Cronache dal territorio

Wednesday 19 october 2011 3 19 /10 /Ott /2011 14:36

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Ammetto che parlare male dei politici in questo periodo è cosa sin troppo facile: la frase figurata recita "facile come sparare sulla Croce Rossa", ma non potevo (ne volevo) esimermi dal commentare l'ultima dichiarazione di Franco Manzato, brillante (?) assessore all'agricoltura della mia regione.
Politicamente non ho nulla contro l'assessore Manzato (anzi, come già scritto provo quasi una simpatia epidermica, ed al giorno d'oggi avere simpatia per un politico è quasi grave), ma non mi piace e mal sopporto il ritardo cronico con cui la politica si muove rispetto al nostro mondo ,in questo caso specifico caso del mondo vino. (Prosecco)
Ieri l'assessore ha insediato il tavolo tecnico del vitigno Glera (su specifica richiesta del sistema produttivo e delle due regioni interessate: Veneto e Friuli V.G.) allo scopo di "evitare squilibri di mercato", squilibri di mercato per altro già presenti e pressanti.
Manzato ha spiegato che "Il tavolo  coinvolge tutti i rappresentanti della filiera: i Consorzi di Tutela Prosecco Doc, delle DOCG Conegliano Valdobbiadene e Asolo, i rappresentanti di Coldiretti, CIAVeneto, Confagricoltura, Copagri Veneto, Anpa Veneto, Confcooperative, Unindustria, Icq ed Avepa" (si sà, più si è... meglio si va nel far casino!) e lo scopo dovrebbe essere il prevenire squilibri tra offerta e richiesta"...
Queste le sue parole: "la superficie massima di Glera, tra impianti già effettuati e diritti di portafoglio ancora in tasca suddivisi tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, si attesta sulla soglia dei circa 20 mila ettari, e la quota veneta sarà pari a 16 mila 500 ettari, per un potenziale teorico complessivo di 2,4 milioni di ettolitri!"
"Rispetto a questo potenziale e alla forte crescita di impianti e di prodotto avvenuti in concomitanza con la nuova definizione della DOC Prosecco di territorio, e' indispensabile controllare l'evoluzione dei mercati per adattare la produzione della Denominazione alla reale domanda, in modo da evitare squilibri con l'offerta che penalizzerebbero i produttori e il vino" infatti "una produzione incontrollata sarebbe una sciagura, una vera e propria discesa agli inferi per la nostra enologia, mentre la fermezza nelle regole ci da' ulteriori certezze e prospettive e contribuisce a fornire ulteriore prestigio al 'made in Veneto" (vedi linklink )
 
Assessore, lei che è assessore all'agricoltura dov'era in questi ultimi dodici mesi?
Ma si rende conto che il Prosecco è già in una profonda crisi d'identità, per la quale è il prezzo che rincorre il mercato e non viceversa?
Ha cognizione che l'uva Glera atta a dare Prosecco DOC Treviso è stata valutata (vorrei scrivere pagata, ma non ho idea se ci saranno i soldi) nel range compreso tra i 90 centesimi e 1,10 euro al chilogrammo? Ed in questo momento si trova Prosecco spumante DOC Treviso ad euro 2,20 - 2,40 franco grossista?
In quegli 1,50 euro (di massima forbice) ci sono spese di lavorazione, di sistema produzione, costo bottiglia, packaging, trasporto, provvigioni ed utili aziendali... 
Sono voluti salire tutti sulla "barca Prosecco", varata per tutelare la riserva di nome (senza utilità visto che in mezzo mondo si ostinano a produrlo impuniti come prima) ma che risulta essere troppo affollata e quindi prossima ad inabissarsi....
La richiesta di Prosecco in questo momento viene mossa per prima dal prezzo (la prima domanda dell'acquirente commerciante è "quanto costa?" ancor prima di "da dove viene e che qualità ha") e voi politici insediate i tavoli tecnici di controllo... con un anno di ritardo!
Certo la colpa non è tutta vostra (5 anni fa, non 15, ad un incontro pubblico di zona ho chiesto perché non si utilizzasse il nome Valdobbiadene fregandosene del termine Prosecco, e mi è stato risposto che non serviva perchè il Prosecco è già "esclusivamente vino nostro...") ma se voi, che avete il dovere di pianificare, aspettate a chiudere le stalle dopo che i buoi sono sparsi per la campagna....... 
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 27 september 2011 2 27 /09 /Set /2011 19:15

comunicaLa cattiva informazione - parte 2°

Come tanti, come molti, come tutti (o quasi) amo e bevo il vino perché mi piace, perché è buono, perché si abbina con ogni cibo, perché (come magistralmente scrive Hugh Hugh Johnson) è la bevanda che ha il potere di bandire gli affanni, lo bevo perché è la bevanda edonistica per eccellenza!

