Cronache dal territorio

Lunedì 15 marzo 2010 1 15 /03 /2010 14:40
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Mi ritrovo con gioia nello scrivere questo post, molta gioia, perché dopo anni (sottolineo la parola anni) posso ridare, finalmente, la giusta collocazione al Prosecco proveniente dai vigneti del Cartizze!
Il Cartizze, per chi non lo sapesse, è una sottozona (brutto termine: sarebbe più piacevole dire una sovrazona visto che svetta, per qualità, rispetto alle altre) dell'estensione di 107 ettari posta interamente nel comune di Valdobbiadene: è zona dove l'uva Glera, per terreno, esposizione, mesoclima ed altri fattori collaterali, da la sua massima espressione, in altre parole è un vero e proprio Cru!
Per questo motivo io pretendo/pretenderei sempre il massimo dai vini che vi provengono: se hai la fortuna di scaturire da un terroir unico, tu vino, non puoi essere semplicemente meglio dei tuoi consimili, bensì devi svettare, andare oltre ad ogni paragone... purtroppo negli ultimi 10-15 anni è avvenuto l'esatto contrario: per cecità, incapacità, ingordigia, mal consiglio ed altro il Cartizze prodotto era semplicemente un Prosecco comune, pari (a volte addirittura inferiore) a molti vini provenienti da zone limitrofe! (salvo, è ovvio, alcune eccezioni).
Ho spesso denunciato tale cosa, in quest'articolo link, questo link e quest''altro link (solo per dare un esempio) ed il mio stesso pensiero l'hanno espresso personaggi la cui autorevolezza nel campo del Prosecco è immensamente superiore alla mia. 
Oggi invece posso finalmente tornare a dire che il Cartizze c'è, e si sente!
Questo quanto accaduto nel pomeriggio di ieri: assieme al caro amico Giovanni Frozza, che rimane mio interlocutore privilegiato quando si parla di Prosecco (anzi sarebbe più giusto dire mio mentore, visto che ancora molto devo imparare da lui) mi sono recato alla bella mostra di Santo Stefano, per i consueti assaggi di vini fermi da vasca.
Dopo l'assaggio di quasi tutti i vini da vasca provenienti dal comprensorio Santo Stefano, siamo passati alla degustazione dei 6 vini Prosecco Tranquillo provenienti dalla zona Cartizze.
L'attesa era tanta ma accompagnata dalla solita idea di immediata delusione visto che negli ultimi 6-7 anni mai avevamo trovato un vino degno di tale nome. invece ecco il miracolo: il 1° Cartizze all'assaggio rivelava profumi franchi e sinceri, puliti ed esplosivi come dovrebbero essere quelli di un Prosecco di rango, fantastico alla beva per sapore di uva, di polpa, sapido ma equilibrato.
Quasi sconvolti da tanta espressione ipotizzavamo di trovaci di fronte ad un caso, invece i 5 successivi assaggi hanno confermato che il Cartizze è tornato!
Abbiamo infatti assaggiato due Cartizze stratosferici nel vero senso della parola, un Cartizze molto buono, uno buono e solo due deludenti, ma di cui uno deludente come a volte può essere un vino da mostra! (ovvero erore del cantiniere, non di sua struttura)
Non so se quanto vissuto possa essere il primo effetto ottenuto dalla più severa norma che regola il DOCG (amici viticoltori, non nascondiamo infatti che a Cartizze ne abbiamo fatte di cotte e di crude) ma se questo primo assaggio, che non certo frutto della stagione essendo stata il 2009 non è annata sublime, rivela il nuovo timbro posso solo dire bentornato Cartizze!
 
AC 
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Giovedì 4 marzo 2010 4 04 /03 /2010 14:17
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Questo post che vi accingete a leggere serve non solo a dare le risultanze di una bellissima serata di abbinamento cibo - vino, ma anche a dare il la ad un mio intervento polemico (se non addirittura molto polemico) che voglio scrivere domattina a riguardo dell'incredibile miopia, anzi cecità, che evidentemente contraddistingue alcune tra le persone che hanno redatto il nuovo disciplinare del Vadobbiadene-Conegliano Prosecco DOCG.
 
