SaggiBevitoriBlog di
Alessandro Carlassare
La stanza non era certo il massimo dal punto di vista estetico: sotterranea, ben imbiancata ma completamente vuota.
In un prossimo futuro si trasformerà in un’accogliente taverna, ma per adesso solo un lungo tavolo (tre cavalletti su cui poggiava una lungo pannello in medio-density) ricoperto da una tovaglia bianca ed immacolata, dodici sedie di plastica bianca, del tipo utilizzato nei giardini, e due lampadine da 100 watt pendenti da un filo.
Sul tavolo due caraffe di plastica trasparente a mò di svuota bicchieri e sei superbe bottiglie di vino, di quelle che tanti vedono come un traguardo nel loro percorso di degustatori.
Ero stato l’ultimo ad arrivare tra gli invitati (cosa che mi riesce assai facile) e quindi potevo contare 10 persone oltre a me ed al padrone di casa: 12 persone, l’ideale per degustare 6 bottiglie!
Al momento di preparare i bicchieri noto che, praticamente tutti, estraggono la loro sputacchiera personale… io ero l’unico a non averla!
“Sai, la patente, i punti, il poter giudicare un vino a mente lucida…” così sembra quasi giustificarsi il padrone di casa. “Ci mancherebbe ognuno degusta come vuole – rispondo io – anche se devo ancora capire, facendo una indebita proporzione, che gusto ci sia nel masticare un cibo superbo per poi sputarlo anziché deglutirlo…”.
La degustazione ha inizio e si protrae tra commenti entusiasti, giudizi unanimi, un solo scontro ed un vino n pò sotto le aspettative, ma quella della degustazione è un’altra storia.
Dopo ogni sorso vedo i mie compagni di degustazione impegnare la bocca in gargarismi, sciabordi fatti con la lingua, faticosi esercizi di inspirazione a bocca piena e poi, oplà, l’antiestetico sputo nell’arnese posto al fianco dei bicchieri.
Io mi limito a deglutire dopo aver sparso il liquido in ogni anfratto della bocca ed averne cercato ogni caratteristica, “al limite ne lascerò un po’ più nel bicchiere” è il mio bugiardo pensiero: so già che ne rimarrà come agli altri, forse un po’ meno… basteranno le quasi tre ore di probabile impegno del diluire l’alcool ingurgitato.
Fine della degustazione, si svuotano i bicchieri e si raccoglie un litro abbondante di vino: facile stabilire il contenuto, erano caraffe da cucina graduate. Le sputacchiere vengono invece, diligentemente, svuotate direttamente nel lavandino, ognuna dalla persona che l’aveva utilizzata.
“Sono appena le undici (23.00) che dite se andiamo a magiare una pizza nel locale qui all’angolo? Tanto chiudono dopo mezzanotte”
Li accompagno, ma solo per bere l’ennesimo bicchiere d’acqua: ho più strada di tutti e non voglio fare tardi.
Dopo aver bevuto tanta grazia nessuno osa ordinare vino, tutti optano per una birra doppio malto, non filtrata ed artigianale, quasi un vanto per il locale, ed infatti ecco arrivare 11 bottiglie da mezzo litro con bicchiere ed il mio bicchiere di acqua gasata. Poco dopo saluto tutti ed esco.
Salendo in macchina comincio a pensare: non sono mai stato bravo in matematica, ma i “conti della serva” mi piacciono, eccome! 6 bottiglie da 0,75 equivalgono a 4,5 litri di vino, che diventano 3,5 se sottraiamo quanto avanzato nei bicchieri. Se moltiplichiamo i 3,5 litri per un grado medio di 12,5° significa 0,4375 ml di alcool, diviso 12 partecipanti danno 0,036 ml di alcool introdotto.
Una birra da 0,5 ad un grado medio di 5,0° significa 0,025 ml di alcool, in altre parole quella singola (ed a questo punto superflua) birra, valeva ben due terzi del vino che io avevo bevuto e che, nel caso loro, avevano sputato....
Bere una birra Friulana per sputare 5 grandissimi vini Francesi.... "Sai, la patente a punti…" ma che il diavolo se li porti (bonariamente, ovvio) quelli che sputano il vino!
AC
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