Lunedì 1 febbraio 2010
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Rimango sbigottito, deluso, amareggiato nel leggere quanto ci comunicano in questi giorni i quotidiani
ed i telegiornali: ovvero l'abuso di bevande alcoliche da parte di giovani e giovanissimi.
Non ultimo, ieri sera al telegiornale della seconda rete, un servizio in cui una madre confessava di aver scoperto che il figlio,
sedicenne, era un alcolizzato in stadio avanzato!
Chiunque ami il vino o le bevande con contenuto alcolico, vede ciò come una sconfitta: voi tutti che leggete sapete bene
che non vi è piacere nell'uso scriteriato, nell'assunzione smodata o peggio nell'abuso di qualsiasi sostanza alcolica, ma solo sconfitta!
Io per primo dico che bere per ubriacarsi equivale a drogarsi, eppure i giovani propendono sempre più nel bere per arrivare ad
uno sballo che sia alternativa ad altre droghe.... ed il brutto che questo sballo per loro rischia di diventare quotidiano!
Quali possono essere le soluzioni? Di radicale credo non vi è nulla, a mio parere solo l'educazione al "bere consapevole" può
riportare una persona sulla retta via.
Togliamo innanzitutto ogni illusione: non esiste un alcool buono ed un alcool cattivo: che sia birra (con appena 4-5 gradi
alcoolici) che sia vino (da 10° a 14°) che sia alcolico (da 15° a 20°) o che sia superalcolico (sino a 40°, quando non di più...) l'alcool ha lo stesso valore "distruttivo", pertanto iniziamo nel
far capire ai giovani che non esiste qualcosa che puoi bere e qualcosa che non puoi bere, facciamo capire loro che, teoricamente, puoi bere ciò che vuoi ma che ognuno dei prodotti prima citati ha
un limite di assunzione, in quantità, inversamente proporzionale al contenuto di alcool.
Quindi le scemenze tipo "bevi vino ma non birra o alcolici" risparmiamole: non solo non hanno alcun valore, ma rischiano di
divenire alibi nell'assunzione di vino da parte dei ragazzi!
Come seconda cosa appoggio fermamente chi vuole vietare la vendita e la somministrazione di prodotti alcolici ai minori di 16
anni: per bere, come per fumare o per fare qualsiasi cosa che comporti un rischio futuro, devi avere piena cognizione delle tue azioni, e questo senso cominci ad averlo solo in età adulta:
fosse per me porterei il limite addirittura ai 18 anni, prima di tale età che siano i genitori nello stabilire cosa e quando un ragazzo può bere (e parlo di genitori dotati di buon senso, non
certo di una madre che - non me ne voglia- ha un alcolizzato in casa e non "se ne era accorta...")
Ma soprattutto è la terza cosa quella che ritengo più importante: educhiamo al bere questi giovani!
Educare non significa "spingere a bere" significa far capire che puoi bere per piacere oppure per semplice sballo, ma la
seconda cosa non ti porta da nessuna parte!
Racconto un'esperienza diretta a favore di ciò: da 5 anni conduco un "corso di educazione al bere" per i ragazzi della
classe 5° (pertanto maggiorenni) di un famoso istituto privato della mia zona.
Corso che si svolge di sera ed alla presenza di un tutore interno
Alla presentazione della prima sera ho sempre trovato "il disastro": persone che conoscevano il valore in alcool di tutte le
birre ma non sapevano la differenza tra una doppio malto ed una birra metodo trappista, ragazzi che conoscevo i cocktail più distruttivi ma non sapevano quale arte occorre per produrre un nobile
distillato da centellinare, insomma giovani che bevono per lo sballo fine a se stesso, in modo stupido e pericoloso!
Eppure, in sole 5 serate ottengo sempre qualcosa (purtroppo non da tutti, ma dalla maggioranza si!): "sa Alessandro,
domenica ero pranzo con i mie ed ho bevuto un Barolo che esprimeva questo e quello, e mio padre era lieto che cercassi i gusti ed i profumi, era anche lieto che due soli calici mi sono
bastati per l'intero pranzo!", "Alessandro, sabato nel locale XYZ ho evitato i soliti beveroni che i miei amici ordinano (ed erano 4-5 per sera) ed ho bevuto una eccellente grappa
invecchiata, una sola ma l'ho gustata sino in fondo, per questo mi è bastato un bicchiere".
Il caso che però più mi allieta e che ricordo con maggior soddisfazione è quello di un ragazzo di Bolzano: fermato dalla
stradale alla guida della propria auto e con un tasso alcolico di 2,25 (praticamente prossimo al coma etilico) era subito stato affidato ai servizi sociali, ma senza alcuna soluzione... al corso
si era iscritto solo per poter bere anche in istituto, non per altro... però il corso a qualcosa è servito: il ragazzo ha cominciato a capire che puoi (anzi, devi!) bere con
testa, per il gusto ed il piacere, non per lo sballo, e lo ha capito molto bene!
Ha riavuto la patente dopo 24 mesi, ed adesso, a distanza di 4 anni, non solo non l'ha più persa e le sue analisi sono sempre
entro i limiti, ma si è anche (in modo ecellente) diplomato sommelier presso la sezione di Bolzano (o di Trento? scusate ma non ricordo...)
AC
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