Ma veniamo adesso alla serata organizzata dal Comitato Mostra vini di Colbertaldo e Vidor. 
All'inizio l'intenzione era quella di realizzare la più classica delle serate di abbinamento: quella tra i vini del territorio (come sono, splendidamente tutti, i vini della Primavera del Prosecco) ed i formaggi dello stesso territorio, serata di riuscita più che certa ma priva di quella minima emozione e curiosità, che sempre dovrebbe contraddistinguere una serata organizzata. Così facendo sarebbe stata più una serata dovuta anzichè voluta!
Fortunatamente il responsabile della serata, Andrea Miotto, enologo giovane e capace, ha raccolto al volo il suggerimento lanciato da Erasmo Gastaldello (titolare assieme al padre Luigi ed al fratello Corrado di quell'autentico scrigno di formaggi che è la Casa del Parmigiano di Marostica, negozio la cui fama non abbisogna certo della mia presentazione e che potete trovare qui) ovvero quello di provare l'abbinamento tra il Prosecco Valdobbiadene ed i grandi formaggi Italiani ed Europei.
Dopo una serie di prove condotte assieme all'amico Marco Spagnol è scaturita la serata con il seguente menù:
 
- Parmigiano Reggiano 36 mesi con Valdobbiadene DOCG Prosecco Brut (in realtà un extra brut ma...)
- Risotto al Prosecco e Parmigiano con Valdobbiadene Prosecco tranquillo
- Pecorino di Pienza con Valdobbiadene DOCG Prosecco Tranquillo 
- Delice di Bourgogne con Valdobbiadene DOCG Spumante Prosecco Brut
- Robiolina di Langa con Valdobbiadene DOCG Spumante Prosecco Extra Dry 
- Toma di Capra dell'alta val di Susa con Valdobbiadene DOCG Spumante Prosecco Dry 
- Stilton con.... Prosecco Passito (e questo è il punto che provocherà il mio post arrabbiato di domani!)
Tutti i formaggi erano accompagnati con confettura di fichi di produzione artigianale, Miele locale e pane cotto in forno a legna.
 
La serata, a fronte di una spesa a persona di soli 18 euro, a permesso a tutti i partecipanti (oltre 100) di comprendere come un vino, ritenuto semplice e poco strutturato, possa in realtà reggere formaggi di notevole presenza quando scelto presso il produttore che ha le uve e le capacità adatte per produrre quella data tipologia.
Indubbiamente una sera da ricordare con enorme piacere e che mi permette di capire come il mondo giri al contrario quando dal produttore (viticoltore o contadino che fieramente voglia dirsi) passa al burocrate (giracarte è troppo offensivo?) che redige disciplinari su vini di cui neanche conosce l'origine.
A domani.
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Giovedì 26 novembre 2009 4 26 /11 /2009 23:48

E persino difficile trovare un nome, oppure un unico termine, che renda corretta spiegazione alla manifestazione che ogni anno, in occasione di Sant’Andrea patrono di Colbertaldo di Vidor, la proloco di questa frazione di paese organizza: una mostra assaggio dei vini dell’anno, quindi appena prodotti, conferiti da tutti i viticoltori che vi risiedono. Senza distinzione tra aziende vinicole, aziende agricole, conferitori delle cantina sociale o semplici coltivatori per passione!

Emoziona, nella sua gioiosa semplicità, accedere a questa “mostra”: un grande, ed in verità un po’ disadorno, salone (che altro non è se non la stanza da pranzo del Gruppo Alpini Colbertaldo) un bancone/bar ad L ed una serie di 40 damigiane, identiche tra loro, ma ognuna contrassegnata dal nome del produttore del vino contenuto. Un geniale sistema di raccordo per spillare il vino da ogni damigiana (sotto gas inerte: e ché diamine, non si deve rischiare l’ossidazione!) ed il gioco è fatto: entri, acquisti il tagliandi assaggio, ti presenti al bancone e leggi tra i tanti nomi presenti quello del produttore di vino che vorresti assaggiare. Ti verrà servito un piccolo calice, ed allora come per magia ti potrai ritrovare in un mondo incredibile: vini perfetti ma ancora giovani, che solo un palato molto esperto può riscontrare come tale, vini semplici ma piacevoli, vini sgraziati ma onesti, vini appena accettabili e vini… nefandi (ma pochi: solo di quei 3-4 produttori che pensano di conoscere una pagina più del libro, e pertanto non vogliono cambiare una virgola, in vigna o in cantina, nell’intento di produrre più simil vino possibile). Compiuto un assaggio puoi ripeterlo, per più volte, inseguendo il vino migliore oppure quello che più assomiglia alla tua idea di Prosecco di zona…Volendo di può accompagnare l’assaggio con pane formaggio ed affettato, oppure nelle ore più prossime al pranzo o alla cena con un piatto tipico della zona: la mula! (che non è, rassicuro, quello che immaginate)

