Friday 5 march 2010 5 05 /03 /Mar /2010 16:38
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Delusione, questo è il sentimento provato mercoledì sera nel momento in cui dovevo parlar del vino scelto per l'abbinamento con lo Stilton (per le persone che non lo conoscono lo Stilton è un formaggio erborinato prodotto nelle regioni Inglesi del Derbyshire, Leicestershire e Nottinghamshire), nel corso della cena di cui ho scritto nel post di ieri.
La scelta per tale formaggio era caduta su di un Prosecco Passito, vino sconosciuto al di fuori dei confini della marca Trevigiana, ma che vanta in loco una tradizione indiscussa: sino a pochi decenni fa, al massimo nell'immediato dopoguerra, era vanto personale di ogni viticoltore produrre il miglior passito del paese, magari da offrire al reverendo per officiare l'eucarestia e la transubstantiatio del vino in sangue di Cristo.
Addirittura un competente enologo di Valdobbiadene mi spiegava come, quasi certamente, lo stesso nome della famosa sottozona del Cartizze deriverebbe dalla  trasformazione del termine Gardiz, il nome locale dei graticci su cui si pongono ad appassire le uve, visto che era zona eletta dove coltivare le uve per produrre tale vino.
Bene, la mia felicità nel proporre un corretto abbinamento a mezzo di un vino quasi sconosciuto ai più si è subito trasformato in delusione quando l'amico Marco mi fece notare come il Prosecco Passito non solo rientri nella DOC (ne tantomeno nella futura DOCG), e pertanto sia un vino privo di ogni riconoscimento, ma addirittura non sia tutelato e/o considerato come prodotto caratteristico di zona.  
Un disciplinare deve tutelare anche la tradizione (il che non significa obbligo di produrre) non osteggiarla, invece...
Ma la delusione momentanea si è presto trasformata in rabbia quando, parlando assieme a dei produttori locali al termine della cena, ci siamo accorti di come il disciplinare (che potete leggere qui) della tanto decantata DOCG di prossima attuazione (anzi, ieri c'è stata la presentazione ufficiale) sia in realtà un agglomerato di regole atto a stabilire un'uniformità tra i vari produttori e non un regolamento per la tutela e la valorizzazione dei vini che da sempre hanno fatto la storia del prosecco di Valdobbiadene.
Il Prosecco passito non vi compare, quasi fosse un vino mai prodotto in loco, mentre il Prosecco col Fondo, vino da cui è scaturita la fortuna della zona e che a mio modesto parere (ma non solo mio, anche a detta di alcuni tra i più autorevoli giornalisti ed esperti del settore) e "l'anima" del Prosecco viene appena nominato e gli si concede (sic, doppio sic, triplo sic!) la "presenza di velatura..." Se Valdobbiadene fosse in Francia avrebbero glorificato il "Prosecco col Fondo" come prodotto unico ed esclusivo, donandogli le stimmate di Metodo Ancestrale per antonomasia, conferendogli la capacità di esprimere il territorio in modo tale che meriterebbe un disciplinare per conto suo! 
Invece, per contro, il disciplinare del Prosecco DOCG sta bene attento nel vietare la chiusura con il tappo corona, usato praticamente da tutti gli abitanti di zona, e da molte ditte, per imbottigliare tale vino: si consente solo la chiusa con tappo in sughero, a raso oppure a fungo, perché (lo sappiamo tutti) è meglio vendere un vino slavato ed inconcludente, puro frutto di lieviti ed autoclave, ma presentato con il tappo bello e la bottiglia della Confraternita piuttosto che del Prosecco autentico ma chiuso con un svilente (per noi Italiani: all'estero lo glorificano) tappo corona.
Siamo in Italia: qui conta solo l'apparenza
Che schifo!

AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Articoli tecnici - Community : Il mondo del vino
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