SaggiBevitoriBlog di
Alessandro Carlassare
Non credo esista momento più bello per leggere le riviste di enogastronomia di quello natalizio: gli articoli abbondano di ricette (per il periodo
stesso e per i mesi successivi) di consigli e suggerimenti, e di preparazioni raffinate che, complice il maggior tempo concesso dalla sosta lavorativa che si osserva in tali giorni, si possono
replicare e realizzare con calma.
Purtroppo il periodo natalizio coincide anche con quello di fine anno, ed ecco che su tali riviste
compaiono due cose che proprio non sopporto: l'oroscopo della cucina e il gioco del In&Out.
Dell'oroscopo neanche accenno (è pratica che non merita neanche tale spazio) ma del
In&Out si: il gioco del In&Out è quell'enunciazione per cui l'esperto di turno dice cosa sarà In (ovvero di moda, trendy, à la page o
come cavolo si vuole dire) e cosa sarà Out (il contrario di prima) nell'anno immediatamente a venire.
Pur non comprendendone la necessità capisco che l'abbigliamento, l'accessoristica e quanto di brevemente
replicabile possa avere il suo In&Out, posso capirlo anche per quanto riguarda i generi d'intrattenimento, televisivi o musicali che siano, e per le tendenze di ogni cosa che
insegua il filone dell'effimero e del volubile. (ovvio comunque che la discografia o il cinema d'autore non si pieghi alla moda del momento).
Faccio invece molta più fatica nel capire tale gioco per quanto riguarda la gastronomia: accetto che certi
piatti, certe preparazioni, certe presentazioni possano seguire un dettame stilistico, e quindi divenire In&Out, ma questo può valere anche per una materia prima?
Al limite evitiamone l'utilizzo ma senza sbandierare ciò: ha senso dire che il prossimo anno la Robiola
sarà In mentre la Mozzarella diverrà out?
Dopo che il mondo avrà appreso dal santone di turno che la mozzarella non è più In, un
produttore di tale squisitezza che dovrebbe fare? Mangiarsei tutta la sua produzione perché questa "non è più di tendenza"?
E questo vale per la Burrata al posto del Gorgonzola, per il succo di Lime al posto di quello di Limone, il
Merluzzo che sostituisce il Salmone, eccetera, ecc. ecc.!
Ben peggio quando si affronta un prodotto come il vino, frutto del lavoro di anni prima di ottenere il
primo raccolto.
Può un critico, per quanto "autorevole", sostenere che un tale vino non sarà più In perché la sua
posizione, nella graduatoria delle richieste, deve essere preso da quello che lui suggerisce?
Ed a fare tale gioco non è un critico solo oppure qualcuno di basso lignaggio, bensì la maggioranza con
all'interno professionisti affermati, anzi persone a cui io giardo con autentica ammirazione, ma che cedono alla richiesta di compilare la loro personale lista del In&Out,
perché è cosa che al pubblico (in questo caso un pubblico un po' cretino) piace assai e che quindi i loro editori richiedono....
Purtroppo così accade, ma a mio dire l'unica cosa out è chi si diverte a giocare
all'In&Out!
AC
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