Unico vero neo di questa manifestazione l’essere presa un po’ troppo sotto gamba: sia da chi potrebbe (e dovrebbe) frequentarla sia da chi l’organizza…. Molte, troppe persone di zona non degnano di uno sguardo questa manifestazione, e spiace perché non è bello e vedere il bancone quasi vuoto e nessuno seduto ai tavoli. Eppure vi sarebbe da imparare, da cercare e da inseguire, per infine trovare il vino di zona (e Colbertaldo è zona di grande valore qualitativo nel mondo del Prosecco) nella sua prima vera essenza, quella più esente da pratiche di cantina o da magici ritocchi che ogni enologo di capacità deve saper dare ai propri vini. Invece molti preferiscono andare a mostre più d’immagine (quelle dove puoi “giudicare” un vino in base al nome del produttore: come si confà ai perfetti somari)  oppure ad altre sagre di paese dove le patatine precotte ed il complesso musicale d’infima qualità donano piaceri evidentemente superiori.

Da chi l’organizza perché vedere un programma manifestazione che si ripete anno dopo anno in modo perpetuo ed immutabile induce alla noia anche il più appassionato di vino o di cibi locali, e non è certo con il corollario di qualche partita di calcetto (che centra con la manifestazione come un calice di spumante brut centra con una fetta di torta alla panna) o con l’arrivo di “trattorando” che si può avvicinare una persona che non conosce questa iniziativa alla porta d’entrata.

Semplicità a Colbertaldo: speriamo ci sia anche il prossimo anno, troppo unica per perderla!

AC

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Lunedì 31 agosto 2009 1 31 /08 /2009 22:07

Premessa: nessuno vuol negare l’utilizzo eccessivamente disinvolto, poco edotto ed improvvisato, di prodotti fitosanitari da parte di alcuni viticoltori, come nessuno vuol negare (anzi) che l’utilizzo di tali sostanze riguardi noi tutti: il vigneto appartiene al proprietario della vigna, ma l’aria, il suolo, l’acqua che vi scorre sotto e gli animali che lo popolano appartengono a noi tutti. Però solo parlando in modo consapevole e corretto possiamo giungere ad un risultato soddisfacente per tutti, solo accusando chi sbaglia senza generalizzare può portare ad una convivenza ottimale tra viticoltori e persone residenti nelle zone di coltivazione, in caso contrario rischiamo solo una caccia alle streghe che a nulla porterà se non nel creare inutili fronti contrapposti.

L’argomento “salute di tutti vs. salute (ideale) del vigneto” è un argomento complesso che affronteremo in più volte, oggi iniziamo dalla cosa più dannosa: i giornalisti disinformati!  

 

Negli ultimi mesi, sempre più spesso, i due principali quotidiani della Marca Trevigiana (Gazzettino di Treviso e Tribuna), affrontano l’argomento fitofarmaci in vigneto, e lo affrontano con prese di posizione alquanto dure ed incisive: ne sono chiaro esempio gli articoli comparsi sul Gazzettino nelle edizioni di sabato 22 e domenica 23 agosto, dove si accusa l’utilizzo scriteriato, se non peggio, di fitofarmaci da parte di viticoltori ed aziende agricole.

E si accusa l’irrorazione con l’utilizzo dell’elicottero quasi questo fosse un mezzo di diabolica dispersione…

Ora se vogliamo spostare le coscienze di alcuni produttori verso l’utilizzo più moderati (direi responsabile) di fitofarmaci o di prodotti alternativi dobbiamo farlo esprimendo fatti e non panzanate, m purtroppo i giornalisti sembrano non capirlo…

Innanzitutto critiche ed attacchi vengono espressi nell’anno errato: quello scorso ha avuto un andamento che ha costretto tutti i coltivatori al sovra utilizzo di prodotti contro la peronospora e l’oidio, come forse mai accaduto (giornalisti, se volete scrivere di vigneti imparate anche nel camminarci in mezzo ogni tanto….), pertanto il fatto che si voglia scrivere di abuso per l’anno in corso (annata splendida sotto l’aspetto attacchi in vigneto) mi sa già tanto di critica precostituita, ma è l’obbiettivo (inteso come mezzo di distribuzione) che sinceramente non capisco: su di un quotidiano vi era il seguente concetto: “dove passa l’elicottero vi è silenzio, la natura muore…”.

