senso e va accettata anche da chi non ama tali manifestazioni, peccato però che il Rally del Moscato veda il vincitore brindare con un lucente magnum di Prosecco... 
Avete letto bene: il vincitore della gara si è visto consegnare una magnum di Prosecco per il consueto brindisi di fine gara!
Capisco l'ignoranza di molti cronisti sportivi, i quali attribuiscono il ruolo di Champagne ad ogni "bottiglione" di Metodo Classico, Cava, Franciacorta ecc, con cui gli atleti brindano e festeggiano a fine gara (come ho scritto qui), ma che gli organizzatori di un Rally intitolato al celebre vino Piemontese consegnino una magnum di un vino Veneto ha del ridicolo.
Per l'amore che vanto verso il Moscato (e verso il Prosecco) e per il rispetto che provo per i produttori di tali vini, non mi sottraggo dal ruolo di comunicare a voi tutti (che non lo conoscevate) tale episodio, e nello sconsigliarvi la frequentazione di chi cura la premiazione del Rally del Moscato: a mio parere di vino non capisce un benemerito ...azzo! 
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 4 commenti
Tuesday 12 july 2011 2 12 /07 /Lug /2011 14:40

Sovrap

Molto spesso quando si parla della qualità di un vino ci viene ricordato che essa è figlia del celeberrimo "triangolo virtuoso": Territorio - Vitigno - Uomo,  ma in compenso, altrettanto spesso, ci si dimentica che l'ultimo vertice di tale triangolo è anche protagonista del successo commerciale di tale vino: nessun prodotto, per quanto buono, si vende da solo... eppure la componente umana viene curiosamente ignorata nei discorsi riguardanti il futuro di un vino, come se il "mercato" lo facessero solo la qualità, il prezzo, l'acquirente finale e magari chi supporta l'immagine di un vino (giornalisti). 
Quindi, come per tutti i vini, anche per il futuro del Prosecco sarebbe indispensabile tenere presente la componente umana: se il Prosecco è arrivato al momento di indiscutibile gloria che sta vivendo, questa la si deve tanto alle persone che ne hanno curato l'aspetto produttivo (in vigna ed in cantina) quanto alle persone che ne hanno curato il successo commerciale, pertanto nomi come Carpanè, Mionetto, Franco, Bortolomiol, Ruggeri, Bisol ecc. non sono meno importanti dei vari De Rosa, Dalmasso, Cosmi, nuovamente Carpanè, Dall'Olio, Cerletti ecc. (e delle migliaia di persone che le viti le hanno coltivate sugli splendidi colli).
Forse mi sbaglio ma credo fermamente che se il Prosecco fosse stato coltivato (con pari risultato tecnico) in altre zone il successo non sarebbe stato tale: nelle genti che abitano la zona pedemontana racchiusa tra Valdobbiane e Conegliano si ritrova il carattere commerciale, pragmatico ed ospitale che connota la popolazione
veneziana, unito però al sano realismo ed alla serietà d'intenti di chi vive nell'arco alpino appena sovrastante: Cadore ed Agordino! (non per nulla si è esattamente a metà strada).
Ed allora prima di ipotizzare scenari catastrofici per le zone del Prosecco DOCG, a favore delle più remunerative e facilmente coltivabili nuove DOC di pianura, non sarebbe il caso di attendere la reazione da parte dei produttori che hanno creato il "fenomeno Prosecco"?
Non credo che la facilità di produzione ed il costo contenuto del prodotto di pianura avrà mai la meglio sulla qualità che si può ottenere in Riva (anzi, ne sono autenticamente certo) ma credo anche che mai i produttori che stanno piantumando a destra ed a manca riusciranno ad avvicinarsi a chi questo vino l'ha lanciato e lo sta sostenendo: appena posso (e molto volentieri) mi incontro con chi ha fatto la storia recente del Prosecco, ed ogni volta rimango colpito dalla voglia di intraprendere, fare, promuovere e migliorare che queste persone trasmettono, e trovo analoghi comportamenti anche nelle giovani leve (magari figli di produttori già affermati oppure freschi imprenditori di se stessi), anzi sono spesso maggiormente motivate e più intraprendenti rispetto agli augusti genitori...
Prova ne ho avuta alcune settimane fa durante un piacevolissimo pranzo svoltosi in uno degli scenari più belli del Valdobbiadenese (Sovrapiana): ero con Andrea Miotto, Marco Spagnol, Nicola Frozza e Luciano Rebuli, tutti validissimi tecnici ed in parte proprietari agricoli, persone con cui appena posso scambio opinioni e giudizi sul vino, e da cui mi vanto di trarre preziosi insegnamenti, assieme a loro vi era Christian Zanatta, autentico enfant prodige del mondo Prosecco, ed a mio modesto parere destinato ad avere un ruolo di primo piano nel futuro di questo vino (e non voglio escludere Enrico Battiston: persona che non appartiene al territorio del Prosecco, ma il cui nome sentiremo sicuramente pronunciare nel domani del vino italiano): bene, ascoltare questi ragazzi (rispetto a me lo sono in toto) mentre con semplicità e sicumera discutevano di metodologie, qualità, terreni, viti, problemi pratici e teorici, errori e pregi di chi li ha preceduti, ed ancora qualità, qualità e qualità, mi ha fatto comprendere (una volta in più) che il terzo vertice del triangolo brilla come non mai nella DOCG di Valdobbiadene-Conegliano, e che quindi il futuro è roseo oltre ogni aspettativa! 
Oltre ogni pensiero di chi gufa...
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 9 commenti
Thursday 7 july 2011 4 07 /07 /Lug /2011 19:38

