SaggiBevitoriBlog di
Alessandro Carlassare
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Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.
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Sede operativa: C\O Asolo Golf Club
La sede operativa è situata presso l'Asolo Golf Club, in Via Dei Borghi n°1 - 31034 Cavaso del Tomba (TV), la puoi
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già leggere i bellissimi articoli ed i bellissimi commenti mi danno una visione del vino che sino ad oggi non avevo, e mi sento di colpo impreparata.
l'articolo di oggi ad esempio, il commento tuo e quello di cantastorie, chi avrebbe mai immaginato simili scenari?
rimango perplessa.... e spaventata.
Lo sviluppo di un Bordeaux in genere è lento e complesso, un Barolo o un Borgogna rosso invece maturano più velocemente all’inizio e restano a lungo all’apice di maturazione. Ovviamente fattori come qualità dell’annata, maturazione dell’uva, vigneto, stoccaggio e altri ancora influiscono sulla curva di maturazione.
Invecchiare è un lusso che pochi vini possono permetterselo. Nessuna venerazione dovuta per i vini vecchi ma ricerca si, assolutamente!
Grazie Giampi Giacobbo, grazie Cantastorie, grazie Renato, e grazie Alessandro. Chi scrive è una giovane aspirante sommelier il cui vino più vecchio assaggiato era un 1991.
grazie a voi è come se avessi bevuto il tempo.
Secondo me, per esempio, il Marchesi di Barolo '58 che ha offerto Alessandro, a rigore, era un vino tutt'altro che equilibrato: acidità in netta prevalenza e un corpo più scarico di come ci si può attendere da un Barolo. Ci hanno sempre insegnato che la qualità principale che un vino avere è proprio l'equilibrio delle sue componenti. E allora, come la mettiamo? A mio avviso quello che ti insegnano (e su cui io sono d'accordo, intendiamoci) sono regole che valgono in generale. Queste bottiglie però escono da questi parametri e tu, anche se non te nerendi conto ti senti prendere da questi vini. Anche tu, Cantastorie, hai aspettato, non lo hai subito lavandinato al primo sentore di evoluzione. E poi ci tornavi, con un atteggiamneto magari prudente, magari un po' scettico, ma ci tornavi e così facendo sicuramente era come se ponessi continue domande al vino. Poi trovavi le tue risposte che, a quanto pare, differivano da quelle dei tuoi amici, ma anche questo fa parte dell'unicità del vino: è unico lui così come è unica l'emozione che suscita.
Chiaramente con un Barolo o un Amarone avremo più possibilità di trovarci davanti ad una bella sorpresa e magari con un Chiantino un po' meno, si tratta anche di scegliere la bottiglia giusta. Ma anche qui certezze non ve ne sono. Qui sta il bello ....
Innanzitutto l'attesa, che a volte si è protratta per anni, non sai mai se ne vale la pena o se invece vuoi la sicurezza di non mettere in discussione una serata...
Poi le aspettative, quanto puoi "sperare"di trovare un vino intatto o di avere lo smacco di trovare una miscela in putrefazione... L'assaggio: con molta cautela stappi e porti il turacciolo al naso, oddio... era meglio evitare.. tutti gli odori che non avevi mai sentito il bisogno ti assalgono... lo metti il più lontano possibile e ti porti al naso il collo della reduce, un'altra pena... o no?! mah?! Poi ti fai di nuovo "cuore" e lo riannusi beh, non è poi così sgradevole... La bottiglia è un Nebbilo del '79 (ometto il nome del produttore perché non mi sembra il vero responsabile di questa storia) e quando il vino raggiunge il fondo del decanter comincio a preoccuparmi, il colore della ruggine la fa da padrone, è molto etereo e molto scarico ma tutto sommato prevedibile ...dopo più di trent'anni...però non mi da pace l'aspetto..forse se l'avessi bevuto dieci anni fa sarebbe stato meglio per entrambi...lo lascio in un angolo protetto della cucina e mi impongo di distrarmi continuando a spadellare... Dopo un oretta la curiosità mi porta a risntirlo ma l'impressione non migliora molto.
In effetti, poi lo abbiamo bevuto, i miei ospito non finivano più di omaggiarlo, in entrambi i sens, intendo con "parole ed opere" ma dentro di me perdurava il disagio di bere un vino che nonostante non fosse del tutto "passato" non mi riempiva di gioia nel berlo.. Pensare che ho stappato "bianchi" di oltre due lustri e li ho trovati "infiniti"... E' difficile quindi generalizzare ma non è difficile trovare delle cattive sorprese, anche le buone si costruiscono un castello nel tuo cuore.......
Sicuramente non esistono delle regole ma occorre allargare non poco la propria mente. Serve un giudizio severo perchè altrimenti si rischia di giustificare troppo ad un vino solo per il fatto di essere dia vere 50 anni. Nel contempo alcuni problemi occorre perdonarli. E' importante che il vino dimostri di essere ancora vivo, di avere tensione piacevolezza nella beva. L'ossidazione deve aver contribuito alla maturazione degli aromi e non alla degenerazione. Serve non avere troppa paura di noi stessi e lasciarci andare a ciò che il nostro palato ci suggerisce. Ho avuto la fortuna di assaggiare con Fine Wine Magazines un Les Amorouses 1928 e vi assicuro che alla cieca non avrei mai immaginato che fosse un vino 82 anni. Ale potremo pensare a delle degustazioni di vecchie bottiglie al circolo mi sembra importante sviluppare questo concetto. Ciao G.