Io la penso così

Monday 30 january 2012 1 30 /01 /Gen /2012 07:50

Nossi

In realtà Nossiter è, non era (anzi, gli auguro 100 di questi anni), ma la manzoniana frase stava troppo bene per parlare di questo autentico fenomeno del momento.
Nossiter, per quei pochissimi che ancora non lo sanno, è un regista statunitense la cui fama è dovuta soprattutto (o forse solo?) ad una suo lungometraggio ambientato nel mondo del vino, Mondovino per l'appunto, lungometraggio che risulta essere opera piacevole e molto ben costruita, di profondo spessore e che si guarda sempre con enorme piacere.
Lo stesso regista deve essere persona piacevole: intelligenza in quantità, cultura ed istruzione che non gli difettano, e gode di quella simpatia epidermica che gli permette di dire cose sciocche senza offender nessuno, insomma la classica persona con cui scambierei più che volentieri due parole di fronte ad un bicchiere di vino (a condizione di poter scegliere io il vino).
Peccato che negli ultimi due anni il suo eclettismo viene confinato dal voler dividere il mondo del vino, in modo assoluto, tra buoni e cattivi, senza se e senza ma, ed ovviamente la parte cattiva è quella che non piace a lui....
Per Nossiter i vini sono obbligatoriamente industriali e costruiti oppure buoni e genuini (quelli che piacciono a lui).
I viticoltori si dividono in affossatori della natura oppure sammaritani impegnati nella sostenibilità del Creato (solo quelli che dice lui).
I produttori sono enologi che ricorrono alla chimica - autentici stregoni di cantina - oppure diafani pigiatori che nulla influenzano del processo cosmico proprio della trasformazione del vino (questa mi piace) che, ovviamente, sono quelli che frequenta lui...
Gli operatori del settore possono essere venditori senza scrupoli e ristoratori disonesti oppure divulgatori del buono e del giusto, indovinate chi sono i suoi amici.
Infine ci siamo noi consumatori: tracannatori di bevande alcoliche che nulla capiscono da un parte ed edotti e curiosi appassionati dall'altra.
Ovviamente i secondi sono quelli che bevono i vini che piacciono a lui, che vengono prodotti dai viticoltori che conosce lui e somministrati dai gestori che lui sostiene ed indica essere di esempio! 
Prova ne è un suo articolo pubblicato sul mensile GQ (di gennaio) in cui spinge la sua polemica all'estremo.
GQ, non me ne voglia chi lo scrive, non è certo rivista che si compera per la profondità degli argomenti trattati, (al più per le vistose e belle ragazze poste in copertina, ed infatti è rivista che si trova puntualmente sul tavolino dei negozio di barbiere, dove l'ho sbirciato sabato) e quindi si potrebbe evitare di scendere in polemica, ma ritengo ingiusto non riflettere su quanto scritto solo perché l'articolo non compare in una rivista del settore.
Pur con bella forma e citazioni erudite il Nostro arriva a scrivere che, se non si è preparati, in un qualsiasi ristorante italiano quasi certamente vi serviranno un vino dal sovraprezzo esorbitante, oppure tossico oppure che tradisce la propria identità storica, che Angelo Gaia è un imprenditore proto-berlusconiano del lusso, ed anche (come anticipato sopra) che i produttori sono industriali o semi-industriali oppure impegnati: i primi guadagnano una marea di soldi fottendo tutti noi, i secondi fanno dolorosi sacrifici, e sono i suoi amici.
Il Soave che non piace a lui è sterile acqua zuccherata ed alcolica,...
Da un paio di stoccate anche ai politici (e fin qui va bene) peccato che solo quelli a lui più graditi siano parlamentari di spirito più moderno (? gli altri che sono?).
Certo, l'attacco ai superricarichi di alcuni ristoranti ci sta tutto, ma è la scoperta dell'acqua calda: la prima "polemica" in cui mi sono imbattuto quando mi sono approcciato in modo serio al mondo del vino (25 anni fa, non l'altro ieri) è stata per l'appunto la stessa.
Insomma articolo che vi consiglio di leggere per capire cosa significa essere totalmente di parte, privi di spirito critico ed anche (in alcuni passaggi) di educazione.
La cosa che però più mi ha stupito è stata la reazione dei blogger e dei comunicatori italiani: qualcuno ha puntualizzato i grossolani errori (giusto due), qualcuno ha messo in luce gli aspetti giusti e quelli sbagliati (pochissimi) ma la stragrande maggioranza ha inneggiato al nostro Jona come se l'articolo fosse quanto tutti si aspettavano, arrivando in qualche caso a scrivere Bevo e compero un vino pensando a Nossiter....
Che tristezza, un regista americano (per quanto simpatico) arriva nella vecchia Europa e vuole insegnarci tutto sul vino, dividendo i buoni dai cattivi, e tutti ad inneggiarlo anzichè chiedergli: "ma a casa tua, nel regno delle cola e dei cibi precotti, degli fast-junk-food e dei vini fatti con il bastone (e degli altrettanto smodati ricarichi nei ristoranti: mai ordinata una bottiglia in centro a New York o Washington?) com'è la situazione?"
Manzoni avrebbe fatto dire a Don Abbondio, "Nossiter, chi era costui?", noi invece ci prestiamo a fargli da zerbino, che tristezza!