P1010911.jpg

E' il blog del momento, senza ombra di dubbio: non vi è altro blog, sito, pagina Facebook o Twitter in cui normalmente si parla di vino, specificatamente di Prosecco, che non abbia aperto un collegamento (link) che ti riporti al blog curato da Lorenzo Biscontin: biscomarketing !
Il motivo di tale interesse è presto detto: Biscontin, che sino a poco fa era manager all'interno del gruppo Santa Margherita, ha scritto un'ottima disamina sul Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore (che nel caso vi fosse sfuggita potete leggere qui) e le cose realizzate bene meritano di essere diffuse.
A mio modesto parere però vi sono però tre punti che offuscano leggermente il suo post, ed il dispiacere di vedere un'analisi così ben redatta "rovinata" mi ha spinto nello scrivere una replica che desidero condividere con voi tutti anche in questo blog. Ecco di seguito cosa ho scritto a Lorenzo Biscontin: 
 
" Buongiorno sig. Biscontin, ho letto con attenzione il suo post e buona parte del blog che lei scrive: mi piace perche scritto bene e con cognizione, e mi piace il modo educato che lei ha nel rispondere ai commenti che le vengono inviati.
Però in questo post vi sono tre punti su cui non concordo assolutamente ed a cui desidero replicare, e proprio per l'educazione che lei ha nei confronti di chi le scrive desidero premettere che quanto obbietto lo faccio in modo privo di acredine e della volontà di "imporre" la veridicità del mio pensiero rispetto al suo, ma visto che la penso diversamente sono "obbligato" nel farlo. 
Millesimato
Innanzitutto che un uomo di marketing come lei è si stupisca e si imbufalisca quando trova una bottiglia di Prosecco Millesimato è cosa alquanto strana: di fronte alla più incredibile trovata di marketing inventata da suoi colleghi di settore lei dovrebbe esaltarsi ed applaudire, un po' come il prestigiatore che ad un concorso di magia vede un collega più bravo che ha inventato un trucco di maggiore effetto.. si applaude e si annuisce, non ci si imbufalisce!  
Sarebbe comunque il caso di non fare di ogni erba un fascio: su alcuni Prosecco (Grave di Stecca ad esempio) il millesimo ha un senso, eccome se lo ha, ed ha pure senso attendere il trascorrere del tempo, perché impedirlo allora? 
Detto questo lei incorre in un notevole errore quando scrive che "quello che mi manda fuori di me è che i disciplinari tanto della DOC come della DOCG prevedono l’indicazione del termine “Millesimato” senza l’obbligo di indicare l’annata e quindi si trovano normalmente sul mercato prosecchi millesimati, senza sapere però di che anno" (parole copiate dal suo blog) visto che il disciplinare del DOCG recita, al comma 5 dell'articolo 7, quanto segue: "Nella designazione del vino spumante e' consentito riportare il termine millesimato, purché il prodotto sia ottenuto con almeno l'85% del vino dell'annata di riferimento, che va indicata in etichetta."
Il controsenso può essere il limite del 85% anziché totalità, questo è vero, ma da qui a dire che non vi è scritto ne corre... (non mi dica che lei non aveva letto bene il disciplinare: visto il ruolo che lei recitava sino a poco fa era cosa obbligatoria)
Rive
Da Asolo sino a Vittorio Veneto con il termine Riva o Rive, si intende il lato di una collina, ed allora visto che il vino è espressione del territorio quale nome poteva avere più adatto per indicare un vigneto posto in tale pendio?.
Il riferimento leghista, mi permetta, è battuta fuori luogo: perché il termine piemontese Sorì è ottimo mentre il termine Rive non va bene?   
Capisco che le rive, normalmente, sono sui fiumi e sui laghi, ma se nel comprensorio della produzione del Prosecco sono i lati delle colline è giusto adottare tale termine, non credo sia così difficile per il consumatore accettarlo.
Per lei è più facile spiegare cosa significa parcella quando parla(va) del 52 rispetto all'impegno che richiede la spiegazione di Rive? Se mi risponde si rido tutta la sera.... 
Certo, i produttori potrebbero riunirsi in assemblea e magari votare il termine "ladicomori" in sostituzione (che è acronimo di lato di collina molto ripido) oppure, se si vuole essere più rapidi oltre che ripidi, la parola Milima: significa collina in lingua swahili.
Metodo classico
Non voglio prendere le difese di nessuno, ma pensare che una metodologia di produzione sia inadatta per un vino senza neanche avere assaggiato i prodotti ottenuti adottandola è pura supponenza, ancor più se la persona che suppone non è un enotecnico....
In teoria neanche l'anfora adottata da Gravner si prestava per migliorare il vino di quella zona del Friuli, ma a ben vedere adesso sembra che i colleghi di Josko non possano vivere (ed ancora di più i clienti) senza tale accorgimento... io non dico che lei ha torto, ma la pregherei prima di assaggiare e poi di affermare l'opportunità o meno di ricorrervi.
Sbaglio?
Se mi sono permesso di scriverle questa lunga "lettera aperta" (che pubblicherò anche nel blog che curo) è solo perché lei ha scritto un'ottima disamina, talmente ottima che mi spiaceva vederla offuscata da tre punti in cui (a mio parere) lei ha preso un grande abbaglio.
Ringraziandola per avermi dato modo di esporre la mia idea cordialmente la saluto, promettendole che continuerò nel leggere (con piacere) il suo istruttivo blog, anche nel caso lei ritenesse superflue le mie osservazioni. 
Alessandro Carlassare

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Monday 4 july 2011 1 04 /07 /Lug /2011 13:34

