Saturday 7 may 2011 6 07 /05 /Mag /2011 15:45

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Teobaldo Cappellano: ricordo del barolista per antonomasia. Cappellano, Barolo. Non servono altre parole, e suo figlio è con noi.

Nella serata svoltasi venerdì 6 maggio, ospite l'azienda Teobaldo Capellano nella piacevolissima persona di Augusto Capellano abbiamo assaggiato i seguenti vini:
 
- Dolcetto
- Barolo Rupestris 2004  
- Barolo Franco 2004 
- Barolo Chinato   

A voi che leggete, ed avete assaggiato, ogni commento
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Degustazioni - Community : Il mondo del vino
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Thursday 5 may 2011 4 05 /05 /Mag /2011 14:23

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Come tanti, come molti, anch'io temevo (e forse in parte ancora temo) che l'idea dell'allargamento della zona di coltivazione della Glera atta a dare Prosecco sia un errore: non so quanto la riserva del nome a livello internazionale valga la contropartita di vedere coltivata su terreni di pianura, per nulla atti a dare qualità, quest'uva, ma solo il tempo potrà dare la giusta risposta.
Per certo l'allargamento della zona ha fatto si che molti produttori rientranti nelle due DOCG abbiano ricevuto uno sprono per innalzare la qualità, e visto che la qualità si fa in vigna lo stimolo era ciò che serviva per dare il giusto slancio ai bravi viticoltori troppo spesso considerati figura secondaria rispetto all'enologo di cantina. 
Di sicuro già molti produttori hanno intrapreso la strada della qualità assoluta ricercata in vigna, senza se e senza ma: di fronte ad una verticale di 4 anni del Grave di Stecca, dal 2007 al 2010, dove, oltre ad una coerenza stilistica e gustativa fantastica, ciò che ti fa rimanere esterrefatto è un'incredibile tenuta temporale non puoi che pensare (ed in modo molto convinto) a ciò!
La stessa cosa non posso evitare di pensarla quando assaggio il Col dell'Orso, visto che da oltre 10 anni riesci a stupirmi come la prima volta per l'inarrivabile mineralità, oppure quando penso al percorso intrapreso dai Fratelli Spagnol: degustare il Col del Sas oggi (specie nella versione Brut) e ricordare il pregresso ti fa capire che la "sfida" del futuro la costruisci solo attraverso il duro lavoro di vigna. E potrei continuare con molti altri esempi se non temessi di annoiarVi.
Mi permetto però di citarvi l'ultimo esempio avuto, visto che mi è stato dato l'altra sera: per un autentico e fortuito caso mi sono ritrovato in cantina dei fratelli Follador (Cantina Silvano Follador) per incontrare delle persone in visita presso di loro.  
Con la consueta e sempre squisita ospitalità Alberta mi ha chiesto se volevo assaggiare il loro Cartizze anche se di recentissimo imbottigliamento... siccome ad un calice di buon vino non riesco a dire no, ho accettato pronto a pagare il dazio per tale operazione appena compiuta. .
Portare il calice prima al naso e poi alle labbra, raccogliere le splendide impressioni ed apprendere che tale spumante era stato prodotto con un residuo zuccherino praticamente pari a zero è stata un'unica autentica poesia. Ripeto, zero di residuo zuccherino!
Per una volta ho trovato (come sempre dovrebbe essere) un Cartizze la cui piacevolezza si basava unicamente sulla sua struttura: mai eccessiva ma comunque di corpo, su di una morbidezza intrinseca e naturale dovuta alla polpa dell'uva e non agli zuccheri aggiunti, su di una mineralità mai sfacciata ma sempre presente, su una "decisone" gustativa, all'assaggio, veramente mirabile.
La poesia è stata nel bere un vino che per una volta si è dimostrato Re, rispetto all'altro Prosecco, non per gli zuccheri o la particolare effervescenza (aggiunta dell'uomo e di autoclave) ma per la sostanza con cui è stato fatto, derivante unicamente dal terreno e dall'ottima coltivazione (frutto della natura - terreno - e del lavoro dell'uomo in vigna).
Di fronte a tale vino, e ricordando gli altri vini citati in apertura (ed i tanti non citati), non posso che rincuorarmi ed essere certo che nessun scompenso, per chi lavora con serietà, potrà venire dall'allargamento della zona di produzione: il territorio vince sempre, ed il territorio non è la pianura per quest'uva!
Ed in più ho potuto comprendere che lo zero, a volte, è numero di valore assoluto... 
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Degustazioni - Community : Il mondo del vino
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Wednesday 4 may 2011 3 04 /05 /Mag /2011 12:26

