SaggiBevitoriBlog

Ho sostitutio la foto di questa pagina dopo la gentile mail della signora Buscato (che potete leggere nei commenti). Quanto Lei scrive al punto 2 è pienamente condivisibile: io con quest'articolo intendevo criticare il modo di fare comunicazione, non certo il vino che vi era raffigurato pertanto l'immagine era superflua!
AC

La
premessa è quanto meno doverosa: la critica che muovo in quest’articolo non è assolutamente rivolta al vino oppure alla cantina che lo produce, tutt’altro, è solo mia intenzione evidenziare come la comunicazione diretta al cliente finale si traduca spesso in una serie di inutili ovvietà che se analizzate con il minimo distacco balzano immediatamente all’occhio!

Ed il bello è che queste ovvietà le scrivono degli studi pubblicitari il cui compendio (solitamente generoso) ricade proprio sull’utente finale.

 

La pubblicità redazionale l’ho incontrata in un sito che ogni tanto visito: mondodelgusto.it, all’interno del sito vi è una sezione chiamata bottega (link) ed è qui che ho incontrato lo scritto del Prosecco Borgoluce.

Dopo una brevissima presentazione si apre un’esauriente scheda tecnica ed un altrettanto piacevole scheda di produzione nella quale però brillano delle perle di inesauribile ed involontaria comicità….

Normale la descrizione del colore e del perlage, forse un po’ misera quella del profumo ma si recupera ampiamente nella parte del sapore (anche se, personalmente, ritengo che prima del sapore della frutta esotica in un Prosecco vi siano decine di altri marcatori gustativi).

Ma è con la parte abbinamenti che mi sovviene qualche dubbio: “ideale per il fuori pasto e per le occasioni di festa, si abbina perfettamente anche ai frutti di mare e ai crostacei”.

In che senso “ideale per le occasioni di festa”?

Quale assioma m’impedisce di aprire un ottimo vino in un momento di tristezza? (magari proprio per risollevarmi?) e poi, perchè nella quotidianità lavorativa devo precludermi un vino?

Nel 2009 la frase “vino delle feste” dovrebbe scomparire da ogni brochure, anche da quella dell’Yquem se mai esistesse: è l'aprire un vino che fa festa, non il contrario!

Al servizio comunque la cosa peggiora : “in un calice di cristallo, alla temperatura di 8/9°C”.

Premesso che la corretta forma in lingua italiana richiederebbe si scrivesse “servito alla temperatura di 8/9° C in calice di cristallo” (altrimenti qualcuno potrebbe pensare al calice posto in frigo ed utilizzato alla temperatura di 8/9 gradi) è la scelta del calice in cristallo che mi fa sorridere.. in cristallo?

Ma và, io ero propenso ad utilizzare un bicchiere di plastica, meglio ncora uno di quelli di carta dei distributori automatici… a quando una brochure di uno spumante con scritto finalmente “da bersi a garganella”?

Invece faccio i mie complimenti per la parte conservazione quando si suggerisce, correttamente, di evitare lunghe soste in frigorifero!  

Se nella parte esposizione dei vigneti si ricorre alla tanto diffusa banalità “esposizione a Ovest Sud Ovest (ed io continuo a chiedermi di chi mai saranno le centinaia di ettari poste ad est, nord est: non un’azienda che dichiari di possederli…) ed in quella clima si scriva “temperato, con estati calde ma non afose; escursione annua media di 20-21°” (non afose? Ma dove vive la persona che ha scritto tale corbelleria? Minimo minimo sulla vetta del Sorapis: mi sarebbe piaciuto aver incontrato gli abitanti di Susegana nella metà dello scorso agosto per sentire cosa pensavano della loro estate mai afosa…) è quella della  zona di produzione delle uve dove trovo l’errore più incomprensibile ed inutile.

Vi è scritto “colline tra Valdobbiadene, Susegana e Collalto” anche se sembra la meno grave in assoluto è su questa inutile postilla che ci si dovrebbe arrabbiare: evitiamo descrizioni così sommarie quanto inutili!

Cosa si comunica ad un consumatore finale quando diciamo “colline tra due punti distanti 27 chilometri tra loro? (Ben 20 in sola linea d’aria!!!!!) Non comunichiamo nulla: tanto vale dare un indicazione del tipo "coltivata in provincia di Treviso" visto l'imprecisione del luogo ha quasi lo stesso valore...