grandine

Sono certo che leggendo il titolo tutti voi avrete pensato (visto che questo blog tratta di vino) che il chicco di cui voglio parlarvi sia l'acino d'uva, ovvero una bacca (chicco è un termine improprio ma ovunque accettato), ed invece no... io voglio parlarvi di un chicco malefico, spesso biancastro quando non trasparente, freddo, anzi gelato: il chicco di grandine!
Un chicco di grandine ha vita molto più breve di un chicco d'uva: non viene generato da una piante che necessita di cure e potature, controlli e fatica, non  ha quiescenza invernale e non necessita di fioritura, non vi è alleggione o  invaiamento, ne la maturazione!
Questo chicco non ha bisogno di 100 e più giorni per caratterizzare il tuo anno di lavoro, a lui servono pochi minuti... e li caratterizza in modo devastante!.
Un chicco di grandine si forma durante un temporale: in termini semplici un temporale viene generato da una corrente ascendente che porta l’aria calda dagli strati prossimi al suolo verso l’alto, ed in questo moto l’aria sollevata verso l’alto si espande e si raffredda, facendo condensare il vapore acqueo in goccioline microscopiche.
Nel temporale la corrente ascendente continua ad innalzare le goccioline d’acqua portandole a temperature molto basse, inferiori allo zero, ed esse non congelano ma restano in uno stato liquido instabile (detto stato sovraffuso) dove solo presenza di un corpo solido potrà farle congelare: basta un semplice, microscopico, granello di polvere per provocare tale trasformazione.
L'altrettanto microscopico granello di ghiaccio appena formatosi (detto embrione di grandine) cadrà, ma poi verrà riportato verso l'alto dalle correnti ascensionali, entrerà in uno strato di aria sovraffusa (cioè con temperatura minore di zero ma con presenza di goccioline d'acqua ancora liquida) e crescerà "catturando" queste goccioline d'acqua su di esso..
Il chicco di grandine compirà molti cicli, salendo e scendendo, e tutte le volte nella risalita acquisterà un nuovo strato di ghiaccio facendo congelare su di sé il vapore sovraffuso che ha intorno, e quando sarà diventato sufficientemente grosso (e purtroppo pesante) la gravità avrà la meglio sulla forza delle correnti ascensionali ed esso precipiterà al suolo!
Miracolo della natura viene da gridare, peccato che qualche volta questo miracolo della natura piombi su di uno splendido vigneto, così come accaduto giovedì sera nei dintorni di Valdobbiadene, per la precisione su alcune zone di San Vito, San Giovanni e Guia.
In alcune zone questi chicchi hanno fatto danni lievi, ma in altre i danni sono pesanti, di quelli che costano bestemmie e sconforto, infine in altre (piccole ma preziose) ha ripulito tutto: come fosse giunto l'inverno nel vigneto ad estate appena iniziata!
L'anno vissuto attraverso un chicco, oggi, è quello dello grandine: l'anno lavorativo è finito, interrotto bruscamente e per colpe non certo riconducibili al viticoltore!
Assicurazioni, reti antigrandine, cannoni e razzi nulla possono di fronte alla forza della natura, rimane solo sconforto e dispiacere, ed il mio dispiacere si unisce al vostro amici viticoltori: sono costernato e dispiaciuto per quello che vi è stato sottratto.
Ma si sa, la natura oggi prende domani da: sono certo che il prossimo anno sarà quello giusto, quello dei grandi calici alzati senza remore per il piacere della nostro spirito e per il giusto compendio del vostro impegno.
A volte un anno si vive in attraverso un chicco d'uva, a volte un anno di lavoro si interrompe (in pochi minuti) per colpa di un altro chicco, di ghiaccio, peccato si dimentichino di ciò i tanti soloni che parlano e sparlano di vino (spesso a vanvera) che giudicano il prezzo del vostro vino non congruo, dimenticandosi che il prezzo a cui lo offrite risente anche dell'anno in cui nulla è stato raccolto, perchè sottratto da un chicco di ghiaccio!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Novità nel mondo vino - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 7 commenti
Monday 27 june 2011 1 27 /06 /Giu /2011 13:27

