Novità nel mondo vino

Tuesday 29 november 2011 2 29 /11 /Nov /2011 19:21

cibo

L'orologio dell'auto segnava le 7,45, e mi trovavo a Verona Sud, decisamente in perfetto orario sulla tabella di marcia che mi portava al SIMEI: il Salone Internazionale Macchine per l'Enologia e Imbottigliamento che si svolgeva a Milano.
Visto l'anticipo non trovavo nulla di meglio che fermarmi per una breve pausa allietata da un caffè, pertanto alla stazione di servizio posta immediatamente dopo il casello di Desenzano attuavo tale sosta. 
Simultaneamente al mio arrivo si arrestava una macchina da cui scendevano due ragazzi attorno ai trent'anni: viso aperto e fisico atletico, di struttura generata più da un lavoro impegnativo che non dalla cyclette e dai pesi sollevati in serata dopo essere rimasti seduti per otto ore di fronte ad un computer...
Al mio ingresso nell'autogrill la solita ressa che si trova in tale orario: una moltitudine di persone, senza nessun ordine, intente a porgere lo scontrino ai baristi per ottenere il cappuccino e la brioche, il caffè e la pastina oppure la fetta di torta ed il latte macchiato. Vista la confusione optavo per raggiungere la stazione successiva.
Mi colpiva però le figura di una coppia (padre e figlio ipotizzo) completamente isolati dalla confusione: questi si trovavano di fronte al bancone dei panini, deserto data l'ora, in attesa di ricevere i panini ordinati da poco.
Tempo dieci secondi ed a quella copia si affiancava quella formata dai due ragazzi che avevo visto scendere dalla macchina pochi attimi prima: scontrino alla mano ordinavano due panini e due bottigliette d'acqua.
"Però, pane e prosciutto - oppure formaggio - come colazione, altro che brioche e tortine artificiali... chiamali stupidi quei quattro, bisognerebbe imparare da loro..." ma il mio pensiero veniva interrotto dallo spintone di un distratto signore, e si concludeva lì, senza neanche darmi la possibilità di pensare cosa poteva accumunare tra loro le persone che avevo appena visto.
Tre ore più tardi, nei corridoi del SIMEI, ritrovavo la coppia padre/figlio intenta a guardare una piccola riempitrice, e se le mani sono il biglietto da visita le autentiche vanghe dell'uomo più anziano comunicavano il suo essere persona impegnata in prima persona nel campo oltre che in cantina.
Poco dopo, in uno stand dove esponevano una mastodontica vendemmiatrice, i due ragazzi. 
Ecco in cosa erano accomunate le 4 persone: non si può certo dire che l'uomo non sia ciò che mangia.
Da ieri ho detto addio a biscotti e brioche, mi sono convertito alla concretezza contadina della colazione a base di pane e salame!
 
AC
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Wednesday 23 november 2011 3 23 /11 /Nov /2011 09:39

Zuppa

La tentazione era quella di scrivere "ho trascorso un lungo weekend tra Montalcino e Montepulciano, per questo negli ultimi giorni non ho pubblicato nulla", ma a ben pensaci tre o quattro giorni, quando ti diverti e sei in compagnia dei tuoi migliori amici, diventa un tempo brevissimo, anzi, meno.... 
 
