Lunedì 5 ottobre 2009 1 05 /10 /2009 10:10
Ho sostitutio la foto di questa pagina dopo la gentile mail della signora Buscato (che potete leggere nei commenti). Quanto Lei scrive al punto 2 è pienamente condivisibile: io con quest'articolo intendevo criticare il modo di fare comunicazione, non certo il vino che vi era raffigurato pertanto l'immagine era superflua!
AC

La
premessa è quanto meno doverosa: la critica che muovo in quest’articolo non è assolutamente rivolta al vino oppure alla cantina che lo produce, tutt’altro, è solo mia intenzione evidenziare come la comunicazione diretta al cliente finale si traduca spesso in una serie di inutili ovvietà che se analizzate con il minimo distacco balzano immediatamente all’occhio!

Ed il bello è che queste ovvietà le scrivono degli studi pubblicitari il cui compendio (solitamente generoso) ricade proprio sull’utente finale.

 

La pubblicità redazionale l’ho incontrata in un sito che ogni tanto visito: mondodelgusto.it, all’interno del sito vi è una sezione chiamata bottega (link) ed è qui che ho incontrato lo scritto del Prosecco Borgoluce.

Dopo una brevissima presentazione si apre un’esauriente scheda tecnica ed un altrettanto piacevole scheda di produzione nella quale però brillano delle perle di inesauribile ed involontaria comicità….

Normale la descrizione del colore e del perlage, forse un po’ misera quella del profumo ma si recupera ampiamente nella parte del sapore (anche se, personalmente, ritengo che prima del sapore della frutta esotica in un Prosecco vi siano decine di altri marcatori gustativi).

Ma è con la parte abbinamenti che mi sovviene qualche dubbio: “ideale per il fuori pasto e per le occasioni di festa, si abbina perfettamente anche ai frutti di mare e ai crostacei”.

In che senso “ideale per le occasioni di festa”?

Quale assioma m’impedisce di aprire un ottimo vino in un momento di tristezza? (magari proprio per risollevarmi?) e poi, perchè nella quotidianità lavorativa devo precludermi un vino?

Nel 2009 la frase “vino delle feste” dovrebbe scomparire da ogni brochure, anche da quella dell’Yquem se mai esistesse: è l'aprire un vino che fa festa, non il contrario!

Al servizio comunque la cosa peggiora : “in un calice di cristallo, alla temperatura di 8/9°C”.

Premesso che la corretta forma in lingua italiana richiederebbe si scrivesse “servito alla temperatura di 8/9° C in calice di cristallo” (altrimenti qualcuno potrebbe pensare al calice posto in frigo ed utilizzato alla temperatura di 8/9 gradi) è la scelta del calice in cristallo che mi fa sorridere.. in cristallo?

Ma và, io ero propenso ad utilizzare un bicchiere di plastica, meglio ncora uno di quelli di carta dei distributori automatici… a quando una brochure di uno spumante con scritto finalmente “da bersi a garganella”?

Invece faccio i mie complimenti per la parte conservazione quando si suggerisce, correttamente, di evitare lunghe soste in frigorifero!  

Se nella parte esposizione dei vigneti si ricorre alla tanto diffusa banalità “esposizione a Ovest Sud Ovest (ed io continuo a chiedermi di chi mai saranno le centinaia di ettari poste ad est, nord est: non un’azienda che dichiari di possederli…) ed in quella clima si scriva “temperato, con estati calde ma non afose; escursione annua media di 20-21°” (non afose? Ma dove vive la persona che ha scritto tale corbelleria? Minimo minimo sulla vetta del Sorapis: mi sarebbe piaciuto aver incontrato gli abitanti di Susegana nella metà dello scorso agosto per sentire cosa pensavano della loro estate mai afosa…) è quella della  zona di produzione delle uve dove trovo l’errore più incomprensibile ed inutile.

Vi è scritto “colline tra Valdobbiadene, Susegana e Collalto” anche se sembra la meno grave in assoluto è su questa inutile postilla che ci si dovrebbe arrabbiare: evitiamo descrizioni così sommarie quanto inutili!

Cosa si comunica ad un consumatore finale quando diciamo “colline tra due punti distanti 27 chilometri tra loro? (Ben 20 in sola linea d’aria!!!!!) Non comunichiamo nulla: tanto vale dare un indicazione del tipo "coltivata in provincia di Treviso" visto l'imprecisione del luogo ha quasi lo stesso valore...

Le soluzioni sono due: o si ricerca la precisione alla francese indicando il singolo vigneto (anche se questo tende a donare un’investitura da pseudo Cru che magari non si merita) oppure tralasciamo in pieno ogni ubicazione!

Il pressapochismo e l’indifferenza nella fase della ricerca della qualità, da parte del consumatore finale, è difetto che si assume anche attraverso indicazioni vaghe, non costruttive e generiche.

Se poi il risultato è quello di incontrare persone che bevono qualsiasi cosa purché costi poco sappiamo il perché!

 

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Articolo - news - Community : Il mondo del vino
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