il+gatto+e+la+volpe

Non serve essere studiosi delle abitudini del comportamento umano, etologi o sociologi, chiunque abbia un minimo di attenzione e di sensibilità si sarà reso conto di come la società moderna, specie quella italiana, sia figlia del "bisogno di alibi", intesa proprio come sinonimo di attenuante, di giustificazione.
La mancanza di responsabilità, di senso civico, di rispetto delle regole e del prossimo, fanno si che qualsiasi avvenimento debbae per forza essere riconducibile a terzi o a cause esterne, e gli esempi abbondano: tuo figlio va male a scuola? Colpa dei cattivi professori o dei compagni che distraggono tuo figlio e non del ragazzo che non ha nessuna voglia di studiare.
Stessa cosa se tuo figlio è uno scapestrato nullafacente: la colpa è solo delle cattive compagnie, dei figli degli altri!
Se poi qualche persona non rende come deve sul luogo di lavoro la colpa è sempre dei colleghi imbranati o del titolare che pretende troppo.
Se la tua squadra del cuore perde la colpa è dell'arbitro che ha regalato un rigore o della sfortuna, mai di una cattiva condotta di gioco o degli avversari troppo forti, e se a tua moglie il ragù viene cattivo la colpa è del macellaio che gli ha venduto carne scadente, e non della sua scarsa attitudine ai fornelli.
Stessa cosa nelle crisi di condominio: la colpa è sempre dei vicini che sono incivili... e così è in ogni punto della vita!
Persino i giornali giustificano ogni cosa addossando a terzi (effettivamente irresponsabili) le responsabilità: uno scalatore muore in montagna perché si è arrischiato in una parete troppo difficile per la sua preparazione tecnica, ed i giornali cosa titolano? "Montagna assassina" (???), qualcuno un po' sbadato, o avventato, si tuffa in acqua subito dopo aver pranzato, magari accaldato ed in acque fredde, e per una congestione muore? Bene (anzi male) i giornali titoleranno "acque killer" (il pseudo TG Studio Aperto è massima fucina per tali titoli).
Tra gli alibi perfetti oggi c''è l'alcool: non esiste perfidia umana che non possa essere giustificata dalla sbronza non voluta: due ragazzi stuprano l'amica che si fidava di loro? La reazione sarà sempre la stessa: "ci scusiamo, non volevamo ma eravamo ubriachi"!
Un  pirata della strada esce di strada e falcidia 10 persone? "ero sotto l'effetto dell'alcool, mica volevo..." (ci mancherebbe!)
La cronaca recente ci ha persino narrato di un assassino che ha ammazzato fidanzata e fratello giustificando il tutto con un "non ricordo nulla perché avevo bevuto..."
E tutti a minimizzare l'avvenuto fatto perché "era sotto l'effetto del'alcool...."
Smettiamola di giustificare tutto e tutti, prendiamoci le nostre responsabilità, in ogni cosa, e pertanto evitiamo di usare come alibi il fatto di avere bevuto qualche bicchiere di vino, di birra o di alcolici di troppo: un pirata della strada che ha bevuto diventa un pirata della strada ubriaco, stop!