AC

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Wednesday 11 january 2012 3 11 /01 /Gen /2012 06:30

Torm

Chiamatela coincidenza, casualità o come meglio preferite, fatto si è che l'altra sera stavo leggendo un libro sui vini di Francia di Robert Joseph (esperto che non richiede certo bisogno della mia presentazione, ed i cui libri sono sempre scorrevoli e facili da leggersi - in modo positivo direi essere semplici - e proprio per questo li rileggo spesso) quando un beep dell'iPhone mi segnalava l'arrivo di una mail: era Andrea Miotto, carissimo amico e produttore, il quale mi segnalava la scoperta dell''ennesima produzione di finto Prosecco proveniente dal nuovo mondo, per la precisione dalla Nuova Zelanda.
La pagina a cui ero arrivato al momento della mail era la 112, e parlava di Chablis, questo quanto è scritto:
"Se l'imitazione è la più sincera forma di adulazione, gli Chablis sono di certo i vini più sinceramente più adulati del mondo. Fin dall'inizio dell'800 questo nome è stato sfruttato vendere vino del circostante dipartimento di Yonne, dove all'epoca gli ettari a vigneto erano più di 50.000.
Oggi si producono vini chiamati Chablis in luoghi spesso molto distanti, come lo Stato di New York la California e la Hunter Valley in Australia.  L'imitazione si limita pero al solo nome, ecc. ecc."
La domanda viene spontanea: assodato che oggi il Prosecco è il vino più imitato (e quindi adulato?) perché lo si imita? Perché ha "preso il posto" dei tanti vini che venivano imitati sino a pochi anni fa?
Perché è il vino più facile da imitare? (ma non certo il meno costoso da imitare, non fosse altro per la tecnologia in cui bisogna investire)
Perché è il vino più richiesto e quindi facile da piazzare?
Perché è quello più remunerativo?
Perché è quello su cui l'acquirente finale più facilmente si confonde?
Perché è il meno tutelato?
Perché è il vino del momento?
L'imitazione, per quanto sia una pratica truffaldina, squallida ed odiosa, segue delle strade ben precise, ed è crimine che non viene mai commesso per pura casualità: di motivi per cui il Prosecco sia il vino più imitato del momento me ne vengono in mente tanti, è la risposta quella che mi manca.... mi sarete d'aiuto?

AC

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Monday 9 january 2012 1 09 /01 /Gen /2012 07:46