saloon

Ieri sera mi sono ritrovato con alcuni amici per una cena di pesce in provincia di Venezia, ospite di un bravo e giovane ristoratore realmente innamorato del suo lavoro.
La cena, svoltasi a ristorante chiuso, mi ha permesso uno scambio di impressioni con Fabio (questo il suo nome) altrimenti impossibile: abbiamo parlato di cibo, di vino, di abbinamenti, di reazioni dei clienti, e gli stessi argomenti sono stati affrontati anche con le altre persone presenti.
Quanto detto mi ha fatto ricordare molte altre discussioni avute con gestori di locali, ma spesso dimenticate: ovvero che non sempre il cliente (specie sull'argomento vino) ha ragione!
E' infatti divenuta abitudine comune parlare e sparlare della categoria ristoratori: per quanto ricaricano e guadagnano troppo sul vino, per quanto essi vogliano imporre determinati vini a discapiti di altri, di come le loro carte vino siano errate (poco locali, troppo locali, troppo votate al bianco, troppo votate al rosso, sbilanciate a favore del vino troppo economico o troppo costoso, ecc. ecc.) o puro frutto di liste fornite da distributori (le famose carte vini preconfezionate). Oppure di come i vini siano conservati male, scelti e proposti a caso e chi più ne ha più ne metta... ma detto ciò ci ricordiamo mai di guardare come sono certi avventori?
Ci sono persone (clienti) che se mi trovassero nella posizione del sommelier, del maitre oppure del gestore (dai, anche di chi semplicemente raccoglie la comanda) non uscirebbero dal ristorante nello stesso modo in cui sono entrati: verrebbero "espulsi" a calci nel sedere!
Fate un gioco, ed andate in un locale, poi guardate con attenzione cosa accade attorno a voi: accanto a clienti rispettosi ed educati, vi sono avventori insopportabili: gente che si lamenta per il prezzo in modo precostituito, gente che si lagna perché la carta non alla loro altezza (e magari fanno tale considerazione in una trattoria da 18 euro a persona...), per le annate sbagliate, per i produttori poco di nicchia o troppo di nicchia, ecc ecc., insomma ammettiamo che se qualche volta troviamo il gestore incapace troviamo anche (e spesso) il cliente insopportabile.
Ed allora quando vediamo a listino una bottiglia leggermente sovraccaricata nel prezzo ricordiamo che essa deve anche comprendere, oltre al valore della stessa, del costo di somministrazione e dell'utile, anche le boccette di Valium che spesso il gestore deve assumere a fine giornata per aver sopportato certi avventori...
In altre parole non spariamo sempre sul pianista: a volte è meglio mirare tra i tavoli!
 
AC
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Monday 2 may 2011 1 02 /05 /Mag /2011 11:37

