In realtà Nossiter è, non era (anzi, gli auguro 100 di questi anni), ma la manzoniana frase stava troppo bene per parlare di questo
autentico fenomeno del momento.
Nossiter, per quei pochissimi che ancora non lo sanno, è un regista statunitense la cui fama è dovuta soprattutto (o forse solo?) ad una suo lungometraggio
ambientato nel mondo del vino, Mondovino per l'appunto, lungometraggio che risulta essere opera piacevole e molto ben costruita, di profondo spessore e che si guarda sempre con enorme
piacere.
Lo stesso regista deve essere persona piacevole: intelligenza in quantità, cultura ed istruzione che non gli difettano, e gode di quella simpatia epidermica che gli
permette di dire cose sciocche senza offender nessuno, insomma la classica persona con cui scambierei più che volentieri due parole di fronte ad un bicchiere di vino (a condizione di poter
scegliere io il vino).
Peccato che negli ultimi due anni il suo eclettismo viene confinato dal voler dividere il mondo del vino, in modo assoluto, tra buoni e cattivi, senza se e senza ma,
ed ovviamente la parte cattiva è quella che non piace a lui....
Per Nossiter i vini sono obbligatoriamente industriali e costruiti oppure buoni e genuini (quelli che piacciono a lui).
I viticoltori si dividono in affossatori della natura oppure sammaritani impegnati nella sostenibilità del Creato (solo quelli che dice
lui).
I produttori sono enologi che ricorrono alla chimica - autentici stregoni di cantina - oppure diafani pigiatori che nulla influenzano del processo cosmico proprio
della trasformazione del vino (questa mi piace) che, ovviamente, sono quelli che frequenta lui...
Gli operatori del settore possono essere venditori senza scrupoli e ristoratori disonesti oppure divulgatori del buono e del giusto, indovinate chi
sono i suoi amici.
Infine ci siamo noi consumatori: tracannatori di bevande alcoliche che nulla capiscono da un parte ed edotti e curiosi appassionati dall'altra.
Ovviamente i secondi sono quelli che bevono i vini che piacciono a lui, che vengono prodotti dai viticoltori che conosce lui e somministrati dai
gestori che lui sostiene ed indica essere di esempio!
Prova ne è un suo articolo pubblicato sul mensile GQ (di gennaio) in cui spinge la sua polemica all'estremo.
GQ, non me ne voglia chi lo scrive, non è certo rivista che si compera per la profondità degli argomenti trattati, (al più per le vistose e belle ragazze poste in
copertina, ed infatti è rivista che si trova puntualmente sul tavolino dei negozio di barbiere, dove l'ho sbirciato sabato) e quindi si potrebbe evitare di scendere in polemica, ma ritengo
ingiusto non riflettere su quanto scritto solo perché l'articolo non compare in una rivista del settore.
Pur con bella forma e citazioni erudite il Nostro arriva a scrivere che, se non si è preparati, in un qualsiasi ristorante italiano quasi certamente vi serviranno un vino dal sovraprezzo esorbitante, oppure tossico oppure che tradisce la propria identità storica, che Angelo Gaia è un imprenditore proto-berlusconiano del lusso, ed anche (come anticipato sopra) che i produttori
sono industriali o semi-industriali oppure impegnati: i primi guadagnano una marea di
soldi fottendo tutti noi, i secondi fanno dolorosi sacrifici, e sono i suoi amici.
Il Soave che non piace a lui è sterile acqua zuccherata ed alcolica,...
Da un paio di stoccate anche ai politici (e fin qui va bene) peccato che solo quelli a lui più graditi siano parlamentari di
spirito più moderno (? gli altri che sono?).
Certo, l'attacco ai superricarichi di alcuni ristoranti ci sta tutto, ma è la scoperta dell'acqua calda: la prima "polemica" in cui mi sono imbattuto quando mi sono
approcciato in modo serio al mondo del vino (25 anni fa, non l'altro ieri) è stata per l'appunto la stessa.
Insomma articolo che vi consiglio di leggere per capire cosa significa essere totalmente di parte, privi di spirito critico ed anche (in alcuni passaggi) di
educazione.
La cosa che però più mi ha stupito è stata la reazione dei blogger e dei comunicatori italiani: qualcuno ha puntualizzato i grossolani errori (giusto due), qualcuno
ha messo in luce gli aspetti giusti e quelli sbagliati (pochissimi) ma la stragrande maggioranza ha inneggiato al nostro Jona come se l'articolo fosse quanto tutti si aspettavano, arrivando in
qualche caso a scrivere Bevo e compero un vino pensando a Nossiter....
Che tristezza, un regista americano (per quanto simpatico) arriva nella vecchia Europa e vuole insegnarci tutto sul vino, dividendo i buoni dai
cattivi, e tutti ad inneggiarlo anzichè chiedergli: "ma a casa tua, nel regno delle cola e dei cibi precotti, degli fast-junk-food e dei vini fatti con il bastone (e degli
altrettanto smodati ricarichi nei ristoranti: mai ordinata una bottiglia in centro a New York o Washington?) com'è la situazione?"
Manzoni avrebbe fatto dire a Don Abbondio, "Nossiter, chi era costui?", noi invece ci prestiamo a fargli da zerbino, che tristezza!
AC
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S
Non credo esista momento più bello per leggere le riviste di enogastronomia di quello natalizio: gli articoli abbondano di ricette (per il periodo
stesso e per i mesi successivi) di consigli e suggerimenti, e di preparazioni raffinate che, complice il maggior tempo concesso dalla sosta lavorativa che si osserva in tali giorni, si possono
replicare e realizzare con calma.

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