in&out Non credo esista momento più bello per leggere le riviste di enogastronomia di quello natalizio: gli articoli abbondano di ricette (per il periodo stesso e per i mesi successivi) di consigli e suggerimenti, e di preparazioni raffinate che, complice il maggior tempo concesso dalla sosta lavorativa che si osserva in tali giorni, si possono replicare e realizzare con calma.
Purtroppo il periodo natalizio coincide anche con quello di fine anno, ed ecco che su tali riviste compaiono due cose che proprio non sopporto: l'oroscopo della cucina e il gioco del In&Out.
Dell'oroscopo neanche accenno (è pratica che non merita neanche tale spazio) ma del In&Out si: il gioco del In&Out è quell'enunciazione per cui l'esperto di turno dice cosa sarà In (ovvero di moda, trendy, à la page o come cavolo si vuole dire) e cosa sarà Out (il contrario di prima) nell'anno immediatamente a venire.
Pur non comprendendone la necessità capisco che l'abbigliamento, l'accessoristica e quanto di brevemente replicabile possa avere il suo In&Out, posso capirlo anche per quanto riguarda i generi d'intrattenimento, televisivi o musicali che siano, e per le tendenze di ogni cosa che insegua il filone dell'effimero e del volubile. (ovvio comunque che la discografia o il cinema d'autore non si pieghi alla moda del momento).
Faccio invece molta più fatica nel capire tale gioco per quanto riguarda la gastronomia: accetto che certi piatti, certe preparazioni, certe presentazioni possano seguire un dettame stilistico, e quindi divenire In&Out, ma questo può valere anche per una materia prima?
Al limite evitiamone l'utilizzo ma senza sbandierare ciò: ha senso dire che il prossimo anno la Robiola sarà In mentre la Mozzarella diverrà out?
Dopo che il mondo avrà appreso dal santone di turno che la mozzarella non è più In, un produttore di tale squisitezza che dovrebbe fare? Mangiarsei tutta la sua produzione perché questa "non è più di tendenza"?
E questo vale per la Burrata al posto del Gorgonzola, per il succo di Lime al posto di quello di Limone, il Merluzzo che sostituisce il Salmone, eccetera, ecc. ecc.!
Ben peggio quando si affronta un prodotto come il vino, frutto del lavoro di anni prima di ottenere il primo raccolto.
Può un critico, per quanto "autorevole", sostenere che un tale vino non sarà più In perché la sua posizione, nella graduatoria delle richieste, deve essere preso da quello che lui suggerisce?
Ed a fare tale gioco non è un critico solo oppure qualcuno di basso lignaggio, bensì la maggioranza con all'interno professionisti affermati, anzi persone a cui io giardo con autentica ammirazione, ma che cedono alla richiesta di compilare la loro personale lista del In&Out, perché è cosa che al pubblico (in questo caso un pubblico un po' cretino) piace assai e che quindi i loro editori richiedono....
Purtroppo così accade, ma a mio dire l'unica cosa out è chi si diverte a giocare all'In&Out!

AC

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Thursday 29 december 2011 4 29 /12 /Dic /2011 21:01

secolo XIX

La mia intenzione era quella di chiudere il blog stamane, dando appuntamento a tutti voi che mi leggete al prossimo 9 gennaio, ma potevo chiudere questa splendida annata senza permettermi un consiglio su cosa stappare alla mezzanotte di San Silvestro? Certo che no!
Per non sembrarvi troppo di parte preferisco raccogliere un consiglio altrui: quello che ci viene dato dal più letto quotidiano ligure, Il Secolo XIX nell'edizione di ieri
Sarà perché mi è sempre piaciuto il suono della parola decimonono, sarà perché trovo l'articolo a dir poco esilarante, fatto si è che non posso ignorarlo!
Non credete sia esilarante? Ecco cosa viene scritto nel punto centrale (che potete leggere sopra):
"il Prosecco. Ormai da diversi anni ha rimpiazzato il blasonato Champagne per festeggiare l'anno nuovo in tutto il mondo e a ragione, visto che i prosecchi nostrani non hanno nulla da invidiare alle bollicine francesi. I migliori sono quelli delle zone di Conegliano, Valdobbiadene e Franciacorta"
Prosecco in Franciacorta?
Oibò, che dire? Si mormora che la DOC sia in continua espansione (cosa, di per se, inesatta) ma non pensavo arrivasse ad inglobare persino la Franciacorta..... 
Chissà cosa dirà l'amico Franco Ziliani che sottolinea con puntiglio (giustamente) come sia un errore il voler "prosecchizzare" vini a base di altri vitigni. 
Scherzi a parte mi chiedo come si possa scrivere, e pubblicare, un "articolo" (le virgolette ci stanno in pieno) così pieno di inesattezze!
A parte che i "Prosecchi" non esistono (un vino si declina sempre al singolare, quindi i Prosecco, non i Prosecchi) ci sono cose che condivido, ma altre che paiono insensate se non addirittura scritte a casaccio: benissimo quando si scrive che uno spumante non può costare meno di 5-7 euro, a meno che non si voglia trovare qualcosa di inaccettabile (esclusi gli acquisti diretti io consiglierei di non scendere mai sotto i 10-15 euro), mi sta bene anche il punto in cui viene detto che è meglio spendere 20 euro per un ottimo Prosecco e/o per uno spumante base anzichè 20 euro per uno champagne: a tale livello si può acquistare un Prosecco eccezionale ma solo un pessimo Champagne, ma  il resto dell'articolo è totalmente da cassare!
Come si può scrivere "acquistate sempre degli Champagne veri, che siano prodotti in zona di origine, le informazioni le trovate in etichetta"?
Esistono forse spumanti-Champagne finti con scritto in etichetta "Champagne finto, succedaneo del vero metodo Champenoise che si produce tra Reims ed Epernay"?
E si può scrivere "gli spumanti dell'astigiano e dell'Oltrepo Pavese offrono moltissime varietà di bollicine più delicate e fruttate, oltre a moscati (dagli col plurale...) di ottimo livello anche se non si possono considerare spumanti a tutti gli effetti?
Ed infine smettiamola di dire che il Prosecco non ha nulla da invidiare allo Champagne: sono due vini di diversi, prodotti con uve diverse, con intenti diversi, con metodologie diverse. Diversi, punto!
Altrimenti paragoniamo lo sci da fondo con lo snowboard!
Meglio di no, altrimenti chissà cosa ci fa mettere ai piedi il "giornalista" del Secolo XIX per affrontare la Saslong a Santa Cristina Val Gardena!
 
