10 domande a....

Giovedì 3 settembre 2009 4 03 /09 /2009 14:42
Nella tardissima serata di ieri, poco prima di andare a dormire, sono stato colto da un'amnesia riguardante il Sauternes: troppa la voglia di colmare la mia lacuna per attendere le poche ore che mi separavano dal mattino, pertanto mi sono ritrovato alle due del mattino nello sfogliare libri e riviste enologiche in cui si parlava di tale vino (oltre ai libri conservo anche tutte le riviste in cui si parla di vini dolci), tra i vari articoli riletti uno, molto interessante, a firma di Alessandro Masnaghetti era stato pubblicato su di un vecchio numero dell'Etichetta (numero del 1994), il giornale diretto da Luigi Veronelli.
Mi è venuta un pò di nostalgia dell'amico Gino, ed ho pensato che sarebbe stata una bella cosa riproporre le "10 domande" rilasciate da Gino per il DivinoDiario.

1- Quando nasce la sua passione per il vino?

Dalla tetta della balia Valtellinese.

 

2 - Inizialmente grazie a quali mezzi e metodi l’ha coltivato ed approfondita?

I furti nella cantina di mio padre.

                                    

3 - Tre aggettivi per definire o descrivere la sua cantina.

Smisurata, inestimabile, disordinata.

 

4 - Un vino impresso nella sua memoria…

Il Blanc de Morgex

 

5 - Esiste un vino che non ha ancora assaggiato in modo esaustivo e completo?

No

 

6 - A che punto crede sia arrivata l’Italia a livello enologico?

In testa per i vini rossi, seconda per i vini bianchi e gli spumanti.

 

7 - Che tipo di “Bevitore” ritiene di essere? Si descriva con tre aggettivi.

Spontaneo, amante, psichedelico.

 

8 - Qual è il suo vino preferito?

Non ho vini preferiti (davanti al plotone d’esecuzione chiederò la Quinta de Santa Maria, il Porto che mi fu offerto, ventiseienne, appena sotto la Quinta do Noval da una ragazzina)

 

9 - Un nome su tutti. Un produttore che stima e perché.

Bruno Giacosa, per il rigore.

 

10 - Un pensiero per il Circolo dei Saggi Bevitori.

Il vino è il valore reale che dà l’irreale

 

Intervista rilasciata a Lorella Zago .

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Lunedì 15 giugno 2009 1 15 /06 /2009 08:40

Daniele Cernilli è ungiornalista enogastronomico, nato a Roma il 22 dicembre del 1954.

È stato fra gli artefici del Gambero Rosso, fin dai suoi esordi, nel 1986 dopo avere collaborato con altre riviste di settore, come Vini&liquori , Il Vino, Le pagine del Vino. Curatore della guida Vini d'Italia fin dalla sua prima edizione, nel 1987.

A lui si deve la classificazione dei vini in bicchieri da uno a tre, e l'invenzione del premio dei tre bicchieri per i migliori vini valutati su quella guida.

Dal 1999 è fra gli autori del canale tematico RaiSat Gambero Rosso Channel. Nel 2006 ha pubblicato per l'editore Einaudi il volume Memorie di un assaggiatore di vini, nella collana Stile Libero.

Attualmente è direttore della rivista Gambero Rosso, innegabilmente la più prestigiosa rivista di vino e cibo d'Italia.

 

1- Quando nasce la sua passione per il vino?

All'epoca degli studi universitari attorno al 1975, quando a Roma aprirono i primi wine bar, il Cul de Sac in particolare, che frequentavo con i compagni di corso.

 

2 - Inizialmente grazie a quali mezzi e metodi l'ha coltivato ed approfondita?

Esistevano pubblicazione come il Catalogo Bolaffi dei Vini d'Italia di Veronelli e riviste Vini&Liquori e Civiltà del Bere. Poi mi sono imbattuto in un simpatico ristoratore marchigiano, Severino Severini, che aveva un locale vicino a casa mia ed era il fiduciario dell'Associazione Italiana Sommelier.