grenoli

Il solo del titolo andrebbe virgolettato, questo è ovvio, ma la frase ci sta tutta, eccome se ci sta.
Buongiorno a tutti e ben ritrovati, giorni di silenzio (aldilà di quelli dovuti ad impegni di lavoro che mi hanno tenuto distante da casa e dalla mia passione) dedicati a vivere il vino "dall'interno", visitando prima le manifestazioni più importanti del settore, poi molte aziende ed infine leggendo, ascoltando, curiosando, chiedendo in giro cosa "si dice sul vino"... ed il risultato è sempre più sconfortante.
Infatti in questo momento il vino è alla stregua del calcio: tutti ne vogliono capire e tutti pretendono di sapere (e fin qui non ci sarebbe nulla di male), tutti si permettono di criticare il vino che a loro non piace se non addirittura sbeffeggiare chi beve tali vini peccato che, come nel calcio, si sia arrivati all'insulto: "il vino Tizio fa schifo" (parlo di intera denominazione, non di un prodotto di un singolo produttore e/o di un'azienda), "i vini che provengono dalla zona di Caio sono tutti scadenti o pessimi" oppure "i bianchi di Sempronio vengono tutti prodotti con uve provenienti da fuori zona" (e tu, che sei nessuno, come lo sai? E se vengono prodotti tutti con uva di fuori zona che se ne fanno di tutta l'uva coltivata?).
Mi sono accorto del peggioramento dell'andazzo leggendo molti profili su FaceBook, e questo non perché FB sia frequentato da deficienti, ma per il semplice motivo che essendo piattaforma aperta ad un maggior numero di frequentatori (non è difficile o impegnativo scrivervi un profilo) da una visione più corretta della nostra società, come si dice in gergo "ne è corretto spaccato" anche di quella appassionata del mondo enoico!
Vi garantisco che ho letto insulti e sberleffi degni delle peggiori litigate calcistiche da bar di infimo ordine, una per esempio: ad una post critico sui vini della bassa Maremma una persona ha postato la seguente replica: "ma cosa dici? Tu stai zitto, i vini della tua provincia (adiacente nda) sono imbevibili, e si vendono solo per gloria riflessa dalle DOCG adiacenti! Dovreste spiantare tutti i vostri vigneti... e vergognarvi!". Ripeto situazione da barbarie degne dei commenti calcistici che si sentono il lunedì mattina....
Quanto sopra non è una novità (da un po' esiste un imbarbarimento generale, e non solo relegato al mondo del vino) ma la cosa che tanti dimenticano (e se ne dimenticano sul serio) è che il vino non è calcio: non esiste una "fede" per cui se tu sei rossonero i nerazzurri giocano sempre male ed i tuoi idoli sempre bene, non è che se tu sei romanista i laziali hanno sempre fortuna o i favori dell'arbitro, non esiste lo sfottò fine a se stesso, non esiste la "fortuna" fine a se stessa! 
Nel vino non vi è nulla di regalato, non esiste "finta" fatica, non esiste il gol di fortuna: nell'anno fortunato (ovvero quando la natura ti è favorevole) se sei molto bravo produci un vino eccellente oppure ottimo, se sei normalmente bravo fai un vino buono o bevibile,e se sei uno stupido fannullone fai un vino appena bevibile, ma nell'anno normale tutto si riassesta: vino ottimo o buono per la prima tipologia di produttore, buono o bevibile per la seconda ed imbevibile per il terzo... e dell'anno negativo è meglio neanche  parlare.
Io ho rispetto per i calciatori (specie per quelli bravi e seri) ma non oserei mai paragonare la loro "facile fatica" con quella di un viticoltore e le asprezze o i sogni infranti (magari da una grandinata) di questi ultimi rispetto ai primi: uno è un gioco l'altra è vita!
E mi piacerebbe lo facessero, nei loro commenti, anche i tanti appassionati: è vino, mica calcio...
 
AC
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Saturday 9 april 2011 6 09 /04 /Apr /2011 10:29

vinar

 

 
Ricordate tutti la mitica doppia pagina di barzellette che si trova nella parte conclusiva de La Settimana Enigmistica a cui mi rifaccio per il titolo di questo post?
Se la ricordate, e ricordate il piacere che effettivamente essa da, potreste provare pari rinfrescamento visitando lo stand del Consorzio Tutela Vini DOC dei Colli Piacentini (padiglione 1 - Emilia Romagna) al Vinitaly.
All'interno dello stand c'è una mostra di Maurizia Gentili, artista ed amica, che ha inventato l'arte dei Vinarelli, ovvero il dipingere con il vino.
Per una fiera dove il ristoro del palato non è possibile (per fortuna) almeno quello della vista e della mente lo è: ammirando tali opere!
 
"I Vinarelli,ovvero l'arte di dipingere con il vino"  7 - 11 Aprile 2011, 45° Vinitaly
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Thursday 7 april 2011 4 07 /04 /Apr /2011 09:41