AC
Di Circolo dei Saggi Bevitori - Pubblicato in : Io la penso così - Community : Il mondo del vino
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Friday 23 december 2011 5 23 /12 /Dic /2011 09:27

farina

Ci sia accorge dal traffico stradale che oggi è l'antivigilia di Natale: stamane alle 06,30 vi erano pochissimi autobus, quasi nessun camion e le macchine procedevano con andature composte, mi piacerebbe dire che vi era un traffico "rilassato" .... e complice il poco traffico ho prestato maggiore attenzione alle notizie trasmesse dal giornale radio.
Poche le notizie positive o rallegranti, ma tra queste poche una mi ha colpito molto, non fosse altro per il fatto di fondersi bene con l'atmosfera natalizia: la convocazione (per i soli allenamenti) del calciatore Simone Farina al prossimo raduno della nazionale.
Per chi non conoscesse l'accaduto Simone Farina è quel calciatore del Gubbio che rifiutò di vendere la propria prestazione (la partita) e la propria dignità nella partita di coppa Italia Gubbio - Cesena. 
A chiamarlo in Nazionale è stato, ovviamente, Cesare Prandelli. «Gli dirò di venire a Coverciano ad allenarsi con noi, sarà un modo per ringraziarlo», confida il CT della Nazionale colpito dalla storia di un calciatore che ha mantenuto la schiena dritta quando gli sarebbe stato facilissimo piegarsi al richiamo di 200 mila euro, più del doppio di quanto percepisce per una stagione in serie B.
Mi è piaciuto tantissimo questa storia: Simone sarà convocato non perché campione dei campioni, ma perche Campione degli onesti: ha sopperito ai propri limiti fisici e tecnici con tanta onestà, per questo sarà a Coverciano per tre giorni.
Non oso, e non voglio, fare un paragone tra questa coraggiosa storia ed il mondo del vino, ma cercherò di ricordarmene ogni volta che assaggerò un vino: ancora di più, quando troverò un lieve difetto o un limite strutturale, oppure il semplice risultato di un'annata negativa, mi sforzerò di comprendere l'onesta del produttore e cercherò di rendere merito a questa insostituibile prerogativa, questa assoluta forma di qualità!
Quando è tutta Farina del tuo sacco qualcosa si può, e si deve, perdonare, con gioia!
 
AC
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Thursday 22 december 2011 4 22 /12 /Dic /2011 10:52

