SaggiBevitoriBlog di
Alessandro Carlassare
Questo blog non è, ne vuole essere, una testata giornalistica: viene aggiornato mantenendo una periodicità quasi quotidiana, a pura discrezione di chi lo scrive, pertanto non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2010.
Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.
Per maggiori informazioni visita il sito oppure scrivi a info@saggibevitori.it
Sede operativa: C\O Asolo Golf Club
La sede operativa è situata presso l'Asolo Golf Club, in Via Dei Borghi n°1 - 31034 Cavaso del Tomba (TV), la puoi
individuare premendo premi qui, oppure tramite Google Maps premendo qui
| February 2012 | ||||||||||
| M | T | W | T | F | S | S | ||||
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | ||||||
| 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | ||||
| 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | ||||
| 20 | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | ||||
| 27 | 28 | 29 | ||||||||
|
||||||||||
Sapevo che avrei avuto la possibilità in questi giorni, di degustare diversi vini di alcuni colleghi di Franco Massolino, Chardonnay, barbera e vari Cru di Barolo.
Ebbene, ora mi sento davvero convinta nel dire che eravamo difronte ad uno Chardonnay, nella sua semplicità, bellissimo, spontaneo e vivo ad una Barbera di forza ed equilibrio, per niente scontrosa. Forse con un unico limite, l'alcool, ma che da quanto mi è stato raccontato è un segno dell'annata.
Barolo 2005, per me fantastico. C'ha messo un po' per far uscire l'armonia, ma concedendogli il giusto tempo ha dato un'eleganza e finezza grandiosa. Un vino secondo me che già da ora ha una beva strepitosa. L'ho definito una ballerina sulle punte. Un bel vino con il sorriso.
Oppostissimo per forza e profondità, Vigna Rionda 2004. Già tanto è stato detto. Ciò che a me personalmente ha colpito è stato al palato, una grande presenza di humus. Certamente ha ancora tutto da dare.
Il 58...mi trovo in confusione. Sono sicera, forse non ci capisco niente di vini maturi, ma in quella serata ho bevuto con maggior piacere altro.
Difronte ad un vino di così tanti anni non posso che portargli rispetto, un vino che aveva ancora tantissimi caratteri positivi, spesso capita di bere vini di pochi anni completamente annullati e ossidati. Ma per me c'è sempre un però. Stupisce, sorprende per la sua età. Esperienze fondamentali da fare, ma se vedo il vino come piacere e appagamento sensoriale, senza utilizzare troppo il cervello, non berrei quel 58.
Franco grande oratore, parte in sordina leggendo quà e là, ma poi dimentica le storie preparate e parla di langa e di uomini di langa e del suo lavoro e la serata diventa coinvolgente e bellissima.
I vini erano stupendi, lo chardonnay minerale e freco, la barbera vinosa e ricca, una conferma il barolo base, un grande vino il vigna rionda riserva e tutti migliori degli omologhi della serata consumata ormai anni fà nella vecchia sede, bravi ai massolino che continuano nella loro strada di tradizione e miglioramento.
un saluto a tutti.
quella di venerdì è stata proprio una bella serata sotto molti aspetti. Non che le altre siano state da meno si intende anzi, ma venerdì c'era una magia particolare. Vuoi l'affetto che tutto il circolo nutre nei confronti di Franco Massolino e dei suoi vini, vuoi l'ambiente accogliente insomma tante cose hanno contribuito. Come ho già detto, forse più di ogni altra volta vada sottolineato il rispettoso silenzio che c'era in aula durante la degustazione e le spiegazioni. Anche questo rende onore a tutti. Franco mi ha detto una cosa bellissima alla fine, mi sono divertito, avevo piacere di rimanere a raccontare i vini e le Langhe.
Tornando ai vini. Chi l'avrebbe mai detto ma lo Chardonnay mi ha colpito veramente. Anch'io, come Roberto, non amo troppo la versione italiana di questo vitigno, ma in questo caso forse perchè sei anni fa l'avevo veramente trattato male, ho ritrovato un vino che pur mantenendo una certa potenza, si è snellito facendo vedere anche i muscoli. Penso che sia un vino che se affinato in bottiglia per qualche anno, intendo anche 5 - 8 anni potrebbe dare dei bei risultati. Insomma anche se ci dimentichiamo qualche bottiglia in cantina potremmo trovare delle belle sorprese tra qualche anno... MI piace la strada intrapresa.
