SaggiBevitoriBlog di
Alessandro Carlassare
Si è conclusa ieri, con il wine tasting e la colazione riservata alla stampa specializzata ed agli operatori del settore, la manifestazione Vino in Villa 2009.
Quali luci (e quali ombre) hanno caratterizzato l'edizione di quest'anno? Fortunatamente più le prime delle seconde ed oggi vediamo quali.
Il pubblico
Il pubblico è la prima voce da porre sotto la casella "soddisfazioni".
Tante persone, superiori a quello delle scorse edizioni, ma un pubblico fortunatamente ben distribuito nell'arco della giornata in modo tale che è sempre stato possibile, con brevissima attesa, interloquire con il produttore e/o la persona addetta al tavolo di servizio.
Un pubblico educato, spesso edotto, mai caciarone, anche per la parte più giovane: nulla a che vedere con certe scene da basso impero che oramai sono il brutto corollario di Vinitaly o altre manifestazioni aperte al pubblico .
I Produttori
Diamo un plauso anche ai produttori o chi per essi: sempre presenti ai tavoli, inesauribili nella loro voglia di soddisfare le curiosità del pubblico, tanto nelle spiegazioni, quanto nell'offrire i loro vini.
E' così che si instaura il rapporto produttore-cliente finale, non certo con gli stand-fortino che si realizzano in certe fiere (delle vanità).
L'organizzazione
Puntuale e percisa come gli altri anni: ottimi i parcheggi, i servizi bus navetta, le indicazioni.
Fantastica l'ubicazione (Castello di San Salvatore, ma il merito è altrui...).
Qualche sbavatura alla cassa ed alla distribuzione bicchieri, ma sono piccole disattenzioni comprensibili.
La migliore cosa fatta da chi organizza è stata la ridistribuzione dei tavoli: finita la incredibile (e sciocca, me lo si permetta) anarchia che voleva i produttori divisi per iniziale oppure casualmente.
Quest'anno si è scelto di posizionarli in modo geografico, partendo da Conegliano ed avvicinandosi, man mano, alla zona di Valdobbiadene e del Cartizze.
Facendo ciò chiunque a potuto constatare le differenze zonali: apprezzando prima la ricchezza aromatica e l'opulenza dei vini della zona di Conegliano, che ne fanno vino frutto ideale per aperitivi o per tenori zuccherini atti a sostenere alcuni dolci, per avvicinarsi poi alla mineralità ed alla sapidità della zona di Valdobbiadene: vini più votati ad accompagnare il pranzo ed ideali anche in versione tranquilla.
I vini
Ovvio, se viene meno il vino viene meno tutto!
Meglio del previsto gli assaggi effettuati: vini quasi sempre ben presenti, varietali, meno marcati nelle aromaticità indotte dai lieviti (vi prego: abbandonate i lieviti aromatici!) e molto più frutto della pura uva raccolta.
Visti gli assaggi effettuati in manifestazioni minori mi attendevo un risultato più modesto, e per fortuna mi sbagliavo.
Interessante il fatto che molti produttori stiano (finalmente) riducendo gli zuccheri: tantissimi i brut presenti e tantissime le richieste di assaggiare questi ultimi.
Anche negli extra dry si sta cercando di contenere verso il basso gli zuccheri e ciò non può che essere una bella cosa per il consumatore finale: troppe volte si è voluto camuffare strutture inesistenti sorreggendole con un po' di zucchero residui in più. E forse anche questo è uno dei motivi per cui il vino della nostra zona è stato imposto come spumante e non come vino tranquillo: più facile condizionare i primi che non i secondi.
Per correttezza va però detto che il vino migliore presente alla manifestazione era proprio un Dry, ovvero uno spumante con residuo zuccherino elevato: si trattava del Prosecco Dry "Le Colture" di Santo Stefano.
Un vino ricco di zuccheri ma controbilanciato da una sapidità ed una mineralità invidiabile.
Un grande vino (derivato da grandi uve) che dovrebbe essere preso ad esempio da tutti quei produttori di Cartizze che si ostinano nello spumantizzare il loro vino in tale versione per il solo motivo di giustificare una differenza che l'uva non supporta più!
AC
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Sostanzialmente concordo con questa analisi e credo di non sbagliare nel dire che il livello qualitativo dei vini quest’anno era piuttosto elevato. Le cuvée migliori sono state, a mio avviso, quelle con profilo aromatico più essenziale, meno spinto nei sentori fermentativi(banana) e prive di certi eccessi zuccherini che appesantiscono il palato:un esempio su tutti il Cartizze Brut(strano ma vero) di S. Follador!