"Andrea, e per andare a mangiare quali locali ci consigli?"
Udendo per la quinta volta tale domanda, Andrea Natalini, nostro anfitrione, ma soprattutto eccellente produttore di Nobile di Montepulciano con la cantina Le Berne, aveva compreso che la nostra visita volgeva al termine... dopo aver assaggiato e riassaggiato il suo Rosso, il Nobile ed il Nobile Riserva, nonché delle prove di vinificazione di vini non ancora in commercio, ed aver consumato il suo fantastico olio (fantastico è termine ancora insufficiente) i nostri stomaci reclamavano cibo.
Andrea, dopo averci riflettuto, ci consigliava più di un locale, sia a Montepulciano che nei dintorni, e con quella profonda gentilezza che i toscani hanno (che tanto stride con il loro modo burbero presente in superficie) ci prenotava il locale per il desinare. "Fra i vari posti che vi consiglio qui attorno provate questo, questo e questo....", e di uno, l'ultimo, mi aveva colpito il nome: La Solita Zuppa.
E per quello strano meccanismo che il cervello compie, oramai mi ero fissato dovesse essere la meta della nostra cena.
Non vi racconterò i piatti che si possono mangiare a La Solita Zuppa: i piatti sono come i vini, si possono consigliare o sconsigliare ma la descrizione è sempre castrante per chi la legge: se il vino (o il piatto) è buono non puoi che provare invidia, se il vino (o il piatto) è cattivo non comprendi sino in fondo il perché di tale giudizio, se il vino (e sempre il piatto) è mediocre... a che serve descriverlo? 
Comunque sia i piatti non ve li racconterò, per quanto sopra e perché la mia capacità di descrizione non sarebbe sufficiente nel renderne valore, io voglio parlarvi brevemente di Roberto e Luana, i simpatici, affabili (nel senso più positivo) e cortesissimi proprietari dell'osteria La Solita Zuppa, i quali non lesinano un sorriso, un consiglio, una premura alla prima richiesta.
Mi capita poche volte di sentire descrivere un piatto con la stessa passione che un vignaiolo pone quando racconta il terreno che coltiva, quando descrive le viti che pota, quanto narra l'uva che raccoglie, bene Roberto e Luana sono come dei viticoltori: ti spiegano origine, ingredienti, il perché di quel piatto e soprattutto perché loro lo propongono.
Le fantastiche zuppe risultano di pari piacevolezza al racconto che le accompagna, ed essendo veramente molto buone (sono il piatto che prediligo in assoluto, sia nel preparare che nel consumare, quindi credo di esprimere tale parere con cognizione di causa) ciò significa che il racconto non lo si può perdere: ne è parte integrante, inseparabile!
Poche ore di permanenza mi hanno permesso di comprendere la giovialità con cui gli avventori salutavano i proprietari: in poco tempo ti senti a casa tua, coccolato ed assistito come sempre dovrebbe essere in un Osteria degna di questo nome.
Se poi aggiungete la bellezza di Chiusi, splendido paese che accoglie questo locale, il piacere viene portato al culmine.
Se nel prossimo periodo sarete in zona Montepulciano-Montalcino, non esitate ad accettare il mio consiglio: la Solita Zuppa è l'esatto contrario del suo nome.
 
P.S. Se per una volta non ho parlato di vino il motivo è semplice: il locale meritava oltre la monotematicità di questo blog!
La Solita Zuppa, Via Porsenna 12, Chiusi (SI) Tel. 0578.21006
 
AC
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Wednesday 2 november 2011 3 02 /11 /Nov /2011 11:44

 

porthos36

Si è parlato molto, prima e dopo la serata, della verticale dei vini di Gravner condotta da Sandro Sangiorgi e organizzata dal Circolo dei Saggi Bevitori di Asolo. Molti interrogativi, molti dubbi.