Nel 1979 ho iniziato il primo corso, nell'83 ho sostenuto l'esame per diventare docente della tecnica di degustazione

 

3 - Tre aggettivi per definire o descrivere la sua cantina.

Piccola, molto selettiva, ordinata.

 

4 - Un vino impresso nella sua memoria...

Difficile ricordarne solo uno. Di certo un Montepulciano d'Abruzzo di Edoardo Valentini ed un Richebourg '78 di Henri Jayer.  Poi tantissimi altri.

 

5 - Esiste un vino che non ha ancora assaggiato in modo esaustivo e completo?

Se dovessi scegliere: uno Chateau d'Yquem del 1811, anno della cometa.

 

6 - A che punto crede sia arrivata l'Italia a livello enologico?

Molto in alto, anche se internazionalmente non sempre viene riconosciuto. Diamo molto fastidio a Francesi e Californiani, ma i nostri grandi competitors in futuro saranno Australiani e Cileni.

 

7 - Che tipo di "Bevitore" ritiene di essere? Si descriva con tre aggettivi.

Appassionato, talvolta eccessivo, attento.

 

8 - Qual è il suo vino preferito?

I grandi Borgogna ed i grandi Barolo fra i rossi, i Riesling della Mosella fra i bianchi.

 

9 - Un nome su tutti. Un produttore che stima e perché.

Edoardo Valentini per il rigore, Elisabetta Foradori per la passione, Angelo Gaja per l'abilità, Piero Antinori per la lucidità, Giuseppe Mazzacoli per la cultura, Giovanni Conterno per l'onestà, Gianni Masciarelli e Marco Caprai per la sincerità.  Scegliete voi la qualità che preferite.

 

10 - Un pensiero per il Circolo dei Saggi Bevitori.

Che possiate continuare a bere con saggezza, per tanti e tanti anni ancora, i più appassionanti vini del mondo.

Un cordiale saluto.

 

Intervista rilasciata a Lorella Zago.

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Lunedì 18 maggio 2009 1 18 /05 /2009 09:45
E' una bella storia di paese, di un paese che però è "al centro del mondo".
Tutto comincia, come in ogni storia di paese, con un soprannome, Braida, che Giuseppe Bologna si guadagnò sul campo giocando la domenica a "pallone elastico", tipico sport piemontese.
Il capostipite faceva il carrettiere e coltivava la sua bella vigna a barbera, per sé e per gli amici.
Giacomo Bologna ereditò dal padre vigna e soprannome, ma soprattutto l'amore incondizionato per la sua terra e per il vino. Amore che trasmise alla moglie Anna, prima, e ai figli poi, ma anche a tutti coloro che fecero un pezzo di strada con lui.
Oggi l'azienda è l'immagine ampliata e fedele della filosofia di Giacomo e Anna, del loro modo di intendere la vita, la terra, il vino e i rapporti con gli amici. E' Anna, raccolto il testimone da Giacomo, a portare avanti i progetti da lui appena tracciati e sognati. Con lei i figli Raffaella e Beppe condividono da anni iniziative coraggiose e investimenti importanti sia in cantina che in vigna

1- Quando nasce la sua passione per il vino?

Da bambina, per imitazione prima e per passione trasmessa poi.

 

2 - Inizialmente grazie a quali mezzi e metodi l'ha coltivato ed approfondita?

Seguendo mio padre, Giacomo Bologna, partecipando agli incontri con altri viticoltori, studi enologici ecc.

                                    

3 - Tre aggettivi per definire o descrivere la sua cantina.

Curata, dinamica, famigliare.

 

4 - Un vino impresso nella sua memoria...

Bricco dell'Uccellone '82 e Ai Suma '89.

 

5 - Esiste un vino che non ha ancora assaggiato in modo esaustivo e completo?

Verticale di Barolo Monfortino di Giacomo Conterno.

 

6 - A che punto crede sia arrivata l'Italia a livello enologico?