Un assassino che ha bevuto diventa un assassino ubriaco ed un'imbecille che ha bevuto diventa un imbecille ubriaco, null'altro!.
Fosse per me anzichè usare l'alcool come giustificativo lo userei come aggravante, e lo dico da persona che non si può certo definire astemia... pur assaporando il piacevole 'effetto edonistico che le bevande alcoliche donano non ho fatto un solo incidente d'auto in 26 anni di patente (e con circa 1 milione di chilometri percorsi) non ho rimediato una sola denuncia, una sola querela, un richiamo ufficiale da qualche autorità o null'altro, neanche la classica litigata in discoteca quando avevo 18 anni... perchè il mio approccio alla vita (e al bere) è sempre stato onesto e "ragionato".
Ma d'altra parte sono certo lo penserete anche voi tutti che mi leggete: non è l'alcool che ti spinge a divenire stupido, eventualmente lo sei da prima di bere!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 2 commenti
Tuesday 21 june 2011 2 21 /06 /Giu /2011 17:32

castello duino

Sarà ancora una volta la favolosa cornice del Castello di Duino il teatro della quinta edizione di Mare e Vitovska, uno tra gli eventi più stuzzicanti dell'estate Giuliana, con la presenza di oltre venti vignaiuoli di punta del carso Triestino, Goriziano e Sloveno assieme ai migliori chef della Venezia Giulia a omaggiare la Vitovska, incontrastata regina del Carso!


Il Comitato tecnico per la tutela della denominazione di origine controllata dei vini Carso, con il contributo dell'Agenzia regionale per lo sviluppo rurale ERSA, del Comune di Duino-Aurisina, della Camera di Commercio di Trieste e il patrocinio della Provincia di Trieste e dell’Agenzia Turismo FVG, organizza la V edizione di Mare e Vitovska che si terrà nella provincia di Trieste venerdì 24 giugno nella favolosa cornice del Castello di Duino. L’iniziativa è dedicata alla Vitovska, antico vino triestino dalle suggestive sfumature di vento e pietra, intrigante vitigno autoctono di questa particolare area mediterranea, autentica porta dei Balcani. 

Il programma della manifestazione si articolerà in più fasi. Alle 15.30 si terrà il convegno dal titolo: “Carso e Vitovska, simboli della viticoltura del futuro: vitigno, terroir naturale, storia di uomini”. All'incontro, moderato da Aurora Endrici, donna del vino Friuli Venezia Giulia ed esperta in comunicazione (e grande amica del nostro Circolo) prenderanno parte alcuni tra i più prestigiosi esponenti del mondo vinicolo e culturale del panorama italiano. Il presidente del Comitato Tutela Vini DOC Carso Sandi Skerk e il direttore generale dell'ERSA Friuli Venezia Giulia Mirko Bellini saranno affiancati dall'importante presenza di Fabio Giavedoni, curatore nazionale della Guida SlowWine di Slow Food editore, e del Sommelier Alessandro Scorsone,celebre volto televisivo RAI e Maestro di cerimonia a Palazzo Chigi.