Le soluzioni sono due: o si ricerca la precisione alla francese indicando il singolo vigneto (anche se questo tende a donare un’investitura da pseudo Cru che magari non si merita) oppure tralasciamo in pieno ogni ubicazione!

Il pressapochismo e l’indifferenza nella fase della ricerca della qualità, da parte del consumatore finale, è difetto che si assume anche attraverso indicazioni vaghe, non costruttive e generiche.

Se poi il risultato è quello di incontrare persone che bevono qualsiasi cosa purché costi poco sappiamo il perché!

 

AC

Mon 5 oct 2009 1 commento
Egregio signor AC,
vorrei riprendere alcune sue osservazioni riportate nell’articolo “quando l’informazione aziendale è tutto fuorché informazione” e, parafrasandola, proporrei a Lei e ai suoi lettori un testo dal titolo “quando non sei informato, non puoi fare informazione”. Nel suo articolo Lei muove una serie di appunti alla comunicazione realizzata per presentare il nostro Prosecco e critica aspramente i testi realizzati allo scopo.

Punto 1.
Innanzitutto, esponendo unicamente la foto del nostro Prosecco, diffonde presso i suoi lettori un’immagine negativa del nostro prodotto, mentre la sua informazione al consumatore avrebbe la pretesa di non rivolgersi al vino e alla cantina. Non crede di peccare in ingenuità. Di fatto Lei danneggia l’immagine dell’unico prodotto esposto.
Forse avrebbe potuto realizzare la sua “inchiesta” ponendo il lettore davanti ad un pannel omogeneo di prodotti e selezionare, al fine di raggiungere il suo obiettivo, un certo numero di cantine – produttori. Così facendo forse avrebbe realizzato una reale corretta informazione per il consumatore finale.

Punto 2.
La cultura dominante alla quale la terminologia indicata nella presentazione aziendale e nella scheda di prodotto fa riferimento, è propria degli operatori del settore ed, in particolare, creata da Sommelier e ripresa da giornalisti di settore. Abbiamo avuto, più volte, il piacere di ospitare in azienda giornalisti/sommelier esperti di guide e riviste specializzate in enogastronomia che hanno descritto il vino con i termini che Lei ha denigrato.

Punto 3
Dato che il sito porta il nome di “saggi bevitori”, La vorrei invitare a farci visita per metterLa in grado di analizzare completamente il prodotto Borgoluce, illuminandoLa con tutto ciò che Lei non sa – e che evidentemente non ha avuto la premura di appurare - sulla nostra realtà.
In particolare:
- Il vino. E’ o non è un bevitore esperto (nutro ancora qualche dubbio sulla sua saggezza), allora La invito per una degustazione di prodotto;
- L’esposizione dei vigneti. La nostra azienda ha un’estensione di 1300 ettari, i nostri terreni attraversano sia la D.O.C. Piave che la D.O.C.G. Conegliano e Valdobbiadene, siamo un’azienda agricola multifunzionale, con una storia di viticoltura secolare e vigneti con esposizione ad Ovest, Sud Ovest e Nord Sud. Sarei lieta di poterLa accompagnare di persona sul posto.
- Le terre di produzione delle uve. Le chiedo: Lei è davvero convinto che descrivendo con “..in provincia di Treviso “ la zona di produzione del nostro Prosecco, si faccia un’utile informazione al consumatore ? Lei di certo saprà che l’area di produzione del Conegliano Valdobbiadene è divenuta D.O.C.G .e che in quest’area rientrano le colline di Valdobbiadene, Susegana e Collalto. Avrà saputo, inoltre, che tutti i produttori che coltivano uve di Prosecco “...in provincia di Treviso” (così come in altre province venete e non solo, per un totale di nove province nel Nord Est d’Italia) possono fregiarsi della dicitura D.O.C. Prosecco che di fatto sostituirà il Prosecco I.G.T..










Ora Le chiedo, dato che le nostre uve provengono da vigneti nell’area D.O.C.G. Conegliano Valdobbiadene, perché mai dovremmo utilizzare la dicitura “..in provincia di Treviso” ?

Inoltre, La informo sul fatto che, dal 1° di aprile 2010, anche i produttori di Conegliano Valdobbiadene D.O.C.G. potranno segnalare in etichetta il singolo vigneto, seguendo il modello alla francese (da Lei decantato), sulla base di precise indicazioni fornite dal disciplinare dal Consorzio per la Tutela del vino Prosecco di Conegliano – Valdobbiadene.