Per gli altri vini si è già detto tutto e concordo totalmente. Il barolo classico è proprio una bella bottiglia non so il prezzo ma mi pare di capire che non sia esoso certo che l'idea di aprire un barolino come quello mi solletica non poco.
Per quanto riguarda la degustazione di vini maturi non è sempre facile. Certo che un Barolo del 58 in quelle condizioni penso sia un bell'inizio anche per i neofiti. Ciò che colpiva di più oltre al colore meraviglioso e brillante vivo e lucido, era la freschezza. Le note erano di maturazione nobile quindi non era vecchio ma maturo quindi colpiva la perfetta terziarizzazione dello spettro olfattivo. IN bocca era vibrante, vivo ancora molto persistente e succulento. Sapido gustoso insomma difficile trovarne dei difetti. Ho pensato che forse a quei tempi Marchesi di Barolo avesse a disposizione delle zone e dell' uva meravigliosa chissà. Si potrebbe mandare una mail a MArchesi di Barolo per avere notizie su quel barolo.
Ho la fortuna di assaggiare di sovente vini degli anni 50 ma questa, come le altre già aperte con Ale sempre del 58 la ricordo sempre con piacere. Quindi Grazie ancora Ale per la generosità, ripeto per tutto l'affetto che ho per il Circolo io onestamente non l'avrei mai fatto.... confesso.
Grazie anche per quello che mi scrivete per il Barolo del '58: in realtà sono io che dovrei ringraziare voi tutto per l'accoglienza che avete riservato a quel vino, e per averlo assaggiato con tanta cura e con la giusta predisposizione.
Per tale motivo aproffitto del bellissimo spunto di Renato: con quali parametri dobbiamo/possiamo degustare un vino vecchio di ben 52 anni? Oggi pomeriggio apro un post dove potremmo discutere di ciò. Infine dico a Mauro Caron che il suo intervento in sala mi è piaciuto moltissimo: sincero ed onesto, privo di ogni rifacimento a comenti già sentiti, personale! Bravo! Anche nel tuo caso non posso che dire "benvenuto a bordo", per persone come te posto a bordo ne abbiamo sempre!
Grande la serata e grandi i vini.
Lo chardonnay non è un vitigno che mi piace quindi sono sempre ipercritico nel giudicarlo.
Tecnicamente fatto bene, appagante in bocca ed al naso ma ... è un chardonnay e non mi sa esaltare.
Il barbera mi ha sorpreso al limite di ritenerlo fin troppo bello (perfetta l'analisi di Renato).
Se è realmente una bottiglia da invecchiamento, e non ho dubbi a riguardo, che fine farà quel frutto fin troppo evidente che si sentiva?
Senza dubbio la migliore tra le Barbera che io abbia assaggiato.
Per quanto riguarda i Barolo l'impressione generale è stata ottima.
I miei confronti sono per lo più con i nebbbiolo di Valtellina quindi due mondi completamente diversi pur parlando dello steso vitigno.
Il classico mi è sembrata una bottiglia da mettere assolutamente in cantina.
Pronto da bere, bello al naso ed in bocca e soprattutto discreto con il portafoglio (che non guasta!).
Il riserva è un 5 stelle extra lusso! Tra le due file del tavolo c'erano opinioni contrastanti ed i bicchieri sembravano di 2 vini diversi.
Io son contento di aver degustato quello della mia fila: Molto appagante al naso, complesso ed elegante come solo il Barolo sa esserlo in Italia.
In bocca un mastino. Grande corpo ma equilibrato. Interessante sarebbe il confronto con il cibo ...
Una bottiglia da mettere assolutamente in cantina e da bere con appassionati piuttosto che nelle grandi occasioni.
Potenzialmente la migliore serata della stagione ma i saggi stupiscono sempre.
Buona settimana a tutti.
I vini mi sono piaciuti tutti. Non tutti allo stesso modo, intendiamoci, ma tutti avevano qualcosa da dire, nessuno era “banale”. Qualche critica si può fare, ma investe comunque, a mio avviso, una sfera del gusto personale.