Gli eleganti spazi del Castello di Duino verranno aperti al pubblico alle ore 18.30 quando avrà inizio la degustazione delle Vitovske proposte dagli oltre venti produttori del Carso. Il pubblico avrà la rara opportunità di approfondire la conoscenza di questo vitigno, abbinandolo a assaggi di prodotti tipici del territorio triestino, dai formaggi, al miele all'olio extra vergine d’oliva e, ovviamente al pesce del golfo triestino. Imperdibili inoltre gli abbinamenti interpretati da alcuni dei più prestigiosi chef locali che affiancheranno i vignaioli; ogni produttore infatti ospiterà al tavolo un ristoratore abbinerà una sua ricetta alla Vitovska presentata. Nella settimana che precede l'evento alcuni dei migliori ristoranti di Trieste e del Carso proporranno ai loro ospiti “Aspettando ...Mare e Vitovska”, un menù dedicato alla Vitovska del Carso con abbinamenti di prodotti e piatti del territorio.

 

Per informazioni: http://www.mareevitovska.eu  info@mareevitovska.eu

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Appuntamenti - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Monday 20 june 2011 1 20 /06 /Giu /2011 07:50
calendario1 Che bello, oggi è finalmente il 1° giugno e torniamo a scambiarci idee ed opinioni!
Come...?
Cosa dite...?
Oggi è lunedì 20 giugno ed il 1° veniva di mercoledì? Guardate che Vi state sbagliando.... oggi è il 1°!
Capisco che il mondo civile ha stabilito che oggi è lunedì 20 giugno 2011 (calendario cristiano e convenzionale), che il vostro datario, l'orologio, il calendario, il vostro cellulare segnano tutti tale data, così come il Corriere della Sera anzichè Repubblica o la Stampa, oppure il quotidiano che avete appena acquistato, recano la scritta 20 giugno, così come il televideo ed il vostro PC, ma per me oggi è il 1°, e lo ribadisco!
Eppoi nel mondo del vino, a parte le manifestazioni fieristiche le date di consegna e delle R.B. delle vetrerie da pagare, è così importante se oggi è il 20 anzichè il 1°?
Non più di tanto.... 
In natura venti giorni sono effettivamente tanti, ma non vi è la necessità di sapere se oggi è il 1° oppure il 20: nel vigneto vi è il momento del pianto e della fioritura dell'allegagione e della crescita, dell'invaiatura e della maturazione, infine  la vendemmia, vi sono i periodi che intercorrono tra un trattamento e l'altro, uno sfalcio ed il successivo, la potatura e la sfrondatura, ecc. ecc., ma non è basilare avere il calendario sotto il naso come se fossimo in banca, l'importante è sapere che il tempo scorre!
Io ho capito che il 1° giugno viene quando si ha qualcosa da dire, quando Marco e Mario in un agriturismo di Faedo ti chiedono quando ricominci a scrivere (e Marco, da caro amico, lo ribadisce), oppure quando MariaVirginia si dice stanca di aspettare... allora è il 1° giugno!
Lo è anche quando qualche caro lettore ti manda una mail per dire che ha nostalgia di questo blog (grazie ai tantissimi che mi hanno scritto) quando Cantastorie chiede se va tutto bene, oppure un simpatico lettore mi scrive in un commento che sono un imBLOGlione perché il 1° giugno è trascorso da parecchio, infine lo è quando il lavoro ti da un attimo di tregua e ti permette di ritagliare il tempo necessario per scrivere e pensare (magari servono solo 10 minuti, ma se mancano anche quelli...)
Oggi per me è il 1° giugno (ma ammetto che sia il convenzionale 20, altrimenti vengo preso per matto) e per fortuna torno a questo blog.
Mi siete mancati,
a più tardi!
 