Tante le adesioni ma anche le persone che non hanno avuto accesso alla serata, magari perché arrivati troppo tardi alla prenotazione e chi purtroppo, perché oggi spendere 80 euro per una degustazione è un grande sacrificio. Il Circolo dei Saggi Bevitori aveva programmato la serata da tempo, con l’intento preciso di metterci tutti in discussione come appassionati e come degustatori. Serviva un vino che creasse dibattito e una persona che sapesse dibattere: Gravner e Sangiorgi risultava il binomio più adatto. Il vignaiolo di Oslavia, da sempre, divide gli appassionati da chi proprio non lo comprende a chi non ne condivide la scelta enologica. Sandro Sangiorgi che, sin dalla fondazione di Porthos nel 1999, segue il percorso dei vini naturali, ha condotto la degustazione attraverso uno schema degustativo insolito per chi è abituato a ingabbiare le sensazioni gusto-ofattive in schede tecniche. Una degustazione a cuore aperto lasciando che le emozioni e la parte più profonda di noi stessi avessero la possibilità di cogliere ogni sfumatura, ogni angolazione di questi vini enigmatici. Prima dell’inizio della degustazione sono stati svelati i vini in modo tale da rimanere ancora più lucidi nel giudizio.Credo che il primo vino, la Ribolla, sia stata la tipologia più vicina ai presenti per eleganza e finezza olfattiva. La 2002 ha una spinta notevole anche se, a mio avviso, evidenzia una freddezza inspiegabile; è solare ma poco comunicativa e lo dimostra la chiusura “assolutistica”. La 2004 è invece inizialmente ermetica, caratteristica che perde con la permanenza del bicchiere mentre in bocca è delicata, continua, persistente. La Ribolla 2005 è raggiante al naso, dolce e ben disposta con note suadenti di frutta candita. Si evolve cambiando continuamente direzione, in bocca è austera e si percepiscono note iodate: davvero un grande vino anche se è come se fosse un’opera incompiuta. Il Breg 1998 è uno dei primi vini sul mercato prodotti con una lunga macerazione. Allora questa scelta non fu capita, dalla stampa in particolare, quella stessa stampa dalla quale oggi Gravner riceve i premi. Il primo Breg ha diviso gli animi in sede di degustazione: molti non lo hanno amato avendolo trovato eccessivamente rustico, alcuni addirittura con note di Brettanomyces troppo evidenti. Per quanto mi riguarda è stato il migliore della batteria ma sono stato uno dei pochi a pensarla così. Il Breg Anfora 2002, figlio in una stagione molto difficile, è risultato tuttavia un vino molto di territoriale. Il 2004, vendemmiato molto tardi, quasi a novembre subendo alcuni attacchi di Botrytis, in degustazione non è riuscito ad arrivare fino in fondo e non l’ho amato particolarmente. La presenza del distillatore Vittorio “Gianni” Capovilla che conosce molto bene Josko e ne distilla le vinacce, è stata il valore aggiunto: i suoi giudizi approfonditi e legati a una profonda conoscenza dei vini si basavano sull’esperienza delle degustazioni fatte direttamente in cantina. Entusiasmante la degustazione dei distillati di Breg e di Ribolla, realizzati nel rispetto totale della materia prima hanno rievocato le caratteristiche principali dei vini. La rusticità del Breg era affiancato alla nobiltà e all’eleganza olfattivo-gustativa della Ribolla. Rimane una riflessione a fine serata, un inaspettato senso di vuoto. Ho degustato con la mente e il cuore liberi, avvolto dall’incanto di un produttore che ho sempre amato ma il tentativo di non farmi condizionare dal giudizio, dalla conduzione e dalla sala non è bastato.

Gianpaolo Giacobbo

* Articolo pubblicato sul numero 36 della rivista Porthos, ed a firma di Gianpaolo Giacobbo. Ricevo da lui l'autorizzazione per pubblicare tale articolo su questo blog.

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Friday 30 september 2011 5 30 /09 /Set /2011 14:20

sfuso

- e da bere signori cosa vi porto?
La frase, pronunciata dalla gentile titolare del ristorante, dopo averci elencato le innumerevoli "proposte del giorno" in aggiunta al già cospicuo numero di piatti presenti in menù, era ciò che più si aspettava!
- Se ci porta la carta dei vini scegliamo volentieri...
- I vini disponibili son quelli che vede in menù...
Il mio sguardo cade sulle poche striminzite righe stampate nell'ultima di copertina: un paio di bianchi molto modesti (modesti è già un eufemismo) tre rossi di pari levatura, ed uno spumante che rifiutano persino i confezionatori di cesti natalizi: quelli che nella scatola "pandoro e spumante" non solo ti rifilano uno spumante cattivo, ma per giunta brut! Infine un "bianco e rosso della casa" serviti nelle misure quarto, mezzo e litro....
"Ma come?", penso tra me e me, "un bel menù, delle proposte azzeccate e regionali, l'ambiente che vorrei definire piacevole oltre la mia immaginazione, e 6 vini in bottiglia che non gradirebbe neanche un alcolizzato cronico dopo tre mesi di astinenza su di un'isola deserta? Ma chi è lo sciocco che non compila la lista vini?"
- Vada per il bianco sfuso signora...
- E' un Prosecco alquanto piacevole, vedrà...
Arriva la caraffa di "prosecco", e già l'aspetto mi induce nel pensare che due sono le possibilità: o si tratta di una ciofeca mondiale oppure di un biodinamico nostrano, e visto che molto spesso le due cose sono indissolubilmente legate tra loro lo sconforto cresce in me...
Lo verso e lo assaggio: aldilà di trovare un "vino" svilente e che non merita di appartenere alla categoria merceologica, sono certo che nel bicchiere vi è qualcosa che della Glera non è neanche lontano parente...
- Signora, mi perdoni: mi metta in conto il vino, ma se ce lo cambia ci usa una cortesia...
- Lo cambio subito, però è strano, piace a tutti... le porto un Prosecco sfuso frizzante!
Nel mentre che cerco di capire cosa potrebbe essere un Prosecco sfuso frizzante (e un vino alla spina? E un vino in bottiglia e caraffato? Aspettiamo e vediamo) mi arriva una caraffa identica alla prima, ma con delle bollicine che si affanno per risalire verso l'alto.
"Se tutto va bene questo è lo stesso vino di prima, in cui hanno sciolto una bustina di Frizzina o Idrolitina, le bustine che vendevano quand'ero piccolo"
Questo è stato il mio primo pensiero... poi, dopo averlo assaggiato, ho capito che si trattava del remake del celebre film del Diego nazionale, l'Abatantuono: sballato, gasato, completamente (s)fuso...
 
