SaggiBevitoriBlog
Da sempre il periodo delle festività appena trascorse è, per gli appassionati di enogastronomia,
uno dei momenti di massima soddisfazione: oltre alla tradizione di onorare la varie ricorrenze con la preparazione (ed il consumo) di piatti tipici c'è la voglia di incontrare
amici e parenti in quello che per ognuno di noi è il luogo massimo della convivialità: attorno ad una tavola imbandita!
E può esservi un'occasione migliore per aprire la bottiglia desiderata, quella che desideravi condividere,
giudicare, assaporare assieme alle persone che stimi di più? Certo che no... ed allora, per un paio di settimane (complici le mattine successive sgombre da impegni di lavoro) ogni sera si
trasforma in festa, in degustazione di gruppo, in simposio che qualche volta trascende in simpatico e contenuto
baccanale.
Lo si può vedere in moltissimi forum dove si parla di vino: moltissima gente scrive e descrive (a volte
in modo indubbiamente esagerato e prolisso, quasi si trattasse di recensioni da pubblicare sulla Gault Millau) quanto assaggiato o bevuto il giorno Natale, la sera della vigilia e
del veglione di fine anno, oppure nel pranzo del primo.
Personalmente in questi giorni ho avuto occasione di assaggiare alcuni vini che mi erano sconosciuti,
riassaggiarne molti degustati nel corso degli anni ma soprattutto perfezionare ed approfondire la mia conoscenza sullo Champagne: grazie ad amici che hanno condiviso bottiglie
e spesa, ho potuto valutare parecchie decine di bottiglie di nicchia e degustare altrettanti grandi classici.
Ovvio che ritenessi il bilancio dei miei assaggi notevole se non addirittura prestigioso, poi, alcune sere
fa, mi arriva un mms di una persona amica che stimo ed apprezzo moltissimo (e non solo per le capacità di analisi sul vino), aprire la fotografia e scoprire che i miei prestigiosi
assaggi erano perfettamente nella norma è stato tutt'uno: nel corso di un singolo pranzo ecco quello che ha avuto il piacere di bersi: Champagne Bollinger RD 1996; Gevrey-Chambertin Lignier 2000; La Tàche 2000; Trebbiano Valentini 1991; Eiswein Stein 2002; Barolo Chinato Conterno Fantinato 2004. (che potete vedere, nell'ordine, nella
foto che mi è giunta - mi scuso per la scarsa qualità).
E siccome piove sempre sul bagnato le bottiglie erano tutte perfette, compreso il Trebbiano di
Valentini sul quale io nutro spesso riserve.
Che dire? Che come sempre gioisco: quando una persona ama il vino e può bere
bene non vi è mai invidia, vi è solo gioia per la fortuna che ha avuto, e che è sempre bene ricordarsi
come (spesso) l'erba del vicino sia sempre più verde...
Qualcuno di voi vuole scrivermi di qualche assaggio particolare compiuto nel periodo delle festività? Sarebbe un
altro modo per vedere i differenti riflessi dell'erba!
AC
Mon 11 jan 2010
2 commenti
Due (anzi, tre) vini, tra i vari bevuti durante le feste, mi hanno particolarmente colpito.
[b]Cote du Jura Le Fleur de Chardonnay 2004, Dom. Labet[/b]
Inizialmente un aroma dolciastro al naso, che va dal vanigliato del legno alla noce, che associo ad una leggerissima ossidazione che subito mi parla del territorio di provenienza del vino( inevitabile in quelle zone?).
Il vino si rivela soprattutto in bocca: secchissimo, magro, eppure di grande presenza e personalità. La persistenza non è mostruosa, ma sufficiente a far ricordare il vino. Mirabile l'equilibrio fra acidità e sapidità.
Bevuto a due giorni dall'apertura sembra addirittura migliorato. Totalmente liberato dai sentori di legno rivela la natura del vitigno e propone fiori bianchi delicati che contarppuntano la lieve nota ossidativa.
Abbinato ad un coniglio al forno svolgeva egregiamente il suo compito.
Per curiosità stappo anche il [b]Franciacorta Bianco etichetta nera 2004, Il Pendio[/b], uno dei vini della ormai storica verticale che abbiamo degustato dopo essere stati in visita da Gigi Balestra. Per altro, bottiglia che avevo già assaggiato assieme a Suonatore non molto tempo fa. Beh, che volete che vi dica, per me questo Chardonnay italiano è grande, mi dà una soddisfazione immensa ogni volta che lo riassaggio. Questa volta poi ho trovato una distinta e piacevolissima nota di anice che rinfresca una beva non molto aiutata dall'acidità. L'acidità in effetti, forse, è un po' il punto debole di questo vino, soprattutto se rapportato a quello dello Jura. Tanto il Franciacorta è grasso e largo, quanto lo Jura è affilato e penetrante. Sul piatto vinceva quest'ultimo per un'incollatura.
[b]Riesling Kaefferkopf Vendanges Tardives 1998, Audray et Christian Binner[/b]
Vino di grande complessità.
Al naso buccia d'arancia e ananas candita. Zafferano e lievissima nota idrocarburica.
