Degustazioni

Sabato 31 ottobre 2009 6 31 /10 /2009 11:04

Correttamente devo premettere la mia amicizia nei confronti della famiglia Frozza: amicizia forte nei confronti di Giovanni, Ivo, Nicola e delle altre persone che la compongono! Però non è giusto che l’amicizia mi vieti di recensire un loro vino se questo avverrà con l'oggettività che spero sempre di mantenere.

Al bicchiere questo vino si presenta di un bel giallo paglierino, non eccessivamente carico, ed assai brillante! Numerose bollicine, di grana fine e sottile, si innalzano dal fondo spesso formando decine di catenelle, ed una volta giunte in sommità si profondo in una spessa spuma che nulla avrebbe da invidiare a quella di un calice di birra! E’ prerogativa di questo spumante quella di fornire una quantità di schiuma ben oltre la media, anzi oltre la norma!

Al naso compaiono i caratteristici sentori di mela e di pera, sottolineate note agrumate di foglia di limone e scorza d'arancio seguite da erbe officinali, prepotente è però la mineralità con sentori di sassi e pietra (l’odore dei sassi bianchi del Piave tanto caro all'amico Giampi!).

Al palato è molto fresco e piacevolmente sapido, minerale, con netta corrispondenza gusto olfattiva. La notevole pressione (mediamente 5,5 atmosfere) non provoca il minimo fastidio, anzi la tanta effervescenza così ben integrata permette di trasportare le note minerali, e le sensazioni avvertite anche al naso, in maggior modo.

A deglutizione avvenuta la sensazione di sapidità cresce notevolmente permettendoti di comprendere sin da subito che questo è uno spumante più adatto al pasteggio che non ad un semplice brindisi oppure da aperitivo!

E così è stato: abbinato ad un piatto di tortelli di zucca fatti in casa (pasta compresa) e conditi con burro di malga e salvia (burro di malga Busa Fonda - Melette di Gallio), questo vino ha dato il meglio di se stesso: la notevole sapidità ben contrastava la dolcezza del ripieno di zucca, mentre acidità e anidride carbonica annullavano le sensazioni grasse lasciate dal burro ad ogni boccone, compiendo così egregiamente l’operazione di gentile pulizia che il sorso di vino sempre dovrebbe dare. Infine, per similitudine, il gusto delle foglie di salvia si univa all'identica e delicata nota che io, da sempre, ritrovo in questo vino.

Amicizia o non amicizia è impossibile negare le qualità di questo splendido spumante, autentico esempio di vero Prosecco!

 

Lotto di produzione degustato 07/09.  

AC

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Sabato 4 luglio 2009 6 04 /07 /2009 13:00






Nella serata di ieri, venerdì 03 luglio, decennale del nostro Circolo, abbiamo avuto ospeite l'azienda Cantine Ferrari di Trento.



Abbiamo assaggiato:



1 Vino Pinot Nero vinificato in bianco base dello spumante PERLE' NERO
2 Vino Pinot Nero vinificato in rosè base dello spumante PERLE' ROSE'
3 Vino Chardonnay base dello spumante di PERLE' 

4 PERLE' spumante metodo classico
5 PERLE' ROSE' spumante metodo classico
6 PERLE' NERO spumante metodo classico
7 GIULIO FERRARI Riserva 2000
8 GIULIO FERRARI 1991 in bott. Salmanazar

A Voi che leggete ogni commento.


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Giovedì 18 giugno 2009 4 18 /06 /2009 08:40
Nella serata di ieri, mercoledì 17 giugno, si è svolta una degustazione a numero chiuso che poneva in contrapposizione i vini di Sancerre a quelli di Pouilly-Fumè.
Questi i vini assaggiati:

Sancerre La Moussière 2005 - Alphonse Mellot

Pouilly-Fumè Ladoucette 2005 - De Ladoucette

Sancerre Les Belles Dames 2006 - Gitton P&F

Blanc Fumè de Pouilly 2006 - Didier Dagueneau

Sancerre Galinot 2005 - Gitton P&F

Pouilly-Fumè Silex 2004 - Didier Dagueneau

Sancerre Edmon 1999 - Alphonse Mellot

 

Come vino introduttivo (di taratura...) era stato proposto un Sauvignon Lahn 2007 della Cantina San Michele Appiano.