Alessandro
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 3 commenti
Wednesday 18 may 2011 3 18 /05 /Mag /2011 21:14

blog

Diciamolo in modo sincero: un blog che non informa, non aggiorna e non pubblica con cadenza quotidiana, o quasi quotidiana, è un blog poco utile... almeno io penso questo nei confronti dei blog che leggo con maggior assiduità! (esclusi quelli scritti dai fuoriclasse: per loro non esiste un limite temporale).
Ed il problema è che, in questo momento, il blog che ho il piacere ed il privilegio di curare, non informa, non aggiorna e non pubblica...
Questo non certo per mancanza di voglia o di notizie, ma per mancanza di tempoimpegni lavorativi assunti ai primi di marzo mi hanno portato a trascurare la mia creatura, oppure nel pubblicare i post con un antipatico metodo a singhiozzo... 
Per correttezza nei confronti di tutti Voi che mi leggete non posso, ne voglio, continuare le pubblicazioni con la spiacevole alternanza che ha caratterizzato quest'ultimo periodo, preferisco rimandare a data certa la ripresa delle pubblicazioni dei post, che devono (per l'appunto) avere cadenza quotidiana o quasi!
Tale momento lo posso individuare solo con la fine di questo mese, pertanto vi do appuntamento (se ne avrete piacere) a mercoledì 1° giugno, sino ad allora il blog rimarrà silenzioso.  
 
Alessandro
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
Vedi 0 commenti
Wednesday 11 may 2011 3 11 /05 /Mag /2011 19:00

mali.jpg

Credo di far piacere a Voi tutti se vi comunico che anche quest’anno l'Associazione Ricreativa per Malintrada ed Annie Martin-Stefanatto vi aspettano il giorno venerdì 13 maggio, alle ore 20:30 (precise) in Piazza Monsignor Zornitta, Malintrada di Motta di Livenza, per la quinta edizione di DIALOGO DI...VINO: una degustazione alla cieca di 10 vini di diverse tipologie.

Condurrà la degustazione Claudio Fabbro, agronomo, enologo e giornalista pluripremiato : insignito nel 2005 a Verona del prestigioso riconoscimento nazionale “Cangrande” quale benemerito della Vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia”, lo stesso anno a Verona è stato chiamato a fare parte dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, nel 2006 a Firenze dell’Accademia dei Georgofili.

E iscritto dal 20 marzo 1982 all'Associazione Enologi-Enotecnici Italiani e dal 31 luglio 1979 all'Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino - ONAV.

 

L’incontro è aperto ad un pubblico maggiorenne d’esperti ed appassionati, solo su prenotazione effettuata presso il numero 348.0321481 possibilmente entro la sera odierna.

 

Il costo della serata è di 15 euro a persona, ed a degustazione conclusa seguirà una piccola sorpresa gastronomica

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Appuntamenti - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 3 commenti
Monday 9 may 2011 1 09 /05 /Mag /2011 12:01

Milan

Che l'amore per lo Champagne sia "sentimento" che va ben oltre la mera passione per un vino lo sappiamo tutti: si ama lo Champagne perché, oltre ad essere la massima espressione dello spumante, esso è vino che ricorda gioia, successi, lusso, amori, vincite, ecc.ecc. al punto che la frase "occasione che meriterebbe un brindisi a base di Champagne" la utilizza anche chi lo Champagne non lo ama affatto!
Peccato che il troppo tenda a storpiare, ed i più bravi di tutti nello storpiare siano i commentatori sportivi: non esiste premiazione sportiva dove il momento della gioia coincida con "'innaffiata" del pubblico a base di spumante (con enorme dispiacere di noi appassionati) in cui al cronista non scappi la frase "ecco la doccia a base di Champagne"! E tale frase viene recitata sempre, anche quando il vino utilizzato è tutt'altro.
Succedeva (o forse succede ancora) al bravissimo Guida Meda, il quale non si è ancora reso conto che Freixenet, da anni testimonial del Motomondiale, è un Cava spagnolo e non lo spumante di Reims... succede spesso al cronista che segue il Giro d'Italia, il quale non osserva l'etichetta: da anni sono gli spumanti Italiani ad essere "sprecati" per l'operazione festeggiamento, non quello prodotto dai cugini d'oltre alpe... succede al cronista del Basket, della Pallanuoto, della Pallavolo, dello sci e di ogni altro sport in cui sia d'uopo aprire una bottiglia di spumante! 
Ed è successo anche sabato sera ai telecronisti della partita Roma-Milan, quella che ha sancito l'attribuzione del 18° scudetto per la squadra milanese: "doccia a base di Champagne", "tutti innaffiati dallo Champagne" "ecco i bottiglioni (?!?) di Champagne" e via di questo passo.
Peccato che anche un modesto appassionato di vino si sarebbe accorto che il doppio magnum utilizzato era dell'italico Franciacorta, per la precisione Cà del Bosco Cuvèe Prestige... bastava guardare con un minimo di attenzione, lo si poteva intuire anche da chi c'era in campo a festeggiare: Maurizio Zanella, patron dell'azienda di Erbusco, è stato inquadrato più volte, ma partendo dal fatto che i cronisti non lo conoscano bastava (lo ripeto) leggere l'etichetta.
Persino la Gazzetta, la mitica rosa, sbaglia in pieno: guardate la didascalia della foto in cui Cassano viene immortalato nell'atto d'innaffiare mister Allegri con lo spumante, essa recita "Massimiliano Allegri, 43 anni, si becca una doccia di champagne", e nel fotogramma si vede in primo piano la dorata etichetta con la scritta Cà del Bosco...
A questo punto mi chiedo se i cronisti sono così distratti anche quando sostengono di vedere un fallo da rigore... 
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Novità nel mondo vino - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 2 commenti
Saturday 7 may 2011 6 07 /05 /Mag /2011 18:30

