SaggiBevitoriBlog di
Alessandro Carlassare
ROSSO DI SERAQuesto blog non è, ne vuole essere, una testata giornalistica: viene aggiornato mantenendo una periodicità quasi quotidiana, a pura discrezione di chi lo scrive, pertanto non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2010.
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Leggera riduzione iniziale che poi si pulisce. Si sente un po' il legno, ma sembra solo un indizio di gioventù. Grande presenza in bocca e, tutto sommato, buon equilibrio anche del legno. Vino sicuramente mooolto giovane. Da godere tra qualche annetto!
ROSSO DELL'ABAZIA 1998 - SERAFINI & VIDOTTO
Notevole concentrazione. Naso decisamente erbaceo, leggera speziatura. In bocca risulta un po' monocorde con questo erbaceo, non molto fine bisogna dire, che domina. A me questo vino non è dispiaciuto. Certo che dopo i due precedenti... Lo ricordo all'uscita, praticamente un'anteprima, nell'occasione di una verticale del Rosso dell'Abazia organizzata dallo Slow Food di Treviso al ristorante La Panoramica a Nervesa, presenti Serafini e Vidotto, Edy Furlan e, per lo Slow Food, Gianni Fabrizio. Le prime annate del Rosso, '93, '94, '95 mi sono rimaste nel cuore e mi hanno sempre emozionato, anche quando mi è capitato di berle altre volte in seguito. Dal '96 sono entrati in produzione i nuovi vigneti e il vino, c'è poco da fare, è cambiato. Non so se in meglio o in peggio, ma è cambiato. Questo '98 lo ricordavo un vino già allora molto potente, difficile da giudicare, data la gioventù. Non mi pare però che l'invecchiamento lo abbia arricchito considerevolmente.
2a batteria di rossi: quella che più ci ha fatto discutere.
CHATEAUNEUF DU PAPE 2001 - LA VIEILLE JULIENNE
Iodato e assai ferroso. Grande evoluzione nel bicchiere con splendide sensazioni floreali: geranio, melograno. Corona il percorso olfattivo con un bell'aroma di fico fresco. In bocca è fresco e bevibilissimo, grazie ad un'acidità molto ben calibrata. E' la seconda volta che lo bevo questa settimana e tutte e due le volte mi inganna. Potrei scambiarlo per un Barolo, ma anche per un Borgogna. Per me secondo vino della serata ad un'incollatura.
BAROLO 2003 - BARTOLO MASCARELLO
Inizialmente è chiuso ed anche un po' smaltato, non proprio piacevole. Lentamente si pulisce, si apre su toni vagamente minerali, un po' agrumati, che mi suggeriscono la provenienza piemontese (anche se così alla cieca la darei appena ad un 60%) ma non si emancipa mai del tutto, rimane sempre un po' contratto. Il tannino non è molto deciso, sembra tentennante. Una certa acidità riesce a evitare quella sensazione di cottura che così spesso l'uva Nebbiolo acquista nelle annate calde. Insomma, un vino corretto, nulla più. L'ho già bevuto altre volte e sempre mi ha dato l'impressione di un vino discreto, senza troppe ambizioni. Realista, in un certo senso, come se ci dicesse "L'annata è stata quella che è stata. Ogni produttore ha fatto quello che ha potuto (e che è stato in grado di fare). Io sono fatto così, non chiedermi di più". Un po' il discorso che faceva Teresa Mascarello che presentava questo vino a Vini Veri 2007. Lei aggiungeva di berlo subito, di non invecchiarlo.
3a batteria
VOLNAY 1ER CRU LES CHAMPANS 2001 - DE MONTILLE
Granato trasparente.