Per contro ci sono tre motivi per cui mai ho bevuto, questi:
non ho mai bevuto vino "perché di moda"
Non ho mai bevuto con l'intento di alterare la mia condizione psicofisica fisica, cioè ubriacarmi (il che non significa che qualche volta non abbia esagerato, ma quello era il frutto dell'aver bevuto, non la causa).
Non ho mai bevuto perché "fa bene".
Sul terzo aspetto si è scritto tanto, molto e di più: bere del vino perché "fa bene" è la palla più grande che si possa propagare, e per quanto possa far comodo questa diceria nessun esperto o appassionato di vino vi dirà mai che beve "per stare meglio": quella può essere la patetica ed irreale scusa per tacitare la coscienza di qualche alcolizzato o di chi eccede regolarmente, null'altro.
Indubbiamente bere (moderatamente) fa bene all'anima ed all'umore, ed il piccolo aggravio che comporta l'aver introdotto dell'alcool viene equiparato e sorpassato dai benefici umorali, ma da qui a sostenere che il resveratrolo, i polifenoli, i sali minerali e quant'altro disciolto nel vino siano utili ed indispensabili ve ne corre, ed anche fosse li potremmo trovare in altro modo.
Per questo, visto che tanti blogger ne hanno già scritto e discusso, sono rimasto spaesato quanto alcuni giorni fa ho letto una mail con all'oggetto la seguente dicitura: PROSECCO FA BENE A CUORE E CERVELLO, I RISULTATI DELLA READING UNIVERSITY.
La mail, spedita da un fin troppo prolifico ufficio stampa di una ditta di Pianzano (TV) che ometto per una sorta di imbarazzo che provo per loro, riportava i seguenti passaggi:
"Bevete 'il Prosecco', fa bene alla salute! Uno studio 'from UK' della Reading University, afferma che i "vini bianchi con bollicine" favoriscono il benessere di cuore e cervello. La ricerca, datata qualche tempo fa, e che non ha quasi per nulla fatto parlare i media locali e nazionali, ha affermato che il vino Prosecco è ricco di polifenoli, sostanze antiossidanti che permettono di diminuire l'ipertensione e proteggono il sistema cardiovascolare. Speriamo che 'La notte della Ricerca' sia l'occasione per far parlare di questa importante scoperta".
La mail prosegue in questo modo "Così, dalle pagine di prosecco omesso.com, i viticoltori della Casa spumantistica omesso, produttrice di omesso, il Prosecco', affermano quanto utile il Prosecco sia nella cura e prevenzione di alcune patologie. ecc. ecc.
Saltando di palo in frasca si arriva al poco comprensivo punto in cui si legge quanto segue "ll gene "Dxs", individuato dai ricercatori dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige e che determina l'aromaticità delle uve, è una tangibile scoperta di come la ricerca italiana sia viva, seppur spesso trattata come settore di serie D, forse E. Il problema sono sempre 'i schei', servono più fondi alla ricerca, anche in enologia e viticoltura! UK docet" affermano i omesso.
Qui mi perdonino i tantissimi amici viticoltori, ma la misura va oltre i lecito: egregi produttori del Prosecco che fa tanto bene, se le tasse in Italia venissero pagate nella misura in cui sono sottoposte le Aziende Agricole altro che permetterci la ricerca di serie D, saremmo alla serie Z.., almeno su questo punto potevate aver il buon gusto di stare zitti!
Comunque tant'è, non è questo il motivo del mio post: per quanto fondata e vera sia la ricerca inglese si può veicolare la vendita di un vino in tale modo nel 2011?
Sinceramente se fossi un viticoltore proverei vergogna nel promuovere così il mio vino: direi "bevete il mio Prosecco perché è buono, perché è il migliore, perché è prodotto con maggiore cura", ma il "perché fa bene" è frase che lascerei ai medicinali.
E se questo è il modo di comunicare il vino di alcuni produttori veneti provo sincero imbarazzo nell'essere loro conterraneo!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Tuesday 20 september 2011 2 20 /09 /Set /2011 19:48

