Saturday 26 february 2011 6 26 /02 /Feb /2011 15:40

portale

Per arrivate alla primavera, intesa come stagione da calendario, mancano ancora parecchi giorni, e la stessa cosa per quella meteorologica, ma per il Prosecco Valdobbiadene-Conegliano DOCG la primavera sboccia oggi: prende infatti il via la 32° mostra del Prosecco DOCG di Colbertaldo e Vidor, le prima delle varie manifestazioni di quell'autentica festa che risulta essere la Primavera del Prosecco.
E' una manifestazione a cui sono molto legato, e che non mi stancherò mai di raccomandare: la Primavera del Prosecco è una sorta di "mostra del vino di zona" itinerante: settimana dopo settimana sembra spostarsi, tale e quale, di paese in paese (quando non di frazione in frazione) stesse formule. programmi simili, avventori che spesso sono gli stessi, ma vino diversi, ognuno vero frutto del territorio!
Per un appassionato di vino non vi è nulla di più bello che cogliere le differenze che albergano nello stesso vino quando prodotto in luoghi leggermente differenti, e la Primavera del Prosecco ti permette di cogliere queste differenze.
Quest'anno la manifestazione di Colbertaldo Vidor presenta nuove iniziative e serate a tema (che potete leggere qui) e soprattutto un nuovo presidente: dopo anni di faticoso impegno Italo Berton cede il testimone ad Andrea Miotto, un carissimo amico cui esprimo ogni augurio per l'avventura, certo che l'impegno profuso darà i suoi frutti.
Nei prossimi giorni sarà mia cura riportare nel blog date e luoghi di svolgimento delle altre manifestazioni, ma intanto da oggi sino a domenica 13 marzo andiamo a visitare questa di Colbertaldo
 
Per informazioni: Comitato Mostra Vini Colbertaldo - Vidor  tel. 0423.987379 - Andera Miotto 349.1788047 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Appuntamenti - Community : Il mondo del vino
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Friday 25 february 2011 5 25 /02 /Feb /2011 16:46

spartito.jpg

E.mail ricevuta nei giorni scorsi: "Salve Alessandro, volevo sapere se conosci la cantina che menziono sopra in'oggetto. Questa sera, in cantina da loro, c'è un concerto di musica concerto jazz che andrò ad ascoltare, e se la ritenevi valida al limite comperavo qualche bottiglia di vino"
Non è una novità quella che mi veniva segnalata: di cantine, al cui interno organizzano concerti di musica jazz anzichè melodica oppure classica, ne è piena l'Italia, cosi come si organizzano esposizioni di pittura, fotografia, letture di poesia e quant'altro.
Se curiosate in internet scovate "eventi" a bizzeffe, e sono eventi che si organizzano per farsi conoscere, per vendere qualche bottiglia in più, per cercare quel "giro" di clientela che al giorno d'oggi risulta indispensabile. (anche se certi insistono nel voler presentare il mondo del vino come il paese della cuccagna).
Anche se queste manifestazioni non mi piacciono per me è tutto lecito e comprensibile, quello che però mi chiedo è: ma con che faccia si entra in una cantina per ascoltare del jazz ed, al limite, comperare del vino?
A cominciare dalla persona che mi ha scritto, sino all'ultima persona partecipante, chiedo: ma le vostre scelte di acquisto le fate in base a ciò che vi piace o vi viene consigliato, oppure in base alla manifestazione si svolgono in tale cantina?
Premesso che analoghe manifestazioni non si svolgono nelle boutique o nelle gioiellerie, vediamo di essere seri: nessuno comprerebbe un vestito anzichè un paio di scarpe selezionano il negozio in base al fatto che vi suoni la cover band più gradita, come nessuno entrerebbe in una gioielleria per vedere una personale fotografica di Salgado per poi (al limite) acquistare un orologio! Ed allora perché nel vino si devono ritenere valide tali iniziative? (anzi, ritenute pure glamour....)
So bene che il vino è cultura, stile di vita, arte, ma lo è di per se, senza bisogno di godere (?) del supporto da manifestazioni, canzoni ed altro, spesso di livello mediocre se comparato a quanto ritroviamo nel bicchier...
Poi ognuno faccia ciò che vuole, fosse per me consiglierei ai produttori di evitare concerti o letture in cantina, ma nell'eventualità ai partecipanti di degustare e comperare prima il vino per poi assistere alla performance artistica: siete in una cantina, ed in cantina l'opera d'arte è quella che bevete, non quella che udite o vedete!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Thursday 24 february 2011 4 24 /02 /Feb /2011 18:53

st. speciale

Nella serata di ieri, speciale dedicata agli Champagne vintage, e condotta da Gianpaolo Giacobbo (persona che vanta grandissima esperienza su tali vini) sono stati assaggiati i seguenti Champagne:
 