Stiamo scherzando? Prendersela con l'elicottero equivale nel dare colpa al massaggiatore del Milan se questa a preso quattro sonore sberle dall’Inter nello scorso derby …. 

Come forse saprete gli elicotteri possono irrorare solo prodotti contro la peronospora e contro l'oidio, il vero pericolo (gli insetticidi) si possono irrorare solo con mezzi terrestri, stessa cosa dicasi per gli antibotritici e soprattutto per i diserbanti, vero problema (non solo estetico) del comprensorio! (la scomparsa di alcune specie della flora, della microfauna e la franosità dei terreni si devono attribuire principalmente all’abuso, se non al semplice, uso di questo flagello ).
Per di più l'elicottero, essendo mezzo che richiede autorizzazioni al volo, subisce sicuramente dei controlli che il privato non riceve.
Se io dovessi prendermela con qualcuno me la prenderei con quei pseudo viticoltori (i viticoltori veri sanno evitare l’abuso di certe sostanze: loro vivono nel vigneto e sono i primi ad essere felici quando possono evitare inutili dispersioni) che usano gli atomizzatori a cannone direzionale: questi sono acquistabili da chiunque, e possono irrorare prodotti sino ad oltre 50 metri di distanza (quindi più di un elicottero) e vengono usati nel modo più disinvolto, fregandosene di tutto e di tutti:
basta spandere prodotto....

Però si attacca l’elicottero: mezzo vistoso, di grande impatto, quindi facilmente identificabile… vuoi mettere che differenza tra il pubblicare un elicottero in prima pagina piuttosto di un misero atomizzatore?

Continueremo (per bene) nei prossimi giorni.

 

AC

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Mercoledì 20 maggio 2009 3 20 /05 /2009 15:58

Già, è inutile cercare i piccoli difetti che in una manifestazione possono starci, special modo a fronte di un biglietto parco e rispettoso del cambio lira-euro (si ricordino gli amici del Merano Wine Festival: 80 euro di biglietto sono 155 mila delle vecchie lire, cosa da nababbi). L'unica vera grande "ombra" della manifestazione Vino in Villa è stato il disinteresse dei produttori nei confronti del loro territorio. Strano visto che quest'anno si doveva promuovere quel territorio, composto di bellissimi e ripidi colli ammantati da vigneti, che si vorrebbe tutelare (?) con una DOCG alquanto fantasiosa e con la richiesta di inserimento sotto l'egida dell'UNESCO. Che i colli di Conegliano ed ancor più del Valdobbiadenese nulla abbiano da invidiare ad altre zone vitate dal punto di vista paesaggistico è certo: grandiose le Cinque Terre, bellissimi i ripidi vigneti della Valtellina, ma vi assicuro che la bellezza mozzafiato dei colli dove le viti del Prosecco (o come Zaia vorrà Glera) prosperano  è incredibile.  Arrampicarsi su certi vigneti che si trovano a Santo Stefano, Guia, Col San Martino oppure sulle rive della Scandolera è cosa ardua anche per chi lavora i terreni prima citati: non arrivi per caso a chiamare la strada che porta ad una "riva" Calvario...  Ed allora quale occasione migliore di quella offerta dalla riunione di così tanta gente come quella  indotta da "Vino in Villa" per portare degli appassionati a vedere questi vigneti? Nessuna!

Presto detto, presto fatto: con una semplice prenotazione potevi essere "scarrozzato" tra i vigneti delle ditte aderenti a questa iniziativa in un comodo pulman sponsorizzato dal Consorzio di tutela del Prosecco. Bene, a fronte di paesaggi fantastici e vigneti bellissimi (in alcuni casi, evidentemente, solo se visti da distanti) delle 78 aziende partecipanti solo 4 (solo quattro!) hanno accettato di condurre i visitatori tra i loro vigneti! A prima difesa va detto che delle 78 aziende presenti buona parte sono a conduzione prettamente familiare, con tutte le persone delegate alla produzione (ed alla vendita) presenti all'interno delle mura di Castel San Salvatore.