Lo Chardonnay forse è il vino che mi ha sorpreso e contraddetto di più nel senso che pur essendo morbido e suadente come ci si può aspettare da uno Chardonnay da climi "caldi", pur presentando sia al naso che in bocca una vena vagamente dolciastra che poteva dipendere dal legno, esibiva anche una bella mineralità sassosa per poi stabilizzarsi su note floreali e vegetali di erbe fresche. In bocca mi ha colpito la sapidità e la buona qualità dell'acidità. Sarebbe stato un ottimo vino con un finale di bocca più secco e meno glicerico, tuttavia, nel complesso un più che buono chardonnay italiano che non si è mai seduto, per tutta la serata ha mantenuto nerbo e carattere e letteralmente si “faceva voler bene” ad ogni successivo assaggio, anche ormai caldo nel bicchiere. Peccato che dopo un po’ sia finito!
La Barbera è stata una delle migliori che ho assaggiato negli ultimi tempi. La mia opinione sulla Barbera, in generale, è che non è un vino che si presta alla degustazione. Il naso tendenzialmente è poco espressivo e abbastanza uniforme. La bocca si distingue sempre per uno squilibrio che la fa pendere tutta dalla parte dell’acidità, mancando di struttura tannica. Le sensazioni organolettiche sono spesso di natura organica, legate alla carne, a qualcosa di animale. Tutte caratteristiche che la rendono difficile da bere senza l’adeguato accompagnamento col cibo. Ed è proprio grazie a questi suoi squilibri che invece, diventa straordinaria con il cibo, complemento di moltissimi piatti, anche non legati alla tradizione piemontese (mi permetto a questo proposito di suggerire l’abbinamento con la mozzarella di bufala!). Beh, questa Barbera Gisep 2007 di Massolino in qualche modo contraddice tutto questo. Ho trovato un bellissimo naso pulito senza rinunciare alla viscerale carnosità della Barbera e in grado di proporre anche un qualcosa di fruttato. Una bocca così ampia ed equilibrata al tempo stesso, potente senza nessuna eccessiva esibizione e senza rinunciare all’inequivocabile tratto varietale, penso che non sia facile da trovare.
Il Barolo classico 2005 si è fatto aspettare un bel po’ come è giusto che sia da parte di un vino austero come il Barolo. All’inizio una miniera di ferro, un’acidità furiosa e tannini graffianti. Come se non bastasse era alquanto corto. “Ecco il solito Barolo da annata piovosa” ho pensato. All’inizio.
Col tempo però si è disteso, molto lentamente, ma inesorabilmente, e alla nota ferrosa, che, se non sbaglio, si trova spesso nel barolo di Serralunga, ha aggiunto sensazioni di foglie secche. In bocca ha acquisito lunghezza e bevibilità mantenendo le sue qualità di freschezza.
Il Riserva Vigna Rionda 2004 ha decisamente tutt’ altra marcia. D’altra parte dalla sua ha il cru, l’annata molto più favorevole e un anno in più di invecchiamento. Alcuni tratti si ritrovano, la ferrosità ad esempio, ma aggiunge grafite ed erbe macerate e anche un po’ di the. Naso di notevole intensità, persino un po’ piccante, mi sembra. Alla fine si inventa anche un accenno di anice a coronare un quadro olfattivo fresco e affascinante.
Grande impatto in bocca, tannino fittissimo, di grande qualità, in perfetto equilibrio con l’importante acidità. Corrispondenza gusto-olfattiva da manuale. Negli anni a venire sarà sicuramente un grande Barolo.
Discorso a parte per il ’58 messo a disposizione da Alessandro. Pongo una questione che mi piacerebbe diventasse un argomento di discussione collettiva: la valutazione di vini molto vecchi deve considerare i medesimi parametri di giudizio di un vino giovane basati sull’equilibrio e la piacevolezza di beva o deve necessariamente tenere conto di altro? Questo Barolo impressiona per la gioventù. Sfido chiunque, alla cieca, a dargli più di 50 anni. Eppur si avverte che è un ino “vecchio”. Sono quei vini che ti emozionano e non sai bene perché. Mi piacerebbe leggere altre opinioni in proposito.