vocabolario2.jpg

Ogni volta che si parla di vino, che si legge di vino, che si dibatte sul vino è tutto un fiorire di parole tipo tradizione, aderente al territorio, espressione del territorio, autoctono, locale, e chi più ne a più ne metta!
Il florilegio di tali termini mi porterebbe a pensare che il nostro amato prodotto dovrebbe essere raccontato (meglio, descritto) con l'uso del dialetto, la lingua locale, in modo di dare la massima rappresentazione di ciò che un vino realmente è: il testimone del luogo dove viene prodotto!
Peccato che oggi, curiosando in rete, io abbia appreso che questo fine settimana a Roma si inaugurerà il Roma Wine Festival, a Milano Food Week, a Firenze Wine Sensation, ancora a Roma The Wine Club, che ci si appresta ad andare a Wine Story oppure a Napoli Wine& the City raccontando cosa si è bevuto lo scorso fine settimana all'Orcia Wine Festival anzichè alcune settimane prima a mostre come Vinitaly oppure Vinnature, e potrei continuare con molti altri esempi!
Certamente Dante si starà rivoltando nella tomba ed il Grande Alessandro (non Magno, bensì Manzoni) vorrebbe affogare molti contemporanei in Arno....
Promotori, comunicatori, organizzatori degli eventi nel mondo vino, che ne dite di (ri)dare una letta a qualche bel classico scritto nella nostra meravigliosa lingua?
Infatti, a ben vedere, il vostro Italiano ha bisogno di una decisa rinfrescata!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
Scrivi un commento - Vedi 2 commenti

DISCLAIMER

Questo blog non è, ne vuole essere, una testata giornalistica: viene aggiornato mantenendo una periodicità quasi quotidiana, a pura discrezione di chi lo scrive, pertanto non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2010.
Le immagini e le fotografie a corredo dei post sono state eseguite da chi le pubblica, oppure raccolte in rete.
L'eventuale pubblicazione di immagini coperte da copyright è avvenuta senza intenzionalità. Esse verranno immediatamente rimosse a seguito di semplice richiesta.

PROFILO DEL BLOG

Questo blog nasce il 30 gennaio 2009 come strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori (vedi sotto).
La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono di fronte a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, diretto o indiretto che sia, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

colori-bis2.gif

Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

Per maggiori informazioni visita il sito oppure scrivi a info@saggibevitori.it 

Sede operativa: C\O Asolo Golf Club 
La sede operativa è situata presso l'Asolo Golf Club, in Via Dei Borghi n°1 - 31034  Cavaso del Tomba (TV), la puoi individuare premendo premi qui, oppure tramite Google Maps premendo qui

CALENDARIO

February 2012
M T W T F S S
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29        
<< < > >>
Crea un blog gratis su over-blog.com - Contatti - C.G.U. - Segnala abusi - Articoli più commentati