Inizialmente un po' salmastro, si rivela subito di una mobiltà quasi destabilizzante, è persino difficile stargli dietro: passa al cuoio, alla cipria, smbra stabilizzarsi su belle erbe aromatiche. Appare leggermente evoluto. In bocca è davvero molto fresco ed elegante, lieve ma con carattere. rimane questo senso di vino evoluto a lasciare un po' di dubbi, anche se bisogna dire che dopo veramente molto tempo che era nel bicchiere, sembrava come ringiovanire e puntare su sensazioni piacevolmente balsamiche. Troppo giovane? O, forse giustamente, come dice Alessandro, da scaraffare? Per me comunque terzo vino della serata a poca distanza dal secondo.
POMEROL 2000 - CHATEAUX FEYTIT-CLINET
Quasi impenetrabile. Subito un sacco di frutta, nera in prevalenza mirtilli, carrube). Finemente erbaceo. Ecco penso ad un vinone e invece in bocca è di un'agilità sorprendente. Il tannino gli dà struttura e l'acidità, mai invadente, bevibilità e freschezza. Mi viene in mente il giovane Cassius Clay: potente e prodigiosamente agile. Per me terzo vino della serata a parimenrito con De Montille (e dire che non sono un amante del Merlot).
Complimenti a Massimo per la scelta dei vini e per la conduzione della serata. Alle prossime!
Non volevo "svilire" il Volnay con il mio commento, tutt'altro: forse era un vino da ossigenazione piena, magari quella fatta in decanter (che noi non amiamo) ma che in questo caso serviva.
Sui vini concordo con Alessandro: delusioni Rosso dell'Abbazie e Bartolo 2003.
Invece il pinot nero che effettivamente aveva una iniziale nota "evoluta " piano piano con l'ossigenazione nel bicchiere tendeva a "ringiovanire" e anche la lunghezza in bocca ne traeva giovamento.
Forse stretto tra i due giganti dello Chateneuf e del Pomerol un pò ne soffriva il peso, lui che fà della eleganza la sua dote migliore.
Detto questo in difesa del vino dico anche che dal vino più costoso della serata mi aspettavo un pò di più. Piccola delusione.
Altro aspetto della serata secondo me la Toscana che spesso bistrattata per i vini legnosi e piacioni sfodera questi vini che sono puro fascino, intriganti e bellissimi.
Ci si innamora della Toscana, ci si sposa col Piemonte....però ogni tanto una avventura extra coniugale in Toscana non è poi così male....
un saluto a tutti....e grazie ancora....
P.S.: nessun tappo, su 8 bottiglie di questi tempi è quasi un record...
Questa in particolare è stata piacevolissima. Era tempo che non bevevo in un unica serata vini rossi tanto significativi. Non so come, ma ultimamente con il rosso si trovano meno occasioni di discussione, meno stimoli in un certo senso, che con il bianco. Sarà una mia impressione! Eppure istintivamente sarei maggiormente portato verso il rosso. Il bianco lo trovo sempre un po' più cerebrale. Il rosso più passionale. Naturalmente parlo in termini totalmente personali e generali.
La serata è iniziata con uno spumante, coì, tanto per brindare insieme, rompere il ghiaccio e avvinare la bocca. Noto subito al naso una certa pasticceria, molto fine, non smaccata. Il vino lascia presagire sensazioni dolciastre che poi in bocca non ritroverò, anche se verranno avvertite da qualcuno dei presenti. Il naso rivela anche una leggerissima nota ossidativa che non mi dispiace per nulla e, anzi, mi porta verso certi blasonati spumanti d'oltralpe e si risolve in una leggera di mela cotogna.
In bocca rivela una carbonica lieve e carezzevole. Discreta corrispondenza gusto-olfattiva e chiusura un po' amara. Interessante il comportamento del vino dopo la deglutizione: la nota amara si dispoerde e il vino termina con un lungo e persistente finale di erbe aromatiche che mi è capitato di sentire altre volte nei migliori Franciacorta.
BRUT SATEN 2002 - CORNALETTO (sboccatura 2007)
Batteria di tre rossi:
Un granato non particolarmente carico con unghia leggermente aranciata lascia presagire una certa evoluzione.
Al naso mi prende subito: leggera speziatura iniziale, ma poi un continuo mutare di sensazioni con predominio di note agrumate tipo arancia sanguinella e mineralità ferrosa. Un vino instancabile che corona il suo percorso olfattivo con una splendida pesca gialla.