Champagne Paul Bara 1990 Cuvee Grand Cru 100%
Champagne Ayala 1982 Cuvee Vintage Brut
Champagne Besserat de Bellefon 1979 Cuvee Brut Rose
Champagne Paul Bara 1973 Cuvee Grand Cru 100%
Champagne Teophile Roederer 1966 Cuvee Brut Vintage
Champagne Moet et Chandon 1953 Cuvee Brut Imperial
 
A voi che leggete, ed avete assaggiato (fortunati), ogni commento.

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Degustazioni - Community : Il mondo del vino
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Wednesday 23 february 2011 3 23 /02 /Feb /2011 20:45

animae

Aperitivo diverso? La nota squillante nella voce di Marco, mio mentore quando si parla di tecnica e di spumante, mi faceva intuire che la bottiglia che si apprestava ad aprire era diversa in qualcosa rispetto al solito, ed effettivamente era così: il Prosecco che ci apprestavamo a bere era uno spumante caratterizzato dall'essere esente da solfiti aggiunti. E l'aperitivo proposto risultava di così piacevole beva che, tappata la bottiglia con uno stopper, mi ripromettevo di assaggiare (da solo e con calma) il vino appena scoperto.
 
Cosa che ho fatto: ho riassaggiato, da solo e con calma, Animae, Prosecco di Valdobbiadene DOC spumante brut anno 2009, prodotto dalla cantina Perlage di Farra di Soligo.
Ben evidente in etichetta la scritta "senza solfiti aggiunti" ed è nota che nella mia degustazione non ha avuto alcun peso: sono fermamente convinto che il vino debba essere valutato in virtù di quanto si ritrova nel bicchiere, senza lasciarsi influenzare dalla metodologia che il produttore ha seguito (se, ovviamente, è rimasto all'interno delle metodologie consentite).
I vini ossidati, stanchi, puzzolenti e spiacevoli in cui alcune volte ci si imbatte quando si degustano vini prodotti da uve biologiche e/o con metodologie biodinamiche, sono solo la testimonianza dell'esistenza di produttori incapaci, non del risultato inevitabile che si può ottenere! (così, come, quasi a contraltare, certi vini finti e costruiti sono la testimonianza di produttori incapaci nell'ambito della produzione "convenzionale").
Appena versato, Animae si presente al bicchiere perfettamente cristallino, di un bel colore giallo paglierino per nulla sovraccarico, anzi, e privo di qualsiasi nuance che possa indicare un qualche principio di ossidazione. Fine ed abbondante il perlage.
All'olfatto è quasi più somigliante ad un metodo classico che non ad un Prosecco Charmat: evidente ed imperiosa (specie per un Prosecco) la crosta di pane, poi la frutta, mela gialla e pesca, note floreali e di erbe officinali (salvia su tutte) e quel vago ed indefinibile marcatore che si ritrova in un ottimo Prosecco col fondo. .
Alla beva risulta fresco, asciutto, con buona sapidità e con acidità ben bilanciata. Di gusto prolungato ed alquanto persistente.
Impressionate il comportamento nel tempo: dopo 12 ore di semplice stopper e con bottiglia a metà (situazione critica per ogni vino), l'unica concessione data al trascorrere del tempo è stata una minore, ed inevitabile, perdita di effervescenza, ma per il resto il vino si è presentato tale e quale a come l'avevo trovato parecchie ore prima.  
Un plauso a chi l'ha prodotto: non ritengo la solforosa un elemento da demonizzare, anzi credo sia l'unico vero alleato che il vinificatore ha quando trasforma l'uva in vino, se però se ne può ridurre il quantitativo utilizzato, o addirittura azzerarlo, mantenendo inalterata ogni caratteristica del vino è cosa buona.
E gli enologi ed i produttori di Perlage ci sono risusciti. Bravi!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Degustazioni - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 22 february 2011 2 22 /02 /Feb /2011 18:27