parla

Serve forse che un blog a tema enoico racconti l'ennesima trovata del politico di turno per fare comprendere quale enorme differenza ci sia tra la parte di Paese che opera e la classe politica che lo guida? Certo che no! (oddio, dire che la nostra classe politica "guida il Paese" è un ossimoro...).
Eppure anche oggi, chi poteva stare zitto, non l'ha fatto... o meglio, chi a distanza di appena 6 giorni poteva stare zitto non l'ha fatto: infatti il nostro caro assessore regionale alle politiche agricole, Franco Manzato, che forse ricorderete per questo post pubblicato un anno fa ( Amarone? Un vino... preistorico! ) ha avuto la maldestra idea di dire tutto ed il contrario di tutto in appena 6 giorni.
Giovedì 31 marzo dichiarava al Corriere Veneto che nella nostra regione vi sono troppe zone piantumate a Glera (Prosecco) e che pertanto dal prossimo 31 dicembre impedirà la messa a dimora di nuovi vigneti (vedi link) esattamente 6 giorni dopo, sempre al Corriere Veneto, Manzato "si fa bello" raccontando come il prossimo anno il Prosecco supererà, per numero di bottiglie, lo Champagne. Ed adducendo tale cosa quasi fosse un merito a lui dovuto! (vedi link)
Premesso che più che impedire nuove piantumazioni di Glera nella nostra regione bisognerebbe fare in modo che non ne venissero più messe a dimora nelle regioni limitrofe (assessore, ti sei reso conto di cosa stanno impiantando nel vicino Friuli?), e passando per il fatto che bisognerebbe anche impedire l'utilizzo della parola Prosecco all'estero (come regolarmente tutt'ora avviene) voglio ricordare che produrre più bottiglie dello Champagne non è un merito di qualità ma solo di numeri, e mi chiedo se egli si renda conto di avere detto tutto ed il contrario di tutto ad appena 6 giorni di distanza.
Forse no... sicuramente no!
Ne riparleremo da martedì, dopo aver visitato le varie manifestazioni vinicole che iniziano da oggi.
 
AC
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Tuesday 5 april 2011 2 05 /04 /Apr /2011 12:10

elemetto

Continuamo il discorso intrapreso ieri qui!
 
6 Le etichette, meglio se in carta riciclata
Avete mai guardato (bene) le etichette delle bottiglie di vino? Sono opere d'arte, sempre all'avanguardia per scelte tecniche, di stampa e combinazioni grafiche.
Esistono pochi prodotti alimentari che vantano una simile (o superiore) ricerca! Ed allora perché cambiare strada?
La carta riciclata è cosa che mi sta bene, ed usiamola pure ogni volta che possiamo, ma sposta qualcosa utilizzarla per le etichette da vino?
Risparmiamo invece sulle migliaia di tonnellate di carta pregiata che si impiega per pubblicare infiniti cataloghi, depliant pubblicitari ed altro che oramai nessuno più legge, e che si possono pubblicare su internet senza l'utilizzo della carta! (oppure stampiamoli un po' meno belli su carta riciclata, in questo caso si!).
D'altra parte si chiede l'etichetta in carta riciclata, poi entri in enoteca e vedi l'acquirente che per una bottiglia che vuole regalare chiede la scatola, la carta d'imballo, il nastro, il sacchetto per portarla, ecc. cc.
Dai, come per la proposta n° 2 anche qui c'è tanta demagogia!
7 Risparmia, acquistando in compagnia
Io compero spesso assieme ad amici presso il produttore, ma quasi sempre perché cerco vini che non trovo in enoteca... e vista la mia esperienza credo che ci sia tutt'al più un risparmio di tipo economico (e non sempre) ma sicuramente non di tipo ecologico! Dubitate? Allora leggete quanto segue:
Se assieme a miei 5 amici decido di comperare 120 bottiglie di Barolo devo prendere la macchina (che per adesso non va ad idrogeno...) andare in zona Barolo, il che significa oltre 900 km tra andare e tornare, ed una volta rientrato devo consegnare il vino ai miei amici, che non abitano ad un metro da casa mia, ma più facilmente a 5-10-15 km da me! Siamo certi che dal punto di vista dell'ambiente abbiamo risparmiato qualcosa?
Non era meglio andare nell'enoteca che dista 3 km, e presso la quale hanno consegnato 240 bottigle di quello stesso Barolo (magari assieme, visto che si spedisce tutto a mezzo corriere, a tanti altri vini della stessa zona), e comperare li le 24 bottiglie? (bottiglie agognate...) 
L'intenzione era bella, ma basta ragionarci un attimo per capire che la proposta non comporta nessun risparmio per l'ambiente, anzi è fonte di maggior inquinamento se la cantina non è relativamente vicina! 
8 Dal vetro al sughero, la sua parola d’ordine è ... riciclo!
La proposta più bella, l'unica realmente sensata! Da condividere, avallare e sposare subito.
Riciclo, riciclo, riciclo. Null'altro! 
9 No agli sprechi e sposa la filosofia del “non si butta via niente”
La voce continua con la spiegazione: L’eno-appassionato amico dell’ambiente è contrario agli sprechi. Per questo, nel caso del vino, se avanza e non può essere più bevuto, lo riutilizza in cucina per arricchire gustose ricette.???? Ma scherziamo? (Geppo il Folle, affezionato lettore, scriverebbe ma scherzene?)
L'eno appassionato il vino lo finisce! Altro che avanzarlo! (e se ne lascia in bottiglia è perché era cattivo...)
10 Il vino del futuro è quello con la “carbon footprint”
Proposta in linea con quelle delle certificazioni: l'esperto di turno che arriva e calcola il tuo range di inquinamento, ecc. ecc.... ne avevo parlato in questo post qui (Per sorseggiare un calice di vino dovrò calcolare la CO2 emessa?) e non posso assolutamente concordare.
Sono iniziative che possono intraprendere solo cantine forti di milioni di bottiglie (e che in parte a loro servono per sgravare la coscienza, non fosse altro per le migliaia di bilici carichi di bottiglie vuote e piene che muovono senza sosta!) non certo alla cantina da 200.000 bottiglie: per quelle li il non inquinare va di pari passo con il risparmio.
Tra l'altro si prendono ad esempio le cantine neozelandesi.... ma queste quanto hanno inquinato per spedire il loro vino sino qui da noi?
Anche questa è proposta non ragionata...
 