Ma le restanti? I grandi marchi di Valdobbiadene che tanto vantano il loro territorio, innegabilmente più variegato ed attraente rispetto al Vittoriese ed a quello di Conegliano, dov'erano? Un rifiuto dovuto a mero disinteresse oppure ad altri motivi? Forse il dispiacere di far assistere, se non sulle proprie vigne tra quelle del vicino confinante, alle coltivazione che definire intensive è ancora poco? Siamo onesti: il Prosecco è pianta rigogliosa che giustifica una produzione di elevata quantità, anzi soffre qualitativamente se portata a fruttificare in modo troppo contenuto, il rapporto di 130 - 150 q.li per ettaro è più che corretto, ma è a dir poco offensivo quando si ritrovano produzioni che arrivano quasi al doppio! Ancora in troppe aziende c'è "l'abitudine" di produrre il doppio del consentito per vendere una prima volta l'uva in modo ufficiale (che vada a registro per la vinificazione oppure venduta tale e quale) ed una seconda per produrre la quantità che verrà asportata, ai primi di aprile, da quel gioioso (ed ignaro) pubblico che decide di "andar per vin" per imbottigliarsi in casa il prosecco col fondo. (ovvio a questo punto un Prosecco che definire slavato è ancora poco...).

Se avete la fortuna (o sfortuna) di transitare sulla strada che costeggia dall'alto il Cartizze fermatevi a  guardare qualche vigneto: ne vedrete di belli, di meno belli, di splendidi ed impossibili (e che eroi quelli che li coltivano) ma salterà all'occhio un appezzamento dove le vigne sono state "potate" (virgoletto perché definire potatura una cosa simile è un'offesa) in modo tale che chiunque vi calcoli la resa, anche un perito agrario di primo pelo, non potrà che indicarvela come approssimativa ai 250 q.li ettaro! E parliamo dell'appezzamento principe, del Cru della produzione di Prosecco, di quello che dovrebbe esere il fiore all'occhiello della nuova DOCG. Per brevità evito di entrare nel discorso diserbi, lavorazione con eccesso di chimica e quant'altro: per quello ci sarà spazio in un futuro articolo (assieme allo strano caso del "qui grandina tanto ma la produzione rimane sempre invariata).

Nasce una nuova DOCG, ma nasce con un'ombra bruttissima: lo sfruttamento del territorio ed il totale disinteresse dello stesso. Della serie meglio lavorare in cantina che faticare in vigneto...

AC

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Martedì 19 maggio 2009 2 19 /05 /2009 11:12

Si è conclusa ieri, con il wine tasting e la colazione riservata alla stampa specializzata ed agli operatori del settore, la manifestazione Vino in Villa 2009.

Quali luci (e quali ombre) hanno caratterizzato l'edizione di quest'anno? Fortunatamente più le prime delle seconde ed oggi vediamo quali.

Il pubblico

Il pubblico è la prima voce da porre sotto la casella "soddisfazioni".

Tante persone, superiori a quello delle scorse edizioni, ma un pubblico fortunatamente ben distribuito nell'arco della giornata in modo tale che è sempre stato possibile, con brevissima attesa, interloquire con il produttore e/o la persona addetta al tavolo di servizio.

Un pubblico educato, spesso edotto, mai caciarone, anche per la parte più giovane: nulla a che vedere con certe scene da basso impero che oramai sono il brutto corollario di Vinitaly o altre manifestazioni aperte al pubblico .

I Produttori

Diamo un plauso anche ai produttori o chi per essi: sempre presenti ai tavoli, inesauribili nella loro voglia di soddisfare le curiosità del pubblico, tanto nelle spiegazioni, quanto nell'offrire i loro vini.

E' così che si instaura il rapporto produttore-cliente finale, non certo con gli stand-fortino che si realizzano in certe fiere (delle vanità).

L'organizzazione

Puntuale e percisa come gli altri anni: ottimi i parcheggi, i servizi bus navetta, le indicazioni.

Fantastica l'ubicazione (Castello di San Salvatore, ma il merito è altrui...).

Qualche sbavatura alla cassa ed alla distribuzione bicchieri, ma sono piccole disattenzioni comprensibili.