 

A conclusione della serata, nella piacevole discussione seguita alla degustazione, sono stati bevuti quattro vini che nulla avevano a vedere con il Sauvignon della Loira, ma che probabilmente meritano un commento: 

 

Muller-Thurgau 1989 - Rodelseer Kuchenmeister

Korem 2000 - Cantine Argiolas

Chateauneuf du Pape 1971 - Chateau Fortia

Barolo 1958 - Marchesi di Barolo

 

A chi ha avuto il piacere di essere presente ogni commento.


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Martedì 9 giugno 2009 2 09 /06 /2009 10:51

Si sa, è l'eterna diatriba: quando due vini sono prodotti in territori confinanti tra loro (e possibilmente di esetensione limitata), con la stessa tipologia di uve e con disciplinari simili ci si intestardisce nel voler trovare quale dei due sia migliore dell'altro... succede ad esempio con il Barolo ed il Barbaresco: zone confinati (belle ed affascinanti allo stesso modo), stesse uve (sua maestà il Nebbiolo), situazione mesoclimatica molto simile.

Le differenze sono  minime: i terreni ed il microclima (il perché la gente non usi il termine mesoclima, anziché microclima, quando parla di una zona superiore al mezzo ettaro non l'ho ancora capito) e poi le differenze in vigna ed in cantina.

Bene, ogni volta che si chiede qual'è il migliore tra i due si scatenano lotte furibonde tra i sostenitori del primo o del secondo.

E' un po' come conoscere due gemelli e dire quale dei due è più bello, il più bravo o il più capace nella vita lavorativa.

Ad esempio nello sport: sciava meglio Phil o Steve Mahre? Corre più veloce Alvin o Calvin Harrison?

Oppure è meglio ricevere un lancio da Ronde o Tiki Barber?   

Sono storie infinite, così com'è infinita (tornando a parlare di vino) la contrapposizione tra i sostenitori del Sancerre  e quelli del  Pouilly-Fumé, i due celebri (ed inarrivabili) vini a base di Sauvignon prodotti lungo la Loira.

Per tale motivo, mercoledì 17 giugno, abbiamo previsto, al Circolo, una degustazione a numero chiuso per contrapporre i due vini tra loro

Assaggeremo tre Sancerre  e tre  Pouilly-Fumé: dai vini base all'apice (si, per apice intendiamo proprio quello ritratto nella foto, che assaggeremo....) inseguendo le minime differenze che magari il giorno dopo potremmo raccontare nel blog a chi non avrà avuto la fortuna di partecipare a tale degustazione....  

 

Sancerre  Vs. Pouilly-Fumé: mercoledì 17 giugno ore 20.45 presso la sede del Circolo (Asolo Golf Club di Cavaso del Tomba).

Degustazione chiusa a numero 10 persone - quota di partecipazione euro 40.

 

(per prenotare invia un commento a questo post scrivendo il tuo indirizzo mail nelle note richieste!)

 

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Giovedì 28 maggio 2009 4 28 /05 /2009 09:30

Nella serata di ieri, mecoledì 27 maggio, si è svolta la serata speciale intitolata "Notte Bianca: viaggio tra i vitigni a bacca bianca del mondo nelle loro zone di elezione - Degustazione di 6 grandi vini bianchi".

Questi i vini degustati:

Francois Bedel - Entre Ciel et Terre ( sans annè blanc de blanc)
Gravner - Ribolla Gialla 1991
Gaja - Gaia e Rey 1989
Heyl zu Herrnsheim - Niersteiner Brudesberg Riesling Spatlese trocken 1989
Chateau du Tracy - Pouilli Fumè Haut Densitè 2004
Bonneau du Martray - Corton Charlemagne Grand Crù 2004


Da chi ha avuto il piacere di partecipare aspettiamo impressioni e pareri.
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Giovedì 14 maggio 2009 4 14 /05 /2009 09:45
La degna conclusione di una bella cena rimane sempre nel dolce: dolce è il piatto che servito, dolce l'atmosfera creatasi tra i commensali, dolce il vino che verrà sorseggiato.
Anche le persone che non amano molto il vino sorridono al piacere di berne uno dolce, e spesso è questo vino il passepartout che permette di avvicinare a questo meraviglioso mondo coloro che si reputano esenti dal piacere di esserne sedotti.
E l'altra sera, per accompagnare una deliziosa torta di mele, la scelta è caduta sul vino prodotto dai fratelli Franco e Giuseppe Argiolas: l'Angialis Vendemmia Tardiva anno 2000.