AC
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Monday 4 july 2011 1 04 /07 /Lug /2011 13:34

grandine

Sono certo che leggendo il titolo tutti voi avrete pensato (visto che questo blog tratta di vino) che il chicco di cui voglio parlarvi sia l'acino d'uva, ovvero una bacca (chicco è un termine improprio ma ovunque accettato), ed invece no... io voglio parlarvi di un chicco malefico, spesso biancastro quando non trasparente, freddo, anzi gelato: il chicco di grandine!
Un chicco di grandine ha vita molto più breve di un chicco d'uva: non viene generato da una piante che necessita di cure e potature, controlli e fatica, non  ha quiescenza invernale e non necessita di fioritura, non vi è alleggione o  invaiamento, ne la maturazione!
Questo chicco non ha bisogno di 100 e più giorni per caratterizzare il tuo anno di lavoro, a lui servono pochi minuti... e li caratterizza in modo devastante!.
Un chicco di grandine si forma durante un temporale: in termini semplici un temporale viene generato da una corrente ascendente che porta l’aria calda dagli strati prossimi al suolo verso l’alto, ed in questo moto l’aria sollevata verso l’alto si espande e si raffredda, facendo condensare il vapore acqueo in goccioline microscopiche.
Nel temporale la corrente ascendente continua ad innalzare le goccioline d’acqua portandole a temperature molto basse, inferiori allo zero, ed esse non congelano ma restano in uno stato liquido instabile (detto stato sovraffuso) dove solo presenza di un corpo solido potrà farle congelare: basta un semplice, microscopico, granello di polvere per provocare tale trasformazione.
L'altrettanto microscopico granello di ghiaccio appena formatosi (detto embrione di grandine) cadrà, ma poi verrà riportato verso l'alto dalle correnti ascensionali, entrerà in uno strato di aria sovraffusa (cioè con temperatura minore di zero ma con presenza di goccioline d'acqua ancora liquida) e crescerà "catturando" queste goccioline d'acqua su di esso..
Il chicco di grandine compirà molti cicli, salendo e scendendo, e tutte le volte nella risalita acquisterà un nuovo strato di ghiaccio facendo congelare su di sé il vapore sovraffuso che ha intorno, e quando sarà diventato sufficientemente grosso (e purtroppo pesante) la gravità avrà la meglio sulla forza delle correnti ascensionali ed esso precipiterà al suolo!
Miracolo della natura viene da gridare, peccato che qualche volta questo miracolo della natura piombi su di uno splendido vigneto, così come accaduto giovedì sera nei dintorni di Valdobbiadene, per la precisione su alcune zone di San Vito, San Giovanni e Guia.
In alcune zone questi chicchi hanno fatto danni lievi, ma in altre i danni sono pesanti, di quelli che costano bestemmie e sconforto, infine in altre (piccole ma preziose) ha ripulito tutto: come fosse giunto l'inverno nel vigneto ad estate appena iniziata!
L'anno vissuto attraverso un chicco, oggi, è quello dello grandine: l'anno lavorativo è finito, interrotto bruscamente e per colpe non certo riconducibili al viticoltore!
Assicurazioni, reti antigrandine, cannoni e razzi nulla possono di fronte alla forza della natura, rimane solo sconforto e dispiacere, ed il mio dispiacere si unisce al vostro amici viticoltori: sono costernato e dispiaciuto per quello che vi è stato sottratto.
Ma si sa, la natura oggi prende domani da: sono certo che il prossimo anno sarà quello giusto, quello dei grandi calici alzati senza remore per il piacere della nostro spirito e per il giusto compendio del vostro impegno.
A volte un anno si vive in attraverso un chicco d'uva, a volte un anno di lavoro si interrompe (in pochi minuti) per colpa di un altro chicco, di ghiaccio, peccato si dimentichino di ciò i tanti soloni che parlano e sparlano di vino (spesso a vanvera) che giudicano il prezzo del vostro vino non congruo, dimenticandosi che il prezzo a cui lo offrite risente anche dell'anno in cui nulla è stato raccolto, perchè sottratto da un chicco di ghiaccio!
 