Una grande crescita negli ultimi vent'anni, ma c'è ancora tanto da fare, soprattutto per difendere le nostre "italianissime" varietà.

 

7 - Che tipo di "Bevitore" ritiene di essere? Si descriva con tre aggettivi.

Curiosa, critica e spendacciona.

 

8 - Qual è il suo vino preferito?

Il vino buono.Fatto con passione e raffinatezza.

 

9 - Un nome su tutti. Un produttore che stima e perché.

Domenico Clerico. Profondamente legato al Piemonte ma bravissimo e aperto degustatore dei vini del mondo. Direttamente partecipe in vigna, in cantina, sul mercato e generosissimo nei rapporti umani.     

 

10 - Un pensiero per il Circolo dei Saggi Bevitori.

Costruitevi una cantina ampia, spaziosa e ben areata, rallegratela di tante belle bottiglie, queste ritte, quelle coricate, da considerare con occhio amico nelle sere di Primavera, Estate, Autunno ed Inverno, sogghignando al pensiero di quell'uomo senza canti e senza suoni, senza donne e senza vino che dovrebbe vivere una decina di anni più di voi.

 

Intervista rilasciata a Lorella Zago.

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Martedì 12 maggio 2009 2 12 /05 /2009 08:56

Marco Gatti, quarantaseienne, giornalista, critico gastronomico e sommelier, si occupa da oltre vent'anni di enogastronomia. Ha collaborato con i quotidiani "Libero" e "Il Giorno", i mensili "Class; Gentelman; Fuori Casa; Il Sommelier Italiano; VerdeOggi; ecc."

Vicepresidente del "Club del Papillon" e strettissimo collaboratore di Paolo Massobrio, è coautore di decine di guide enogastronomiche e di recensione.    





1- Quando nasce la sua passione per il vino?

La mia passione del vino è nata da bambino, sono di origini Monferine, vivevo tre le colline e le vigne: mi sembravano il paradiso profumi, sapori e colori e li che si sono fissati nella mia memoria.

Per sempre.

 

2 - Inizialmente grazie a quali mezzi e metodi l'ha coltivato ed approfondita?

Seguendo mio padre ed i miei zii tra le vigne, le botti e le cantine, assaggiando, poi studiando ed assaggiando.

                                    

3 - Tre aggettivi per definire o descrivere la sua cantina.

Invitante, non banale, riposante.

 

4 - Un vino impresso nella sua memoria...

Bricco dell'Uccellone di Braida e Brunello di Montalcino di Soldera

 

5 - Esiste un vino che non ha ancora assaggiato in modo esaustivo e completo?

Certo, più d'uno, non si finisce mai dì imparare

 

6 - A che punto crede sia arrivata l'Italia a livello enologico?

L'Italia è a un buon livello, il potenziale di crescita è immenso.

 

7 - Che tipo di "Bevitore" ritiene di essere? Si descriva con tre aggettivi.

Curioso, goloso, severo.

 

8 - Qual è il suo vino preferito?

Barbera d'Asti

 

9 - Un nome su tutti. Un produttore che stima e perché.

Bologna, oggi sua mogli ed i suoi figli, ha cambiato il destino della Barbera e forse del vino Piemontese ed Italiano.

 

10 - Un pensiero per il Circolo dei Saggi Bevitori.

Nunc est bibendum, Vinum bibant omines, animalia cetera fontes, dai precetti della scuola Salernitana.

 

Intervista rilasciata a Lorella Zago .

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Lunedì 4 maggio 2009 1 04 /05 /2009 09:00

Antonella Clerici

Antonella Clerici è nata a Legnano (MI) il 6 dicembre del 1963.

Laureata  in giurisprudenza, è giornalista e conduttrice televisiva da parecchi anni.

Debutta nel mondo dell'informazione nel 1983 come giornalista di Telereporter, mentre la sua prima esperienza in RAI è con il varietà Semaforo Giallo.

Dal 1989 al 1985 conduce la trasmissione sportiva Dribbling e dal 1990 Domenica Sprint.