ciak3

Meno di una manciata di giorni e saremo tutti impegnati in un tourbillon di cene, pranzi e ritrovi vari, a sfondo gastronomico, per scambiarci gli auguri e festeggiare al meglio il Santo Natale, il Capodanno, l'Epifania, ecc. ecc.
Ovviamente quei "contenitori d'informazione" che sono diventati i telegiornali odierni (apro parentesi: che nostalgia dei vecchi, cari e soprattutto veri telegiornali che si trasmettevano sino alla fine degli anni '80) ne approfittano per rendere edotti noi tutti: quale vino abbinare ai piatti; come compilare un menù; quali accorgimenti adottare per imbandire al meglio una tavola; ricordarci, in modo rigoroso, di bere spumanti dolci con panettone e pandoro; quali trucchi adottare per riciclare al meglio gli avanzi; come impegnare il tempo libero per smaltire le calorie in eccesso e via di questo passo....
Per carità, tutte cose giustissime e correte, ma sono le stesse identiche cose che ci hanno detto nel 2010, nel 2009, nel 2008 e ancora, ancor ancora....
Ripete le cose all'infinito può servire ad ammaestrare le foche (forse: non me ne intendo di tale materia, ed inoltre sono contro l'educazione forzata degli animali) ma non nel migliorare la gioie del cibo e della cucina.
Se una persona adulta, dotata di un minimo di intelligenza e di oggettività, non soggetto ad ageusia (l'ageusia è l'incapacità, totale o parziale, di percepire il gusto di una sostanza) e non insensibile ai piaceri del mangiare (e magari con quel minimo di sussistenza economica che permetta di gestire un pranzo degno di tale nome: ovvio che se una persona mangia solo avanzi o cibo raccattato tutto va bene), non è in grado di capire, da solo, che il contrasto creato dall'abbinamento tra uno spumante secco (magari brut) ed un dolce, è cosa improponibile, è inutile spiegarlo ogni anno.
Altrimenti ci troveremo sempre più Tg che, a metà novembre ci informeranno che i freddo è alle porte, che a fine giugno sta arrivando il caldo torrido, che il gelato è un ottimo succedaneo del pasto, ecc. ecc. ecc.
 
AC
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Tuesday 20 december 2011 2 20 /12 /Dic /2011 12:29

man

Non servono premesse: è ovvio che il mio amore per il vino e per chi lo produce (inteso come figura retorica, ovviamente non fisica) sia totale, altrimenti non mi troverei a impegnare del tempo per scrivere questo blog, ed il mio amore per il vino è fine a se stesso, indifferentemente da chi o come lo si produce. 
Noto invece, in questo florilegio di scrittori e narratori del vino (specie negli interventi che nascono in facebook), il voler giudicare sempre più la persona, in base al vino che produce ed a quale filosofia produttiva esso aderisce, anzichè al suo comportamento ed alla sua educazione. 
Mi spiego meglio: stamane ho letto un intervento di una persona la quale, nella giornata dello scorso sabato, ha partecipato alla manifestazione Bio-Bacco, degustazione di vini biologici e biodinamici svoltasi a Firenze.
Mi ha colpito il passaggio in cui descrive i produttori incontrati: "persone vere, vite, vere, ragionamenti costruttivi e chiacchiere a misura d'uomo".
Ora mi fa piacere che questa persona abbia avuto un riscontro così positivo (avesse parlato anche dei vini degustati il suo intervento mi sarebbe piaciuto un po' di più) ma la mia domanda è ovvia: e se i produttori fossero stati convenzionali cosa avresti incontrato?
Persone finte?
Vite fasulle?
Chiacchiere a misura d'elefante?
Ragionamenti distruttivi?
Dai smettiamola, questa è pura demagogia!
Una persona può essere stupida, malvagia, sadica, inaffidabile ma se produce vino in metodologia biologica o biodinamica è persona vera e costruttiva, mentre tu puoi essere il più corretto degli uomini ma se sei un convenzionale sei un depravato? Non funziona così...
Vogliamo giudicare un vino? Bene, è cosa positiva.
Vogliamo giudicare un essere umano? Premesso che è opera che non spetta ad altro essere umano (al limite ad entità superiori) almeno smettiamola di utilizzare, come metro di misura, la filosofia con cui questi produce il suo vino, anzi smettiamo proprio di etichettare tale cosa: guardiamo al bicchiere, non al contorno!
Ho conosciuto delle sonore teste di cazzo (perdonate il francesismo) tanto nel mondo del vino convenzionale quanto nel biologo e nel biodinamico,.
Ho conosciuto delle persone fantastiche, tanto nel convenzionale, quanto nel biologico e nel biodinamico.
Mi sa che alla fine i veri finti sono coloro che si permettono di giudicare un produttore in base a come questo ragiona sul vino che produce e propone.
Che tristezza! 
 