Mi permetto io di dare un consiglio a chi ha redatto tale "guida" al vino eco-frindly: si legga il commento dell'amico Cantastorie ed applichi quanto ha scritto (tagliaerba a parte: capisco il risparmio ecologico, ma la falce non è per tutti... ), posso assicurare che se tutti facciamo come ha scritto abbiamo il primo vero risparmio ecologico, altro che vino eco-friendly!
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Monday 4 april 2011 1 04 /04 /Apr /2011 18:48

elemetto1° PARTE

Sarò esplicito, e magari un po' antipatico, ma mi chiedo il perché quando si parla di vino si debbano inventare e scrivere così tante cazzate... (termine sdoganato, nella sua forma più acerba, ancora tanti anni fa dal mitico Cesare Zavattini, quindi nessuno si scandalizzi!).

Quella di oggi (di cazzata) è il decalogo eco-friendly del vino, un modo esterofilo (abbiamo esaurito le parole del nostro splendido vocabolario?) per dire che puoi essere un bevitore di vino ed un amico dell'ambiente se rispetti certe regole...
Innanzitutto un appassionato di vino è sempre amico dell'ambiente: i nemici dell'ambiente bevono cola e succedanei delle spremute prodotte con aromi di sintesi e acido ortofosforico, non certo il vino! Per diventare ancora più amici dell'ambiente c'è solo un'unica via, diventare astemi e bere acqua di fonte ... non certo quella imbottigliata! (P.S. personalmente però non ho nulla contro chi beve cola o succedanei vari!)
Comunque il decalogo, che potete leggere qui e qui, cita i seguenti punti che vediamo nello specifico:
1° Accorcia le distanze negli acquisti (ovvero compera solo il vino prodotto vicino a casa)
Potrei fare anche il bravo e dire che la norma mi va bene: in fin dei conti la mia non è la situazione peggiore, visto che sull'uscio di casa producono Prosecco DOCG (vino che non baratterei mai) ma se vivessi a Milano anziché Napoli oppure Londra e Berlino, che bevo? Cosa vendemmiano a chilometri zero?
E se abitassi a Venezia? Solo vino da uva Dorona? Ma siete scemi, quella è peggio di un'uva da tavola!!!!
Siamo seri, il bello del vino sta proprio nel poter assaggiare un alimento che viene prodotto a centinaia di chilometri di distanza, se non addirittura a migliaia, e magari berlo a decenni di distanza da quando è stato prodotto! Profumi ed aromi lontani nello spazio e nel tempo, se togliamo questo abbiamo tolto quasi tutto al vino. Chi ha scritto questa "regola" conosce il vino peggio di quanto io conosca la teoria di Michio Kaku sulle superstringhe applicata alle leggi quantistiche....  
Capisco adesso perché è stata elencata come proposta numero uno: perché è cazzata numero uno! (quella che merita tale posizione)
2°  Prediligi la viticoltura biologica e biodinamica
Tasto dolente.... io prediligo un vino non per come si coltiva la vigna, ma per come si comporta all'assaggio!
Non ho mai comperato un vino, e non l'ho mai rifiutato, solo perché biologico o biodinamico... se chi coltiva il vigneto inquina poco o addirittura nulla non posso che ringraziarlo profondamente, ma se chi lo coltiva usa prodotti autorizzati e nei limiti concessi dalla legge, che gli posso dire?
