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Grappolo Cartizze1 Non ho imbarazzo nel confessare come io, in alcune situazioni, tenda ad essere persona "ingenua" e con una visione romantica delle cose: la mia ingenuità e la mia fiducia nel prossimo mi porta a credere che animale all'alpeggio significhi animale che vive in montagna, non "vacca che gira indisturbata in un semplice campo in pianura" ad appena nove chilometri da Modena centro (link) oppure mi porta a credere che la dicitura realizzato a mano impresso sul cartellino di un capo d'abbigliamento significhi prodotto da una persona, non da una macchina robotizza di ultima generazione e poi "rifinito" a mano (tesi di difesa recentemente portata da una grande griffe della moda la quale giustificava la dicitura "tessuta a mano", impresso sui suoi foulard, scoperti essere prodotti, in realtà, in modo completamente automatico e solo piegati a mano). Questa "ingenuità" mi porta anche ad immaginare che i prodotti da agricoltura biologica provengano da tenute aziendali a dimensione d'uomo oppure da cooperative ove il numero delle persone presenti nei campi sia nettamente superiore al numero degli impiegati presenti in direzione. Per questo motivo, quando mi parlano di vino da agricoltura biologica, immagino la piccola azienda, con 5-6 ettari di vigneti o poco più se questi vigneti sono posti in pianura oppure realizzati con vitigni che richiedano, tutto sommato, interventi limitati. Immaginiamo il caso del Prosecco (scusate, a me il nome Glerà fa proprio ribrezzo e non lo voglio usare) vitigno che risente anche di uno starnuto nel periodo post fioritura e che richiede interventi ben maggiori di quanto normalmente si creda: la mia idea romantica mi faceva immaginare l'azienda biologica di 3 - 4 ettari e tanta fatica per chi la conduce (proprio tanta): colli ripidi, fatica e sudore, potature, legature, sfrondature, e passaggi continui in vigneto... preghiere perché non grandini mai, ed ancora fatica e sudore.  Poi la vendemmia e finalmente le 40 - 50.000 bottiglie in vendita. Se si è in tante persone, ed il terreno coltivato è maggiore magari il doppio, ma esagero di fantasia ed azzardo pure il triplo: 150.000 bottiglie!    Con piacere leggo, nel posto pubblicato ieri da VinieSapori, che il Prosecco da Agricoltura Biologica prodotto dalla Piera Martellozzo si è aggiudicato la medaglia d'argento, nella categoria frizzanti, al prestigioso concorso Mundus Vini Biofach. Piera Martellozzo SpA: nel 2008 ha prodotto 8 milioni di bottiglie (8.000.000) ed ha registrato un fatturato di 15.500.000 euro. (link)
Quanto bella era la mia idea romantica...   AC
Tue 9 feb 2010 3 commenti
Se guardate il sito www.organicwinejournal.com, c'è un'intervista del direttore estero della Mionetto, dove comunica la prossima uscita di un loro prosecco organico ottenuto dalle uve di tanti produttori locali che da tempo lavorano in biologico.
Purtroppo oggi dire biologico o biodinamico, crea curiosità, interesse, anche se da molti non condiviso fa comunque parlare. Pare sia quell'elemento che ci può distinguere. E' un offesa a chi davvero fatica lavorando in questo modo, ma forse infondo chi realmente lo fa non ha interesse nel dichiararlo, perchè crede che il vino possa parlare da solo.
Piera Martellozzo o Mionetto seguono le mode del momento, così come alcuni produttori naturali devono continuare a parlare di biologico o biodinamica per giustificare gli evidenti difetti presenti in alcuni loro vini. Ma almeno quest'ultimi la praticano realmente questa viticoltura e hanno fatto di questo metodo la loro vita.
Alberta - il 9/02/2010 alle 19h04
Scusi Alessandro, 8.000.000 di bottiglie e 15.500.000 euro di fatturato fanno neanche due euro a bottiglia... si può produrre biologico a quel prezzo?
Grazie per la risposta.
Adriano
APS - il 10/02/2010 alle 09h39
Caro Adriano, il mio parere è che già una bottiglia di vino (cattivello) ad euro 1,94 sia difficile da produrre, figuriamoci un "biologico".
La cantina che ho visitato ieri vende lo sfuso ad euro 1,80 al litro....
Con questo non voglio dubitare delle professionalità della Martellozzo, però ci penso, e molto!
Alessandro Carlassare - il 11/02/2010 alle 15h37