AC
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Monday 19 december 2011 1 19 /12 /Dic /2011 11:17

sbw

Preciso subito che il termine imbecille,scritto nel titolo, non vuole riferirsi a chi il vino lo imbottiglia per lavoro (viticoltori, cantinieri, imbottigliatori ecc.) ne ai tantissimi appassionati che hanno la bella abitudine di acquistare il vino in damigiana per poi imbottigliarselo in casa (per fortuna abitudine ancora molto diffusa), mi riferisco a qualche annoiato viveur (non saprei come altro definire tali persone) colpito all'improvviso da bucoliche passioni, e deciso nel comperare del vino sfuso per poi imbottigliarlo - nel salotto di casa - utilizzando l'apparecchio ideato da Sabine Marcelis, ovvero il marchingegno che vedete ritratto nella foto a lato.
Il marchingegno (anche qui ho evidente difficoltà nel trovare termine adatto) dal modico costo di 2000 dollari, così almeno risulta in internet, altro non è che un impreziosito succedaneo di un travasatore automatico dall'incredibile costo di 8 euro al pezzo! (lo vedete nella seconda foto) trava
Non credete a quanto vi dico? Guardate il filmato pubblicato sul sito di Sabine Marcelis (andate a vederlo qui ,sul suo sito: mi rifiuto di impegnare dello spazio per salvarlo in questo blog....)
E già carissimi amici, 2000 dollari per compiere lo stesso lavoro che si potrebbe fare spendendo 8 euro, ma vuoi mettere il piacere, come dichiarano in molti siti, di imbottigliare del vino in salotto? (qui e qui).
Magari assieme ad amici ed amiche, evidentemente uomini del jet-set e donne degne di James Bond.
Però vi è cosa ancora più deludente: assistere all'ignoranza di qualcuno (uno su tutti: winenews, vedi qui): quest'imbottigliatore, anzi travasatore (persino riempitrice è titolo che non gli spetta) viene infatti indicato come apparecchio per la vinificazione.
Ricordo (specie a winenews) che secondo legislazione comunitaria la vinificazione è la trasformazione in vino per fermentazione alcolica totale  o parziale di uve fresche, pigiate o no, di mosti d'uva, ecc. ecc. e non il riempimento di bottiglie.
Un merito, comunque, a Sabine va dato: il suo apparecchio è una presa in giro, ma grazie al suo marchingegno qualche incompetente l'abbiamo scoperto!
 
AC
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Friday 2 december 2011 5 02 /12 /Dic /2011 10:47

titoli

La simpatica faccia di George Clooney era da poco sfumata quando sono iniziati i titoli di coda, con enunciati tutti gli attori e le maestranze che avevano collaborato alla realizzazione del film, titoli di coda che non esito a definire infiniti e chilometrici! C'è dentro di tutto: dall'aiuto dell'aiuto costumista, al terzo parrucchiere sino al grenssmaster.  
Nel bello della TV on-deman, dove anche i titoli di coda vengono trasmessi integralmente, mi sono accorto di questa infinita particolarità (al cinema mi alzo ed esco dalla sala, mentre nei film normalmente trasmessi in TV vengono puntualmente tagliati) ed ho subito pensato al vino (ma va? Che strano...) 
La domanda che mi sono posto è la seguente: ma perché di un film (magari di un cinepanettone) lo spettatore deve conoscere l'aiuto assistente della seconda videocamera ed io non posso conoscere (dalla retro etichetta) se non chi ha vendemmiato le viti per realizzare uno Chateau d'Yquem da 1,600 euro, almeno il capo cantiniere?
Che gloria ha il Master Carpenter di una boiata tipo Scary Movie rispetto al'agronomo di riferimento di Petrus?
Va bene che lo spazio è limitato, ma almeno nel sito....
Qualcuno dirà che il cinema è arte,a ma forse American Pie oppure Alex l'ariete sono opere d'arte? Più di una bottiglia di Romanée Conti?.
Abbiamo soluzioni limitate: o eliminiamo i titoli di coda dai film oppure metttimo in retro etichetta un po' di nomi! 
 
AC
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Wednesday 30 november 2011 3 30 /11 /Nov /2011 20:40

SIM-ENO

Premetto che questo post è quasi una domanda che esprimo "a voce alta" più che un commento vero e proprio. 
Ed è una domanda che riguarda tutti gli enologi che prestano servizi di consulenza pluriaziendale, non certo (e non solo) il tecnico il cui stand, ritratto nella foto durante il SIMEI, ha generato in me tale domanda. 
 