Scusate per la prolissità ma una serata così… grazie ancora a tutti!
Mi azzardo a pubblicare un post sperando di non dire stupidaggini così come ho fatto venerdì sera stuzzicato come al solito da Giampi.
Mi sono affacciato al mondo del vino da pochissimo forse per cercare di capire finalmente ciò che bevo e di riflesso ciò che mangio.
Per cui come ha detto giustamente Giampi mi ritengo ancora un consumatore più che un appassionato anche perché di tutti i vini presentati da Franco a memoria non ricordo di averli bevuti in passato o meglio non ricordo di aver cercato di capirli in passato.
Fra tutti quelli degustati venerdì quello che mi ha colpito di più è stato il Barolo “base” per il motivo , che ho cercato di esporre non so se in maniera corretta venerdì, che rapportato al più blasonato Vigna Rionda, da cui ti aspetti il massimo, non sfigura affatto anzi regge molto bene il confronto.
I complimenti a Franco e alla sua famiglia per la passione che mette nel suo lavoro e che risalta dai suoi occhi quando parla dei suoi prodotti come fossero suoi figli, mi dispiace non riuscire ancora a cogliere in essi ciò che molti di voi riescono a percepire (profumi vari, sentori vari) io sono ancora ad un livello prossimo allo zero e a volte dubito di avere qualche disfunzione sensoriale ce non mi permette ciò.
Non vedo l’ora arrivi la prossima serata per mettere un tassello in più alla mia “cultura” e magari fare una visitina all’azienda di Franco per assaggiare di nuovo i suoi vini e i suoi prodotti (magari quando Alessandro organizza una gita per tutti i saggi o eventualmente da solo con degli amici).
Grazie Alessandro per avermi fatto assaggiare il Barolo del 1958, subito non lo trovato eccezionale ma poi tornando a casa in auto riuscivo ancora a sentirne il gusto in bocca tutto sommato per un “vecchietto” di oltre 50 anni non mi sembra male.
Prima di arrivare al giudizio dei vini degustati volevo spendere due parole sulla serata; semplice, informale ma veramente coinvolgente. Pur non conoscendo nessuno dei presenti, il vino, come spesso accade, ha annullato distanze e timidezze e mi ha catapultato in un contesto che mi sembrava familiare in mezzo a persone che avevo l'impressione di conoscere da anni.
Grande merito va dato all'illustre ospite, degno rappresentante della gente langarola, umile, modesto, ma giustamente fiero ed orgoglioso della sua terra e dei suoi frutti.
Con la sua simpatia e con la sua schiettezza il sig. Massolino ha aiutato, sicuramente il sottoscritto ma forse altri presenti in sala, ad entrare immediatamente in contatto con i suoi vini ed a capirne il loro messaggio, il loro progetto.
Il giudizio sui vini è ampiamente positivo per tutti quelli proposti in degustazione; quello che ha incontrato meno i miei gusti personali è stata la Barbera, meglio in bocca che al naso, ma nel complesso troppo "pesante"; mi ha sorpreso lo Chardonnay, il primo che abbia mai assaggiato di provenienza piemontese, di ottima beva nonostante una struttura ed una presenza alcolica importante; eccellente il Barolo Classico, complesso ma facile al tempo stesso, e straordinario il Vigna Rionda, sicuramente ancora giovane ma in possesso di tutte le carte in regola per affermarsi come un fuoriclasse della categoria.
Dulcis in fundo.....il Barolo del 1958, che a dispetto della non più giovane età esprimeva alla vista ed al gusto una freschezza impressionante.
Temevo un po' il risveglio di questa mattina, perchè ieri sera ho lasciato veramente poco nei bicchieri, ed invece fresco come una rosa nonostante la sveglia sia suonata molto presto.
Quindi a chi dice che il vino è nemico dell'uomo, io rispondo allora che chi fugge davanti al nemico è un vigliacco.....
In alto i calici!!!
Certo che se il buongiorno si vede dal mattino sarà una grande giornata: infatti è molto bello il tuo commento e soprattutto la postilla finale, da ricordare e riportare!
Alessandro