domanda

Lo so, lo so, lo so: avevo promesso che mai più avrei toccato l'argomento "incidenti stradali- guida in stato di ebbrezza", ma al cospetto delle solite cose sciocche che si leggono non riesco a trattenermi.
Dopo l'ennesima, solita, rituale, indispensabile, obbligatoria premessa per cui in condizioni di ebbrezza non si deve guidare (cosa che comunque penso, ma che non vorrei dover ripetere ogni volta), e che effettivamente alcune persone andrebbero educate nel bere in modo più coscienzioso (specie i giovani) posso rivelarvi che pochi minuti fa ho appreso, dal titolo di un post pubblicato nel sito Stradafacendo TgCom (lo potete vedere qui) che ogni anno gli ubriachi al volante causano 6.000 incidenti stradali"
Ohi ohi, ci risiamo, penso tra me e me, ennesima scoppola adesso... vediamo un po' che dicono nel resto dell'articolo.
E leggendo l'articolo scopro che innanzitutto questo si rifà ad un dato del 2008 (ma a che serve pubblicarlo? Era già stato pubblicato lo scorso anno in un sacco di siti, blog e giornali) ma sopratutto rileggo (mi ero dimenticato tale dato) che Il 2,12 per cento di tutte le cause di incidente stradale rilevate nel 2008, per un totale di 5.920 casi - si legge nella relazione del Ministero della Salute - riguarda l’ebbrezza da alcol!.
E pertanto la domanda non può che sorgere spontanea: e gli altri 97,88% di incidenti da cosa dipendono?
Basta, questa non è comunicazione, men che meno giornalismo: chi scrivere questi pseudo articoli dimostra una completa incapacità di ragionare... se il mio primo pensiero è stato "ma a cosa si devono gli altri 97,88% di incidenti" perché non lo è stato anche per il pubblicista (non oso pensare sia un giornalista) che ha scritto tale cosa?.
E perché TgCom ha trovato interessante parlarne oggi? Forse non era il caso di oncentrarsi su cose più recenti? Mi sembra non ne manchino...  
Dai, ammettiamolo: è più facile inveire contro chi ha fatto un incidente stradale con lo 0,51 di alcol nel sangue piuttosto che contro chi si è distratto digitando un sms finché guidava (ed in tale modo ha investito una vecchietta): chi beve appena un millimetro oltre il limite è brutto e cattivo, mentre chi telefona, compone sms o si distrae per farsi gli stracaz..... è solo uno distratto!  
In più guardiamo le compagnie telefoniche quanta bella pubblicità distribuiscono a tutti gli organi di infomazione, nessuno escluso (ed infatti vi è nei quotidiani, settimanali, radio, televisione, internet, cartellonistica, ecc,) non vorremo si desse loro la colpa di qualche incidente, meglio darla a quei quattro viticoltori o due distillatori del menga che non spendono un solo becco di quattrino!
Quanto odio il modo stupido di fare (finta) informazione.
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Monday 21 february 2011 1 21 /02 /Feb /2011 16:05