La migliore cosa fatta da chi organizza è stata la ridistribuzione dei tavoli: finita la incredibile (e sciocca, me lo si permetta) anarchia che voleva i produttori divisi per iniziale oppure casualmente.

Quest'anno si è scelto di posizionarli in modo geografico, partendo da Conegliano ed avvicinandosi, man mano, alla zona di Valdobbiadene e del Cartizze.

Facendo ciò chiunque a potuto constatare le differenze zonali: apprezzando prima la ricchezza aromatica e l'opulenza dei vini della zona di Conegliano, che ne fanno vino frutto ideale per aperitivi o per tenori zuccherini atti a sostenere alcuni dolci, per avvicinarsi poi alla mineralità ed alla sapidità della zona di Valdobbiadene: vini più votati ad accompagnare il pranzo ed ideali anche in versione tranquilla.

I vini

Ovvio, se viene meno il vino viene meno tutto!

Meglio del previsto gli assaggi effettuati: vini quasi sempre ben presenti, varietali, meno marcati nelle aromaticità indotte dai lieviti (vi prego: abbandonate i lieviti aromatici!) e molto più frutto della pura uva raccolta.

Visti gli assaggi effettuati in manifestazioni minori mi attendevo un risultato più modesto, e per fortuna mi sbagliavo.

Interessante il fatto che molti produttori stiano (finalmente) riducendo gli zuccheri: tantissimi i brut presenti e tantissime le richieste di assaggiare questi ultimi.

Anche negli extra dry si sta cercando di contenere verso il basso gli zuccheri e ciò non può che essere una bella cosa per il consumatore finale: troppe volte si è voluto camuffare strutture inesistenti sorreggendole con un po' di zucchero residui in più. E forse anche questo è uno dei motivi per cui il vino della nostra zona è stato imposto come spumante e non come vino tranquillo: più facile condizionare i primi che non i secondi.

 

Per correttezza va però detto che il vino migliore presente alla manifestazione era proprio un Dry, ovvero uno spumante con residuo zuccherino elevato: si trattava del Prosecco Dry "Le Colture" di Santo Stefano.

Un vino ricco di zuccheri ma controbilanciato da una sapidità ed una mineralità invidiabile.

Un grande vino (derivato da grandi uve) che dovrebbe essere preso ad esempio da tutti quei produttori di Cartizze che si ostinano nello spumantizzare il loro vino in tale versione per il solo motivo di giustificare una differenza che l'uva non supporta più!

 

AC

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Venerdì 15 maggio 2009 5 15 /05 /2009 10:52

Si avvicina la manifestazione più rappresentativa per il vino principe della nostra zona, il Prosecco, ovvero Vino In Villa, splendida vetrina aperta a giornalisti, addetti del settore e pubblico finale.  

Come ogni anno Castello di San Salvatore, splendido borgo del XIII secolo, accoglierà questa bella iniziativa, saranno presenti quasi 100 aziende che, con più di 300 vini, presenteranno le molte novità.

L'evento metterà al centro il territorio presto oggetto di candidatura a Patrimonio Unesco (o almeno dovrebbe metterlo: lunedì avremo una dura presa di posizione su questa iniziativa che risulta purtroppo essere mera propaganda) e grazie al tour alla scoperta dell'area e alle iniziative in cantina, i visitatori potranno scoprire le colline di Conegliano Valdobbiadene.

Di seguito di forniamo indicazioni e programma.

 

CASTELLO DI SAN SALVATORE
SUSEGANA - TREVISO (apri la mappa)
16 - 18 MAGGIO 2009

Ingresso comprensivo di calice personalizzato in cristallo Riedel: Euro 20


Sabato 16 maggio '09

Ore 10.00 Convegno
QUARANT'ANNI DI DENOMINAZIONE, 5 SECOLI DI VOCAZIONE
Quarant'anni di denominazione: il punto di partenza per nuove sfide.
La richiesta di DOCG e la candidatura del territorio a Patrimonio Unesco. Tutte le anticipazioni nel convegno aperto ai produttori


Ore 16.00 I Simposi di Vino in Villa
"IL SOGNO DELL'ABBONDANZA"
Le relazioni tra vino, convivialità e felicità nella storia e nella letteratura, dalle culture antiche all'Europa moderna.
Ideazione e direzione scientifica a cura dell'Università Ca' Foscari di Venezia.


