Saturday 6 february 2010 6 06 /02 /Feb /2010 10:05

tokaNella serata di ieri, dedicata al Tokaji, abbiamo degustato i seguenti vini:

- Furmint Dry Disznòko 2007
- Furmint Late Harvest Disznòko 2004
- Tokaji Aszù 5 puttonyos Samuel Tinon 2004
- Tokaji Aszù 5 puttonyos Disznòko 1995
- Tokaji Aszù 5 puttonyos Chateau Pajszos 1999

A voi che leggete ed avete assaggiato ogni commento.

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Degustazioni - Community : Il mondo del vino
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Commenti

Grazie a tutti per i complimenti, troppo buoni!
Prometto che non userò mai più il PC se non per le foto di apertura...
Sui vini, avendo condotto la serata, non entro in particolare, però se li producessimo noi, compreso il primo, chissà che prezzi: in Ungheria costa come il tavernello da noi...
Sulla conclusione di Renato concordo: il vino dolce è quasi cosa a se, come la pasticceria per la cucina.
Proprio per questo è esaltazione allo stato puro!

Grazie ancora
Alessandro
Commento n°1 inviato da Alessandro Carlassare il 17/02/2010 alle 07h58
In colpevole ritardo mi associo ai complimenti per la serata, in particolare ad Alessandro per la sua esposizione. D'altra parte l'amore viscerale che Ale prova per i vini dolci e il Tokaji in particolare è noto e qui traspariva alla perfezione, soprattutto dopo la fatidica rottura del computer!
Voglio spezzare una lancia in favore del base, bevuto per primo, semplice (ma forse nemmeno tanto: notata la nota non banale di liquirizia?) e beverino. Chiedo: se si trattasse di Tocai friulano, con quella freschezza eppure con quella soddisfacente intensità, non lo apprezzeremmo?
Non mi ha molto convnto la VT. Mieloso-zuccheroso, lasciava una leggera patina sulla lingua e chiudeva amaro.
Sul terzo ho trovato anch'io una leggera volatile, ma il suo carattere vegetale, linfatico, giovanile me l'ha fatto apprezzare.
Il quarto, il '95 è stato per me il vino della serata, molto più ricco e complesso del suo diretto contendente, il '99. Meno agile in bocca, ma forte di una dinamica gustativa impressionante: il vino,deglutito, si espandeva in bocca in maniera quasi esplosiva per poi sfumare lentamente in un lunghissimo, interminabile finale.