Punto 4
In merito al fatto che l’apertura di una bottiglia di vino possa essere una festa, siamo senz’altro d’accordo con Lei, ma non ricordo di aver mai stappato una bottiglia di vino rosso (che apprezzo invece quotidianamente) alla mezzanotte di Capodanno per brindare con gli amici. In questo senso, sorrido alla sua “battuta” – me lo conceda – perché in fondo pensiamo, come Lei, che il Prosecco possa essere bevuto sempre e non esista momento della giornata o della vita in cui non debba essere stappata una bottiglia di Prosecco.
Sono forse i media che, all’interno di servizi televisivi legati ad occasioni di festa, come il Natale, il Capodanno, evidenziano come i vini spumante (anche se troppo spesso parlano di Champagne) possano essere i vini ideale per brindare ?

Punto 5
Rispetto invece ad alcune sue divertenti osservazioni, mi pare che “lei si sia arrampicato sui cristalli” pur di essere contro corrente e di portare avanti la sua disinformata teoria.

Concludo rinnovandoLe l’invito a farci visita e Le auguro di poter avviare, per mezzo del suo blog, una stagione di “informazione informata”.

L.B.
Borgoluce
Lara Buscato - il 16/10/2009 alle 13h11

Gentile signora Buscato
Leggo le sue civilissime rimostranze al mio articolo (e di questo La ringrazio: confrontarsi in modo civile è quanto si dovrebbe sempre fare) pertanto ritengo doveroso darle immediata risposta.
Le premetto che io avevo chiaramente indicato come la mia fosse una critica nei confronti della comunicazione e non nei confronti Vostri o del Vostro vino: cito “la critica che muovo in quest’articolo non è assolutamente rivolta al vino oppure alla cantina che lo produce, tutt’altro, è solo mia intenzione evidenziare come la comunicazione diretta al cliente finale… ecc. ecc.”

Detto questo analizzo i suoi appunti:

 

Punto 1

Proprio per la premessa espressa credo che nessun lettore abbia associato la foto del Vostro vino come “prodotto negativo”. La foto della Vostra bottiglia era pubblicata solamente perché a corredo di quanto scritto su Mondodelgusto.

Comunque essendo la mia una critica alla comunicazione e non al prodotto ammetto che nel suo ragionamento c’è del vero, e quindi e sostituirò la foto della bottiglia con una inerente il mondo della comunicazione.

Punto 2

Non ho denigrato nessun termine ho semplicemente constatato come, sempre più spesso, la comunicazione commerciale si adagi su terminologie un po’ troppo ovvie e scontate. (vale per Borgoluce come per ogni altra azienda vinicola: sia chiaro che il mio non è un attacco alla Vostra comunicazione, ma alla comunicazione in generale)

Punto 3

Accetto, e molto volentieri, il suo invito: mi farò pregio di visitare la Vostra azienda e di degustare i Vostri prodotti, quanto prima.

 

In quanto all’ubicazione dei vigneti io non dico sia meglio scrivere “in provincia di Treviso”, dico che scrivere “vigneti posti tra Valdobbiadene e Susegana” sia come scrivere “in provincia di Treviso”, ovvero troppo generico, ed in tal caso è meglio generalizzare!

Capisco che su di una pagina comunicativa non si possa segnalare la minima parcella, ma credo si debba arrivare a ciò prima o poi, pena l’essere confuso per uno dei tanti!

Se questo concetto non emergeva chiaramente nell’articolo La ringrazio per avermi dato modo di riproporlo .

Punto 4

Concordiamo in pieno: neanche io ho mai festeggiato qualcosa con del vino rosso, quindi evviva il Prosecco da bersi sempre!

Punto 5

Anche se la ringrazio per l’ammettere che le mia sono divertenti osservazioni non credo di essermi arrampicato sugli specchi: semplicemente ho scritto quanto penso, se poi questo non coincide con ogni altro pensiero pazienza: il mondo è vario.

 

Infine ri accetto il suo invito e la ringrazio nuovamente: certo che dalla visita in cantina e dagli assaggi che ne scaturiranno potrò dare una “comunicazione informata” sulla Vostra storica azienda.

Alessandro Carlassare

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