Un po' alla volta abbandona le trasmissioni sportive per diventare punto di spicco nella conduzione di trasmissioni di intrattenimento tanto della RAI quanto dei network privati.      Ma è con la conduzione di alcune trasmissioni legate al cibo ed al vino che diventa famosa tra gli eno-gastronomi: dalla Prova del Cuoco, presentato dal 2000 al 2008, Ristorante Italia (ancora agli inizi degli anni '90) l'Oscar del Vino (presentato ininterrottamente dal 2002 al 2008), nel reality-show Il Ristorante (2005).

 

Ed è appunto come appassionata di buona tavola e vino che ospitiamo l'intervista da lei rilasciata.





1- Quando nasce la sua passione per il vino?

Da sempre. Io ricordo che il vino ha sempre fatto parte della mia vita, a casa mia è sempre stato in tavola, soprattutto il vino rosso adatto ad una cucina lombarda!

 

2 - Inizialmente grazie a quali mezzi e metodi l'ha coltivato ed approfondita?

Grazie ad amici e conoscenti che mi hanno trasmesso la passione e l'interesse per il vino.

                                    

3 - Tre aggettivi per definire o descrivere la sua cantina.

Allegra, incasinata, frizzante.

 

4 - Un vino impresso nella sua memoria...

Si chiamava Bertolli, un vino da tavola adatto per il mezzogiorno, si usava a casa mia, non era un vino di qualità, era un vino da "tutti i giorni", mi ricorda la tavola della mia adolescenza.

 

5 - Esiste un vino che non ha ancora assaggiato in modo esaustivo e completo?

No, non ho un rapporto viscerale legato al vino, e quando voglio assaggiare una buona bottiglia la compero!

 

6 - A che punto crede sia arrivata l'Italia a livello enologico?

L'Italia è il paese numero uno al mondo, e speriamo di mantenere questo primato, tenendo alta la qualità.

 

7 - Che tipo di "Bevitore" ritiene di essere? Si descriva con tre aggettivi.

Moderata, Buongustaia, Femminile.

 

8 - Qual è il suo vino preferito?

La Bonarda ed il Teroldego.

 

9 - Un nome su tutti. Un produttore che stima e perché.

San Patrignano, perché unisce all'alta qualità del prodotto un significato sociale ed umano che condivido.

 

10 - Un pensiero per il Circolo dei Saggi Bevitori...

Bevete sempre, alla salute prima vostra e poi di noi tutti.

 

Intervista rilasciata a Lorella Zago.

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Lunedì 27 aprile 2009 1 27 /04 /2009 10:36

Luca Maroni, personaggio controverso e conosciutissimo negli ambienti del vino, è nato a Roma il 19 settembre 1961. Laureato in Economia e Commercio, tra il 1987 e il 1989 collabora con Luigi Veronelli, scrive articoli per "l'Etichetta", quindi realizza "Ex Vinis" rivista di cui é direttore responsabile dei primi 4 numeri. Nel settembre del 1990 fonda la Lm edizioni, creando la rivista The Taster of Wine.

Nel 1993 realizza la prima edizione dell'Annuario dei Vini Italiani.

Nel 1994 porta a termine una ricerca quinquennale sulla relazione esistente tra la composizione chimico-fisica del vino e il suo comportamento sensoriale, riuscendo a determinare (a suo dire) in una formula la struttura chimica della piacevolezza del vino. Nel 2000 scrive La Piacevolezza del Vino, opera nata per illustrare il metodo da lui ideato per la valutazione della qualità del vino. Sempre nel 2000 concepisce e realizza Sensonline, un portale internet dedicato al vino. Dal 2001 al 2003 ha collaborato con i magazine Panorama ed Il Mondo e nel 2005 ha realizzato, per il Corriere della Sera, i 5 volumi dedicati al vino proposti in allegato.

 

1- Quando nasce la sua passione per il vino?