veggente

Nella noia di una giornata caratterizzata da un cielo grigio di un'uniformità quasi irreale, accedo prima ai blog ed ai siti dove si parla esclusivamente di vino e poi a quelli di "più largo respiro" deve l'argomento vino viene spesso, ma non continuamente, affrontato, ed in questi ultimi trovo un'autentica fiumana di post dedicati alla manifestazione Benvenuto Brunello svoltasi nei giorni scorsi.
Giusto e corretto siano tanti: il Brunello è vino principe e merita ogni attenzione (non solo nei  giorni immediatamente a ridosso della manifestazione) l'aspetto che lascia un po' la bocca impastata risiede nell'uniformità di quanto viene scritto nei vari siti: 2006 annata fantastica, 2006 annata stratosferica, 2006 annata superba, e via di questo passo.
Premesso che molti blog ad indirizzo enoico non sono così propensi nell'attribuire all'annata le 5 stelle (anzi: i 4 blog enoici più letti dicono annata buona ma non stratosferica, e sinceramente mi fido più di questi 4 blogger che di altrui giudizi), la cosa che più mi lascia ancora più perplesso è leggere la sicumera con cui si vorrebbe attribuire al 2010 lo status di annata perfetta: "a detta degli esperti il 20101 sarà annata irripetibile!"
Ma perdindirindina, vogliamo smetterla con questa noiosa, fastidiosa ed insana (avete letto in modo corretto : insana!) abitudine nel voler decretare la bontà di un'annata quando un vino non ha ancora visto la luce?
Mal sopporto i preveggenti che si impuntano nel voler attribuire un punteggio ad un vino basandosi solo sulle condizioni atmosferiche e meteorologiche dell'anno appena trascorso e sui dati analitici delle uve raccolte o del mosto e non lasciano alla natura fare il suo corso: un vino è un insieme di tali componenti e soggetto e talmente tali variabili che, al massimo, si può capire se un'annata potrà dare vini schifosi oppure piacevolmente bevibili, ma voler azzardare l'annata del secolo anzichè da 5 stelle è una forma di superbia inutile.
Troppe volte ho udito amici produttori, a distanza di qualche mese dalla vendemmia, proferire la frase "annata mediocre", e magari dopo tre anni si sono ritrovati la magnificenza in bottiglia, come più di una volta mi è stato detto "anno superbo", ma poi....
Già gli stessi vini in bottiglia non sono sempre giudicabili in modo perfetto: ricorderò sempre la delusione, mia e di mio padre, quando nel 1985 abbiamo aperto la prima delle 12 bottiglie di Chateauneuf-du-Pape - Château Fortià 1970 e 1971 che avevamo comperato su indicazione di un amico: ci sembrava il vino più deludente del mondo salvo scoprirlo, un paio di lustri più tardi, come uno dei vini rossi più belli tra quelli messi a dimora in cantina...
Forse a me, e a mio padre, mancava la sfera di cristallo: quella che devono possedere certi preveggenti del vino....
 
AC
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Friday 18 february 2011 5 18 /02 /Feb /2011 15:35