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Non vi è dubbio: ognuno vive la vendemmia a modo proprio!
C'è chi la vede come il frutto di un anno d'impegno, chi la vede come il momento di massima fatica fisica e mentale, chi ne ha visione poetica e romantica (visione riservata a chi non vendemmia in modo fisico, ma magari si limita a gironzolare tra i filari) ed infine chi ne ha un concetto meramente economico...
Anche quest'anno, per meglio vivere il vino ed apprendere nozioni su di esso, ho prestato la mia opera per un paio di giorni, e come negli scorsi anni ho raccolto impressioni, immagini, sensazioni, idee e convinzioni.
Alcune riflessioni sono maturate sino a divenire note che vi espongo.
La prima è che la vendemmia è fatica, tanta fatica... l'ho già scritto lo scorso anno, ma mi ripeto volentieri!
Sarà pure il momento della festa, della concretizzazione di un anno d'impegno, sarà quello che volete, ma recidere grappoli dalla mattina alla sera non è meno faticoso che stare in catena di montaggio oppure in linea di produzione, ancora più faticoso il lavoro per chi l'uva "la porta", ovvero quelle persone che raccolgono i secchi d'uva (in altre zone le cassette o le gerle) da sotto il filare e le trasportano sino al rimorchio o al camion da dove verrà dirottata alla cantina di pigiatura.
La seconda è che la vendemmia è una corsa contro il tempo.
Quando l'uva è matura bisogna raccoglierla, raccoglierla in fretta, prima che l'acidità scenda, prima che arrivi il brutto tempo, prima che succeda chissà che.
E' una corsa contro il tempo per chi la conferisce, per chi la pigia, per chi fa le analisi del mosto, per chi travasa e trasforma, e per tutti coloro che sono in cantina. 
Se l'appassionato potesse conoscere certe corse contro il tempo che mi è stato concesso di vedere, avrebbe altra opinione dei cantinieri e degli enologi: vedere le luci di cantina spegnersi alle 02,00 del mattino per riaccendersi alle 6 e qualche minuto, per decine di giorni, mi fa sempre dire "che bravi..." 
La terza è che un vino lo puoi giudicare al centodieci per cento se ne hai raccolto l'uva.
E' importante saper degustare un vino, analizzarlo dal punto di vista sensoriale e chimico, ma solo chi ha raccolto l'uva (o almeno ha visto l'uva prima di spremerla) può avere, e dare, la visione completa di quel vino.
La quarta è che l'annata può essere giudicata solo ad uva spremuta, mosto fermentato e vino finito.
Ridicolo chi si accredita il potere di giudicare l'annata solo guardando l'uva nel vigneto ed osservando le tabelle di maturazione: premesso che può succedere di tutto (anche una grandinata il giorno prima di raccoglierla) le incognite legate alle condizioni caldo-freddo-pioggia-sole sono tali che (per fortuna) solo al dio Bacco è concesso dire "annata magnifica" il 15 agosto, per tutti gli altri si deve attendere che il vino fermenti. (e ciò va a braccetto con la terza visione).
La quinta: non credete a chi vi propina l'assioma che l'uomo è più importante del territorio: raccogliere la stessa tipologia d'uva in 7,8,9 vigneti diversi (distanti magari solo poche centinaia di metri) e con il privilegio di poterla vedere, annusare, assaggiare, ti fa comprendere che il suolo conta ben più del 33% del risultato finale.
La sesta è... voler ringraziare chi l'uva la coltiva: ovunque, comunque, e sempre: che coltiviate a 700 metri di altitudine o a livello del mare, su colli scoscesi oppure in pianura, con metodi ancestrali oppure con l'ausilio della tecnica più innovativa, in ogni caso io vi ringrazio perché, senza il vostro sforzo, non ci sarebbe ciò che amiamo: il vino!
 
Infine, la settima. Più che una riflessione è una domanda: non è che si stia sottovalutando un problema che potrebbe divenire enorme? Quello legato ad una Drosophila.... Ne ho potuto prendre visione di persona: una piccola, microscopica, colatura vicino al picciolo, provocato da un ancora più piccolo microscopico taglio nell'uva. Ed a fare quel "taglio" è stato un insetto che potrebbe divenire "la filossera del ventunesimo secolo": la Drosophila Suzukii.
Per adesso quasi nessuno ne ha parlato, ed io malvolentieri (visto cosa potrebbe provocare) ne parlerò domani.
 
AC
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Monday 5 september 2011 1 05 /09 /Set /2011 14:31

nozze di cana

Sabato 3 settembre, ore 19,15.

Non sono in grado di comunicarvi la temperatura dell'aria o il tasso di umidità presente, ma vi assicuro che per tutti agli invitati al matrimonio cui ho presenziato sabato, l'arrivo nella bella villa situata a pochi chilometri da Montebelluna (TV) è stato motivo di conforto: non solo per le sale climatizzate o per il giardino confortevole, ma anche per la possibilità di rinfrescarsi e deglutire una fresca bibita, visto che la temperatura percepita era più consona ad una oasi sahariana che non alla campagna trevigiana in un sabato di inizio settembre...
Una volta placata la sete e ristabilito quel minimo contegno che una cerimonia nuziale richiede (mal sopporto chi si toglie la giacca durante un pranzo nuziale, ma sabato ho perdonato persino quelli che non l'hanno indossata durante la santa messa) ci siamo tutti avvicinati al ricco antipasto servito a Buffett, ma nel mio caso era ancora la sete a stimolarmi.
Proveniente da un elegante magnum in vetro bianco mi viene versato nel calice un'acqua di colore giallo paglierino molto scarico, direi appena percettibile, e con evidente effervescenza....
"Sarà acqua gasata proveniente da qualche sorgente sulfurea, e forse a questo è dovuto il viraggio del colore?" Questo il mio primo pensiero.
Prendo il calice gentilmente offerto dal cameriere e lo porto al naso: al profumo si presente impercettibile, o quasi, di ogni sentore...
Al gusto si presente impercettibile, o quasi, di ogni sapore...
L'evidente effervescenza colta all'aspetto si ripropone in bocca attraverso bolle grossolane e sgraziate.
Malgrado la fresca temperatura cui era stata servita, l'acqua appena bevuta rilascia, oltre ad una lieve acidità, un calore al palato che sembra quello rilasciato dall'alcool.
Troppo incuriosito chiedo al cameriere di vedere la bottiglia con cui aveva riempito il mio bicchiere, e da quanto scritto in etichetta scopro che avevo ragione: contiene poco più del dieci per cento di alcool!
Strano per dell'acqua... a questo punto leggo l'etichetta nella sua completezza e vi trovo scritto Prosecco DOC Treviso.
Gioia e gaudio, ho appena assistito alla tentata riedizione del miracolo della tramutazione dell'acqua in vino, popolarmente più noto come miracolo delle nozze di Cana.
A differenza del primo miracolo compiuto da Nostro Signore però questo è riuscito male, e nessuno potrà dire «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono» come scritto nel Vangelo secondo Giovanni, e non certo perché tale vino è stato servito per primo.... 
 