Nel 1984, sino ad allora astemio colpa della scarsa piacevolezza dei vini  figli di quel tempo, mi chiedo allora in cosa consiste la qualità del vino...

 

2 - Inizialmente grazie a quali mezzi e metodi l'ha coltivato ed approfondita?

Passione, mezzi economici applicazione di rigoroso studio su testi universitari di agronomia, enologia, fisiologia dl gusto.

                                    

3 - Tre aggettivi per definire o descrivere la sua cantina.

Assortita, aggiornata, rigorosamente selezionata.

 

4 - Un vino impresso nella sua memoria...

Sassicaia 1985: il primo stupendo vino frutto incontrato. Allora, nel 1988, quando usci, qualitativamente anni luce avanti a tutti. Un mutante, una meteora.

 

5 - Esiste un vino che non ha ancora assaggiato in modo esaustivo e completo?

Si, un rosso tanto nero al colore quanto morbido in bocca.

 

6 - A che punto crede sia arrivata l'Italia a livello enologico?

Ad un ottimo livello, ma non bisogna distrarsi adesso dalla qualità, e migliorare ancora i vini base!

 

7 - Che tipo di "Bevitore" ritiene di essere? Si descriva con tre aggettivi.

Esigente, attento, appassionato.

 

8 - Qual è il suo vino preferito?

Qualsiasi vino da qualsiasi uva di qualsiasi zona e di qualsiasi annata, purché consistente, equilibrato, integro ossia piacevole ai sensi dacché eccellente da un punto di vista analitico-tecnico.

 

9 - Un nome su tutti. Un produttore che stima e perché.

Piero Antinori: senza di lui niente Sassicaia, Tignanello, Solaia, niente vino Italiano moderno.

Lo stimo perché è stato il primo.

 

10 - Un pensiero per il Circolo dei Saggi Bevitori.

Anzitutto ammirazione (ricordo me nel 1984 organizzare il mio gruppo di assaggio di 10 appassionati, veri carbonari) per la vostra passione.

Quindi un esortazione ad entrare sempre più nel bicchiere, a capire sempre con maggior precisione il portato tecnico delle sensazioni generate dal vino in assaggio.

Quindi l'augurio che questa vostra passione rechi ad ognuno di voi accrescimento e delizia.

 

Intervista rilasciata a Lorella Zago.

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Lunedì 20 aprile 2009 1 20 /04 /2009 09:55
Sandro SANGIORGI, è nato a Friburgo (Svizzera) nel 1962.
Dal 1978 si occupa professionalmente di vino e gastronomia. Nel 1982 diventa Sommelier Professionista, comincia a partecipare a numerose gare e iniziative di degustazione e inizia la libera professione di divulgatore enologico. Nel 1986 contribuisce attivamente alla nascita dell'associazione Arcigola di consumatori e appassionati di enogastronomia. Nel 1989 fonda il Movimento Internazionale Slow Food e ne diventa il principale riferimento per la didattica sul vino e su altri temi gastronomici.

Dalla fine del 1999 diventa editore in proprio con la rivista Porthos, ha scritto due libri per Morganti Editore, dedicati al Soave e all'Amarone, ha curato l'edizione italiana del libro di Nicolas Joly Il vino tra cielo e terra, uscita con Porthos edizioni e per la stessa casa editrice ha scritto il saggio Il matrimonio tra cibo e vino.


1- Quando nasce la sua passione per il vino?

Nasce alla fine degli anni '70, l'occasione è l'apertura del ristorante della mia famiglia, a latina, prima vicino al Lido, poi in centro. Un'esperienza di contatto umano e di amore che risulta ancora oggi impagabile per la mia passione che non è solo quella di pensare al vino, ma è soprattutto comunicare le mie emozioni, lasciare agli altri e cercare di prendere da loro il comune o diverso percorso di crescita.  Avrei fatto anche altre cose con la medesima intensità; ero già un discreto radiocronista sportivo, ma il vino contiene in sé molta di quella umanità istintiva che non può mancare nella mia vita.