dieta1

Pongo sempre molta attenzione agli interventi nei blog e nei forum quando si parla di Prosecco: abito nella zona dove lo si produce (anzi, nelle zone dove lo si produce, come spiegato qui) ed è ovvio che la mia attenzione si desti ogni qual volta leggo il nome di tale vino.
Questo non significa che esso sia il vino che prediligo in assoluto, ma è comunque vino che amo e rispetto, non fosse altro per il fatto di essere ambasciatore del mio territorio.
E nell''attenzione che pongo ai post in cui se ne parla ho raccolto l'utilizzo di una caratteristica che gli viene attribuita in modo positivo ma che il vero Prosecco assolutamente non ha: quello di essere grasso! Mi capita di leggere frasi come "un bel vino, grasso e gustoso"; " vino bellissimo, grasso, ricco e pieno"; "al gusto, pieno, grasso, estrattivo"; "Prosecco che ha il dono principale nella sua grassezza".
La prima volta in cui mi sono imbattuto in tale termine non vi ho fatto caso, ma visto che l'errore si è ripetuto più volte (pochissime rispetto alla mole di interventi e post letti, quindi in percentuale molto bassa) ho pensato che era il caso di schiarirsi le idee... magari mi sbagliavo io!
Raccolto e consultato tutti i libri dedicati al Prosecco che possiedo, ho tratto il primo sospiro di sollievo: non uno riportava tale termine come peculiare, anzi si sottolinea ovunque la "moderata corposità" e "la struttura solida ma mail pesante", e via di questo passo... la seconda iniziativa (la più gradita) è stata l'apertura di 6 bottiglie tra quelle che io ritengo bandiera di zona: e in nessuno dei 6 vini assaggiati ho trovato grassezza all'assaggio.
Ma è stata l'ultima esperienza che mi ha reso definitivamente tranquillo: ho inviato il seguente sms a 50 persone "invio questo sms a 50 persone: enologi, produttori, esperti di Prosecco, tra cui ci sei tu! Il Prosecco ha tra le sue qualità l'essere grasso? Grazie!"
Sms inviato a 31 tra enotecnici ed enologi (tra loro alcuni produttori) 16 produttori (quelli che ritengo i più bravi in assoluto, mancandone 6 dalla lista: 3 di cui non ho il numero 1 perché all'estero e 2 che non volevo disturbare non avendo sufficiente confidenza) e 3 giornalisti, tanto bravi quanto esperti della zona!
Tutte persone, produttori o tecnici, che rappresentano le DOCG Valdobbiadene - Conegliano ed Asolo ai vertici dell'eccellenza, e in cui ripongo enorme stima.
Le risposte? Su 49 pervenute 49 no!
Eccone alcune: si va dal NO secco, ad un ASSOLUTAMENTE NO, oppure si dice Grasso è bello, ma nel caso del Prosecco di qualità non è certo sinonimo di buono poi Il grasso che associo al Prosecco è solo quello della Sopressa che l'accompagna, oppure (separate da ;No grasso no, finezza e mineralità nulla hanno a condividere con la parte glicerica ; Caso mai è light ; Il Prosecco Piave forse, quello di collina tende alla sapidità ; Non è nel suo DNA, gli manca alcool, estratti e glicerina, anzi questa è la sua fortuna! ; Se Prosecco 100% no, ma nei casi di vini che provengono dalla pianura si possono avere queste sensazioni ;  Direi che un Prosecco può essere grasso, ma non è una qualità, semmai una carenza che esprime quando risulta essere povero di giusta sensazione sapida e minerale; Ci sono mille variabile e sfaccettature, però una risposta concisa merita un no,  non lo è se paragonato ad altri vitigni, fino al conclusivo E' la caratteristica che differenzia il Prosecco di collina, e zone vocate, rispetto a quello di pianura. In collina è importante la mineralità e la sapidità, in pianura non resta altro....  Infine, la risposta veneta No, ma chi situ? e quella carnevalesca Dio salvi la Regina e ci salvi dal Prosecco gasso, erano simpatiche e non spostavano l'ago della bilancia!
Il Prosecco quindi non è grasso, punto! 

P.S. non si arrabbi chi ha utilizzato tale termine: nella vita non si può essere preparati su tutto!
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Thursday 17 february 2011 4 17 /02 /Feb /2011 10:09

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Il merito della domanda sopra scritta nel titolo scaturisce da quanto emerso nel corso di cinque bellissimi colloqui telefonici intercorsi ieri pomeriggio tra il sottoscritto ed alcuni produttori di vino e due bravi giornalisti: persone che stimavo molto prima di tali telefonate, e che oggi stimo ancora di più!
Al termine di tali telefonate mi sono chiesto perché mai il mondo del vino non possa prendere esempio dal nobile sport del Rugby....
Per capire il rugby devi averci giocato : non importa se ad alto livello oppure appena giochicchiato, oppure devi amarlo al punto di essere tifoso dello sport e del gesto atletico e tattico, prima ancora di una squadra, solo così puoi comprendere la filosofia, di tale sport, l'essenza!
Nel rugby non vince mai il più fortunato, ma sempre il più bravo.
Nel rugby chi è più bravo non si atteggia mai a divo, anzi spesso è il più umile degli altri.
Nel rugby impari che il più bravo è quello impara per primo a stare dietro. (questa la capite solo se conoscete le regole)
Nel rugby c'è rispetto per chi veste l'altra maglia.
Nel rugby chi ti gioca contro non è mai un nemico, è solo un avversario.
Nel rugby il tuo avversario lo è solo per due tempi: nel terzo diventa il tuo migliore amico.
Nel rugby le regole sono sacre: se le dimentichi te le ricorda l'arbitro che tu non contesterai mai!
Nel rugby le regole sono sacre: se l'arbitro non te le ricorda ci pensano i tuoi compagni.
Nel rugby si applaude prima chi vince, poi chi si tifa (in Italia un po' meno, purtroppo).
Nel rugby ogni commento è meditato, e non è mai di parte, e se tale risulta ti prendi subito dello stupido
Nel rugby i giornalisti parlano solo per quello che hanno visto o conosciuto, mai per simpatia o per supponenza.
Nel rugby non esistono le mode: tutto è attuale dal 1823 ad oggi.
Potrei continuare all'infinito, ma nel rugby troppe parole sono un difetto!
 