P.S. a parte quanto appena scritto la conclusione è una sola: o si inizia a produrre seriamente anche il prosecco di campagna oppure ben vengano gli sumanti denominati Prosecco di origine brasiliani anzichè australiana: peggio di quel finto trebbiano spumantizzato alla garibaldina non si può fare!
AC
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Wednesday 31 august 2011 3 31 /08 /Ago /2011 09:17

fondo

Purtroppo il poco tempo a disposizione avuto prima delle ferie non mi aveva lasciato il tempo di commentare la bella manifestazione svoltasi a Guia di Valdobbiadene nel periodo compreso tra il 29 luglio ed il 7 agosto scorso, ma lo faccio oggi nella speranza che quanto scriverò possa esservi di stimolo per partecipare alla prossima edizione.
La manifestazione mi è piaciuta, mi è piaciuta molto, questo aldilà del vino degustato o del piacevole programma presentato (quasi ogni sera incontri gastronomici e di abbinamento): mi è piaciuta per il metodo di servizio (e la gentilezza) adottata dal personale di servizio, per il fatto che fosse manifestazione aperta all'intero territorio e non al singolo comune (o frazione) ed infine perché ribadiva l'abbinamento principe del nostro territorio: Sopressa e Vin col fondo!
Martedì 2 agosto decido di degustare i vini presenti, ed il ruolo di mentore lo ricopre Andrea Miotto, bravissimo enologo e produttore di un fantastico Prosecco col Fondo, quel Profondo che vi ho descritto in questo post: chi meglio di lui poteva aiutarmi nel decifrare cosa avrei incontrato nel bicchiere?
Il luogo di svolgimento è lo stesso in cui si svolge la Primavera del Prosecco, nella piazzetta centrale di Guia!
A catalogo risultano essere presenti 29 produttori, che risulteranno essere qualcuno in più nella lista presente al banco mescita (per mia fortuna, visto che uno dei non scritti risulterà essere tra i migliori), ma con Andrea decidiamo di selezionare 20 produttori, numero limite per degli assaggi corretti in un ambiente aperto al pubblico.
Fantastico il metodo di servizio: ogni bottiglia è correttamente riposta in frigorifero in posizione verticale, viene aperta al momento, caraffata con attenzione (separando i lieviti depositati sul fondo della bottiglia) e solo dopo il vino viene versato nel calice, e tale operazione viene effettuata ogni volta che il vino presente in caraffa era presente da più di un certo lasso di tempo.
Per correttezza devo ammettere che io rispetto l'idea di tutti su come il Prosecco col Fondo debba essere servito, la rispetto e non la contesto, ma ritengo che questo sia l'unico che debba essere perseguito: bottiglia molto fresca se non fredda, e separazione del torbido prima di versare... se poi qualcuno preferisce la temperatura ambiente, o il vino agitato (magari entrambe) faccia pure, ma ciò non incontra il mio piacere.
Come nota negativa devo segnalare che la media dei vini non mi ha entusiasmato, non tanto per la presenza di vini decisamente deficitarii o fatti mali (su 20 solo 2 sono risultati proprio cattivi e non proponibili) quanto per un livello tendente più al mediocre che all'eccellenza... credo che ciò sia dovuto ad un comportano di fondo (parola che ci azzecca) sostanzialmente comune: molti produttori vogliono avere nel proprio listino il prosecco col Fondo, ma senza crederci in modo certo e sicuro, ovvero senza impegnare le necessarie attenzioni e le vasche più adatte.
Probabilmente è esatto quanto sostiene un grandissimo produttore di Valdobbiadene (il quale non propone ne produce Prosecco col Fondo) quando mi ha spiegato che il Col Fondo deve essere l'eccezionalità che il mondo del Prosecco Superiore può proporre, e non la base su cui rimestare tutto ciò che avanza... 
Ad ogni modo 4 vini hanno pienamente soddisfatto me e l'amico Andrea, anzi ci hanno nettamente convinto, al punto che già questi 4 vini sarebbero stati sufficienti per giustificare la nostra gita in quel di Guia!
Questi i produttori: Azienda Agricola Bival di Guia di Valdobbiadene (0423.900302), Az. Agr. Mario Matio, sempre di Guia di Valdobbiadene (0423.900341), Az. Agr. Cà dei Zago di Valdobbiadene (0423.975395) (uno dei non presenti a catalogo, da qui la mia nota soprascritta) ed infine l'Az. Agr. Spagnol Orazio (0423.987177), quattro vini che non esiterei a mettere in cantina vista la loro grandissima piacevolezza e le sfaccettature così marcate, tali da farti cogliere appieno che sono vini risultato del territorio e non di cantina.
Vi consiglio vivamente di visitare tale mostra il prossimo anno.
 
