Monday 9 march 2009 1 09 /03 /Mar /2009 17:04

La forte contrazione economica di questo periodo sta spingendo molti politici nell’esortare (più per vociar di piazza che non per la convinzione sull’efficacia) il consumo dei prodotti nazionali se non di quelli locali: forma protezionistica di dubbio successo ancor più se affidata solo alla libera intenzione del consumatore finale…. Lo hanno fatto alcuni influenti senatori americani (con l’occhio strizzato da parte dello stesso Obama), lo ha fatto, sottovoce, il Presidente Sarkozy, e lo stesso Ministro delle Politiche Agricole Italiano Zaia (limitatamente alla frutta), e ad onor del vero nessun politico esente da un minimo di populismo non rinuncia a qualche pensiero protezionistico. Non entro in merito all’efficacia, il mio pensiero va solo al “pianeta vino”: diverremo, per richiesta politica, tutti degli eno-autarchici a causa della recessione? Giusto oggi un famoso portale di eno comunicazione ha avviato una campagna intitolata “vino Italiano agli Italiani” per invitare i consumatori all’acquisto del prodotto nazionale. E allora le nostre esportazioni, come quelle di Francia, Spagna e compagnia bella, saranno indirizzate solo a paesi non produttori vietando incroci tra noi? Già rabbrividisco allo scenario che si paventa: rinunciare allo Champagne allo scoccare della mezzanotte (ed anche allo scoccare delle 4 ore che lo precedono) o ad un TBA della Mosella la sera del compleanno oppure a un Grand Cru Borgognone nel pranzo di ricorrenza… poco male: queste sono momentanee bevute che non pareggiano il consumo da parte mia dell’Italico prodotto, e poi sostituti ve ne sono (anche se non sempre di pari pregio) nel panorama vinicolo nazionale. Il problema è un altro: siamo certi che questi “consigli per gli acquisti” porteranno qualche vantaggio? Se un miliardario Texano anziché una star di Hollywood rinuncia a sorseggiare, pasteggiando, al Barolo che perfettamente si abbinava al piatto scelto per favorire un locale Paras Nebbiolo di Napa Valley crea un reale vantaggio all’economia americana?

Se il sindaco di Berlino rinuncia ad un Muscadet di Sevre et Maine per accompagnare degnamente un’ostrica (pescata dove???) a scapito della bionda e schiumosa birra di casa (sic!) avrà fatto un favore al proprio paese oppure no? Io credo la risposta sia no, ma lo credono soprattutto molti economisti…. alcuni insigniti di Nobel per altro! Da appassionato di vino penso piuttosto un'altra cosa: non era meglio impedire la trasformazione di migliaia di ettari (spesso con sovvenzioni dallo Stato) da fondi cereagricoli a vigneti? Questa trasformazione ha infatti prodotto due risultati: un impennata del prezzo del grano talmente elevata da risultare inimmaginabile solo due anni fa, ed il riempimento degli scafali dei supermercati di bottiglie da 2 euro, e meno, che provengono (con costi di trasporto pari, se non superiori, al valore del prodotto) da luoghi situati agli antipodi. Luoghi che sino all’altro giorno non conoscevano neanche i relatori dell’Associazione Internazionale Sommelier…

Se coloro che “tirano i fili” del mondo fossero venuti a qualche serata del Circolo avrebbero saputo che non sempre conviene fare i protezionisti, ma che mai conviene impiantare viti se non hai compreso le regole del gioco…                     E voi che pensate?

AC

Di Circolo Saggi Bevitori - Pubblicato in : Novità nel mondo vino - Community : Il mondo del vino
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Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

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