Se il fantastico mondo del vino somigliasse un po' al fantastico mondo del rugby ci divertiremmo tutti di più (e si "litigherebbe" molto meno).
Speriamo bene.
 
AC
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Wednesday 16 february 2011 3 16 /02 /Feb /2011 14:51

cina

Non ho idea se si usi ancora la frase "ma va in Cina!": quand'ero bambino io veniva utilizzata molto spesso, e vi si ricorreva ad ogni minimo bisticcio tra ragazzini!
Era la frase ideale, motivo primo ed assoluto perché riordava la locuzione Veneta per antonomasia, quel "ma va in mona" tanto proibita a tutti noi bambini (non certo per la presunta gravità del temine utilizzato, quanto per non doverne spiegare il significato) e poi perché sembrava di indicare alla persona cui rivolgevi la frase il luogo più distante ed inaccessibile del mondo.
Mi è tornata in mente tale frase qualche sera fa: mi ritrovavo con alcuni amici ad assaggiare dei vini rossi di uno stimato e rinomato produttore Veneto, la cui Cantina ha sede in provincia di Vicenza. Vini ineccepibili dal punto di vista tecnico, ma quasi inaccettabili per il residuo zuccherino che li caratterizzava, dal primo all'ultimo!
Colpito da tanta dolcezza ne chiedevo il perché a chi mi accompagnava nella degustazione, ed un enologo presente, molto amico del produttore, mi svelava subito l'arcano: "sono vini destinati al mercato orientale, Cina in primis, e lì, per l'abbondate speziatura del cibo e per le abitudini culinarie, amano i liquidi (questo il termine utilizzato) molto dolci".
Visti i prezzi di vendita e l'incredibile richiesta questo "cambiamento di gusto" valeva ogni stupore e perplessità per noi acquirenti europei... non mi serviva altro: in una situazione simile vi ero incappato poco più di un anno addietro. (ed infatti, in qualche parte di questo blog, ne ho già parlo)
Ma va in Cina: vuoi vedere che nel vino è frase beneaugurante?
 
AC
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Monday 14 february 2011 1 14 /02 /Feb /2011 20:21