AC
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Tuesday 12 july 2011 2 12 /07 /Lug /2011 14:40

Sovrap

Molto spesso quando si parla della qualità di un vino ci viene ricordato che essa è figlia del celeberrimo "triangolo virtuoso": Territorio - Vitigno - Uomo,  ma in compenso, altrettanto spesso, ci si dimentica che l'ultimo vertice di tale triangolo è anche protagonista del successo commerciale di tale vino: nessun prodotto, per quanto buono, si vende da solo... eppure la componente umana viene curiosamente ignorata nei discorsi riguardanti il futuro di un vino, come se il "mercato" lo facessero solo la qualità, il prezzo, l'acquirente finale e magari chi supporta l'immagine di un vino (giornalisti). 
Quindi, come per tutti i vini, anche per il futuro del Prosecco sarebbe indispensabile tenere presente la componente umana: se il Prosecco è arrivato al momento di indiscutibile gloria che sta vivendo, questa la si deve tanto alle persone che ne hanno curato l'aspetto produttivo (in vigna ed in cantina) quanto alle persone che ne hanno curato il successo commerciale, pertanto nomi come Carpanè, Mionetto, Franco, Bortolomiol, Ruggeri, Bisol ecc. non sono meno importanti dei vari De Rosa, Dalmasso, Cosmi, nuovamente Carpanè, Dall'Olio, Cerletti ecc. (e delle migliaia di persone che le viti le hanno coltivate sugli splendidi colli).
Forse mi sbaglio ma credo fermamente che se il Prosecco fosse stato coltivato (con pari risultato tecnico) in altre zone il successo non sarebbe stato tale: nelle genti che abitano la zona pedemontana racchiusa tra Valdobbiane e Conegliano si ritrova il carattere commerciale, pragmatico ed ospitale che connota la popolazione
veneziana, unito però al sano realismo ed alla serietà d'intenti di chi vive nell'arco alpino appena sovrastante: Cadore ed Agordino! (non per nulla si è esattamente a metà strada).
Ed allora prima di ipotizzare scenari catastrofici per le zone del Prosecco DOCG, a favore delle più remunerative e facilmente coltivabili nuove DOC di pianura, non sarebbe il caso di attendere la reazione da parte dei produttori che hanno creato il "fenomeno Prosecco"?
Non credo che la facilità di produzione ed il costo contenuto del prodotto di pianura avrà mai la meglio sulla qualità che si può ottenere in Riva (anzi, ne sono autenticamente certo) ma credo anche che mai i produttori che stanno piantumando a destra ed a manca riusciranno ad avvicinarsi a chi questo vino l'ha lanciato e lo sta sostenendo: appena posso (e molto volentieri) mi incontro con chi ha fatto la storia recente del Prosecco, ed ogni volta rimango colpito dalla voglia di intraprendere, fare, promuovere e migliorare che queste persone trasmettono, e trovo analoghi comportamenti anche nelle giovani leve (magari figli di produttori già affermati oppure freschi imprenditori di se stessi), anzi sono spesso maggiormente motivate e più intraprendenti rispetto agli augusti genitori...
Prova ne ho avuta alcune settimane fa durante un piacevolissimo pranzo svoltosi in uno degli scenari più belli del Valdobbiadenese (Sovrapiana): ero con Andrea Miotto, Marco Spagnol, Nicola Frozza e Luciano Rebuli, tutti validissimi tecnici ed in parte proprietari agricoli, persone con cui appena posso scambio opinioni e giudizi sul vino, e da cui mi vanto di trarre preziosi insegnamenti, assieme a loro vi era Christian Zanatta, autentico enfant prodige del mondo Prosecco, ed a mio modesto parere destinato ad avere un ruolo di primo piano nel futuro di questo vino (e non voglio escludere Enrico Battiston: persona che non appartiene al territorio del Prosecco, ma il cui nome sentiremo sicuramente pronunciare nel domani del vino italiano): bene, ascoltare questi ragazzi (rispetto a me lo sono in toto) mentre con semplicità e sicumera discutevano di metodologie, qualità, terreni, viti, problemi pratici e teorici, errori e pregi di chi li ha preceduti, ed ancora qualità, qualità e qualità, mi ha fatto comprendere (una volta in più) che il terzo vertice del triangolo brilla come non mai nella DOCG di Valdobbiadene-Conegliano, e che quindi il futuro è roseo oltre ogni aspettativa! 
Oltre ogni pensiero di chi gufa...
 