Anche se non amo la sua azione non posso dire nulla! 
Questa è una bella proposta, ma è formulata molto male, in modo demagogico!  
3° Sceglie le cantine con certificazione ambientale (ISO 14001 o EMAS)
Questa invece non la capisco proprio... dovrei scrivere un post di 400 pagine per spiegare perché rifiuto la certificazione e perché le certificazioni sono iniziative prive di senso (idee formulate da chi siede ai piani alti) il massimo della burocrazia... Voi lo vedete un contadino (come ve ne sono) che pota con le forbici a mano, concima con (poco) letame delle sue vacche o meglio ancora dei suoi cavalli, tratta (poco) con la pompa a spalla, vendemmia manualmente, pigia-diraspa e torchia con strumenti a mano, ma che ha bisogno di un pezzo di carta rilasciato da un burocrate per dire "sei certificato dal punto di vista ambientale?"
Cogito ergo sum: non ho bisogno di una certificazione per sapere che esisto.. come non ho bisogno di una certificazione (che per essere redatta consuma quintali di carta e fa muovere - in auto - un bel po' di consulenti) per dire che non inquino!
Il rifiuto dell'inquinare comincia dal rifiuto di certe scelte consumistiche, e le certificazione sono tra le prime!
(se sono stato troppo cattivo ditelo!)
  In alternativa, guarda alle cantine enviromental friendly (ovvero le cantine che pur non avendo nessuna certificazione adottano pratiche ecosostenibili)
Unico punto sino ad ora con un può di buon senso.. significa che forse c'è ancora luce per la razza umana pensante in modo autonomo? Forse si (ma forse però!).
5° Le bottiglie? Solo se in vetro alleggerito
A questo punto perché non la damigiana? Comperare il vino sfuso è il vero essere eco-sostenibili....
Il vetro leggero è si un aiuto per l'ambiente, ma molto limitato: il vero segreto sta nel riutilizzo della bottiglia (prima ancora del riciclo) ed il riutilizzo predilige le bottiglie pesanti, quelle che si rompono più difficilmente e si possono lavare in modo più energico. 
Maggior peso uguale maggiore robustezza, maggiore robustezza uguale meno rotture... meno rotture uguale a maggior numero di ciclo di riutilizzo!
Eppoi sapete quante idee valide ci sono per non gettare una bottiglia? Guardate qui!
 
Comunque, se questi sono i primi 5 punti, chissà cosa devo aspettarmi dagli altri... lo vedremo domani!
AC
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Sunday 3 april 2011 7 03 /04 /Apr /2011 17:02

 

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Oltre lo Champagne: quando lo spumante Francese non è Champagne...
Nella curiosa serata svoltasi venerdì 1 aprile, incentrata sugli spumanti francesi prodotti con metodo classico ma non provenienti dalla regione dello Champagne, abbiamo assaggiato i seguenti vini:
 
- Touraine Methode Traditionelle Brut  -  Arnaud Laurent 
- Cremant d'Alsace Brut  -  Lucien Albrecht 
- Cremant d'Alsace Brut 2009  -  Fernand Engel 
- Blanquette de Limoux Brut 2008  -  Domaine Astruc
- Cremant de Limoux  -  Maison Guinot  