In una esposizione fieristica di macchine enologiche ti aspetti di vedere pigiatrici, filtri, riempitrici, etichettatori e via di questo passo, già la presenza di stand complementari alla meccanica enologica (come, ad esempio, quelli di aziende produttrici di enzimi) possono apparire fuori luogo, immaginatevi pertanto quando mi sono ritrovato al cospetto dello stand di un noto enologo mio quasi compaesano (almeno come luogo di nascita lo è) in cui presentava i suoi servizi di consulenza.
Nulla di male, vi mancherebbe, (anzi, il fatto che uno si presenti a viso aperto è sempre motivo di grande rispetto) la cosa che però mi ha creato qualche dubbio...
Infatti mi sono chiesto come un enologo, personaggio che dovrebbe interpretare al meglio quella che è l'espressione di un territorio (il vino), possa prestare i suoi servizi di consulenza al primo che passa.... o quasi!
Esempio: se io fossi un produttore di vino e andassi al SIMEI per decidere l'acquisto di una pressa per la spremitura dell'uva nessuna importanza avrà il luogo dove questa viene realizzata e quello in cui poi andrà impiegata: se la macchina è stata progettata bene funzionerà bene ovunque!
Mi servirà un locale con pavimento piano ed uno spazio sufficiente, energia elettrica a 380 volt ma questa farà sempre il suo dovere, fosse realizzata a Signoressa ed utilizzata a Marlborough, Reims oppure Valdobbiadene. 
Ma se io ho un vigneto a Manduria e mi presento al SIMEI per chiedere la consulenza ad un enologo o ad un agronomo che abita a Maerne, quale vantaggio posso trarne?
Cosa può offrirmi questo tecnico in più rispetto ad un enologo o ad un agronomo che vive nei luoghi dove ci sono i miei vigneti?
Può conoscere la geografia, il terreno, le variazioni climatiche, ed il comportamento delle viti meglio di uno che in quelle zone ci vive?
Ed i sopraluoghi di uno, due, tre, cinque o dodici mesi possono colmare tali lacune?
Questo è il dubbio che ho avuto, ed è il dubbio che può avere ogni consumatore quando vede l'oramai impronunciabile Michel Roland (figura per altro simpaticissima), il flying winemeker ripreso in Mondovino...
E' una domanda che mi si è generata, ed a cui non ho dato ancora una esauriente risposta, potete essermi d'aiuto?
 
AC
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DISCLAIMER

Questo blog non è, ne vuole essere, una testata giornalistica: viene aggiornato mantenendo una periodicità quasi quotidiana, a pura discrezione di chi lo scrive, pertanto non può essere considerato prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2010.

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PROFILO DEL BLOG

Questo blog nasce il 30 gennaio 2009 come strumento di comunicazione e di confronto tra i soci del Circolo dei Saggi Bevitori (vedi sotto).
La sua evoluzione lo ha portato sempre più ad abbandonare tale compito per divenire un punto di osservazione rivolto non tanto, o non solo, al vino, quanto al mondo ad esso collegato. 
Dal 1° gennaio 2012, pur rimanendo affettivamente ed idealmente collegato al Circolo, il blog vive di vita propria.

E DI CHI LO SCRIVE

Se è vero che dietro ad ogni bottiglia di vino c'è un uomo, decisamente io sono davanti a tale bottiglia: infatti non ho nessun interesse economico, diretto o indiretto, con il mondo produttivo del vino ne con la parte di commercializzazione o vendita, pertanto nessuna mia opinione può essere influenzata da tale aspetto. 
Sono nato nel giugno del 1967 ai piedi del Monte Grappa, e vivo il vino come elemento parallelo alla mia vita: per questo amo parlarne.

IL CIRCOLO DEI SAGGI BEVITORI

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Il Circolo dei Saggi Bevitori è un'associazione enoculturale no profit che si prefigge di promuovere ed educare all'arte del bere bene. I Saggi Bevitori sono persone che amano condividere questa gioia, ed il Circolo è aperto ad ogni persona che voglia approfondire le proprie conoscenze oppure trasmetterle.

Per maggiori informazioni visita il sito oppure scrivi a info@saggibevitori.it 

Sede operativa: C\O Asolo Golf Club 
La sede operativa è situata presso l'Asolo Golf Club, in Via Dei Borghi n°1 - 31034  Cavaso del Tomba (TV), la puoi individuare premendo premi qui, oppure tramite Google Maps premendo qui

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