AC
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Monday 9 may 2011 1 09 /05 /Mag /2011 12:01

Milan

Che l'amore per lo Champagne sia "sentimento" che va ben oltre la mera passione per un vino lo sappiamo tutti: si ama lo Champagne perché, oltre ad essere la massima espressione dello spumante, esso è vino che ricorda gioia, successi, lusso, amori, vincite, ecc.ecc. al punto che la frase "occasione che meriterebbe un brindisi a base di Champagne" la utilizza anche chi lo Champagne non lo ama affatto!
Peccato che il troppo tenda a storpiare, ed i più bravi di tutti nello storpiare siano i commentatori sportivi: non esiste premiazione sportiva dove il momento della gioia coincida con "'innaffiata" del pubblico a base di spumante (con enorme dispiacere di noi appassionati) in cui al cronista non scappi la frase "ecco la doccia a base di Champagne"! E tale frase viene recitata sempre, anche quando il vino utilizzato è tutt'altro.
Succedeva (o forse succede ancora) al bravissimo Guida Meda, il quale non si è ancora reso conto che Freixenet, da anni testimonial del Motomondiale, è un Cava spagnolo e non lo spumante di Reims... succede spesso al cronista che segue il Giro d'Italia, il quale non osserva l'etichetta: da anni sono gli spumanti Italiani ad essere "sprecati" per l'operazione festeggiamento, non quello prodotto dai cugini d'oltre alpe... succede al cronista del Basket, della Pallanuoto, della Pallavolo, dello sci e di ogni altro sport in cui sia d'uopo aprire una bottiglia di spumante! 
Ed è successo anche sabato sera ai telecronisti della partita Roma-Milan, quella che ha sancito l'attribuzione del 18° scudetto per la squadra milanese: "doccia a base di Champagne", "tutti innaffiati dallo Champagne" "ecco i bottiglioni (?!?) di Champagne" e via di questo passo.
Peccato che anche un modesto appassionato di vino si sarebbe accorto che il doppio magnum utilizzato era dell'italico Franciacorta, per la precisione Cà del Bosco Cuvèe Prestige... bastava guardare con un minimo di attenzione, lo si poteva intuire anche da chi c'era in campo a festeggiare: Maurizio Zanella, patron dell'azienda di Erbusco, è stato inquadrato più volte, ma partendo dal fatto che i cronisti non lo conoscano bastava (lo ripeto) leggere l'etichetta.
Persino la Gazzetta, la mitica rosa, sbaglia in pieno: guardate la didascalia della foto in cui Cassano viene immortalato nell'atto d'innaffiare mister Allegri con lo spumante, essa recita "Massimiliano Allegri, 43 anni, si becca una doccia di champagne", e nel fotogramma si vede in primo piano la dorata etichetta con la scritta Cà del Bosco...
A questo punto mi chiedo se i cronisti sono così distratti anche quando sostengono di vedere un fallo da rigore... 
 
AC
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Thursday 17 march 2011 4 17 /03 /Mar /2011 02:38