A voi che leggete, ed avete assaggiato, ogni commento

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Thursday 31 march 2011 4 31 /03 /Mar /2011 16:28

friends-season

Ci siamo, aprile è alle porte: ancora pochi giorni e poi prenderanno il via, come ogni anno, le tante manifestazioni vinicole di richiamo internazionale che si svolgono in tale periodo!
Vinitaly, Viniveri, VinNatur, Summa, e tante altre mostre, magari meno note e/o di respiro più locale, ma non per questo meno importanti da visitare.
E come ogni anno c'è un proliferare di "voci" che ti chiedono e ti invitano nel partecipare a tali autentici eventi: sino a qualche anno fa il tutto veniva demandato ad una lettera (che arrivava per posta) spesso scritta con l'utilizzo della forma del lei (che bello!) ed in cui spesso trovavi, oltre all'invito personalizzato, anche un biglietto omaggio...
Oggi invece, complice la Rete, ti arrivano mail, inviti elettronici o password con cui registrare i tuoi dati personali in una pagina predisposta per poi avere accesso alle soprascritte manifestazioni. 
Assieme a tutte queste forme moderne di invito, che non disprezzo ne rifuggo (sarebbe sciocco ed inutile lamentarsi di un "eccesso di elettronica") vi è però una cosa che non sopporto: gli inviti proposti tramite Facebook...
Sarà perché amo relativamente poco tale supporto (anzi, non lo amo per nulla: lo trovo comodo ed utile, ma non lo amo), sarà perché non mi piace condividere con altri 72.385 amici un invito generalizzato (si possono poi chiamare amici settantamila sconosciuti? Uno persona che ha settantamila individualità registrate deve avere un segretario che si dedichi solo ai contatti) fatto si è che trovo il massimo dell'ineleganza proporre un invito con tale modalità.
Peccato che molte aziende non condividano tale pensiero: anche oggi, come nei giorni scorsi ,mi sono arrivati un centinaio di inviti... che manco posso leggere perché non ho tempo, e se non mi basta il tempo per leggerli tutti, figurati se mi basta per visitare gli stand!
E allora a che serve? A nulla, ma fallo capire a chi li invia...
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Monday 28 march 2011 1 28 /03 /Mar /2011 15:05

liter

Quando parli di vino con un neofita interessato all'argomento si arriva sempre ad punto certo, quello delle "domande scontate"... ed in assoluto quella più spesso formulata è "perché si imbottiglia il vino?".
La risposta (non scontata ma oramai ripetitiva) è sempre la stessa: perché l'uomo vuole affinare il vino (per profumi, colore e sapore) nel modo non possibile all'interno di un recipiente grande, per poter prolungare la vita di quel vino sino al limite della possibilità fisica, ed infine perché la bottiglia permette una distribuzione capillare come, ovviamente, il prodotto sfuso mai potrà avere.
Tutto questo giustifica differenze di costo tra un prodotto assaggiato sfuso ed un prodotto bevuto in bottiglia, ma che (almeno sino a ieri) non immaginavo tali...
Mi trovavo infatti, con degli amici, tra le belle colline dell'entroterra Riminese (zona in cui si sta migliorando la qualità del vino come mai avrei immaginato dieci anni fa) e prima di rientrare abbiamo deciso di fermarci a pranzo nell'agriturismo di un'azienda produttrice di olio (ottimo), vino e verdure.
Agriturismo scelto a caso, senza intenzione di voler visitare la cantina o assaggiare i vini, solo con lo scopo di pranzare tutti assieme.
Al momento della scelta del vino i miei amici si rivolgevano a me, e la mia prima richiesta è stata richiedere del Sangiovese di vasca (giusto per il piacere di assaggiare il loro vino base) che è il vino che normalmente venduto nell'agriturismo per chi vuole contenere il costo.
Ci hanno portato una caraffa di tale vino che, pur leggermente grezzo ed in parte allappante, si presentava discreto e piacevole, non certo eccelso ma piacevole!
Immediatamente ho chiesto se potevo avere anche una bottiglia di vino così come normalmente viene venduta al pubblico che lo voglia in bottiglia e/o per l'asporto.
All''aspetto il vino si presentava leggermente diverso, filtrato e limpido anzichè velato, ma ogni differenza terminava li: era identico sotto ogni altro aspetto!
Sicuramente lo stesso vino, filtrato ed imbottigliato (a mio pensiero da pochi giorni): vi ho dedicato infatti più di qualche minuto di attento assaggio per essere certo di quanto sto scrivendo, visto che ero rimasto colpito dalla diversità di prezzo proposto all'avventore... abbiamo pagato euro 6,00 per la caraffa da litri 1, ed euro 9,50 per lo stesso vino servito in bottiglia da cl 75!  Una differenza di oltre il 100% al litro.
Mi chiedo se tale differenza è dovuta ad un'errata idea, oppure ad un costo di filtrazione-bottiglia-tappo e lavoro, perché in tale caso urge una seria consulenza! (anche per spiegare che non sempre l'avventore è l'ultimo degli sprovveduti!)
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Friday 25 march 2011 5 25 /03 /Mar /2011 07:53