Il vino si presenta al bicchiere di un bellissimo colore oro rosso, aranciato ed intenso.
Al naso sono persistenti i profumi di albicocca secca, di cotognata, arancio candito e miele, con delicate percezioni di erbe aromatiche quali salvia e timo, mai evidenti o sfacciate.
In bocca ha un ingresso decisamente morbido, forse un pò troppo grasso al primo momento, ma la ricchezza di alcool, zuccheri e glicerina non poteva che dare tale risultato. Netta e completa la riproposizione dei sentori avvertiti al naso.
Una leggera nota amarognala compare sul finale, ma questa è forse una caratteristica del vino stesso visto che tale sensazione l'ho ritrovata su tutte le annate che ho avuto il piacere di degustare (e fortunatamente sono tante), comunque è una sensazione che non disturba oltremodo.

E' comunque nell'accompagnare il cibo che questo vino si esalta: perfetta la similitudine di dolcezza ed acidità del vino alla dolcezza (irrobustita dall'aggiunta di zucchero) ed all'acidità delle mele. Un abbinamento, in parte fortuito, oltre ogni più rosea aspettativa.
L'Angialis è vino ottenuto da uve di Nasco con aggiunta di piccole quantità di Malvasia di Cagliarie, prodotto nel vigneto di Surgius (in zona di Serdiana - Cagliari) ad un altitudine di 230 metri s.l.m., ed è, autenticamente, uno dei pochissimi vini dolci ottenuti per solo  appassimento in pianta, senza "rafforzamenti" con brevi periodi su gratticci o in fruttaio.
Prezzo medio in enoteca d'asporto euro 28 - 30.

AC
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Mercoledì 6 maggio 2009 3 06 /05 /2009 09:13
La curiosità prodotta dall'assaggio dello Chateauneuf du Pape di Domaine Vieille Julienne, nel corso di una degustazione condotta dall'amico Massimo Arsie, è per me stata tale dallo spingermi nel riprovare a distanza di pochissimi giorni, lo stesso vino accompagnandolo a del cibo.
L'acquisto della bottiglia, avvenuto in un enoteca di zona, è stato meno difficile del previsto, nel senso che credevo fosse più complicato trovare un vino sino a poco tempo fa sconosciuto, segno che la distribuzione (Velier n.d.r) sta giustamente proponendo con decisione tale vino.
Il piatto che ho voluto accostare era del coniglio in salsa di olive nere e pinoli: piatto deciso, succoso e ricco di gusto, che sarebbe un errore accompagnare ad un vino troppo delicato essendo supportata la carne dalla purea di olive nere.

All'apertura il tappo si presentava perfetto e scevro da ogni difetto, il vino al bicchiere era del tipico colore che contraddistingue i vini a base di Grenache (in questo caso l'80%) ovvero un rosso rubino intenso con nuanche mogano (nuanche: termine che aborro ma che all'occorrenza devo utilizzare).
Al naso, pur non ripetendo il miracolo di pochi giorni prima (da bottiglia a bottiglia, ovvio, vi è differenza), rileva odori salmastri di mitili e bagnasciuga, che evolvono lentamente in sensazioni floreali e di frutta rossa, spezie e marmellata di fico, per giungere infine a note ferrose.
In bocca la grande acidità si accorda perfettamente con i tannini decisi e puliti.
La gioiosa bevibilità ed il grande equilibrio in bocca è disturbato solo da difetti d'età: infatti questo vino sarà, a mio parere, perfetto tra 5-6 anni.
Comunque è al servizio del cibo che rivela il suo ruolo: mai invadente ma ottimo per detergere e rinfrescare le papille sapidiche, vorrei dire rasettare con garbo, non sovrasta il gusto della carne ne soccombe all'intensità delle olive, praticamente perfetto!
Un grande vino che mi sento di consigliare senza remora alcuna.

AC.

Suolo: sabbia, argilla e calcare.
Vitigno: Grenache 80%, Mourvedre, Syrah, Cinsault.
Estensione del vigneto: 15 ha, lavorati in biologico.
Tipo d'impianto: Gobelet, Cordon de Royat.
Densità media ceppi per ha: 3500.
Età media del vigneto: 40 anni.
Produzione media per ettaro: 25 hl.
Vendemmia: raccolta manuale 100%.

Vinificazione: macerazione di 2 settimane e fermentazione in tini di cemento con lieviti naturali, affinamento sulle fecce fini per 12 mesi in botti di rovere da 50 hl usate.