soldi.jpg

Assisto in questi giorni (con piacere) all'interessamento da parte di alcuni siti e blog ad un annoso (quanto parzialmente ignorato) problema che si vive nel mondo del vino: l'eccessivo procrastinare dei pagamenti da parte di una ben precisa parte della clientela, la ristorazione, nei confronti di una precisa parte dei fornitori: le cantine! 
Che tale vezzo fosse oramai abitudine conclamata è cosa nota ed arcinota, ma in parte è stata ignorata e taciuta, salvo emergere prepotentemente in una discussione nata durante il forum “Aspettando Verona: come sta il vino del Sud Italia?” come riportato da cronachedigusto (vedi link )
Notizia poi ripresa ed elaborata da Ziliani, su Vino al Vino (linklink) e poi approdata in molti altri blog e siti.
Nel chiedermi il perché di tale cattiva abitudine, ed il perche la si permetta, non ho trovato nulla di meglio se non chiedere il parere ad un carissimo amico (del quale, per motivi di ovvia privacy, non scrivo il nome) ma che vi assicuro essere persona con un ruolo di primissimo piano nel mondo del commercio del vino in Italia. 
Alla domanda se il mercato, special modo quello della ristorazione, si comporti proprio così male, questa è la sua risposta: 
Alessandro, il mercato continua a vivere momenti per nulla esaltanti, e vendere vino è diventato difficile quasi come produrlo.... incassare il dovuto ancora di più!
Non c'é il tempo, ma soprattutto la voglia, da parte degli interlocutori cui ti rivolgi (soprattutto i ristoratori, più dei compratori) per parlare a fondo del vino che gli si sta proponendo.
Prezzo, omaggi e pagamento sono oggi molto più sotto i riflettori rispetto alle caratteristiche intrinseche del prodotto: la sua provenienza, le uve che lo compongono, come sono state coltivate, pigiate ecc. ecc.
Il fenomeno è poi aggravato dai proprietari di quelle piccole cantine, con ormai l'acqua alla gola, che, letteralmente, scaricano qualche cartone dal portabagagli della propria auto dicendo "me li paghi quando li venderai...." (ti garantisco che non è un 'eccezione infrequente) con tutte le implicazioni, anche fiscali, del caso.
E questo fenomeno sembra, per il momento, ben lontano dall'esaurirsi! (ma io sono ottimista).
Me lo ripeteva spesso un mio vecchio insegnante in prima superiore: "quando l'offerta supera di gran lunga la domanda (e nel mondo del vino Italiano, al momento, siamo in tale situazione) le cose, da preoccupanti, diventano molto preoccupanti...."
A questo punto siamo certi che la colpa. più che degli esercenti, non sia di chi li sta così male abituando?
Ne parleremo nei prossimi giorni. 
 
AC
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Wednesday 16 february 2011 3 16 /02 /Feb /2011 14:51

cina

Non ho idea se si usi ancora la frase "ma va in Cina!": quand'ero bambino io veniva utilizzata molto spesso, e vi si ricorreva ad ogni minimo bisticcio tra ragazzini!
Era la frase ideale, motivo primo ed assoluto perché riordava la locuzione Veneta per antonomasia, quel "ma va in mona" tanto proibita a tutti noi bambini (non certo per la presunta gravità del temine utilizzato, quanto per non doverne spiegare il significato) e poi perché sembrava di indicare alla persona cui rivolgevi la frase il luogo più distante ed inaccessibile del mondo.
Mi è tornata in mente tale frase qualche sera fa: mi ritrovavo con alcuni amici ad assaggiare dei vini rossi di uno stimato e rinomato produttore Veneto, la cui Cantina ha sede in provincia di Vicenza. Vini ineccepibili dal punto di vista tecnico, ma quasi inaccettabili per il residuo zuccherino che li caratterizzava, dal primo all'ultimo!
Colpito da tanta dolcezza ne chiedevo il perché a chi mi accompagnava nella degustazione, ed un enologo presente, molto amico del produttore, mi svelava subito l'arcano: "sono vini destinati al mercato orientale, Cina in primis, e lì, per l'abbondate speziatura del cibo e per le abitudini culinarie, amano i liquidi (questo il termine utilizzato) molto dolci".
Visti i prezzi di vendita e l'incredibile richiesta questo "cambiamento di gusto" valeva ogni stupore e perplessità per noi acquirenti europei... non mi serviva altro: in una situazione simile vi ero incappato poco più di un anno addietro. (ed infatti, in qualche parte di questo blog, ne ho già parlo)
Ma va in Cina: vuoi vedere che nel vino è frase beneaugurante?
 
AC
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Wednesday 9 february 2011 3 09 /02 /Feb /2011 12:31