AC
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Friday 18 march 2011 5 18 /03 /Mar /2011 13:51

Daily

Nell' hannus orribilis 2009 nessun produttore del Conegliano - Valdobbiadene si era illuso: l'enorme popolarità del loro vino nel mercato anglosassone aveva una ben precisa causa, un prezzo invidiabile a quasi ogni altro vino ed un rapporto prezzo-qualità impossibile da ritrovare nello sparkling wine preferito dagli inglesi, lo Champagne!

Tale aspetto, sottolineato da tutti i giornalisti ed esperti di settore, era ed è impossibile da controbattere, cosa che per altro nessun produttore ha desiderato fare: per la saggezza ed il pragmatismo ereditato dai mercanti Veneziani (leggere il capitolo I mercanti del Mare, ne La Storia del Vino di Hugh Johnson, per meglio comprendere) quasi tutti i produttori si sono adoperati di cogliere appieno l'opportunità data dal momento senza preoccuparsi del motivo (e del divenire) evitando la benché minima perdita di tempo con quanti si sono sgolati per  ripetere lo slogan "a recessione passata si tornerà alle origini!" (ovvero lo Champagne i riprenderà il suo posto).

Ed i fatti sembrano proprio aver dato ragione a quelli che (un po' grezzamente) vengono definiti "i prossecchisti": complice una recessione da cui anche in Inghilterra non si è completamente usciti, ed il cui perdurare ha consentito l'introduzione di nuove abitudini, lo spumante Charmat proveniente dalle Prealpi Venete ha spodestato tantissimi altri vini nelle abitudini dei sudditi di sua maestà Regina Elisabetta, al punto di divenire vino di riferimento come spumante per aperitivo ed il light drink, lasciando allo Champagne solo il ruolo di Spumante per le grandi occasione (ed i grandi pranzi).

D'altra parte non serve essere inglesi per comprendere che tra lo scegliere una spiacevole e pesante metodo Classico di costo medio (non potendo permettersi un più costoso, e qualitativamente più buono, prodotto di fascia alta) ed un piacevole spumante Charmat dall'invidiabile facilità di beva e dal costo contenuto, è meglio scegliere quest'ultimo!

Ed oggi il Prosecco non solo è vino che vanta numeri impensabili sino a qualche anno fa nel mercato Britannico, ma la sua forza di penetrazione è stata tale da essere inserito nel shopping basket (l'equivalente del nostro paniere ISTAT) per il calcolo dell'inflazione. A dimostrazione della sua incredibile diffusione e di come sia oramai prodotto di uso quotidiano e conclamato.

Aprire il sito del Deilymail di mercoledì e leggere Prosecco pushes lager off national shopping list used to calculate inflation (vedi link) non è certo cosa che capita tutti i giorni... Infatti  spodestare da tale paniere la birra, bevanda britannica d'eccellenza, equivarrebbe a dire che in Italia il prezzo del Katecuhp ha sostituito quello della passata di pomodoro. Una cosa impensabile! (attenzione, sostituire, non affiancare!)

Un plauso ai produttori di tale vino che si sono impegnati per far capire che a fronte di discreti (a volte cattivi?) spumanti metodo Classico dal rapporto costo-qualità errato la pacifica spesa per bere uno spumante seducente e a volte facile com'è il Prosecco è una scelta vincente.

Ed a crisi esaurita (speriamo presto) il Prosecco rimarrà certamente sulle tavole degli Inglesi!

 

AC

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Monday 14 march 2011 1 14 /03 /Mar /2011 15:10

logo consorzio prosecco

A seguito di pretestuose ed artificiose (e spesso infondate) accuse, troppo gratuitamente rivolte ai viticoltori di quel tratto di Pedemontana Veneta che va da Valdobbiadene sino a Vittorio Veneto, passando per Conegliano (in altre parole il territorio della DOCG Prosecco Superiore) il Consorzio di tutela del Prosecco si è visto costretto nel rispondere con il comunicato che volentieri sotto pubblico.
A dimostrazione che buon vivere pubblico ed interessi dei viticoltori non sempre sono disgiunti, anzi!
 

