SaggiBevitoriBlog di
Alessandro Carlassare
Premessa: nessuno vuol negare l’utilizzo eccessivamente disinvolto, poco edotto ed improvvisato, di prodotti fitosanitari da parte di alcuni viticoltori, come nessuno vuol negare (anzi) che l’utilizzo di tali sostanze riguardi noi tutti: il vigneto appartiene al proprietario della vigna, ma l’aria, il suolo, l’acqua che vi scorre sotto e gli animali che lo popolano appartengono a noi tutti. Però solo parlando in modo consapevole e corretto possiamo giungere ad un risultato soddisfacente per tutti, solo accusando chi sbaglia senza generalizzare può portare ad una convivenza ottimale tra viticoltori e persone residenti nelle zone di coltivazione, in caso contrario rischiamo solo una caccia alle streghe che a nulla porterà se non nel creare inutili fronti contrapposti.
L’argomento “salute di tutti vs. salute (ideale) del vigneto” è un argomento complesso che affronteremo in più volte, oggi iniziamo dalla cosa più dannosa: i giornalisti disinformati! Negli ultimi mesi, sempre più spesso, i due principali quotidiani della Marca Trevigiana (Gazzettino di Treviso e Tribuna), affrontano l’argomento fitofarmaci in vigneto, e lo affrontano con prese di posizione alquanto dure ed incisive: ne sono chiaro esempio gli articoli comparsi sul Gazzettino nelle edizioni di sabato 22 e domenica 23 agosto, dove si accusa l’utilizzo scriteriato, se non peggio, di fitofarmaci da parte di viticoltori ed aziende agricole. E si accusa l’irrorazione con l’utilizzo dell’elicottero quasi questo fosse un mezzo di diabolica dispersione…
Ora se vogliamo spostare le coscienze di alcuni produttori verso l’utilizzo più moderati (direi responsabile) di fitofarmaci o di prodotti alternativi dobbiamo farlo esprimendo fatti e non panzanate, ma purtroppo i giornalisti sembrano non capirlo…
Innanzitutto critiche ed attacchi vengono espressi nell’anno errato: quello scorso, 2008, ha avuto un andamento che ha costretto tutti i coltivatori al sovra utilizzo di prodotti contro la peronospora e l’oidio, come forse mai accaduto (giornalisti, se volete scrivere di vigneti imparate anche nel camminarci in mezzo ogni tanto….), pertanto il fatto che si voglia scrivere di abuso per l’anno in corso (annata splendida sotto l’aspetto attacchi in vigneto) mi sa già tanto di critica precostituita, ma è l’obbiettivo (inteso come mezzo di distribuzione) che sinceramente non capisco: su di un quotidiano vi era il seguente concetto: “dove passa l’elicottero vi è silenzio, la natura muore…” Ma tiamo scherzando? Prendersela con l'elicottero equivale nel dare colpa al massaggiatore del Milan se questa a preso quattro sonore sberle dall’Inter nello scorso derby….
Come forse saprete gli elicotteri possono irrorare solo prodotti contro la peronospora e contro l'oidio, il vero pericolo (gli insetticidi) si possono irrorare solo con mezzi terrestri, stessa
cosa dicasi per gli antibotritici e soprattutto per i diserbanti, vero problema (non solo estetico) del comprensorio! (la scomparsa di alcune specie della flora, della microfauna e la franosità
dei terreni si devono attribuire principalmente all’abuso, se non al semplice, uso di questo flagello ).
Per di più l'elicottero, essendo mezzo che richiede autorizzazioni al volo, subisce sicuramente dei controlli che il privato non riceve.
Se io dovessi prendermela con qualcuno me la prenderei con quei pseudo viticoltori (i viticoltori veri sanno evitare l’abuso di certe sostanze: loro vivono nel vigneto e sono i primi ad essere
felici quando possono evitare inutili dispersioni) che usano gli atomizzatori a cannone direzionale: questi sono acquistabili da chiunque, e possono irrorare prodotti sino ad oltre 50 metri di
distanza (quindi più di un elicottero) e vengono usati nel modo più disinvolto, fregandosene di tutto e di tutti:
basta spandere prodotto....