Press-01.jpg

Probabilmente molti di Voi ricorderanno quei due post (questo e questo) pubblicati verso la metà del mese di dicembre, originati dal confronto tra il noto, e bravo, produttore Valdobbiadenese Primo Franco e l'altrettanto bravo collaboratore della rivista Spirito Divino Alvaro Pavan.
Uno scambio civile ma portato su posizioni contrapposte, scaturite da un articolo scritto da Pavan e pubblicato per l'appunto dalla rivista prima citata.
Credo di aver ben spiegato (qui) quale fu il motivo per cui avevo ospitato tale confronto, confronto che a mio pensiero altro non era che la semplice anticipazione di quello che poi si sarebbe sviluppato sulle pagine della rivista.   
Per me era episodio chiuso ed archiviato, almeno sino a ieri quando, leggendo il numero 42 della rivista appena acquistata, sono incappato in una "pseudo" risposta scritta dal direttore Franz Botrè alla lettera inviata da Primo Franco.
Risposta che a me lascia l'amaro in bocca, e sulla quale mi sento in dovere di esprimere un opinione che rendo nota non tanto perché mi senta "soggetto terzo parzialmente coinvolto", (ho solo concesso un minimo di spazio, per altro con motivazione più che valida) o peggio perché soffra di un delirio di onnipotenza tale da farmi credere che la mia opinione sia necessaria, bensì perchè sono un lettore attento che si trova in disaccordo con la linea editoriale della rivista che leggo, ed acquisto, da molti anni..
Infatti, egregio direttore, lei pubblica la lettera di Franco (e la risposta del suo collaboratore) condensandole in pochissimo spazio, ed in tale modo inevitabilmente le modifica e le storpia, al punto che a me lettore è impossibile comprendere su cosa, e per cosa, Primo Franco accusi Pavan di non capire il progetto Grave di Stecca.
Lei dice che pubblicare le lettere per intero avrebbe richiesto troppo spazio, ma io, come lettore, le assicuro che avrei "rinunciato" volentieri ad una pagina di pubblicità pur di comprendere il tutto sino in fondo, oppure avrei aggiunto volentieri 50 centesimi al prezzo di copertina, per avere un'ulteriore pagina dove il tutto mi fosse stato spiegato. 
E' vero quando lei dice che ogni cosa è già comparsa su di un blog, ma se io quel blog non lo avessi letto?
E comunque, anche a blog letto, lei pensa che il produttore sia felice di sapere che l'articolo che lo ha indisposto sia stato letto da 20.000 dei suoi lettori, ma la replica solo dai 4000 che aprono il blog? (e magari di quei 4000 solo un misero 0,5% sono lettori anche della sua rivista).
Per di più racconta che le sarebbe piaciuto se ogni diatriba si fosse risolta, in modo epistolare, esclusivamente sulla sua rivista... ma non aveva appena scritto che non c'era spazio a sufficienza?
Comunque è la sua nota conclusiva quella che mi disturba, quando lei scrive "intuisco dai "chilometri" di caratteri che i due si conoscono bene, anzi molto bene. Ed è bene che si parlino e si chiariscano di persona." Cosa significa questa frase? Se si conoscono di persona perché Pavan ha avuto la necessita di scrivere un articolo? (e perché lei lo ha pubblicato?) Potevano parlarsi sin dall'inizio, giusto?
In base a quest'ottica non ci sarebbe neanche motivo che le riviste venissero stampate: voi non scrivete un articolo per comunicare il vostro pensiero ad un produttore, bensì per rivolgerla a noi lettori.... e se sono rivolti a noi gli articoli devono essere rivolte a noi anche le repliche, altrimenti vivremmo in un mondo (del vino) dove solo voi giornalisti avete il coltello dalla parte del manico, ed a me un mondo così non interessa affatto. 
Da persona intelligente quale lei è spero voglia chiarire meglio il concetto.
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Saturday 12 february 2011 6 12 /02 /Feb /2011 18:05

mariage

Tempo addietro una simpatica lettrice mi chiedeva il parere su di un vino che lei ed il suo fidanzato avrebbe voluto utilizzare durante il pranzo del loro matrimoni: talmente colpito dalla gentilezza della richiesta (e, perché no, dal fatto che si fidassero di un mio aiuto per il giorno più importante della loro vita) non ho lesinato risposta.
A distanza di un mese da tale  richiesta, ed a poco meno di 8 settimane dalla lieta cerimonia, Chiara (così si chiama la promessa sposa) mi riscrive dicendo "Alessandro, ti ringrazio ancora per l'aiuto che ci hai dato, e volevo dirti che seguo sempre il tuo blog (grazie nda) e segnalarti, visto che non mi perdo un solo sito dove si parli di matrimoni, questo post in cui mi sono imbattuta stamane - vedi link - che ne pensi?"
Dopo aver letto il sito segnalato non posso esimermi dal commentare.... 
Il post, pubblicato nel sito donna.tuttogratis.it, e dal titolo "Vino ricevimento matrimonio, quale e quanto?" è spassoso oltre il limite (vi invito infatti a visitarlo): l'autrice, dopo averci ben spiegato che è inutile spendere molti soldi in vino perché si rischia di ritrovarsi con tutti gli invitati ubriachi, ci dispensa una perla di rara saggezza per restringere la scelta: "un bianco e un rosso, classici, non andate su scelte complicate e particolari!".
Già che ci siamo perché non consigliare una birra ed un panino, poi tutti a casa così non si spreca tempo e non ci si rovina la linea?
Ma è nel calcolo della quantità del vino da approvvigionare che l'autrice (tale Anna Fogarolo, la quale spero non si risenta: un post sbagliato capita a tutti) illumina la mia giornata, ecco il suo consiglio:
Ma quanto vino? Per lo spumante…in media una bottiglia equivale a 5 bicchieri decenti (decenti? ma è matta? una bottiglia da 0,750 diviso 5 da 150 ml, misura ottima, altro che decenti), quindi prendete il numero degli ospiti moltiplicate per due e dividete per cinque, e il gioco è fatto. Uno per il brindisi e uno per il bis, quindi ancora per due. Arrotondate per sicurezza, sempre per la gioia di zia. In sintesi se avete 80 ospiti il numero di bottiglie è 32, meglio arrotondare a 36. Per il vino da tavola invece stimate mezza bottiglia a testa, esclusi i bambini ovviamente, e sempre arrotondando in eccesso, per la zia. 
Aldilà del calcolo incomprensibile che la nostra autrice ha indicato, la cui rappresentazione produce una formula simile a quella occorrente per la dimostrazione di uno dei principi della termodinamica (bottiglie occorrenti = N.Ox2/5x2> ), e del risultato errato che ne scaturisce, non era più semplice dire "prevedete una bottiglia ogni 2,5 persone"? Forse ne guadagnava la leggibilità del suo articolo... il perchè del calcolo errato eccolo qui: se prendete il numero degli ospiti (80) e moltiplicate per due (160) e dividete cinque (32) quindi ancora per due ottenete 64 bottiglie e non 32... (la matematica non è un'opinione!)
Comunque sia io la ringrazio: era da quando frequentavo le scuole elementari che non mi divertivo così in un sabato qualunque: all'epoca ci pensava mamma RAI con la trasmissione Oggi le comiche, (condotto, e qui divento serio, dal bravissimo Renzo Palmer) oggi ci ha pensato lei.... numero degli ospiti x due e diviso per cinque, quindi ancora per due: Fogarolo, sei un mito!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Friday 11 february 2011 5 11 /02 /Feb /2011 12:10