Dalle 18.00 alle 22.30
WINE TASTING: ALLA SCOPERTA DI 101 COLLINE
Viaggio nel bicchiere per conoscere le molte sfumature del territorio di Conegliano Valdobbiadene. Calice alla mano, si partirà da Conegliano e, passando attraverso l'espressione dei 15 comuni, si arriverà fino al cru Cartizze nel territorio di Valdobbiadene.


DOMENICA 17 MAGGIO 2009

Dalle 10.00 alle 21.00
WINE TASTING: ALLA SCOPERTA DI 101 COLLINE
Viaggio nel bicchiere per conoscere le molte sfumature del territorio di Conegliano Valdobbiadene.
Calice alla mano, si partirà da Conegliano e, passando attraverso l'espressione dei 15 comuni, si arriverà fino al cru Cartizze nel territorio di Valdobbiadene.

 

Dalle 10.00 alle 18.00
SULLA VIA DELL'UNESCO

Vino in Villa vi invita a scoprire i punti panoramici che diverranno oggetto di valutazione UNESCO.

Tour guidato con prenotazione obbligatoria vinoinvilla@prosecco.it

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Martedì 5 maggio 2009 2 05 /05 /2009 10:00

Nei giorni compresi tra mercoledì 29 aprile e sabato 2 maggio si è svolta a Parenzo (HR) la rassegna internazionale di vino Vinistra 2009, manifestazione che ha avuto luogo nella Zatika Arena, la bella e futuristica struttura sorta quasi all'improvviso all'ingresso delle cittadina costiera.

Presenti oltre settanta aziende vinicole croate ed una ventina di artigiani della gastronomia: visti gli interessanti numeri e la piacevolezza dei luoghi abbiamo ritenuto sciocco non esserci...

Per onestà va detto che il termine "rassegna internazionale" non identifica affatto quanto presentato: in realtà Vinistra è una bella vetrina di prodotti locali, con la Malvasia istriana sugli scudi, e se così non fosse perderebbe il motivo di essere visitata.   

Già all'ingresso salta all'occhio la differenza con molte delle manifestazioni che purtroppo abbiamo modo di visitare, tanto in Italia quanto in altre zone: la reception/biglietteria si compone di un numero di addetti sufficienti ad emettere in pochi minuti un numero di biglietti d'ingresso sufficienti a soddisfare tutte le persone presenti e questo già predispone al buonumore, se a questo ci aggiungiamo locali lindi e puliti, ariosi e ben disposti la soddisfazione del visitatore è massima.

Ovvio non si deve confondere una manifestazione poco più che locale con altri eventi la cui portata, tra produttori che espongono e pubblico presente, è quasi sessanta volte tanto, ma ciò non deve essere taciuto, e comunque è sui vini presentati che deve andare tutta la nostra attenzione.

Devo dire in senso generale che la soddisfazione è stata notevole: vini piacevolissimi, marcati oltremodo nella loro tipicità ed identità, ma scevri di tutti quei difetti gustativi (dovuti all'approssimazione avuta in fase di vinificazione) che sino a pochi anni fa li accompagnava.

Grandi risultati nei vini bianchi, con prodotti ricchi di personalità e caratterizzati da strutture possenti ma dotate di sapidità e mineralità tali da giustificare quelle componenti che su altri vini sarebbe stati solo degli eccessi.

Vini  "di territorio", espressione di un luogo prima ancora che di un vitigno, senza ricorso ad inutili operazioni di maquillage che troppo spesso avvengono in cantina ma come detto esenti fa difetti o da grossolanità.   

Indubbiamente meno gioioso il risultato su tutti i vini rossi, qui si riscontrano caratteristiche diametralmente opposte ai bianchi: vini sottotono, vuoti, con gradazioni alcoliche elevate e scarso contenuto, inutilmente irrobustiti da tannini ceduti dal legno in cui il vino è maturato.

Ma fortunatamente offerti con la semplicità di ammettere che le terre dove nascono sono votate per la produzione dei bianchi.

Nei prossimi giorni analizzeremo qualche singolo vino per darvi maggiori informazioni, ma sulla manifestazione non vi è dubbio: se il prossimo anno avete indecisioni sulla meta da raggiungere per la festa del 1° maggio Parenzo, bellissima cittadina balneare, e Vinistra potrebbero essere la soluzione!