Una viticoltura sempre più sostenibile ed ecocompatibile è il primo obiettivo del Consorzio di Tutela. E’ con questa finalità che nei giorni scorsi si è riunita la neo costituita Commissione di Protocollo, voluta dal Consorzio di Tutela e composta dai principali istituti di ricerca, Ente Cra e Università degli Studi di Padova, insieme con alcuni agronomi che operano nel territorio. Obiettivo è definire regole precise per ridurre sempre più l’impatto ambientale della viticoltura.

L’opinione pubblica chiede risposte rispetto alle tematiche dei trattamenti, alle quali il Consorzio di Tutela è il primo soggetto interessato a rispondere. L’incontro della Commissione ha avuto l’obiettivo di fare il punto della situazione per gestire ancor meglio la prossima stagione viticola. In quest’ambito, il Consorzio di Tutela avrà il ruolo di definire gli aspetti tecnici relativi alla viticoltura, grazie ad una vera e propria commissione che guiderà il viticoltore verso un utilizzo sempre più consapevole dei prodotti fitosanitari dando preferenza a quelli a basso impatto.

L’incontro della Commissione di Protocollo ha avuto il ruolo di analizzare anche quanto avvenuto nel 2010. Si è evidenziato così come nell’area di Conegliano Valdobbiadene, grazie alla politica di sensibilizzazione e formazione dei viticoltori, nel 2010 sono stati effettuati mediamente 11 trattamenti contro le malattie della vite, rispetto ai 16 – 18 della media provinciale. Ciò è stato possibile nonostante un andamento climatico molto piovoso. La campagna viticola del 2010, infatti, è stata la più piovosa dal 1937. Grazie ad una viticoltura ragionata e razionale, oltre a ridurre il numero dei trattamenti,  sono stati usati prodotti per la maggior parte non classificati, ovvero inseriti dal Ministero della Salute nella classe di tossicità inferiore. Ogni prodotto usato in viticoltura, infatti, viene anzitutto testato per circa 10 anni prima di essere introdotto nell’allegato ministeriale ed essere messo in commercio. Si tratta di un settore in continua evoluzione nella direzione della riduzione di impatto tanto che, oggi, sono stati eliminati ben il 60% dei prodotti utilizzati 10 anni fa. Va inoltre sottolineato che il viticoltore dispone di strumenti avanzati per agire in modo sempre più corretto. Anzitutto esiste un Consorzio di Difesa provinciale, unico nel suo genere, capace di definire le direttive generali settimana per settimana, grazie alla riunione di ben 25 tecnici e alla presenza di 50 stazioni sul territorio provinciale. Nell’area di Conegliano Valdobbiadene, poi,  le indicazioni generali sono ancor più restrittive, tanto che oggi si svolgono 1/3 dei trattamenti in meno rispetto alle altre zone viticole. Vi è poi la formazione ai viticoltori, fatta dal Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene grazie a 5 incontri periodici e ad almeno 20 bollettini informativi. Infine, ogni viticoltore deve disporre di un patentino per poter trattare la vite e deve annotare in un apposito registro ogni intervento antiparassitario segnando data, prodotto, quantità e persino numero di fattura di acquisto.

“La Commissione di Protocollo ha la finalità di adottare una viticoltura sempre più sostenibile e in armonia con la comunità – afferma il Direttore del Consorzio di Tutela Giancarlo Vettorello. –  Dal canto nostro, con questo protocollo vogliamo dare indicazioni sempre più precise nella gestione del vigneto, in modo da rendere più semplice per i viticoltori il rispetto del Regolamento di Polizia Rurale che i comuni della DOCG stanno adottando per la prossima campagna; dall’altro canto la Polizia Rurale avrà il ruolo di reprimere atteggiamenti irresponsabili.”

Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Wednesday 2 march 2011 3 02 /03 /Mar /2011 16:25

gastro

Che il mondo Prosecco sia meno semplice e di facile approccio di quanto viene venduto da amici giornalisti e blogger è un dato di fatto, ma di arrivare al punto che serva una guida per muoversi fisicamente all'interno non lo pensavo proprio... ed invece sembra essere necessario visto che anche una redazione attenta (e tecnicamente preparata) come quella del Gastronauta/Radio 24 incorre in un errore non facilmente giustificabile.
Infatti nel post del 22 febbraio (link) il bravo Davide Paolini inneggia a tre prodotti della Cantina Ruggeri: il Valdobbiadene extra dry Giustino B. il Vecchie Viti ed il Cartizze, ma nel parte finale del post incorre (o vi incorre la sua redazione) nell'errore di confondere il cognome del proprietario di Ruggeri, Paolo Bisol (persona che mi onoro di conoscere e la cui passione lavorativa merita ogni plauso a lui rivolto) con un'azienda che di tale omonimo cognome ne fa anche il proprio marchio commerciale: la Desiderio Bisol!
Morale della favola il post ha avuto come immagine a corredo un'etichetta della Bisol e come indirizzo di riferimento la dicitura Bisol Desiderio & Figli Azienda Agricola, con tanto di indirizzo fisico, mail e link di riferimento che riporta a tale cantina.
Non fosse stata per una guida indigena (il bravo e sempre attento Cantastorie: persona che merita ogni mia stima) credo non se ne sarebbero mai accorti: dal 22 sino a ieri il post è stato pubblicato in forma errata, e solo dopo il suo commento di ieri sera corretto.
Prosecco: sino ad oggi si utilizzava le guida per decidere i vini da acquistare, adesso serve anche quella per non sbagliare l'indirizzo di cantina!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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Friday 18 february 2011 5 18 /02 /Feb /2011 15:35