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Giovedì 30 aprile 2009 4 30 /04 /2009 10:30
ROSSO DI SERA

Ieri sera si è svolta la prima delle "serate speciali" in programma per l'anno 2009. (vedi pagina a lato)
Nella bella saletta riunione, perfettamente preparata, gli undici posti aspettavano solo le pesone iscritte.
Dopo una breve introduzione Massimo Arsie, la persona che conduceva tale serata, dava inizio alle danze.
Sette i vini in degustazione, tutti rossi, più un bianco di apertura.
I vini degustati (scritti in calce, ed in ordine di servizio) erano stati scelti con cura e senso logico, indubbiamente 6 su 7 erano all'altezza di quella inevitabile sfida che normalmente si viene a creare tra vini degustati in tale modo.
Non formulerò giudizi sui vini degustati: rischierei di essere soggettivo (lo farò pertanto come commento inviato) ma una riflessione sulla serata mi permetto eccome di scriverla!
E' innegabile ed inconfutabile che la profondità, la riflessione su quanto si ritrova nel bicchiere e l'attenzione che si può porre in una degustazione a numero chiuso è impossibile da riprodurre in serate aperta ad una platea superiore alle 10 persone. Non fosse altro che per il vantaggio di poter bere tutti dalla stessa ed unica bottiglia.
Spiace pertanto che molte persone non vogliano affinare le proprie capacità affidandosi a questo genere di degustzioni, le uniche che ti permettono di crescere realmente di spessore.
Per inciso i miei compagni di serata si sono dimostrati perfettamente all'altezza dei vini serviti e di ottima compagnia, ed è sempre un piacere dividere la gioia di nuove bottiglie con persone che ti donano la loro simpatia.
AC

- Franciacorta Saten 2002  A.A. CORNALETTO

- Brunello di Montalcino Le Macioche 1999  A.A. PALAZZINA

- Rosso di Montalcino 2006  STELLA DI CAMPALTO

- Rosso dell'Abbazia 1998  SERRAFINI & VIDOTTO

- Chateneauf du Pape 2001  DOMAINE DE LA VEILLE JULIENNE

-  Barolo 2003  BARTOLO MASCARELLO

- Volnay Les Champans 2001  DOMAINE HUBERT DE MONTILLE
                                                       
- Pomerol 2000  CAHETAU FEYTIT CLINET

A chi era presente lascio il commento sui vini degustati, e a chi non vi era domande e/o curiosità...
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Martedì 21 aprile 2009 2 21 /04 /2009 09:05

"Visto che porti tu il vino ti informo che, come piatto di primo, pensavo ad un risotto alle verdure..." ed effettivamente il piatto ritrovato a cena era proprio un superbo risotto alle verdure, di quelli fatti ad arte: scegliendo e preparando con cura le verdure e dosando tutti i componenti in modo attento e competente (mi fido poco dell'approccio "un tanto di" fatto ad occhio da chi in cucina non ci sta ogni giorno...).

Per il vino da abbinare la scelta era caduta su di uno Chardonnay Austriaco: il 2007 di Winzerhof Stift.

Il vitigno Chardonnay non è certo il mio preferito, ma la dea bendata spesso da una mano (a patto che in cantina si pongano solo vini buoni) se scegli quasi a caso: oggettivamente non credo vi sarebbe potuta essere scelta migliore!

Il vino si presentava al bicchiere di un bel giallo paglierino, i cui delicati riflessi verdognoli permettevano d'intuire la nordica provenienza, colore oltre modo accattivante nella sua perfezione.

Al profumo esprimeva note varietali con sensazioni morbide e mai eccessive di ananas, burro, uva spina, peperoni maturi la cui presenza, solo per un attimo, sbilanciava l'idea di annusare un Sauvignon.

In bocca, oltre a ritrovare (con coerenza) le aromaticità espresse al naso, vi era una struttura di giusta pienezza, supportata da un'acidità mai eccessiva e mineralità abbastanza pronunciata.

 

Certo, non il più grande vino bianco che esista sulla faccia della terra, ma sicuramente un onestissimo gregario.

Era però nell'alternarsi al cibo che questo vino dava il meglio di sé (come sempre dovrebbe essere: il vino dovrebbe rimanere al servizio del cibo) pulendo perfettamente la bocca dalle sensazioni dolci donate dalle verdure quali carote e piselli, e rinfrancando la lingua dall'amido che il riso rilascia e che a lungo andare tenderebbe ad impastarla.

