SaggiBevitoriBlog di
Alessandro Carlassare
Lo scrivo subito: questo non è un post dedicato ad una degustazione, ne uno scritto vergato per comunicare quanto buono fosse un vino assaggiato a chi “non c’era”, questo è una riflessione a voce alta e fatta nel ricordo di un paio di ottimi calici di vino su come stia evolvendo (in meglio) l’area più vocata alla produzione del Prosecco, quella del Valdobbiadenese. Mi sono trovato nella sera di lunedì, assieme agli amici Marco ed Andrea (miei autentici mentori per qualsiasi cosa riguardi il Prosecco assieme ad Ivo, Giovanni e Nicola), in visita all’azienda agricola dei fratelli Stramare, situata sulla sommità del Col Roer, praticamente al confine tra Valdobbiadene e la frazione di San Vito. Ad accoglierci c’era Luca Gallina, il nipote dei titolari, bravo e simpatico enotecnico, e lo scopo della visita vertiva sull'assaggio di una ben specifica tipologia di Prosecco: quello vinificato da uve passite! Tanti, troppi, credono che la versione passita sia un vino che esula dalla tradizione, in realtà è l’esatto contrario: il Prosecco passito è scomparso perché le uve che solitamente si destinavano a tale prezioso nettare sono state fagocitata dalla spumantizazione… non lo si può negare, lo spumante è croce e delizia del territorio: delizia perché grazie alla versione spumante il Prosecco si è fatto conoscere nel mondo, si è affermato, ed a portato il giusto compendio economico a chi lo produce, croce perché sembra che il Prosecco sia solo uno spumante e non più un vino. Persino alcuni giornalisti del settore non sempre sanno cosa significhi vino Prosecco: un vino che, ovviamente quando prodotto con i dovuti crismi, e un bianco fermo dalle qualità notevoli, un vino che prodotto con il metodo tradizionale, quello del fondo (sistema ancestrale) è vino che non teme confronti per capacità di abbinamento, piacevolezza, caratteristiche di mantenimento delle peculiarità gustative…. l’avessero i francesi il Prosecco col fondo sarebbe decantato e venduto quasi con pari enfasi dello champagne, ma questa è una storia che affronteremo un’altra volta…
Il Prosecco Passito di Luca non è un vino prodotto seguendo le mode, i gusti, ed il mercato, bensì è tradizione riportata all’attuale: non basterebbe un articolo di 100 righe per descrivere la passione, la tenacia, l'amore e lo sforzo posto per vinificare al meglio il vino che abbiamo assaggiato. Alcuni dati però possono chiarire il discorso: 50 quintali di uve attentamente (frase autentica, come abbiamo potuto constatare) selezionate in vigna, appassimento protratto su cassetta o graticcio dai 5 ai 7 mesi, fermentazione spontanee senza inoculi e pertanto protratte per lunghi periodi (sempre con il pericolo di inneschi spicevoli) effettuate in vetro (avete letto bene, in vetro: Luca cerca la fermentazione in damigiane scolme per lavorare in riduzione, ed infatti al naso si ritrovano note piacevolmente e mirabilmente ossidate) infine maturazione per due o più anni in botti di legno piccolo e con minima tostatura.
Il risultato? Un vino nella quantità pari praticamente al 10 per cento dell'uva raccolta, che varia dai 12 ai 15 gradi alcolici (dipende dall’annata) e con un residuo zuccherino che può variare, sempre a seconda dell’annata, dai 220 ai 300 ed oltre grammi per litro! Nel corso della serata abbiamo assaggiato più annate, che mi riservo di descrivervi nei post delle degustazioni, sappiate comunque che erano vini deliziosi ed impagabili, con un 2007 da prenotare sin da oggi. Li descriverò più avanti perchè lo scopo di questo post è quello di esprimere l’enorme piacere avuto nell'incontrare una persona come Luca, animata da autentica passione, e come lui lo sono gli amici citati prima, Andrea, Marco, Giovanni e Nicola, che voglio accomunare ad altri produttori come Alberta e Silvano, Paolo, Luciano, Claudio, Massimo, Francesco, Antonio, Franco, Stefano e tanti altri conosciuti negli ultimi due anni che dimostrano un amore per il loro vino, il loro territorio e le tradizioni (ovviamente rivisitate secondo tecniche più corrette) che mi portano a credere che il mondo dei "prossecchini" pronunciati in tale odioso modo sia agli sgoccioli: questi sono protagonisti da vino PROSECCO scritto sempre in maiuscolo. Produttori che mi inducono a credere che non sarà una semplice G posta al termine della sigla DOC a fare la differenza rispetto agli anni 80-90 ed inizio 2000, bensì la certezza di un territorio unico unito al loro amore ed alla loro preparazione.
La sfida del Prosecco "vino protagonista" parte dai presupposti appena citati, non certo da una concessione di legge….
AC
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