crine1

Mi domando, spesso e volentieri, se noi tutti non si stia perdendo il lume della ragione, e per noi tutti intendo gli appassionati/innamorati del vino!
Leggendo molti blog, forum e siti mi imbatto sempre più spesso in gente che litiga, si accapiglia o starnazza, perché il vino di X non è a livello di quello di Y, oppure perché il "sentore di ciliegia sotto spirito" dell'Amarone di Tizio è "troppo poco sotto spirito rispetto al dovuto" (commento realmente letto in un forum).
Oppure ci si lamenta perché il vino del 2008 ha lo 0,012% in meno di profumi rispetto a quello del 2007 e perchè la sapidità dei vini friulani è dello 0,0000004% superiore a quelli altoatesini, o altri ammennicoli vari.
Per di più queste dichiarazioni vengono scritte in modo alquanto inurbano, se non incivile, come potrete leggere nel post che pubblicherò nel tardo pomeriggio. 
E mentre gli eno appassionati guardano il pelo nell'uovo, e spaccano il capello in quattro, sarebbe il caso ci accorgesse dei disastri (veri) che accadono: in questo caso non servirebbe spaccare il capello perchè si tratta di un crine di cavallo...in altre parole se anzichè disquisire sulle virgole (specie dei bravi produttori) osservassimo la sostanza (di quelli meno bravi) ci sarebbe da prendere paura!
Il NAS, Nucleo antisofisticazione, ha comunicato che nel 2010 sono state riscontrate irregolarità nel 25% dei controlli effettuati presso aziende vitivinicole, ovvero una volta su quattro si è incappati in un qualche problema, e che nelle 1032 verifiche totali effettuate sono stati sequestrati qualcosa come 12.800.000 litri di vino! In mille verifiche, non in diecimila! (vedi link)
Quasi tredici milioni di litri sequestrati in 258 aziende significa una quantità prossima ai 50.000 litri per azienda....
D'ora in poi, prima di lamentarsi "a vuoto" o per il nulla, sarà il caso di pensare a tali numeri e canticchiare "non è un capello ma un crine di cavallo..." 
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Informazioni - Community : Il mondo del vino
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Questo blog nasce il 30 gennaio 2009 come strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori (vedi sotto).
La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono di fronte a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, diretto o indiretto che sia, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

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Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

Per maggiori informazioni visita il sito oppure scrivi a info@saggibevitori.it 

Sede operativa: C\O Asolo Golf Club 
La sede operativa è situata presso l'Asolo Golf Club, in Via Dei Borghi n°1 - 31034  Cavaso del Tomba (TV), la puoi individuare premendo premi qui, oppure tramite Google Maps premendo qui

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