Un vino solo buono alla degustazione (che già non è poco) ma perfetto nell'abbinamento!

 

Il vino viene prodotto a Roschitz, dai coniugi Franz e Regina Stifht, proprietari di un'azienda di 7 ettari posta alle pendici del monte Manhart.

Pur essendo un'azienda di dimensioni poco più che familiare i coniugi Stifht si vantano (giustamente) di vedere serviti i loro vini nella Business & Gran Class dell'Austria Airlines nonché presenti nelle cantine delle prime 30 ambasciate Austriache dislocate ai 4 angoli della terra.

Ogni anno i loro vini rientrano a pieno punteggio tra i migliori dell'Austria, ma questa è una particolarità scoperta pochi minuti prima di scrivere questa recensione... come sempre accade per i Saggi Bevitori anch'io prediligo guardare cos'ho nel bicchiere più che leggere le altrui recensioni.   

Indubbiamente un vino, quello degustato nel corso della cena, da acquistare ad occhi chiusi, anche in virtù di un'incredibile rapporto prezzo qualità, ma questa è una costante per gli eleganti vini base prodotti dagli amici Austriaci.

 

AC

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Giovedì 16 aprile 2009 4 16 /04 /2009 11:03

La cena, uno dei momenti più belli della giornata, può avere molteplici prerogative: insostituibile  anche quando oltre modo informale se trascorsa assieme alla persona che ami, seriosa ed impegnata se è di lavoro, scherzosa e rigenerativa quand'è organizzata con gli Amici del cuore, rilassata e piacevole quando sei con persone amiche o che stimi.

 

Quella di ieri sera era dell'ultima tipologia: rilassata e piacevole perché fatta tra persone amiche e che si stimano, ma essendo anche cena di fine corso (degustazione) era di quelle con le bottiglie coperte, bevute realmente alla cieca.

Il susseguirsi dei piatti e delle chiacchiere ci aveva portato, senza quasi aver avuto modo di accorgersi, al piatto di secondo : una tagliata cotta in modo perfetto, gustosa e sapida come sempre dovrebbe essere.

Ovvio che il vino fosse un rosso, ed ovvio che (almeno da parte mia) mi aspettasi la solita noia nel bicchiere dopo essermi divertito con i vini bianchi... ma fortunatamente mi sbagliavo, e di molto!

Il vino, bellissimo al colore, si presentava al naso con freschezza e piacevolezza inaspettata: i toni floreali e di frutta di sottobosco (appena versato al bicchiere) lasciavano sempre più spazio a quelli animali, di cuoio e pelle perfetti nella loro potenza, ma poi rientravano per un rincorrersi ed un riaffiorare, nelle sequenze, a dir poco unico.

Mai banale e scontato si presentava alla beva come al naso: fresco e succoso, pieno ed intrigante, affascinante nella sua innegabile mineralità!

Il tannino, perfetto ed integrato, aveva possenza che potevi cogliere solo bevendolo a distanza dalla carne: nell'abbinamento infatti era così perfetto da non disturbare minimamente.

Un vino rosso di quelli che ti riappacificano con la categoria: mai sopra le righe o prevaricante, un vino al servizio del cibo come da tempo non trovavo.

 

Posso solo fare i complimenti a chi lo produce, Il Podere le Boncie di Castelnuovo Berardenga (complimenti che farò dal vivo, visto che poi ho saputo essere presente alla bella manifestazione "Ombra delle Mura" di prossimo svolgimento - vedi link) e ringraziare Giampi e Michele, gli amici che stimo, per avermene permesso la scoperta.

 

AC.

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CHI SIAMO

Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene, con serate a tema, corsi di degustazione, incontri con produttori, serate di abbinamento e quant'altro può avvicinare, in modo corretto, e conviviale al mondo del vino.
I Saggi Bevitori sono persone appassionate di vino che desiderano condividere questa gioia.
Nato il 1° luglio del 1999, da sei persone reduci da un corso di degustazione, il Circolo è cresciuto nel tempo sino a superare oggi i 120 soci.
Una volta al mese (1° venerdì di ogni mese) i soci si riuniscono in sede per ascoltare produttori, degustatori, giornalisti o altre persone raccontare un vino, un'azienda o una regione vinicola, con a seguire una degustazione guidata.

Il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle!

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