SaggiBevitoriBlog di
Alessandro Carlassare
Nella serata di ieri, dedicata al Tokaji, abbiamo degustato i seguenti vini:
- Furmint Dry Disznòko 2007
- Furmint Late Harvest Disznòko 2004
- Tokaji Aszù 5 puttonyos Samuel Tinon 2004
- Tokaji Aszù 5 puttonyos Disznòko 1995
- Tokaji Aszù 5 puttonyos Chateau Pajszos 1999
A voi che leggete ed avete assaggiato ogni commento.
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Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.
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Sede operativa: C\O Asolo Golf Club
La sede operativa è situata presso l'Asolo Golf Club, in Via Dei Borghi n°1 - 31034 Cavaso del Tomba (TV), la puoi
individuare premendo premi qui, oppure tramite Google Maps premendo qui
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Prometto che non userò mai più il PC se non per le foto di apertura...
Sui vini, avendo condotto la serata, non entro in particolare, però se li producessimo noi, compreso il primo, chissà che prezzi: in Ungheria costa come il tavernello da noi...
Sulla conclusione di Renato concordo: il vino dolce è quasi cosa a se, come la pasticceria per la cucina.
Proprio per questo è esaltazione allo stato puro!
Grazie ancora
Alessandro
Voglio spezzare una lancia in favore del base, bevuto per primo, semplice (ma forse nemmeno tanto: notata la nota non banale di liquirizia?) e beverino. Chiedo: se si trattasse di Tocai friulano, con quella freschezza eppure con quella soddisfacente intensità, non lo apprezzeremmo?
Non mi ha molto convnto la VT. Mieloso-zuccheroso, lasciava una leggera patina sulla lingua e chiudeva amaro.
Sul terzo ho trovato anch'io una leggera volatile, ma il suo carattere vegetale, linfatico, giovanile me l'ha fatto apprezzare.
Il quarto, il '95 è stato per me il vino della serata, molto più ricco e complesso del suo diretto contendente, il '99. Meno agile in bocca, ma forte di una dinamica gustativa impressionante: il vino,deglutito, si espandeva in bocca in maniera quasi esplosiva per poi sfumare lentamente in un lunghissimo, interminabile finale.
Una considerazione a margine: i vini dolci per me sono un po' un mondo a parte, stanno agli altri vini come la pasticceria sta alla cucina.
Ho capito poi che bevevo vini cattivi perchè non sapevo distinguerli.
Nella mia poca conoscenza devo dire che quelli dell'altra sera erano ottimi, solo il primo dei muffati (tinon) era sotto misura.
Bravi
A me piaceva abbastanza, mi sbaglio?
Mi piacerebbe leggere altri pareri.
N
Ho partecipato a molte serate Ais, aziendali, curate da enoteche o locali prima di approdare al circolo, e che differenza! Nessuno che ti guarda dal’alto in basso, nessuna divisione tra il gruppo degli esperti ed il gruppo dei novizi, o tra gestore e clienti, sei un socio già all’ingesso dove sei accolto per nome e cognome non come il socio numero x.
Molto bella l’atmosfera in degustazione senza i soliti 100 profumi da elencare e le 100 sensazioni da descrivere. Tutto condotto con semplicità ed amore per il vino.
Mi è piaciuta molto la relazione, la mia abitudine ai relatori inappuntabili che preparano tutto a memoria ed in modo schematico è stata rivoluzionata dalla presentazione vulcanica di Alessandro, che mi ha inondato di spiegazioni portate con una passione che non conoscevo. E’ una fortuna che si sia rotto il computer.
Infine bravi ai soci, mai vista tanta attenzione e silenzio nei momenti richiesti.
Continuate così e saremo sempre felici.
I vini non mi hanno particolarmente stupita. Ritengo tra tutti, a mio gusto, il '95 quello più interessante, ricco e profondo. Piacevole anche il '99, cristallino, con un'acidità forse più spiccata del precedente che molto bene sosteneva una maggior concentrazione zuccherina, rendendolo più stimolante al palato, però meno complesso e un po' scontato.
Tinon 2004, più rimaneva nel bicchiere e più peggiorava il suo stato difettoso. Un naso molto pungente. Sembrava di trovarsi difronte a della frutta o della marmellata in fermentazione.
Il base, parlava poco. L'ho trovato povero e insignificante. Un po' più stimolante la vendemmia tardiva, ma perchè la surmaturazione l'aveva arricchito, ma al palato non aveva forza e consistenza. Di piacevole beva ma che lasciava la bocca molto neutra in troppo poco tempo.
Certamente improponibili da bere spesso, ma i Tokaji Essencia sono davvero un altro mondo. Temo che soltanto lì ci si può rendere conto della grandezza di questi vini, nei quali tutto è al massimo, non solo gli zuccheri e l'acidità, ma anche l'emozione da brivido che riescono a trasmetterti. Raggiungere grandi equilibri lavorando su valori tanto estremi. Sono incredibili!!!
Poi è ovvio che ogni situazione, abbinamento, e vino ha il suo aspetto interessante e giusta collocazione, ma è con l'Essencia che dimostrano totalmente la loro unicità.
il primo vino al naso mi ha riportato il ricordo dei riesling della mosella con i tipici sentori di idrocarburi, freschezza acida evidente ma poco altro.
nel secondo invece non mi piaceva l'impronta alcolica al primo impatto al naso anche se più complesso e completo del primo.
il terzo, correggimi se sbaglio, ma aveva una nota di acidità volatile che disturbava un'pò.
nel quarto vino ecco centrato l'obiettivo!! l'equilibrio tra le varie componenti!!! un'esempio ben riuscito del prodotto pensato dalla persona originale che ci avete descritto nel racconto.
anche nel quinto vino ci avete dato la possibiltà di assaggiare un prodotto ben fatto e ben centrato che rispecchia e rispetta l'idea originale di chi ha inizialmente pensato e creato questa tipologia di vino.
grazie dell'esperienza!!!