Acidità impressionante e ottima corrispondenza gusto-olfattiva. Il residuo zuccherino ammorbidisce la sensazione gustativa generale e non risulta mai stucchevole, anche grazie all'acidità che, stimolando la salivazione, induce ad una beva molto pericolosa.
Abbinato ad un Roquefort e ad un erborinato irlandese (ebbene sì!) che solo lui meriterebbe un'intera descrizione.
[b]Cote du Jura Le Fleur de Chardonnay 2004, Dom. Labet[/b]
Inizialmente un aroma dolciastro al naso, che va dal vanigliato del legno alla noce, che associo ad una leggerissima ossidazione che subito mi parla del territorio di provenienza del vino( inevitabile in quelle zone?).
Il vino si rivela soprattutto in bocca: secchissimo, magro, eppure di grande presenza e personalità. La persistenza non è mostruosa, ma sufficiente a far ricordare il vino. Mirabile l'equilibrio fra acidità e sapidità.
Bevuto a due giorni dall'apertura sembra addirittura migliorato. Totalmente liberato dai sentori di legno rivela la natura del vitigno e propone fiori bianchi delicati che contarppuntano la lieve nota ossidativa.
Abbinato ad un coniglio al forno svolgeva egregiamente il suo compito.
Per curiosità stappo anche il [b]Franciacorta Bianco etichetta nera 2004, Il Pendio[/b], uno dei vini della ormai storica verticale che abbiamo degustato dopo essere stati in visita da Gigi Balestra. Per altro, bottiglia che avevo già assaggiato assieme a Suonatore non molto tempo fa. Beh, che volete che vi dica, per me questo Chardonnay italiano è grande, mi dà una soddisfazione immensa ogni volta che lo riassaggio. Questa volta poi ho trovato una distinta e piacevolissima nota di anice che rinfresca una beva non molto aiutata dall'acidità. L'acidità in effetti, forse, è un po' il punto debole di questo vino, soprattutto se rapportato a quello dello Jura. Tanto il Franciacorta è grasso e largo, quanto lo Jura è affilato e penetrante. Sul piatto vinceva quest'ultimo per un'incollatura.
[b]Riesling Kaefferkopf Vendanges Tardives 1998, Audray et Christian Binner[/b]
Vino di grande complessità.
Al naso buccia d'arancia e ananas candita. Zafferano e lievissima nota idrocarburica.
Acidità impressionante e ottima corrispondenza gusto-olfattiva. Il residuo zuccherino ammorbidisce la sensazione gustativa generale e non risulta mai stucchevole, anche grazie all'acidità che, stimolando la salivazione, induce ad una beva molto pericolosa.
Abbinato ad un Roquefort e ad un erborinato irlandese (ebbene sì!) che solo lui meriterebbe un'intera descrizione.
Renato - il 13/01/2010 alle 14h11
[b]Cote du Jura Le Fleur de Chardonnay 2004, Dom. Labet[/b]
Inizialmente un aroma dolciastro al naso, che va dal vanigliato del legno alla noce, che associo ad una leggerissima ossidazione che subito mi parla del territorio di provenienza del vino( inevitabile in quelle zone?).
Il vino si rivela soprattutto in bocca: secchissimo, magro, eppure di grande presenza e personalità. La persistenza non è mostruosa, ma sufficiente a far ricordare il vino. Mirabile l'equilibrio fra acidità e sapidità.
Bevuto a due giorni dall'apertura sembra addirittura migliorato. Totalmente liberato dai sentori di legno rivela la natura del vitigno e propone fiori bianchi delicati che contarppuntano la lieve nota ossidativa.
Abbinato ad un coniglio al forno svolgeva egregiamente il suo compito.
Per curiosità stappo anche il [b]Franciacorta Bianco etichetta nera 2004, Il Pendio[/b], uno dei vini della ormai storica verticale che abbiamo degustato dopo essere stati in visita da Gigi Balestra. Per altro, bottiglia che avevo già assaggiato assieme a Suonatore non molto tempo fa. Beh, che volete che vi dica, per me questo Chardonnay italiano è grande, mi dà una soddisfazione immensa ogni volta che lo riassaggio. Questa volta poi ho trovato una distinta e piacevolissima nota di anice che rinfresca una beva non molto aiutata dall'acidità. L'acidità in effetti, forse, è un po' il punto debole di questo vino, soprattutto se rapportato a quello dello Jura. Tanto il Franciacorta è grasso e largo, quanto lo Jura è affilato e penetrante. Sul piatto vinceva quest'ultimo per un'incollatura.
[b]Riesling Kaefferkopf Vendanges Tardives 1998, Audray et Christian Binner[/b]
Vino di grande complessità.
Al naso buccia d'arancia e ananas candita. Zafferano e lievissima nota idrocarburica.
Acidità impressionante e ottima corrispondenza gusto-olfattiva. Il residuo zuccherino ammorbidisce la sensazione gustativa generale e non risulta mai stucchevole, anche grazie all'acidità che, stimolando la salivazione, induce ad una beva molto pericolosa.
Abbinato ad un Roquefort e ad un erborinato irlandese (ebbene sì!) che solo lui meriterebbe un'intera descrizione.