fascetta

Ammetto che sparlare della classe politica che guida (?) ed amministra (doppio ?) oggi il nostro Paese è come sparare sulla croce rossa: la differenza e la discordanza rispetto al paese che lavora, produce e concretizza è tale che ogni argomento si presta al dileggio... ma siccome a nessuno dei nostri onorevoli la presenza in parlamento è stata ordinata dal medico, o imposta da Dio, non vedo perché devo farmi problemi.
Visto che i nostri governati si vantano di amministrare (male nda) il Paese "senza mai mettere le mani nelle tasche degli italiani" un rappresentante di Futuro e Libertà ha avuto una pensata, tanto inutile quanto costosa, che colmerà tale lacuna: l'oramai famoso Fabio Granata ha proposto la creazione di un nuovo ente (ne avevamo proprio bisogno: ne abbiamo così pochi...)  la “soprintendenza del mare e delle acque interne” che avrà lo scopo di tutelare, valorizzare e cercare nuovi reperti archeologici sommersi, ma anche i relitti della Prima e della Seconda guerra mondiale (vedi link) e tutelare “il patrimonio storico-archeologico di inestimabile valore conservato nei fondali marini: strutture isolate, città e porti sommersi, relitti e reperti di ogni genere ed epoca".
Costo stimato per questa nuova sopraintendenza (che rientra tra le più urgenti necessità di noi cittadini Onorevole: i disoccupati la ringraziano) miseri 3 milioni di euro... che non essendo presenti in nessun forziere dello Stato verranno reperiti attraverso un aumento delle accise su birre e prodotti alcolici intermedi come vermouth, vini aromatizzati e liquori!
Certo spenderemo qualche euro in più per le nostre birre o per i nostri vini aromatizzati e liquorosi ma volete mettere la soddisfazione? Per tutti i subacquei ci sarà la possibilità di svolgere attività di “custodi” dietro l’iscrizione a un apposito albo. (sic).
Chi scrive è un Italiano che (non per merito suo, ma in giocoforza della professione esercitata) paga le tasse dal primo all'ultimo centesimo, e sinceramente non sente l'esigenza di spendere qualche euro in più per acquistare i vini liquorosi (quelli buoni) di cui è più che discreto conoscitore... tantomeno come subacqueo (3° livello CMAS, maturato quando per avere il brevetto dovevi saper compiere la vestizione subacquea e ammennicoli vari, non ottenuto in un resort delle Maldive in 5 giorni) avverte 
l'esigenza di questo nuovo inutile ente, che a nulla potrà servire se non rimepire di ego chi l'ha inventato!
Grazie onorevole Granata: lei forse riuscirà nel mettere le mani nelle tasche di un italiano... ma io, ottimista, spero nel buon senso dei suoi colleghi
 
P.S amici Siciliani che producete tantissimi vini liquorosi ed aromatizzati: Granata è vostro compaesano, ma forse astemio... (e Dio ci guardi dalla categoria!)
AC
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Tuesday 7 december 2010 2 07 /12 /Dic /2010 17:39

spirito

Visto che oggi ho parlato di GIV è interessante segnalare l'errore (errore oppure lapsus?) in cui è incorso qualche redattore di Spirito diVino, rivista la cui notorietà è tale da non richiedere di certo della mia presentazione. 
A pagina 46 del numero di dicembre 2010/gennaio 2011, in un redazionale in cui viene comunicano l'assorbimento da parte del GIV dell'azienda Modenese Cavicchioli, scrivono: Dal primo gennaio 2011 il Gruppo Italiano Vini entrerà ufficialmente nel mondo del Prosecco. E lo farà con un marchio di tutto rispetto, come quello di Cavicchioli, azienda modenese nata nel 1928. (ecc.)
Capisco bene che il Prosecco è vino che, commercialmente parlando, ogni azienda vorrebbe, ma non sapevo riempisse il pensiero anche di ogni redattore, perché altra giustificazione non c'è per confonderlo con il Lambrusco!
Scherzi a parte (un errore può capitare a chiunque) mi rallegra il pensiero che in redazione di Spirito diVino c'è il bravo Alvaro Pavan: ci penserà lui a spiegare ad ogni persona dello staff quali sono i confini del vero Prosecco!
 
AC
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Questo blog non è, ne vuole essere, una testata giornalistica: viene aggiornato mantenendo una periodicità quasi quotidiana, a pura discrezione di chi lo scrive, pertanto non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2010.

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L'eventuale pubblicazione di immagini coperte da copyright è avvenuta senza intenzionalità. Esse verranno immediatamente rimosse a seguito di semplice richiesta.

PROFILO DEL BLOG

Questo blog nasce il 30 gennaio 2009 come strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori (vedi sotto).
La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono davanti a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico, diretto o indiretto, con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

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Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

Per maggiori informazioni visita il sito oppure scrivi a info@saggibevitori.it 

Sede operativa: C\O Asolo Golf Club 
La sede operativa è situata presso l'Asolo Golf Club, in Via Dei Borghi n°1 - 31034  Cavaso del Tomba (TV), la puoi individuare premendo premi qui, oppure tramite Google Maps premendo qui

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