 

AC
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Lunedì 23 marzo 2009 1 23 /03 /2009 07:31

Con gioia approfitto della manifestazione Primavera del Prosecco, di cui ho già parlato (La Primavera del Prosecco), per poter assaggiare distintamente, e di ogni zona, quanto la scorsa vendemmia ci ha riservato. Nei giorni scorsi ho avuto modo di visitare la mostra che si svolge a Santo Stefano, punto di riferimento non solo per i produttori e la zona ivi rappresentata, ma anche per la splendida organizzazione: è quasi imbarazzante constatare come una semplice Pro loco di paese, pardon di frazione, riesca ad organizzare una manifestazione ineccepibile per spazi, forma, puntualità, idee e cortesia. Un "Bravi" sincero e con la B maiuscola gli va riconosciuto.

Gli assaggi hanno rappresentato una piacevole sorpresa: l'annata difficile, sotto l'aspetto attacchi e malattie (non dimentichiamoci della disastrosa primavera 2008...) ha prodotto comunque vini di carattere con sapidità ed espressioni varietali superiori a quelle di molti altri anni. Forse mancheranno certe punte di eccellenza che si potevano cogliere nelle scorse edizioni, ma la qualità media si è certamente elevata, e di molto, ed è questo ciò che conta!

L'imbarazzo però coglie chi assaggia i vini quando dal Prosecco si passa al Cartizze: è indubbia l'idea che il poter assaggiare questo prodotto, per una volta tanto in forma non spumantizzata, rappresenti l'incontro con la massima espressione del Prosecco e pertanto le attese sono elevate, ma purtroppo questo non avviene affatto... e non si tratta solo di aspettative disattese, bensì di qualità realmente minore! Infatti di tutti i Cartizze presenti se ne riscontra solo uno di molto buono, tre di buoni (ma non meglio dei Prosecco Primavera presente nella stessa manifestazione) mentre gli altri sono tutti insufficienti sotto ogni aspetto.  Ed allora quale domanda può scaturire se non: "dove sta il valore del territorio?"

Una zona in cui un ettaro di terreno costa come un palazzo in centro a Venezia, e su cui tutti i fari dell'attenzione vengono puntati, può dare frutti così miseri? Riusciamo forse a spiegarci il perché tutti i produttori (esclusi giusti un paio) si ostinino nel presentare questo vino sempre e solo spumantizzato in versione Dry? Ce lo spieghiamo eccome: perché solo così si riesce a nascondere l'assenza di spessore e sostanza di un vino largamente costruito, prodotto da un'uva che oggi è lontana parente di quella che ha fatto sì che tanta gloria si potesse raggiungere.... e di uno spumante che oggi, a parte qualche splendido esempio dato da quattro - cinque aziende, vive solo ed esclusivamente di gloria raccolta nel passato.

Se Cartizze deve stare a Prosecco come Barolo o Barbaresco stanno a Nebbiolo, o più semplicemente (rimanendo sul bianco) di come AOC Grillet sta a Condrieau, sarà il caso di imparare: le zone vocate devono dare l'uva migliore ed il vino più buono, non solo quello più costoso! 

AC

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Lunedì 9 marzo 2009 1 09 /03 /2009 17:08

portaleIl nome è bellissimo, la manifestazione anche, l’unico neo, purtroppo, è la scarsa ricezione da parte del pubblico, in particolar modo quello più edotto dal punto di vista enologico.   La Primavera del Prosecco è una sorta di mostra del vino Prosecco itinerante: settimana dopo settimana sembra spostarsi, tale e quale, di paese in paese se non addirittura di frazione in frazione dello stesso: vi si colgono le stesse formule, gli stessi programmi, molto spesso gli stessi avventori, una cosa ovviamente muta: il vino proposto!        Infatti ogni mostra offre solo il vino frutto del proprio territorio, permettendo così al consumatore di cogliere le differenze qualitative e di espressione da zona a zona.                            Non rammento altri luoghi dove vi sia una manifestazione di tale piacevolezza e semplicità…

Purtroppo, forse per il clima semplice ed informale, molto Soloni del vino disdegnano le mostre delle Primavera del Prosecco ritenendole banali ed eccessivamente di massa, e questo è un grave errore: quale occasione più propizia vi può essere per l’affermazione del territorio se non questa?             A mio parere poche, se non nessuna, mi piacerebbe però cogliere le vostre idee.

AC

 

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