2 - Inizialmente grazie a quali mezzi e metodi l'ha coltivato ed approfondita?

La lettura ed il confronto con mio padre.

Veronelli e Carnacina erano i punti di riferimento imperdibili, e poi l'esperienza del primo corso sommelier, fatto nel 1979. Avevo 16 anni, ed ho dovuto falsificare la mia data di nascita per partecipare. Il ristorante è stata una palestra incredibile, e poi il mondo del vino stava cambiando, si percepiva che sarebbe diventato un fenomeno di moda, anche se alcune volte pareva di predicare nel deserto. Essere vicino a Roma, frequentare quella che sarebbe stata la cellula di Arcigola e del Gambero Rosso, esserne fondatore e dirigente è stato fondamentale.


3 - Tre aggettivi per definire o descrivere la sua cantina.

Povera di bottiglie, perché cerco di berle quasi tutte nei mie corsi di degustazione, e dunque la condivisione prima di tutto! Ecumenica: perché amo il vino come ministro della tavola e dunque do asilo a tutte le tipologie e ai rispettivi migliori produttori, certo il Barolo ed il Riesling rappresentano una fetta consistente...  Incasinata, ma questa è una deformazione che riguarda la mia vita, tutta.


4 - Un vino impresso nella sua memoria...

Almeno 365, uno per ogni giorno...


5 - Esiste un vino che non ha ancora assaggiato in modo esaustivo e completo?


Mi sarebbe piaciuto sentire qualche vino di Borgogna fatto con piede franco, come qualche Barolo fatto con Nebbiolo indigeno; oppure sentire più di quello che ho potuto i Bordeaux austeri di un secolo fa, vini che non si aprivano prima di quarant'anni.  


6 - A che punto crede sia arrivata l'Italia a livello enologico?

Vive una fase intermedia: successi su alcune linee e grandi difficoltà su altre; manca un senso di responsabilità in chi dovrebbe indirizzare la cultura e manca la capacità di accontentarsi dei produttori di successo, i quali trattano il suolo ed il clima come se fossero loro, e non si rendono conto di essere di passaggio.                                         Inoltre ci vorrebbe più serietà nel difendere la fisionomia dei vini storici, oppure non pensare al vino come un affare economico, e bene che si pensi ad una missione temporanea. 


7 - Che tipo di "Bevitore" ritiene di essere? i descriva con tre aggettivi.

Affidabile, appassionato, di parte.


8 - Qual è il suo vino preferito?  

In vino è una delle mie bevande preferite, nella sua sintonia col cibo, nella sua capacità di far sentire bene gli uomini.


9 - Un nome su tutti. Un produttore che stima e perché.

Le persone che abbiamo intervistato su Porthos sono produttori che stimiamo, come lo sono alcuni cui abbiamo dedicato gli spazi della verticale. Certo Fabrizio Nicolaini ed Angiolino Maule "sentono" come piacerebbe sentire a me.


10 - Un pensiero per il Circolo dei Saggi Bevitori.

Un pensiero mio è già nella realtà delle risposte, quindi non mi lascio andar in qualche frase slogan, piuttosto mi piacerebbe lasciarvi con quello che diceva Paolo Monelli sul "Ghiottone Errante": il vino ed i cibi italiani, la loro intelligenza e purezza sono più potenti nel trasmettere al mondo chi siamo di quanto non possono fare 10 premi Nobel alla cultura o 100 best sellers diffusi nel globo.


Intervista rilasciata a Lorella Zago

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Lunedì 6 aprile 2009 1 06 /04 /2009 07:24

Paolo Massobrio, quarantotto anni, milanese di origini monferrine, coniugato e padre di tre figli, si occupa da oltre vent'anni come giornalista, di economia agricola ed enogastronomia.                                                                Collabora ai quotidiani La Stampa, Il Tempo, Avvenire, al settimanale Vita, al mensile Terre del Vino e al sito  www.clubpapillon.it. di cui è direttore responsabile assieme a La Circolare

In passato ha scritto per Il Giornale, Il Giorno, Il Sabato, Epoca, L'Espresso (ereditando la nota rubrica di vini di Luigi Veronelli). E' stato per 5 edizioni il vice curatore de la Guida ai Ristoranti d'Italia dell'Espresso.