dieta1

Pongo sempre molta attenzione agli interventi nei blog e nei forum quando si parla di Prosecco: abito nella zona dove lo si produce (anzi, nelle zone dove lo si produce, come spiegato qui) ed è ovvio che la mia attenzione si desti ogni qual volta leggo il nome di tale vino.
Questo non significa che esso sia il vino che prediligo in assoluto, ma è comunque vino che amo e rispetto, non fosse altro per il fatto di essere ambasciatore del mio territorio.
E nell''attenzione che pongo ai post in cui se ne parla ho raccolto l'utilizzo di una caratteristica che gli viene attribuita in modo positivo ma che il vero Prosecco assolutamente non ha: quello di essere grasso! Mi capita di leggere frasi come "un bel vino, grasso e gustoso"; " vino bellissimo, grasso, ricco e pieno"; "al gusto, pieno, grasso, estrattivo"; "Prosecco che ha il dono principale nella sua grassezza".
La prima volta in cui mi sono imbattuto in tale termine non vi ho fatto caso, ma visto che l'errore si è ripetuto più volte (pochissime rispetto alla mole di interventi e post letti, quindi in percentuale molto bassa) ho pensato che era il caso di schiarirsi le idee... magari mi sbagliavo io!
Raccolto e consultato tutti i libri dedicati al Prosecco che possiedo, ho tratto il primo sospiro di sollievo: non uno riportava tale termine come peculiare, anzi si sottolinea ovunque la "moderata corposità" e "la struttura solida ma mail pesante", e via di questo passo... la seconda iniziativa (la più gradita) è stata l'apertura di 6 bottiglie tra quelle che io ritengo bandiera di zona: e in nessuno dei 6 vini assaggiati ho trovato grassezza all'assaggio.
Ma è stata l'ultima esperienza che mi ha reso definitivamente tranquillo: ho inviato il seguente sms a 50 persone "invio questo sms a 50 persone: enologi, produttori, esperti di Prosecco, tra cui ci sei tu! Il Prosecco ha tra le sue qualità l'essere grasso? Grazie!"
Sms inviato a 31 tra enotecnici ed enologi (tra loro alcuni produttori) 16 produttori (quelli che ritengo i più bravi in assoluto, mancandone 6 dalla lista: 3 di cui non ho il numero 1 perché all'estero e 2 che non volevo disturbare non avendo sufficiente confidenza) e 3 giornalisti, tanto bravi quanto esperti della zona!
Tutte persone, produttori o tecnici, che rappresentano le DOCG Valdobbiadene - Conegliano ed Asolo ai vertici dell'eccellenza, e in cui ripongo enorme stima.
Le risposte? Su 49 pervenute 49 no!
Eccone alcune: si va dal NO secco, ad un ASSOLUTAMENTE NO, oppure si dice Grasso è bello, ma nel caso del Prosecco di qualità non è certo sinonimo di buono poi Il grasso che associo al Prosecco è solo quello della Sopressa che l'accompagna, oppure (separate da ;No grasso no, finezza e mineralità nulla hanno a condividere con la parte glicerica ; Caso mai è light ; Il Prosecco Piave forse, quello di collina tende alla sapidità ; Non è nel suo DNA, gli manca alcool, estratti e glicerina, anzi questa è la sua fortuna! ; Se Prosecco 100% no, ma nei casi di vini che provengono dalla pianura si possono avere queste sensazioni ;  Direi che un Prosecco può essere grasso, ma non è una qualità, semmai una carenza che esprime quando risulta essere povero di giusta sensazione sapida e minerale; Ci sono mille variabile e sfaccettature, però una risposta concisa merita un no,  non lo è se paragonato ad altri vitigni, fino al conclusivo E' la caratteristica che differenzia il Prosecco di collina, e zone vocate, rispetto a quello di pianura. In collina è importante la mineralità e la sapidità, in pianura non resta altro....  Infine, la risposta veneta No, ma chi situ? e quella carnevalesca Dio salvi la Regina e ci salvi dal Prosecco gasso, erano simpatiche e non spostavano l'ago della bilancia!
Il Prosecco quindi non è grasso, punto! 

P.S. non si arrabbi chi ha utilizzato tale termine: nella vita non si può essere preparati su tutto!
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Cronache dal territorio - Community : Il mondo del vino
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La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono davanti a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico, diretto o indiretto, con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

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Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

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