Tuesday 2 february 2010
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09:00
Che domenica dovesse risultare una giornata fredda ed infausta era fuori dubbio: il termometro, alle 01.00
del mattino, segnava 1 grado sotto lo zero, e le previsioni meteo preannunciavano nevicati abbondanti nel corso della notte, e così è stato: al mio risveglio una distesa
bianca ed accecante sostituiva il verde dell'erba in giardino, ed almeno una dozzina di centimetri di neve ricoprivano il terreno. Il termometro esterno (tramite sonda per fortuna)
mi segnalava che i gradi erano addirittura 6 sotto lo zero.
Quale cosa migliore del leggere un bel libro in una giornata così? Nessuna! (o almeno, poche....)
Da tanto era mia intenzione leggere "I grandi vini del mondo" un libro di Paolo Mazza e Gian Enrico Venturini
edito da Nordpress.
ll libro, come preannuncia il sottotitolo in copertina ("guida alle etichette che contano per investitori e appassionati")
più che un'opera rivolta al vino ed alla sua produzione, è un'interessante analisi di come la nostra passione possa essere vista anche come forma di investimento:
praticamente è una attenta (o almeno a prima vista lo sembra) analisi del fenomeno economico mosso dal vino d'alta fascia! Il vino da comperare al posto dei titoli di borsa, dei BOT o di altro.
La cosa di per se stesa poco m'interessava: io il vino lo compero per degustare non per "investire",
ma siccome bisogna sempre cercare di ampliare le proprie conoscenze nulla di meglio che impegnarsi, ed in breve la lettura si è impossessata della mia fredda domenica.
Sino ad un punto però, quando ho capito che anche gli "esperti" economici del vino sbagliano come gli "esperti" dei fondi
d'investimento, dei titoli di borsa, ecc.: ovviamente per parlare di vino sotto l'aspetto "valore economico" il libro mette in risalto e si sofferma ampiamente (come scritto in
retro copertina "contiene le schede dei trenta vini più famosi del mondo con le valutazioni economiche delle singole annate") sulla differenza tra annata ad annata, spiegando che è proprio
l'andamento qualitativo di ogni seingola annata nel creare le fluttuazione di valore sullo stesso vino. 
A pagina 74 viene spiegato che è addirittura basilare conoscere un'annata per capire se un vino lo si
deve acquistare oppure no...
Bene immaginate la mia perplessità quando, nel leggere la scheda dello Chateau d'Yquem (vi era dubbio che non
leggessi per prima quella del vino dolce più famoso del mondo?), mi sono ritrovato la valutazione delle annate 1992, 1952 e 1915.
Ma come, lo sanno anche i bambini (appassionati d'Yquem, si intende...) che quelle tre annate non sono mai state messe in
commercio, perchè disastrose, e gli autori vogliono dare addirittura le valutazioni d'asta rilevate? Quali?
Persino nel sito d'Yquem ciò è riportato... (Yquem)
Per giunta all'annata del 1915 viene attribuito un valore di ben 450 - 550 dollari a bottiglia! (vedi a lato)
Mazza, Venturini, ma che scrivete?
Siete più distratti dell'addetto bancario che da mesi cerca di convincermi nell'investire i miei pochi risparmi in un fondo
d'investimento: a mio parere è un bidone, ma almeno quello esiste, non come le tre annate d'Yquem che voi indicate e che mai sono state imbottigliate!
Stranezze degli esperti di vino....
P.S. per curiosità mi sono appena letto tutte le recensioni publicate in rete su questo libro: non ne ho trovata una che riporti tale svista....
AC
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