Ha partecipato per 2 edizioni alla trasmissione Melaverde, ha collaborato con la trasmissione "Linea Verde al Mercato" a "Gusto" del TG5, e dal 2005 a Linea Verde.  È autore de Il Golosario, la guida alle cose buone d'Italia, e della GuidaCriticaGolosa a Piemonte, Valle D'Aosta, Liguria e Costa Azzurra  assieme a tante altre cose.


1- Quando nasce la sua passione per il vino?

In famiglia, tutti i miei nonni facevano il vino, mio padre in pensione si è messo a fare il vino.

La mia passione ufficiale nasce con una tesi di laurea sul mercato del vino in Italia per cui diventai sommelier seguendo i corsi AIS e poi con le prime collaborazioni a giornali nazionali.

2 - Inizialmente grazie a quali mezzi e metodi l'ha coltivato ed approfondita?

Il corso di sommelier è stato fondamentale, poi gli assaggi di gruppo ragionando sugli acquisti in modo da conoscere l'enologia italiana.

Da giornalista ho poi avuto modo di approfondire il tutto con degustazioni in cantina oppure assaggi comparati di più campioni di vino.

3 - Tre aggettivi per definire o descrivere la sua cantina.

Inesplorata, ampia ma fonte di angoscia e di nostalgia.

Vorrei dedicarle il mio tempo migliore, ma il mestiere mi tiene lontano.

4 - Un vino impresso nella sua memoria...

Sono tantissimi.

Ma si, certo, il Picolit che produceva il parroco di un piccolo paese del Friuli. Così vero quel tipo di vino non l'ho mai più bevuto, altro che ni pallidi Picolit d'oggi.

5 - Esiste un vino che non ha ancora assaggiato in modo esaustivo e completo?

Ce ne sono tantissimi, ma soprattutto in Francia.

Terra che desidero esplorare di più!

6 - A che punto crede sia arrivata l'Italia a livello enologico?

Ad un punto cruciale, dove ha dimostrato di avere talento!

Ma rischia di seguire le sue eterne pulsioni provinciali per cui deve sempre fare il vino per gli altri, (oggi gli americani , domani i tedeschi...) come se non potesse credere che il mercato italiano (come è per la cucina) ha un identità capace anche di educare i gusti internazionali.

7 - Che tipo di "Bevitore" ritiene di essere? i descriva con tre aggettivi.

Curioso, passionale, partigiano.

8 - Qual è il suo vino preferito?

La Barbera.

9 - Un nome su tutti. Un produttore che stima e perché.

Roberto Anselmi di Monteforte d'Alpone, perché i suoi vini sono esempio di pulizia, sostanza e rinascita...

10 - Un pensiero per il Circolo dei Saggi Bevitori.

Mi piace il termine Saggio, che si addice solo ad una bevanda, il vino!

E poi vi vorrei conoscere.

Chissà che non nasca qualcosa di buono con il mio Club del Papilon che sta prendendo piede anche in Veneto.

 

Intervista rilascia a Lorella Zago .

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CHI SIAMO

Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene, con serate a tema, corsi di degustazione, incontri con produttori, serate di abbinamento e quant'altro può avvicinare, in modo corretto, e conviviale al mondo del vino.
I Saggi Bevitori sono persone appassionate di vino che desiderano condividere questa gioia.
Nato il 1° luglio del 1999, da sei persone reduci da un corso di degustazione, il Circolo è cresciuto nel tempo sino a superare oggi i 120 soci.
Una volta al mese (1° venerdì di ogni mese) i soci si riuniscono in sede per ascoltare produttori, degustatori, giornalisti o altre persone raccontare un vino, un'azienda o una regione vinicola, con a seguire una degustazione guidata.

Il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle!

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