Bevibiltà prodigiosa conferita da un'acidità e da un tannino pulitissimi e molto fini, oltreché perfettamente integrati. Mi sorprende una decisa piccantezza. Fascino, suadenza, amichevolezza, quasi famigliarità di un vino che ha l'apparente facilità e semplicità dei grandi. (Devo aggiungere che per me è stato il vino numero 1 della serata?)
BRUNELLO DI MONTALCINO 1999 - LE MACIOCHE
(accid... devo andare, ma intendo continuare...)
Ogni volta che ho avuto la fortuna di pasteggiare con grandi vini (anche autentici "giganti") questi si sono tenuti al servizio del cibo in modo insospettabile.
In special modo quei vini che avevano una storia alle spalle! Qualche difficoltà invece l'ho avuta con i fenomeni recenti (ricordo un famoso - ed ottimo - super tuscan di recente nascita inabbinabile con qualsiasi cosa) ma questa è la dimostrazione che i vini non si possono giudicare senza il trascorrere del tempo.
Però la prova pratica che suggerisci la faremo volentieri.
Ciao
Promossi a pieni voti i due vini provenienti da Montalcino: il Rosso era più immediato e pronto (grandissimo all'olfatto) mentre il Brunello emergeva molto lentamente.
Alla distanza però il Brunello dilagava ed il Rosso ne diveniva degno scudiero. Molto bene.
Senza voto il Rosso dell'Abbazia: vecchio, decrepito, esaurito. Un vino rosso con gli attributi non può cedere così di schianto dopo appena 11 anni. Vecchio oltremodo al colore, al gusto (amaro al palato in modo esagerato), si salvava solo un pò il naso, ma alla fine le sensazioni di Sherry Oloroso era dato dall'evidente inizio di maderizzazione!
Quindi male!
Fantastico il Chateneauf (grazie per la scoperta Massimo): era una vita che non mi capitava un vino dal naso così sorprendente! Odore di mitili e bagnasciuga all'inizio, che evolveva in sentori di carne, ferro, cuoio, per poi tornare alla morbidezza dei fiori di campo sino a perdersi in un tributo di composte di frutta: Fico, Albicocca, ecc.! Grande, grande, grande!
Il Volenay mi è piaciuto ma l'ho trovato un pò claudicante, come se fosse stato conservato non in modo adeguato (o forse è l'annata?) già al colore sembrava un pò vecchio, però averne di vecchi così'...
Discorso inverso per il Pomerol: 9 anni ed essere ancora un autentico infante, "polposo" oltremodo (ma polposo di suo, non di concentratore) vino da riassaggiare tra 10 anni (e Dio portegga chi produce vini del genere!).
Infine il Barolo: il mio rosso dell'anima...
Spero di non essere frainteso ma mi ha molto deluso: ho trovato un vino poco tipico, non franco.
Un Barolo si deve riconoscere tra mille vini, e quello di ieri è stato frainteso e confuso.
Di tanti vini potrò capire poco, ma non riconoscere un barolo tra gli altri non mi era mai capitato.
Grazie al Circolo ed a Massimo che mi hanno permesso di prendere parte a questa splendida serata.
Alessandro
Dico però che Le Macioche è stato il mio preferito.
Quando bevo questi vini "hors catagorie" mi viene sempre un quesito: Non sono semplici da bere, ti ci devi immergere come per una tesi di laurea per capire se quello che senti è anguria o puzza di molo (banalizzo!), costano un bel pò di euro ma, alla fine come reaggirebbero abbinati con un buon piatto?
A prima vista, anzi annusata, mi troverei in seria difficoltà nell'abbinare questi vini....
Magari un giorno potremmo fare una serata tralasciando le analisi olfattive e dedicandoci agli abbinamenti cibo-vino.
Grazie anche agli amici più esperti: Assicuro che si approfondisce molto più in queste speciali che in una serata di corso.