Però si attacca l’elicottero: mezzo vistoso, di grande impatto, quindi facilmente identificabile… vuoi mettere che differenza tra il pubblicare un elicottero in prima pagina piuttosto di un misero atomizzatore?
AC
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le ho appena scritto identica mail, ma non sapendo se il suo indirizzo mail è corretto mi permetto di renderla pubblica, così lei può leggerla.
Ma da persona molto sensibile al rispetto di tutto ciò che ci sta attorno, consapevole del grandissimo inquinamento e della distruzione dei suoli causata all'immensa quantità di diserbanti e anticrittogamici che vengono utilizzatati da tanti colleghi, mi sento però di prendere “le difese” di questo territorio.
E’ vero, con questa viticoltura stiamo distruggendo totalmente la fertilità dei suoli e ci stiamo ammalando, ma non è solo Valdobbiadene e Conegliano. Penso che difronte ad ogni frutto o verdura che acquistiamo al supermercato ci dovremmo chiedere cosa ci sta dentro, come è stata prodotta e da che tipo di viticoltura proviene…la risposta ci farebbe paura.
Ritengo queste uscite giornalistiche, soltanto un voler contaminare per non dire distruggere, forse una delle realtà vitivinicole che ad oggi meno hanno risentito di una difficoltà economica e che cavalca da tanti anni, meritatamente o no, l’onda del successo.
La maggior parte dei contadini e produttori della zona, soprattutto in questi ultimi anni, si sta rendendo conto del grande danno causato e il loro atteggiamento, nei confronti della terra e delle piante sta cambiando. Lo dimostra anche la nuova amministrazione comunale che ancor prima di questi articoli, aveva sentito l’urgente necessità di mettere dei freni e delle regole al nostro operare.
Non per fare d'ogni d'erba un fascio (magari disseccato chimicamente), ma ritengo che certi argomenti vadano trattati come si deve dalle riviste di settore....per il resto....si puo' leggere mentre si beve il caffè o l'ombretta al bar!
Credo sia una buona notizia da apprendere: il Consiglio comunale di Valdobbiadene, (da poco insediato) ha dibattuto e sta approvando proprio in questi giorni il nuovo regolamento rurale nel quale saranno indicate anche disposizioni inerenti vigneti e trattamenti: distanze da mantenere, periodicità, tipi di diserbi consentiti, ecc.
Vero è il problema conferitori d'uva... sotto quest'aspetto va premiata la troppo spesso vituperata cantina Sociale di Valdobbiadene, la quale, oltre a premiare economicamente il maggior rapporto zuccheri/peso uva, richiede ai conferitori la consegna TOTALE della loro produzione che non deve eccedere rispetto ai massimi stabiliti dal disciplinare.
Nel caso un socio consegnasse sovra produzioni non solo queste non verrebbero pagate, ma anzi incorerebbe in una sanzioni, e nel caso provasse a venderle ad altre realtà perderebbe il diritto di socio.
Va da se che, visti gli elevati premi garantiti per l’uva conferita, nessuno vuole perdere tale opportunità!
Il problema sono i contadini, specie quelli che gestiscono i piccoli possedimenti e gestiti da persone di una certa età... !!!!
Avete ragione: diserbano, diserbano, diserbano, e basta!
E' innegabile però che il problema esista (chiaramente non solo a Valdobbiadene) e che si stiano trovando soluzioni tecniche e normative.
Non sarebbe però così male che si tracciassero i reali contorni del discorso.
Chi? Mi viene da pensare ai vari consorzi di tutela od associazioni che promuovono il vino ed il territorio.... forse si contribuirebbe a dare il giusto peso a certi articoli!