pc.jpg Certo, lo ammetto, il titolo che avete appena letto è alquanto esagerato, pomposo e fuorviante, ma se non trovo una "giustificazione" a quanto mi è accaduto mi innervosisco... e per quella che è la mia abitudine nello sdrammatizzare qualsiasi situazione cosa può esserci di meglio se non inventarsi una storia più adatta a James Tont che non ad un Austin Power "de noantri"?

L'antefatto è presto narrato: come sempre il mese di marzo è periodo in cui dispongo di rarissimo tempo libero: due grandi fiere del vino alle porte (ProWein di Dusseldorf ed, a seguire, Vinitaly di Verona) che mi impegnano dal punto di vista lavorativo, una serie di manifestazioni locali sul vino che ritengo imperdibili (La Primavera del Prosecco) e la classica distrazione dovuta allo sbocciare della vita agreste (?) condensano in poche manciate di minuti il tempo libero a mia disposizione!

Viste la difficoltà nel pubblicare i post quotidiani accusato negli scorsi due anni, nulla ho trovato di meglio se non il predisporre gli interventi giornalieri attraverso quella magia tecnologica che si chiama “messa on-line programmata...”

Ho concentrato quanto volevo dirvi in 5 articoli redatti nel pomeriggio di domenica, li ho impostati perché andassero on-line, automaticamente, alle ore 08,30 di ogni mattina (vi avvisavo di ciò nel post programmato per lunedì scorso: sapete altrimenti che i miei post sono freschi di giornata, vengono infatti scritti pochi minuti prima di essere pubblicati), dopodiché mi sono dedicato a tutto quanto avevo in mente fuorché a questo blog che pure ho tanto a cuore...

Non l'avessi mai fatto: non certo per la mia scarsa propensione in tutto ciò che è tecnologico (per pubblicare un articolo di rimando non serve essere Bill Gates: ci riesce senza problemi qualunque persona che sappia digitare su di una tastiera), ne per una questione di procedura errata, ma i post programmati non sono stati pubblicati... e non solo: da lunedì sino alle ore 08,30 di oggi (ovvero qualche minuto dopo quello che dovrebbe essere stato l’orario di pubblicazione del 5 e conclusivo articolo) non ho più avuto la possibilità di accedere alla piattaforma, mi rifiutava la password di entrata!

Che mai sarà successo, la causa a chi sarà imputabile ?

Non ho forse pagato l'annuale quota associativa? Impossibile: l'estratto conto VISA mi avverte che tale operazione è stata diligentemente compiuta il giorno 27 febbraio scorso...

Ho sbagliato le impostazioni? Assolutamente no: sono le stesse che utilizzo nei rarissimi interventi editati in tale modalità

Ed allora? Semplice: la piattaforma che utilizzo è francese, e non può che esserci una soluzione: il mitico Sarkò ha ordinato alla direzione di Over-blog di sabotare (che bello questo termine quasi desueto: non lo si legge neanche più nei libri d'azione) questo blog perché, ultimamente, si parla troppo poco di vino francese, e per lui conta solo la Francia! (lo vediamo in questi giorni….). Concordate? 

Certo che no: la mia è solo una soluzione alla Austin Power (James Tont no, per favore no!): chissà cosa mai avrò combinato perché accadesse tale disastro...

Chiedo a tutti voi, che vi siete inutilmente collegati (e vedendo le statistiche siete sempre tanti), profondamente scusa!

Nel primo pomeriggio di oggi scriverò un piccolo post di commento al mondo del vino (giusto perché non mi si possa dire che non ho volontà) poi, da lunedì, tornerò diligentemente alle mie scritture quotidiane evitando nel modo più assoluto le pubblicazioni programmate!

E se mai dovessi ricorre ancora a tale modalità… incrocerò le dita!

Alessandro

 

AC 

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
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Questo blog nasce il 30 gennaio 2009 come strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori (vedi sotto).
La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono di fronte a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, diretto o indiretto che sia, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

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Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

Per maggiori informazioni visita il sito oppure scrivi a info@saggibevitori.it 

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