Una considerazione a margine: i vini dolci per me sono un po' un mondo a parte, stanno agli altri vini come la pasticceria sta alla cucina.
Commento n°2 inviato da Renato il 12/02/2010 alle 23h43
Buona sera a tutti i saggi lettori.Volevo complimentarmi con il circolo per avermi fatto assaggiare un Tokajj che mai cercherei in enoteca.Questo mi sembra sia uno dei scopi del circolo,appunto di far conoscere dei vini difficili da trovare o comunque rari.Veniamo al vino:il primo e'stato una sorpresa abbastanza piacevole,il secondo gia'meglio ma e per mio conto ancora giovane il terzo aveva una acidita'che mi infastitiva un po'in gola il terzo quasi perfetto,l'ultimo armonioso equilibrato in tutto .Ideale per grandi meditazioni in buona compagnia.
Commento n°3 inviato da sartor nazareno il 10/02/2010 alle 21h31
Mi sono fatta un'idea, ma ho un dubbio, e prima di scrivere mi faceva piacere leggere i pareri dei più esperti...
Commento n°4 inviato da SZ il 9/02/2010 alle 18h55
Mi sono avvicinato ai vini dolci grazie ai corsi del circolo, prima li detestavo perchè li trovavo cattivi.
Ho capito poi che bevevo vini cattivi perchè non sapevo distinguerli.
Nella mia poca conoscenza devo dire che quelli dell'altra sera erano ottimi, solo il primo dei muffati (tinon) era sotto misura.
Bravi
Commento n°5 inviato da Alessandro il 8/02/2010 alle 17h32
Nessuno dei vini degustati merita di essere sminuito, li trovo tutti interessanti se valutati per tipologie. Raccolte tardive e vini da appassimento in pianta di così spiccato carattere sono mosche bianche in Italia.
Commento n°6 inviato da NF il 8/02/2010 alle 15h37
Ho visto i tre commenti prcendenti, ma non sono molto d'accordo sul giudizio al secondo vino, la vendemmia tardiva.
A me piaceva abbastanza, mi sbaglio?
Mi piacerebbe leggere altri pareri.
N
Commento n°7 inviato da N il 8/02/2010 alle 13h36
Complimenti a tutti. Io vorrei esprimere il parere non sui vini ma sull’intera serata. Essendo da poco vicino al circolo lo faccio in forma anonima perché non inseguo consensi, voglio solo dire la mia opinione.
Ho partecipato a molte serate Ais, aziendali, curate da enoteche o locali prima di approdare al circolo, e che differenza! Nessuno che ti guarda dal’alto in basso, nessuna divisione tra il gruppo degli esperti ed il gruppo dei novizi, o tra gestore e clienti, sei un socio già all’ingesso dove sei accolto per nome e cognome non come il socio numero x.
Molto bella l’atmosfera in degustazione senza i soliti 100 profumi da elencare e le 100 sensazioni da descrivere. Tutto condotto con semplicità ed amore per il vino.
Mi è piaciuta molto la relazione, la mia abitudine ai relatori inappuntabili che preparano tutto a memoria ed in modo schematico è stata rivoluzionata dalla presentazione vulcanica di Alessandro, che mi ha inondato di spiegazioni portate con una passione che non conoscevo. E’ una fortuna che si sia rotto il computer.
Infine bravi ai soci, mai vista tanta attenzione e silenzio nei momenti richiesti.
Continuate così e saremo sempre felici.
Commento n°8 inviato da anonimo il 7/02/2010 alle 18h16
Penso che l'aspetto più interessante della serata sia stata l'esposizione di Alessandro, che con grande precisione e semplicità è riuscito a dare una visione reale e chiara di questo territorio e dei loro vini, nonostante le difficoltà tecniche.
I vini non mi hanno particolarmente stupita. Ritengo tra tutti, a mio gusto, il '95 quello più interessante, ricco e profondo. Piacevole anche il '99, cristallino, con un'acidità forse più spiccata del precedente che molto bene sosteneva una maggior concentrazione zuccherina, rendendolo più stimolante al palato, però meno complesso e un po' scontato.
Tinon 2004, più rimaneva nel bicchiere e più peggiorava il suo stato difettoso. Un naso molto pungente. Sembrava di trovarsi difronte a della frutta o della marmellata in fermentazione.
Il base, parlava poco. L'ho trovato povero e insignificante. Un po' più stimolante la vendemmia tardiva, ma perchè la surmaturazione l'aveva arricchito, ma al palato non aveva forza e consistenza. Di piacevole beva ma che lasciava la bocca molto neutra in troppo poco tempo.
Certamente improponibili da bere spesso, ma i Tokaji Essencia sono davvero un altro mondo. Temo che soltanto lì ci si può rendere conto della grandezza di questi vini, nei quali tutto è al massimo, non solo gli zuccheri e l'acidità, ma anche l'emozione da brivido che riescono a trasmetterti. Raggiungere grandi equilibri lavorando su valori tanto estremi. Sono incredibili!!!
Poi è ovvio che ogni situazione, abbinamento, e vino ha il suo aspetto interessante e giusta collocazione, ma è con l'Essencia che dimostrano totalmente la loro unicità.
Commento n°9 inviato da Alberta il 6/02/2010 alle 15h34
ciao a tutti voi ke leggete...come sempre anche la serata di ieri è stata molto esplicativa e chiara, ( alessandro hai una capacità comunicativa esemplare!!!), il tocaji ungherese è una tipolgia particolare e assaggiare il vino iniziale da cui poi viene creato è stato per me basilare per entrare nel concetto da cui nasce quel vino.
il primo vino al naso mi ha riportato il ricordo dei riesling della mosella con i tipici sentori di idrocarburi, freschezza acida evidente ma poco altro.
nel secondo invece non mi piaceva l'impronta alcolica al primo impatto al naso anche se più complesso e completo del primo.
il terzo, correggimi se sbaglio, ma aveva una nota di acidità volatile che disturbava un'pò.
nel quarto vino ecco centrato l'obiettivo!! l'equilibrio tra le varie componenti!!! un'esempio ben riuscito del prodotto pensato dalla persona originale che ci avete descritto nel racconto.
anche nel quinto vino ci avete dato la possibiltà di assaggiare un prodotto ben fatto e ben centrato che rispecchia e rispetta l'idea originale di chi ha inizialmente pensato e creato questa tipologia di vino.
grazie dell'esperienza!!!
Commento n°10 inviato da LINDA il 6/02/2010 alle 14h19

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Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

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